Archive for novembre, 2010

Aquile

martedì, novembre 30th, 2010

Volevo scrivere altro ma ho cambiato idea. Senti questa:

Non so come sia possibile ma oggi senza nessun motivo mi è tornato in mente AQUILE, uno sceneggiato RAI del 1989.

All'epoca io avevo dieci anni e come tanti altri ero infoiatissimo con l'Aeronautica Militare. A differenza degli altri però, per un bel periodo, lessi diverse riviste e diventai esperto al punto che tutt'oggi solo guardando lo spigolo di un qualsiasi caccia posso riconescerlo.

Nel bel mezzo di questa mia passione la RAI esce fuori co sto sceneggiato da paura. Bello... Tutto ambientato attorno ai G-91, ai Tornado ma soprattutto agli F-104 Starfighter, i miei caccia preferiti di sempre. (Una volta, grazie al più bel regalo che mio papà penso mi abbia mai fatto, ebbi anche modo di salire dentro un F-104 in linea di volo presso il quinto stormo vicino Rimini. Indimenticabile, me lo ricordo come fosse ieri).

Il nero di chiamava Coleman, ed era figlio di una donna napoletana che aveva avuto una storia con un pilota americano in missione a Napoli. L'attore mezzo biondino, pilota di Tornado, era sempre il primo della classe. Il suo nickname era "NULLUS SECUNDUS". Il moro invece, quello fidanzato con la protagonista, era più ribelle e pilotava F-104. Una volta durante una esercitazione il biondino ed i moro si sfidarono in un dogfight non autorizzato e nella foga si dimenticarono dei missili "Spada" (un tempo veramente schierati a difera aerea) e quindi vennero simbolicamente abbattuti. Cazziatone del comandante al rientro... Pensa te quanti dettagli ancora mi ricordo.

Guardate le facce, la musica. Anni 80/90 a catena... Fantastico. Una testimonianza degli anni passati, di quando ero bambino ed il futuro era luminoso e sorridente. Che nostalgia

Ciao

Google Hijack

lunedì, novembre 29th, 2010

Ormai tutto deve dipendere dal tuo account online tipo quello di Google: la posta, il telefono, i video che guardi o che pubblichi, le tue foto, il tuo blog, i commenti che posti nei blog degli altri ecc...

Oltretutto, gli altri siti sono in genere linkati alla tua e-mail per cui a questo discorso si aggiungono potenzialmente gli acquisti che fai (ebay), le interazioni coi tuoi amici (facebook), le storielle che hai in giro (siti di incontri online... si che lo sai non dire di no), i libri che leggi (amazon), i viaggi (orbitz) e così via. Insomma, volendo alla fine tutto si riconduce ad una singola password e a qualche altra informazione personale che chiunque potrebbe facilmente ritrovare.

Avete mai pensato cosa può succedere se vi dirottasero l'account?

Stamattina mi è arrivata una e-mail di una vecchia amica. Diceva così:

I'm writing this with tears in my eyes, I came down London for a fashion show unfortunately I was mugged at the park of the hotel where I stayed. My cash, credit card and my cell were stolen from me. I've been to the embassy and the Police here but they're not helping issues and my flight leaves in less than 3hrs from now but am having problems paying for the hotel bills and the hotel  manager won't let me leave until I pay the bills, I'm freaked out at the moment. Please I need your help.

La mail è partita dal suo account di gmail, con tanto di indirizzi e saluti in calce. Tutto come sempre. Io ovviamente ho intuito che era una truffa e quindi ho risposto. Ne è conseguito uno scambio di 3 e-mail che si è concluso con un account di Western Union in UK verso cui è stato chiesto di fare un bonifico di 850 dollari.
Dopo aver contattato questa amica la corrispondenza con il truffatore, completa di tutti i dettagli tecnici, è finita in un file dell'FBI.
Oltre a google le hanno fregato anche facebook e ora lei è disperata. La cosa strana di tutta questa storia è che qualcuno sta anonimamente chiamando il suo numero di cellulare da ore. Vogliono solo sapere il suo nome poi mettono giù.

Come sia possibile rubare un account di google è difficile da stabilire. Le possibilità sono tre: un difetto di google (improbabile), una ingenuità commessa dalla vittima o un difetto del sistema utilizzato. In ogni caso la facilità con cui al giorno d'oggi si possono perdere tutti i propri dati personali è incredibilmente preoccupante.

