Archive for febbraio, 2014

La mia su Renzi

venerdì, febbraio 21st, 2014

renzi-andreotti

Stamane avevo letto le indiscrezioni secondo cui al Ministero della Giustizia sarebbe andato a finire Nicola Gratteri, PM che avevo rivisto parlare proprio qualche giorno fa su Presa Diretta.

Mentre lo ascoltavo mi sono detto: "questo é uno di quelli che ha le palle eh... ci vorrebbe uno così a gestire le cose di giustizia".
Oh, non ho finito a pensarlo che me lo ritrovo nella rosa proprio come Ministro della Giustizia. La cosa mi ha sorpreso al punto che quasi mi sono ricreduto in merito a Renzi: vuoi vedere che questo qualche cosa giusta la fa sul serio?

L'illusione é durata poco: Gratteri fuori, dentro un altro... e ti pareva? Il resto delle considerazioni però riamane inalterato: questo é un governo che si prefigge lo scopo di cambiare tutto facendolo senza nessuna legittimazione popolare e con un programma che non é chiaro a nessuno.

La mia previsione: fallirà clamorosamente. Tempo sei mesi e dopo le prime proteste di piazza ne riparleremo.
Non lo dico perché non ho fiducia nelle capacità di Renzi o della  squadra di governo. Lo dico semplicemente perché la situazione é talmente grave e talmente marcia che neanche se scendesse in terra Gesù Cristo a guidare un esecutivo di Apostoli egli riuscirebbe a sistemarla.

Da una parte dell’Oceano all’altra: FORZA ITALIA!

mercoledì, febbraio 19th, 2014

Alcuni radioamatori sono, diciamo, un più radioamatori degli altri.

C'é per esempio Joe Taylor, un premio nobel per la fisica che di tanto in tanto prende carta e penna ed inventa nuovi metodi di comunicazione digitale.
Taylor é un tipo incredibile. Nonostante sia un professorone, nonostante il Nobel e tutte le altre riconoscenze in alcuni video lo trovi seduto in t-shirt assieme a gente qualsiasi che giocherella con le sue invenzioni. 

Gente qualsiasi come il sottoscritto, per l'appunto. Stasera ero in radio ed usavo proprio uno di questi suoi nuovi metodi che si chiama JT65. Dopo un paio d'ore di attività, trasmettendo con 50 Watt il mio segnale aveva raggiungo tre continenti. Ecco la mappa:

jt65

Taylor ha fatto le cose in grande perché, oltre ad essere uno dei più efficaci in assoluto, il suo metodo é progettato per far trasmettere agli interessati esclusivamente il minimo indispensabile di quel che serve e cioè nominativi, posizioni e segnali. Ci sarebbe anche uno spazietto dedicato ai saluti ma sempre in formula estremamente stringata, anzi direi letteralmente telegrafica: consistono nel numero 73.
Non si può insomma trasmettere qualcosa come "ciao come stai, qui fa freddo, domani mi faccio controllare la prostata" perché il metodo non lo consente affatto. E' tutto tagliato su misura, non si spreca neanche un bit.

Per ragioni che non vi sto a raccontare oggi cercavo corrispondenti da Arizona, DC, Hawaii, Idaho, Lousiana o qualche altro stato Americano quando improvvisamente esce fuori un Laziale! Ah però, il Lazio... praticamente dietro casa. Fa sempre piacere, devo ammettere.

E così chiamo il Laziale (sarebbe quell'IZ0MIO che vedete evidenziato sotto, K1FM invece indica me) e questo mi risponde. Alla fine dello scambio però anziché passare il saluto meccanico di cui sopra (il numero 73) tiro in aria una bomba direi quantomeno inusuale. Trasmetto letteralmente "FORZA ITALIA".

Hahahaha mi immagino la sorpresa del collega Armando da Ripi (FR) quando si é visto arrivare FORZA ITALIA da una stazione Americana in JT65. Successivamente Armando ha risposto a tono aggirando anche lui il protocollo e trasmettendo un bel GRAZIE ALAIN.

