Archive for agosto, 2008

Manhattan Bolognese

domenica, agosto 31st, 2008

Allora posso dire di aver finito.
L'appartamento in cui sto ora è provvisorio. Bello però eh... quasi quasi mi dispiace che entro Ottobre devo smammare.
Il trasloco è stato un calvario. Avrò fatto almeno 15 viaggi a piedi carico di zaino, cartoni, valigie ed altro.
L'appartamento nuovo era inoltre in condizioni disastrose.
Quello che ci stava prima di me (con la moglie!) non deve averlo pulito mai. Ora è tutto in ordine.
Se c'è qualcosa che ho di sicuro imparato a NY è fare l'uomo di casa: lavare, stirare, pulire a terra, cucinare. So fare così tante cose che sposarsi praticamente non mi serve più a niente heheh
Ah un'altra cosa.
Ho scoperto che questo complesso ha affittato 35 appartamenti agli studenti di un college. Anzi, alle studentesse, visto che sono quasi tutte femmine. Siccome stanno in 4 per ciascun appartamento, applicando il tasso belle fighe/cessi (che è di uno a dieci) otteniamo un numero di almeno 14 validi motivi per restare.
Scherzi a parte, già mi immagino le feste, le bottiglie di birra portate di nascosto (qui non possono bere fino a 21 anni) e magari anche qualche cannetta... ehhhh bei tempi. Sarebbe stato come tornare di dieci anni indietro nel tempo in una sorta di Manhattan Bolognese.
Ma troppo tardi. Si parte. Prossima fermata mainland Manhattan, o Brooklyn, o Queens. Bronx no (non ho la pistola) e nemmeno Staten Island (non ho l'elicottero).

Si riparte

giovedì, agosto 28th, 2008

Allora domani si trasloca.
La soluzione è che mi trasferisco in un posto temporaneo a fianco casa per un mese in modo da guadagnare tempo per trovare il successivo.
Avere l'affitto per solo un mese non è stato facilissimo e sono quasi certo che domani ci saranno degli intoppi. Staremo a vedere.

Furto di Identità

mercoledì, agosto 27th, 2008

Uno dei rischi reali di truffa che esistono in America è quello del furto di identità.

Ma come funziona? Funziona che qualcuno riesce ad appropriarsi dei tuoi dati anagrafici, della copia di qualche documento di identità e, cosa determinante, del tuo Social Security Number (SSN).

Ma cos'è il SSN? E' un numero che il governo Americano introdusse per facilitare il tracciamento delle entrate fiscali di ciascun contribuente. E' una sorta di Codice Fiscale, con però una differenza importante rispetto a quest'ultimo: il SSN non è generabile partendo dai dati anagrafici della persona bensì viene assegnato casualmente.

Nel corso degli anni la burocrazia Americana, sia pubblica che privata, ha cominciato ad utilizzare questo codice come identificativo assoluto di ciascun cittadino (solo il titolare ne dovrebbe essere infatti a conoscenza).
E' insomma diventato una specie di password che puoi utilizzare per aprire un conto in banca, per stipulare una assicurazione, per essere assunto in un posto di lavoro... a nome tuo o a nome di qualcun'altro!

Il SSN va a braccetto con la Credit History. Per fare il check della tua History, infatti, è indispensabile rivelare il proprio SSN. In questi giorni io l'ho dovuto svelare già due volte... a sconosciuti. Il rischio è che magari ora ci aprono una bella Carta di Credito a nome mio e fanno migliaia di dollari di debiti che andrebbero ad intaccare irreparabilmente la mia History!

Quotidiane sono le storie di persone rovinate grazie a questo meccanismo pazzesco. Colpite prima dai truffatori, e poi dagli spietati organismi di recupero crediti che considerando le vittime come semplici debitori insolventi le tartassano con azioni legali e pressioni psicologiche.

Il sistema Americano è vulnerabile in questo senso molto più del nostro e non c'è per ora soluzione in vista.

