Archive for maggio, 2015

Si é vero sto in America

mercoledì, maggio 27th, 2015

Facevano bene gli Americani a scrivere fino a ieri l'altro "TEMPORARY VISITOR" sulla mia patente. Avevano ragione. Me ne rendo conto solo ora. Infatti, é innegabile che il fatto di avere sempre un piede fuori dalla porta inevitabilmente ha condizionato la mia condizione mentale nei confronti della realtà che mi ospitava. La sensazione era quella di essere una specie di ospite non dico indesiderato, ma senz'altro invadente. Uno che stai sul punto di cacciarlo di casa ma che non lo cacci solo ed esclusivamente perché é simpatico, pulisce in giro e sta sempre in silenzio. Tutto questo é finito. Dopo mesi e mesi, ma che dico?! Dopo Anni e Anni di tribolazioni, notti insonni, avvocati, ambasciate e rospi inghiottiti, ora che il padrone di casa mi ha finalmente accettato e di sicuro non mi caccia più, beh, ora la prospettiva é cambiata radicalmente.
Oggi mentre lavoravo ho ascoltato interi concerti dei Litfiba, ma in particolare questo pezzo qui, messo a loop. La vogliamo chiamare nostalgia? E' chiamiamola nostalgia... Ma non é certo nostalgia dell'Italia, intendiamoci (l'Italia degli ultimi 20 anni mi fa orrore e la carta verde la bacio ogni giorno come in Puglia si fa coi santini di Padre Pio), é semmai nostalgia del passato, della gioventù.

Comunque, andiamo avanti...

Ho passato il weekend su Ebay e sono in attesa di ricevere minuteria metallica, cavi coassiali, scatole di ABS, condensatori variabili, micro-attuatori, magneti, connettori, microcontrollori, utensili meccanici e cose di questo genere da tutta l'America e tutta la Cina. Ho intenzione di fare tutta una serie di antenne, da usare ed eventualmente da vendere. Così,  per passare il tempo. Per l'occasione vorrei anche imparare i rudimenti del disegno tridimensionale perché oggi come oggi - diciamocela tutta - se non hai almeno una stampate 3D non più sei nessuno.

A Giugno porto la signora in Norvegia. Sarà un viaggio allucinante. Ma non nel senso che ho intenzione di comprarmi degli allucinogeni a Tromsø... nel senso che la Norvegia Artica é qualcosa di spettacolare, la versione fredda del paradiso terrestre. Non vedo l'ora di ritornarci.

Adios

La Radio ha i giorni contati. (Saluti da Dayton, Ohio)

domenica, maggio 17th, 2015

Scrivo da un Hotel a Dayton, Ohio. Sono qui da Venerdì pomeriggio e sono venuto per partecipare alla "Dayton Hamvention", la storica fiera dei Radioamatori che quest'anno visito consecutivamente per la seconda volta.

Lo dico ovviamente a malincuore ma, sebbene i numeri possano sembrare di dimostrare il contrario, é mia convinzione che il mondo dei Radioamatori sia destinato a scomparire presto, molto presto. La mia opinione é che siano rimasti - nella migliore delle ipotesi - al massimo vent'anni. Più probabilmente solo una decina.

Le motivazione principale, la più lampante se vogliamo, é che i radioamatori sono generalmente molto anziani (lo sport delle bocce, per capirci, al confronto é roba da teenagers...) per cui dubito che nel 2035 gran parte di questi siano ancora vivi o perlomeno ancora in grado di esercitare.
Questa caratteristica determina un problema per il futuro ma anche un altro (meno ovvio) per il presente:  mentre un tempo i radioamatori erano l'avanguardia, essi oggi rappresentano nella più ottimistica delle rappresentazioni semmai la tradizione. La parte più dinamica, moderna ed intraprendente dei radioamatori spesso non si identifica più neanche come tale. E non é un caso...

La seconda motivazione é meno palese della prima ma altrettanto fatale: la radio non ha più motivo pratico di esistere. Fino a metà degli anni '90 il mezzo di comunicazione era importante almeno quanto l'informazione stessa. Nell'era in cui viviamo, invece, l'informazione é trasparente ed onnipresente. Il mezzo é totalmente astratto, spesso anche sconosciuto all'utilizzatore finale. La radio ha quindi perso quel carisma, quel "drive" che ha motivato generazioni di radiotecnici nei loro studi e nei loro esperimenti. Comunicare é facile ed alla portata di tutti. Meglio concentrarsi su cosa scrivere piuttosto che su come trasmettere il testo. Non trovate?

Qualcuno a questo punto della conversazione di solito gioca la carta delle comunicazioni di emergenza. Il concetto é: si, forse é così, se però ci fosse una emergenza allora si che i radioamatori tornerebbero ad essere utili!... Ebbene vi confido un segreto: le comunicazioni radioamatoriali di emergenza sono un mito. Semplicemente esse non esistono o, se proprio vogliamo essere pignoli, esistono ma sono superflue. Potrei spiegare accuratamente le ragioni di una posizione così perentoria ma andremmo fuori tema.

