Archive for novembre, 2009

Facebook: siamo alla follia

lunedì, novembre 30th, 2009

Ormai se si deve fare qualcosa di politico su Internet è inevitabile dover ricorrere a Facebook per cui mi sono fatto un account apposta per l'evento del No B. Day usando lo pseudonimo "Remo La Barca".
Niente amici, niente foto, niente cazzate, niente di niente... mi serviva solamente creare un evento al quale gli altri utenti di facebook potessero iscriversi.
E' andato tutto bene per un pò, ma da qualche giorno a questa parte ho dei problemi nell'aggiungere dei commenti in bacheca.
Mi viene chiesto di risolvere un capcha e, pur risolvendolo con assoluta certezza, me ne vengono riproposti altri all'infinito. Dopo decine di tentativi rinuncio e passo all'alternativa del capcha audio (prima volta in vita mia).
Da un sottofondo di voci francamente abbastanza inquietanti escono fuori dei numeri. Se pur con qualche dubbio li inserisco ma niente, non va bene. Il commento rimane ancora interdetto.
Disperato noto un ultimo suggerimento: "vuoi sbarazzartene? verifica il tuo account!"
Voglio sbarazzarmene si! Clicco e indovina cosa mi propongono? Di mandarmi un SMS al mio numero di cellulare per verificare la mia identità!!!

Ma queste sono estersioni vere e proprie. Siamo arrivati alla follia pura. Ma dico, ci rendiamo conto di cosa stiamo facendo??? "O mi dici chi sei o non puoi fare una protesta!..." I rapporti sociali (e addirittura quelli politici) regolati e monitorati da terzi.

Orwell non se lo sarebbe mai immaginato che per imbrigliare un popolo, anzi una civiltà, sarebbero bastati quattro indovinelli del cazzo e le foto del mare della vicina di casa.

Keeping up with the Kardashians

domenica, novembre 29th, 2009

La Pennsylvania è sempre la stessa. Prati verdi, clieli stellati, uccelli migratori.
Unica novità la briscola. Niente più poker, ora giocano a briscola con tanto di cintura stile wrestling del campione della settimana.

L'amico Gianni si è comprato la casa. Inevitabile la televisione con 7900 canali accesa 58 ore al giorno. Ora stiamo guardando "Keeping up with the Kardashians", uno pseudo reality che ruota attorno ad una specie di famiglia Addams dei tempi moderni con anziani signori liftati e orde di figli (o nipoti?!?) tutti sempre bellissimi, materialisti, insipidi e immancabilmente stupidi.
Programmi generalmente demenziali. Ma no, dire demenziali è troppo poco. Sti programmi sono la negazione della mente umana. Per il resto pubblicità incessante. Ogni 5 minuti pubblicità. Poi ancora pubblicità. E se non bastasse altra pubblicità.
Di sera fanno qualcosa che di mio gradimento. Come ad esempio i polizieschi... tra tutti l'intramontabile COPS ma anche "America's most wanted" che non conoscevo e ho scoperto qui.

In quanto a TV in Italia siamo messi male ma qui non stanno certo meglio.
Guardo ste cose e mi rendo conto che probabilmente New York è solo una eccezione. L'america è probabilmente ben altro. Forse l'America vera (e spero veramente di sbagliarmi) sono i Kardashians.

Wikileaks e 9/11

venerdì, novembre 27th, 2009

Ieri Wikileaks ha pubblicato 570.000 messaggi di cercapersone (pager) emessi nella zona di New York ed in quella di Washington nel periodi di 24 ore a partitre dalle 3AM dell'11 Settembre 2001.

Ovviamente moltissimi dei messaggi parlano proprio degli attacchi. Il primo, automatico, è partito appena 6 secondi dopo il primo impatto e segnalava l'improvviso guasto di alcuni server.
Da quel momento in poi è un susseguirsi di comunicazioni di servizio e personali.
Si va dalla polizia che richiama tutto il personale al marito che comunica a casa che sta bene.Veramente impressionante!

Io sto facendo girare dei grep particolari. Un messaggio che ho trovato dice: "plane into Pentagon . . . all white jet, some sort of gov't plane", ma ce ne  sono centinaia di altri altrettanto rilevanti. La speranza, come spiega wikileaks, è che questo nuovo materiale possa aiutare a far luce sugli eventi e capire come questo tragico evento possa aver portato morte, opportunismo e guerra.

L’incubo Porth Authority

mercoledì, novembre 25th, 2009

Sono in ferie fino a lunedì, occasione rara in un paese in cui le ferie ed i giorni festivi sono un terzo rispetto a quelli Italiani.
Si festeggia il thanksgiving, ormai il quarto che passo in America. Come scrissi l'anno scorso, secondo me cosa si festegga esattamente non lo sa quasi nessuno. In realtà si dovrebbero festeggiare gli indiani che in un periodo di carestia estrema aiutarono e sfamarono i coloni che erano arrivati al punto di disseppellire i morti per mangiarseli.

