Archive for maggio, 2010

Jesus is lord

sabato, maggio 29th, 2010

Stamattina avevo un appuntamento alle 8.45 a Manhattan.
Arrivo in stazione ad Astoria che era già tardi. Il treno non si vede. Aspetto, aspetto, aspetto... niente .
Quando sai che forse arriverai in ritardo i minuti sembrano ore.
Mentre ero già intento ad imprecare in madrelingua ecco che arriva un uomo sui 45 con una maglia a maniche lunghe giallo fluorescente. La maglia era pensata apposta per richiamare l'attenzione sulle scritte che in bellavista erano stampate davanti, dietro e sulle maniche.
Su ambo le braccia c'era: "JESUS IS THE LORD", davanti invece un avvertimento "Attenzione ladri, drogati, alcoolisti, atei e omosessuali perchè il giorno del giudizio sta per arrivare". Dietro, a completare l'opera, un'altra stronzata dello stesso calibro del tipo "Abbiate timore di Dio che vi punirà".

Sto ragazzo, che dall'aspetto chiaramente non scopava dai tempi di Mosè, si siede proprio a fianco a me. Da una busta di plastica estrae una Bibbia con le pagine consunte per l'assidua lettura e stracolma di sottolineature e note a margine, poi un mazzo di almeno quattro o cinquecento cartoncini colorati su cui a penna aveva annotato i passi che aveva letto.
Aperta la Bibbia, su uno dei cartoncini che usava da segnalibro ha annotato "7-5" e si è messo a leggere.

Insomma non solo già mi giravano le palle a 1000 perchè ero in ritardo e il treno non arrivava ma mi è toccato pure sorbirmi sto sciroccato del cazzo che mi accomunava ai ladri in quanto ateo. Tu pensa se fossi stato anche omossessuale!
Ero tentato di attaccarci una discussione ma non c'era ovviamente tempo da perdere così, se pur a fatica, ho evitato di consigliargli di andare a farsi una bella scopata per schiarirsi un pò le idee.

Grazie a Dio alla fine sono arrivato in orario. Anzi no, grazie alla MTA!

Ciao!

Boltbus

mercoledì, maggio 26th, 2010

Ragazzi, la settimana scorsa si sono accesi i riscaldamenti, oggi invece trenta gradi tondi tondi. Non tira un filo d'aria e si suda stando fermi.
Nonostante il caldo al ritorno dal lavoro in bici mi sono messo a fare a corsa con un tizio sul ponte Queensboro. Una sudata bestiale... ma ho messo il record: ufficio-casa 24 minuti. Domani però si va in metro perchè è prevista pioggia.

Ahhhh questo vi volevo raccontare.
Ho avuto esperienze non del tutto positive con gli autobus della Greyhound.  Diciamo che il loro servizio è decente ma nei weekend affollati (come il prossimo) ci sono dei ritardi e una volta addirittura ho dovuto viaggiare in piedi.  I biglietti li puoi acquistare online ma poi devi andarteli a stampare su delle macchinette del 1945 che ci mettono una vita e non ci si capisce quasi una sega. Insomma Greyhound rischia di avvelenarti il weekend facendoti tornare in mente l'Italia... per cui oggi ho seguito il consiglio di alcuni colleghi e mi sono rivolto a Boltbus, una linea emergente che si sta facendo un bel nome.
E infatti... prezzi stracciati, un sito degno dell'anno 2010, acquistati i biglietti nel giro di 3 minuti e ti arrivano subito via email.
Addirittura ho cambiato idea sul viaggio e così poco dopo ho telefonato al servizio clienti per vedere se era possibile variare i giorni. Nessun problema... tutto fatto in maniera indolore.
Aoooo.... questa è l'america che ci piace... Un applauso a Boltbus e un bel saluto a Greuhound che non ci salgo più neanche se a bordo mettono il servizio escort per allietare i passeggeri (oddio forse in quel caso ci ripenso)

Ciao!

