Archive for febbraio, 2012

Imparate l’Inglese !

sabato, febbraio 25th, 2012

Questo è un post di quelli rivolti ai giovanissimi lettori del blog. Ma anche a quelli meno giovani fuori ma che sono ancora giovani dentro, quelli cioè che ancora non si sono arresi alle false lusighe dell'Italico posto fisso.
Ragazzi, mi raccomando, c'è una cosa che a scuola non potete non imparare. Ma proprio deve essere un obiettivo fondamentale, un obbligo che vi dovete porre a tutti i costi: IMPARATE L'INGLESE.

Non ve lo voglio ripetere più eh... non mi fate essere ripetitivo. Dovete imparare l'Inglese come l'Italiano, anzi meglio dell'Italiano visto che quest'ultimo vi servirà solo con le ragazze quindi quello che sapete basta e avanza.
Io ai miei tempi d'Estate uscivo con le sbarbine e d'inverno ero alla radio a fare "CQ CQ DX". Alla fine qualcosa ho imparato. Voi non so come dovete fare. Pensateci voi: guardate i film coi sottotoli, compratevi Rosetta Stone, fate vacanze studio a Londra. Fate come volete ma fatelo: IMPARATE L'INGLESE. IMPARATE L'INGLESE. IMPARATE L'INGLESE. IMPARATE L'INGLESE.

Vi servirà più di qualsiasi altra cosa nei prossimi 10-15 anni quando l'Italia sarà la nuova Romania e voi vi ritroverete all'estero col cappello in mano. Mi raccomando. Poi non dite che non ve lo avevo detto.

Comunque, oggi mi ha contattato un amico di Milano che tempo fa venne anche a trovarmi qui. Ci conosciamo perchè ci accomunano l'interesse per la radio e per lo spazio. Lui è un giovane ingegnere, anzi un ingegnere prossimo alla laurea a cui manca la tesi. Uno di quelli svegli che si muovono bene: prima ancora di finire l'Università già ha lavorato un anno o due presso aziende ben note a livello mondiale.
Dicevo, oggi mi contatta su skype e tutto contento esordisce: "lo sai che emigro anche io?". Va a lavorare in Germania in ambito spaziale. Una cosa di quelle da fantascienza... NASA, satelliti, missili sulla luna. Da paura insomma.

Passa da 16mila a 42mila Euro lordi annui. Il bello è che l'affitto nella zona di Monaco (dice) gli costerà meno di quanto gli costa attualmente a Milano. E col Tedesco come farai? Gli chiedo io. Lui dice che non ci sono problemi perchè il suo ambiente di lavoro sarà esclusivamente in Inglese. Insomma, se non fosse stato bravo a parlare la lingua il lavoro non lo avrebbe mai avuto. E neanche la possibilità di andarsene da Milano. Andarsene da Milano eh... una volta si scappava dal profondo sud.

L'azienda per cui lavora in Italia, una volta vista la lettera di dimissioni gli ha fatto una controproposta: ti assumiamo a tempo indeterminato ma ti abbassiamo lo stipendio perchè sai... l'assunzione "costa". Lui credo che non li ha mandati a fare in culo perchè è un gran signore, e ha rifiutato. Partirà a breve. Per lui comincia una avventura che potrebbe essere l'inizio di una vita nuova. Conosco bene la sensazione ed un pò lo invidio.

Bisogna che vada a fare seminari nelle scuole superiori per convincere i ragazzi. Il motto sarà: IMPARATE L'INGLESE e fanculo a tutto il resto.

Ciao

Da regina trash Cinese ad estetista di Brooklyn: la storia incredibile di Luo Yufeng

sabato, febbraio 25th, 2012

Luo Yufeng (nota anche come Feng Luoyu, Luo Yuefeng, 羅玉鳳, 罗玉凤, luō yùfèng, Sister Feng, Feng Jie o Sister Phoenix) è una giovane ragazza Cinese fermamente convinta di essere una delle donne più belle ed intelligenti al mondo.

Nonostante - a detta di molti - non presenti tutte le caratteristiche tipiche di una Top Model la sua convinzione di essere bella ha reso questa ragazza una delle figure più note di tutta la Cina.
Nel Novembre del 2009 infatti Yufeng comincia a cercare marito e per farlo decide di ricorre ad uno stratagemma originale: dopo aver fatto stampare un pacco di volantini in cui elencava i requisiti necessari si presenta nel cuore finanziario di Shangai per distribuirli ai giovani rampolli Cinesi di passaggio. In essi scriveva che il suo uomo ideale - oltre che ricco - doveva essere alto almeno 1.80 ed aver conseguito un master in Economia presso l'Università di Pechino o di Qinghua (le più prestigiose della Cina). Nel volantino precisava di essere alta 1.47, diplomata presso una scuola superiore qualsiasi e nonostante ciò di grande cultura. La sua intelligenza, inoltre, era definita come tra le più alte degli ultimi 300 anni e dei 300 successivi. Neanche Einstein la avrebbe potuta superare.

