Archive for luglio, 2012

Poker Nights

martedì, luglio 31st, 2012

Allora ragazzi

scusatemi se scrivo veramente poco ma ultimamente non trovo più l'ispirazione. La città mi è diventata consueta: l'incredibile è di serie. Non bevo più per niente... tipo che in casa non ho neanche una bottiglietta di amaro, neanche un martini... solo coca cola, e senza rum!  Sono definitivamente finiti i tempi dei Jameson ad oltranza, delle nottate al Poker online (quando andava bene...), dei festini a Manhattan, dei film in bianco e nero di Kurosawa... La vita coniugale - perché di questo si tratta - é bella ma ragazzi per carità non vi affrettate! Almeno almeno fino a 30 anni dovete aspettare. O qualcuno forse aveva detto 40? Mi viene il dubbio ma lasciamo stare...

Parliamo piuttosto di carte. Ormai è ufficiale: sono entrato nel giro del Poker Newyorchese. Il Poker quello alla luce del sole eh... non quello underground (date tempo al tempo!). Ormai arrivo e mi chiamano per nome, si ricordano delle mani che ho giocato, sanno della mia vita familiare. Insomma, ho un volto ed anche un nome dopo che per due volte sono arrivato al tavolo finale.
Credo che il massimo sia il torneo al Beer Garden, la prima storica birreria all'aperto di New York. Immaginate la situazione: entri in un locale come mille altri e trovi un bar col bancone, le TV sulle pareti, qualche tavolo ecc. Tutti si recano in fondo sulla sinistra per accedere all'enorme cortile sul retro (penso sia grande quanto mezzo campo da calcio) pieno di tavolini e banchi in mezzo agli alberi. Intorno si arrostiscono salsicce, hamburger, wurstel... spesso si suona musica dal vivo. Cose consuete in Europa ma non molto negli USA. Birra a fiumi... ci si diverte al Beer Garden. A migliaia ci vanno per tutta la durata dell'Estate.

Non tutti sanno però che di Sabato sera, salendo lungo una scaletta sulla destra si accede ad una specie di casa comune Cecoslovacca in disuso. Si chiama Bohemian Hall ed è tipo un ostello... una casa del popolo... non so bene a cosa servisse quando l'hanno costruita. Arredo anni 60, un pianoforte a coda del 900, sui muri locandine di improbabili gruppi musicali Praghesi che suonarono in quel posto trent'anni fa. A inizio serata ti immergi in questo ambiente da "Forgotten New York" e da lontano senti già l'inconfondibile ticchettio nervoso delle chips sui tavoli da gioco, i dealers che mescolano i mazzi e separano gli stacks, i giocatori che registrarsi sul manifest, qualcuno beve un sorso, altri fanno una partitella di riscaldamento, le ragazze che anziché cianciare delle solite cazzate si consultano sul punteggio reciproco del torneo precedente.

E' un mondo a se stante, un universo parallelo: fuori da quelle quattro mura migliaia di persone bevono e si divertono completamente ignare di ciò che accade a poche decine di metri di distanza. Dentro invece si è completamente immersi nel gioco. Solite facce, solite battutacce dopo un piatto fatto o uno mancato: "Don't worry Neil, you're gonna go down anyways!" - "Just if she's beautiful, really beautiful!..."
I personaggi sono indescrivibili. Una roba talmente variopinta che Fellini se avesse giocato in quel posto di sicuro sarebbe rimasto incantato e ci avrebbe girato un bel film. C'è l'anziana signora Cinese - decana del poker - che ti insegna le regole filosofiche di vita del vero giocatore, ci sono le sue due figlie anche loro giocatrici, 250 Kg in due e stranamente latine anzichè Cinesi. Una gentilissima e delicatissima l'altra invece che impreca bevendo e battendo i pugni sul tavolo. C'è la MILF quarantacinquenne teutonica alta 2 metri con la quinta artificiale, il trucco ed i vestiti sempre tiratissimi che flirta col giovanotto motociclista nerboruto e stempiato. C'è quello che parla da solo, c'è il nero che fa battute a nastro come fosse Eddie Murphy,  c'è il tipo super incattivito con l'ipod e gli occhiali da sole come fossimo al 200/400 a Las Vegas, c'è il sordomuto che poi ho scoperto che non è sordomuto ma semplicemente non parla mai neanche per dire ciao. Ci sono poi i giocatori in gamba, quelli che ti accorgi subito che sono lì solo per tenersi allenati, quelli che mangiano bevono e respirano solo Poker. E che vincono sempre loro. Il capo assoluto è uno sui quaranta vestito sempre precisino, il capello rileccato, gli occhialoni ed il faccione da intellettuale. E' un mostro, un genio del tavolo verde. Potrebbe entrare nello script di "Rounders 2" senza neanche cambiare una virgola del suo personaggio reale.