Esiste in realtà una ditta che promette la luna risolvendo il problema alla radice. In teoria ti fanno una telefonata ogni volta che il tuo codice viene utilizzato... in tempo reale. Il suo direttore fa la pubblicità in TV mostrando a tutti il suo codice vero.
Il guaio è che qualche mese fa hanno fregato anche lui!

Aggiornamento: Pare che una soluzione ci sia. Leggi qui

Philippe Petit

martedì, agosto 26th, 2008

Altra giornata pesante. Sarà un pò che io non ho mai sopportato l'Estate, sarà che per la prima volta in vita mia non ho fatto in Estate neanche un giorno di ferie, sarà che lo stress del cercare casa si cumula a tutto il resto... sarà quel che sarà sto stressato come non succedeva da anni.
Le contromisure: messa al bando della caffeina (per me ansiogena) e sospensione di tutte le attività extra-lavorative.

Stasera mi sono visto l'ultimo dvd del documentario su New York, tutto incentrato sul World Trade Center, dall'idea iniziale di Rockefeller alla sua demolizione catastrofica.
La tragedia, raccontata dalla PBS (vera maestra di giornalismo... altro che CNN!) sapendo che le torri sarebbero state visibili dalla finestra di casa ha tutto un altro effetto. E' stato quasi un pugno nello stomaco rivedere le scene di quei giorni...immedesimarsi in quelle persone, in quelle strade, in quei frangenti che rappresentano ora scene di vita quotidiana.

Ma non voglio parlare di questo.
Sapete che ammiro le persone che riescono a gettarsi anima e corpo in sogni bizzari e grandiosi. Voglio perciò raccontare la storia di un uomo e del suo sogno.
Philippe Petit era un artista Francese poco più che ventenne quando venne a conoscenza dell'imminente realizzazione delle torri gemelle agli inizi degli anni settanta.
Era un danzatore, e danzava sulla corda.
L'idea decisamente audace, se non folle, era quella di recarsi a New York per lavorare in segreto sulle torri (ancora da ultimare negli ultimi 2 piani) ed installare un cavo d'acciaio che le connettesse l'un l'altra per poi danzare sul cavo stesso.

Philippe nel 1973 arriva a New York e sceso dalla metropolitana si intrufola per la prima volta nella torre Sud. Tornerà sul posto per altri otto mesi, addirittura ottenendo un pass fingendosi documentarista per la TV Francese.
Durante tutto questo tempo, con l'aiuto di altri amici, vengono installati due mast (uno per torre) capaci di tenere sospeso un cavo d'acciaio di circa quaranta metri.
Successivamente, la notte del 6 Agosto 1974 Philippe e la sua squadra si introducono nelle torri e armati di arco e frecce stendono prima un cavo di nylon, poi una corda, poi un cavo d'acciaio tra un palazzo e l'altro, per poi fissarlo sui mast.

Alle 7.15 del mattino New York si ferma a guardare una scena incredibile. "Out of the blue" un uomo cammina tra le torri gemelle, danzando avanti e indietro, raccogliendo folle di curiosi che lo acclamano dal basso. Addirittura si inginocchia, si sdraia, il tutto per quasi un'ora.
Fu un successo clamoroso. Persino il sergente addetto all'arresto rimase affascinato tanto da elogiare davanti alle telecamere le gesta del suo prigioniero.
Incriminato di una dozzina di reati, Philippe Petit intenerisce il suo giudice che lo condanna semplicemente a ripetere il suo spettacolo gratuitamente per dei bambini a Central Park.
La direzione del World Trade Center fu anch'essa entusiasta, tanto da regalargli un simbolico pass di accesso a vita alle due torri per poi incidere il suo nome sull'acciaio delle travi nel punto in cui venne teso il cavo.

Che belli dovevano essere gli anni settanta a New York. Si poteva entrare liberamente in un complesso come il WTC, ci si poteva fingere giornalisti, si poteva gironzolare per otto mesi indisturbati sul tetto.
Doveva essere un periodo di grande libertà, di grandi idee, di grandi sogni.

Mi sarebbe piaciuto essere nato in un periodo così.