A Shangai la sua iniziativa non passa inosservata, anzi genera un successo clamoroso. Dopo aver rifiutato dozzine di proposte, Yufeng si ritrova prima oggetto di un articolo su un giornale, poi invitata ad un talk show televisivo. E così scoppia il caso mediatico: un intero continente discute scherzosamente il suo caso ponendosi al contempo interrogativi ben più profondi relativi all'evoluzione della società Cinese ed alle aspirazioni dei suoi giovani nell'era del boom economico.

Le apparizioni televisive si sprecano, addirittura le fanno incidere una canzone un pò stupida che va a ruba su iTunes. Yufeng diventa una vera e propria star del trash riuscendo a totalizzare su Weibo (il Twitter Cinese) la cifra astronomica di 1.8 milioni di followers (Beppe Grillo ne ha 400mila). Ovviamente riesce anche a mettere da parte qualche soldino e quindi a coronare il suo sogno di sempre: visitare gli Stati Uniti d'America.

Ottenuto il visto turistico viene a New York e qui avviene il colpo di scena impensabile. Facendo leva sulla sua popolarità negativa la ragazza si presenta all'immigration e fa domanda di asilo negli USA. La mole di insulti e commenti denigratori che produce è tale che i funzionari si lasciano convincere accettando la sua application e concedendole la Carta Verde.

Ora Luo Yufeng vive a Brooklyn e lavora come estetista in un anonimo salone di bellezza. Intervistata dal New York Post dimostra che la sua autostima non è affatto diminuita:  "L'America è ancora il luogo in cui chiunque può realizzarsi. Potrei aprire una piccola attività, farla crescere, quotarla in borsa e poi espandera al mondo intero".
Nelle giornate libere dal lavoro non è raro vederla davanti alla Columbia University mentre distribuisce la versione in Inglese del volantino che la rese famosa a Shangai. Yufeng è infatti ancora single e determinata nel trovare un uomo all'altezza delle sue aspirazioni. Sostiene - ad oggi - di averne scartati oltre 300.000. Il testo dice:

I'm looking for a Husband now. I am the hottest star from China. my name is luoyufeng (罗玉凤), chinese call me fengjie (凤姐) , born 1985, I want my Husband very Interested in political and Economic, he would like to Dominate the world.

I want my Husband like this:

1. he must Between 25 to 31 years old.
2. he will Between 5.74 feet to 6.11 feet height.
3. he must never get married, no children.
4. he will graduated from a prestigious world, like Harvard, Yale, MIT, west point, Stanford, Oxon, and so so.
5. He must has a master's degree.
6. he can't been an Asian.
7. he would better have a house and a car.

I'm born in a poor family in chongqing. when 16, I come to a Inexpensive Normal school which I never liked.

I read a lot of books Between 9 to 20.

I'm Expert in Poetry and prose. in 2006 when I'm 21, I became a Language teacher.

in 2008 when I'm 23, I resigned and come to shanghai for a better future.

but I can't get a good job there.

there was no way to get more income except publicize myself.

so I became the hottest star in china in 2010 when I'm 25.

I came to the USA in the same year. Since there is over 300,000 chinese man asked marry me, but none of them suitable.

Notice:
1. I'm only 4.82 feet height, but I used to wear a High-heeled shoes. So I always looked like 5.08 feet.
2. I'm from china which Country control Family planning as their basal policy. I will Follow it, so I only want 2 children if get married.

Ho già provato a chiamarla per candidarmi ma oggi è Sabato per cui probabilmente starà lavorando.
Mentre gli Americani si limitano a sbellicarsi dalle risate senza capire la portata del suo fenomeno, i Cinesi la rincorrono per scattarle una foto o farsi firmare un autografo. Ormai le è impossibile recarsi a Chinatown (o a Flushing) per via della folle che suo malgrado inevitabilmente mobilita.

La storia quindi continua ancora... vedremo se alla fine riuscirà finalmente a sposarsi. In bocca al lupo Luo Yufeng!

P.S.
Non è che potete farmi un piacere e mandarmi un insulto, una minaccia, qualsiasi cosa di negativo. Fatemi sto favore che magari riesco a chiedere asilo e a fare l'estetista a Brooklyn pure io! (sempre meglio che tornare in Italia)

Perchè Sanremo è Sanremo!

venerdì, febbraio 24th, 2012

Molti mi chiedono cosa non mi piace dell'Italia.

A farlo sono soprattutto quegli Italiani che non si rendono conto di cosa ci sia fuori o quegli Americani che oltre ai monumenti ed alla pizza non si rendono bene conto di cos'altro ci sia dentro.
Potrei scrivere per mesi su questo argomento ma mi limiterò a prendere spunto dal superbowl all'Italiana, l'evento mediatico dell'anno, il momento in cui tutta la nazione si raduna dinanzi al televisore: il Festival di Sanremo.

