Archive for novembre, 2013

Meraviglioso: ecco il radioamatore Eschimese mentre comunica con la Bullock (Gravity)

mercoledì, novembre 20th, 2013

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Qualcuno ha avuto la brillante idea di girare un corto in cui il Mayday della Bullock (Gravity) viene visto da terra.
Per quanti si chiedessero se tecnicamente un contatto del genere é possibile o meno la risposta é certamente si.

Passando dalla finzione alla realtà mi viene in mente il caso di Veronica, una amica che dal deserto della Lybia utilizzava un portatile palmare per avere contatti quotidiani con l'astronauta Francese Jean-Pierre Haigneré a bordo della stazione spaziale MIR. Oppure quello di Maryam, un'altra amica di Kuwait City che dopo aver preso appositamente la licenza la utilizzò una volta soltanto per fare gli auguri di buon compleanno a Serjei Krikalev sulla ISS. Myriam trasmetteva dal tetto di casa e si faceva reggere l'antenna dalla sorella minore. Una volta ultimato il collegamento per l'emozione si mise a piangere. Successivamente per via di questa cosa in medio oriente diventò una specie di star.

Nell'ambiente i due casi che vi ho descritto se li ricorderanno in molti ma vi posso assicurare che ne esistono dozzine di altri altrettanto incredibili. In soldoni si può dire che in una situazione come quella immaginata nel corto (cioé in sostanziale assenza di stazioni concorrenti) una radiolina ed una antennina qualsiasi bastano ed avanzano per comunicare con lo spazio. Ora in molti penserete: "ma come, dal bagno di casa mia non prende nemmeno il cellulare mentre gli Eschimesi con una radiolina da 21 Euro possono parlare con gli Astronauti?!?". Lo so sembra incredibile, eppure é proprio così.

Ho passato vent'anni dietro a queste cose e vederle immortalate in un film famoso é motivo di grande gioia. Forse é al contempo anche la chiusura di un'epoca. Del resto ormai gli Astronauti oramai li puoi raggiungere anche su Twitter ma che ci volete fare... per me la radio rimarrà sempre la radio.

Ciao a tutti

Alain

L’unica vera nostaglia che ho

venerdì, novembre 15th, 2013

Nessun impegno, casa libera, piena salute, Manhattan, budget illimitato.

Eppure...

mal che vada James

New Jersey New life: Damian ed il suo sogno Americano

venerdì, novembre 15th, 2013
Gli scienziati sono stati i primi a partire ma ormai vanno via (o perlomeno vorrebbero andarsene) anche tutti gli altri. Mi riferisco a tecnici, camerieri, operai, artisti...  gente comune insomma. Ultimamente mi  chiedono come fare anche persone con figli grandi che magari hanno in Italia un ristorante o un'altra attività. E' pazzesco, un fenomeno devastante di portata storica.
Rimangono in patria solo gli statali, i professionisti non riciclabili all'estero, le persone vincolate da imprescindibili legami affettivi o familiari. Parlare di "cervelli in fuga" ha secondo me perso di significato e ostinarsi a farlo vuol dire cercare di addolcire la pillola perseverando nell'ignorare la vera entità del problema.
Mi scrive Damian, un ragazzo che (buon per lui) ha subito trovato una sistemazione ed una nuova vita negli Stati Uniti.
Notate com'é stato facile per lui inserirsi e nel giro di qualche mesi ottenere tutti i documenti necessari. Ha subito trovato un lavoretto, nel frattempo fa i suoi colloqui di lavoro, poi probabilmente entrerà in Marina. Qualche anno di ferma al termine della quale magari ce lo ritroveremo arruolato presso qualche dipartimento di Polizia, all'FBI, forse alla CIA? In ogni caso dopo aver fatto il militare avrà diritto gratuitamente all'Università e quindi le possibilità saranno tante. Damian non ha che da scegliere... beato lui!
Credo sia difficile trovare un altro paese al mondo in cui chi entra legalmente possa riuscire a passare "da 0 a 100" in così poco tempo e con così poca fatica. Esiste ancora il sogno Americano? Io credo di si. Per gli altri però... non per me! (PORCACCIO ...!)
Ciao Alain, il mio nome e' Damian.. ti scrivo solo per raccontarti la mia inusuale storia. Due anni fa stavo pensando di andarmene dall'Italia come tantissimi altri. Avevo scelto l'Australia (come moltissimi altri) e stavo organizzando per prendere un visto studentesco e rimanere down under per 7 mesi. Una volta la' avrei dovuto trovare un lavoro part time e cercare uno sponsor.

