Archive for agosto, 2011

Access-A-Ride

mercoledì, agosto 31st, 2011

Molte delle stazioni della metropolitana di NY non sono ancora munite di ascensori per i disabili. Non appena viene rinnovata una stazione essa è resa accessibile ma essendo le stazioni oltre 400 ci vorrà del tempo prima che lo siano tutte. Gli autobus invece sono completamente attrezzati: il mezzo arriva, si inclina e viene estratto una specie di ponte levatoio per far salire la carrozzina. Se serve l'autista scende a spingere per poi fare posto all'interno del mezzo (alcuni sedili sono retrattili proprio per questo motivo).

E se una persona non fosse ugualmente in grado di utilizzare il servizio di trasporto pubblico? Cosa deve fare?
Basta chiamare ACCESS-A-RIDE e l'autority dei trasporti allo stesso prezzo del trasporto pubblico ti porta dove devi andare da porta a porta.

Avete capito bene: questi vengono a casa tua, salgono le scale, ti prendono dal portone del tuo appartamento e ti lasciano davanti alla porta del tuo ufficio o in qualsiasi altro luogo tu voglia andare pagando la stessa cifra che pagherebbe una persona in grado di utilizzare i mezzi pubblici. Se c'è bisogno di un accompagnatore questo non paga per niente.

I mezzi di Access-A-Ride sono migliaia e si vedono continuamente. Un gran bel servizio che rende onore a questa città.

 

Irene: the day after

domenica, agosto 28th, 2011

L'uragano (che qui è diventato una tempesta tropicale) è ormai passato. Ieri sera e stanotte molto vento e moltissima pioggia. La corrente è andata via e poi tornata un paio di volte. Provvidenziale la torcia che mi sono portato dietro... Verso l'una siamo andati a dormire e io ho dormito per terra.
Alle 9 del mattino la corrente è di nuovo andata via, stavolta definitivamente.

Il seminterrato della casa ha cominciato ad imbarcare acqua e abbiamo cominciato ad estrarla con i secchi. Nel frattempo si cercava di riparare un vecchio generatore che non ne voleva sapere di partire. Alla fine tra una bestemmia ed una pulita al carburatore è partito e tramite un groviglio di prolunghe abbiamo collegato la pompa del seminterrato, tutti gli impianti di rete e di telefonia e una televisione.

Ora stiamo cercando di capire la portata del danno e quando sarà possibile rientrare in città. Pare che le cose siano andate bene, e che gli allagamenti siano limitati. Vedremo...
Per adesso Internet a benzina.

Ciao!

 

Uragano Irene e Autorità Italiane a New York: TRANQUILLI, siamo in buone mani

sabato, agosto 27th, 2011

Siamo in treno diretti verso Philadelphia. Ho qui accanto a me un collega che mi ha appena raccontato una storia imperdibile che riguarda le autorità nostrane presenti nella grande mela.

Ieri sera, inaspettatamente, i turisti Italiani presenti in zona (ma non i residenti come me) hanno ricevuto un SMS sul cellulare proveniente dal Consolato Italiano di New York.

Controllare zone evacuazione a NY per Irene su www.nyc.gov e con Autorià locali.Tel.Cons.to Gen.le NY:212 7379100 cell.917 [...]Unità di Crisi

Il mio collega era abbastanza incasinato con il volo per rientrare in Italia e non sapeva esattamente cosa avrebbe dovuto fare nel caso in cui esso fosse fosse stato cancellato così ha chiamato il primo contatto che veniva proposto, un numero col prefisso di Manhattan.

L'utenza risulta però inattiva. Dopo diversi tentativi prova a chiamare il secondo (un cellulare) e risponde una signora che parla Italiano.
Lui le spiega che nonostante il volo sia ancora dato per valido dalla compagnia Delta, visto l'orario (10PM di Sabato) esso verrà invece sicuramente cancellato. La risposta del Consolato Generale d'Italia è sconcertante. Al mio collega è stato detto che se il volo è confermato è confermato, che il Sindaco della Città di New York è un esagerato, di andare in Aeroporto e infine, virgolettato "Vada in Aeroporto, stia TRANQUILLO e BUON VIAGGIO" (!!!)