Riassumendo: la radio ha i giorni contati. Certo, fino alla fine rimarranno sempre alcuni irriducibili (come me) che si ostineranno nel trasmettere in telegrafia, nel cavalcare la propagazione ionosferica, nel cercare di raggiungere distanze sempre maggiori impegando potenze sempre più basse. La differenza sostanziale é che un tempo queste pratiche avevano una utilità ed un fine mentre oggi esse sono diventate fini a se stesse. Pura nostaglia.

Un bel weekend

lunedì, maggio 11th, 2015

E' stato decisamente un bel weekend.

Sabato

Sabato mattina mi sono incontrato con altri 4 radioamatori per una sessione di HF portatile a Brooklyn.  Probabilmente riuscite ad intuire che la cosa é di una rarità impressionante... Di sicuro farò in modo che si faccia di nuovo. Tra l'altro, il prossimo weekend lo spenderò alla fiera di Dayton (Ohio) e cioè presso la mecca del Radiantismo a livello mondiale. Non vedo l'ora... meraviglioso.

Subito dopo i contatti radio, noto che c'era attraccata ad un molo una piccola nave militare su cui sembravano salire dei semplici curiosi. Mi avvicino e leggo che si tratta di una nave porta elicotteri adibita a museo, gratuito perdipiù.
Ovviamente salgo a bordo per visitarla e trovo una ragazza sui 20 a fare da guida. Prepararatissima: sapeva tutto a memoria, cordiale e paziente coi ragazzini che in visibilio correvano su e giù per il ponte principale.
Ad un certo punto le chiedo di chi fosse la nave, e perché mai fosse li. Risposta: é di un privato milionario che l'ha comprata dalla Marina solo per il gusto di farlo. Domanda: si ma la userete per farci qualcosa? Risposta: no, solo per farla vedere in giro, gratuitamente. Meicojoni!

Preso dalla foga dei contatti radio e della nave porta elicotteri il tempo mi é sfuggito di mano e mi sono ritrovato alle 3 del pomeriggio ancora a Brooklyn. Little problema: alle 4 avevo un appuntamento col mio nuovo maestro di tennis iper-competitivo ex US-Open. Severissimo, un perfezionista. Tra l'altro ho spuntato un prezzo fenomenale, tipo la metà di quanto costerebbe in Italia, forse anche meno. Che figura di merda ci faccio ad arrivare tardi alla prima lezione?

Corro alla metro e trovo i lavori del weened in pieno svolgimento, i binari bloccati da quei treni gialli con sopra le gru. Nooooo... Esco fuori e fermo un taxi verde. Gli faccio: amico devi volare: prendi la BQE, prendi la FDR, prendi Kent Avenue, prendi quel cazzo che vuoi ma qua bisogna arrivare ad Astoria prima possibile. Coadiuvati dalle mappe del traffico di Google Maps abbiamo fatto un percorsino tattico e in mezz'ora sono arrivato a casa... giusto in tempo per lasciare la radio ed imbracciare la racchetta.

L'ora col maestro decisamente molto produttiva. Ce ne sarebbero disponibili diversi altri ma credo di averlo scelto proprio bene... Praticamente si riparte daccapo, dai fondamentali. Ho fatto un'ora con lui e successivamente altre due con un amico. Ancora oggi mi fanno male le gambe  perché siamo ad inizio stagione.

In serata cena presso un nuovissimo ristorante Koreano del quartiere che mia moglie voleva provare. Praticamente sotto casa... non male, ma non é il mio genere.

Domenica

Stamattina come al solito ci siamo alzati dal letto nel pomeriggio. La domenica mattina di NY praticamente non la vedo da anni. Come spesso accade si é fatto un bruch in uno dei diversi posti in cui si é consueti andare. In particolare siamo andati da Triskell, un posticino francese di cui forse ho già scritto. Quel posto se fosse stato a Manhattan o a Brooklyn sarebbe necessario prenotare una settimana in anticipo oppure aspettare due ore. Nel Queens arrivi e ti siedi... God save Queens NYC.
A seguire abbiamo preso il treno verso Columbus Circle (13 minuti) e ci siamo fatti un bel gelato da Grom. A dire il vero Grom aveva un pochino di fila e così io stavo già per andare via (non faccio più file per nessun motivo punto e basta) ma mia moglie ha insito e così ho dovuto desistere: 10 minuti di fila...
Col gelato in mano (qui NESSUNO mangia gelato o pizza camminando in strada...) si é deciso per una camminatina a Central Park, altro luogo che non vedevo da mesi, forse anni.
Central Park pieno a morire, massimo splendore. C'era uno che suonava la batteria, un altro il Sax, cavalli con relativa puzza di merda, gente coi pattini, squadre di baseball... un delirio. Attraversato il parco siamo arrivati a piedi fino alla seconda avenue e così abbiamo approfittato per prendere il tram (cioé la funivia!) ed andare a Roosevelt Island.
A RI ho visitato la pizzeria del nonno (non so neanche se si chiami effettivamente così). Dentro, ogni volta che ci vado, ancora mi riconoscono e, in una città come questa, fa una certa impressione essere riconosciuti a distanza di 6 o 7 anni.
Dopo una breve pausa rifocillante ed una piccola emergenza lavorativa ci siamo incamminati verso il memorial di Roosevelt che sapevo era stato ultimato presso la parte più a Sud dell'isola.
Avevo letto che sarebbe stato qualcosa di rilevante ma non avrei immaginato fino a che punto! Una roba mastodontica... Hanno praticamente rimodellato tutta la parte bassa dell'isola trasformando un cumulo di fango e macerie in un mausoleo di granito, prato, alberi e monumenti da rimanere a bocca aperta. Non riconoscevo più quel posto, tanto che se mi ci avessero portato bendato non sarei mai riuscito a capire dove fossi.
La cosa che più mi stupisce in queste situazioni, oltre alla bellezza ed alla perfezione di queste realizzazioni, é il fatto che dentro non ci trovi non dico la cagata di un cane... non ci trovi neanche la cagata di una mosca! Sapete cosa vuol dire 4-500 metri di spazio pubblico IMMACOLATO? Non un venditore abusivo di dvd, non uno che ti caga il cazzo, non una bottiglietta per terra, un marmo scheggiato, uno segnaccio su un muro. Ma come cazzo fanno a tenere certi posti a quel livello? Probabilmente ancora mi stupisco per cose che qui invece sono banali eppure... cosa volete? Mi fanno ancora stupire.

