Archive for gennaio, 2015

New York a Presa Diretta (e due…)

giovedì, gennaio 29th, 2015

Allora visto che siamo in tema di revival ecco qua un altro video. Stavolta del 2010.
Lo girai sotto l'ufficio, in zona Bryant Park / Times Sq. Che tempi ragazzi... che tempi

Ciao

E sti cazzi

domenica, gennaio 25th, 2015

Anno 2007. Guardate cosa sono andato a ripescare:

Se qualcuno di voi fosse in grado di ricordarsi di questo video beh... da semplici lettori potreste essere promossi a stalkers! ūüôā E' passata praticamente una vita, e rivedere quel video - assieme ad altri del periodo di Roosevelt Island - mi fa un certo effetto.

Quello che risulta immediatamente evidente é che la sbornia iniziale é passata: la fase dell'euforia é definitivamente stata rimpiazzata da quella della consapevolezza. Ci sarebbe quasi da cambiare lo slogan del blog da "Si é vero sto a New York" a "Si é vero sto a New York: E sti cazzi!..."

Una volta quando in Taxi uscivo da Manhattan passando sul Queensboro bridge mi giravo sempre a guardare la skyline. Marina da Napoli vi¬†potr√† confermare che quasi sempre nel girarmi aggiungevo: ma ragazze (le ricercatrici erano tutte donne!) vi rendete conto di dove stiamo ad abitare?!?¬†E' tutt'ora uno spettacolo eccezionale eh... (forse secondo soltanto al curvone della Brooklyn Queens Expressway ... gi√Ļ Downtown) eppure ormai non mi giro pi√Ļ. Non ci faccio quasi pi√Ļ caso. New York √© diventata consuetudine.

C'é ancora una cosa che però suscita in me un certo stupore, una certa meraviglia. Mi riferisco a quando casualmente in metro o per strada a Manhattan incontro gente che conosco di persona o anche solo di vista. Ultimamente mi succede in media una volta al mese e ogni volta é come ottenere l'ennesima dimostrazione di essere uno del posto. Penso: così come io riconosco loro, loro devono riconoscere me... quindi faccio ormai parte del paesaggio anch'io! Sono di qui!

E' chiaro che il blog (come del resto io stesso) é entrato in una fase nuova, in territorio inesplorato. Una volta svanita l'euforia della grande mela, una volta assopita la voglia di protesta nei confronti delle storture Italiote cosa rimane da dirvi? Cosa c'é da raccontarvi su questo? Poco o nulla... Ormai é tutto scontato, tutto normale. Comunque, a proposito di bordelli all'Italiana ce ne sarebbero di cose su cui commentare eh... Non pensate che non ne sappia di nuove o che non abbia una opinione al riguardo. Ce l'ho eccome! E' solo che non ho voglia di spendermici, neanche solo di parlarne. A che pro bisognerebbe farlo? Una obiezione che viene spesso rivolta a noi "emigranti" quando parliamo male dell'Italia é la seguente: "se non ti va bene l'Italia, ma perché non te ne stai all'estero senza rompere le palle?". Ecco appunto, mi avete convinto ed é proprio quello che ho deciso di fare: me ne starò qui senza interessarmi a niente.

Ora vi saluto: ta - ti ti ta --- ti - ti

State of The Union: America is back

martedì, gennaio 20th, 2015

Stasera grande, grandissimo Obama allo stato dell'unione.

Diciamo che vista la situazione economica rampante l'exploit c'era da aspettarselo, e infatti se lo aspettavano tutti. Obama comunque ci ha messo del suo e ha deliverato uno speech da leone davanti ad una platea variopinta che - oltre ai parlamentari - includeva anche veterani di guerra, ex-prigionieri delle carceri Cubane, astronauti, medici superstiti dell'ebola e altre chicche.

Fulcro dell'intero discorso (lungo un'ora) la figura di una madre di due figli che per l'occasione sedeva a fianco alla first lady. Questa signora incarnava l'immagine della famiglia media Americana che dopo anni e anni di ristrettezze e sacrifici ora ricomincia a conoscere un minimo di certezze e di stabilità economica.
E cos√¨ gi√Ļ numeri, statistiche roboanti, prospettive dorate. Una America forte, fiera, ottimista come questa non la avevo mai conosciuta prima.