Insomma, un mondo nuovo tutto da vivere e tutto da scoprire. E' questa la New York che piace a me. La vera città, il vero popolo. Mi piace un casino mescolarmici, diventare parte della moltitudine e della diversità. Chissà cosa diranno di me, che impressione avrò fatto. Probabilmente avranno imparato a le bestemmie a forza di sentirmele dire... questo è sicuro. Ora hanno al tavolo un Italiano dall'Italia, uno straniero, quasi un turista di questa immensa città. Giuro che passerei ore ed ore ad intervistarli uno per uno: mi piacerebbe conoscere la loro storia, ascoltare la descrizione della loro New York. Ovviamente non è possibile farlo eppure tra un giro ed un altro, tra un check ed un raise, all'interno dei confini striminziti di una conversazione tra giocatori mi piace cercare di carpire la realtà incredibile delle persone che ho di fronte.

Finita la partita difficilmente ci si rivede - anche soltanto per un minuto - senza tenere le carte in mano. L'universo del gioco è fine a se stesso e non ha modo né motivo di espandersi alla realtà circostante. Lungo il tragitto della metro sopraelevata osservo la notte circostante: le abitazioni basse, le luci rosse dei  lampioni, i ristorantini di pesce sempre aperti. Qualche volta mi confondo e ho mi viene la sensazione che questa qui sia diventata la mia casa.
E chissà che un giorno non lo diventi davvero. Del resto - come il Poker insegna -  tutto può succedere: basta poter reggere le carte in  mano.

 

Mezzo Newyorchese

mercoledì, luglio 25th, 2012

C'è una regola non scritta in cui si afferma che chiunque abbia vissuto per almeno 10 anni a New York City diventa automaticamente Newyorchese. Non importa se cittadino o meno, non importa che lavoro, non importa la religione e non importa neanche il luogo di nascita: se si vive qui da un decennio si è considerati essere di qui, punto e basta.

Oggi fanno cinque anni esatti che vivo a New York City di cui 13 mesi a Roosevelt Island ed il resto ad Astoria. Ho già speso il 33% della mia vita da adulto (ed il 41% di quella lavorativa) negli USA. Sono numeri che un pò mi fanno riflettere. Anzi un bel pò.

La città di New York la sento vicinissima alla mia dimensione. Ne apprezzo i pregi e ne giustifico i (pochissimi!) difetti. Una realtà accogliente ed a misura di immigrato in cui chiunque si sente subito a casa. Mai un episodio spiacevole, mai nessuno che mi abbia anche soltanto fatto intuire un qualsiasi tipo di insofferenza nei miei contronti.

La speranza per il futuro è quella di diventare Newyorchese per intero. Spero di essere fortunato abbastanza perchè questo avvenga ma qualora non fosse possibile le ragioni di quel fallimento sarebbero da ricercare esclusivamente tra i miei "shortcomings" piuttosto che in eventuali ed improbabili ingiustizie del sistema.

