Archive for marzo, 2012

I veri Forrest Gump

domenica, marzo 25th, 2012

Guardate il video di Christoph Rehage, un ragazzo Tedesco che ha camminato da solo attraverso tutta la Cina. (Questo il suo sito)

Avevo saputo di Rehage qualche giorno fa. Oggi invece sul Times c'è un pezzo su Matt Green, un impiegato Americano che a furia di stare su una scrivania ha sbarellato e senza motivo si è fatto a piedi il Coast to Coast degli USA da New York all'Oregon. Ci ha messo 5 mesi durante i quali ha dormito in una tenda che montava nei giardini di chi glielo consentiva.

Finita quell'impresa (a detta sua) era difficile rimettersi sopra un'altra scrivania e così ne ha cominciata un'altra forse ancora più audace: camminare lungo tutte le strade percorribili a piedi di New York City. Attenzione non stiamo parlando solo di Manhattan bensì dell'intera città: 12800 Km da percorrere uno dopo l'altro. A piedi!
Matt vive con 15 dollari al giorno e sul suo sito (in cui racconta la sua avventura e pubblica foto di quello che vede) accetta donazioni.

Queste persone c'è da ammirarle eh... gente che sfugge alla quotidianetà delle cose... alla trappola delle consuetudini. Sono dei ribelli. Dei rivoluzionari. Io li invidio un casino.

P.S.
L'ho detto e lo ripeto: se vinco la famosa lotteria vado a piedi a San Francisco!

Il broker di serie B e l’estetista di Astoria

venerdì, marzo 23rd, 2012

L'altra sera passa in metro sta tipa. Una tosta eh...: fuseaux fucsia auauauuuuu, scarpa col tacco, vestitino plasticoso, capello arrotolato, trucco non troppo pesante ma forte abbastanza da distogliere lo sguardo degli avventori che normalmente si fisserebbero a latitudini più basse. Scia di profumo. Il Grande Oriente insomma. (Capisci a me)

Eravamo alla 59esima strada. Lei fa le scale e si ferma proprio vicino ad un tipetto ben vestito sui 35. Lui mascella quadrata, la barba fintamente incolta, sguardo attento. Alle orecchie le cuffie di un iPhone, scarpetta che testimonia un certo gusto, pantalone attillato, un impermeabile scuro dal tono misterioso.

I due sono talmente vicini che probilmente uno arrivato successivamente avrebbe pensato fossero già fidanzati. Eppure non si conoscono! Lei fa l'indifferente eppure con così tanto spazio ha scelto di fermarsi ad aspettare proprio sotto il suo naso. Lui invece è perplesso e di tanto in tanto butta l'occhio a sud dell'equatore.

Aspetta aspetta il treno tarda ad arrivare. La nostra estetista di Astoria aspetta impaziente ed è evidente che in quel momento pensa solo a due cose: 1) Ma quanto cazzo ci vuole per togliersi le cuffie ed attaccare il bottone? Che mi devo spogliare nuda? 2) Ma non è che questo è così ben vestito perchè magari gli piacciono gli uomini?!?

Ma si sbaglia perchè al nostro stock brocker di serie B (altrimenti non vivrebbe ad Astoria) le donne piacciono eccome: ormai fa la punta come fosse un cane da caccia che fiuta una quaglia e sulla tempia destra si intravede addirittura una gocciolina di sudore. Eppure non succede niente: non una parola, non un sorriso, non un commento stupido sul treno N che è sempre in ritardo.

Ma il ritardo non può durare in eterno ed il treno alla fine arriva. Lei scatta in pole position probabilmente per farsi inseguire. Chissà che magari le si sieda vicino... Lui però neanche ci prova e sale passa oltre.

Ma dove sono i fischi, i commenti dei maschi inferociti, gli approcci funamboleschi, le battute da cabaret per farla sorridere a tutti i costi? E poi lei che fa finta di niente (o fa la scocciata) ma poi sotto sotto le piace ed il giorno dopo ne parla soddisfatta con le amiche. Nulla di tutto questo. Una ragazza Italiana una volta mi disse che nel passare dall'Italia a New York si ha la sensazione di diventare trasparenti perchè i ragazzi improvvisamente non ti assillano più (E vorrei vedere, dico io... con la concorrenza che ci sta!)

Comunque, sta di fatto che il maschio Americano medio dinanzi così tanto materiale che ci sarebbe da lavorare 24 ore al giorno e poi fare gli straordinari dimostra una calma zen ed un distacco totale. Sarà forse l'assuefazione a tanto ben di dio? Saranno i pensieri? I problemi che assillano più o meno tutti allo stesso modo? Sarà la playstation o forse la TV da 300 canali? Mistero

Ciao a tutti.