Un paese per vecchi

La manifestazione più importante della TV Italiana rispecchia bene la realtà gerontocratica del nostro paese. Una trasmissione dai colori e dalle modalità vecchie. Persino il conduttore è quasi sempre vecchio!
Gianni Morandi ha condotto due volte il festival e mi sta anche simpatico ma è nato nel 1944 ed ha esordito nel 1962. Fatevi questa domanda: se l'Italia fosse un paese gestito da giovani per i giovani secondo voi a presentare il festival avrebbero messo un cantante settantenne? O forse i giovani preferirebbero altri personaggi, altre canzoni, altre modalità per fare spettacolo?
Se poi certi personaggi "stagionati" riescono anche a far bene questa è l'ulteriore dimostrazione della mia ipotesi: l'Italia è purtroppo un paese ostile ai giovani. Un paese in cui stanno bene soprattutto i vecchi.

Un paese maschilista

Spero non pensate che sono un moralista bacchettone perchè sareste fuori strada (mi definisco piuttosto un liberista-libertario-libertino) ma non posso fare a meno di notare che nella TV Italiana - persino in quella pubblica - si vedono da sempre culi e tette a tutte le ore.
Perchè - per esempio - oltre al tatuaggio sul pelo di Belen (Belin!!!) non si è potuto vedere che ne so... un testicolo di Gianni Morandi? Ve lo dico io: perchè il target di questi spettacoli sono - oltre che i vecchi - anche i maschi. Quelli cioè che in un paese antiquato e patriarcale sono gli unici che contano davvero. Le mogli, le figlie, le fidanzate si ci sono... ma contano meno rispetto al maschio dominante. I pubblicitari questa realtà la conoscono bene e sanno che per vendere bisogna mirare alla popolazione maschile. Gli artisti non possono far altro che regolarsi di conseguenza integrando dosi massicce di patata nelle scalette. Del resto i conti tornano: non è questo il paese in cui si diventa ministro facendo soffoconi? Quello in cui si dice che è lecito prostituirsi per fare carriera? Tutto normale... ma solo per le donne resta inteso: siamo Italiani!

E poi Celentano, che fa rima con Vaticano...

Celentano fa leva - esattamente come Morandi - sulla moltitudine di anziani che nostalgicamente lo ascoltano cercando di rievocare emozioni risalenti agli anni '60.
Per carità, ha fatto della bella musica, forse anche la storia della stessa... ma lo avete sentito ultimamente? Dubito che riuscirebbe a vendere qualche cosa se non fosse per la sua (questa si veramente geniale) strategia di marketing degli ultimi anni che consiste nell'ergersi a grande difensore delle balene/profeta/predicatore da strapazzo.
Visto dall'estero la cosa più imbarazzate credo non siano i suoi pezzi cantati in Inglese maccheronico bensì il surreale monologo incentrato su dii, preti, paradisi e riviste di preti.
Torniamo sempre allo stesso discorso: secondo voi sono più interessati a certi argomenti quelli che il paradiso ce l'hanno ormai a portata di mano (Celentano ha 73 anni) oppure i giovani che devono pensare a problemi ben più terreni e concreti? Lo sa Celentano che solo il 30% dei giovani Italiani è credente e che altrettanti sono gli Atei? Lo sa che il 99% della popolazione europea non crede nella resurrezione dei corpi dopo la morte, che il 58,5% degli Italiani non pensa che dopo la morte vi sia un’altra vita, che il 44% non ci crede neanche nel paradiso? A chi parlava quindi Celentano se non al suo pubblico di vecchi infoiati della religione, quelli che forse tra 30 anni faranno la fine dei Dinosauri?
Ma poi, il festival della canzone Italiana non è forse destinato anche ai Cristiani Valdesi, ai Musulmani o agli Illuminati (gli Atei)? Non si potrebbe confinare la religione nell'ambito delle scelte personali di ciascun individuo?

Comunque bello Sanremo. Mi è piaciuto tanto. Mi chiedo se ci sono ancora le canzoni perchè non mi pare di averne vista o sentita neanche una in tutte le discussioni successive all'evento...

Saluti cari dal paradiso della terra promessa

Alain

Lazzaretti

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

Era una bellissima giornata di sole di inizio estate, credo nel 2006. Non ricordo perchè ma tutto scamiciato tornai in Autostrada da Ascoli Piceno con la macchina scappottata e la musica a tutto volume.

Arrivo a Porto d'Ascoli ed approfitto per fare visita ad un amico che lavorava al centro commerciale. Mentre ero lì che parlavo noto un fastidio sulla parte bassa della schiena. Era strano - pensavo - ma nulla di allarmante e così riparto alla volta di un negozio specializzato che vendeva proiettori.

Dentro al negozio mentre l'addetto mi spiega tutto sui proiettori il fastidio diventa rapidamente un dolore nettissimo. Anzi insopportabile. Nel giro di dieci minuti cominciai infatti a sudare e anche rimanere dritto in piedi era sempre più difficile.

Interruppi bruscamente il commesso dicendo: "mi scusi ma devo andare via perchè mi sento male". Ed esco lasciandolo su due piedi. In strada mi assalgono una certezza ed un dubbio: 1) non posso tornare a casa, qui serve un ospedale 2) in ospedale ci vado con la mia macchina oppure faccio venire una ambulanza?