Mamma mia che casino il giorno prima di thanksgiving! Di solito New York è un bagno di folla ma in questo giorno particolare si raggiungono livelli estremi. Tra metro e Porth Authority sembrava di essere formiche, non persone.A proposito, devo assolutamente denunciare sta cosa: la stazione dei bus di Porth Authority è il peggio del peggio che si possa immaginare. Un caos totale tra sporcizia, disorganizzazione, nessuno che ti dice quale gate devi prendere, se i bus sono in orario o se devi aspettare, gente che dorme per terra, uno schifo indicibile. Non ci sono scuse: Porth Autority è un cesso di stazione, uno spreco di soldi pubblici ed una vergogna per la città di New York. Appena posso scriverò una mail al Sindaco per farglielo sapere.

A causa di quel bordello ho perso la coincidenza e mi sono ritrovato solo come un deficente a Philadelphia.
Fortuana che c'è sto trenino Septa! E' vecchiotto e lentino ma va in perfetto orario, costa poco (6 dollari per fare 40 km), ed ha anche la presa per alimentare il pc.
Seduta nel sedile a fianco al mio una ragazza bionda non riesce a stare sveglia, il controllore ha dovuto battere sul muro per farla svegliare. E' vestita da ufficio ma sembra esserle passata sopra un autocarro (o forse  qualcuno from the hood? heheh).

Tra un quarto d'ora sono arrivato: amici Italiani, partite a poker, bottiglie di whiskey, aria fresca della Pennsylvania.
Ogni tanto ci vuole

Abbiate pietà di me

lunedì, novembre 23rd, 2009

ritaglio

Stamattina mi ha chiamato a sorpresa un giornalista de "Il Fatto Quotidiano" per una intervista. Tra le varie cose che gli ho raccontato lo ha impressionato il fatto che una volta votai Berlusconi e poi oggi a distanza di dieci anni sono qui a New York ad organizzare il No Berlusconi Day.
E lui lo ha scritto sul giornale! eheheheheheh così adesso sono ufficialmente sputtanato in tutta l'Italia.

Va beh dai abbiate pazienza: avevo vent'anni, guardavo ancora la TV, leggevo poco... nessuno meglio di me oggi riesce a capire cosa spinge milioni di persone a votare il Berlusca.

Io non sapevo chi fosse esattamente o cosa avesse fatto nella vita, erano dettagli quasi irrilevanti dinanzi a colui che sembrava un imprenditore capace ed ottimista, uno che apparentemente non aveva nulla nascondere. E poi il cielo azzurro, la canzoncina scritta da Mogol, il nome stesso del partito che ricordava i cori allo stadio, le bandierine Italiane sventolate ai convegni e le stangone bionde sotto il palco. Tutto studiato a tavolino, tutto scientificamente calcolato per mascherare l'amara realtà che era l'esatto opposto delle apparenze.

Credo sia un pò come quando affidandoci alla TV scegliamo un dentifricio, un pacco di biscotti o un detersivo: le pubblicità a seconda della convenienza nascondono, mascherano o esagerano le caratteristiche fondamentali del prodotto ma al contempo ci suggestionano emotivamente per convincerci a comperarlo. Non si compera il prodotto in base a ciò che ci serve o a ciò che sappiamo bensì in base alla sensazione che deriva dal ricordo dello stesso.

Berlusconi era riuscito, e con alcuni riesce ancora, ad applicare la stessa tecnica di marketing alla politica.

Neighborhood Watch

domenica, novembre 22nd, 2009

Grillo ha da ridire in merito alla "Zona Controllo del Vicinato", una iniziativa atta ad invogliare la popolazione e le associazioni a collaborare con le forze dell'ordine monitorando il territorio e segnalando eventuali comportamenti sospetti.

Non capisco cosa ci sia di scandaloso o di strano. Qui negli USA il "Neighborhood Watch" nasce nel 1964 a seguito del drammatico caso di stupro ed omicidio ai danni di Kitty Genovese, una giovane donna del Queens. In quell'episodio almeno una dozzina di vicini di casa della vittima assistettero passivamente alla vicenda senza segnalarla opportunamente alla Polizia. Il caso fece scalpore in tutta la nazione e fu studiato approfonditamente dal punto di vista psicologico.

Oggi che la città è così sicura non si parla più del Watch, ma non è raro imbattersi in strada in cartelli stradali o adesivi un pò sbiaditi che ne segnalano ancora l'esistenza.
La popolazione è sempre e comunque spronata a chiamare il numero di emergenza anche dinanzi al più piccolo sospetto. Nel caso del terrorismo, poi, si sfiora addirittura la paranoia ed il motto diventa: "See something, say something" (Se vedi qualcosa, dicci qualcosa).

A cosa è quindi rivolta la protesta di Grillo? Spero che negativo non ci sia solo il fatto che a proporlo sia stato un assessore del PDL: se per una volta fanno qualcosa di sensato non mi pare il caso di dare loro addosso.