Persino i Repubblicani di ferro, quelli che normalmente vedono Obama come il fumo negli occhi, stasera si sono trovati costretti ad applaudire, a sorridere a mezza bocca, ad alzarsi in piedi se pur controvoglia.
Alle spalle di Obama, sulla sinistra, un Joe Biden smagliante con un ghigno malefico stampato in bocca. La testa costantemente ciondolante avanti ed in dietro in senso di approvazione. Sulla destra invece John Boehner (lo Speaker of the House) appariva decisamente meno entusiasta. Il volto teso, gli applausi avari, quasi sempre seduto... Solo quando sono stati elogiati i militari é scattato in piedi come una molla.

Io ho ascoltato tutto con attenzione, dall'inizio alla fine, e per la primissima volta ho avuto la sensazione che la cosa mi riguardasse direttamente. Del resto, visto che alle prossime elezioni non voterò ma a quelle successive invece si, é giusto che cominci a formarmi delle idee precise sul da farsi.

Comunque, in conclusione, il discorso é stato esaltante. Grande Obama e grandissimi Stati Uniti d'America!

Indovinello

venerdì, gennaio 16th, 2015

Vorrei tornare sulla questione degli Italiani a New York perché ieri mi sono reso conto di un altro dato interessante che mi pare adatto per un bell'indovinello.

Se escludiamo la prima azienda per cui ho lavorato a New York, che era una azienda Italiana, finora ho avuto un totale di circa 220-250 colleghi. Senza contare il sottoscritto, secondo voi quanti di loro sono cittadini Italiani?

A: zero
B: meno di 5
C: da 5 a 20
D: da 20 a 50
E: oltre 50

quanti invece parlano Italiano?

A: zero
B: meno di 5
C: da 5 a 20
D: da 20 a 50
C: oltre 50

Fatemi sapere nei commenti

Ciao

Indifferenza, apatia ed anche un pizzico di cinismo

martedì, gennaio 13th, 2015

Ore 9.30 circa. Stazione di Herald Square a Manhattan.

Proprio a fianco ai tornelli dell'ingresso noto sulla sinistra una signora anziana coi capelli bianchi (una asiatica credo tra i sessanta e i settanta, ma é difficile dirlo con precisione) che per i fatti suoi piangeva a testa bassa. Era senza dubbio una persona senzatetto che dorme in metropolitana ma non chiedeva soldi a nessuno ne cercava di attirare l'attenzione. Stava li, singhiozzava... io l'ho notata per caso.

Successivamente, come ogni mattina, ho imboccato il tunnel che connette la stazione alla PATH (una della linee che connette New York City al New Jersey). A me non interessa entrare nella PATH, sfrutto quel tratto solo per velocizzare il tragitto ed evitare di dover attraversare l'affollatissimo mega incrocio sovrastante.
Il tratto che si percorre a piedi tra le due stazioni é sicuramente uno dei peggiori dell'intera rete, probabilmente anche dell'intera città.

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Prima ancora di entrarci ti assale un odore forte di urina. E' come un pugno sullo stomaco. L'origine di questi odori sono una serie di persone accampate generalmente pi√Ļ vicine alla parte della PATH, ¬†ma in ogni caso all'interno di quella terra di nessuno che sta a met√† tra le giurisdizioni della NYPD e della PAPD. che alla MTA, √© inever¬†volta

Mi riferisco al tratto che connette la stazioni Herald Square (MTA) e 33rd St (PATH). Vuoi perché quel tratto é a cavallo tra le giurisdizioni della NYPD e del Porth Authority Police Dept, vuoi che ultimamente immagino la Polizia non sia al massimo della motivazione, vuoi che generalmente i turisti non ci passano mai (io stesso ne ignoravo l'esistenza fino a poco fa...) sta di fatto che quel tratto é un disastro. Veramente uno spettacolo penoso.