Al rischio delle truffe si somma la consapevolezza che tutto quello che fai, dici, compri, leggi o scrivi viene indicizzato e salvato negli archivi di una manciata di aziende, l'anonimato visto come una minaccia, l'equivalente odierno della cabina telefonica (il wifi senza autenticazione) proibito dalla legge. Sono scenari che se fossero stati previsti avrebbero fatto leccare i baffetti a gente come Adolf Hitler o drizzare le parrucche ai pensatori che hanno scritto le nostre costituzioni moderne. Noi invece neanche capiamo il pericolo.

Aria di casa

lunedì, novembre 29th, 2010

Allora senti le ultimissime dal fronte della sanità Americana: una ragazza fa la cameriera e quindi non ha un cazzo di assicurazione sanitaria (o quasi). Mentre a casa pulisce il bagno scivola e batte rovinosamente la faccia per terra. Va al pronto soccorso e le danno una medicata ma non avendo nessuna copertura non le fanno neanche una lastra. Il medico la avverte: il naso è certamente fratturato e serve un intervento entro massimo 7 giorni altrimenti rimarrà storto. Lei ovviamente non ha ventimila dollari da spendere e quindi se lo terrà così. Per sempre.
Un'altra ragazza fa la studentessa quindi niente assicurazione nemmeno lei. Il suo cagnolino giocando le da un morso sulla caviglia e al pronto soccorso le applicano 3 punti di sutura. Dopo una settimana arriva a casa il conto: 1970 dollari senza passare dal via. Dai moooooo!

Comunque, messe da parte queste imperfezioni del sistema l'America mi piace. Anzi no rettifico: mi piace New York City. Mi sento proprio di qui. Lo so che è strano: lo è anche per me... ma che vi devo dire? Arrivo dopo tre o quattro giorni di assenza e nel ritrovare le strade affollate, i negozi uno sopra l'altro, l'odore della metropolitana, la moltitudine e la diversità delle persone mi sento a casa.
E' un posto duro eh... per molti versi disumano, però una volta che ti entra dentro non riesci più a liberartene. Insomma sono nel bel mezzo di un grosso casino. Nel centro del guado. Che periodo ragazzi...

Va  beh. Buona notte a tutti. Domani si ricomincia

Ciao!

You don’t know Jack: la storia del Dr. Kevorkian

sabato, novembre 27th, 2010

Avevo sentito vagamente nominare Jack Kevorkian in un paio di occasioni ma stupidamente non mi ero mai interessato al suo caso perchè pensavo che si trattasse di un criminale qualunque.
Oggi, per caso, mi è capitato sottomano il film "You don't know Jack" (con Al Pacino) e così ho scoperto la sua storia: Jack Kevorkian non è affatto un criminale qualsiasi, Jack Kevorkian è un uomo che in nome della giustizia ha avuto il coraggio di trasgredire la legge davanti a milioni di persone per poi accettare pacificamente le conseguenze.

Il Dr. Kevorkian si è battuto per difendere il principio secondo cui morire è un diritto inalienabile di ciascun individuo, esattamente come quello di vivere. L'ho già detto e scritto almeno mille volte ma non mi stanco mai di ripeterlo: sono a favore dell'Eutanasia e stavolta aggiungo anche che, per quanto mi riguarda, Jack Kevorkian è un eroe.

L’Italia come la Korea?

martedì, novembre 23rd, 2010

Quando sento parlare  di Korea del Nord e Korea del Sud automaticamente le ricollego all'Italia. Del resto, se ci pensate bene, siamo sulla strada giusta e così oggi mi sono così divertito a riadattare la pagina odierna del NYT ad un possibile scenario Italiano del Novembre 2030 con l'Italia del Nord che bombarda quella del Sud.

Il risultato è al tempo stesso divertente ed angoscioso.

Leggi tutto

Montauk, Suffolk County. Martinsicuro, Teramo.

domenica, novembre 21st, 2010

Weekend a Mantauk, 120 miglia ad Est di NYC, proprio sul punto più estremo di Long Island.

Alla fine del 700 qui eressero il primo faro di tutto lo stato. Nel corso di tre secoli, quel faro e la dozzina che sono stati costruiti in seguito, hanno indirizzato migliaia di navi provenienti dall'Europa verso New York.
Fino al 1890 le lampade erano ad olio e di il carburante veniva pompato a mano fino alla sommità. Un lavoro di manutenzione continua ne garantiva il funzionamento. Oggi vedere un faro sembra uno scherzo... una volta invece era lavoraccio mantenerli in funzionamento.

