Archive for settembre, 2012

La porta è sempre aperta

giovedì, settembre 27th, 2012

Facciamo un bel refresh in materia di immigrazione per la serie "come vanno le cose nei paesi normali" da abbinare alla serie "da qualche parte nel mondo ha ancora un senso essere cittadini".

C'é questa ragazza di Taiwan che una volta ottenuto il visto da studentessa é venuta qui a New York per studiare l'Inglese.
Il visto da studente te lo danno solo se dimostri di avere in banca i soldi necessari per mantenerti durante tutto il periodo degli studi. Perdipiú se vieni all'Università la retta (che già è esorbitante) ti costa quasi il doppio. Ovviamente ti controllano la frequenza e se non ti presenti alle lezioni ti cacciano via e perdi il visto. Insomma... non é affatto una passeggiata.

Comunque, mentre lei era in questa situazione é entrata in contatto con della gente che stava per rilevare la licenza di un ristorantino nell'East Village. Questi le hanno proposto di partecipare in società in quell'impresa e lei dopo aver trovato i soldi ha accettato e così è diventata proprietaria di un Ristorante a Manhattan.

Ovviamente col visto da studentessa non poteva lavorare. Poteva si possedere qualsiasi cosa (compreso un Ristorante!) ma poteva però lavorare in nessun modo. Col visto da studente ci stai molto stretto... non ti puoi muovere liberamente fuori dal paese poi ci sono le lezioni e la retta... insomma un bel problema. Trova quindi un avvocato e comincia la pratica per ottenere un visto di tipo"E2", quello riservato ad investitori stranieri che creano ricchezza e occupazione in America.
La procedura si avvia e tramite l'avvocato vengono prodotti dozzine di documenti come fatture, bollette, estratti conto, contratti di affitto... di tutto. La parcella del legale ammonta a 8000 dollari.
Il visto viene in un primo momento approvato ma il secondo passo, quello risolutivo, sarebbe stato un colloquio finale da fare di persona nell'Ambasciata del proprio paese di residenza. Ma perché non lo si potrebbe fare qui negli USA? Pensateci...Sono certo che qualcuno ci sarà già arrivato perché è molto semplice: se passi il colloquio torni in America mentre se lo fallisci resti a casa tua perché non ti fanno rientrare. E' geniale...

La ragazza - armata di determinazione e coraggio - torna a Taiwan per affrontare il suo colloquio. Con se porta una valigetta piena di carte in c'è addirittura una specie di libretto preparatole dall'avvocato con tanto di indice all'inizio e segnalibri colorati lungo le pagine. Tutto perfetto, tutto immacolato. Il ristorante sempre pieno di gente, i dipendenti che ci lavorano dalla mattina alla sera. Pieno centro a Manhattan...non si può non passare il colloquio, giusto?

Sbagliato! In ambasciata le fanno le pulci su tutto il malloppo che si è portata dietro. Praticamente si tratta di un interrogatorio più che un colloquio... roba da urlo. L'esito è sconcertante: non solo il visto E2 le viene negato ma le annullano anche l'altro, quello da studente! Insomma è fuori... ora non può rientrare. E' il ristorante? Cazzi suoi, al sistema non interessa.

Io al posto sui non so cosa avrei fatto... ma lei invece non demorde e richiama il suo avvocato. Non le resta che fare un tentativo estremo presentando una seconda domanda identica alla prima se non per una piccolissima ma pesantissima crocettina: "Hai mai avuto un visto negato dalle autorità Americane?" *** SI ***.
Si ripresenta al secondo colloquio e le fanno altre tre ore di domande serratissime. Viene bocciata per la seconda volta ma le chiedono in via del tutto eccezionale di presentare un altro documento mancante tra tutti quelli che si era portata. Casomai ci ripensano. Lei sconsolata se lo procura e si ripresenta per la terza volta in ambasciata. Nel consegnarlo chiede: entro quanto tempo posso sapere la risposta definitiva? Risposta: non si sa... la richiameremo noi. E lei di nuovo: ma posso sapere quanto tempo più o meno? Risposta: la legge prevede fino ad un anno di tempo per espletare questo tipo di procedure.

Ora la ragazza  - trent'anni compiuti - si trova nel limbo: in America possiede un ristorante ed ha una bella casa in affitto nel Queens. Tanti amici, il ragazzo, diversi dipendenti... eppure in questo momento é a casa dei suoi genitori a Taiwan. Potrà tornare in America? Lo saprà entro un anno. Così dice la legge.