A Manhattan oggi volavano bestemmie e merda di piccione

lunedì, agosto 25th, 2008

Allora stamattima mi presento come richiesto alle 9 in banca per cercare di recuperare i soldi dei certified checks strappati. Il notaio purtroppo era malato e quindi ho dovuto aspettare il sostituto fino alle 9.40.
Mi aspettavo uno con la Ferrari (come in Italia) ed invece scopro che il notaio qui è un impiegato qualsiasi abilitato a svolgere (gratis) tale funzione.
Dapprima altre filiali della Chase mi avevano detto che ci avrei comunque rimesso il 2%, che dovevano passare tre mesi, che ci sarebbe voluta una settimana, che dovevo denunciare lo smarrimento anche se non li avevo persi... Insomma confusione.
Oggi invece (miracolo) trovo una con le idee chiare. Prende i brandelli dei vecchi assegni, con quelli genera degli assegni nuovi ed identici, me li fa auto-endorsare e in tempo reale mi rida tutti i soldi.
Firmo davanti al notaio-impiegato e via. Discorso concluso.

Esco saltellando dalla Chase su Lexington e 53esima. Passo davanti al palazzo del Citi Group e penso che è il caso di fare una foto alla sua base. Quel palazzo è infatti posizionato fuori centro, veramente spettacolare. Sembra stia per cadere di lato... meritava una foto da mettere nel blog.
Estraggo l'iphone lo sblocco, alzo lo sguardo per capire l'inquadratura e splat! Sento una botta sul telefono.
Ma cosè? Cos'è? Cos'è? E' Merda!
Un uccellino mi ha cagato addosso in piena Lexington avenue. Ha preso in pieno il telefono e mi ha schizzato la mano e la maglietta.
Ho pensato che mi avrebbe portato fortuna... ma poi col cazzo! La fortuna non esiste... infatti

Infatti ricontatto il broker per la casa.
Dice che me la danno, se pago 5 mesi in anticipo. Si... 5 mesi. Ma facciamo 12 mesi no? Così non ho il pensiero di dover pagare ogni mese.
Sta storia dei 5 mesi è nata dopo che si sono ricordati che sono Italiano.
Oh, si da il caso che fare una cosa del genere sia anche illegale... e allora tanto per gradire ho fatto un bel report alle autorità.

Vi autorizzo pubblicamente: se mi rivolgo ancora un'altra volta ad un broker immobiliare sputatemi in faccia.

P.S.
Dove vado a stare lunedì? Non lo so ancora... evvvaiiiiiii

Acqua di Rubinetto (o Tap Water)

lunedì, agosto 25th, 2008

Beppe Grillo ha ragione.
In America si beve solo acqua del rubinetto, ristoranti compresi.
Certo se vuoi fare il figo nel ristorante alla moda ti compri la bottiglietta di S.Pellegrino ma si fa una volta su mille. Bere l'acqua del rubinetto qui è cosa comune.
Per i palati raffinati si usa la brocca col filtro che rimuove il cloro. Appena la metti nella brocca l'acqua diventa perfetta e forse meglio di quella che compri.

Una cosa è certa, quando tornerò in Italia non comprerò mai più acqua minerale.

Homeless

domenica, agosto 24th, 2008

Tutte le mie energie e le mie attenzioni di questo periodo sono rivolte al problema casa.
Per una serie di circostanze sfortunate, infatti, manca meno di una settimana al trasloco e ancora non so dove andare a stare.
Dovevo prendere un appartamento qui sull'isola (costoso) ma poi la tipa che lo affitta attualmente ha rialzato il prezzo continuamente e alla fine mi sono tirato indietro. Facendolo ho anche strappato 4 mila dollari di "Certified Checks" ... cioè di assegni bancari certificati. E' come se avessi strappato il contante.
Ho dovuto ripescare tutti i pezzetti dall'immondizia ed incollarli come in un puzzle. Domani mi aspetta il notaio della Chase per vedere di ridarmi i soldi indietro... eheheheh Da matti.