Alla base c'è un bel museo che spiega tutta la storia. Bello si... ma in fondo... è un solo faro! Gli Americani quelle quattro stronzate storiche che hanno le tengono al massimo dello splendore e alla fine le fanno diventare interessanti. Biglietto di ingesso 9 dollari: pagare vedere cammello!

Vedere quanto quanto sono organizzati mi fa girare le palle come fossero pale eoliche. Mi incazzo perchè penso al valore delle risorse che abbiamo da noi che potremmo sfruttare come nessun altro al mondo e che invece trascuriamo. Mi incazzo perchè ripenso a Pompei. Ma ti rendi conto? Questi qua per un faro costruito l'altro ieri hanno un sito da paura... noi a Pompei abbiamo i mariuoli che fanno il pizzo sui cessi e dei luoghi vecchi di duemila anni che crollano spontaneamente! Una rabbia...

Ah... vogliamo parlare del turismo? Questi campano solo col turismo. Non ci sono altre attività produttive. Sembra di stare in una foresta in Amazzonia: natura incontaminata, costruzioni leggere perlopiù in legno. Porsche a catena. Motel uno dietro l'altro. In estate bisogna prenotare almeno due settimane in anticipo, in inverno non serve la prenotazione ma la cento dollari se ne va ugualmente per passarci la notte. Una calma ed una pace surreale.

Penso a questo e tornano a girarmi i coglioni. E si perchè in Italia io vivo in un posto che naturisticamente parlando Montauk al confronto è uno schifo. Ma scherzi? Innanzitutto noi abbiamo il mare e non l'oceano. Oltre ad essere più bello, più calmo e più caldo il pesce qui fa schifo: fanno delle fritture di una banalità tale che da noi non le daremmo manco ai cani. Bene che ti vada bolliscono qualche aragosta e ci mettono sopra delle salse da fast food. Roba da età della pietra. Da noi si mangia, qui si sfamano. Poi noi abbimao il paesaggio collinare ed anche quello montano. Loro non hanno colline o montagne: solo mare. Hanno delle belle foreste ma vuoi mettere? Non ci sono paragoni. Gli facciamo dieci a zero. E allora perchè mi girano?
Semplicissimo! Perchè ancora una volta quello che c'è qui viene preservato e mantenuto alla massima efficenza. Da noi invece?

In trent'anni hanno costruito proprio in riva al mare una caterba di appartamenti economici trasformando la nostra Montauk in una selva di cemento. Interi quartieri dormitorio che fanno schifo. Ci abitano solo le puttane: ed è così eh...! non ci nascondiamo dietro un dito. Le altre zone, quelle sopravvissute alla cementificazione, sono completamente inutilizzate.
La preservazione insomma è andata a farsi benedire. E la manutenzione? Vi faccio solo un esempio: sono sei anni che c'è l'unico sottopassaggio che da accesso al paese che si allaga. Io ci feci un bel testacoda nel 2005, altri ci hanno distrutto le macchine ma niente da fare: non si riesce a riparare.
L'ho denunciato pubblicamente sia quando a momenti mi ci ammazzo che più di recente e sai che mi hanno risposto? Di starmene zitto perchè mia madre (quando io ero un bambino) era un amministratore comunale allo sport e alla pubblica istruzione (non ai lavori pubblici). Capito che roba? Si deve guardare al dito, non alla luna.
E vogliamo parlare invece dei bellissimi campi da tennis in riva al mare? Sono di terra rossa ma ci cresce dentro l'erba. E' una nuova specialità a metà strada tra clay e Wimbledon. Ci faranno il Martinsicuro Open.

Va beh va... me ne torno a New York City. Ciao a tutti

P.S.
Se mai tornassi a vivere a Martinsicuro farò due cose:
1) Manterrò un blog di denuncia (www.martinsicuro.com) con lo scopo esclusivo di rompere i coglioni alle amministrazioni comunali che si susseguiranno
2) Organizzerò un gruppo di operai volontari per la manutenzione del paese

Parola d'onore

Tower Heist

sabato, novembre 20th, 2010

Stasera torno a casa e trovo tutta la strada illuminata a giorno. A metà della via una folla osservava pazientemente qualcosa. Ho capito subito: stavano ancora girando Tower Heist!

Salgo le scale al volo per prendere la macchina fotografica e scendo di nuovo: dietro due finte auto della polizia trovo Eddie Murphy e Ben Stiller intenti a girare una scena chiave del film. In tutto il pezzo durava sui venti secondi ma gliel'ho visto rifare almeno trenta o quaranta volte. Una cosa ossessionante.

