Archive for luglio, 2013

Ragazzi questa è Brooklyn

giovedì, luglio 25th, 2013

Sono a Brooklyn. Loft post-Industrale, tavolone di 6 metri x 2 pieno di laptop, strumenti, saldatori, e stampati. Definire l'arredamento "moderno" sarebbe un understatement... elettronica ovunque, ma elettronica pesa eh, intendo LED, cavi che pendono, orologi autocostruiti, scaffali pieni di attrezzature da laboratorio. Nella stanza adiacente una libreria tecnica, una macchina da taglio laser, stampanti 3D ed altre cose che ancora non ho visto.

Alla mia sinistra siede un signore sui 45 che sviluppa un qualcosa in SMD, alla mia destra un 55-60 enne con barba e baffi bianchi lungo le guance che salda qualcos'altro, sempre in SMD. Sul cappellino ha stampata una sigla da radioamatore (ti pareva...). Sempre al tavolone un uomo sui 40 ed una donna sui 45, anch'essi assorti nel contemplare un qualche cosa di tecnico sul loro Mac o sul loro PC (rigorosamente Linux). Poi un'altra ragazza coi capelli viola e le sopracciglia rosa fucsia. Un'altra con una t-shirt nera che sta montando qualche cosa su una bread board (non avevo mai visto una donna fare una cosa del genere prima di oggi). Poco piu' in la un divano con una ragazza sui 40 che disegna qualcosa di vettoriale da sdraiata. Poi due prototipi di veri ingegneri elettronici devoti ed infervorati: pochi capelli, molta barba, occhiali spessi anni '80. Arrivano e si siedono al tavolone. In sottofondo musica Hipster a palla di fuoco che shazam (figurarsi se lo potevo fare io) identifica come "All Those Friendly People" dei Funeral Suits. Ogni tanto qualcuno suona il campanello, gli aprono, entra e si siede. E' un'altra donna! La percentuale delle donne hacker e' cosi' alta che comincia a farmi quasi paura. A questo punto vi chiederete dove diavolo sono... Domanda legittima.

Sto visitando (per la prima volta) NYC Resistor, un collettivo di hacker dediti all'elettronica spinta. C'e' gente molto in gamba eh... diciamo che non stanno qui a pettinare le bambole. Il collettivo ruota infatti attorno all'orbita di una azienda famosa sia a Brooklyn che nel mondo, e cioe' Makerbot, il produttore della prima stampante 3D "consumer level" al mondo.
Io pensavo fosse una specie di meetup in cui arrivi e si chiacchiera del piu' e del meno, ed infatti sono venuto senza niente! Ma niente eh, neanche un laptop! (me ne hanno passaot uno loro). Invece no, in questo collettivo la gente piu' che parlare FA. Si viene per discutere su un proetto, chiedere un consiglio o semplicemente avere a disposizione spazi e strumenti altrimenti inaccessibili.

Non ci si puo' iscrivere. Sono loro che eventualmente ti invitanto, se lo ritengono opportuno. Il Giovedi' sera pero' si aprono al pubblico, e cosi' eccomi qui.
Ma ci torno eh... garantito! La prossima volta mi porto dietro una zainata di Computers, Arduini, Ricetrasmettori, SDR, Loop Magnetici, Tric Trac e bombe a mano. Ma che davero vengo qua e faccio la figura del fesso? Non sia mai. La sigla me la faccio tatuare sulla fronte... Ci torno ci torno.

P.S.
La ragazza della breadboard l'ho gia' vista sicuro al 100%. Deve essere una blogger famosa, ma ancora non ho avuto modo di fare le presentazioni.

P.P.S.
E' appena arrivata un'altra ragazza! Incredibile. Una volta i nerd erano tutti maschi. I tempi sono cambiati (direi in meglio!)

Sono qui sono qui… non temete

sabato, luglio 20th, 2013

Notizie dal fronte:

Sto viaggiando molto. Anzi no, moltissimo.

In un mese ho già 6-7 mila qualifying points con Delta, un paio di mila miglia con Jetblue e ho appena cominciato un "challenge" con American Airlines il che vuol dire che considero di farne almeno 5000, ma più probabilmente 10000, in tre mesi anche con loro.
Prima questa cosa dei punti la ignoravo completamente (basti pensare che sono venuto finora 14 volte negli USA senza farmi accreditare nulla) mentre ora ci sono dentro di brutto. Il mio obiettivo é fondamentalmente evitare di fare la fila sia ai controlli di sicurezza che in aereo e pare che prestando attenzione a questa storia dei punti ci si può riuscire anche in breve tempo.
Addirittura puoi anche accedere a queste mitiche aree per soli top manaGGer che stanno in ogni aeroporto: fuori gente che dorme per terra, dentro tartine, champagnini, poltrone di pelle, saune, idromassaggi, happy ending, sostanze psicotrope, orchestre filarmoniche, teletrasporto, riti satanici. Mi servono sti cazzi di punti a tutti i costi... accumularli é ormai diventata una ragione di vita.