Morale della favola: l'America é un paese che ha a che fare coi migranti sin da quando la nazione stessa esiste. Chi viene in cerca di fortuna deve sapere che essere qui è un privilegio. Me lo gridò in faccia una guardia aeroportuale nel lontano 2003: "qui non sei a casa tua, qui non hai nessun diritto!". In realtà quella guardia si sbagliava perché un diritto in realtà ci sarebbe, ma uno soltanto: quello di andarcene quando vogliamo senza che nessuno ci trattenga. La porta (per chi vuol uscire) è sempre aperta.

Saluti

Alain

UPDATE DEL 12 OTTOBRE: Alla fine il visto le é stato accordato. Tutto é bene quel che finisce bene

Il capolinea

martedì, settembre 25th, 2012

Una volta se succedeva o se vedevo qualche cosa subito pensavo a come dovevo scriverlo sul blog. Era inevitabile: piuttosto andavo a dormire alle due del mattino ma dovevo assolutamente postare qualche cosa.
Ora non scrivo più ma non é perche non succede più niente (anzi ne succedono di tutti i colori) é piuttosto che non ho più la spinta di scrivere. Non c'é più quello stimolo creativo o quel bisogno impellente di farlo. E se per caso mi dovessi forzare le parole non escono fuori, magari scrivo un paragrafo ma poi lo butto via.

Io penso di essere arrivato al capolinea di questo blog ma forse mi sbaglio... E' ancora presto per dirlo.

Comunque... l'altra sera sono stato con un ex collega in un locale di Brooklyn. Quanto tempo era che non andavo in un locale? E in un locale di Brooklyn perdipiù? Mesi, forse anni!
C'era una ragazza architetto di Machester che da 6 anni vive e lavora a Dubai. Le ho fatto un sacco di domande sul Regno Unito ma a prescindere dalle risposte (a dire il vero poco incoraggianti) ho realizzato che non si capisce un cazzo di quello che dicono! Sarà anche vero che la ragazza era ubriaca che non stava in piedi... ma perdio! Dicono che l'Inglese lo hanno inventato loro... e che lo parlino allora! E' una lingua diversa non si capisce niente.
Si è anche messa a parlare anche del Manchester United... ahh bella... hai sbagliato numero e casa. Non so neanche di che colore ha la maglia quella squadra, ne se ha mai giocato contro la Juventus o il Milan. Figuriamoci se ne parlo in un bar di sabato sera.

Ma poi, ma che cazzo le sto scrivendo a fare ste cose? Che ve ne fregherà mai a voi dei giri che stanno nei locali di Brooklyn. Già é tanto se non cancello tutto. Cancello? No dai stavolta no. Che altro vi racconto... fammi pensare.
Ahhhhhh

questa si che ve la devo raccontare assolutamente! Ma non stasera perché la storia é lunga. Domani (o appena posso) vi racconto come è andata a finire la storia della ragazza di Taiwan che ha aperto il ristorante a NY... così capite che aria tira da queste parti e con l'occasione rinfreschiamo un attimo lo spinoso capitolo "diritti degli immigrati" visto che in materia in Italia le idee sembrano alquanto confuse.

A presto allora

Ciavez

Un weekend da trentamila dollari

lunedì, settembre 17th, 2012

Ragazzi, stamattina ho presa una stretta di chiappe che non succedeva da anni.

Avevo ancora la mega Jeep presa a noleggio e prima di andare al lavoro avrei dovuto riconsegnarla. Immaginate la scena: scendo di casa con gli auricolari alle orecchie (ascoltavo il podcast di Giannino) e mentre micavo sul posto pensavo a quanto fosse una cosa da pazzi acquistare una macchina di quel valore per poi tenerla in mezzo alla strada con tutti i rischi che ne conseguono.

Pensavo a tutto questo e come arrivo sul posto mi si gela il sangue: la macchina è sparita.
Porco zio, ho pensato (non proprio in questi termini però...), vuoi vedere l'hanno rubata? In zona non ci sono passi carrabili ne devono pulire la strada di domenica notte... perché mai avrebbero dovuto rimuoverla?
Blocco il podcast e comincio a telefonare rimanendo fermo sul marciapiede con le chiavi in mano. Prima chiamo i miei colleghi per avvisare che non sarei andato in orario al lavoro, poi prendo fiato e chiamo il servizio di localizzazione auto rimosse del 311.

