Archive for agosto, 2013

Spike Lee

martedì, agosto 27th, 2013

Brooklyn é il top. E' ufficiale. Massimo dell'energia, massimo del cool, massimo di tutto. Il Queens non regge il confronto in nessun modo... mi dispiace dirlo perché Astoria non la lascerei mai eppure é così. Fidatevi di me.

Comunque, Venerdì eravamo a pranzo a Fowler Square, una piazzetta circondata da ristorantini, negozi e gente al top.
Arrivo e trovo un giovanotto decisamente hipster  seduto ad un tavolo che leggeva un libro. Poco distante ad un altro tavolo sedeva una ragazza nera molto carina che aspettava qualcuno o qualcosa. Il ragazzo non resiste e attacca il bottone... Per qualche minuto si esibisce con grande profusione di sorrisi e manfrine... Ma di cosa si potrà mai discutere mentre si siede a due tavoli diversi a cinque metri di distanza? Non so ma c'é chi ci riesce. Avevo già deciso che avrei bloggato su questi due e così con discrezione scatto loro una foto. Controllo il telefonino ma lo scatto non mi piace così cancello. Mi preparo a scattare di nuovo ma... colpo di scena!

Arriva la persona che la ragazza stava evidentemente aspettando. E' un signore sui 50 con gli occhiali, secco come una scopa, bassetto, la t-shirt ed il cappellino in voga, snickers, braccialetti colorati e catenine varie. Nonostante stesse interrompendo il lavoro certosino di un esemplare di maschio umano decisamente superiore in tutto e per tutto questo arriva si siede con una sicurezza, una forza d'animo, direi quasi un'aura che decisamente erano fuori dal comune. Prima di sedersi si volta per uno sguardo e forse anche di un mezzo saluto all'hipster rompicoglioni e così si gira verso la mia direzione per forse 2 o 3 secondi, giusto il tempo necessario per riconoscerlo: é indiscutibilmente Spike Lee. Nella foto lo vedete seduto con il cappellino rosso.

Spike tira fuori un book fotografico e lo mostra alla ragazza, la quale lo sfoglia attentamente commentando le varie grosse fotografie che contenute in ogni pagina.
I miei colleghi non mi credevano: ma come Spike Lee, ma sei sicuro? Ma dai é impossibile...
Chiediamo ai ragazzi del ristorante e ce lo confermano: si si é proprio lui. Il suo studio é dietro l'angolo e viene qui tutti i giorni...

Un mio collega si voleva fare la foto a tutti i costi ma non ci pareva il caso di andare a disturbarlo. Come fare? La cosa si é risolta da sola perché il mio collega indossava una maglia dei Knicks, squadra di cui Lee é un fan sfegatato.
Alla fine infatti il regista di alza, ci vede e viene a stringerci la mano, e lo ha fatto solo perché uno di noi aveva la maglia dei Knicks! Lo so che sembra incredibile ma vi giuro che é andata esattamente così.

Registi famosi in giro che stringono la mano, piazzette fiorite, tavolini, panchine e hipster che ci provano con le belle ragazze. E questa é Brooklyn...

Saluti

Sparatoria nel Queens: il mio tweet su tutti i giornali

venerdì, agosto 23rd, 2013

Questa ve la devo raccontare calda calda perché é incredibile.

Il post precedente l'ho scritto dal club degli smanettoni a Brooklyn. Avevo appena postato ed ecco che mi chiama il Patrice su Voxer. Era sensibilmente scosso, così non lo avevo mai sentito prima. Quello che dice é effettivamente scioccante: "Sono sotto casa mia, mi tremano le gambe... hanno appena sparato ad un Poliziotto che sta qui davanti a me". E poi manda una foto.

Patrice abita a 150 metri da casa mia, una zona tranquilla in cui in 5 anni non é mai successo niente. Ovviamente lascio tutto e scappo via. Prima però twitto la sua foto aggiungendo in copia un paio di contatti sensibili a questo genere di notizie. Questo il tweet:

Mentre ero ancora in treno trovo altre notizie, fortunatamente rassicuranti: il Poliziotto é solo lievemente ferito per via di un'auto che ha cercato volontariamente di investirlo. Lui però prima di cadere a terra gli spara tre colpi, invano. Il guidatore, sospettato di una rapina fatta poco prima, schianta l'auto contro un palazzo poco distante (leggi sotto...!) e si dilegua a piedi.

Ancora non ero arrivato a casa e già mi contatta su twitter il primo telegiornale (ABC News) per chiedermi se potevano utilizzare la foto, ovviamente citandomi come fonte. Io specifico che la fonte é il Patrice e loro ringraziano. Ecco il telegiornale, la foto come vedete é la stessa. Nel servizio citano anche er Patrice!

