Archive for giugno, 2010

Cosa è successo a Taricone?

mercoledì, giugno 30th, 2010

Premesso che del fatto specifico non so nulla, premesso che Taricone non l'ho mai visto neanche in TV, premesso che pur avendo fatto qualche dozzina di lanci e avendo frequentato l'ambiente per un paio d'anni non sono un grande esperto in materia, visto che la stampa ufficiale non sa che pesci pigliare e che questa vicenda mi pare un film già visto e rivisto ci provo io a fare una ipotesi su quello che è veramente successo.

Tutti si chiedono: come è possibile schiantarsi pur avendo il paracadute competamente aperto ed essendo ormai arrivati quasi a terra?
La spiegazione è semplice: secondo me si è trattato di un "gancio".

Ma andiamo con ordine...

Dovete sapere che lanciarsi col paracadute è come andare in moto. La prima volta provi una emozione fortissima solo nell'accendere il motore, quella successiva dai una bella sgasata. Poi magari provi ad arrivare a 100 all'ora. Nel giro di un anno o due vuoi vedere fino a che velocità si arriva e così stiri la sesta in autostrada.
Alcuni (più inclini al rischio) si cimentano in sorpassi azzardati, impennate, fughe dalla polizia, gare ed altre follie.
Analogamente quando ti lanci la prima volta è come morire: una  emozione che ti ricorderai per sempre. Le volte successive è sempre il massimo e non vedi l'ora di metterti alla prova saltando di nuovo. Nel giro di poco però la paura svanisce, e quindi l'adrenalina si ridimensiona di molto. Ecco che allora comincia l'escalation del rischio, e quelli più inclini (esattamente come succede con la moto) cominciano le loro follie.

Normalmente si arriva a terra letteralmente in punta di piedi... ma dopo un pò sai che palle! Quanto sarebbe meglio arrivare per terra a 90-100 Km/h sfrecciando orizzontalmente sull'erba, magari a pochi metri di distanza dagli spettatori che ti stanno a guardare? Ecco che allora si provano a fare i primi gancetti... prima alti e timidi, poi sempre più bassi e veloci.

Quella del "gancio" è una manovra spettacolare, emozionante, pericolosa e proibita che non è raro vedere in qualsiasi dropzone.
La prima volta che ne vidi fare uno mi si gelò il sangue perchè per un attimo mi convinsi di trovarmi nella scena di un incidente mortale. Quella volta a farlo fu il mio istruttore e andò tutto bene ma qualche tempo più tardi, invece,  un altro compagno ci rimise la davvero la vita. Aveva appena quarant'anni.
Subito dopo ci fu una ispezione dell'Enac (tutto molto all'Italiana... una pura formalità) e per un paio di settimane si rigò tutti dritto.
Arrivò anche una circolare dell'associazione nazionale che ricordava che quella manovra era causa di numerisissimi incidenti e quindi rigorosamente proibita. Tutti gli istruttori erano tenuti a vigilare e a punire severamente chi la praticasse.
Parole al vento... non passò infatti nemmeno un mese da quell'incidente mortale che un altro impavido si salvò miracolosamente le gambe e/o la pelle.

Penso che tutte le spiegazioni che ho letto (vento, errore umano, malfunzionamenti...) sono inverosimili per le circostanze descritte. Sono pronto a scommettere che Taricone è morto facendo un gancio, esattamente come successe a quel mio compagno e a tanti altri prima di lui.
Quello del paracadutismo è un ambiente particolare che vive di logiche proprie e di regole non scritte che sono incomprensibili agli occhi di chi non ne fa parte. Incidenti del genere ci sono, ci sono stati e continueranno sempre ad esserci anche in futuro.