Il numero di targa lo trovo sul contratto di noleggio dell'auto che avevo volutamente evitato di lasciare in macchina. Chiamo, inserisco la targa usando i tasti del telefono ma niente da fare, l'auto non risulta.
Porco zio n'altra volta! Comincio a sudare a freddo... A pochi passi ci sono due operai al lavoro sul mando stradale e così chiedo a loro: da quando siete qui? dalle 8. Avete visto per caso un'auto portata via dal carro attrezzi? Negativo.

Porco zio!... e sono tre. Chiamo allora l'operatore del 311, il quale mi informa che talvolta chi preleva l'auto ci mette diverse ore prima di aggiornare il sistema centralizzato e quindi mi consiglia di riprovare dopo un'oretta. E così sia... Mi siedo sulla panca di un caffé e già che c'ero mi metto a leggere le righine piccole piccole del contratto, quelle che normalmente si saltano del tutto limitandosi a firmare in fondo.
Il capitolo 6 è inequivocabile: in caso di Loss or Theft del veicolo il contraente è responsabile e deve ripagare il valore dello stesso, il che per quella macchina oggi vale a dire trentatremila dollari.

C'era però anche il capitolo 16 relativo alla clausola opzionale DW che dice: in caso di Loss of the vehicle, con le eccezioni di bla bla bla e se non bla bla bla paghiamo noi e nulla é dovuto da parte del contraente bla bla bla. Mi precipito sulla prima pagina per sapere se avevo il giorno prima aderito alla clausola opzionale o meno. Fortunatamente SI... avevo la copertura DW. Rimaneva però una domanda non da poco: come mai nel capitolo 6 si parlava esplicitamente di Loss or Theft (perdita o furto) mentre nel 16  il termine "Theft" veniva accuratamente evitato non compariva neanche una volta? Vuoi vedere che l'assicurazione copre solo i sinistri stradali ma non i furti? Lo avrei scoperto di li a poco, nel frattempo la tensione sale.

Torno a casa e all'ora prestabilita ricontrollo il database del 311 ma stavolta su Internet. Niente, la macchina non risulta. Avevo quasi perso la speranza quando noto che sul sito propongono di chiamare anche il distretto competente di Polizia. Prendo il numero e chiamo. L'operatore non risponde mai, provo due o tre volte... alla fine risponde una donna. Le dico la targa... lei mi fa attendere 30 lunghissimi secondi e poi torna: era una Jeep grigia? Fiuuuuuuuuuuuuuuu respiro di sollievo.

Si, la abbiamo rimossa noi perché intralciava un passo carrabile. La può ritirare da tal dei tali sulla 21esima strada. Fanculo la multa e tutto il resto... mai stato così felice di averne presa una! Ho ripreso colore e saltellando scendo di nuovo in strada. Visto che era di strada mi reco prima di nuovo sul posto, poi dal carro attezzi. Ovviamente non c'era nessun passo carrabile ed ero dentro di me certo che ci doveva essere un errore. Già pensavo all'arringa che avrei fatto davanti al giudice della corte suprema durante il ricorso.

Il tipo del carro attrezzi era uno anche simpatico... ce la siamo presi a ridere. Ha voluto 136 dollari e io gliene ho dati 140 senza chiedere il resto, tanto ero felice di riavere indietro la macchina.
Oltre alla macchina mi da anche la copia del verbale da 95 dollari, redatto da tale Agente Ryan (mortacci...!). Curisità visto che non mi è mai successo prima, quanto sarebbe costato in Italia?
Comunque ancora non ho capito se il verbale è compreso nei 140 o se invece devo pagarlo a parte... ma mi sa la seconda.

Sul verbale leggo l'indirizzo del fattaccio e così ripresa la macchina ci ripasso davanti. Oibò! non è lo stesso posto! Poi però passa qualche secondo e ricollego il tutto: io ho controllato l'angolino della sera prima (senza passo carraio) ma non quello a pochi metri di ieri sera in cui un minuscolo cartellino NO PARKING in effetti invece c'è. Insomma ho torto... non rimane che pagare in silenzio.