Siccome di stronzi che prendevano ambulanze a sbafo ne ho  trasportati a dozzine, ho optato per la macchina. Grave errore.
Durante i 10 minuti di strada che mi separavano dall'ospedale più volte ho pensato di fermarmi al centro della carreggiata per poi stendermi sul marciapiede in attesa che qualcuno chiamasse i soccorsi. Ho stretto i denti e sono arrivato (ancora non so come) all'ospedale.

Entro al pronto soccorso e scopro che davanti a me c'era una bolgia infernale. Forse cinquanta persone tra cui bambini con ossa rotte e persone sanguinanti a causa di tagli vistosissimi. Un macello. Capisco di aver fatto una cazzata perchè se fossi arrivato in Ambulanza la fila la avrei saltata completamente, comunque mi siedo su una pachina e appoggio la testa sulle ginocchia.
Arriva una che si identifica come volontaria della croce rossa per farmi un triage. Un triage... detto alla francese: ma che bello usare termini raffinati nel bel mezzo di un bordello. Sarà una volontaria (non un medico) a stabilire se sto morendo oppure no. Davanti a tutti mi rivolge domande tipo: Soffre di qualche patologia in particolare? No, sono sano. Mai fatto uso di sostanze stupefacendi? No mai. Ha mai avuto questo dolore prima d'ora? No mai... e così via.

Mi assegna un codice di bassa priorità (ti pareva) e se ne va. Io sono in preda al panico. Il dolore è talmente forte che non riesco a trattenere le lacrime. Le persone attorno a me si allarmano: oh ma questo sta male... fate qualche cosa!
Torna la volontaria e mi offre un posto da sdraiato in una saletta piena di barelle con sopra altrettante persone in attesa. Veramente un lazzaretto... senza medici però. Solo pazienti doloranti.

A fianco a me c'è una anziana signora che si lamenta e piange per chissà quale motivo. Io mi rotolo sulla barella, gli astanti mi chiedono se ho un numero da chiamare per avvisare i parenti. Un pò per il dolore un pò per evitare di allarmare i miei rifiuto. A quel punto ero convinto che stessi per morire per cause che sarebbero rimaste a me ignote. Ne ero quasi certo. Sarà passata un'ora dal mio ingresso in ospedale o forse più quando si ripresenta la volontaria.
Io respiravo a denti stretti, e non parlavo ormai per niente. Ad un certo punto la sento dire: "se vuole un consiglio, cerchi di respirare profondamente..." ma io la interrompo bruscamente e a tutto volume:

"NON MI SERVE UN CONSIGLIO MI SERVE UN MEDICO, PORCO ***!!!!!!!!!"

La volontaria scappa via impaurita. L'urlo è così forte che il trambusto all'interno del pronto soccorso diventa silenzio di tomba. Persino la signora della barella affianco alla mia ha smesso di lamentarsi. Non vola più una mosca... l'ospedale sembra vuoto. Tempo 60 secondi e si materializza un medico in camice bianco: "Senta ora la visitiamo, ma cerchi di stare calmo altrimenti saremo costretti a sedarla". "E magari!!!" rispondo io.

Finalmente mi visitano e la diagnosi è rapidissima: colica renale. Io non sapevo neanche cosa fosse. La prima flebo di antidolorifico non basta e così me ne fanno un'altra a seguire. Finalmente il dolore passa e così mi decido a chiamare mia madre. Quando arriva nel cercarmi le dicono: "signora ma chi cerca, quel pazzo che ha bestemmiato prima?".

Mi chiedo come fanno le persone parcheggiate al lazzaretto di Roma a rimanere posate ed in silenzio per giorni e giorni. Addirittura una signora col trauma cranico dimenticata per 4 giorni! Bisognerebbe che si mettessero tutte a gridare e a lamentarsi sonoramente: perlomeno il Governatore in visita non potrebbe fare finta di non vedere e non sentire!

In situazioni da pazzi forse è bene comportarsi come tali.

Legittima difesa nello Stato di NY

martedì, febbraio 21st, 2012

Sono andato a leggermi l'articolo di legge dello Stato di New York che si occupa dell'uso legittimo della forza. Gli Americani hanno le idee molto chiara in materia e con la pragmaticità che li costraddistingue hanno stilato una serie di regole semplici che vengono applicate con fermezza.

Non esiste nessuna clemenza per chi è in procinto di danneggiare la proprietà altrui. E' infatti consentito, e non solo al proprietario, di difendere con la forza - ma non in maniera letale - un bene materiale. L'articolo 35 sezione 10 comma 6 del codice penale Newyorchese dice:

Chiunque può usare forza fisica (pugni, schiaffi, calci ecc) nei confronti di altre persone per difendere se stesso o un terza persona, per prevenire furti o atti vandalici.