Ho un condizionatore che è una bomba

martedì, giugno 29th, 2010

In genere il condizionatore fisso è un lusso riservato alle abitazioni residenziali o alle villette singole, la maggior parte degli appartamenti di New York ne è quindi completamente sprovvista.
Intendiamoci, non sto dicendo che a New York si vive senza aria condizionata bensi che se la vuoi (e la vuoi!) te la devi comprare e istallare da solo. Mentre il primo appartamento di Roosevelt Island ne era dotato, nell'appartamento popolare in cui sto adesso mi sono dovuto arrangiare.

Ne esistono fondamentalmente di due tipi: quello da tenere in giro per la stanza tipo pinguino de longhi o quello da finestra. Nel primo caso le potenze sono ridotte e c'è lo scomodo degli ingombri, nel secondo invece oltre al rendimento superiore c'è il vantaggio che una volta montato te lo scordi per sempre. Io ovviamente ho optato subito per la soluzione migliore, ma come fare per montare da soli un condizionatore sulla finestra del secondo piano di un condominio? Gli Americani, capaci di standardizzare qualsiasi cosa, hanno pensato anche a questo e hanno reso l'operazione una cosa semplicissima.

Basta infatti acquistare quello più adeguato alla stanza da raffreddare (metrature e potenze sono scritti sulla scatola) e  appoggiarlo sul davanzale della finestra. Essendo le finestre tutte a scorsoio, basterà incastrare l'unità raffreddante tra il davanzale e la parte scorrevole della finestra. Le due parti laterali sono sigillate da un soffietto di plastica regolabile.
La cosa incredibile è che sia sulla finestra che sul condizionatore sono riportati dei fori combacianti su cui applicare delle viti in modo da evitare l'apertura accidentale della finestra e la conseguente catastrofica caduta in strada dello stesso.

Eh si, perchè se apri la finestra vola tutto di sotto! Basta una distrazione e una bomba da circa quaranta chili viene sganciata dal tuo appartamento. Per evitare queste spiacevoli conseguenze la città ha reso obbligatoria l'istallazione di una staffa di sicurezza da montare esternamente. Io, non avendo un buon trapano a disposizione, non l'ho ancora montata ma conto di farlo entro il weekend. Non mi sono affrettato perchè ho costatato che quasi nessuno la fa: la maggior parte usa semplicemente degli spessori in legno, molti altri addirittura lo tengono incastrato senza nessun tipo di sicurezza.

Se dovessi smettere di scrivere all'improvviso vuol dire che sono al carcere di Rikers Island perchè si è aperta la finestra e la bomba ha fatto centro.

Italiani e Carte di Credito

lunedì, giugno 28th, 2010

Qui in America al ristorante si paga regolarmente la mancia. Pagarla in contanti è banale: basta lasciare in un astuccio che ti danno loro i soldi del conto più una cifra che va dal 10% al 20%. Ti alzi e te ne vai indisturbato.

A questo punto, mi succede da anni, ogni volta che con me c'è un Italiano dall'Italia mi viene chiesta con un certo stupore e con un ghignetto malefico sempre la stessa domanda: "E se uno se ne andasse senza mettere dentro i soldi?!?"

Il bello però viene quando si decide di pagare la mancia con la carta di credito. La procedura è un pò meno semplice e in genere gli Italiani storcono subito il naso:

1) Inserisci la carta nello stesso astuccio riservato al contante
2) Il cameriere prende l'astuccio e lo porta via, dopodichè passato qualche minuto te lo riporta assieme ad un foglietto di carta da firmare
3) firmi il foglietto (su cui sono riportati gli estremi della transazione) e sotto aggiungi la cifra da devolvere in mancia col relativo totale
4) prendi la tua carta di credito da dentro l'astuccio, prendi una copia del foglietto come pro-memoria e te ne vai

In questo caso l'Italiano di turno immancabilmente si allarma e domanda: "come è possibile che si prendono la mancia se non hanno più la carta di credito?" E soprattutto: "chi me lo dice che invece di prelevare la cifra che ho scritto si prendono di più?"