Ogni messaggio impiega 47 secondi per essere trasmesso. Ecco qui sotto lo scambio:

0401 Transmitting 7.076 MHz JT65: IZ0MIO K1FM FN30 
0402 -16 0.1 1768 # K1FM IZ0MIO -03 
0402 -10 0.2 717 # AH6A W8BRV RRR 
0402 -6 0.3 835 # W6AAJ N9GRG EN52 
0402 -4 0.1 2106 # CQ K8JTD EM79 
0403 Transmitting 7.076 MHz JT65: IZ0MIO K1FM R-16 
0404 -18 0.1 1769 # K1FM IZ0MIO RRR 
0404 -11 0.2 721 # AH6A W8BRV 73 
0404 -9 0.5 833 # W6AAJ N9GRG R-09 
0404 -11 0.7 1387 # CQ WD0DMO EN21 
0404 -5 0.2 2080 # N9CVB K8JTD -04 
0405 Transmitting 7.076 MHz JT65: FORZA ITALIA 
0406 -16 0.1 1770 # K1FM IZ0MIO 73 
0406 -7 0.5 833 # W6AAJ N9GRG 73 
0406 -10 0.6 1388 # CQ WD0DMO EN21 
0407 Transmitting 7.076 MHz JT65: IZ0MIO K1FM 73 
0408 -15 0.1 1770 # GRAZIE ALAIN 

Notate la formalità di tutti gli altri messaggi. Tutti così schematici, così razionali. Stasera ho voluto dare una botta di vitalità, di colore. L'altro giorno ad uno del West Virginia gli ho mandato "COUNTRY ROAD". Pochi giorni dopo mi ha mandato una cartolina per posta! hahahaha
Da notare il fatto che per mantenere queste trasmissioni "variopinte" nell'ambito della legalità qui é necessario adottare alcuni accorgimenti tecnici atti a farsi riconoscere, cosa che ho ovviamente rispettato appieno (ci mancherebbe solo che mi faccio fare una multa dall'FCC!)

Domani o appena posso vi scrivo dell'incedibile radio pirata (si! esistono ancora) che ho sentito l'altra sera e da cui sono riuscito a farmi fare una bella dedica in diretta che si é sentita in tutto il Nord America ed anche in parte dell'Europa. Eh??? Fantastico...!

P.S.
Se solo riuscissi ad incuriosire una persona su diecimila riterrei la missione compiuta. In questi post di "volgarizzazione" dell'hobby del radioamatore spero di riuscire a raccontarvi una emozione mostrandovi di sfuggita un angolino di questo mondo fantastico che inevitabilmente sta per scomparire. I post tecnici, quelli seri, li lascio scrivere agli altri più bravi di me.

Ciao. Anzi 73!

PPS
Il primo che collega "Forza Italia" col partito di Berlusconi lo prendo a male parole

Storici nostalgici in liberia

giovedì, febbraio 13th, 2014

Avrei una voglia di fare un articolo su Renzi che neanche immaginate. Dopo tutto il bordello che si é fatto per le preferenze questo che fa? Altra legge elettorale SENZA preferenze. E poi? Va al governo senza voto. Che faccio lo scrivo? Ma lasciamo perdere... tanto é tutto finito.

Invece vi scrivo di ieri sera.

Tramite Twitter ho casualmente scoperto che Kevin Walsh, uno scrittore/blogger che seguo da diversi anni, presentava il suo ultimo libro (che avevo già comprato un mese fa) praticamente a due passi da casa mia.
La cosa particolare é che lo avrebbe fatto in una libreria di cui non avevo mai sentito parlare. Ma come, c'é una libreria sulla 31esima strada?!? Ci ero passato davanti almeno duecento volte e neanche me ne ero mai accorto...

Comunque, Google Maps alla mano mi reco sul posto e subito riconosco il signore. Walsh era lì, più anziano di quanto mi aspettassi, vestito in maniera modesta, gli occhialoni retrò, il capello da intellettuale.
Il proprietario del negozio (devo dire una bellissima libreria, assortita in maniera molto intelligente) lo presenta, spiega che fanno entrambi parte della Astoria Historical Society, e poi gli passa la parola.

Walsh esordisce domandando: quanti di voi sono fan del blog forgotten NY? Quasi tutti alziamo la mano. E poi si presenta dicendo che da quarant'anni egli va in giro osservando e fotografando particolari della città di New York che normalmente nessuno nota. Lui invece, sempre in bici, segna, studia, annota, raccoglie testimonianze.  E' una vera e propria enciclopedia vivente sulla città di New York. Sa tutto di tutto, particolari incredibili... Ma non solo di Manhattan eh, troppo facile! Questo va a vedere una per una le case vittoriane che ci sono nel Queens, l'omino di latta dello stagnino che sta li dal 1930, i pali della luce originali di un parco nel Bronx, le sirene abbandonate che servivano a dare l'allarme in caso di attacco nucleare, i cartelloni pubblicitari degli anni che furono e che ora sono ormai sbiaditi dal tempo. Curiosità di questo genere, oltre a storie di persone, di attività commerciali, di ponti,  di opere demolite o di altre mai realizzate. Molto molto interessante.