Murphy viene ammanettato, e mentre lo caricano a forza su una delle macchine si mette a gridare: "Yo! Stop! Police Brutality!". In quel momento passa Stiller per la strada e così Murphy si rivolge direttamente a lui: "Man take a picture, take a cell picture! Be my witness... Call my brother, he got the money... tell him to go to the bail bond and take me out!"

Mentre fino alla nausea ripetevano sta scenetta, una organizzazione impressionante si occupava delle riprese, dei microfoni, delle luci, del controllo dei passanti che osservavano in religioso silenzio.
I poliziotti erano come quelli veri. Incredibile... Tutto nei minimi dettagli. Penso che usassero divise vere.
Osservando attentamente sono però riuscito a scovare un difetto significativo: le auto erano del 31esimo distretto ma gli agenti avevano le divise del ventisettesimo. Come si può fare uno sbaglio del genere? L'ho fatto allora presente ad un finto-agente il quale accortosi della pecca ha subito contattato il responsabile di quelle cose. Ne è seguita una piccola discussione e credo qualche imprecazione. Troppo tardi però per sostituire le mostrine con quelle giuste. L'errore entrerà in produzione.

Stiller molto umile. Quasi inosservato. Murphy invece sempre al centro dell'attenzione si atteggiava e saltellava continuamente. Tra le riprese di campo e controcampo è passato a prenderlo un macchinone nero per portarlo chissà dove. Stiller invece se ne stava per i fatti suoi dentro un camper grande più di un monolocale a Manhattan.

Due i momenti esilaranti: il primo quando Murphy ha sbagliato una battuta. Ne è uscito brillantemente con una delle sue smorfie e tutti siamo scoppiati a ridere. Il secondo invece quando durante il controcampo sono passati tre ragazzotti un pò sfacciati. Uno di loro grida a squarciagola: "Where is my fuck you man???" Murphy allora alza le braccia al cielo e risponde "Here I am!!!" Tutti a ridere di nuovo. A quel punto uno della sicurezza interviene per chiedere gentilmente ai giovanotti di allontanarsi ma il capobanda conlcude il suo audace intervento con un bel : "leave me alone, we're on the public street you douchebag!". Poi finalmente se ne vanno e le riprese possono proseguire.

Dovrebbe essere al cinema tra circa un anno.

P.S.
Appena posso monto il video che abbiamo girato

Il negozio dei trenini a Midtown

venerdì, novembre 19th, 2010

Allora senti questa:

Manhattan è un luogo quasi interamente sintetico, artificiale, per molti versi anche finto. E' un luogo dell'immaginario popolato da personaggi che svolgono un ruolo, non da persone. Una volta un ragazzo del Bronx mi spiegò che Manhattan aveva ormai perso il suo vero "taste".  E aveva ragione...

Ogni tanto però, accidentalmente, ti può capitare di riassaporarlo quel suo vecchio sapore. A me è successo oggi.
Avevo appena finito di pranzare da goodburger (dove due vecchissime canzoni che mi hanno un pò messo malinconia) quando uscendo abbiamo notato una strana insegna di un negozio di treni giocattolo. Ce ne siamo accorti perchè il cartello imitava un pò grottescamente  il suono di una locomotiva a vapore: "ciu-ciuuu ciu-ciuuu ciu-ciuuu".  Trenini giocattolo??? Abbastanza insolito per un posto come la quarantacinquestima strada nel bel mezzo dei grattacieli di midtown. Incuriositi siamo entrati.

Fatti due piani di scale verso il basso ci siamo ritrovati in un sotterraneo locato sei metri sotto terra e almeno trent'anni nel passato: macchinine, soldatini, aeroplanini e trenini appesi sulle pareti anguste. Spazi ridottissimi, scaffali disordinati e polvere ovunque. Ho capito subito di trovarmi in uno dei posti più genuini della città, un sito archeologico, uno stargate per viaggiare indietro nel tempo. Hanno anche un sito web che però non rende l'idea: Il posto è magico e per capirlo bisogna solo entrarci.

Il proprietario, cordialissimo, indossava due enormi occhiali con lenti ad ingrandimento. Davanti a lui sul bancone riposava indistrurbato il suo bellissimo gattone rosso. Come garzone un signore ancora più anziano (avrà avuto sessant'anni) coi capelli bianchi. Il proprietario lo chiamava sempre "Professor".
Cosa ancora più incredibile, c'erano anche dei clienti! Un uomo di mezza età ha comprato tre piccoli vagoni merce, una coppia di signori distinti invece dei soldatini impolverati. Ritmi lentissimi. Maniere fuori dal tempo. Ma eravamo ancora a Manhattan? Di sicuro non eravamo nel 2010.