E viva la quaglia!

Astoria Amarcord

mercoledì, marzo 21st, 2012

Se qualcuno mi desse mai la possibilità di visitare la New York che ci sarà tra cinquant'anni oppure la New York di cinquanta anni fa io sceglierei sicuramente la seconda opzione.
Mi interessa molto di più il passato che il futuro e questa cosa secondo alcuni dimostrebbe inequivocabilmente (se mai ce ne fosse davvero bisogno) che sono un pessimista.

Il bello di questa cosa è che mentre viaggiare nel futuro è possibile solo grazie alla fantasia, farlo nel passato è in qualche modo possibile.
Mi piace osservare le vecchie mappe della città. Stasera per esempio ho scoperto che nel 1873 - quando ancora Astoria e Long Island City non erano state inglobate nella "City of Greater New York" - la zona in cui vivo era semideserta e faceva parte delle proprietà 'Riker'. Le strade non erano numerate e la mia si chiamava "Academy St". Subito dopo - parallele alle street - c'erano delle Avenue numerate a partire dalla prima. Una decina di piccole casette in legno circondate da enormi prati incolti al posto dei palazzoni che ci sono ora. La casa del Dr. Taylor vicino a quella di Mr. Morris. Al posto del risporante Italiano, all'angolo, tale J.F. Whitney.

Centralinista - circa 1941

Ovviamente mi interessano anche le vecchie foto. Mi piace immaginare il contesto partendo dai pochi particolari che una singola immagine riesce ad offrire. Guardate la camicetta di seta della centralinista di Astoria degli anni '40. I capelli raccolti nella rete. Che classe...

25 Maggio 1937: 805 27th Avenue - Astoria

Si va beh il progresso, la tecnologia... ma pensate a questi due ragazzini: nel 1937 c'erano al mondo 2 miliardi di persone e le risorse quindi abbondavano, si aveva la certezza di avere un futuro e la convinzione che esso sarebbe stato migliore di quello dei propri genitori. Spazi aperti per giocare ed allo stesso tempo Manhattan a 10 minuti di metropolitana. E davano pure carte verdi come fossero caramelle!!!

E' proprio vero: si stava meglio quando si stava peggio

La magia di Midtown Manhattan

venerdì, marzo 16th, 2012

joiseyshowaa via Flickr

Cammini di sera in penombra per le strade di Midtown Manhattan e tra un hotel di lusso ed un condominio da 60 piani nella zona di Broadway e 35-40esima strada trovi sti negozietti che vendono cianfrusaglie dal valore prossimo allo zero. Profumi finti, t-shirt di cattivo gusto, collanine di plastica colorata. Tuttti sempre quasi vuoti.
Poi palazzoni post-industriali che sembrano abbandonati da decenni ma che invece sono ancora in uso. Le finestre attappate per evitare di far vedere cosa ci sia all'interno, il portone anonimo e trasandato col numero civico stampato in grande sopra l'architrave. Ma chi frequenta sti palazzi. E per far cosa poi? Mistero.
Poi un loft con le finestre aperte dalle quali si intravede l'arredamento scarno ed essenziale. Nonostante il frastuono che proviene dalla avenue sottostante si sente il suono di una chitarra elettrica di qualcuno che si sta esercitando.
Midtown Manhattan è un continuo alternarsi e mescolarsi di vecchio e di nuovo, di ricchezza estrema e povertà assoluta, di vetro e di ruggine, di display lcd e vecchi cartelloni publicitari dipinti sui mattoni impolverati.
L'idea della New York che mi immaginavo prima ancora di venire qui l'ho trovata proprio qui ai piedi dell'Empire State, nelle strade attorno al Madison Square Garden, nei negozietti antichi che ogni tanto ancora capita di incontrare per caso.

Un pomeriggio di inizio Primavera sulla 42esima strada

martedì, marzo 13th, 2012

So che molti di voi non ci crederanno ma mi è capitata una coincidenza bestiale: ho incontrato Luo Yufeng!
Ero davanti alla Biblioteca principale di Manhattan su 42esima e quinta quando mi accorgo che seduta su una sedia c'era lei che leggeva da sola un libro. Penso che neanche se al posto suo ci fosse stata Madonna o Al Pacino mi sarei emozionato così tanto.
Le sono passato a circa 3 metri di distanza. Avrei tanto voluto farmici una foto e magari anche parlarci ma non mi è stato possibile per cause di forza maggiore. Comunque l'ho osservate per una decina di minuti: lei li, sola, che legge un libro. La diva trash della rete Cinese (ora rifugiatasi a Brooklyn) si gode il suo spicchio di Manhattan in un momento di tranquillità, il tutto pochi giorni dopo che l'ho menzionata sul blog... Fantastico.