Avevo appena visto la signora che piangeva e stavo giusto pensando a chi fosse, da dove venisse, dove fossero i suoi figli o i suoi parenti quando mi sono reso conto di trovarmi nel bel mezzo della disperazione totale. Alla mia destra e alla mia sinistra, ordinatamente accomodati su delle sedioline pieghevoli raccattate fuori, stavano i soliti disperati senza dimora. Alcuni dormivano ancora, altri erano svegli e guardavano il pavimento. Uno, un ragazzo giovane dallo sguardo ancora attento, leggeva un giornale di quelli gratuiti.
Ci sarò passato già un centinaio di volte ma stamattina é stato diverso perché non ho potuto evitare di soffermarmi sui loro sguardi, sulla loro situazione umana.

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Per un attimo ho pensato: ma come é possibile che passano di qui ogni giorno migliaia - anzi centinaia di migliaia - di persone e nessuno dice niente, come mai nessuno si indigna, come mai nessuno muove un dito? Sono sicuro che nella stragrande maggior parte dei casi così non é, ma fosse anche che questa gente non volesse lavorare soltanto perché non ne ha voglia, non saremmo noi lavoratori in carriera, gente che spende cifre folli in cavolate inutili, moralmente obbligati ad aiutarli? Almeno ad interessarci, a cercare di capire come possano essere arrivati a quel punto... E' pazzesco.

Sono uscito dai sotterranei passando per il Manhattan Mall. Due passi in città e normalmente é tutto dimenticato: aria fresca, impiegate imbellettate che camminano in fretta, sirene spiegate, luci e palazzi alti verso il cielo. Oggi però non riuscivo a non pensarci... Mi ero rattristato. Mi sentivo inutile, egoista, spietato: uno che passa a 2 metri dalla disperazione totale eppure tira dritto facendo finta di non vedere niente. Perché questa é la cruda verità: a spingerci non sono certo carità e solidarietà, il nostro vero motore sono indifferenza, apatia ed anche un pizzico di cinismo. Noi che facciamo una vita normale (casa, chiesa, lavoro) siamo necessariamente intrisi di tutto questo. Gli altri - mosche bianche - sono missionari, volontari, gente che non riesce a tapparsi gli occhi ed inevitabilmente vive solo per donarsi agli altri.

Per quanto mi riguarda, domani attraverserò l'incrocio.

Ciao a tutti

Quattro gatti

domenica, gennaio 11th, 2015

Volevo scrivere altro ma mi trovo costretto a cambiare argomento.

Stasera mi chiama inaspettatamente il Santorino, un ex collega che vive a Brooklyn, per avvisarmi del fatto che si trovava nel mio stesso palazzo, due piani sopra il mio.
Si era accorto casualmente che la persona che lo aveva invitato, un altro Italiano, mi conosceva di vista perché appunto viviamo uno sotto l'altro e così hanno invitato anche me.

Arrivo alla festa e dentro c'era un'altra Italiana di Roma, una che lavora alle Nazioni unite che a sua volta avevo conosciuto ad un'altra cena¬†a Williamsburg, a casa di Duccio, il decano di New York City (di Duccio sono sicuro al 100% di aver gi√† scritto a pi√Ļ riprese...). Ebbene, quella sera a casa di Duccio c'era casualmente anche un'altra coppia di Italiani che a loro volta incontrai ad un aperitivo ad Astoria organizzato da Paolo, un lettore di questo blog.

Intendiamoci, non sono io che esco di continuo (anzi, in realtà io non esco mai!) é proprio che qui a New York tra Italiani le coincidenze succedono quasi quotidianamente. Tutti conoscono tutti. E se non conosci nessuno di sicuro c'é qualcuno che conosce qualcuno che conosci anche tu.

Come mai? Semplice: Se contiamo solo le persone col visto, a New York ci sono circa 5000 Italiani. Su come ho ottenuto questo numero c'é tutta una storia che potete andarvi a leggere se ne avete voglia, altrimenti fidatevi. La teoria é che se togliamo gli Italiani storici (quelli che stanno qui da 40 anni) e quelli solo sulla carta (tipo De Blasio e Giuliani) rimangono in tutto poche migliaia di persone, cioè l'equivalente di un paesino di periferia.