In bici con Alain (26 Maggio)

mercoledì, maggio 26th, 2010


GPS tracking powered by InstaMapper.com

Diretta GPS del percorso Astoria -> Midtown.
I commenti li potrò leggere solo al mio arrivo in ufficio (ore 15.30 Italiane)

New York a pedali

martedì, maggio 25th, 2010

[Domani Mercoledi 26 ore 14.45 ora Italiana potrete seguire in diretta sul blog la biciclettata in giro per NY]

Stamattina mi sono deciso e ho tirato fuori la bici per andare a lavorare.
Avevo intenzione di fare un bel video da mettere nel post ma dopo aver perso una decina di minuti per fissare come potevo la telecamera alla bicicletta mi sono accorto che era rotta... così niente video fino a quando non me ne procuro una nuova.

Il tratto nel Queens procede scorrevole tra un incrocio ed un altro. Raramente ci si ferma e prima ancora di sudare sei già all'imbocco del Queensboro Bridge.
Qui le cose si fanno New York, e mentre a sinistra un fiume in piena di auto scorre meno veloce della tua bicicletta (in salita) alla tua destra la linea N/W gradualmente scende in basso fino a sparire sotto il fiume.

La parte in salita del ponte è scoraggiante per chi come me è poco avvezzo alle grosse biciclettate. Lo è ancor di più la parte in pianura a cui arrivi stanco della salita e che sembra non finire mai. Unica consolazione la nellissima visuale della sottostante Roosevelt Island coi suoi palazzi scintillanti, i campi sportivi, i prati e i due rami del fiume che la circondano.

Finalmente arriva la discesa, ottima occasione per riprendere fiato e rinfrescarsi un pò. Da lontano si avvicina Manhattan il traffico diventa stagnante. Appena messo piede a NY NY si fatica a passare persino in bici  e anche se non si potrebbe non  è raro dover ricorrere ai marciapiedi.

Se esistono le piste ciclabili anche lungo le grandi arterie un motivo c'è  ma stamattina ho deciso di ignorarlo (sulla mappa sono disegnate in verde). Lungo Madison avenue ho infatti fatto fatica a ritagliarmi uno spazietto per passare tra le varie centinaia di macchine e di taxi. Tutti in genere molto educati ed attenti, ma pur sempre potenzialmente pericolosi e necessitanti di tutte le attenzioni del caso.

Ho parcheggiato sulla quarantaduesima davanti all'ufficio. I furti non sono rari per cui il catenaccio è pesante quasi quanto la bici. La ruota anteriore, quella posteriore, il telaio ed il sellino tutti saldamente ancorati al paletto per attaccare le bici. Tempo impiegato per tutto il traggitto: 30 minuti comprensivi di catena che scende e percorso non del tutto ottimale... Si può fare di meglio.

La sera, dopo il lavoro e dopo una birretta allietata da una presenza inaspettata e graditissima, la quarantaduesima è un trionfo. E' la New York che tutti sognano.
Seguendo la sottile striscia di cielo che si vede tra le file di quei palazzi incredibili si passa dal blu insteso all'arancio per poi finire sul rosso. Sarà stata forse un'illusione ottica ma all'orizzonte, tra i contorni sfumati dal tramonto di fuoco, noto un particolare finora impensabile: possibile che dalla quarantaduesima si vedono le colline e qualche villetta del New Jersey?!?
Non torno subito a casa e ne approfitto per salutare degli amici in divisa a Time Square.

Sulla via di casa scelgo di fare la prima avenue e di passar quindi davanti alle nazioni unite. Manatthan, specie a quest'ora e così a est, si è ormai calmata e c'è tutto lo spazio per pedalare con calma godendosi lo spettacolo.
Sarà stata l'euforia ma al ritorno il ponte è sembrato meno difficile di quanto non fosse all'andata. Stavolta la catena non è scesa ma un sacchetto di plastica si è incredibilmente impigliato su un pedale per poi ficcarsi nel cambio costringendomi a fermarmi per rimuoverlo.

Il Queens all'imbrunire, gli impiegati rientrano in casa, qualcuno cucina, altri prendono un take away. La giornata volge al termine.
Tutti pronti per un'altra giornata di lavoro (o un'altra biciclettata) nella più incredibile delle città occidentali.