Oggi poi è arrivato un secondo messaggio:

Causa problemi tecnici al numero del Consolato 212 7379100,si prega di utilizzare anche i numeri: 917 [...], 917 [...], 646 [...] Unità di crisi.

Qualcuno potrebbe pensare che i telefoni fissi del Consolato non funzionano per via dell'Uragano. Non è così, e qui porto la mia testimonianza personale. Non ci crederete (anzi forse ci crederete visto che vivete in Italia) eppure il numero di telefono pubblicizzato sul sito del Consolato Generale d'Italia a New York a me non ha mai funzionato. Nel corso degli anni l'ho chiamato diverse volte ma non sono MAI, e ripeto MAI riuscito a prendere la linea. Il problema non è che non rispondono, il problema è che il numero proprio non funziona affatto.
Quelli che funzionano sono solo i numeri diretti (quelli dei vari uffici specifici) ma non il numero principale. Per curiosità volevo verificare se il numero d'emergenza ricevuto via SMS fosse lo stesso e così apro un attimo il sito ufficiale http://www.consnewyork.esteri.it ma... sorpesa! Anche il sito del Consolato è irragiungibile.

Ovviamente il volo è stato cancellato e per fortuna Simone non ha dato retta al Consolato. Ora siamo in treno a Philadelphia e ci ospiteranno i generosissimi amici di Downingtown PA. Oltre a noi in casa ci saranno altri due "profughi" Italiani. Loro il consolato non l'hanno chiamato per niente.

Questi i fatti, le conclusioni traetele voi.

Ciao!

Preso il biglietto per la Pennsylvania

sabato, agosto 27th, 2011

Allora la situazione è questa: le possibilità che arrivi un vero e proprio uragano sono attualmente pari a circa il 10%, quelle che invece arrivi una tempesta tropicale sono del 60%. E' insomma assolutamente possibilissimo che non arrivi un bel niente se non una normalissima pioggia.

Il problema sta tutto in quel 10%: se si dovesse verificare quella ipotesi allora i danni ed i disagi sarebbero pesantissimi ed è per questo motivo che sono stati ordinati l'evacuazione ed il blocco dei mezzi pubblici.
Nel caso invece della tempesta tropicale il rischio maggiore è quello del black out. Per il resto niente di che.

Siccome non mi va di correre nessun rischio inutilmente e siccome non mi va di stare a casa senza poter andare da nessuna parte (pioggia, vento, tutto chiuso, no metro, forse no corrente, forse no acqua ecc...) ho deciso per il weekend di farmi un bel giretto in Pennsylvania.

Ho il treno domani alle 13 e se dovessero malauguratamente cancellarlo all'improvviso dovrei tornarmene a casa a piedi (sono 8 Km). Speriamo di no.  Oggi al supermercato c'era una fila mai vista prima ma i prodotti erano ancora tutti disponibili. Non ho visto mancare ancora nulla.
Chissà cosa succede. Staremo a vedere...

Ciao

L’Esercito USA si prepara all’arrivo dell’uragano IRENE

venerdì, agosto 26th, 2011

2011: Escape from New York City

venerdì, agosto 26th, 2011

Arriva lo spauracchio dell'uragano Irene.

La situazione è questa: venerdì sera il sindaco deciderà se evacuare parte della città o meno e se fermare per il giorno di Sabato tutti i trasporti pubblici. Se dovesse arrivare un uragano anche solo di livello 1 (il più blando possibile) nella parte bassa di Manhattan entrerebbe circa un metro d'acqua nella metropolitana, se invece il livello fosse 2 l'aeroporto JFK verrebbe completamente sommerso.