Torno dal noleggio e riconsegno la macchina. Almeno loro non mi fanno pagare nessun sovrapprezzo per il ritardo e già che c'ero pongo la domanda fatidica: il DW copre o non copre il furto? Al quanto pare a detta del ragazzo che ci lavora lo copre, il motivo per cui non viene citato però rimande un mistero, un giallo per soli avvocati.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma da oggi in poi farò l'assicurazione pure quando compro un lecca lecca. Ciao!

West Point

lunedì, settembre 17th, 2012

Per il weekend ho preso un'auto in affitto e mi hanno affibbiato una Jeep enorme, una di quelle auto che fino a ieri letteralmente schifavo. Non solo, guidandola devo ammettere che oltretutto ho anche cominciato ad apprezzare il genere.

Sabato siamo andati di nuovo a Montauk. Io non sopporto le spiagge affollate e pensavo che a fine Settembre la situazione fosse pressappoco la stessa che trovai l'anno scorso a Novembre. Mai supposizione si rivelò più sbagliata: non solo era pieno di gente, ma c'era talmente tanto casino che per arrivare ho fatto un'oretta di coda in macchina e una volta sul posto mi sono accorto che l'intera località marinaresca era al completo. Ma proprio non c'era neanche una stanza nel peggiore dei peggiori motel... Questi qua sono capaci di fare il tutto esaurito anche a metà Settembre! Pazienza, siamo tornati a casa a dormire.

Stamane invece giretto a West Point, la grande e famosa Accademia Militare dell'Esercito Americano, il presidio armato più antico di tutto il paese rimasto attivo ininterrottamente dal 1777 ad oggi.
Bisogna che ve lo spiego? Penso di no, ma lo faccio ugualmente: c'è un museo interessantissimo, ci sono gli immancabili negozi di Souvenir e c'è un impeccabile servizio di Tour guidati all'interno delle strutture dell'Accademia.
Il posto é bellissimo e si affaccia proprio su quell'ansa del fiume Hudson che il Generale (a 6 stelle) George Washington definì la chiave per aggiudicarsi il controllo del continente Americano. A West Point, infatti, si combatté una battaglia decisiva per la vittoria dell'indipendenza, e da lì la decisione di stabilirvi permanentemente una Accademia militare.

Dentro, tra i viali alberati e gli enormi campi da gioco ogni tanto capitava di incontrare alcuni dei giovani cadetti. Tutti inquadrati ed impeccabili, ma pur sempre ragazzini non ancora ventenni.
Secondo la tradizione ogni cadetto deve essere anche un atleta a livello agonistico. Si studiano inoltre diverse materie accademiche tra cui medicina, finanza, computer science ma soprattutto ingegneria. Non si studiano invece - e la guida lo ha precisato accuratamente - ne arte ne musica.
La guida (un tipo che sembrava il sergente istruttore di Full Metal Jacket) ci ha spiegato che quelli del primo anno vengono chiamati "plebe" e non sono considerati neanche esseri umani. A loro non é consentito nemmeno di parlare liberamente e possono quindi solo rispondere se interrogati con "si signore, no signore, non ho capito signore". Soltanto al secondo anno acquistano il diritto di parola, al terzo anno vengono ribattezzati "cows" per un motivo storico che non vi sto a spiegare mentre al quarto finalmente c'è la cerimonia di graduation e quindi la fine dell'Accademia.

Chi frequenta West Point - data anche l'estrema selettività di questa Accademia - ha sicuramente tutte le intenzioni di rimanere a vita nelle forze armate essendo con ogni probabilità destinato a ricoprire incarichi prestigiosi e ranghi elevati. Se però volontariamente o per motivi disciplinari un militare concludesse prima di cinque anni il suo rapporto con l'Esercito egli sarebbe costretto a rimborsare allo Stato il costo dell'educazione ricevuta. (Centinaia di migliaia di dollari...)

 

Viva le Troike

giovedì, settembre 13th, 2012

Ho la sensazione che la maggior parte di quelli che citano la troika nei loro articoli - oltre ovviamente alla totalità di quelli che li legge - non sappiano esattamente cosa sia sta ***** di troika. In ogni caso, qualsiasi cosa essa sia, stamattina ho letto che la troika ha deciso che in Grecia si dovrà lavorare 13 ore al giorno per 6 giorni alla settimana.