Poi, sempre per rimanere in tema Cina, poco dopo mi si è avvicinata una anziana signora Cinese che parlando Mandarino mi chiedeva indicando i numeri su un pezzo di carta dove fosse la 43esima strada.
Io le ho risposto a gesti (ma come mai ancora non so dire in Mandarino destra e sinistra?!?!?) e lei appena capita la direzione fa per andarsene ringraziando con un "xiexie" (grazie). Io prontissimo ribatto con "bu ke qi!" (prego). A quel punto la signora che già si era allontanata di due o tre passi torna indietro saltellando tutta contenta per la sorpresa. Diceva chissà che cosa... sono stato capace solo di dirle "Wo shi Yi da li ren, wo hui shuo yidianr Zhong wen..." (sono Italiano, parlo un pò di Cinese)

Comunque... ragazzi... messa un attimo da parte la Cina la città brulica eh... Stanno uscendo fuori delle cose allucinanti. Ma, roba grossa, tanta roba. Un Safari insomma. Capite a me... C'è questo odore di primavera, questa voglia di mettersi in mostra, di scroprirsi, questa smania di brezza e di sole.

Che spettacolo di città.  Ma proprio non vi ci azzardate nemmeno a fare il paragone con altri luoghi. Non c'è partita. Il mondo è qui. Tutto il resto non conta. Anzi non esiste nemmeno.

Buona notte dalla grande mela

Sognando Tirana

lunedì, marzo 12th, 2012

Qualche tempo fa passò per New York un giovane lettore di questo blog e così ne approfittammo per fare una bevuta.

Il ragazzo, un romagnolo appena laureatosi in Ingegneria, aveva de poco accettato una proposta di lavoro di una azienda Italiana per fare sa rappresentante qui negli USA.
Ovviamente (non c'è neanche bisogno che lo dica) si è parlato quasi solo di immigration e soprattutto di come fare per prendere la carta verde.

Ad un certo punto, con l'atteggiamento di chi sa di avere un asso nella manica, mi sorprende e dice: "si ma tanto io vincerò sicuramente la lotteria...".
"E come fai a dirlo?" chiedo io
Lui risponde: "sai, è una cosa che sanno in pochi... ma io sono nato in Albania e quindi sono anche Cittadino Albanese, e gli Albanesi la lotteria la vincono quasi sempre".

In quel momento non diedi molto peso all'ipotesi e non sono quindi mai andato a verificarla.
Ieri invece per caso sono capitato sul Visa Bulletin del Settembre 2011 e nella voce relativa all'estrazione dei fortunati vincitori si dice che:

Applicants registered for the DV-2012 program were selected at random from 14,768,658 qualified entries (19,672,268 with derivatives) received during the 30-day application period that ran from noon on October 5, 2010, until noon, November 3, 2010. The visas have been apportioned among six geographic regions with a maximum of seven percent available to persons born in any single country.

Cosa esattamente voglia dire io non riesco a capirlo... Spiegatemelo voi. Sta di fatto comunque che l'Italia (60 milioni di abitanti) nel 2011 ha avuto 529 vincitori mentre l'Albania (3.2 milioni) la bellezza di 1508.

So che statisticamente le cose non sono così semplici eppure facendo un conticino della serva sembrerebbe che essere Albanesi garantisca una possibilità di vittoria circa venti volte superiore rispetto a quella che si ha essendo Italiani.
Ed infatti (nonostante io qui conosca solo Italiani) di Albanesi che hanno vinto ne ho incontrati già 3, mentre di Italiani uno solo! Insomma il lettore (che saluto) aveva ragione.

Beato lui!

La moglie dell’Ingegnere disoccupato mette in croce Obama

lunedì, marzo 12th, 2012

Uno dei concetti più radicati e più difficili da sfatare nelle convinzioni dell'Italiano medio è che basta trovare un lavoro qualsiasi per potersi garantire il diritto di andare a vivere in qualsiasi altro paese straniero.

Probabilmente questo sarà vero in Italia ma qui purtroppo - come ho già avuto modo di ricordare - le cose non stanno assolutamente così. Non esiste infatti praticamente nessuna possibilità per chi non dimostri di avere capacità eccezionali o che comunque non svolga lavori altamente professionalizzanti.