Non solo. L' uso di "forza letale" (un atto che può facilmente causare morte o lesioni gravissime) è permesso nei confronti di chi è in procinto di commettere rapimenti, stupri, rapine o furti in casa. La sezione 35.15 stabilisce infatti che in queste circostanze (con qualche limite specifico nel'ultimo caso) si possa direttamente colpire per fare molto male. Potenzialmente anche per uccidere. Sezione 35.15:

Forza fisica letale può essere applicata se:
(a) la persona viene minacciata dall'utilizzo imminente dello stesso tipo forza e al contempo non è possibile attuare una fuga. La fuga non è però richiesta nel caso in cui la persona offesa si trovi nel proprio domicilio.
(b) si ritiene ragionevolmente che stia per essere commettere un rapimento, una rapina o uno stupro.
(c) si ritiene ragionevolmente che stia per essere commesso il reato di bulglary (irrompere in una abitazione per commettere un reato) (vedasi apposita sezione 35.20)

Le leggi Americane sono talmente ben scritte ed organizzate da poter essere lette e capite anche dagli stranieri come me. Se mi chiedeste di trovare l'equivalmente nel Codice Penale Italiano non credo che sarei mica in grado. Ma proviamoci lo stesso. Articolo 52 del Codice Penale Italiano:

DIFESA LEGITTIMA
1. Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.
2. Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.
(Comma inserito dall'art. 1 della Legge 13 febbraio 2006, n. 59, Modifica all'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in un privato domicilio)
3. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale".

Quindi, ricapitolando, se uno di notte solo in casa riceve un malvivente armato sparandogli addosso siamo in una situazione legale o illegale? La difesa mi sembra proporzionale all'offesa, l'arma è detenuta legalmente, si sta difendendo in casa la propria incolumità e/o i propri beni. Quindi tutto bene? Meglio non fare la prova...

Tornando allo Stato di NY, vi saluto con una chicca imperdibile: da queste parti è perfettamente legale - in casi eccezionali - dare uno schiaffone al proprio figlio. L'Articolo 35, sezione 35.10 comma 1 del codice dice infatti:

L'utilizzo di forza fisica è consentito ai genitori (o a chi ne fa le veci) nei confronti di persone al di sotto dei 21 anni nei in casi speciali e nei limiti di quanto ritenuto necessario per mantenere la disciplina o promuovere il benessere del minore.

Mazzate!

Delivery

martedì, febbraio 21st, 2012

Sta per finire un weekend lungo. Cosa rara qui in America... e lo sapete cosa ho fatto tutto il tempo? Un cazzo di niente, zero, sono uscito a malapena di casa per comperare la colazione di mattina e per buttare la spazzatura al piano di sotto.
Saranno due mesi che non faccio la spesa. Ormai non cucino e vado avanti a cibi da asporto. La cosa bestiale è che ormai la pigrizia è talmente tanta che non solo non cucino ma non vado più neanche a prendere fuori da mangiare. E perchè mai dovrei visto che quello che compri volendo te lo portano direttamente a casa? Tutti i ristoranti - ma proprio tutti - hanno infatti questo servizio di consegna a domicilio. Addirittura adesso neanche di telefona più e mandi l'ordine direttamente via Web: quattro click e la pizza magicamente si materializza sulla tua scrivania vicino al computer. Te la mangi mentre digiti sulla tastiera e la paghi con carta di credito, mancia del delivery boy compresa. La pizza però l'ho presa ieri l'altro. Stasera ho giusto ora finito di mangiare un gustosissimo Cheeseburger con patatine fritte e coca-cola. Avanti di questo passo e la cittadinanza Americana me la daranno honoris causa.

The Bronx

lunedì, febbraio 20th, 2012

Conosco un ragazzo di origine latinoamericana che ha poco più di vent'anni. E' nato è cresciuto nel Bronx (che in verità si chiama "The Bronx") e ha frequentato la scuola superiore più pericolosa di quel borough, il che vuol dire più pericolosa della città, e forse anche d'America.
Nonostante i metal detector all'ingresso e la stazione di polizia interna alla scuola andava in classe col coltello in tasca: non si sa mai, meglio essere pronti di caso di "problemi". E si perchè gli agguati avvenivano sempre tra una lezione ed un'altra quando nella confusione generale rischiavi che una gang ti spingesse dentro un'aula vuota. Questo ragazzo qua è una persona seria eh..  anzi serissima. Eppure il coltello in tasca lo porta tutt'oggi: la lama appena più corta del minimo che basta per venire arrestati.
Gli ho chiesto se mi fa fare una visita guidata e si è messo a ridere. Neanche lui si muove molto liberamente nella sua zona: davanti ad un corner store dove abita hanno ucciso una persona, poi un'altra, poi un'altra ancora. La polizia reagisce mandando pattuglie per qualche giorno ma poi vanno via e tutto ritorna come prima.
Insomma, a detta sua le cose sono molto migliorate da quando il Bronx bruciava (letteralmente) e assomigliava ad una zona di guerra, eppure per molti versi il Bronx è ancora il Bronx e per viverci bisogna avere il pelo sullo stomaco, oppure il coltello sempre in tasca.

I Pariolini di 18 anni

sabato, febbraio 18th, 2012

Allora carissimi... ecco a voi - dopo tanto - un bel post di quelli col bicchiere in mano.
La città mi scorre addosso, tra alti e bassi... ormai è un film di cui non sono più protagonista. Comunque sempre un gran film. Epico direi. Un colossal...