Miss Abruzzo 2010: Silvia Di Paolo

venerdì, maggio 21st, 2010

Ho scoperto quasi per caso che Miss Abruzzo 2010 è una mia compaesana e si chiama Silvia Di Paolo.

Un pò perchè ormai sono vecchio, un pò perchè manco da un pezzetto, io non so nemmeno chi sia, non l'ho mai sentita nominare e credo di non averla mai vista così ho cercato in rete una foto ma non ho trovato nulla!
Possibile che Miss Abruzzo 2010 non ha una foto rintracciabile sul web??? Non dico un calendario... ma almeno una foto per permettere ai poveri emigranti come me di apprezzare le bellezze della terra natia.

Allora, siccome sono certo che leggerai queste righe, cara Silvia mi rivolgo direttamente a te: visto che i siti locali non sono stati capaci di farti indicizzare neanche una immagine mandamene una che ci penso io! Se poi me ne volessi mandare anche una speciale con dedica la apprezzerei volentieri...
In cambio  ti invito a New York! Dai che se vieni ti porto in giro per tutta la città... (chiamatemi scemo!) Oh, sia chiaro, lo faccio solo perchè siamo compaesani eh... la bellezza non conta niente. L'importanti è essere belli dentro (secondo me qualcuno ci crede pure a ste cazzate... hehehe)

Ciao!

Quello che i turisti non vedono

lunedì, maggio 17th, 2010

La stazione sopraelevata, come si usa da queste parti, è lercia e trasandata. Hai la sensazione costante che toccando qualsiasi cosa potresti prendere il tetano e che facendo uno starnuto possa crollare tutto.
Entra uno sui quaranta con la maglietta completamente strappata, il naso fratturato ed il volto coperto di sangue. Nessuno ci fa caso.

Un gruppetto di Messicani, tutti maschi ubriachi, cantano le loro canzoni al Karaoke. La musica risuona per la strada invitando i pochi passanti a lanciare uno sguardo all'interno di quel locale squallido e disperato.

All'angolo di un incrocio, a pochi passi dall'ingresso di un negozietto di alimentari terzomondista, due ragazzini improvvisano un combattimento di arti marziali per la gioia di pochi altri spettatori coetanei.

Un pub semi-irlandese, senza musica e pieno di gente imbambolata (qualcuno dorme sul bancone) ha la porta spalancata e così ne approfitto per andare a pisciare. Entro ed esco senza che se ne accorga praticamente nessuno, se non due giocatori di freccette a cui passando ho intralciato la linea di mira.

Dall'alto di un loft gigantesco rimbomba salsa a tutto volume. Sembra ci si diverta da matti ma non si capisce come fare per entrare. Il vocalist parla solo spagnolo... Forse una festa privata? Forse un corso di ballo? Passiamo oltre dopo aver abbassato lo sguardo dall'alto dei cieli al basso dei marciapiedi pieni di cartacce.

Un taxi giallo si ferma al centro della strada. La porta si apre tanto quanto basta per far uscire la testa vomitante del passeggero. La porta si richiude e il taxi prosegue la corsa.

Una balera Greca è stracolma di signori benestanti (Greci) di mezza età. Non riesce a vederne l'interno ma la musica, il nome e gli addobbi esterni non lasciano spazio a dubbi.

Il tempo è fermo. L'aria carica di grandi speranze e ricordi di terre lontane.

Qualcuno a fianco a me mi legge nel pensiero: "certe volte mi chiedo chi cazzo me lo ha fatto fare..."

Pubblica Amministrazione a NYC

lunedì, maggio 17th, 2010

Mi è venuta la curiosità di cercare online la data di costruzione del mio palazzo.

