Archive for maggio, 2008

Che Casino

sabato, maggio 31st, 2008

Ogni volta che vado ad Atlantic City se non se ne partono almeno 200 dollari non sono contento.
Tra i vari giochi mi piace la roulette. A quel tavolo bravura, intelligenza, prudenza o buon senso non contano nulla. Serve solo culo.
Ieri infatti le ho provate tutte ma nulla da fare. Serata senza speranza.
Il mio amico Gianni invece ovunque appoggiava le chips erano soldi che gli tornavano indietro. Anche lui appena entrato ha perso 250 dollari ma poi il trend e' cambiato e ad un certo punto era sopra di almeno 500. Alla fine ha chiuso con un bel 250 dollari di incasso. Io invece con un bel 300 di rimessa.

Chi l’ha vista?

venerdì, maggio 30th, 2008

Marina dove sei?
Ieri mi ha telefonato Donatella Raffai dice che vuole tornare in TV appositamente per te.
Va bene che presto rientri in Italia e che tra qualche anno voterai Berlusconi ma mo mica devi per forza fare festa e fiera 24 ore al giorno...
Mi raccomando fatti viva che la PSD ti va cercando.

Ciao

Nuovi Orizzonti

venerdì, maggio 30th, 2008

La foto che vedete l'ho scattata in un angolino di città che non avevo ancora mai visto. Ero all'altezza della 34esima. Di fianco l'empire state ed il sole al tramonto. Davanti Roosevelt Island, Long Island City ed il fiume. Arrivandoci ho scoperto la panchina in cui Woody Allen ha girato la famosa scena di Manhattan in cui con la signora contempla la città di notte.
A cena Serena mi ha invitato alla 66esima. Ci sono arrivato in poco più di 10 minuti. Notevole anche per una automobile. Al ritorno l'ho accompagnata fino alla 72esima per poi tornare a casa in un baleno.
Esiste tutto intorno la città un sistema di piste ciclabili impressionante. Sulle strade normali, pur essendo il volume di traffico notevole, si scorre in modo veloce ma sempre ordinato. Certo sulle avenue c'è da stare attenti, ma in generale si va sempre in sicurezza se si fa il raffronto con le strade Italiane.
Unico problema il catenazzo che mi sono dovuto comprare e che dovrò usare assolutamente.
Costa 60 dollari (era uno economico) e pesa più della bicicletta. Mai visto usare una catena così pesante dalle nostre parti. Oltre alla catena ho un cavo d'acciao da 12 mm che serve per legare la ruota posteriore e la sella al telaio, altrimenti fregano pure quelli.

Birdman, Bicicletta, Tonno e Ricerca Scientifica

giovedì, maggio 29th, 2008

Alain and the Birdman

Ci sono giorni in cui non saprei cosa scrivere ed altri (come questo) in cui ci sarebbe spazio per quattro o cinque post.
Innanzitutto in pausa pranzo ho incontrato di nuovo il Birdman!!!
Stavolta l'ho fermato per farmici una foto. Purtroppo non avevo la telecamera ma sempre meglio di niente.
Il Birdman non ha detto una parola, da quando l'ho femrato a quando gli ho stretto la mano per salutarlo ha fatto sempre e solo i versi... Che personaggio eccezionale. Chissà forse vuole diventare famoso, forse vuole andare in TV. Boh. Per me è già un mito.

Finalmente mi è arrivata a casa la bicicletta. E' arrivata in uno scatolone con la ruota anteriore, le leve del cambio, il freno anteriore ed il manubrio smontati. Per montarla ci ho messo un'oretta e alla fine non ho potuto resistere alla tentazione di scendere sotto per provarla.
La bici è un missile e già prevedo che coi pedali da corsa finirò per terra da fermo sotto qualche semaforo rosso. Non ho mai avuto la bicicletta da corsa ed il pedale a quel modo me lo scordo facilmente... ci sarà sicuramente da ridere.
Dopo il giro prova mi sono fermato al building degli scienziati per chiamare una amica e farle vedere il nuovo acquisto. Lei mi dice di portarla su così mi cucina pure. Ovviamente io accetto volentieri e salgo con la bici in ascensore.

Finita la cena con piacere ho dovuto ascoltare la prova del talk che farà in laboratorio tra qualche giorno. Una lezione di biologia molecolare a livello di Star Trek.
Praticamente lo scopo del gioco è quello di trovare un sistema per sconfiggere il cancro. Il gioco è complicatissimo e le regole talmente astratte che noi comuni mortali non possiamo nemmeno immaginarle.
Pur non capendo praticamente una mazza (tranne le foto dei topi bianchi, dei topi neri e dei topi mezzi bianchi e mezzi neri) mi affascinava pensare che mi trovavo davanti al limite estremo della ricerca scientifica.
Non si trattava di una lezione qualunque. Davanti a me c'era il borderline tra la scienza e l'ignoto.