Niente di questo e' successo. Il destino ha scelto diverso per me.

Ho conosciuto una ragazza del New Jersey in una discoteca di Milano.. all'inizio fra noi era soltanto una scappatella ma dopo pochi giorni, e dopo che lei se ne era tornata negli USA, abbiamo sentito che eravamo innamorati.

Ora non voglio entrare in tutti i dettagli altrimenti questa email diventa un romanzo. Dopo un paio di anni di long distance relationship e varie visite mie negli States, abbiamo deciso di sposarci.. un po' perche ci amiamo veramente e un po' perche' piu' facile per me rimanere negli USA. Ed e' cosi' che a giugno mi trasferisco qui definitivamente, entrando nel paese come turista e sposandomi a luglio in una bellissima spiaggia in Florida.

Dopo solo 4 mesi ricevo il permesso di lavoro, facciamo l'intervista per l'immigration e una settimana fa ricevo anche la green card (mi odierai per questo ahaha).

Ho moltissime aspettative. Ho un diploma ITIS di elettronica e telecomunicazioni, e per 13 anni in Italia ho avuto la mia propria attivita: facevo il Technical Writer, ossia manuali di uso e manutenzioni per ogni tipo di software e macchinario.

Senza nessuna fatica ho gia trovato un lavoretto da buser in una pizzeria qui vicino, e sono stato chiamato per un'intervista per lavorare nei supermercati Target.. e questo ancora senza nessuna difficolta'. Sono lavoretti ma permettono di adattarsi e fare qualche soldo. Mi piacerebbe arruolarmi nella US Navy, infatti settimana prossima ho un'appuntamento con un recruiter.

La mia mail era solo per raccontare la mia storia, ho seguito il tuo blog da anni e di piu' da quando avevo deciso di trasferirmi qui. Ti auguro che presto riceverai anche tu il visto permanente!!!

Un salutone da N*****, ridente cittadina nel NJ.

L’altra America. Quella vera.

venerdì, novembre 8th, 2013

In questi anni ho scritto e detto continuamente che se fossi capitato al di fuori di New York City negli USA non sarei mai riuscito a sopravvivere per più di sei mesi e devo ammettere che questa convinzione era vera soltanto in parte.

Viaggiando per tutto il midwest incontro città fantastiche, pulizia, ordine, orgoglio, gente forte e di una cordialità d'altri tempi. Poi spazi infiniti, climi paradisiaci, possibilità d'ogni genere. In Occidente non ci sono alternative o paragoni possibili: l'America é l'America, l'Occidente stesso oggi é l'America. Tutto il resto é periferia dell'Impero. Un Impero decadente, questo si, ma pur sempre tale.

Ho sempre detto che a Manhattan si va solo per la figa... ed é così! Ci si va anche per il lavoro però, ci si va per spendere tutte le proprie forze spremendosi fino all'ultima goccia (sottile questa eh...). Se si escludono pochissimi fortunati quella di New York City é una realtà tagliata su misura per chi ha ancora benzina da bruciare, per chi ancora ci sta dentro di brutto.

Se però un giorno decidi che vuoi rallentare, che é ora di  calare l'ancora, quando capisci vuoi calmarti ed inforcare le pantofole ecco che attorno alla grande mela cominciano a farsi notare dozzine di cittadine meravigliose in cui immaginare il proprio futuro. Intendiamoci, dico cittadine perché mi sono abituato alla metropoli se no cittadine un cazzo... Si tratta in realtà di città vere e proprie con milioni e milioni di abitanti!

C'é poi un Oceano sconfinato di località minori (sotto i 50.000 abitanti) in cui le condizioni di vita rasentano quelle della Svizzera o della Norvegia. Certo, se vivessi in un posto così montarei dei tralicci tipo Radio Vaticana ma nonostante questo forse veramente non riuscirei a resisterci per più di sei mesi.
Credo che nella "Suburban America" si possa sentire a proprio agio soltanto chi ci é nato o cresciuto, ma forse mi sbaglio... devo ancora rifletterci.

Nel frattempo godetevi Country Roads, un classicone di John Denver. Ultimamente lo sto canticchiando a squarciagola: country road..... take me homeeeeee, to the placeeeee.. I belooooong. (e i colleghi Americanissimi scoppiano a ridere quando mi sentono).

Ciao!