Il tutto condito da un senso di nostalgia per il passato e di diffidenza nei confronti del futuro. Passare un'ora assieme ad una congrega di storici e di appassionati di storia della città di New York ha confermato la sensazione che immediatamente e da sempre provo stando qui: quelli che una volta erano luoghi che avevano un fortissimo e caratteristico gusto proprio, una ragione di essere, un "sense of place" (come dicono loro) hanno gradualmente lasciato il posto a realtà anonime e senza nessuna anima.

A Manhattan - città che ormai é versione Walt Disney di se stessa - tutto ciò é spietatamente evidente ed é impossibile non accorgersene persino per chi é totalmente insensibile nei confronti di certe cose.
Nel Queens - che certo non gode delle stessa visibilità e delle stesse attenzioni - il fenomeno é stato probabilmente ancor più brutale e spietato.
Del resto io stesso sono un estraneo "mordi e fuggi" paracadutato quasi per caso nella realtà di questo quartiere e, per esempio, non mi ero neanche accorto che vicino casa ci fosse una libreria! Decine di migliaia di estranei come me, avvicendandosi e moltiplicandosi senza misura nei decenni, inevitabilmente finiscono per alterare il panorama. Laddove c'erano casette di legno e viali alberati ora ci sono palazzoni e parcheggi, dove un tempo le famiglie si ritrovavano nei weekend ora ci sono centri commerciali e fast food.

Dalla prefazione del libro: "Cities have the capability of providing something for everybody, only because, and only when, they are created by everybody... no normal person can spend his life in some artificial heaven, and this includes children. Everyone must use the streets."

Un Venerdì a lieto fine

sabato, febbraio 8th, 2014

Ieri ero a cena in una specie di rosticceria Giapponese nell'East Village in cui vado da parecchi anni. Pensate, qui esistono anche ristoranti Giapponesi che NON vendono Sushi... comunque questo é un altro discorso che ora sorvolo.

Appena arrivo trovo la mia ex-compagna dell'Università (Bologna). Lei é Californiana ma ora vive a New York. Ricordate? Era quella che mi presentò Sara Bareilles, la famosa cantante a cui all'epoca provai senza alcun successo a dare un colpettino. Che peccato... comunque anche questa é un'altra storia su cui stenderei un velo pietoso.

Tornando a bomba, non solo ero nello stesso ristorante di una mia ex compagna di casa ma eravamo anche seduti in due tavoli vicini. Gomito a gomito! Coincidenza incredibile...
Ovviamente scatta la conversazione tipo che fai, che hai fatto, che fine ha fatto questo, che fine ha fatto quello ecc ecc. Di episodi da raccontare ce ne sono a migliaia perché facemmo assieme l'Università a Bologna a fine anni '90... vi lascio immaginare i macelli a cui abbiamo assistito. Cose da matti (letteralmente) che qui sono sicuro al 100% nonostante le stronzate che si vedono in TV i ragazzi neanche si sognerebbero di fare. E pure qui tralascio di raccontare perché non é certo questo l'oggetto del post che intendo fare.

Ma allora di cosa cazzo parla questo post di merda? Ci arrivo subito.

Saluto l'amica, esco dal ristorante, prendo la metro, attraverso mezza Manhattan, entro nel queens, arrivo nella stazione di destinazione verso le nove e mezza. Scendo e mi assale una domanda molto spiacevole: "dove minchia ho lasciato la mia borsa con dentro il Mac???? "
Subito corro dall'altra parte della stazione per prendere un treno verso Manhattan e tornare indietro. Stiamo parlando di un Mac ultimo grido che in Italia costerà credo 2000 euro mica di un accendino BIC... Tra l'altro non é neanche mio! Peccati a iosa... ma a livello che serviva un esorcista.

Ce lo trovo? Non ce lo trovo? In questo ristorante credo passino almeno 200 persone ogni ora per cui boh... Chissà... Faccio tutto il tragitto, rientro, faccio la fila tra quelli che cercano un tavolo e domando: ho lasciato qui una borsa di pelle, che per caso la avete vista? E loro: si certo! La stavamo aspettando. Hanno chiamato il cameriere che mi aveva servito per accertarsi che fossi il legittimo proprietario e poi me l'hanno riconsegnata. Ripeto: dentro c'era un Mac!
Io rimango a bocca aperta quando succedono queste cose. Tra l'altro, non é neanche la prima volta che nella stessa zona mi perdo qualche cosa di valore che poi mi viene restituito. Qualche hanno fa, infatti, di fronte allo stesso ristorante mi persi un iPhone. Mi telefonarono per ridarmelo!
Sembra quasi incredibile ma a pensarci bene non lo é. Infatti, essendo la zona tutto sommato frequentata dalla "NY bene" e considerato il rischio gravissimo di venire accusati di furto quando si recupera un prodotto Apple smarrito (qui la Polizia fa sul serio) alla fine ci si rende conto che così incredibile forse non é. Quando succede però fa piacere ugualmente.