Successivamente si aggiungono gli altri telegiornali maggiori e la foto compare in apertura su tutti.

Arrivato nel Queens ero li che osservavo la zona assieme a moltissimi altri. Macchine della polizia ovunque, camionette, elicotteri tutto intorno. Come dicevo é una zona tranquilla ed un fatto del genere incuriosisce un pò tutti.
Ogni tanto arrivavano coppie di Detective in giacca e cravatta, tutti con la loro famosissima patacca dorata. In tutta la sera ne saranno arrivati una dozzina. Il vero figo della situazione é il Detective... c'é poco da fare. Gli altri si pavoneggiano si - soprattutto quelli in borghese - ma il Detective é il numero uno in assoluto.

Ad un certo punto un tipo strano faceva domande in giro: cosa é successo cosa é successo? E' vero che hanno sparato ad un Poliziotto? Io gli spiego che non é proprio così, e aggiungo i dettagli che sapevo. Al che lui fa: e tu come le sai tutte queste cose?
- "Because I read the news!"
- "What news?!?"
- "Twitter!"
- "Ahh... but twitter news are fake"
E io: "How could this be fake?" E gli mostro la foto che avevo twittato poco prima.

Il tizio salta mezzo metro da terra. Come? Dove? L'hai fatta tu? Me la mandi? Io lo calmo subito e dico che la foto é del Patrice e che se aspetta lo chiamo. Lui, un giornalista del NY Daily News, accetta volentieri. Er Patrice arriva armato di tutte le foto e dei video che aveva. il NY Daily News offre subito 150$ e lui (ingenuamente) accetta senza tirare sul prezzo. Gli fanno anche una intervista come quelle che vedi nei film con tanto di taccuino e domande di rito.

Poco dopo arriva il NY Post. Questa volta ci facciamo noi avanti perché il fotografo era a 200 metri di distanza e non riusciva a fare nessuno scatto decente. Ah bello, la voi la foto in prima fila? Il tipo scatta come una molla e avvisa la redazione, la quale telefona. Patrice stavolta chiede 350$, il giornale ne offre $250: affare fatto.

Poi cominciano a passare i vari telegiornali in TV e succede una coincidenza incredibile. Ci telefona Ryoma, un giovane Giapponese ex fidanzato di una ragazza ragazza Taiwanese di cui scrissi qualche tempo fa. Ryoma, che ha letto il nome der Patrice sul telegiornale, é alle prese con dozzine di poliziotti perché al quanto pare il fuggitivo che ha investito il poliziotto ha sfondato il cancello di casa sua, ha lasciato l'automobile nel cortile ed é entrato nel suo appartamento che sta al primo piano!
Io a quel punto mi sono messo le mani in testa: non solo la coincidenza del Patrice che si trova nel bel mezzo di una sparatoria, non solo che il mio Tweet finisce in apertura su tutti i telegiornali nella tri-state area ma addirittura il tizio nello scappare finisce in casa di un nostro amico. Ma quanto cazzo é piccolo il mondo?!? Pazzesco.

Ancora più pazzesco però é l'epilogo di tutta la storia e qui - ebbene si! - mi riallaccio al mio tormentone di sempre: l'immigration.

Er Patrice era già pronto a festeggiare la vincita inaspettata di $400 quando gli arriva la prima richiesta di dati per emettere il pagamento. Tra le varie cose é richiesto il modulo W9 e cioé: "Request for Taxpayer Identification Number". In teoria lui potrebbe prendere quei soldi e pagarci le tasse come tutti gli altri ma farlo significherebbe violare apertamente ed in maniera documentata le regole del visto. La legge é chiara: non si possono incassare altri soldi se non quelli dello stipendio, unica eccezione vincite al gioco. Se Patrice li accetta e qualcuno controlla addio visto, o addio domanda per la carta verde, addio America insomma. Niente da fare, i 400 dollari non si toccano... le foto saranno gratis.

Domani compero i giornali per vedere se siamo riusciti ad arrivare in copertina. Sarebbe una bellissimo quadro da appendere al muro.

Adios

La festa di James

giovedì, agosto 22nd, 2013

Allora,

innanzitutto guardate lo screenshot qui sotto:

James-Australia

é un invito vero eh, non una cazzata. Lo ha ricevuto er Patrice (che ormai é inserito in tutto il Sud-Est Asiatico Newyorchese...)

La festa é in onore di James, un ragazzo Australiano che nelle prossime due settimane si recherà in Australia per cercare di rinnovare il suo visto lavorativo. Ha due possibilità: glielo rinnoveranno e quindi potrà tornare per altri due anni (al termine dei quali calci nel culo) oppure non glielo rinnoveranno e così rimarrà per sempre in Australia (tecnicamente potrebbe un giorno forse tornare ma dopo che ti negano un visto... beh... adios!).