Vado su google e scrivo "New York City Building Search" e in pole position salta fuori il sito del Department of Buildings. Ci clicco, e in prima pagina vedo un formettino per la ricerca. Metto il mio indirrizzo e boom! Oltre l'informazione che cercavo (costruito nel 1962) salta fuori tutto quello che c'è da sapere: certificato di abitabilità originale, elenco di tutte le contestazioni, delle violazioni, dei permessi per le manutenzioni, dei certificati degli ascensori, delle istallazioni elettriche, dei permessi richiesti e non ancora approvati, delle insegne luminose, delle ispezioni idrauliche, dei lavori idraulici in corso, delle facciate, delle marquees, dei controlli della caldaia e altro ancora. Per farvi capire a che livello di dettaglio si arriva, ecco alcuni esempi:

  • il 18 Ottobre del 2008 qualcuno ha segnalato "Ci sono dei lavoratori con una scala alta 2 metri sul fire escape. Gli operai non usano nessuna protezione. Secondo me è pericoloso".Lo stesso giorno, l'ispettore #2279 interviene sul posto e verbalizza: "Nessuna violazione al momento dell'ispezione. Trattasi di lavoro di manutezione minore alla scala antincendio che non richiede nessuna autorizzazione".
  • Nel 2003 invece qualcuno ha denunciato una costruzione abusiva nel seminterrato. Anche in questo caso l'ispettore #0885 liquida laconicamente la vicenda con "Al momento dell'ispezione non c'è nessuna costruzione abusiva in corso nel seminterrato. Caso chiuso."
  • La caldaia,  modello Federal/Eastmond FST-60, viene ispezionata una volta all'anno. L'ultima ispezione (tutto in ordine) risale all'11 Febbraio e l'ha fatta il tecnico autorizzato dallo stato #005273 tale Sig. Hachmann.

Tutto questo è disponibile per l'intera città e visionabile in qualsiasi momento da chiunque al mondo. (Ci sint?!?!)

Già che c'ero ci ho preso gusto e giando tra un link e un'altro sono capitato sul piano regolatore della città. E' tutto online, comprese le spiegazioni per i non addetti ai lavori, le mappe e le modifiche apportate nel corso degli anni. Quella in cui vivo ora è una zona residenziate di tipo R6.

Mettere in rete sti documenti e permetterne facilmente la consultazione non equivale certo allo sbarco sulla luna ma è in ogni caso una bella testimonianza di modernità, trasparenza ed efficienza.

Come si fa per emigrare negli Stati Uniti d’America

giovedì, maggio 13th, 2010

A grande richiesta faccio un refresh su una delle questioni più ricorrenti che mi vengono sottoposte da quando sto qui e cioè come fare per venire a lavorare e a vivere in America.
Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo o informativo ma soltanto quella di dare una vaga ed approssimativa idea di quali sono le possibilità per chi come dell'Italia ne ha le palle piene e desidera con tutto il cuore di emigrare negli Stati Uniti d'America.

Premessa

Il cittadino è legato ad una nazione, la nazione ad un territorio. Il cittadino, in quanto tale, ha il diritto di vivere e prosperare all'interno del territorio, tutti gli altri individui no.
E' bene partire da questo concetto chiave perchè da noi nessuno sembra possederlo più. In Italia l'idea del lavoro si è sovrapposta a quella della cittadinanza per cui è comune pensare che basta trovare un lavoro per garantirsi il diritto di vivere in qualsiasi luogo piaccia. Ovviamente non è così, e qui in America lo sanno bene.
A questa regola di principio si contrappongono tuttavia delle eccezioni per permettere, quando necessario, a delle persone di vivere e lavorare sul territorio di una nazione straniera, ed in alcune circostanze addirittura di acquisirne la cittadinanza.
"Andare a vivere in un'altra nazione" equivale a cercare di rientrare in una di queste eccezioni e non ad esercitare un diritto che in realtà non esiste.