Alla fine ho deciso di lasciare l'isola. Lo faccio a malincuore, davvero, ma non ho scelta.
Mi sono mosso per un monolocalino sulla 48esima, nella zona di United Nations Plaza. Il palazzo è piccolo vecchio (avrà almeno 50 anni) e confesso che l'anno scorso avrei probabilmente avuto paura persino ad entrarci. Ora però la penso diversamente.
Dicono ci abitassero dei singnori anziani Italiani che pagavano 97 dollari di affitto. Ora che sono morti l'affitto è tornato al valore di mercato. Insomma un palazzo vero, di gente vera... che vive qui da una vita.

Il problema è che forse me lo danno, forse no!
Se non me lo danno la situazione si fa veramente interessante.
Dovrei saperlo domani.

Base Jump in New York

venerdì, agosto 22nd, 2008

Questo video ve lo dovete vedere. Per fare una cosa del genere ci vogliono due cocomeri al posto delle palle.

Andy Garcia e la biondina

giovedì, agosto 21st, 2008

Stasera ho fatto la figura di merda più grande da quando sto a New York.

Sull'isola stanno girando una parte del film City Island, con Andy Garcia. Una cabina del tram era occupata per le riprese mentre l'altra funzionava regolarmente.
Tornati all'isola dopo una cena ecco che Garcia scende e si siede per una pausa. Diverse persone approfittano per scattare una foto o stringergli la mano. Io e lo scienziato Francesca osservavamo da dietro in disparte. Tutto attorno (olre ai curiosi) un nuvolo di tecnici, meccanici, elettricisti... insomma lo staff. Uno dello staff, anzi una, era una biondina ma... capiamoci bene... una vistosa: trucco permanente, tutta attillata, tatuaggio in vista. Età credo 25.
Io subito comincio lo spettacolino raccontando che la biondina era prenotata tutta la notte per Garcia, che Garcia se la porta dietro di set in set, che è inutile andarci a parlare perchè lei sta qui solo per Garcia e via andare di questo passo. Ma pesante... insomma goliardate tipiche che chi mi conosce può immaginare.
Dopo un 5 minuti di questo passo la bionda gradualmente si avvicina con aria indifferente e alla fine in perfetto Italiano fa: "Se volete farvi le foto anche voi andate adesso perchè tra poco si riprende a girare".
Io mi stavo per buttare nel fiume. Me la sono presa a ridere perchè tutto potevo immaginare tranne che quella era Italiana... non lo sembrava davvero. Le ho chiesto come ci era finita sul set e lei dice che sta qui a NY da una settimana e che fa quel lavoro grazie ad "amici" (Io ho pensato... LO VEDI ALLORA! eheheh)

Arriva il tram e scende Marina la medica. All'andata ci aveva visto e per salutarci ha sbracciato talmente tanto che hanno dovuto rigirare la scena per colpa sua.
Come consigliato dalla nostra biondissima connazionale ci siamo avvicinati e un signore sui 60 dall'accento Italo-Americano si offre ed insiste per farci la foto col mio iPhone. Garcia lo chiamava per nome. Pensavo fosse il regista ed invece mi dice che è uno dei Produttori. Fatta la foto che vedete ci domanda che facciamo e ci racconta la trama del film. Un signore cordialissimo che dice di essere Siciliano ma che è nato a Detroit (Detroit detto come nel Padrino... immaginate eheh)
Ad un certo punto Garcia ci chiede di dove eravamo. Io dico che Marina è di Napoli, Francesca di Milano e io del centro Italia. E Garcia: si ma centro Italia dove? E io: 2 ore a Est di Roma... e Garcia: si ma come si chiama? Dico io: Ascoli Piceno e Marina corregge al volo: No no! Si chiama MARTINSICURO!
Abbiamo scoperto che Andy Garcia non conosce Martinsicuro.

Che serata... ci siamo fatti delle belle risate. Certo sarebbe potuta andare meglio con la biondina... ma era già prenotata per Garcia! eheheheheheheh

Primo weekend di corso

mercoledì, agosto 20th, 2008

Un commento riporta la memoria ai giorni del corso di Paracadutismo.
Sono andato a ripescare una vecchia email del 30 Marzo 2003 titolata "Primo weekend di corso".