Al ritorno prendiamo il bus, il Q102. Dovete sapere che il Q102 passa attraverso un "project", e cioé una zona di quelle in cui diciamo che il "sogno americano" assomiglia molto di più ad un incubo. Proprio nel project é successa una situazione secondo me degna di nota ma che non posso scrivere perché tratta argomenti che negli Stati Uniti sono off-limit e che é meglio non trattare mai con nessuno... figuriamoci se é il caso di scriverne pubblicamente. Ovviamente si tratta di questioni legate alle dinamiche sociali diciamo, questioni che rendono famose il paese. Quindi sorvolo.
Per cena siamo andati da un super ristorante Brasiliano, anche questo un posto fidato in cui vado da anni e anni ed in cui - se fosse stato a Manhattan - per sedersi sarebbe servito portarsi un manganello.
Stasera non so come ma ci doveva essere una qualche festa brasiliana, era pieno di famiglie, donne con mazzi rose in mano... poi faceva caldo per cui... va beh. Grande Brasile!

Ora vi saluto che si é fatto tardi. Domani di nuovo Monday.

Ciao

La mia opinione sui barconi

giovedì, maggio 7th, 2015

Premessa: sto parlando di migranti e non di rifugiati. I commenti di chi non capisce questa distinzione verranno censurati senza esitazione.

1) L'unica soluzione applicabile é quella dell'Australia. Chi dice il contrario non capisce di cosa si parla e (quando sarà tardi) cambierà idea.

2) La soluzione Australiana é semplice: si entra solo ed esclusivamente con un regolare visto. Non si fanno eccezioni nemmeno per famiglie, donne incinte, bambini accompagnati o soli, giovani, vecchi, biondi, mori, belli o brutti. Tutti tornano a casa senza mai mettere piede in Australia.

3) Il concetto che si vuole diffondere é che salire su un barcone per recarsi in Australia equivale a rischiare inutilmente la vita buttandoci sopra anche dei soldi. L'effetto ottenuto é quello di scoraggiare chi intraprende questi viaggi prima ancora di cimentarsi nell'impresa e questo comporta due benefici: si salvano vite umane e si regolano razionalmente (tramite i visti, appunto) i flussi migratori.

4) Le cause ultime delle tragedie che si susseguono sono esclusivamente da imputare a quelle persone e a quelle circostanze che hanno reso, che rendono e che continueranno a rendere sensati questi viaggi agli occhi di chi desidera effettuarli. Sono questi i veri colpevoli, non certo quei trafficanti che - dopo poche miglia di mare - si adoperano per consegnare il loro carico umano alla Marina di un altro paese. Non ha quindi alcun senso parlare di sfruttatori o di "trafficanti di morte". Non ci sono schiavisti e certamente non ci sono schiavi: ci sono semplicemente persone disposte a pagare per tentare la fortuna, ed altre che - in cambio di danaro - sono pronte a facilitare tale aspirazione.

5) Secondo il fondo monetario tra il 2010 ed il 2035 nell'Africa sub-sahariana la forza lavorò incrementerà di altri 450 milioni di lavoratori, un aumento quasi doppio rispetto a quello di tutto il resto del mondo messo assieme. In altre parole: non abbiamo visto ancora niente, il peggio deve ancora arrivare.

6) Nessuno vuole impedire l'immigrazione (anzi!) e non si tratta di avversione alla diversità. Il fatto é che essa deve essere una risorsa per la nazione, niente affatto un problema. Per favore mettiamocelo in mente una volta per tutte: carità, solidarietà, fratellanza ecc. ecc. non c'entrano niente. Quella dell'immigrazione é una questione di carattere solo ed esclusivamente economico e come tale essa va affrontata e risolta (rileggete la premessa)