Gioco a tennis come se non ci fosse un domani.

Questa del tennis ve la devo raccontare assolutamente. Immaginatevi sto mega parco con dentro - tra le altre cose - una quindicina di campi da Tennis. In campo gli Americani sono tutti precisini, tutti composti. Ogni tanto qualcuno osa e si mette a giocare a petto nudo ma fondamentalmente nessuno impreca, nessuno si incazza, nessuno pronuncia ripetutamente il nome del signore invano. Tutti tranne uno, e ovviamente mi riferisco al vostro blogger preferito.
Mi sono fatto un giro di amici per giocare. Vi farei vedere che roba, che gente che si trova. Cose incredibili. C'é un "ragazzo" che ha 48 anni e che dopo aver insegnato per 10 anni alle superiori in Giappone é tornato a vivere a New York perché - dice lui - il suo futuro é fare l'attore e per fare l'attore devi necessariamente vivere qui. Ma non é Giapponese eh... é un Americanissimo con gli occhi azzurri! La lingua l'ha imparata sul campo. Questo qui era professore (si, di ruolo!) in Giappone ed alla tenera età di quasi cinquant'anni molla tutto per inseguire il suo sogno. Chapeaux!
La chicca é successa qualche giorno fa. Come dicevo, spesso e volentieri a seguito di sfortunati eventi di gioco tiro in campo dei tonanti tipo magnotta on steroids. Ma a pieni polmoni eh... tanto non capisce nessuno, anzi ridono pure. A na certa l'ex professore si mette a raccontare che in Giappone faceva 3 lavori: il professore a scuola, le ripetizioni private e poi il prete. Che cosa??? Faccio io? E lui: si ero - anzi sono - ufficialmente anche un prete; in Giappone ho celebrato dozzine di matrimoni. hahahahahahahahahahahahahahah Vi immaginate di me che bestemmio come una locomotiva a vapore mentre gioco a tennis con UN PRETE? E' priceless...
Comunque, c'é un altro"ragazzo" che di professione fa lo scrittore. Si occupa di letteratura ed é un fan di D'Annunzio. Mentre tutti noi vestiamo Nike Dry-Fit lui si presenta regolarmente con Polo, pantaloni classici corti e scarpe che io ci potrei andare alla messa (!). Sembra un giocatore degli anni '50, un dandy del campo da gioco. Ovviamente gioca anche a Golf e con lui è possibile intavolare delle conversazioni sempre interessantissime: grande classe, grande cultura. E anche lì ogni tanto mi scateno: porco di qua, porca di la... A Tennis non resisto, devo sfogare.

Radio ai massimi livelli.

Ho ripreso a darci dentro. Mentre scrivo sto ascoltando il radiogiornale in lingua Inglese di radio Habana Cuba su 6000 KHz. Diciamo che il taglio é leggermente critico nei confronti degli USA... ma appena appena. Poco fa invece é capitata una radio Pirata che trasmette musica dal Regno Unito su 6919.5 KHz. Ma a cercarle ci sono anche stazioni numeriche (trasmettono per le spie), la radio della Korea del Nord, controllori di volo in contatto con aerei sopra l'Atlantico, Net della difesa aerea sempre pronti a comunicare coi bombardieri strategici in caso di guerra nucleare totale.  E' un mondo parallelo, quasi dimenticato, eppure ancora attualissimo. Poi il fruscio, le scariche elettrostatiche dei fulmini, l'ondeggiare del segnale che si trastulla tra i meandri della ionosfera. E' magia... Ecco un pezzettino della stazione pirata di stasera:

IMG_2360

Qui sopra invece c'é parte del setup che preferisco usare in questi giorni. Avrei a della ferraglia (manopole che scattando fanno rumore, alimentatori con ventole di raffreddamento grandi come una mano, roba pesante insomma...) ma preferisco usare un ricevitore composto da un Macbook Pro connesso a due schermi esterni ed un SDR. Oltre al software del ricevitore c'é il registratore, altri due tre programmini per demodulare qualcosina in digitale. Ma é tutto completamente immateriale: l'antenna arriva a questa scatoletta e da quel punto in poi é tutto soft, tutto alluminio anodizzato, tutto moderno. Ascoltare broadcasting in AM in ambiente Apple é il top del controsenso, una contraddizione piacevolissima. L'apoteposi del retrò che si mescola alla più ricercata delle modernità in materia di comunicazione e di design. L'antenna sul tetto non la potete vedere ma c'é. Come vi avevo detto in passato: dove c'é una antenna, c'é casa...