I tecnici dell'esercito dicono che l'acqua per se non è il problema principale bensì l'enorme quantità di popolazione che rimebbe isolata in una situazione difficile. Sento spesso usare il termine "catastrofico", e la CNN parla di un evento che potrebbe diventare quello del secolo (capodicazzo !!!)

Ho già controllato sul sito del comune e casa mia non è compresa nelle zone da evacuare. Mi salvo per circa 200 metri ma preferirei allontanarmi in ogni caso se davvero venisse chiesto di farlo. Magari non mi entra l'acqua in casa ma sai che palle stare in una città fantasma coi venti che fischiano a 150 all'ora, magari senza luce o senz'acqua. Bisogna poi come minimo che mi procuro una balestra o un'alabarda per evitare eventuali "problemi" con le fasce più preposte al crimine della popolazione newyorchese nel caso in cui si ripetesse un altro 1977 (ci furono 3000 arresti, 650 incendi, 87 agenti e 40 vigili del fuoco feriti nel giro di poche ore).

Se la situzione volgesse al peggio e domani sera ci dicono di andare via come fare per andarsene? I treni e bus sarebbero ovviamente tutti pieni e quasi nessuno qui ha l'automobile. In questa situazione per la prima volta tocco con mano il rischio reale di stare in una città come questa: se succede qualcosa di grosso rimani impantanato dove sei e non ci sono vie d'uscita.

UPDATE: da domani (Sabato) a mezzogiorno si fermano tutti i trasporti pubblici. Dalle 17 evacuazione obbligatoria delle aree a maggior rischio (zona A). Bring it on mothefucka!

La Taiwanese se ne va

mercoledì, agosto 24th, 2011

Niente, stasera chiamo el Patrice e ci mangiamo un bellissimo Shawarma seduti davanti al carretto del King of Falafel a Broadway, nel Queens. C'erano delle sedie messe lì, una affianco all'altra dentro il parcheggio di un supermercato e così senza chiedere il permesso abbiamo approfittato. Ma na roba proprio casereccia eh... proprio Queens di brutto.
Update, chiacchiere varie sui locali da paura scoperti di recente... Asia asia asia... solite cose. Dopo lo Shawarma mi sono fatto anche due bei falafel. Buona sta roba... Palestina number 1.

Poi ci siamo alzati e siamo andati dalla pasticceria Omonia (non al caffè) a prendere il dolce. Io ho preso un cannolo siciliano e una pasta con crema e frutta. 7 dollari e 25 centesimi.... El Patrice non ha preso niente... (starà a dieta non lo so).
Finito i dessert Patrice mi fa presente che una delle amiche del vecchio giro delle Asiatiche sta per tornare a Taiwain, e così bisognerebbe andare a salutarla. E annamo... che problema c'è!

Facciamo quindi un giro lungo la 29esima strada nel tratto immediatamente a Sud di Broadway. (Stiamo parlando del Queens eh... non di Manhattan... non fate confusione!). Oh... ma che belle casette che ci stanno! Tutte villettine mono/bifamiliari acchittate bene con tato di box auto, giardinetti e balconcini. Ma bello bello bello eh... soprattutto i primi 2 blocchi. Ci ero passato altre volte ma non a piedi e senza farci caso.

Arriviamo a casa della ragazza. Credo sia la prima volta in quattro anni che visito la casa di una persona senza preavviso. Lei scende a salutarci. Una ragazza minuta, ha trent'anni ma ne dimostra massimo 20. E' fidanzata con un ragazzo Giapponese più giovane di lei. Anni fa fece un casino per convincerlo a venire a vivere a NYC. Lui alla fine si è deciso e ora studia qui. Lei invece torna a Taiwain e così si lasciano.