Stasera ero chino sul MacBook Pro a scrivere codice inutile. Oh madonna quanto ne ho scritto ultimamente: C, C++, PHP, CSS, javascript... migliaia di righe così per ammazzare il tempo. Scrivevo scrivevo scrivevo e quasi per caso mi imbatto in questo pezzo dei "i cani" un misterioso per quanto interessante gruppo Romano. E sono entrato in loop.
Sto ascoltando tutto quello che c'è disponibile e vi posso dire che "i cani" sono già schizzati al top della mia classifica personale. I Pariolini di 18 anni la avrò già sentita almeno 20 volte. Mi ci sono anche stappato una bottiglia di Jameson. Ahhhhhhhhhh... questa sudarella che non sai se sono i termosifoni termonucleari Americani oppure la tripla distillazione Irlandese. Sentiteveli perchè veramente vanno a toccare il nervo scoperto di una generazione svanita nel vuoto.

Comunque... si lo so che volete sentire della vita Newyorchese. La maggior parte di voi vorrebbe un blog in stile grande fratello in cui vi racconto i retroscena della mia avventura nella grande mela. Non è sempre facile, e per diversi motivi. In primis perchè dopo tutto questo tempo le cose diventano sempre più normali e le occasioni per stupirsi sempre più rade. In secondo luogo perchè - si sa - le condizioni avverse ed estreme (come le mie di 2 anni fa) rinfrancano lo spirito artistico delle persone. Insomma... per scrivere grandi cose devi essere disperato, solo, completamente perso nei meandri nella tua causa persa. In questi ultimi tempi non sono più solo e nemmeno completamente perso. Il blog inevitabilmente ne risente.

In ogni caso, mi piacerbbe tornare indietro nel tempo. Soprattutto quando bevo mi piacerebbe poter tornare ai tempi dell'Università. Quante ne ho viste... e quante ne ho sprecate.  Anzi no, mi piacerebbe diventare un Pariolino di 18 anni... uno di quelli che oggi fanno le perte col motorino.

Ciao

Italia, un amore difficile

mercoledì, febbraio 15th, 2012

Il 60% di giovani tra 18 e 24 anni, e a seguire anche i 25-34enni,e' disposto ad andare all'estero per lavoro: emerge dal Rapporto Italia 2012 dell' Eurispes. In dettaglio, il 59,8% (18-24anni) e' pronto a lasciare il Paese, cosi' il 57,1% tra i 25-34enni. Sotto il 50% sono tra 35 e 44enni (45,2%): percentuale che scende tra i 45-64enni (35%) e ancor piu' tra gli over65 (20,5%). Le ragioni maggiori (22,9%) per un trasferimento sono legate al lavoro, ma pure al minore costo della vita (11,8%).

Un Paese a corto di speranza. Quando si chiede agli italiani di guardare all’odierna situazione del Paese, e di esprimere in merito un sentimento prevalente, ben il 63,2% si dice “spesso” (45,5%) o “sempre” (17,7%) sfiduciato. Altrettanto diffusa è poi una sensazione di impotenza, da intendersi anche come incapacità o impossibilità di incidere attivamente per migliorare l’attuale condizione, condivisa (spesso 33,8% e sempre 23,9%) dal 57,7%. Circa un terzo dichiara, inoltre, di non sentirsi “mai” né ottimista (35,1%) né sereno (32,8%) guardando al presente dell’Italia. L’immagine di un Paese a corto di speranza e di ottimismo appare rafforzata, guardando soprattutto alle fasce di età in cui tali sentimenti risultano prevalenti: sono infatti i giovani tra i 25 e i 34 anni, ovvero le classi “biologicamente” più proiettate verso il futuro, a dichiararsi, in oltre il 75% dei casi, “spesso” o addirittura “sempre” sfiduciate, seguite dai 45-64enni (63,8%), dai 35-44enni (60,5%), dai 18-24enni (58,9%) e infine da chi ha 65 anni o più (56,6%). Quanti hanno dichiarato di non sentirsi rappresentati da alcuna area politica, nel 73,2% dei casi si sono anche definiti “spesso” o “sempre” sfiduciati, seguiti dal 68,1% di coloro che non hanno saputo indicare un’area politica di appartenenza. Nelle restanti situazioni, sono i potenziali elettori dei partiti più estremi, di sinistra (66,7%) e di destra (63,2%), ad esprimere con più frequenza tale sentimento. Chi invece si riconosce nelle forze schierate al centro appare coinvolto “a metà” nella sensazione di sfiducia: il 52,6% dei potenziali elettori di centro-sinistra, il 50,6% di quelli di centro-destra e il 49,4% di quelli di centro si è infatti dichiarato sfiduciato. Così come il sentimento di sfiducia, anche quello di impotenza coglie “spesso” (33,9%) o addirittura “sempre” (26,8%) soprattutto i giovani tra 18 e 24 anni (60,7%).