Dove c’è un’Antenna, c’è casa

domenica, luglio 22nd, 2012

Cominciò tutto durante le scuole medie, quando avrò avuto 12 anni e per via di alcune regalie relative a qualche festività ottenni un centinaio di mila lire da spendere a mio piacimento.
In quegli anni e a quell'età erano una cifra considerevole. Ricordo quando a cena detti la notizia ai miei genitori:  con le centomila avrei acquistato una Beretta F92. Ovviamente una replica che spara proiettili a salve, ma pur sempre in tutto e per tutto identica ad una pistola vera.

Ricordo molto bene come andò a finire, i miei non  la presero bene (un dodicenne con in tasca una pistola potrebbe avere le carte in regola per fare rapine in banca 4-5 anni più tardi) e così mio padre anziché giocare la carta della repressione autoritaria decise di scegliere quella del rilancio costruttivo e disse: "se non compri quella pistola i soldi li puoi tenere tutti e comprare qualsiasi altra cosa che pago io".

Era l'occasione che aspettavo da tempo e sapevo esattamente quello che dovevo chiedere. Risposi al volo: "vorrei la radio come quella di zio Salvatore, con tanto di antenna". Mio padre rimase un pò perlesso perché oltre alla spesa serviva istallare una grande antenna, far passare cavi per tutta la casa e richiedere una autorizzazione ministeriale. Una bella rogna insomma, ma intuito il mio entusiasmo per quella cosa accettò ugualmente.

Ebbi così il mio primo baracchino (il mitico "Alan 48"), un alimentatore Elbex da 3 Ampere ed una Ringo della Eco Antenne (verticale a mezz'onda alta 5.5 metri). Costo totale: 330 mila lire nel 1991-1992.
Da quel giorno ho sempre avuto un discreto arsenale di antenne a disposizione ed Antenna è diventato negli anni sinonimo di casa. Se non hai una antenna sul tetto vuol dire che non sei a casa tua.

Ebbene, dopo peripezie lunghe mesi, dopo dozzine di telefonate e di spiegazioni, dopo aver addolcito il portiere grazie all'intercessione di Ulysses S. Grant, ieri ho montato una antenna sul tetto del mio appartamento a New York City!
Si tratta di ben poca cosa rispetto agli standard a cui mi avevano abituato i miei amici DXer Italiani (un dipolo bibanda caricato 20/40) ma dopo anni di astinenza mi sento come se avessi il Very Large Array del New Mexico tutto per me.

Ci pensavo ieri sera mentre tornavo a casa dal tornero di Poker: ormai mi sento a casa e non mi stupisce più niente. Un tempo mi bastava intravedere la skyline di Manhattan per rimanere incantato, oggi invece la città e le sue meraviglie mi passano davanti quasi inosservate.
Ma cosa vuol dire essere a casa propria? Vuol dire semplicemente essere nato in un posto oppure condividere ed apprezzare la grandezza di un altro? Difficile rispondere in questa fase della mia vita. Per il momento vuol dire soltanto avere una antenna sul tetto.

73 de Alain K1FM

Ciao!

SDR on Mac: the easy way

domenica, luglio 15th, 2012

Octrober 2015: New Version Available - CLICK HERE

The hobbyist who wants to try Software Defined Radio receivers will generally run into two problems: the price of the receiver and the fact that they will need Microsoft Windows.
The RTL2832U solved the first one allowing an incredible number of people having their first SDR experiences almost for  free. The second problem however is still out there: some of us can't really stand Microsoft Windows but even with the RTL they are somehow forced to rely on it. Yuck!

The best solution to this is using Wine. I don't mean getting drunk in order to forget, I mean running a Windows SDR application directly on OSX thanks to the Wine libraries.
Wine will allow running things like HDSDR or WinRad as fast as they would run in their native environment. In order to fetch data from the receiver one can use gnuradio, which is open source and available for the Mac. The remaining parts are gr-baz and the ExtIO DLL (the necessary "glue" to put everything together) that are provided by Balint Seeber.