Coney Island

sabato, novembre 21st, 2009

Stamattina mi sono svegliato deciso ad andare fin giù a Coney Island per fare qualche foto.
Non ci ero mai stato prima, e vista la temperatura incoraggiante sono uscito con la bici.
La linea gialla, massacrata dai lavori in corso, aveva intere sezioni completamente ferme ma alla fine sono riuscito ad arrivare fino al capolinea e quindi a destinazione.
Scendo e noto subito una certa tristezza, una inarrestabile decadenza. Quel che rimande del luna park è al contempo spettrale e malinconico, memoria di giorni allegri e lontani, di coppie col passeggino, di acrobazie ai calci in culo o al punch-ball per impressionare le ragazze, di zucchero filato. Ovunque ti giri senti parlare in Russo.
Coney Island è oggi una zona molto povera. La città ha deciso di valorizzarla lasciando costruire delle palazzine di lusso lasciando spazio a molte polemiche. L'amico Juan è un attivista in questo senso e col suo movimento sta facendo causa al Sindaco Bloomberg per via di alcune presunte irregolarità e per cercare di preservare il carattere storico della zona.

Già che ero in zona mi sono ricordato dell'incredibile storia del sommergibile di Coney Island. L'anno scorso mi ero ripromesso che sarei andato a scovarlo non appena avrei messo piede sull'Isola.
Ho chiesto ad una decina di persone e mi hanno tutti preso per pazzo. Allora, messa mano all'Iphone, ho scoperto il punto esatto sulla mappa in cui si trova il battello semi-affondato.
Localizzare e raggiungere il posto è stato un calvario lungo un paio d'ore: no gps, lavori in corso nel parco antistante e quindi recinzioni dappertutto, vegetazione alta 2 metri, zona remota e completamente inaccessibile per via del fango (avrei potuto gridare a pieni polmoni e nessuno mi avrebbe sentito). Alla fine l'ho scovato in tempo per scattare delle belle foto.

La ballata del soldato

venerdì, novembre 20th, 2009

laballatadelsoldato

Ma secondo voi (sinceramente) è normale che pur vivendo a New York, qualche soldo in tasca, libero come l'aria invece di passare i venerdì sera ad ubriacarmi in qualche bar me ne sto in casa a vedermi "La ballata del Soldato", film Sovietico del 1959 diretto da Grigori Chukhrai? Boh...

Però che bello il film... ve lo consiglio. A me è piaciuto tantissimo.

My name is Luka

venerdì, novembre 20th, 2009

Allora senti,

subito dopo pranzo mi è venuta in mente sta canzone. Un istinto improvviso, immotivato, subliminale:

My name is Luca, I live on the second floor

Un pezzo che non sento da almeno dieci anni. Non ti capita mai che della canzoni che avevi dimenticato ti balenino improvvisamente in testa?
Incuriosito do una bottarella di Youtubbo e salta fuori "Luka" di Suzanne Vega.
E indivona un pò di dov'è lei? Di New York. E indovina un pò di cosa canta? Della vita a New York. Insomma per puro caso dai meandri della mia mente si è fatto spazio il vago ricordo di una artista New Yorkese vera, una poetessa urbana.

Sono contento

Marines: amiconi prima, full metal jacket poi

giovedì, novembre 19th, 2009

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Oggi ero in stazione che aspettavo la N quando noto due Marines in alta uniforme (per la precisione "Blue Dress C") che sembravano intenti ad avvicinare un pò tutti e soprattutto i giovanissimi: sorrisi, sguardi di approvazione, complimenti. Degli amiconi insomma.
Ma che ci fanno due Marines tutti rivestiti a Queensboro Plaza? Mi chiedo. Vuoi vedere che sono i reclutatori? Mi avvicino per origliare un pò e trovo conferma: "ma perchè non ti arruoli?" "ottimo stipendio" "possibilità di carriera"... e via di questo passo ai giovanotti che per caso venivano fermati.

Ma a me niente? Come mai con me non ci provano? E che sono impedito?!? Mi faccio allora avanti spontaneamente e arriva la doccia fredda: il limite è 27 anni, ma volendo l'esercito ti prende fino a 41 (detto un pò come a voler intendere "sei un rottame inutile, noi non ti vogliamo ma per l'esercito che invece è un bordello vai bene")
Invento una bugia e dico che un amico giovane vorrebbe arrularsi così mi danno il bigliettino pubblicitario.

Sulla prima pagina si fa leva sui valori e sulle emozioni:

Marines: I pochi, gli orgogliosi.
ONORE - CORAGGIO - IMPEGNO
"Qualcuno passa la vita a chiedersi se nella sua vita ha fatto la differenza a questo mondo. I marines non hanno questo problema." Ronald Reagan

Sul retro invece si passa agli aspetti più materiali:

  • Addestramento e stabilità lavorativa garantiti
  • Opportunità di promozione e di avanzamento garantiti
  • Spese universitarie rimborsate al 100% durante il servizio attivo
  • Assicurazione sanitaria e dentale
  • Possibilità di alloggio gratuito
  • 30 giorni di ferie pagate all'anno

Così magari uno si arruola e invece degli amiconi si ritrova col sergente di Full Metal Jacket... eheheheh sti cazzi di Americani so terribili.