Tu spieghi che nessun commerciante qua farebbe truffe così perchè si va in galera e si rimane segnati a vita, e poi alla fine anche se succedesse la truffa la farebbero a VISA, mica a te! Spesso si lasciano convincere ma alla fine sconsolati sbottano: "va beh la prossima volta però pago col BANCOMAT!" heheheheheheeheh

Il sogno americano

giovedì, giugno 24th, 2010

Stamattina ero a fumare una sigaretta con un ex-collega sulla quaeantaduesima. A un certo punto passa un altro suo nuovo collega sui cinquanta e si ferma a fumare con noi, uno sui cinquanta: polo sbiadita, pantaloni sgraziati, scarpe grossolane. E' un tecnico come tanti e a giudicare dall'abbigliamento (qui l'abito FA il monaco) neanche tanto affermato.
E' però uno che è passato attraverso gli anni del boom, quelli in cui lavorare nell'ambiente corporate disastrato di oggi significava veramente vivere il sogno americano.
E infatti per hobby, tra le altre cose, fa il pilota e possiede da vent'anni un piccolo aereo Piper col quale nel weekend scorrazza sopra Manhattan.
Capito cosa significava "Manhattan" negli anni ottanta e novanta? Significava che un tecnico qualsiasi di Long Island si comprava la barca o l'aereo. Bei tempi veramente...

Un sabato interessante

domenica, giugno 20th, 2010

Per salire fin dentro la testa della statua della libertà normalmente la lista d'attesa è di 4 mesi. Un collega in visita è però incredibilmente riuscito riuscito a trovare due per il giorno successivo e così abbiamo approfittato. Il motivo di questa attesa così lunga è che per ovvii motivi è possibile far accedere alla statua solo 240 persone al giorno contro le circa ventimila persone che quotidianamente visitano Liberty Island.
L'organizzazione è perfetta e si viene accolti come VIP. L'interno del monumento è stato di ricente ristrutturato e nonostante i 120 anni suonati tutto sembra stato costruito il giorno prima. La scala a chiocciola che percorre l'ultimo tratto è sicuramente la più ripida che abbia mai percorso in vita mia.

Dopo i biglietti last minute c'è stato un altro colpo di fortuna del tutto inaspettato: la Red Bull Air Race.
Io non mi ricordavo di questa manifestazione e quando all'improvviso ho visto un elicottero fare un loop sopra l'Hudson river devo dire che ci sono rimasto di stucco.
Il bello è che da Ellis Island, (compresa nei $15 del biglietto per la statua della libertà), era possibile vedersi lo spettacolo praticamente in prima fila e senza neanche pagare neanche il biglietto delle tribune ufficiali che stavano almeno al triplo della distanza.

Infine un brivido. Il traghetto che ci stava trasportando da un'isola all'altra assieme a circa altre cinquecento persone ha rischiato una collisione con una grossa barca da diporto. Quasi nessuno si è accorto di nulla quando i nostri motori sono stati messi indietro tutta e nonostante la virata delle due imbarcazioni siamo arrivati sicuramente a meno di cinque metri di distanza. Una situazione talmente bizzarra che pur avendo la macchina fotografica in mano non sono riuscito a scattare neanche una foto.

Zeus 1 – Cristo 0

venerdì, giugno 18th, 2010

In Ohio un fulmine ha colpito e polverizzato una statua di Gesù Cristo alta venti metri e pesante sette tonnellate. Sconvolgimento dei fedeli e danni per circa settecentomila dollari.

Nel timore di azioni di rappresaglia è stato evacuato il monte Olimpo.

AP Photo

iPhone FAQ reloaded

mercoledì, giugno 16th, 2010

Aggiornamento del 21 Giugno: come preannunciato da voci di corridoio e dopo mesi di attesa il Dev-Team ha finalmente rilasciato le ultime versioni dei suoi tool. Si possono quindi di nuovo sbloccare via software quasi tutti gli iPhones in commercio. Compreso il mio!