At the end of the process, at the cost of hours of work and dozens of downloads, one can have a stable solution that is virtually Microsoft free. But what a pain! Since I realize that compiling code is not fun at all, I decided to try creating one easy solution, something that - in pure Mac style - the end user would simply install by "drag and drop"  without any other hassle. This is the end result:

After installing HDSDR (via Winebottler WineSkin) as a standalone application, I compiled gnuradio and gr-baz as per the usual OSX gr-baz instructions. Then, I copied all the necessary dylib's into a separate directory inside the application bundle I created a py2app standalone application. A simple AppleScript is used to launch borip_server. Once the server is running you can open HDSR and connect.

This is the applescript that runs borip_server (unfortunately I could not manage to do otherwise):

set grbaz to path to resource "Contents"
set posix_contents to POSIX path of grbaz
tell application "Terminal"
	activate
	do script "cd \"" & posix_contents & "\"; ./MacOS/borip_server; exit"
end tell

and this is the setup.py I used in py2app:

from setuptools import setup

APP = ['borip_server.py']
OPTIONS = {'argv_emulation': False, 'includes': ['borip_RTL', 'optparse', 'time', 'os', 'sys', 'threading', 'thread', 'traceback', 'socket', 'SocketServer']}

setup(
app=APP,
options={'py2app': OPTIONS},
setup_requires=['py2app'],
)

Alain

Octrober 2015: New Version Available - CLICK HERE

Meglio stare in Italia o a New York City? Parliamone

sabato, luglio 14th, 2012

Certe volte mi chiedo se la mia percezione dell'Italia sia realmente obiettiva o se invece si tratta di una distorsione cognitiva.

Ho cercato di ricordare l'esperienza di qualcuno che lasciando New York per tornare in Italia sia rimasto soddisfatto ed entusiasta della sua scelta, qualcuno che dica: "ma che fai in quella città di merda... torna a Roma|Milano che si sta bene, la città é vivibile ed entusiasmante. Torna!".

Ho cercato  invano perchè non ne ricordo neanche uno. Al contrario, il genere di commenti che mi tornano in mente sono riassunti bene da quello di Luca (un ragazzo che ha fatto una esperienza molto significativa, che prima o poi col suo permesso vi racconterò):

Ciao Alain, se puoi, non tornare in Italia. Io come sai l'ho fatto dopo quasi 7 anni di vita tra il Connectocut e New York e me ne sono pentito! In Italia non c'e' futuro, le cose stanno precipitando. Ovvio in Italia c'e' la famiglia, il buon cibo, gli amici di una vita e tante altre cose MA...se puoi resta a NY.

L'ipotesi che la magnificenza di questa città esista solo dentro la mia testa sarebbe - per quanto magra - pur sempre una consolazione ai miei tormenti. Questo post è dunque aperto a voi che la pensate diversamente: dimostratemi che mi sbaglio, spiegatemi le ragioni per cui vivere in una grande città Italiana è meglio che farlo qui, fatemi capire cosa dove mi sono perso.

Spero con tutto il cuore che riusciate a convincermi!

P.S.
non sono a caccia di ipotesi o supposizioni bensì di esperienze dirette di chi ha veramente vissuto le diverse realtà che vorrei confrontare. Pertanto aver visitato Times Square, la Statua della Libertà e l'Empire State Building durante il viaggio di nozze non conta...

Oggetto misterioso

giovedì, luglio 12th, 2012

Trovato stasera sul fondo del frigorifero. Si è formato per via del caffè freddo che colava da un contenitore rovesciato...
Secondo voi rappresenta un messaggio subliminale di qualche tipo? Non so cosa pensare

ecco a voi il Giglio Festival di Brooklyn (imperdibile)

giovedì, luglio 12th, 2012

Oggi ho fatto in bici la bellezza di 27 Km in bici attraverso Queens, Roosevelt Island, Manhattan e Brooklyn.  Poco sole, temperatura ideale, una città a misura di bicicletta. Fantastico, irripetibile, eccezionale.