E' scesa col sacchetto dell'immondizia da buttare. Ultimo sacchetto di immondizia a NYC. Ultimi amici che ti salutano. La conversazione è random ma inevitabilmente tesa. E' quasi certo che non ci si rivedrà mai più ma si fa finta di niente. E' inoltre un piccolo assaggio del suo addio più grave, quello veramente pesante che avverrà domani col moroso Giapponese.
Ci spiega che torna indietro perchè qui si sente in sospeso. "Non posso lavorare con questo visto F1", ci dice. Il visto F1 è il visto da studente che tutti utilizzano per restare e poi lavorare illegalmente in America. E' lo stesso che usa quel famoso amico di tuo cugino che è venuto senza problemi a lavorare in America. A lavorare in nero però... e dopo un pò, passati i 30, magari ci si stufa come è successo alla ragazza di Taiwan.

A un certo punto passa un pickup guidato da una cicciottella: "Excuse me, how do I get to Stainway?". E io senza pensare: " 'soon as you can make a right then keep goin straight. Four or five more block's and you'll see it". "Thanks!".... E parte col semaforo verde. Noi continuamo a parlare con la Taiwanese.
Scende la sera, i grilli cominciano a cantare. Gli sguardi cercano di essere positivi, ma sono inconfondibilmente tristi. Si è detto tutto, ormai è ora di andare. Abbracci e baci... Grazie di tutto. Ci vediamo a Taiwan (o magari sulla luna appena ci aprono un ristorante)

Ripariamo sulla 29esima verso nord chiedendoci se e quando giornate del genere toccheranno anche a noi. Sotto casa mia discutiamo ancora un pò della situazione. Soliti discorsi fatti almeno 200 volte, eppure sempre interessanti e purtroppo attuali.
Le parole "carta verde" vengono ripetute a profusione. Ormai saranno incise con profondi solchi tra le sinapsi del mio cervello... tipo un disco a 33 giri.
Stavo per rientrare ma il Patrice propone di concludere in bellezza: e perchè non andiamo a farci un bicchiere alla 30esima?
E perchè no?!?

E così si va. Ci sediamo fuori all'aperto. Nel parco dei Greci una band suona vecchi pezzi rock, sul marciapiede un viavai di carne freschissima e sempre diversa. Escono fuori le storie di paese, i racconti degli amici, insomma tutte quelle cose che sono successe e sarebbero solo potute succedere in un posto come l'Italia. Risate, ricordi... il whiskey bevuto dalla cannuccia sottile. Ormai credo ne potrei bere anche 5 per poi riuscire a tornare a casa indenne (ed anche impunemente). Appena 3 anni fa invece avrei fatto fatica a finirne uno solo.

Paghiamo e andiamo via. Sulla via del ritorno verso casa, ormai solo, fisso il marciapiede costellato di chewing-gum spiaccicate. Ce ne saranno a milioni. Fanno bene a vietarle a Singapore... le gingomme hanno cambiato la faccia del mondo!
Ora sono qui, la casa silente, ho scritto questa post senza sapere bene cosa avrei scritto, o perchè.
Un saluto a tutti i miei cari e affezionati lettori (mi domando sempre quanti e chi siate) dalla grande mela, la capitale dell'impero, la città dei balocchi.

Buona notte

Dentro i colpevoli, e fuori i nomi

martedì, agosto 23rd, 2011

Oggi verso le 13.51 ho tirato fuori un bestemmione che se ne sono accorti in tutta la costa est.

Scherzi a parte: gli Americani esagerano sempre in tutto. A chiamarlo terremoto ci vuole coraggio. Fosse stato in Italia non lo avrebbero scritto neanche i giornali mentre qui hanno evacuato mezza America.

Comunque io ve lo avevo detto che questa è una zona sismica. E questo è niente... se viene un terremoto serio a NYC sono cazzi amari. Io in casa ho 10 Kg di cibo secco e 30 litri di acqua potabile.

P.S.
Chi non capisce il titolo è un pischello

Buon rientro dalle vacanze

domenica, agosto 21st, 2011

Allora eccomi qui.