Non solo. Esiste qui una scuola di pensiero secondo cui la facoltà di immigrare in America anche solo per brevi periodi debba essere fortemente ridimensionata - se non addirittura abolita - anche per i professionisti più qualificati.

L'obiezione è semplice ed in periodi come quello che stiamo vivendo anche abbastanza sensata: "Perchè continuare a far arrivare Ingegneri dall'estero quando in America ce ne sono già centinaia di migliaia disoccupati?".
E' questa più o meno la domanda che la Signora Jennifer Wedel di Fort Worth ha chiesto in diretta Presidente Obama durante un incontro col pubblico.

La Signora si lamentava del fatto che suo marito, un Ingegnere che si occupa di semiconduttori, era disoccupato da oltre tre anni e si domandava il perchè permettere che ogni anno 65000 Ingegneri stranieri vengano assunti da aziende Americane. Non si dovrebbe forse dare precedenza ai Cittadini, quelli disoccupati proprio come suo marito?

Obama da buon politico ha dribblato la domanda rispondendo che normalmente gli Ingegneri trovano lavoro immediatamente e che si sarebbe interessato al suo caso specifico. Insomma si è dovuto salvare in calcio d'angolo perchè in effetti la questione è complessa e politicamente spinosa.

Ufficialmente c'è chi sostiene che le menti straniere in arrivo negli USA importino le idee, la voglia di fare ed dinamismo tipico dei migranti e che ha reso grande il paese, dall'altra c'è chi invece si limita a dipingere il fenomeno come un enorme escamotage atto ad abbassare il costo del lavoro qualificato, scalfendo i diritti dei lavoratori qualificati Americani se non addirittura minacciandone la stessa esistenza.

E’ Primavera

giovedì, marzo 8th, 2012

Oggi prima giornata primaverile dell'anno: un bel sole tiepido, temperatura attorno ai 17 gradi.
Per strada si cammina più lentamente, si riscoprono il piacere di passeggiare osservando le cose. La gente sorride più del normale, le ragazze si scoprono, si mangia e si beve all'aperto.

A New York la primavera è un pò come un premio che ogni anno ti arriva per essere riuscito a sopravvivere alla durezza dell'Inverno. Quest'anno - anche se non ha fatto freddo più di tanto - ci voleva davvero.

Un post allegro andante

mercoledì, marzo 7th, 2012

Ragazzi mi dispiace ma in questi giorni non mi sento di scrivere niente. In realtà avrei scritto qualcosa ma sull'onta del motto "Face your problem, don't Facebook them" anzichè pubblicarli ho cancellato tutto.
Sono un pò rassegnato eh... in tutti i sensi.  Poi ho detto tutto... i miei argomenti li sapete e sono sempre quelli.

Ah, per chi se lo chiedesse poco fa per errore ho cancellato tutti i 63 video del mio canale Youtube. Che siano maledetti Larry Page, Sergey Brin, tutti gli sviluppatori di Youtube, Mountain View, le scritte da imbecilli che mettono in homepage, la macchina che si guida da sola, Android che fa schifo al cazzo, Chrome, GMail, Google Maps, Waves (hahaha), Google+ (hehehe), Google Music (huhuhuh), Google Voice e tutto il resto del merdaio: andate a fare in culo tutti che vi prendesse un colpo. Domani vengo a Chelsea faccio un tracaio!

Another Sunrise

martedì, marzo 6th, 2012

Va beh... comunque... a parte il caghetto che ho avuto non scrivo perchè sono un pò depresso (che novità direte voi...) Non so che scrivere. O meglio saprei cosa scrivere e lo scrivo pure ma poi penso ma chi me lo fa fare a scrivere, ma chi se ne frega, cosa cambia... e così cancello tutto. Ho una sensazione di impotenza totale.
Ho appena visto un video che mi ha un pò rincuorato. Ve lo propongo anche per via della musica dei Planet Funk:

Il paracadutismo (o skydiving, come si chiama adesso) è una esperienza di vita vera: sei tu, il paracadute ed il cielo infinito. La morte sempre a pochi metri, boccate di andrenalina e di vita a quattromila metri da terra.
In periodi come questo ci vorrebbe qualcosa del genere: qualcosa di forte. Altrimenti che grigiore, che piattume, che gabbia. Avrei voglia di urlare a pieni polmoni, se solo si potesse ma non si può. Perlomeno io non posso, i cittadini invece forse si...

La primavera comunque è vicina e le cose dovrebbero presto andare per il meglio. Magari vado upstate e mi lancio di nuovo davvero.

Adios amigos