Notevole. Soprattutto se la scienziata prima di fare la lezione ha cucinato la pasta col tonno.

Lo strano caso di Domenico Salerno

mercoledì, maggio 28th, 2008

Dall'Italia mi hanno fatto notare la storia di Domenico Salerno, un avvocato Italiano che veniva a trovare la sua fidanzata vicino Washinton quando è stato senza motivo tratto in arresto e mantenuto per una decina di giorni in carcere senza nessuna assistenza legale.
Solo grazie all'intervento di due avvocati, di un Senatore Repubblicano e di un articolo sul NYT Salerno è stato finalmente rilasciato e riportato in Italia.

Pensandoci bene però il caso non è così strano.
Verso la fine del 2002 mi recavo per la seconda volta negli Stati Uniti a trovare i miei amici di Philadelphia quando durante il regolare controllo del passaporto fui fermato e fatto passare in una saletta di attesa appartata.
Davanti a me altri Italiani aspettavano il loro turno per sorbirsi la dose di urla e di domande inquisitorie dall'Agente di turno. Ricordo che prima di me c'era un Irlandese, che era venuto per un convegno. Al mio turno entrai nella saletta degli interrogatori e fui fatto accomodare al capo di un tavolo metallico. Dall' altra parte un agente in divisa dell'immigrazione dai modi scortesi ed al centro un altro in giacca e cravatta con cui non ebbi modo di scambiare nemmeno una parola.
Fui aggredito verbalmente quasi subito. Come fossi un criminale...

Non so in base a cosa ma si erano convinti che era mia intenzione entrare negli Stati Uniti come turista per poi disperdermi e rimanere illegalmente. Dapprima dicevano che volevo fare il muratore, poi io mostrai le mie mani chiedendo se sembravano quelle di un muratore e feci capire che ero un programmatore di computers. Apriti cielo. Dalla padella alla brace: la cosa andò avanti ancora per un pezzo. Mi minacciarono di mettermi in galera e mi forzarono a rivelare la password del pc che portavo con me in modo da leggere tutti i messaggi e-mail che esso conteneva.
Trovarono anche un mio curriculum in Inglese, prova schiacciante della loro teoria. Io spiegai che l'Inglese è una lingua Europea e che da noi era normale presentare Curriculum in lingua straniera.
Hanno telefonato a casa dei miei amici Americani per interrogare anche loro, e alla fine, dopo aver rovistato nella valigia buttando tutto per terra io ho perso la pazienza e li ho gentilmente esortati a fare ciò che dovevano: arrestarmi, riportarmi in Italia, non mi importava più nulla perchè da oltre due ore ripetevo inutilmente sempre le stesse risposte... tanto vale finirla lì.

A quel punto si sono arresi e mi hanno lasciato entrare. La cosa mi sorprese perchè ero convinto che come minimo mi avrebbero rispedito a casa.
Forse, a differenza di Salerno, a salvarmi fu l'Inglese, o forse semplicemente la fortuna.
Sta di fatto che uscendo da quella stanza una piccola soddisfazione me la tolsi dicendo: "Se avessi saputo che venire in America come turista comportava tutto questo casino me ne sarei andato a Cuba!". La battuta non fu apprezzata da nessuno.

Da quella volta in poi sono tornato diverse volte e non è successo più niente.
Che dire, gli agenti dell'immigrazione possono esagerare ed evidentemente le leggi Americane glielo permettono ma pur essendo in quel caso stato vittima del loro sistema il mio giudizio non è completamente negativo.
Credo infatti che le Nazioni abbiano il diritto di controllare strettamente le proprie frontiere e se i funzionari che esaminano i turisti in arrivo non si sentono sicuri riguardo qualcuno di essi questi devono avere il diritto di fare tutti i controlli che vogliono.
Il concetto qui te lo fanno capire subito: chi non è cittadino o residente permanente è ospite e come tale entrare o vivere nel paese è un privilegio, non un diritto.

Un concetto che in Italia (secondo me purtroppo) manca.