James ha un lavoro regolare (che non può cambiare), é stato selezionato in base a criteri precisi e stringenti ed é pagato con uno stipendio che rispetta dei minimi imposti dal Governo. Forse ha una fidanzata? Forse ha comperato una automobile ed una casa? Forse ha anche un figlio?... chissà... sono comunque dettagli irrilevanti perché a prescindere da tutto il resto quella che sta organizzando sarà (si spera) la festa del suo arrivederci, ma potrebbe benissimo essere anche quella del suo addio. Tra due settimane lo sapremo.

Ogni tanto al Patrice gli chiedo: "o Patrice, ma secondo te in Italia la gente capisce quanto é dura l'immigration Americana se confrontata con quella del bel paese? No perché tutti lì pensano che se hai un lavoro allora nessuno ti può mandare via, se hai un lavoro (qualunque esso sia) hai il diritto di rimanere! Ovvio no?"

Col cazzo che é ovvio invece! Qui la cittadinanza (o la residenza permanente) ancora ha un valore: niente cittadinanza niente lavoro, niente cittadinanza niente sussidi di nessun tipo e - ovviamente - niente cittadinanza niente voto.

La processione di San Rocco ad Astoria

sabato, agosto 17th, 2013

Il bello di New York é che vai a giocare a Tennis con un Portoricano, vinci il singolo e ti aggreghi a giocare un doppio con un Pugliese che sta qui da quarant'anni che gioca contro due "ragazze" anche loro Americane ma di chissà originariamente da dove.

Finisce il doppio ed é ora di andare a casa, ma prima di uscire dal campo passa una banda che suona da lontano. E' inconfondibilmente una processione, con tanto di scorta della Polizia e statua del santo! Salto sulla bici e li raggiungo.

Lo striscione che precede la formazione dice "Orsogna  Mutual Aid Society, Est. 1939". Orsogna é una piccola cittadina Abruzzese che in Abruzzo non avevo mai sentito nominare ma che qui ad Astoria non mi é nuova. La pizzeria da cui mi servo vicino casa, infatti, ha sulle pareti un affresco enorme raffigurante una panoramica proprio di questo paesino. Come sia possibile che gli Orsognani (Orsonesi? Orsognini? boh...) siano così tanti da avere una fondazione tutta loro e da riuscire - nel 2013! - ancora ad organizzare una processione non me lo spiego... E poi come mai tutti ad Astoria? Misteri. Ma tant'è.

Alla processione non poteva mancare la statua del santo coperta di dollari. Mi avvicino per scattare una foto e domando in Italiano ad un signore sui sessanta: "Scusi, ma che santo é?". Lui risponde come se gli avessi domandato di che colore fosse il cielo: "Ma é Santo Rocco...!".
- "Ah bene, si certo, Santo Rocco... anche io sono Abruzzese sa?".
- E il singore: "ah si? E di dove?"
- "Martinsicuro!"
- "Doooove?!?"
- "Provincia di Teramo!"
- "Ahhhh ma voi siete al Nord! Noi invece siamo a Sud..."

Comunque, mi ha fatto piacere vedere le signore con in testa la conca di rame. Questa figura della conca trasportata in quel modo era una cosa che avevo in mente fin da bambino perché me la raccontava mia nonna, ma che dal vivo non avevo mai visto prima d'oggi. Vi spiego: ai tempi in cui non c'era ancora l'acqua nelle case le donne dovevano recarsi a diversi Km di distanza per riempire alla fonte pubblica le pesantissime conche da portare a casa appoggiate sulla testa. Ovviamente bisognava essere ben allenate e concentratissime perché se la conca fosse caduta bisognava tornare indietro e rifare tutto daccapo. La cosa mi veniva descritta come una vera e propria tortura quotidiana alla quale non ci si poteva ovviamente sottrarre, pena la sete per tutta la famiglia. Parliamo del 1500? No, parliamo di mia nonna che é ancora viva. Incredibile ma vero.

Sulla via del ritorno mi sono fermato a bere una cosa fresca presso un benzinaio. Avete letto bene: la figura della pompa di benzina é ormai per me diventata una qualcosa di retró, di caratteristico. Soprattutto a New York il benzinaio assume una figura speciale, quasi protetta direi. Sorseggiavo un Nesquik al cioccolato mentre osservavo la gente fare il pieno: i fumi della benzina nell'aria, il cemento segnato dai pneumatici, i numerini che girano. Quanti ricordi...!

Riparto e torno a casa. Domani prendo il caffé con un lettore del blog che al quanto pare é finalmente riuscito a trovare un sistema per rimanere definitivamente a New York. Scommetto che siete curiosi di sapere come ha fatto... lo sono anch'io.

Ciao ciao

P.S.

Viva Santo Rocco da Montpellier!