Segnali dal Sud. Nel Sud e nelle Isole gli intervistati si dimostrano ben più inclini all’ottimismo rispetto alle regioni del Nord e soprattutto del Centro: nelle Isole si riscontrano, in particolare, le percentuali minori di quanti dichiarano di non sentirsi “mai” ottimisti dinanzi alla situazione attuale (22,5%); seguono gli abitanti del Sud (29,7%), del Nord-Ovest (30%), del Nord-Est (40,8%) e infine del Centro dove i pessimisti raggiungono il 45,7% del totale. Sempre nel Sud Italia si riscontra anche una decisa prevalenza di persone disposte a definirsi “spesso” o “sempre” ottimiste, che arrivano al 17,5%, contro il 7,5% del Nord-Ovest, il 7,8% del Centro, l’11,2% del Nord-Est e l’11,3% delle Isole.

Con le mani legate? Le ragioni che sono alla base di uno stato d’animo collettivo così marcatamente segnato da sentimenti di sfiducia e di impotenza, sono ovviamente molteplici e di non facile individuazione. Il peggioramento del quadro economico ed occupazionale, una congiuntura internazionale decisamente poco favorevole e i rischi emersi negli ultimi mesi relativi proprio al “caso italiano” in Europa, sono tutti elementi che possono aver contribuito a diffondere una sensazione di insicurezza e di debolezza nell’opinione pubblica, anche a prescindere dalla condizione personale. La domanda “Come cittadino italiano oggi sente limitata la sua libertà di iniziativa?” è stata utile per comprendere almeno una delle ragioni che possono essere ritenute alla base del clima attuale. Ben il 40,6% dei cittadini ha affermato di sentirsi “abbastanza” limitato e il 18,9% addirittura “molto”: quasi due italiani su tre (59,5%) sperimenterebbero dunque questa spiacevole sensazione di impedimento. Di contro, solo il 13,1% non ha assolutamente questa sensazione e il 25,4% la sperimenta in misura decisamente lieve.

Non stupisce che siano ancora una volta i giovani, e in particolare i giovanissimi (18-24 anni), a sentirsi limitati nella libertà di iniziativa, complessivamente nel 69,6% dei casi (molto 20,5% e abbastanza 49,2%), cui va a sommarsi il 64,4% dei 25-34enni (molto 22% e abbastanza 49,1%). Il dato tende a scendere tra i 35-44enni (molto e abbastanza complessivamente 55,7%), ma risale nuovamente al 61,9% tra i 45-64enni per poi crollare al di sotto del 50% (48,7%) tra gli over65. Inoltre, l’analisi dei risultati ha mostrato l’esistenza di una relazione pressoché stabile tra aumento del titolo di studio e diffusione di tale percezione: tra chi non possiede titoli di studio o ha una licenza elementare, la percentuale di quanti si dicono “abbastanza” o “molto” limitati si ferma al 54,5%; al 55,7% si attesta invece il dato di quanti hanno una licenza media e al 58,7% per i diplomati. Il 63,7% tra i laureati e coloro che hanno frequentato un master si considera limitato pione, con una significativa incidenza dell’indicazione “molto”(22,8%).

Impegno e sacrifici. Vale la pena? Pronti a definirsi ristretti nei confini di un Paese che li lascia insoddisfatti rispetto alla possibilità di esprimere la loro libera iniziativa, gli italiani non sembrano tuttavia molto propensi a spendersi in prima persona per la sorti collettive: la maggioranza del campione (59,6%) si è infatti detto “poco” (42,9%) o “per niente” (16,7%) stimolata ad impegnarsi per la ripresa del Paese; a fronte di un 38,3% che si è invece definito “abbastanza” (30%) o “molto” (8,3%) spronato in tal senso. Il quadro cambia, almeno parzialmente, quando si chiede se valga la pena fare sacrifici per superare l’attuale momento di difficoltà dell’Italia: oltre la metà (53,1%) si esprime in questo caso in senso positivo, giudicando “abbastanza” (41,3%) o “molto” (11,8%) utili i sacrifici richiesti per far fronte allo scenario di crisi attraversato dal Paese. Occorre comunque segnalare che gli scettici arrivano a circa il 45% (il 32% è poco d’accordo con l’idea che sia utile fare sacrifici e il 13,1% non lo è per niente). I più convinti dell’utilità dei sacrifici richiesti risultano gli elettori di centro-sinistra, con il 66,3% delle risposte concentrate sulle opzioni “abbastanza” (40%) e “molto” (16,7%). Segue il centro-destra, con il 55,7% (molto 10,2% e abbastanza 45,5%); in terza posizione coloro che si riconoscono nelle forze politiche di centro (53,3%). Tra gli elettori dei partiti più estremi, i più convinti della bontà delle iniziative assunte per risanare la situazione del Paese appaiono quelli di sinistra (complessivamente 46,7% e il dato più elevato nella risposta “molto”: 16,7%), in quota leggermente inferiore rispetto a chi ha invece dichiarato di non sentirsi rappresentato da nessuna forza politica (47,8%). I meno convinti si dimostrano, rispettivamente, coloro che non hanno saputo indicare un’area politica di appartenenza (45%) e infine gli elettori di destra, che comunque si sono detti abbastanza o molto convinti dell’utilità dei sacrifici nel 44,9% dei casi.