Benissimo, ma non si era detto che nell'Unione Europea si può liberamente circolare e che tutti i cittadini comunitari hanno pari diritti all'interno della comunità stessa? E' come negli Stati Uniti però con l'aggiunta di un casino bestiale in cui non si capisce una sega su come funzionano le regole del giogo (ho scritto bene): decide il parlamento Europeo? la Commissione Europea? i Parlamenti Nazionali? Il presidente dell'Europa? Ma poi chi é il Presidente dell'Europa? Bohhh. Forse lo sa l'1% della popolazione, ma non credo. Comunque non importa. Il punto é un altro:

Immaginate che la troika venga qui nel New Jersey e dica: da oggi in poi nel NJ si lavora 13 ore ed anche di Sabato e pergiunta prendendo meno soldi. Sti cazzi direbbero gli Americani di Hoboken... piuttosto andatevene in **** voi e tutto l'armpit of America! Io chiudo e riapro in Pennsylvania, oppure a New York, oppure nel Delaware! Qual'è il problema?

Spostando il ragionamento nel vecchio contintente: se io faccio il facchino in un Hotel di Atene e ora vogliono che trasporti le valigie appese alle orecchie, ma che si faccia dare nel **** Atene ed anche la Grecia con appresso tutte le isolette di *****! Io me ne vado a fare il facchino a Berlino. Qualche ***** è il problema?!?

Davvero non riesco a capire che senso abbia l'Unione Europea, sempre ammesso che ne abbia davvero uno.

P.S.
Mi scuso con quanti non gradiscono il turpiloquo ma i
o lo trovo un metodo molto efficace di comunicazione che permette di raggiungere anche a livello emotivo il lettore. Ma se invece proprio non lo tollerate... f******!

Una serata di fine estate nel Queens

mercoledì, settembre 12th, 2012

Queste qui sono le migliori giornate dell'anno. Abbiamo richiuso le finestre e rimesso le coperte più pesanti. L'aria é secca e la luce del sole é più brillante del solito.
Stasera l'aria era ferma ed il tempo sembrava almeno per una volta incredibilmente immobile. Ero nel cortile appoggiato con una spalla sul muro mentre aspettavo che la lavatrice a gettoni finisse di girare al piano di sotto. Unico rumore percettibile lo sciacquettio della fontana ornamentale in cima alla quale (un immigrato Rumeno anti-comunista) ha montato una piccola statua della libertà che sorregge una bandierina Americana.
Le finestre tutte bardate da pesanti tende. Le mie - caso unico in tutto il palazzo - sono rosse. Non ricordo neanche come mai.
In alto si intravede uno strano filo appeso ad un palo interrotto da una specie di bobina colorata: é la mia antenna, il segno che contraddistingue casa mia da tutte le altre, un monumento alle mie manie.
Se fossi stato un fumatore ci sarebbe stata divinamente una bella sigaretta accesa... ma non lo sono, e così al posto mio se la fumava l'uomo del secondo piano, quello perennemente affacciato alla finestra mezza aperta. Certe volte mi viene in mente che sia morto da un pezzo e che la moglie lo abbia mummificato per continuare a riscuotere la pensione.
Raccolto il bucato salgo su per le scale ed incontro la signora della porta a fianco. Mi accoglie a braccia aperte, come fossimo amici da sempre. In realtà invece abbiamo parlato credo due volte in quattro anni. La signora avrà settanta anni e parla con voce tremante. Dice che se ne andrà dal suo appartamento a fine Settembre perché dopo una vita a New York City ha deciso di tornarsene a morire nel suo paese nativo: la Romania. E i suoi figli? Le domano io. Lei fa cenno con un braccio come a dire di lasciarli stare. I miei sono grandi ormai, sono Americani... rimarrano qui al loro posto. Allora ne approfitto e le faccio una domanda forse inopportuna ma che vista l'occasione non potevo evitare di fare: cosa ne é stato della signora del B11? Lei risponde che sta benissimo ma che ormai é vecchia pure lei e così ha deciso di trasferirsi presso un altro appartamento al pian terreno ma sempre qui ad Astoria. Non so neanche come si chiamasse quella signora ma non so come mai mi ha fatto piacere ugualmente saperlo.

Una Texana a Roma

martedì, settembre 11th, 2012

Ieri dopo tanto tempo ho rivisto una ragazza Texana che conobbi in aereo diversi anni fa e che - incredibile ma vero - negli ultimi tre anni ha deciso di fare una esperienza di vita a Roma.