I visti non-migratori

Sul tema dei visti si potrebbe scrivere una enciclopedia ma, per farvi capire al volo il concetto, è un pò  come se le autorità ti dicessero: "Puoi venire a vivere qui perchè per qualche motivo abbiamo bisogno di te. Sarai il benvenuto ma sappi che appena possibile ti daremo un calcio nel culo così te ne torni da dove sei arrivato.".
Ne esistono di diversi tipi: per studenti, per lavoratori, per ricercatori, per chi ha doti eccezionali, per chi investe, per militari, per diplomatici e via dicendo. In generale il visto consente di entrare liberamente nel paese e nel caso di quelli lavorativi consente anche di lavorare rispettando determinate regole e/o limitazioni.
Per fare un esempio il visto per gli studenti (tipo F), permette a chi lo detiene di vivere qui per frequentare una scuola di lingue (o una Università) ma non permette di cercarsi un lavoro (si può però eventualmente lavorare massimo 20 ore a settimana per la scuola in cui si sta studiando). I visti lavorativi invece vengono generalmente rilasciati solo a persone che dimostrano di essere molto specializzate in ciò che fanno e che sono indispensabili per le aziende che ne fanno richiesta. Generalmente ti consentono di lavorare solo in quella specifica azienda (è stampata sul visto stesso) per un periodo ben preciso. Non è consentito lavorare altrove, né restare nel paese nel caso in cui il lavoro che si sta svolgendo dovesse volgere al termine. In altre parole è come stare in trasferta, finita la quale te ne torni indietro e tutto ritorna come prima.
Ma come si fa ad avere un visto lavorativo? Se non si è uno scienziato (letteralmente), se non si hanno doti  eccezionali (es. Rocco Siffredi), se non c'è nessuna azienda che è disposta a dimostrare che per quel lavoro vuole te e soltanto te perchè tu sei l'unico in grado di farlo, allora non c'è modo di averlo. Insomma, non è in nessun modo possibile venire in America per fare legalmente lavori generici in cui non è rischiesta nessuna specializzazione. Del resto, perchè mai dovrebbero accettare operai per le fabbriche o manovali per le imprese di costruzione quando ci sono già orde di questi lavoratori cittadini che sono disoccupati?
A questo punto so che qualcuno starà obiettando: "ma come? mio cugino sta in america, ha il visto e fa il cameriere", oppure "un mio amico è andato in america come turista e ora lavora...". E' tutto vero, sono casi molto frequenti e ne conosco tantissimi. Il procedimento è semplice e consiste nell'arrivare come turisti oppure come studenti col visto per poi iniziare a lavorare in nero. Pur essendo una pratica diffusissima essa è ovviamente illegale e rispecchia la stessa situazione che si crea in Italia coi venditori di CD o coi muratori stranieri che lavorano nel sommerso.

Il processo di naturalizzazione

Il processo di naturalizzazione è il percorso da intraprendere quando si decide di uscire fuori dal campo delle "eccezioni" per diventare ufficialmente parte della nuova nazione.
Il primo step è la residenza permanente (la famosa carta verde) che è il miraggio, il sogno, la chimera, l'ossessione maniacale, l'argomento ricorrente, il tormentone di tutti. Giuro che ultimamente parlo più spesso di carta verde che di figa (il che conoscendomi è tutto dire).
Ci sono tre possibilità: ricongiungimento familiare, lotteria, labor certification.
Il ricongiugimento familiare consiste nell'acquisire la carta verde per via della parentela nei confronti di un cittadino che ne fa richiesta (marito, moglie, figlio, padre, fratello ecc...). Molti al prezzo di circa 30.000 dollari fanno dei matrimoni fasulli. I controlli sono incredibili ma qualcuno ci riesce lo stesso.
C'e poi la lotteria che il governo americano offre ogni anno per incentivare la diversità. Le possibilità di vincere sono scarse (da 1/60 a 1/130 a seconda delle annate) ma è gratuita e se si ha la fortuna di vincere si è sistemati per la vita. Io ho giurato pubblicamente che se vinco vado a San Francisco in bicicletta. E lo faccio eh...
Infine la labor certification a cui si applicano le stesse filosofie del visto lavorativo. E' quindi necessaerio dimostrare di essere eccezionali, molto preparati o in ogni caso indispensabili. Per tutto questo esistono gli avvocati che alla modica cifra di circa 6/8000 dollari preparano tutte le formalità necessarie. Anche questo è un discorso estremamente vasto e ci sono interi portali dedicati esclusivamente a questa cosa. In soldoni diciamo che la quantità di carte rilasciate in questa maniera sono limitate nel tempo e quindi ci sono tempi di attesa diversi a seconda delle diverse categorie lavorative. Conosco diversi tecnici che dopo sei anni di attesa ancora non l'hanno avuta. Conosco invece altri che essendo ricercatori affermati o dirigenti d'azienda l'hanno ottenuta in soli cinque mesi.
Una volta diventati residenti permanenti, se si vuole, dopo cinque anni si può diventare cittadini a tutti gli effetti. A quel punto puoi prendere il tuo bel passaporto Italiano con sue belle marche da bollo uso cancelleria da 60 euro all'anno e usare le pagine che si staccano da sole per accenderci le sigarette. Che bella soddisfazione che sarebbe...