Sono ancora vivo.
Ho fatto 4 lanci.
Esperienza significativa, di quelle che ricorderai per tutta la vita.
Ho visto due centri di paracadutisti diversi e mi sono reso conto che sembrano tutti uguali. In realtà loro sono dei tossici. Gli istruttori sono dei tossici incurabili che aspettano solo la morte per overdose.
Le droghe di cui fanno uso sono l'adrenalina pura e il rischio elevato.
Il paracadutista medio ha dai 35 ai 50 anni, è brizzolato o stempiato e fisicamente è messo bene. E' divorziato (o comuqnue ha un rapporto diciamo "libero" con sua moglie) e parla sempre e solo di paracadutismo, sesso o scoreggie (giuro!).
Il corso teorico dura diverse ore durante le quali ti vengono elencate una serie di sfighe agghiaccianti: fiamma, ferro di cavallo, autorotazione, apertura mancata o incompleta ecc. a cui tu devi rispondere con immediatezza e soprattutto con una freddezza disumana.
Pensa che in un lancio di routine, dopo aver fatto il corso, se hai una di queste sfighe devi intervenire entro 6 secondi. In questo tempo (che in aria per me mentalmente dura quanto 2 secondi a terra) bisogna cercare di risolvere il problema ed eventualmente affidarsi alla soluzione disperata ed estrema: sgancio del principale e apertura del paracadute di emergenza.
Mentre salivo in aereo con questa gente pensavo di essere diverso, di essere l'unico a pensare alla morte, l' unico che si chiedeva se valesse la pena di correre quel rischio e probabilmente l'unica persona normale che ancora si rendeva perfettamente conto del fatto che saltare da un aereo da 4200 metri a 300 Km all'ora non è normale e sicuramente non rientra nel disegno divino.
Comuqnue arrivati alla giusta altezza il portellone si apre. Ti invade un freddo intenso (anche se a terra fa caldissimo) e al rumore cupo e sordo del motore dell'areo si mescola quello sibilante (e spaventoso) del vento che entra in cabina. Raggiunto il punto di lancio si inizia a saltare nella giusta sequenza. Di solito gli allievi coi relativi istruttori saltano per ultimi.
La procedura di lancio è complessa. Oddio, se la dovessi fare qui adesso sarebbe una cazzata ma ti assicuro che farla mentre cadi non è la stessa cosa.
Appena lasciato l'aereo il sibilo del vento si trasforma in un urlo. La vista del suolo che lentamente si avvicina ha un effetto ipnotico e operazioni che ti sembravano elementari si trasformano in cose difficili e impegnative.
Mentre la lancetta dell'altimetro corre inesorabilmente verso il basso fai il tuo esercizio e cerchi di non pensare a niente. I sessanta secondi di caduta durano un decimo di quello che sono e alla fine devi aprire.
Durante il quarto lancio mi sono distratto troppo dall'altimentro proprio nella fase finale. Appena ho guardato e mi sono reso conto di essere 200 metri sotto ho frettolosamente iniziato la procedura di apertura.
Al primo tentativo mi sono accorto che non trovavo la maniglia. Non puoi immaginare la sensazione. Istintivamente ho ricominciato da capo la procedura (che poi è quello che dice il manuale) e al secondo tentativo l'ho trovata.
Avevo la maniglia in mano quando ho sentito l'istruttore sganciarla sfilandomela dalle mani. Ero arrivato troppo in basso... un lancio di merda.
Sono tornato a casa alle 7 di Domenica sera dopo 10 ore di attività (senza pranzo) e dopo un sabato identico.
Ero talmente stanco che sono andato a letto senza cena. Adesso sono le 4 e mi sono svegliato spontaneamente.
Faccio ancora fatica a rientrare nell'ottica delle cose di tutti i giorni.
Domani sarò a Roma per lavoro ma ti giuro che questa cosa in questo momento non conta veramente un cazzo. Niente conta più un cazzo dopo il primo weekend di corso AFF.
Ora ti saluto che riprovo a dormire.