Archive for marzo, 2011

Caro Presidente Obama

giovedì, marzo 31st, 2011

Caro Presidente Obama,

mi permetto di darti del tu perchè qui da voi si usa fare così. Questa è una proposta seria che ti voglio fare. Magari non la leggerai direttamente tu ma spero che qualcuno te la riferisca e che tu ci faccia un pensiero.

Sono un baldo giovane, incensurato, lavoro regolarmente da oltre dieci anni di cui quattro in America, sano, mai votato per i comunisti. Per colpa di alcune mie carenze, purtroppo, sto avendo delle enormi difficoltà per avere la carta verde e siccome ci terrei moltissimo a rimanere in questo paese ti propongo un affare che ritengo vantaggioso per entrambe le parti.

La mia idea è di fare una legge straordinaria (nel mio paese la chiamerebbero una sanatoria) che consenta, dietro il pagamento di una cifra importante, di avere subito la residenza permanente. Io sarei disposto a pagare fino a 50.000 dollari e sono sicuro di non essere l'unico. Sarebbe, in un periodo di crisi come questa, un'ottima maniera per risolvere il problema dell'immigrazione clandestina trasformandolo in una opportunità.
In alternativa, per chi non potesse permettersi di pagare, si potrebbe istituire una specie di "legione straniera" in cui poter riscattare il debito con qualche anno di servizio militare. Sarei disposto a fare anche questo.

In fondo ci sono già circa dieci milioni di persone che lavorano nel sommerso, cosa costerebbe al governo regolarizzarle? Sono convinto che adottando una situazione del genere la società Americana ne trarrebbe doppiamente beneficio.

Cordiali Saluti

Alain De Carolis
New York

Mi chiedo, ma è così difficile l’american dream?

giovedì, marzo 31st, 2011

Mi chiedo ….ma è così difficile l’american dream?
Io e la mia famiglia due piccoli cuccioli di 6 e 10 anni ci siamo rotti le scatole di vivere nel terzo mondo.Si perchè non soltanto vivo in Italia,ma nella profonda Sicilia.E poi dicono che il terzo mondo è in africa.Forse non sono venuti da noi….Mare stupendo,il vulcano più alto d’Europa , e allora ?????????
La civiltà è rimasta +/- come quella arabo-normanna e di anni ne sono passati.
Negli States ho amici , ma non il “famoso zio d’America”.Cosa fare ? E pensare che gli amici mi dicono che il mio lavoro in USA sarebbe strapagato…si proprio come in Italia che non lo riconosce neanche.Che fare ? Partire da sola e poi farmi raggiungere o cos’altro?Boh , sono straincasinata ma una cosa è chiara ::::::::voglio fuggire per far crescere i miei figli dove potranno (probabilmente)avere un’opportunità.
Mi risponderai???Fammi almeno credere nell’american dream

Daniela

Daniela,

non solo ti rispondo ma prendo spunto dal tuo intervento per un post.

Se ancora una volta scrivessi che trasferire armi e bagagli dall'Italia agli Stati Uniti è una operazione per niente banale e dall'esito mai scontato (tanto è vero che io non ci riuscirò) rischierei di essere inutilmente ripetitivo.
Soltanto un avvocato esperto in immigration potrà realisticamente mostrarti tutte le carte che hai da giocare (qualora ne dovessi avere).

Sia chiaro che l'America non è certo il paradiso e per molti Americani il sogno si è orami trasformato in un vero e proprio incubo. Nonostante ciò sono sempre di più gli Italiani come te e come me che sperano di trasferirsi. Sarebbe sicuramente molto più facile optare per l'Europa eppure l'America esercita ancora una attrattiva enorme. Mi riferisco soprattutto a New York, un luogo unico al mondo in cui ci si sente subito a casa propria.

In bocca al lupo

Alain

Android è protestante, iPhone è cattolico.

mercoledì, marzo 30th, 2011

Il fatto è che ormai il mondo si divide tra utenti del computer Macintosh iPhone e utenti dei computer compatibili col sistema operativo Ms-Dos Android. È mia profonda persuasione che il Macintosh iPhone sia cattolico e il Dos Android protestante. Anzi, il Macintosh iPhone è cattolico controriformista, e risente della "ratio studiorum" dei gesuiti. È festoso, amichevole, conciliante, dice al fedele come deve procedere passo per passo [...]. È catechistico, l'essenza della rivelazione è risolta in formule comprensibili e in icone sontuose. Tutti hanno diritto alla salvezza.