Ci siamo visti in un locale che ha scelto lei: il Dinosaur BBQ ad Harlem. Inizialmente ero un pò titubante perché le zone sopra la centodecima strada le conosco poco ma Jenny mi ha molto rassicurato e così mi sono fidato di lei. Il posto è effettivamente eccezionale sia per come è fatto il locale, sia per come si mangia e sia per le persone che ci trovi dentro. Harlem se presa per il verso giusto deve essere una realtà veramente magica che merita di essere approfondita. Chissà se un giorno avrò l'opportunità di conoscerla meglio...

Comunque, oltre a rivedere l'amica non vedevo l'ora di conoscere l'opinione che una ragazzona bionda del sud del Texas (viene dal confine con il Messico) si era fatta dopo una permanenza così lunga nella capitale d'Italia.
Eravamo a parlare da meno di 2 minuti che lei già con delle smorfie tra il disgustato ed il rassegnato mi raccontava di quanto è difficile in Italia fare delle cose che invece a NYC sono delle banalità o di come i trasporti pubblici lascino a desiderare.
Mi tornano in mente queste parole che ha detto: mentre tutti qui in America sembra abbiamo un "fire under their ass" per cercare di migliorare e migliorarsi, in Italia permane una specie di stasi immutabile, una inerzia maledetta per via della quale non è possibile migliorare nulla. Anzi, un eventuale innovatore è visto come una minaccia all'ordine delle cose che così sono da sempre e così devono restare.

Allo stesso tempo però cercava di descrivere un valore aggiunto che se pur difficile da definire era senz'altro presente nelle sue giornate Romane: ha parlato di coesione tra le persone, di calore umano, di energia positiva nei rapporti con gli altri. Non ha saputo spiegarmi esattamente cosa fosse ma ovviamente io ho capito lo stesso a cosa si riferiva. In ogni modo però il calore non deve essere abbastanza perché nonostante la sua esperienza sia stata nettamente positiva entro un anno Jenny ha deciso che chiuderà baracca e burattini per tornarsene definitivamente in America. Se di nuovo a New York oppure nel Texas non si sa ancora.
Peccato perché io avevo già in mente di sposarmi con lei... Avremmo risolto molti problemi! Gliel'ho anche detto ma lei che è veramente una brava ragazza (il Texas deve essere una specie di Calabria ma più all'antica) ridendo ha risposto: no no, quando mi sposerò sarà perché ho trovato il vero amore. hahaha

Ciao  a todos

Mamma Maria

venerdì, settembre 7th, 2012

A quelli che me lo chiedono rispondo sempre che non ho nessuna nostalgia dell'Italia e la cosa effettivamente è vera ma forse solo in parte perché ogni tanto mi manca l'Italia degli anni '80.
Mi rendo conto solo oggi che quelli furono anni eccezionali, in tutto e per tutto. Chi lo avrebbe mai detto che nel nel 2012 avrei (avremmo?) rimpianto il periodo di Bettino, di Giulio, della DC, della gente che si scandalizzava quando Renato Zero appariva in TV truccato come una donna. Eppure tant'è.

Gli psicologi liquidano questa sensazione in appena due parole: "retrospezione rosea". Si tratterebbe quindi di una sindrome diffusa e ben nota che farebbe tendere alcuni ad esaltare - anzi mitizzare - gli aspetti positivi del passato facendogli al contempo ignorare quelli negativi.
Sarà vero? Forse si, eppure negli anni '80 i miei nonni - contatini mezzadri - avevano comprato terreni ed eretto palazzi, i miei genitori - impiegati statali - hanno fatto altrettanto... E noi altri invece? Noi scappiamo all'estero, arriviamo a malapena alla fine del mese, viviamo nelle case dei genitori fino a 40 anni. Insomma, guardando le cose attraverso la prospettiva della storia è facile intuire che in un periodo di declino come il nostro la "retrospezione rosea" è l'unica prospettiva possibile nei confronti di un passato recente che pur non essendo stato glorioso ora inevitabilmente lo appare.

Comunque... sta di fatto che nell'iPhone ho una serie di canzoncine anni '80 da fare spavento. In questo periodo mi sono dato ai Ricchi e Poveri. Se m'innamoroooo, se m'innamorooooo, se m'innamoro sarà di teeeeereee... Grandissimi.