Fleetweek 08 NYC

martedì, maggio 27th, 2008

Oggi mangiavo una pizza sull'isola quando solito crepitio degli elicotteri in arrivo verso l'eliporto è stato coperto dal passaggio radente di quattro F-18 Hornet della Marina che facevano rappresentanza su Manhattan.
Erano qui per via della Fleetweek 2008, una parata militare che dura tutta la settimana e che coinvolge diversi mezzi navali della Marina e dei Marines.
Oltre a vari raid in elicottero nei parchi della città, i militari hanno mostrato il nuovo e contestatissimo convertiplano (metà elicottero metà aeroplano) V-22 Osprey che faceva la sua sfilata reduce dal primo dislocamento in Iraq.
A Staten Island c'era anche la portaerei / museo Intrepid che ha interrotto la manutenzione in corso a Bayonne per partecipare alle celebrazioni oltre ad altre unità navali regolari in assetto di guerra.
La città pullula di Marinai e Marines in libera uscita, i primi con la loro divisa bianca ed il cappello stile Popeye, i secondi con la camicia cachi, i pantaloni blu, la visiera e le scarpe nere lucide a specchiarsi.
Insomma un weekend all'insegna della forza militare Statunitense, forza che quest'anno anche io, nel mio piccolo, ho finanziato con le mie tasse.

I militari sono quasi tutti giovanissimi. Molti, sotto i venti anni, portano appese al petto le medaglie guadagnate sul campo, sicuramente in Iraq o in Afghanistan.
Stasera ne ho visti diversi in azione in un bar dell'Upper East ma non si trattava di un raid fatto coi fucili o con le baionette. I ragazzi erano a caccia di donne... E andavano anche bene devo dire!
Erano tutti indaffarati al punto che per un attimo ho pensato di comprarmi una divisa di carnevale anche io.

Coney Island Yellow Submarine: quando la realtà supera la fantasia

domenica, maggio 25th, 2008

Questa storia è pazzesca, ma vera.

A poche decine di metri da un molo di Coney Island, lo scafo mezzo affondato di un sottomarino giallo affiora dalle acque dell'oceano.
Non si tratta dello stesso sottomarino di cui cantavano i Beatles bensì del "Quester I", varato nel 1970 dal Sig. Jerry Bianco, un operaio dei cantieri navali della zona.
Tutto comincia nel 1956, quando la Nave Italiana "Andrea Doria" collide, per poi affondare, con la Svedese "Stockholm" al largo del porto di New York. Delle circa 1700 persone a bordo 46 muoiono a seguito della collisione mentre le altre vengono tratte in salvo.

Passano dieci anni e nella mente del Sig. Bianco nasce l'idea di recuperare la nave per potersi appropriare, ai sensi di legge, del suo prezioso contenuto.
Per compiere l'impresa il signor Bianco, pur non avendo nessuna esperienza precedente nella costruzione di sommergibili, progetta e realizza il Quester I, un battello in acciaio lungo 13 metri rivestito di vernice zincante Gialla (la più economica disponibile sul mercato).

Nel 1970 la nave è pronta per la cerimonia di varo. La classica di bottiglia di champagne viene frantumata sulla chiglia quando diananzi a decine di cuoriosi ed anche a qualche giornalista succede l'inaspettato. Forse a causa di un difetto progettuale o forse per l'imperizia del gruista addetto al varo, subito il battello si capovolge per poi inabissarsi.

Fu un duro colpo per Jerry Bianco che a fatica riuscì ad organizzare il recupero del Quester I. Purtroppo (o per fortuna!) gli investitori si tirarono indietro e negli anni '70 il sottomarino rimane parcheggiato sul molo, preda di saccheggi e danneggiamenti da parte di vandali.
Successivamente una mareggiata trascina di nuovo in mare lo scafo per lasciarlo nella posizione in cui si troava tutt'ora.

Non ho ben capito come avrebbe potuto una nave da 30.000 tonnellate essere recuperata da un sottomarino di 13 metri ma pare che il piano consistesse nel riempirla con dei sacchetti pneumatici che attraverso la spinta di galleggiamento avrebbero dovuto sollevarla fino in superficie.
Di recente il NY Times ha cercato di contattare Bianco senza riuscirci: pare sia ancora vivo ma svanito nel nulla.
Che bello sarebbe poterlo incontrare: le persone che come Jerry Bianco sono andate fino in fondo nella realizzazione di un sogno, per quanto questo potesse sembrare bizzarro o irrealizzabile, godono di tutta la mia simpatia.

Il recupero dell'Andrea Doria è fallito, ma Jerry Bianco è in ogni caso riuscito a scrivere il suo nome tra le pieghe della storia di questa città.

Ci risiamo

sabato, maggio 24th, 2008

Il tennis va benissimo. Il servizio, unico fondamentale in cui ero sotto il minimo indispensabile per giocare, migliora giorno dopo giorno. Ormai credo che posso essere considerato un giocatore intermedio, e non più principiante. Ringrazio pubblicamente il maestro Ivan Ripani per questo livello che ho raggiunto solo grazie a lui e alla sua infinita pazienza (durante le lezioni bestemmiavo con l'energia come una locomotiva a vapore... una volta ho sbattuto la racchetta sul tetto della copertura ed un'altra l'ho scagliata in mezzo agli spettatori).