Ci sarebbero state circa un miliardo di cose da raccontarvi in questi giorni ma non ho scritto perchè me ne sto calando: non ho più quella sensibilità di una volta, e nemmeno più neanche tanto tempo per sedermi e concentrarmi nello scrivere.

Leggo con disinteresse le vicende relative alla crisi Italiana. Tra massimo due anni sarà impossibile riuscire a trovare un Berlusconiano, o nessuno che gli abbia mai votato Forza Italia.
Così come nei primi anni novanta 'o sistema trovò una via d'uscita da tangentopoli affidandosi al volto e al carisma del Cavaliere di Arcore, oggi 'o sistema sta cercando una via d'uscita dalla più grande catastrofe economico/politca della storia d'Italia: il Berlusconismo. Vista l'aria che tira non è detto che stavolta una soluzione si trovi. Non mi meraviglierei se il prezzo da pagare fosse salato. Magari è in dubbio l'esistenza stessa dello stato o perlomeno quella della sua già limitata sovranità.

Qualunque cosa succeda sia chiaro: a me non me ne frega più un cazzo di niente. Per quanto mi riguarda l'Italia è malata di un male incurabile e comincia ad avere senso l'eutanasia, piuttosto che la cura. Per me non esiste più nessun concetto di nazione: sono a tutti gli effetti un uomo "senza dio e senza patria". Un cane sciolto, un disilluso, uno che vive alla giornata.
Mi arrivano continuamente richieste di perfetti sconosciuti. Vogliono sapere tutti la stessa cosa, fanno tutti la stessa domanda: come si fa per scappare dall'Italia? Come posso mettere una pietra sul passato e ricominciare daccapo negli USA?
Le mie risposte sono difficilmente incoragganti. La verità è che se fosse facile, se fosse comodo, se fosse possibile sarebbero già partiti a decine di milioni e nel bel paese sarebbero rimasti solo i preti, gli statali, i politici ed i mafiosi.
Mi fanno sorridere le iniziative volte al rientro dei "cervelli in fuga": chi ha un minimo di cervello fa in modo di tagliare tutti i ponti con l'Italia, altro che ritornarci. Chi mai ritornerebbe a bordo di una nave che inesorabilmente sta affondando?

E qui mi ricollego al problema mio personale: io un brutto giorno ci dovrò tornare e questa cosa ormai la sogno pure la notte. Non esagero quando scrivo che per me è diventato un vero e proprio incubo. Se non avessi questo pensiero assillante le mie giornate sarebbero completamente diverse, il blog sarebbe diverso... forse avrei anche più capelli in testa e meno barba bianca.
Delle soluzioni ci sarebbero ma sono tutte illegali e, nonostante gli sforzi mentali, non fanno ancora per me. Del resto, se uno decide di mettersi a fare il criminale la nazione ideale per farlo è l'Italia e non gli USA. Tantovale a quel punto tornare indietro.

Ciao Italiani... buon rientro dalle vacanze

Sal

domenica, agosto 14th, 2011

Venerdì mangiavo un panino sulla quarantaduesima.
Il marciapiede stracolmo di gente che frettolosa si intreccia in direzioni opposte. Non di rado qualcuno si sfiora accidentalmente e la cosa generalmente si conclude con un "sorry" - "sorry" detto automaticamente senza neanche girarsi.
A na certa però si toccano due signori molto distinti, si vedeva che erano sicuramente due della ivy league: uno bianco, calvo, tatuaggi sulle braccia, alto circa 1.80 x 150 Kg con addosso una bombola di ossigeno e occhialini per respirare, l'altro nero cappellino classico in testa, alto sui 1.90 muscoloso.
In tre secondi si passa dalle grida alle vie di fatto: il bianco appoggia la bombola dell'ossigeno, si toglie gli occhiani e si lancia verso il nero. Volano parole grosse, qualcuno si ferma per gustarsi la scena, io continuo a mangiare il panino a circa 5 metri di distanza.
La rissa però non parte... nonostante le insistenze del bianco "Just because I have the oxygen you think you can't take care of myself?!? Come here you motherfucker!..." il nero invece indietreggia e se ne va rinunciando alla lotta.
Allora il bianco torna indietro, si rimette l'ossigeno, e vede che io avevo assistito a tutta la scena così mi chiede: "You saw everything didn't ya? Was I right or was I wrong? Tell me the truth, was I right? Did you her what he said to me?"
Io ovviamente gli davo ragione al 100%... senza neanche il minimo concorso di colpa.