In vista dell'imminente lancio della nuova versione, e visto che tira di più un iPhone che un carro di buoi, è bene fare un rinfresco delle F.A.Q.:

- Alain, se vengo in America mi posso comprare l'iPhone per poi portarlo in Italia?
No, non puoi. Qui li vendono solo dietro contratto. In qualche catena forse è possibile acquistarlo senza nessun obbligo contrattuale ma i prezzi sono gli stessi che in Italia, per cui non conviene.

- Si ma se faccio il contratto e poi non pago? Tanto me ne torno in Italia, chissenefrega?
Ah bello, qui siamo in America... mica sono scemi. Il contratto non te lo faranno mai. Se poi anche tu entrassi nell'Apple store con una mitraglietta e riuscissi a rapinare un iPhone sotto la minaccia delle armi in Italia non lo potresti usare ugualmente perchè tanto sarebbe bloccato.

- Ma cazzo che dici? Ho un cugino di Napoli che sa sbloccare qualsiasi iPhone!
Non si tratta si sigarette di contrabbando... Attualmente nessuno sa ancora come fare per sbloccare i telefoni aggiornati alle ultimissime revisioni del firmware. Lo so che non ci crederai, ma è così.

- E quindi? Come cazzo devo fare per comprarmi un iPhone in America? Tu come hai fatto?
Semplice: www.ebay.com. Ti venderanno un iPhone nuovo (o usato) prodotto prima che introducessero le ultimissime reversioni.
Devi stare attento però a non resettarlo mai (come ho fatto io) perchè se no si aggiorna da solo e a quel punto sei fregato e lo potrai usare al massimo come iPod. (MAREMMA MAIALA!)

- Hahahaha e adesso come fai? Sei proprio un coglione!
Lo so. Ma che ci posso fare? Chi lo avrebbe mai detto che semplicemente resettandolo (senza iTunes!) si sarebbe aggiornato da solo? Si dice che il Dev Team abbia la soluzione al mio problema e che per evitare contromosse stiano aspettando il rilascio dell'iPhone 4 per renderla pubblica. Non mi resta che aspettare, o passare ad Android.

Martinsicuro Beach Club – NEW YORK

sabato, giugno 12th, 2010

A Steinway Street, invece che la solita distesa di negozietti poveri di Astoria c'era incredibilmente un bellissimo lungomare in stile Europeo e dalla parte opposta a Manhattan si estendeva prima una lunga striscia di sabbia chiara, poi il mare.

Saranno state le venti di una sera d'estate e passeggiavo lungo questo improbabile lungomare. Poca gente in giro, ampi spazi, molta luce e aria frizzante. Ad un certo punto noto un casottino di legno. Era ancora mezzo verniciato e mezzo no ma avevano già montanto l'insegna che diceva in caratteri simil-ellenici "Martinsicuro Beach Club" e sotto in maiuscolo "NEW YORK".

"Porca puttana!", ho pensato. Che bella idea... Un bel barettino sulla spiaggia per tutti i ragazzi di Martinsicuro che vivono a New York... è  geniale. Ed ecco che in quel momento proprio davanti al bar noto che c'erano già alcuni  ragazzi. Erano molto più giovano di me e quindi non li conoscevo nemmeno di vista ma nonostante ciò era certo che fossero di Martinsicuro.
"Bello il bar eh?... Sapete quando apre?" Chiedo direttamente in Italiano. E loro: "No, non lo sappiamo ma manca poco, lo apre Matteo Bianchini"

Matteo Bianchini?!? Mi sta bene il mare nel Queens, mi sta bene il baretto... ma che sia pure di Bianchini era troppo così mi sono reso conto che era tutta una cazzata e, con un pò di nostaglia, mi sono svegliato. Ci sono rimasto male che fosse solo un sogno perchè una bella spiaggetta poco affollata e soprattutto un piccolo baretto Martinsicurese ci stavano proprio bene nel Queens  (magari non di Bianchini però... meglio farlo fare a Francesco Yastà!)