Sono passato a Roosevelt Island perché dovevo lasciare un assegno al management del mio building (una storia lunga di cui vi racconterò presto). Che bella l'isoletta... io la trovo idilliaca. Ogni volta che ci torno ritrovo le emozioni dei primi giorni a NY. Soprattutto di mattina quando gli impiegati ed i ricercatori vanno a lavorare in funivia. Tanti bellissimi ricordi.

Manhattan è trafficatissima di mattina, soprattutto a Midtown. La bike lane della seconda avenue è praticamente una autostrada per biciclette con tanto di semafori per soli ciclisti. Lexington avenue, terza e Madison sono come la A14 nella settimana dopo Ferragosto: si potrebbe camminare sui tetti delle macchine dalla sessantesima fino trentesima senza mettere piede per terra.

Di sera invece, verso le sette, molto meno ressa e lower Manhattan è un vero piacere da fare in bici. Sono andato a Williamsburg, sicuramente il posto più cool di tutto il Nord America. Piccola parentesi su questo argomento: se non hai visto Williamsburg a bordo di una bicicletta non hai visto New York City. Chiusa parentesi.
Mi dirigevo al solito meetup di Italiani organizzato da Juan l'intellettuale Portoricano. Stavolta c'erano tre simpatici Italo-Americani di Bay Ridge (due ragazze ed un ragazzo) con cui ho fatto subito amicizia.

Dopo il meetup i tre nuovi amici mi hanno portato alla festa del Giglio di Brooklyn, una festa per soli Italiani d'America. Peculiarità dell'evento una statua di San Giglio in cima ad una struttura di 15 metri trasportata a spalla da un centinaio di persone che saltellando spostano sia la statua che tutta la banda che suona dal vivo. Pittoresco direi.
I tre mi hanno raccontato molte cose sulla Brooklyn Italiana, quella vicino a ponte di Verrazzano. Nei loro racconti ho rivisto fotogrammi situazioni di molti film, di molte letture sull'argomento. Ci siamo scambiati le e-mail per rivederci in futuro.

Vi saluto che dopo la palestra, il lavoro e quasi trenta Km di bici la stanchezza comincia a farsi sentire.

P.S.
Un lettore dice che in quanto a NY sono preso dall'entusiasmo. Altro che entusiasmo, questo è vera e propria ebrezza... forse delirio! E' un luogo fenomenale, unico al mondo. Solo chi ci ha vissuto può capire.

La mia giornata tipo in questo periodo

mercoledì, luglio 11th, 2012

Per quelli che pensano che la vita a a New York é frenetica, che si va di corsa -  insomma che si vive male - solo perché sono stati 3 notti a Times Square ecco un riassuntino della mia giornata tipo:

Ore 7 sveglia e colazione veloce con caffé espresso (Lavazza), latte e qualche biscotto (Mulino Bianco)

Ore 7.20 esco di casa in tenuta sportiva. Qualcuno é già pronto per andare in ufficio ma i negozi sono ancora chiusi e la gente di Astoria é perlopiù dedita al passeggio dei cani, alla colazione al bar o al jogging mattutino.

Ore 7.25 già in palestra. Auricolari alle orecchie, podcast di Oscar Giannino. Se l'argomento è interessante me lo sento tutto, se no dopo una ventina di minuti passo alla TV Americana che sta sui vari display in alto: mi interessano CNN, canali tematici e poco altro. Stamattina ho visto uno speciale sul Serial Killer del Connecticut degli anni '80.

Ore 8.00 fine allenamento. La palestra é di prima scelta ma la doccia la faccio ugualmente in casa. Come ogni mattina porto la colazione a letto a lei che ancora dorme. 

