Archive for dicembre, 2007

Back in New York City

lunedì, dicembre 31st, 2007

Sono tornato a New York.
Avevo appuntamento con un amico all'aeroporto ma non ci siamo trovati e il suo cellulare non funzionava cosi', come da accordi, ci siamo trovati direttamente a casa mia.
Siamo usciti ma domani ricomincio a lavorare. Da Colonnella a Manhattan in 24 ore.

Il mio vero blog

giovedì, dicembre 27th, 2007

Adriana e Delia

Premesso che chi ha inventato il termine blog intendeva qualcosa di completamente diverso, nel mio caso, ritengo che il vero blog non sia questo, bensi' le decine di e-mail che nel corso degli anni ho inviato alle mie amiche ed ex-coinquiline di Bologna Adriana e Delia.

Il blog, essendo pubblico, limita di molto le possibilita' di espressione di chi lo scrive  in quanto necessariamente limitato a cio' che e' pubblicamente discutibile.  Niente fatti personalissimi, niente riflessioni inconfessabili, niente vita vissuta.

Il blog e' un diario che verra' letto da tutti. Siccome ritengo inutile scrivere un diario che non leggera' mai nessuno, e impossibile scrivere tutto in un diario pubblico come questo, ho pensato di scriverne uno che leggeranno solo due persone fidatissime e cioe' le mie amiche dei tempi dell'Universita'. Loro raramente mi rispondono. Forse neanche leggono!
Io comunque continuo a scrivere e lo faccio solo quando realmente ispirato (quasi sempre da ubriaco) e senza nessun freno.

Ciao Delia, Ciao Adri! Un bacio

Alain

Giovanni Drogo

giovedì, dicembre 27th, 2007

Disteso sul lettuccio, fuori dell'alone del lume a petrolio, mentre fantasticava sulla propria vita, Giovanni Drogo invece fu preso improvvisamente dal sonno. E intanto, proprio quella notte- oh, se l'avesse saputo, forse non avrebbe avuto voglia di dormire -proprio quella notte cominciava per lui l'irreparabile fuga del tempo.
Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.
Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di sì e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada.
Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto.
Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull' altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.
Chiudono a un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e non si fa tempo a tornare. Ma Giovanni Drogo in quel momento dormiva ignaro e sorrideva nel sonno come fanno i bambini.
Passeranno dei giorni prima che Drogo capisca ciò che è successo. Sarà allora come un risveglio. Si guarderà attorno incredulo; poi sentirà un trepestio di passi sopraggiungenti alle spalle, vedrà la gente, risvegliatasi prima di lui, che corre affannosa e lo sorpassa per arrivare in anticipo. Sentirà il battito del tempo scandire avidamente la vita. Non più alle finestre si affacceranno ridenti figure, ma volti immobili e indifferenti. E se lui domanderà quanta strada rimane, loro faranno si ancora cenno all'orizzonte, ma senza alcuna bontà e letizia. Intanto i compagni si perderanno di vista, qualcuno rimane indietro sfinito, un altro è fuggito innanzi, oramai non è più che un minuscolo punto all'orizzonte. Dietro quel fiume -dirà la gente -ancora dieci chilometri e sarai arrivato. Invece non è mai finita, le giornate si fanno sempre più brevi, i compagni di viaggio più radi, alle finestre stanno apatiche figure pallide che scuotono il capo.
Fino a che Drogo rimarrà completamente solo e all'orizzonte ecco la striscia di uno smisurato mare immobile, colore di piombo. Oramai sarà stanco, le case lungo la via avranno quasi tutte le finestre chiuse e le rare persone visibili gli risponderanno con un gesto sconsolato: il buono era indietro, molto indietro e lui ci è passato davanti senza sapere. Oh, è troppo tardi ormai per ritornare, dietro a lui si amplia il rombo della moltitudine che lo segue, sospinta dalla stessa illusione, ma ancora invisibile sulla bianca strada deserta.
Giovanni Drogo adesso dorme nell'interno della terza ridotta. Egli sogna e sorride. Per le ultime volte vengono a lui nella notte le dolci immagini di un mondo completamente felice. Guai se potesse vedere se stesso, come sarà un giorno, là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio e uniforme e intorno ne una casa né un uomo né un albero, neanche un filo d'erba, tutto così da immemorabile tempo.

Il Deserto dei Tartari, Dino Buzzati

Marcello

mercoledì, dicembre 26th, 2007

Marcello

Questi giorni a casa sono l'occasione giusta per incontrare gli amici che non vedevo da un pezzo.
Le nottate le trascorro nel solito bar a bere i soliti drink con i soliti amici. Diciamo che sono rimasto a vivere col fuso orario di NY perche' non vado mai a dormire prima delle 5 del mattino.