Ora sono qui alle prese con un database del ministero Americano delle comunicazioni. C'é tutto online. Qualsiasi cosa Americana che trasmette é in questo database: televisioni, cellulari, polizia, aerei, satelliti, navi... Tutto! E' impressionante il livello di apertura dei database della pubblica amministrazione. Open Data compà! Non si scherza.

Adios amigos. Hasta la vista

Alain

il mio imperdibile post sul Superbowl (credetemi)

martedì, febbraio 4th, 2014

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Aggiornamento fotografico (non é che stiamo qui a raccontare fregnacce eh...)

keithsuperbowl

In questa fredda notte d'inverno (ha ripreso a nevicare manco fossimo in Siberia) voglio fare un bel post sul Superbowl.

La differenza principale tra questo blog ed il resto della marmaglia é che qui non si gioca a fare i giornalisti o i bloggerz seriosi. Io qui vi do un prodotto unico, una cosa unica ed irripetibile e cioè una piccola manciata di cazzi miei. Il blog si chiama alain.it proprio per questo: non si parla di NY, non si parla di America, non si parla di niente in particolare. Si parla solo di quello che mi passa per la mente... il tutto alla modica cifra di zero Dollari (che sarebbero anche zero Euro al cambio attuale).

Il vero bloggerz se scrive un post sul Superbowl ci mette la foto, il grafico, il font giusto, la spiegazione su cosa é, come é nato, tutte cose di cui a voi non vi frega un cazzo di niente perché per queste cose ci sono già Google e Wikipedia...
Io no. Io non vi voglio spiegare niente. Voglio solo rendervi partecipi di una piccola riflessione, di una ubriacatura, di pensiero scomodo o come in questo caso di una storia, una storia Americana che di più non si potrebbe e che per l'appunto é legata al Superbowl.

Dunque, il Superbowl (questo va detto)  é l'evento televisivo più seguito in America, un partitone al livello della finale di Champions. Ne parlano tutti dappertutto: da Obama al tipo che ti vende un Bigmac al McDonald's.  Non é semplicemente una cosa grossa... direi che é colossale. 

Ebbene, il mondo é davvero piccolo: uno degli allenatori della squadra che ha vinto (i Seattle Seahawks) é il vicino di casa dei miei amici in Pennsylvania e lo vedete nella foto (io sono quello a sinistra e sono alto 1.83)
Prima che si trasferisse sulla costa West era il vicino di casa dei miei amici in Pennsylvania e u
na volta (credo nel 2003) al termine di una serata memorabile che non é il caso di mettere per iscritto guidai il suo enorme camioncino da Villanova fino a Downingtown (se mai ci avessero fermato ora non sarei qui).

Comunque Keith (così si chiama) sin dalle superiori si fece immediatamente strada nel mondo del Football riuscendo a farsi ingaggiare nella squadra Universitaria della UCLA e, in occasione del derby UCLA - USC, ci invitò a vedere la partita a Los Angeles. Immaginate una partita da 110 mila spettatori paganti trasmessa in diretta nazionale dallo stadio di Pasadena (lo stesso in cui Baggio sbagliò quel famoso rigore ai mondiali) a cui voi siete invitati da uno dei giocatori. Una esperienza unica... Irripetibile.
Cose da andare al manicomio. Voi rendetevi conto: vent'anni o poco più in giro per feste Universitarie a Los Angeles assieme al gruppo della squadra di Football. Noi arrivavamo assieme ai giocatori, tipo VIP. Sti ragazzi (che ovviamente studiavano zero perché lo sport li impegnava dalle 6 del mattino fino a prima di cena) bastava che schioccassero un dito e c'erano subito orde di ragazzine delle Sorority pronte a sbavargli dietro... Sembrava di essere in un film!
Prima di andare a trovarlo non mi rendevo assolutamente conto che la lega universitaria di Football fosse praticamente l'anticamera della NFL, ma durante quel viaggio immediatamente capii come stavano le cose: Keith aveva il suo futuro già scritto, ed era un futuro ricco di soddisfazioni, fama, soldi e quant'altro di meglio ci si potesse immaginare dalla vita.