Eppure vivere in Italia è ancora considerata una fortuna. A mutare radicalmente il quadro sin qui tracciato sono soprattutto le risposte fornite alla domanda: “Per lei vivere in Italia è una fortuna o una sfortuna?”: nel bilancio degli aspetti positivi e negativi, evidentemente ritenuti importanti per la propria vita, il 72,4% non ha dubbi: vivere in Italia è una fortuna. Non la pensa invece così il 26% di quanti indicano il vivere in Italia come una sfortuna.

Quanti si considerano fortunati si concentrano soprattutto tra la fascia d’età più avanzata: l’85,3% delle persone con 65 anni o più. Sono poi gli appartenenti alla fascia di età intermedia (35-44enni) a ritenersi più frequentemente fortunati (72,6% dei casi), seguiti dai 45-64enni (71,6%). Tra quanti pensano, invece, che vivere in Italia sia una sfortuna, le percentuali maggiori si concentrano, ancora una volta, tra i 18-24enni (31,3%) e soprattutto tra i 25-34enni (37,3% dei casi). È tra i residenti nel Nord-Est che si registra il più alto livello di soddisfazione per il fatto di vivere in Italia (81,1%), seguiti dai cittadini delle Isole (78,9%) e a maggiore distanza da quelli del Centro (70,1%), del Sud (69,5%) e, meno di frequente, del Nord-Ovest (64,3%).

Cara mia, non so se ti lascio. Se nell’anno che precede l’avvio della “grande crisi”, il 2006, solo il 37,8% si dichiarava disponibile a lasciare il proprio Paese, cinque anni più tardi (2011) la percentuale era aumentata di quasi tre punti (40,6%). Parallelamente, calava però di oltre 10 punti percentuali la quota di coloro che non si sarebbero trasferiti (dal 58% al 47,7%), a vantaggio di quanti non sapevano rispondere o non rispondevano affatto al quesito. Un anno dopo, nel 2012, la situazione si presenta sorprendentemente identica, per quanto concerne la platea delle persone disponibili al trasferimento, ferme a quota 40,6%; nello stesso periodo è, però, diminuita la percentuale di coloro che non contemplano la possibilità di trasferirsi in un altro paese (dal 47,7% al 45,2%), e contemporaneamente è cresciuto di ben 2,5 punti il numero di incerti. Nel complesso, negli ultimi 12 mesi si registra dunque, se non proprio una maggiore disponibilità ad emigrare, certamente una diminuzione di contrari e un deciso avanzamento dell’area di incertezza.

Cervelli in fuga? All’estero andrebbero soprattutto i giovani per avere maggiori opportunità di lavoro. Il 59,8% dei più giovani (18-34 anni) si dichiara disponibile a lasciare il Paese, così pure 57,1% tra i 25-34enni. Il dato scende al di sotto del 50% tra i 35-44enni (45,2%) per poi calare in maniera più decisa tra i 45-64enni (35%) e ancor tra gli over65 (20,5%). Tra l’altro, sulle motivazioni alla base di un ipotetico trasferimento all’estero, non ci sono dubbi: a prevalere nettamente sono le maggiori opportunità lavorative (22,9%), seguite a molta distanza dalle opportunità più genericamente intese (14,1%) e dal minore costo della vita (11,8%). La ricerca di maggiore sicurezza spingerebbe invece il 6% dei cittadini a trasferirsi all’estero, insieme alla curiosità (5,8%), al clima politico migliore (5,7%) e ad una maggiore libertà di espressione (4,6%). Clima culturale vivace e contatto con la natura sono ciò che invece si aspetterebbe dalla vita in un altro paese rispettivamente il 3,4% e il 2,6% di quanti lascerebbero il nostro.

Insomma, quasi il 60% dei giovani tra 18 e 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni, si dice disposta, oggi, ad intraprendere un progetto di vita all’estero, configurando così un bacino di potenziali emigranti, la cui “fuga” segnerebbe di fatto la perdita delle risorse umane più dinamiche e intraprendenti del Paese, rischiando di far sfumare anche l’ambìto obiettivo della ripresa italiana. Indagando nel campo dei sentimenti e delle sensazioni individuali, i risultati si prestano ovviamente a letture plurime, ma la fotografia scattata vede indubbiamente una parte di cittadini in una situazione di significativa sofferenza. Si tratta della componente più giovane, ed in particolare di quei giovani con titoli di studio elevati, che appaiono invariabilmente i più delusi e insoddisfatti, soprattutto rispetto alla presente situazione occupazionale (il 42,3% fino a 24 anni e 35,3% da 25 a 34 anni cercherebbe altrove occasioni di lavoro).

Tratto dal Rapporto Italia 2012, Eurispes

Altro che due penne davanti ai Caramba…

mercoledì, febbraio 15th, 2012

Manhattan a volte è anche questo.