Lui si avvicina, e si mette a parlare. Dice di avere l'ossigeno per via dei tre pacchetti di sigarette al giorno che fumava, e di essere stato in galera un paio di volte.
La prima perchè a 12 anni aveva sparato ad una persona che aveva molestato sua sorella, la seconda a 21 perchè scappando dalla polizia (il motivo non si sa) si è fatto rincorrere da Staten Island fino a Manhattan (!!!) e durante la fuga ha urtato l'auto della polizia... Nessuno si era fatto male ma si dovette fare ugualmente 3 anni di carcere.
Io allora subito chiedo: ma dimmi, in galera come si sta... avevi paura? E lui: "ehhhh si eh... quando entri che sei giovane e non sai le cose come funzionano hai molta paura... poi però capisci e diventa tutto normale"

Allora mi permetto di dargli un consiglio. Per evitare di passare dalla ragione al torto, visti i precedenti e vista la sua attuale situazione, anzichè attaccare la rissa avrebbe dovuto buttarsi per terra e far chiamare un'ambulanza. Lui con quella bombola dell'ossigeno a tracolla avrebbe potuto mettere nei guai chiunque.
Lui ci pensa un attimo, arriccia le ciglia e fa: "Ma intendi che mi devo buttare a terra DOPO che gli do un pugno in faccia... giusto?" heheheheheh si può o meno

Poi sente il mio accento e mi chiede da dove venivo.  Gli dico che sono Italiano e lui: "Ohhhhhh PAISANO!....."
Di bene in meglio.

Esce fuori che lui non si chiama come dice di chiamarsi, bensì "Sal" (il cognome non lo ricordo, ma Italianissimo) e che ha cambiato nome per evitare che il suo passato burrascoso tornasse sempre alla ribalta con la polizia. Mi dice che i suoi erano di CORLEONE... (!!!) e che suo nonno dovette scappare a Napoli per evitare di essere ucciso e che da lì si imbarcò per New York City.
Il fatto che anch'io ero Italiano deve averlo riempito di gioia ed il suo racconto diventa un fiume in piena: gli anni passati a guidare il camion, le corna messe alla prima moglie, le risse in carcere.

Mi domanda da quanto sto in America. Dico quattro anni e lui risponde: ahhh ma allora sei Americano. Alla mia smorfia lui pronto ribatte: "I got it, you gotta deal with that Green Card shit... you gotta do what you gotta do man..."
Arriva a prenderlo la macchina, mi saluta stringendomi la mano e poi abbracciandomi come fossimo fratelli. Dice: "mi piacerebbe parlare di nuovo con te". Rispondo che chissà, magari ci si rivede sulla quarantaduesima a ora di pranzo.

Cinque minuti di conversazione con un uomo al tramonto della propria esistenza, un uomo solo solo, malato, nessuno con cui parlare... uno che pur di riuscire ad evadere dalla morsa dell'indifferenza che lo attanaglia è disposto a lottare fino alla morte.
Cinque minuti di racconti della New York gangster Italo/Americana che ormai sopravvive soltanto al cinema, una testimonianza diretta di quel che succede quando il sogno Americano si trasforma in un incubo.

Per me queste storie sono meglio di un film.