Le cose però sono andate diversamente per via di uno scherzo del destino: qualche tempo dopo la nostra visita Keith cade con la moto (una Yamaha rossa e bianca che ci mostrava con orgoglio) e si frattura una clavicola. Perde così mesi e mesi di allenamenti ed alla fine della riabilitazione i tentativi di tornare al livello di prima risultano inutili. Carriera finita, niente più NFL, fine di un sogno.

Tante volte ho pensato a come si sarebbe dovuto sentire uno che avendo il top del top a portata di mano all'improvviso a causa di una stupidaggine perde tutto e si trova costretto a ripartire da zero. Ci sarebbe da impazzirci su una cosa simile...
Lui però non si é dato per vinto e si é rimesso in gioco. Ha cominciato a fare l'allenatore prima nelle scuole, poi nelle squadrette di periferia ed piano piano é arrivato dove? All'NFL! Questa volta però in veste di coach. Attenzione: non é ovviamente l'allenatore principale, quello coi capelli bianchi che forse avete visto parlare in TV, sia chiaro. E' uno dei diversi tecnici specifici che un gioco così complicato richiede. Un incarico comunque prestigiosissimo e ovviamente retribuito ai livelli della NFL (roba che la serie A é per morti di fame) che forse un giorno gli consentirà di raggiungere incarichi ancor più prestigiosi.

Insomma nonostante tutto alla fine ce l'ha fatta ugualmente... Che storia eh? Proprio una storia Americana, come vi dicevo. Ora se volete siete liberi di cercare Superbowl su wikipedia...

Buona notte al caiser (qui sono le 03.10AM)

Ciao!

Riflessioni su Lone Survivor

domenica, febbraio 2nd, 2014

La temperatura si é alzata improvvisamente al punto da rendere piacevole passeggiate anche lunghe. In città si festeggia la finale del Superbowl e Midtown é stata tirata a lucido. Gente ovunque, negozi aperti, polizia in ogni angolo.  Migliaia di tifosi da Seattle e da Denver con le loro sciarpette, la felpa, il cappellino della squadra del cuore. Ma assolutamente pacifici eh... nulla a che vedere col tifo del calcio in Europa: qui lo sport non ha nessun significato politico, non raccoglie orde di teppisti ne istiga alla ribellione. La gente va allo stadio come se fosse andare al Cinema.
Pur essendo quella più asettica, più dura e più fredda credo in assoluto, Midtown credo sia la parte della città in cui mi sento veramente a casa. Penso sia la zona di New York che ho vissuto in maniera più approfondita e più a lungo in assoluto. (Se solo sapeste tutte le cose che mi sono successe a Midtown ma che non ho mai potuto scrivere...!)

Tornando al Cinema, oggi ho visto Lone Survivor.

Che dire del film? Potrei dirvi che nel suo genere é un filmone assoluto. Un thriller militare come pochi (se vi é piaciuto Black Hawk down questo film qui vi piacerà ancora di più, tra l'altro sono entrambi basati su storie vere). Potrei anche dire però che ormai questo genere di film sono diventati vera e propria propaganda. Pensateci un attimo: noi andiamo a casa di questi perché ci hanno abbattuto due palazzine... va bene, ci sta... Questi però, con armi di fortuna e senza nessuna organizzazione formale, per dieci anni non si arrendono e ostinatamente combattono come forsennati perché convinti di essere loro dalla parte del giusto.

Da una parte i Navy Seals, preparatissimi e formidabili sotto ogni punto di vista. Quando va bene combattono e vincono, quando va male premono un bottone e scatenano letteralmente l'inferno: dal cielo arrivano elicotteri, aerei, cannoniere volanti. Tutta roba progettata durante la guerra fredda per colpire carri armati ma che ora viene normalmente utilizzata per sparare su gente armata di fucile, o anche disarmata... se mai dovesse servire.
Dall'altra contadini, pastori, gente che forse sa leggere e scrivere, forse no. Combattono - dal loro punto di vista - per difendere le loro idee e la loro terra, e come se combattono! Poi muoiono, in tantissimi, silenziosamente, senza funerali, senza pensioni per i familiari, senza nessuna gloria. E senza film come questo che ne glorificano le gesta... ovviamente.

Non dico che sono dalla parte loro eh... ci mancherebbe altro. Anzi, confesso che verso la fine del film, quando finalmente arrivano gli elicotteri e sparano sulla folla facendo strage di talebani segretamente ho goduto. Dico solo che stabilire quali siano gli eroi é molto difficile da stabilire. Tra l'altro, nel film i quattro Seal affrontano un esercito di 200 Talebani mentre in realtà i nemici furono al massimo soltanto 10. Ditemi voi se questa non é propaganda.

Ciao