Ore 8.30 sono pronto per uscire. Passo sotto la metro e prendo una copia del New York Post. E' un giornale dozzinale ma le notizie di cronaca di una città come questa sono imprevedibili e leggere cose senza pretese ultimamente mi rilassa. In treno, mentre leggo sento (a scelta) Bill Maher, Fareed Zakaria, TED, Cruciani o Nicoletti, Ciao Belli o Dee Giallo. Altri invece guardano film sugli iPad. Che bello non dover guidare per andare al lavoro!

Ore 9.00 sono in ufficio

Ore 13.00 pranzo su seconda o terza avenue coi colleghi. Se sono da solo invece mi siedo in qualche ristorante con le sedie all'aperto. Mentre mangio sento la Zanzara in diretta, un altro Podcast, leggo un altro giornale oppure seduto dietro la vetrata del locale osservo le persone passare lungo la strada.

Ore 18.30 fine lavoro. A seconda del giorno c'é da fare il corso di Cinese sulla trentesima strada, il meetup Italiano in giro per Manhattan (domani però sarà a Williamsburg), un caffè ad Astoria col Patrice  oppure - come oggi - "varie ed eventuali"

Ore 19.00 cena estiva veloce a base di caprese, pollo, budino di riso e cocomero

Ore 20.00 Torneo di Poker su Broadway valido per aggiudicarsi un posto per un altro Torneo vero a Las Vegas (primo classificato 160.000 dollari)

Ore 23.00 "All In" che non ha funzionato (porco zio!)

Ore 23.15 Caffettino alla famosa pasticceria Greca, butti un occhio a destra, uno a sinistra... quattro chiacchiere di rito con un amico

Ore 23.30 a casa per scrivere il blog

Insomma, per me questa città é meravigliosa. Messi da parte famiglia ed amici, esiste davvero una ragione per desiderare di tornare a vivere in Italia? Secondo me non esiste. Anzi c'è da averne paura.
In molti mi chiedono: "ma quando torni in Italia?" La risposta è sempre la stessa: "spero mai!"

Ciao

L’Appartamentino a Long Island City

domenica, luglio 8th, 2012

Oggi torno a rivolgermi a te, mio caro ricco investitore Italiano che grazie a tanti anni di dura evasione fiscale hai accumulato fortune e (giustamente) ora hai paura di perderle per via dell'imminente tracollo finanziario dell'Itaglia.

Torno a proporti un investimento, e lo faccio gratis... in cambio di niente. Anzi no, in cambio mi prendo la sottile soddisfazione di indirizzare qualcuno - che se lo può permettere - verso la realizzazione di un sogno che invece purtroppo non é alla mia portata.

Leggo che i prezzi di affitti ed acquisti immobiliari stanno tornando a salire e che é ormai per molti evidente che l'economia Americana nei prossimo 20-30 anni ritornerà a dominare quella del resto del mondo. Insomma, chi può farlo deve assolutamente acquistare un appartamento a New York City.

Come scrissi qualche tempo fa, la zona di Long Island City relativa alla stazione della metro "Queensboro Plaza" sta crescendo con una rapidità impressionante. Appena cinque anni fa si faceva fatica a camminarci la sera tanto appareva sporca e degradata, oggi invece ci sono le sedi delle più grandi banche, di aziende famose, ci sono giardinetti progettati con gusto e mantenuti con cura, ci sono hotel prestigiosi ed anche grattacieli enormi costruiti come funghi. Di tanto in tanto sparisce un sexy shop e compare un cantiere.
Proprio lì sta per aprire l'enorme snodo ferroviario sotterraneo attualmente noto come "East Side Access" che convoglierà giornalmente centinaia di migliaia di pendolari in quella zona.  Si tratta di una delle opere pubbliche più grandi di tutti gli Stati Uniti.