Uno di questi, un amico di sempre, un amico di famiglia, l'amico che mi ha portato per la prima volta in America nel 1996 e' Marcello detto "Marcello l'Americano".
Lui e' un caso anomalo: e' l'unico Americano che e' emigrato in Italia per lavorare.
Fa il trasportatore. Spesso lavora dalle 8 del mattino all'una di notte senza fare pranzo o cena (panini al volo quando va bene). Ha guidato il camion per mesi e mesi senza avere la patente. Insomma un lavoro all'Italiana al 100% e tutto questo per lo stipendio che gli danno.
Certo che si deve amare alla follia questo paese per fare una cosa del genere sapendo che in America verresti pagato il triplo lavorando sicuramente anche meno...

Marcello non mollare e mi raccomando, viva l'Italia!

Tutti al mare

domenica, dicembre 23rd, 2007

 Spiaggia Martinsicurese

Se avessi il cavalletto potrei evitare di appoggiarmi a quello che capita e fare foto molto migliori...
Quella che vedete e' la spiaggia del mio paese di notte.
E' una spiaggia speciale perche' in alcuni tratti, sopra la sabbia, nasce una vegetazione spontanea protetta dall'Unione Europea e ultimo esempio di quasi tutto il Mediterraneo.
Ho fermato la macchina e sono andato a farmici una camminata.
Erano mesi che non rimanevo completamente solo... Non faceva neanche tanto freddo.
Ne avevo bisogno.

A casa!

venerdì, dicembre 21st, 2007

Sono tornato a casa, in Italia.
Quasi tutta la mia famiglia pensava avessi deciso di trascorrere le vacanze in Jamaica ed invece all'improvviso sono tornato.
Ho fatto insomma il sorpresone.

Non sono molto emozionato. Mi sembra di essere partito 2 giorni fa quando invece sono passati 5 mesi.
Sono tornato nel solito bar, ma era vuoto. Ho rivisto un sacco di amici e nonostante il freddo ho approfittato per fare anche un giro in moto (una Yamaha FZ6 naked).
La mia macchinetta e' coperta di polvere... cosa che odio. Domani la lavero' accuratamente prima di uscire.

Questo blog visto da qui fa un effetto diverso, persino a me.

Non sono scemo, è la tastiera che è Americana…

giovedì, dicembre 20th, 2007

Stasera mi girano le palle quindi non so cosa scrivere e mi tocca ripiegare su uno di quegli argomenti di riserva.

Come avrete notato alcuni post (come questo) hanno le lettere accentate. In altri invece uso l'apostrofo al posto degli accenti.
Il motivo è che la tastiera Americana oltre ad essere diversa non contiene le lettere accentate per cui praticamente impossibile scrivere correttamente in Italiano.
Questo post lo scrivo col mio mac mini collegato al proiettore usando la tastiera wireless Italiana.
Nel portatile, invece, ho la tastiera usa.

Lo so questo post me lo potevo evitare ma cercate di venirmi incontro... Mi girano le palle!

Mancia

martedì, dicembre 18th, 2007

Quello della mancia e' una usanza che e' parte integrante del costume Americano.
Si da la mancia ai tassisti, ai camerieri, ai baristi. Nientre invece per i commessi, per i dipendenti di ristoranti come McDonalds o per agli autisti di mezzi pubblici.
Nessuna legge la impone, ma TUTTI la lasciano. Qui a New York si usa lasciarla dal 10 al 20% a seconda della qualita' della prestazione.
Se paghi con carta di credito c'e' una voce a posta in cui indicare quanto si vuol lasciare.

In pratica lo stipendio dei camerieri consiste nelle mance. Prendono un fisso ridicolo e in piu' le mance. Ne consegue che piu' tavoli servono piu' lo stipendio si alza. Ovviamente se sono sgarbati o lenti prendono il 10%, se invece sono gentili e veloci il doppio.
Inutile spiegare che la cosa funziona: i camerieri sono piu' "volenterosi" che in Italia. Parola di ex-cameriere.

P.S.
Vi immaginate in Italia una cosa del genere? Lascerebbe la mancia una persona su 1000 (forse)

Arrosto di Maiale

domenica, dicembre 16th, 2007

Oddio mi vengono le voglie. Mi sento come una donna incinta.
Ho una fame che non ci vedo, ma non una fame qualsiasi.
Un amico (Primo) mi ha detto che stamattina col nonno hanno scannato il porco e si e' fatto una mangiata di "Varvaja" col pane (la parte attorno al collo).
Mi ha fatto venire una fame di maiale che e' una cosa che non ci si crede. Vedo solo maiali... tutti attorno a me.
E mo che faccio? Dove lo trovo un arrosto di maiale serio a Manhattan?

Stay

domenica, dicembre 16th, 2007

Il film non l'ho visto, ma la canzone e' stata tra le mie preferite per anni.
Poi l'ho dimenticata.
La settimana scorsa mi e' tornata in mente e l'ho acquistata su iTunes. Avrei voluto usarla per farci il solito video di scorribande per R.I. ma non sono bravo abbastanza. Niente video, in compenso la canzone l'ho sentita a loop per 2-300 volte nell'iphone.
Gia'...