Devo ancora una volta cercare casa. Che cojoni... Sarei dovuto stare qui fino a Settembre ma ci sono novità quindi devo sistemarmi entro Luglio. Stavolta cerco di stare da solo e credo di non cambiare idea: rimango a Roosevelt Island. Queens, Brooklyn, Staten Island e Bronx posso starsene dove stanno. A me piace l'isola nell'isola: Roosevelt Island 10044 forever!

L'affitto di una casa per starci da solo qui va da $1575 a circa $2500 o anche di più.
Oggi ho visitato prima un appartamento del condominio più lussoso che abbia mai visto negli ultimi 15 giorni. Bello bello bello. C'e' la piscina, la palestra, sala biliardo e sta proprio sopra i campi da tennis. Un paio di secoli fa era un manicomio ma ora che lo hanno ristrutturato è venuto fuori un capolavoro.
Hanno un array di pannelli solari che dicono abbassi di molto la spesa per le utenze elettriche dei residenti oltre che telefono voip e accesso ad internet gratuiti per tutti. Una curiosità: la lavanderia la controlli direttamente dal web. E' senz' altro l'appartamento del sogno Americano.
Poi sono andato a vederne uno di quelli economici.
Situato in un palazzo di case popolari, me lo faceva visitare una agente immobiliare venuta apposta da Dowtown in macchina. Si vedeva che questa povera donna tratteneva il respiro mentre me lo mostrava, e traspariva anche il suo imbarazzo perchè questo building qui è diventato famoso a New York dopo che ci hanno girato il film horror Dark Water. Diciamo che dal sogno si passa all'incubo.

Non so ancora che fare. Non so se scelgo il songo, l'incubo o se cercherò ancora qualche altra soluzione.
Staremo a vedere. Per ora penso alla cena di stasera e alle foto che devo scattare domani.

125 anni portati benissimo

venerdì, maggio 23rd, 2008

Stasera grandi celebrazioni per il 125esimo anniversario della realizzazione del Brooklyn Bridge.
Nel pomeriggio una festa di gala con orchestrina che suonava pezzi di musica classica alternati a marcette classiche statunitensi. Mi pare ci fosse anche il sindaco tra gli invitati. Televisioni tutte live, cavalletti incrociati e fotografi gomito a gomito.
Io sono andato con Serena e ho scelto il solito posto sulla spiaggetta di dumbo. Altre postazioni, più vicine, erano troppo affollate di professionisti arrivati chissà quanto tempo in anticipo.
Alle 19.45 esatte due caccia passano radenti sopra il ponte ma non sono riuscito a capire cosa fossero perchè li ho visti solo in coda all'ultimo momento. Mi aspettavo facessero qualche manovra o almeno lasciassero la scia ed invece no... passaggio lento radente in formazione per poi sparire verso Nord lungo l'East River.
Durante il tramonto altri balli, altre marcette che io sentivo in lontanaza, distinguendo bene la musica ma a fatica le parole del commentatore.
Ad un certo punto le luci tradizionali del ponte si spengono, e dopo qualche secondo di suspance si riaccendono quelle speciali colorate. Contemporaneamente cominciano 25 minuti di fuochi artificiali molto belli. Anzi direi bellissimi visto il contesto ideale per quel tipo di spettacolo.

Tornati a Manhattan si è andati a cena dall'Etiope assieme a Clara, che ci ha raggiunti. Poi da Rocco's (prima che fate la battuta è una pasticceria, non Rocco Siffredi). Sparate le mie solite quattro stronzate per intrattenere le ragazze la serata poteva volgere al termine ed eccomi qui a caricare le foto su flickr ed a scrivere questo pezzetto per voi conoscenti ed amici.

Lo ammetto: in giornate come questa l'idea di dover tornare prima o poi in Italia è difficile da accettare.

New York, Italia

mercoledì, maggio 21st, 2008

Mi rendo sempre più conto che la vera bellezza di New York è la diversità.
Lavoro escluso, passo tutto il tempo con amici Italiani in locali Italiani.
E' come stare in Italia, ma una Italia diversa: giovane, dinamica, preparata, anti-Berlusconiana, anti-Mafia, anti-Casta, libertaria, laica a volte anche libertina.
E' l'Italia che sarebbe dovuta essere.
Volete vedere l'Italia vera? Venite a New York.