Ciao a tutti

Speranze

domenica, luglio 14th, 2013

Ciao Alain e scusa se ti disturbo.
Sono *********, un ragazzo del 1993 che vive in un paesino della provincia di Piacenza.
Sono capitato per puro caso sul tuo blog e mi sono ritrovato a leggerlo tutto dal primo all'ultimo post, ammirato e affascinato.
Sembra un luogo comune sognare NY, ma io questo sogno lo sento mio. Non so da quando, ma io ho il tarlo di NY in testa. Mi piace l'America, mi piace il caos, mi piace viaggiare, mi piace conoscere gente, mi piace staccare, chiudere... E cosa meglio di NY può racchiudere tutti i miei desideri?
Nell'ultimo anno ho viaggiato, sono stato a Praga e a Monaco.. E più viaggio più mi rendo conto di quanto l'Italia mi stia stretta, di quanto odi il provincialismo che il mio paese, la mia città, offrono.
Nell'ultimo anno sono anche stato a NY, per la prima volta nella mia vita, per una sola settimana senza viverla se non "da turista" come dici tu. Ma me ne sono innamorato comunque più di quanto non lo fossi già. L'odore della metro, le facce nuove ad ogni angolo, la popolazione multietnica.. Ho fatto una settimana a pensare quanto avrei dato per poter essere uno a caso di quei tanti newyorkers.
Ogni tanto leggendo i tuoi post mi sono rispecchiato nel "ragazzo che deve partire senza esitare" o mi sono rattristato riconoscendomi in quello che "andrà a ballare vedendo le stesse facce di sempre negli stessi locali di sempre".
Io voglio poter uscire di casa con la convinzione che potrà accadermi qualcosa di diverso, con la certezza di poter conoscere gente nuova, di poter fare nuove esperienze e di poter essere parte di un mondo infinito.
Il problema è come realizzare il sogno. Che speranze dai ad uno studente universitario che si appresta a finire il primo anno di studi, con ancora almeno un paio di anni di detenzione forzata in Italia? Come può un ragazzo di provincia inserirsi in una società così selettiva? Come può coltivare un sogno?
Ti ringrazio a priori, per quello che scrivi, e, se avrai tempo/voglia, mi farà piacere leggere una tua risposta.
Ciao bello.

Caro ******,

Innanzitutto grazie per avermi scritto ed aver acconsentito ad utilizzare la tua e-mail per uno dei miei ormai rarissimi post.

Ricordo perfettamente il primo impatto che la città di New York ebbe su di me.
Era il 1996, avevo pressappoco la tua età ed uscendo dalla metropolitana mi ritrovai improvvisamente immerso nel caos di Midtown Manhattan: la testa perennemente rivolta verso la punta dei palazzi, il rumore, la foga dei passanti, il mio lo stupore e la meraviglia.
Mai avrei potuto immaginare che un giorno mi sarei ritrovato a vivere anni interi in un contesto affascinante come quello. Non che trovassi l'idea poco attraente (al contrario!) ma semplicemente era un sogno troppo grande, un'ipotesi talmente audace da non poter essere neanche presa in considerazione.

Ed invece - a distanza di anni - eccomi qui!

Le domande ricorrenti a questo punto sono: si ma come si fa per venire a vivere negli Stati Uniti? Mi dai un consiglio su come cercare lavoro? Come si fa per prendere la carta verde?
Beh, che dire... alcuni sono scienziati o professionalmente dei fuoriclasse, altri trovano moglie o marito, alcuni vengono per studiare per poi cominciare il calvario dell'H1B, altri ancora lavorano nei ristoranti come pseudo-clandestini. La risposta (amara) é che in realtà un modo facile e certamente efficace per riuscire nell'impresa non lo conosco, probabilmente perché non esiste.
Venire a vivere negli Stati Uniti é un privilegio concesso a pochissimi, non un diritto disponibile per tutti.

Con questo non voglio affatto scoraggiarti (lungi da me!), cerco soltanto di metterti dinanzi alla realtà delle cose. Potrei parlarti del Canada, dell'Australia o addirittura del Nord Europa ma sarebbe come confondere la lana con la seta. Per quanto riguarda quel che ti/ci interessa oggi nessun luogo al mondo può competere con la città di New York - di questo sono pienamente convinto -  eppure se l'opzione NY dovesse risultare impraticabile é opportuno valutare le altre possibilità. Non é detto che anch'io mi ritrovi a fare le stesse valutazioni in futuro...

Ricorda solo questo: alla tua età tutto é possibile, basta soltanto volerlo.

Buona fortuna

Alain