Ogni giorno che passa diventa sempre più evidente l'interesse del grande capitale nei confronti di Long Island City. Un esempio lampante è la restaurazione degli enormi casermoni industriali abbandonati simbolo della gloriosa - quanto ormai remota - vocazione manifatturiera di New York City. Ultimissimo caso quello dell'Apple Building, l'edificio in cui ha operato la Apple Tag & Label Company fino agli '70 e che grazie ai lavori di restauro entro l'anno sarà in grado di ospitare 25.000 metri quadri di uffici e spazi commerciali da destinare a startup tecnologiche ed Università.

Capito allora il concetto? Se avete quattro soldini da spendere considerate l'opportunità di comperare un appartamentino a Long Island City. Ma non domani, non tra un mese, non tra un anno: bisogna farlo OGGI. Subito. Ora! Poi magari ci mandate a vivere i figli nel periodo dell'Università e  quando questi vorranno rimanere a vivere per sempre in America ci andrete a vivere voi così da vecchi gli starete vicino.

Altrimenti... che vi devo dire? Fondete tutto in barre d'oro massiccio, chiamate gli spalloni e fate trasportare tutto nei caveau della Svizzera. Il tempo stringe...

Ciao

il mio intervento (a gambatesa) sugli Europei 2012

lunedì, luglio 2nd, 2012

Ieri in giro a NY c'erano dei ragazzi in maglia azzurra con dei musi lunghi che non vi dico. Mogi mogi camminavano sconsolati a testa bassa. Addirittura nel village ho visto una macchina di Spagnoli che andava in giro strombazzando e sventolando dal finestrino una sciarpa rossa e gialla. Quasi nessuno capiva cosa volessero... forse in molti avranno pensato che trasportavano un ferito da portare urgentemente all'ospedale.

Visto il gran caldo afoso abbiamo deciso di prendere un buon gelato. Seduti di fianco a noi quattro Italiani, due dei quali li conosco di vista. Eravamo così vicini che non ho potuto fare a meno di captare una parola ogni tanto, quel che basta per ricomporre il filo dell'intera discussione. Indovinate di cosa parlavano?  Ovviamente di immigration! Partendo dalle motivazioni per andare o per restare hanno citato il waiver visa, i visti lavorativi, l'overstay, la green card... praticamente fermandosi per tutte le stazioni hanno ripercorso davanti al gelato l'infinita via crucis a cui ci dobbiamo sottoporre noi Italiani in terra d'America.

La partita mi ha lasciato indifferente. Se avessero vinto per me cambiava poco o nulla... lo dico davvero. Oggi però ci ho ripensato quando per caso ho letto questo articolo e così ho collegato tutto assieme: l'afa, il gelato, la via crucis per fuggire dal paese, il pallone... tutto si spiega, tutto segue il corso che deve seguire. Nella nazione dei nepotismi, delle amanti al ministero e delle igieniste tuttofare al consiglio regionale il figlio dell'allenatore della nazionale diventa preparatore atletico. Risultato? Dopo vent'anni di regime la nazione si ritrova con le pezze al culo a chiedere l'elemosina alla Germania, la nazionale invece (a causa della scarsa preparazione atletica) incassa uno dei peggiori risultati della storia del calcio arrivando - come se non bastasse la sconfitta - persino all'umiliazione. Dopodichè la squadra festante torna in Patria ed Il Presidente della Repubblica (già noto alle cronache internazionali ma non a quelle nostrane) dichiara al folto gruppo di giovani scommettitori illegali: "siete lo specchio del paese". E la cosa triste è che ha anche ragione!

Il calcio è una metafora della vita di tutti i giorni per cui fanno bene quei ragazzi a fantasticare sulla loro fuga, seduti davanti ad un gelato a Manhattan, durante una calda domenica di inizio estate. Un caro saluto a tutti da parte di Alain, Tito e Dubaco.

Ciao