Welcome Home

sabato, gennaio 10th, 2015

Quella del rientro é sempre una settimana movimentata e ancora non ho avuto modo di raccontarvi come si é svolto il rientro negli USA.

Come sapete stavolta anziché dovermi sottoporre al braccio duro del Border Patrol assieme alla consorte abbiamo potuto accomodarci dal lato di destra, l'esclusiva lounge VIP dedicata ai fortunatissimi cittadini/residenti permantenti Americani.

E' tutta un'altra musica!... Innanzitutto praticamente non ci sono controlli da fare per cui la fila corre ad una velocità pazzesca. Entrando abbiamo visto le leggendarie macchinette del "Global Entry" attraverso le quali senza rivolgere parola a nessuno e senza neanche passare davanti ad un agente é possibile entrare negli Stati Uniti. Incredibile... Io però, come ho spiegato, stavolta volevo interagire con gli agenti eccome! Anzi non aspettavo altro.

Ci siamo messi in fila e prima ancora che arrivasse il nostro turno succede una cosa che dalla parte di sinistra (il purgatorio dei visti) sarebbe stata paradossale. Un ragazzo americano attendeva il suo turno tenendo il dito indice sull'orecchio... così come farebbe un intellettuale. Dalla parte opposta all'orecchio c'era il booth di uno degli agenti che - vista la scena - sbagliando si convince che il ragazzo stesse parlando al telefono. L'agente si ferma e fa cenno: "Eh ... tu... il signore al telefono... senta ehi! Qui non si può mica parlare al telefono! Smetta immediatamente!". Il ragazzo, intuito il malinteso, lo guarda con tono da sberleffo e giratosi di novanta gradi gli mostra la mano vuota. Gli altri in fila, tutti americani, scoppiano in una fragorosa risata. Il premuroso agente invece, in imbarazzo, riprende a controllare chi stava controllando... senza dire parola.
Una cosa del genere dall'altro lato sarebbe stata impensabile! Innanzitutto nessuno avrebbe mai osato sfidare - anche se solo con lo sguardo - l'agente dell'immigration e soprattutto nessuno avrebbe mai riso! La reazione dell'agente poi sarebbe stato senz'altro diversa... come minimo avrebbe gridato qualche cosa.
E' invece no. Ora l'immigration é magicamente diventata una questione burocratica, un timbrino inutile, una cosa di cui non c'é neanche motivo di parlare...

Arriva il nostro turno. L'agente prende i passaporti e le carte verdi e inizia a timbrare senza dire nulla. Poi chiede: "Tornate dall'Italia?". Istintivamente in me scatta la fobia dell'immigration e per un attimo mi dimentico tutto. Scatto come una molla e rispondo in tono serissimo, quasi teso: "Si, siamo sposati! Io sono Italiano, la mia famiglia é in Italia, lavoriamo qui entrambi...". L'agente con un sorriso mi fa capire che non gli frega nulla e che la domanda era semplice cortesia, niente affatto parte di una "investigation", come invece sarebbe stata dall'altro lato della barricata. Si limita a dire qualcosa come: "Ah si bella l'Italia, beato lei che é Italiano... Bentornati". E' stato incredibile: niente visti, niente domande scontate, niente sguardi inquisitori, niente di niente. Dopo una decina d'anni di immigration una cosa del genere ti sembra quasi surreale.

Una volta passata la barriera tra USA e resto del mondo ci siamo portati verso l'uscita centrale che é equidistante rispetto alle aree riservate ai cittadini e agli ospiti e mi sono girato un attimo a guardare le persone in fila dal lato sbagliato. Volti tesi,  code interminabili, addirittura uno mogio mogio veniva accompagnato alla porticina del "secondary screening"...
Avrei voluto gridar loro a pieni polmoni: " Non mollate! Tenete duro!!! Forza Ragazzi!" ma ovviamente non l'ho fatto.

Che tempi... e che fatica dal punto di vista psicologico in tutti questi anni! Non vedo l'ora di diventare Cittadino del mio nuovo paese.