Il Dos Android è protestante, addirittura calvinista. Prevede una libera interpretazione delle scritture, chiede decisioni personali e sofferte, impone una ermeneutica sottile, dà per scontato che la salvezza non è alla portata di tutti. Per fare funzionare il sistema si richiedono atti personali di interpretazione del programma: lontano dalla comunità barocca dei festanti, l'utente è chiuso nella solitudine del proprio rovello interiore.

Scritto da Umberto Eco su l'Espresso nel 1994. L'adattamento ai giorni nostri è mio.

Devo ammettere che dopo essersi abituati ad Android si fa fatica a tornare indietro: il pulsantone unico di iPhone mi sembra fatto per i neonati ed i tre tastini addizionali di Android (che inizialmente avevo odiato!) adesso un pò mi mancano.
Le applicazioni di Google sono ovviamente tutte notevolmente superiori rispetto alle controparti di iPhone ed altre, come ad esempio il bellissimo client per gmail, mancano del tutto.

Insomma: Android non è da buttare e anzi per certe cose lo preferisco. Il problema nasce considerando l'esperienza nel suo insieme, nella scarsa cura dei dettagli, nella eccessiva complessità, nella totale ingestibilità dei contenuti multimediali (foto, musica e filmati), nelle rogne introdotte dalla diversità dell'hardware ma anche dalla frammentazione del software intrinseca in Android stesso.

Potrei fare tanti esempi pratici (stavo preparano addirittura dei video di tutti gli impalli) ma voglio evitare di entrare nella palude delle guerre di religione. Vi basti sapere che dopo aver utilizzato estensivamente entrambe le piattaforme e nonostante il prezzo (iPhone 4 mi è costato in tutto 100 euro in più) alla fine sono tornato ad iOS.
Non escludo che in futuro possa decidere di cambiare di nuovo: magari tra un anno Android "2.97 RC2 patchleve7-turbomax-penguinrulez-freeasinspeech" sarà fenonenale mentre per avere "iPhone 6" bisognerà sottoscrivere un mutuo trentennale... staremo a vedere. In questo momento però l'iPhone ce l'ho in tasca, Android su ebay.

Il fenomeno dell’immigrazione visto con gli occhi di un immigrante

sabato, marzo 26th, 2011

In Italia l'immigrazione clandestina è  in larga parte causa della criminalità predatoria che è ormai diffusa in tutto il paese ed i numeri non lasciamo spazio ad interpretazioni: il 38% dei detenuti è un immigrato clandestino, e la percentuale quasi si raddoppia se vengono considerati solo i crimini predatori commessi in determinate aree del paese.
Del resto non serve essere Manganelli per accorgersene. Porto la mia personale esperienza: in due anni di permanenza a Bologna ho subito almeno due casi di tentato furto, un caso di aggressione e innumerevoli proposte di acquisto di stupefacenti, tutto ad opera di giovani immigrati clandestini nordafricani. Una situazione così grave che, nella città rossa per eccellenza, fu addirittura in grado di farmi avvicinare all'estrema destra, farmi leggere (approvandolo) il programma di governo della Lega Nord ed infine anche a votare per Silvio Berlusconi.
Apro il post con questa premessa per chiarire da subito come la penso e per evidenziare l'errore madornale del "buonismo" che la sinistra commette da sempre lasciando così gli elettori interessati alle lusinghe dei demagoghi, dei neo-nazisti e dei delinquenti in giacca e cravatta...

Io sono dell'idea che i clandestini rappresentino un problema, che i migranti a noi utili debbano essere facilitati nell'inserimento del tessuto sociale e che tutti gli altri vadano respinti.
Date uno sguardo al grafico sottostante:

Le proiezioni demografiche sono sbalorditive ed allarmanti: è necessaria una analisi razionale della situazione che sia priva di dogmi o preconcetti ed è indispensabile un approccio pragmatico che sia lontano dalle utopie. La mia conclusione è che purtroppo non c'è spazio per tutti, di conseguenza i migranti clandestini andranno quasi sempre respinti.

Ma come fare?

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New York City Forever

venerdì, marzo 25th, 2011

Stasera c'era la festicciola per il compleanno dell'amico Patrice "no je damo de ceppa", quello delle serate Nepalesi.
Per l'occasione ci siamo mossi di Taxi da Astoria fino al mitico 230 fifth.

Immaginatevi sto Taxi con 4 persone a bordo (una joint venture Italo-Cinese di raro successo) più l'autista, un nero immigrante Africano francofono. Si parte dal Queens, low profile, case basse, povertà. Si passa sul lower deck del Queensboro Bridge (da pochi giorni ufficialmente ribattezzato "Ed Kock Queensboro Bridge") e già da lontano vedi quella muraglia imponente di palazzi illuminati. Spettacolo sempre nuovo. All'improvviso ti trovi a Manhattan e ti accoglie la stazione della funivia di Roosevelt Island (sic). Attraversi Madison Avenue, ti ritrovi sulla quinta. Vetrine, palazzi famosi, bella gente. Le automobili sono un fiume in piena, taxi gialli da tutte le parti. Quanta vita, quante storie, che fretta, chi si ferma è perduto.