Daniele Capezzone, anzi Daniele Luttazzi

mercoledì, giugno 9th, 2010

Mi occupo dopo tanto di un fatterello Italiano che mi sta a cuore.

Oggi leggendo "la Repubblica" online mi sono veramente cadute le braccia.
Come sapete sono (anzi ero) da sempre un grande fan di Daniele Luttazzi.
La notizia che ho appreso ha per me dell'incredibile e forse anche del grottesco: pare che Luttazzi abbia spudoratamente copiato dozzine di battute da diversi comici Americani.

Lui si difende dicendo che è tutto falso e che le sue "citazioni" di altri comici non sono in realtà nulla di nuovo. Le sue laconiche spiegazioni però non mi convincono, anzi... rafforzano secondo me la tesi di chi lo accusa.

Tutto nasce dall'opera certosina di un blogger che si è messo a confrontare le battute degli spettacoli di Daniele Luttazzi con quelle dei mostri sacri del cabaret Statunitense. Questo lavoro è stato poi riassunto in un video imperdibile che dopo essere stato caricato su Youtube col titolo "Il meglio [non è] di Daniele Luttazzi" è stato censurato addicendo la classica scusa (in questo caso banale quanto imbarazzante) del copyright.

In qualche modo però il video originale è ancora disponibile e se siete appassionati vi invito a vederlo. E' un lavoro eccellente dal finale che vi lascerà senza parole: Luttazzi racconta di quando se la prese con Antonio Ricci perchè Paolo Bonolis gli aveva copiato una battuta omettendo di specificare, come il documento indiscutibilmente dimostra, che quella stessa battuta fu recitata anni prima da George Carlin!

Insomma, oggi ho avuto una grossa delusione perchè fino a ieri Luttazzi lo consideravo a tutti gli effetti un genio e da oggi in poi dubito che potrò mai più ascoltarlo con le stesse orecchie e con lo stesso gusto di prima.
Credo che fino ad ora solo Daniele Capezzone possa essere riuscito a procurarmi un dispiacere così grande ed inaspettato. Il che, per uno che svolge il ruolo che svolge Luttazzi, è tutto dire.

P.S.
Caro Daniele Luttazzi, sappi che se vieni a New York ci sarà un bel comitato di benvenuto anche per te!

Il dubbio

lunedì, giugno 7th, 2010

Un mese fa mi ferma per farsi una foto una ragazza poco più che ventenne. Messa bene eh... aveva tutto al posto giusto, un bel sorriso rotondo, due bei occhi abbondanti.
Di dove sei, di dove non sei: sono di Santo Domingo. Ah che bello, perchè io sono Italiano. E lei: Italianoooooo? Incredibile... sai io riparto martedì, e sto cercando un fidanzato...
A questo punto si ferma la scena, il traffico pedonale di Herald Square si paralizza, l'inquadratura sobbalza dal primo piano di questa caraibica di primo pelo a me. Tutta New York attende la mia risposta. Prendo fiato e scandisco con calma: bene, sei venuta nel posto giusto, sono sicuro che lo troverai!
E la lascio andare.

Oggi eravamo a Times Square anzichè a Herald e si ferma una ragazza non per la foto ma per chiedere una informazione.
Exxxcuse me wher iss Litttle Itali? E io: Italiana? E lei: no, I am Brazilian.
Capito l'antifona? Brasile, robbba tosta... serie A... non si scherza. A quel punto, come un pazzo sconsiderato mi sono messo a spiegarle che per arrivare a Little Italy doveva prendere la N downtown, scendere a Canal Street, andare verso Est e poi girare a sinistra su Mulberry Street.
Ci voleva tanto a dire: "Sono Italiano - finisco alle 22 - ti ci porto io a mangiare una pizza come si deve" ?

Ora che ripenso a queste scene mi viene un dubbio: ma fosse che a forza di stare a New York mi sono rincoglionito veramente?!?