Che piacere vivere uno scorcio del passato proprio dove e quando meno te lo aspetti.

Incontri newyorchesi

venerdì, novembre 19th, 2010

Oggi ho fatto due incontri newyorchesi. Entrami durati pochi minuti: il tempo di due chiacchiere, quattro risate e via, avanti il prossimo. Ci si saluta per non vedersi mai piu'.

Il primo sulla quinta avenue tra quarantuno e quarantadue. Ero con un collega Italiano e ad alta voce, al centro della strada, la conversazione era del tipo: "ma sei un coglione! per andare da H&M potevamo attraversare subito! - Ma no che attraversiamo... dopo non rompere il cazzo". Mentre discutiamo un ragazzo nero tutto incravattato fa: "are you Italians, do you need directions?". E io: "no, we live here, but my friend is a little retarted...". Il nero si mette sa ridere e cosi' facciamo un tratto di strada assieme. Scopriamo che ha studiato per un anno in Italia. A Chieti Scalo... pensa te. L'Italia gli e' piaciuta talmente tanto da essere rimasto ancor piu' del necessario. Ricordava soprattutto i luoghi di mare e ha nominato Francavilla, Pescara, Chieti, Pineto.
Gli chiedo io: ci vivresti in Italia? E lui: "maaan, are you kidding me? For sure... that place is great!". Allora ci mettiamo a ridere perche' io e il mio collega, al contrario, faremmo carte false per rimanere a NYC. Per la serie "l'erba del vicino e' sempre piu' verde" lui allora commenta sorridendo con un: "that means you got problems my friend!". Ma ragionate un secondo: ve lo immaginate uno studente universitario americano coi soldi in tasca, palestrato, nero, al mare sulla costa Abruzzese? Questo qua i preservativi li avra' fatti rincarire in quel periodo. E ci credo che gli piace l'Italia!... Ci mancherebbe altro.
Ci siamo salutati con una tenace stretta di mano proprio sotto uno dei semafori di quarantadue e quinta.

Stasera poi ero con un Newyorchese purosangue, un collega di un "ufficio" diverso rispetto a quello del collega di cui sopra. Prendiamo un taxi e, cosa rarissima, si ferma un tassinaro anch'egli Americano. Sto tipo era veramente da film: sui trentacinque/quaranta, capello lungo fino a meta' schiena col baffo, un accento di ny fortissimo. Guida il taxi dal 1994. Giuro che se avessi avuto una telecamera avrei pagato la corsa ad oltranza pur di poterlo riprendere mentre raccontava le sue storie di vita notturna nel taxi. Priceless, sia nei contenuti che nella prosa. "I've seen it all man... believe me... all!" Ci ha raccontato che una volta sulla dodicesima avenue, a notte fonda, ha visto un tipo nudo che stava a novanta su un idrante dei vigili del fuoco mentre un fotografo professionista lo fotografava da dietro. Il bello e' che mentre era a novanta, con la faccia stava leccando per terra della ... cioccolata (mettiamola cosi') Ci ha anche raccontato di una coppia un po' brilla che a fine turno ha preso il taxi. Ebbene, lui si e' dimenticato di lei. L'ha trovata addormenta il dispatcher quando ormai il taxi era rientrato al garage.

Mi sto vedendo uno ad uno tutti i film di Jim Jarmusch. Che citta'!

Buona notte

America: consigli per i visitatori

mercoledì, novembre 17th, 2010

Oggi mi hanno avvisato che amici di amici di famiglia si trovano in visita a New York e uno di loro a causa si un malore è stato operato d'urgenza. Al quanto pare hanno già pagato 35.000 euro di parcella e non è chiaro se l'assicurazione del viaggio li risarcirà oppure no.

Tempo fa sentii la storia una signora che era qui per visitare la figlia e cadendo si ruppe il polso: l'intervento le costò più o meno la stessa cifra.

Morale della favola: non venite mai, mai, mai e poi mai in America senza assicurazione sanitaria. Ma che sia una assicurazione bella tosta non una qualsiasi perchè altrimenti basta che un ubriaco vi da un pugno in faccia e siete rovinati.

Per il resto consiglio la Lonely Planet. Buon viaggio!