Un tempo rimanevo stupito. Notavo particolari ormai irrilevanti, assaporavo ogni secondo. Oggi non più, oggi mi perdo molto di ciò che un tempo mi affascinava. Ed infatti fino ad un certo punto ero distratto, quasi insensibile rispetto a tutto quello che era attorno a me.
Poi però il tassista alza un pò di più il volume dello stereo: la radio Africana di Manhattan (con conduttore che sembra arrivato ieri mattina) sta passando una canzone che gli piace. Le note di quel pezzo d'Africa si diffondono nella macchina. Che ritmo curioso, e poi quello strano strumento... Armonia pura! Vorrei cantare ma ovviamente è impossibile ripetere le parole.
E così mi sveglio: i colori della città, la gente così diversa, le donne così belle. Anche solo per anno, anche solo per un minuto, anche solo per un attimo... so che un giorno potrò dire "io c'ero!".

Che città ragazzi. New York City forever

Fire Fire Fire

mercoledì, marzo 23rd, 2011

Stanotte verso le 4 all'improvviso scatta l'inferno e parte un beep beep assordante alternato ad una voce digitale che diceva FIRE FIRE FIRE!!!

Mej cojoni!, ho pensato saltando giù dal letto pronto al peggio. Subito però mi sono accorto che di fuoco non c'era nessuna traccia. Sarà forse il gas? Il monossido di carbonio? Per sicurezza ho aperto le finestre ma niente. Fortunatamente era un falso allarme e così mi sono arrampicato sul soffitto (alle quattro!) e l'ho rimosso.

Praticamente è successo che lo smoke detector, obbligatorio in tutti gli appartamenti, è andato in allarme a causa dell'esaurimento della batteria. Le regole sono chiare: mentre il detector stesso è a carico del padrone di casa il cambio annuale delle batterie lo deve fare l'inquilino. Io in due anni non lo avevo mai fatto e così è partito l'allarme.

Secondo i vigili del fuoco che due o tre volte all'anno vengono a farci scuola in ufficio, il caso di incendo "things can get ugly real quick"... e bisogna quindi agire subito avendo chiaro in mente cosa fare. Nelle abitazioni private Americane è obbligatorio anche il fire escape, quella costruzione metallica che avete visto in tutti i film e che negli incendi più brutti consente agli inquilini di evacuare il palazzo passando da fuori. Una struttura che al contempo è una sicurezza ma anche una preoccupazione perchè spesso è il metodo preferito dai ladri che vogliono entrarti in casa.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

martedì, marzo 22nd, 2011

Stasera, dopo circa vent'anni, ho rivisto "Qualcuno volò sul nido del cuculo", il capolavoro con Jack Nicholson ambientato nel 1963. Che filmone oh... altri tempi... quando in America si facevano anche bei film e non solo queste stronzate micidiali.

La cosa che mi è rimassa più impressa rivedendolo? Incredibile ma vero, nel film si vede un ospedale pubblico Americano che, almeno secondo gli standard di quel tempo, sembra anche perfettamente funzionante!
I pavimenti tirati a lucido, il personale dedito alla causa, le strutture moderne. Vederlo oggi nell'America in cui senza una cencia di assicuarazione non ti curi neanche un raffreddore fa una certa impressione.

Italia sotto tiro. Meno male che Silvio c’è!

venerdì, marzo 18th, 2011

 

...no perchè dopo che ci fai i bunga bunga, gli baci l'anello, gli prometti soldi ed infrastrutture, gli firmi un accordo di non belligeranza e poi lo bombardi uno magari si incazza pure e ti lancia contro tutto quello che ha.
Armi chimiche comprese...

Meno male che Silvio c'è!

Brave New York

venerdì, marzo 18th, 2011

Ogni mattina vengo al lavoro e prima di entra in ufficio passo dal Pret a Manger per prendere un cornetto vuoto, un panetto di burro ed una scatolina di marmellata alla ciliegia ed ogni mattina, ve lo giuro, penso e ripenso a "Brave New World".

Sicuramente conoscerete il romanzo che in Italiano è tradotto in "Il Mondo Nuovo", un capolavoro scritto negli anni '30 da Aldous Huxley in cui si immagina una società futura rigidamente divisa in cinque caste: "Alpha", "Beta", "Gamma", "Delta" ed "Epsilon". Nel mondo immaginario di quel romanzo distopico, abbandonata la riproduzione "vivifera" (e cioè naturale) tutti gli individui vengono creati in laboratori statali e ciascuno di essi viene geneticamente indirizzato a far parte di uno dei cinque gruppi.