Message in a bottle

mercoledì, agosto 14th, 2013

Luca Parmitano é un astronauta Italiano che attualmente si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
Proprio oggi sul suo blog ha pubblicato un post molto interessante titolato "Message in a bottle" (disponibile anche in Italiano) che vi consiglio di leggere.

Parmitano descrive un contatto radio casuale effettuato con un ragazzo Portoghese sulle frequenze riservate ai radioamatori. La cosa é a me particolarmente cara perché nel lontano 1996 (praticamente al termine dell'era mesozoica antecedente la diffusione di massa di Internet e Smartphones) un contatto del tutto analogo capitò anche a me. Ai tempi l'astronauta non era Italiano bensì Russo (e quindi un "Cosmonauta": Valeri Korzun), ed il contatto non proprio casuale perché ci provavo e riprovavo quotidianamente da circa un mese.
Riuscii nell'impresa una domenica mattina presto, quando probabilmente la concorrenza Europea ancora dormiva e la stazione spaziale MIR si allontanava lungo il corridoio che sorvola la Turchia e l'Iraq, lasciando quindi fuori dai giochi le "big guns" del quadrante nord-occidentale.

Dissi poco più del mio nome, qualcosa del tipo "Good Morning...". Il Cosmonauta ricambiò i saluti per poi sparire in Medio Oriente. Fu una emozione fortissima, una soddisfazione incredibile. Pensateci: prima di Facebook, prima di Google, prima di Twitter, praticamente prima di Internet come la conosciamo oggi ero riuscito a scambiare un saluto con un tizio in orbita attorno alla terra. E' roba che a 17 anni ci rimani flashato eh... Cominciai a gridare e saltare per la stanza come un pazzo. I miei genitori si svegliarono di soprassalto senza capire cosa fosse successo.

Ed infatti ci sono un pò rimasto sotto con questa cosa: da li in poi ho contattato una dozzina di Astronauti diversi sia a voce che via "Packet Radio" (una sorta di E-Mail rudimentale via etere) e in un modo o in un altro non ho più smesso di occuparmene. Potrei raccontarvi storie per ore ed ore, tipo che ho un un sito/community che si occupa di questo tipo di comunicazioni e che viene aggiornato da un impiegato della NASA  ancora oggi (ve lo giuro é vero!), oppure che una volta feci cena con Guidoni e Malerba a Berlino, oppure che passai un'oretta a mangiare una torta seduto vicino a Sergjei Krikalev (un mito in materia di volo spaziale). Ma ce ne sarebbero tante altre, del resto sono vent'anni mica dieci giorni...

Il ragazzo portoghese si cui parla nel post lo conosco ovviamente, e poco prima di scrivere questo post ho dato un piccolo consiglio ad un altro amico che gestisce il logbook della stazione radio di Parmitano. Insomma é un mondo, un mio pallino che qui non conosce nessuno, una gioia da nerd d'altri tempi.

Che bell'hobby la radio... Non me ne stuferò mai.

Non ci resta che piangere

venerdì, agosto 2nd, 2013

Dunque,

diciamo che sono in una fase nuova, una fase di cambiamento vero, intenso. In 3 giorni ho viaggiato per lungo e per largo quasi tutta l'America 3100 miglia in tre tratte (più una che non ho potuto accreditarmi, porca troia!). Ovviamente in questi posti vado tutt'altro che a giocare eh... Arrivo, mi concentro, faccio quello che devo fare, riparto. Bam-bam-bam!

Per farvi capire la portata della situazione vi dico solo questo: come qualcuno ricorderà anni fa organizzai a Manhattan il No Berlusconi Day. Oggi ho saputo della famosa condanna soltanto perché mi ha telefonato un amico altrimenti non lo avrei saputo per niente. Nonostante ciò non ho visto neanche un articolo, neanche un servizio, nulla. Ho altro a cui pensare e francamente mi pare tutto inutile. Non voglio neanche commentare, non saprei cosa dire.

Parlo pochissimo in Italiano e mi sto accorgendo che tra parlarlo poco e parlarlo niente c'é una differenza enorme. Ogni tanto mi viene una specie di sete inspiegabile, un bisogno di sentire certi ritmi e certi suoni. Risultato? In questi giorni su Spotify ascolto solo Venditti, Loredana Berté, Mia Martini e cose del genere. Addirittura l'altro giorno mi é capitata sotto mano la prima apparizione a San Remo di Gianluca Grignani e mi sono commosso. Hai capito come sono messo?

Ho un pò nostaglia eh... diciamocelo apertamente. Ho nostalgia di quell'Italia che molti giovani non hanno mai visto e che purtroppo neanche potranno vedere mai. Anni '80, inizio anni '90... era un paradiso. Adesso é tutto finito. Non ci resta che piangere.

Adios

Alain