Fa freddo si… solo fuori per√≤

giovedì, gennaio 8th, 2015

Mentre scrivo fuori ci sono -13 gradi ma il vero problema non é tanto la temperatura quanto il vento. Infatti quando alla bassa temperatura si somma l'effetto della bufera il risultato é una di quelle giornate come oggi in cui si fa fatica a camminare dalla stazione della metro fino a casa nonostante la giacca polare, il berretto sotto il cappello, la sciarpa ed i guanti.

Paradossalmente per√≤ sentivo molto pi√Ļ freddo a casa mia in Italia quando fuori la temperatura era tra i 5 ed i 10 gradi senza vento. Il motivo √© molto semplice: mentre qui l'interno degli uffici e delle case viene riscaldato attorno ai 25 gradi, in Italia raramente si sale sopra i 20. La differenza tra 20 e 25 non √© grande, essa √© enorme.¬†Tanto per capirci, in questo momento scrivo in mutande.¬†Potrei tranquillamente camminare in giro per casa scalzo. In Italia invece avevo bisogno della maglia di lana e mi restava in ogni caso difficile allontanarmi dalla stanza col caminetto.

La notte pi√Ļ lunga

sabato, gennaio 3rd, 2015

Anche a distanza di anni, i pensieri che mi vengono al momento di ripartire sono pi√Ļ o meno sempre gli stessi. C'√© molta malinconia, una sensazione profonda di perdersi qualche cosa di importante¬†ed irripetibile.¬†Poi mi chiedo se era¬†davvero necessario lasciare tutto e tutti. Forse¬†mi mancava qualcosa? Avevo un lavoro, degli amici, la mia famiglia... la mia non era certo la situazione dei milioni e milioni di migranti Italiani che prima di me - spinti dalla drammaticit√† delle circostanze - abbandonarono a malincuore il loro paese, continuando poi a vivere in giro per il mondo col desiderio costante di tornare, un bel giorno, a casa propria.¬†Nulla di tutto questo: per me contavano solo l'avventura e la curiosit√† di vedere il mondo. Soprattutto mi spingeva il mito assoluto dell'America, paese di cui subivo e subisco un fascino irresistibile, istillato nel corso di una vita da centinaia di film e telefilm.
Ne é valsa la pena? Ne vale ancora la pena? Per esperienza so che una volta rientrato a NY, al massimo nel giro di qualche ora, tutto ricomincerà ad avere senso e che la risposta sarà: ovviamente si, certo che ne é valsa la pena!
Eppure il tepore del caminetto, lo sguardo dei parenti che ti vedono andare via, i saluti che hanno sempre di pi√Ļ il sapore degli addii... tutto questo ora rendono fragile quella certezza, anzi la fanno sembrare quasi assurda.
L'unica possibilità in certi momenti é quella di guardare avanti, sforzarsi di pensare alla grandezza di quel che verrà piuttosto che a quella delle cose a cui inevitabilmente si é dovuto rinunciare.

Ora però basta prendersi troppo sul serio, non parto mica per il fronte! In fondo sono soltanto otto ore di pullman... Prossimo post da New York.

P.S.
Incredibile ma vero, senza volerlo a distanza di 5 anni ho riscritto quasi lo stesso post, con lo stesso titolo!

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sabato, gennaio 3rd, 2015

Non so come ma mi ero perso una dozzina di messaggi da moderare. Li ho approvati tutti tranne uno che era Spam inserito a mano. In via eccezionale ho fatto passare anche dei messaggi anonimi perché da quando ho cambiato il sistema di moderazione dei commenti le regole sono sparite e mi sembrava scorretto applicarle alla cieca. Ora però si torna come prima. Le regole aggiornate sono semplici:

1) No messaggi anonimi
2) No messaggi non riconducibili ad un nome ed un cognome
3) No messaggi diffamatori o in ogni caso lesivi della già fragililissima e notoriamente illiberale legislazione Italiana
4) Questa é casa mia: decido io chi scrive e chi no, cosa va bene e cosa no. Siete liberi di scrivere ciò che volete sul vostro blog, non sul mio.

Per il resto potete scrivere che sono una testa di cazzo, un raccomandato, un leghista, un fascista, un comunista... già successo e già lasciato passare. Basta solo farsi riconoscere semplicemente perché, come ho già scritto, non amo discutere con persone incappucciate.

Alain