Madimmete!!!

martedì, maggio 11th, 2010

Avrei io motivo di essere nervoso? Ohhhhhhh boy... I do... believe me I do!
Anyways... I'm not! E come mai? Non so come mai... anzi lo so! E' merito del Giappone e delle sue millenarie tradizioni. Per la precisione è merito di una Giapponese.

Comunque, cari amici... Sentite questa.
Questa è incredibile veramente, pazzesca: l'ultimo post è stato letto da un fellow reader di Viterbo Tivoli (che saluto). Io non conosco lui, lui non conosce me, nonostante ciò per puro caso questo lettore ha riconosciuto l'amico Patrizio nella foto! Ma ti rendi conto??? hheehehehehheheeh il mondo è piccolo veramente. Guarda qua il dolce stil novo dell'hinterland romano:

Oggetto: madimmete!!!
A Patrì...5 minuti fa stavo a bazzicà un po' su internet quando sò ricapitato su un blog dove di tanto in tanto mi capita di andare, ovvero quello di Alain ... che stavolta ha postato pure un par de foto. E indovina un po' chi ce stava in una de ste foto?!!?!?!?!?!?!
Ce stavi te!!!
madimmete!
Ciao Caro 😉

Questa era solo l'introduzione. Qui comincia il post vero e proprio. Focus, please!

Il blog non avrei mai dovuto aprirlo su un dominio ".it". E' stato un errore farlo. Soprattutto è stato un errore usare il mio nome. Se lo avessi scritto anonimo avrei potuto scrivere molto meglio e molto di più. Avrei potuto oggi, per esempio, spiegarvi i motivi della mia inquetudine (non basterebbe un libro) e ovviamente avrei potuto snocciolare i particolari relativi alla Giapponese. E invece no! Va bè pazienza... che vi devo dire, se volete togliervi la curiosità prendete una scusa con la moglie e fate un salto in giappone (ne vale la pena).

Adios!

Sabato Nepalese

domenica, maggio 9th, 2010

Oh, ragazzi, non è che si può fare poesia ogni volta che mi siedo per scrivere un post.
Conoscendomi sapete che vi dovete accontentare di quello che sono: 1% poesia, 4% rotture di coglioni e 95% apologia dei vizi capitali.

Dunque, ieri sera bella situazione organizzata (come al solito) da Patrizio a.k.a. "noi je damo de ceppa".
Ci trovavamo immersi in un ristorante di classe con saletta privè, pareti a vetro, specchi enormi, menù internazionale indiano/latino e, ovviamente, predonimante presenza di ragazze asiatiche. Il tema della serata era il Nepal con la sua CULtura fenomenale, le sue bellezze esotiche, i suoi sapori da scoprire...

A rinfrancare lo spirito e la tempra del contingente Italiano avevamo al tavolo un ragazzo diciannovenne appena arrivato a NYC. Tu pensa che coraggio, che audacia, non compie ancora vent'anni e già sbarca nella grande mela da solo e senza sapere bene l'inglese. Mi immagino che non deve essere facile eh... comunque lo stiamo incoraggiando bene: sta in casa con due ragazze (una asiatica e una biondona che lavora da Victoria's Secret) e poi ieri a cena tutte curiose, tutte che che gli facevano domande, insomma tutte attorno a lui.
Eh... se solo potessi tornare indietro nel tempo e arrivare qui con la scrimetta ed i capelli gellati, lo sguardo innocente, la prospettiva di un futuro aperto a qualsiasi evoluzione. Quelli si che erano bei tempi...