Gli "Alpha", destinati a coprire i ruoli più importanti della società, indotti dalle più favorevoli condizioni crescita psico/fisica, una volta cresciuti saranno più alti e più belli oltre che più intelligenti e complessi.
I "Beta", invece, saranno fisicamente meno prestanti, più bassi ed anche  un pò lenti mentalmente. Gli altri gruppi, a scendere, verranno fin dal concepimento penalizzati gradualmente fino ad arrivare al livello degli Epsilon minus: dei nani in grado soltanto di premere i pulsanti di un ascensore.
Caratteristica fondamentale di questa spaventosa società immaginaria è che oltre a non esistere nessuna mobilità sociale non esiste neanche il desiderio della stessa: in altre parole, chi nasce epsilon rimarrà tale per sempre e sarà anche contento così.

Vi chiederete cosa c'entra il romanzo col cornetto di prima mattina...
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Martinsicuroshima

mercoledì, marzo 16th, 2011
Equivalente dell'area già evacuata a Fukoshima

Equivalente dell'area già evacuata a Fukoshima

"Quando costruirono la centrale nucleare ci garantirono che sarebbe stata sicura, altrimenti non lo avremmo consentito".

Un residente della zona di Fukushima intervistato il 16 Marzo 2011 dalla TV Giapponese NHK mentre si trova in un centro di accoglienza per gli sfollati.

"Le centrali che noi abbiamo programmato sono modernissime, molto più sicure di quelle Giapponesi."

Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo. 15 Marzo 2011.

La situazione Giapponese mi riguarda molto da vicino perchè, come forse ricorderete, uno dei pochi siti presso i quali si dice verrà costruita una centrale si trova proprio a 500 metri da casa mia. E' talmente vicino che se suonasse una sirena (o esplodesse una turbina) io lo riuscirei a sentire sicuramente da dentro al letto.

E' ovvio che quando si costruisce una centrale lo si fa al meglio delle conoscenze tecniche di quel momento ed è vero che le probabilità di una catastrofe sono tutto sommato molto basse, ma è altrettanto vero (purtroppo) che in questi anni la nostra nazione si caratterizza per la corruzione dilagante, per gli abusi impuniti, per la sua cronica ed ormai tristemente famosa inefficienza totale. Davvero pensiamo che sia sensato costruire centrali nucleari in un paese incapace di costruire una autostrada da Salerno e Reggio Calabria, incapace di tenere ad un livello di sicurezza minimo le proprie scuole, un paese che lascia crollare le rovine di Pompei? (e la lista potrebbe continuare per ore...)

Le conseguenze del mangia mangia sugli appalti pubblici le conosciamo tutti, le abbiamo viste all'Aquila e purtroppo le vedremo ancora. Pensate sia il caso di cercare di scoprire a cosa potrebbero portare le corruttele delle varie caste e delle varie cricche quando applicate alla costruzione di impianti nucleari? Del resto, un primo assaggio del nuclerare in Italia lo abbiamo già avuto ed i risultati sono decisamente preoccupanti.

Ma volendo mettere da parte i problemi che ci caratterizzano e immaginando che le centrali verranno progettate, costruite e mantenute da una colonia di alieni anzichè da noi Italiani, anche dal punto di vista strettamente economico quella del nucleare appare a questo punto essere una scelta poco intelligente: nella fase in cui in cui tutto il mondo si rallenta noi vogliamo cominciare. Nel frattempo, da noi si ammazza il fotovoltaico e si consegna l'eolico alla mafia. Tutto questo per raggiungere (forse, e tra almeno vent'anni) al massimo il 20% del fabbisogno tramite il nucleare.

Non avrebbe più senso diminuire i consumi o potenziare ulteriormente le altre fonti? Io preferirei un aumento del 25% in bolletta piuttosto che doverci imbarcare in un progetto del genere, dagli esiti e dalle conseguenze tutte da verificare.
Certo, essendo la torta da spartire così grossa sono sicuro che le varie lobbies la penseranno diversamente. Basterà mettere in moto la macchina mediatica di regime, assumere come scopini alla centrale i nipoti del cugini degli zii degli amici degli amici, abbassare dello 0.05% lordo la bolletta nei comuni della zona ed il gioco sarà fatto: non resterà altra scelta se non quella di vendere tutto (a metà prezzo) per poi stabilirsi definitivamente altrove e sperare di venire accettati.

P.S.
Buon Anniversario dell'Unità d'Italia a tutti (esclusi i leghisti... s'intende)