Blame Canada!

settembre 26th, 2015

Avrei voluto sorvolare sull'argomento ma mi trovo costretto a spendere due parole in merito.
Il papa é venuto a New York a circa 3000 metri da casa mia. Forse anche meno. Ero così esaltato da questa visita che per non sbagliare ho prenotato una bellissima vacanza in Canada, più precisamente a Montreal.
Neanche fossero atterrati gli alieni, la CNN per oltre 48 ore non ha parlato d'altro. Andersoon Cooper stava per convertirsi diventando prete in diretta. Incredibile. La cosa che mi colpito di più é stata la visita al Congresso USA: baciamano, pianti, prostrazioni, uno che si dimette, un altro che beve a tradimento dallo stesso bicchiere... veramente cose da pazzi. Neanche in Italia avrebbero fatto tutta sta tarantella! Sono rimasto inorridito.
Non c'é niente da fare: la religione causerà l'estinzione della razza umana. Perlomeno causerà la fine della civilità come tutti la conosciamo. E' solo questione di tempo.

In attesa della catastrofe, parliamo di questo viaggio.

Avete presente gli Stati Uniti? Bene, togliete tutti i problemi degli USA e aggiungete tutti i vantaggi dell'Europa: benvenuti in Canada. Tutte le obiezioni contro l'America che avete imparato al centro sociale qui non sono affatto applicabili:
Armi da fuoco? Zero.
Sanità? Pubblica.
Scuola: Pubblica.
Guerre in giro per il mondo? No grazie.
Sistema di misura? Metrico decimale!

Tra l'altro - last but not least - non si mangia neanche di merda! Non ci sono più scuse o dubbi: possiamo ufficialmente affermare che il paese occidentale in cui si mangia peggio al mondo sono gli Stati Uniti d'America... Nonostante le affinità storico-economiche, nonostanza la vicinanza geografica, la differenza col Canada é abissale. E non mi venite a dire che a New York si mangia questa pizza o quella pasta... non mi fate ripetere sempre le stesse cose che non ne ho neanche voglia. Il mio giudizio é categorico: in Cucina il Canada batte gli Stati Uniti 10 a 0. Non c'é partita. Sorry.

In pratica, se un Europeo si mettesse a tavolino intento a ridisegnare gli USA verrebbe fuori il Canada: coesione e stabilità sociale, distruzione della ricchezza, condizioni di lavoro e di vita della nuova classe operaia (cioé quella dei servizi). Non solo in Canada non si sente il bisogno di possedere armi da fuoco ma non c'é neanche bisogno di far girare la Polizia per le strade!

E' chiaro che tutto questo é profondamente relativo: probabilmente se non fosse stato per i cugini ricchi ed operosi che vivono a sud del confine oggi il Canada non sarebbe quello che é. Quello Canadese potrebbe semplicemente essere un pianeta che brilla di luce riflessa... ma rimane comunque un bellissimo pianeta, consigliabile anche e soprattutto per quegli astronauti (magari single) che fossero particolarmente interessati alle diversità della fauna dello spazio profondo.

Mamma mia dammi cento dirham che in Europa io voglio andar

settembre 13th, 2015

Secondo voi, chi fugge da uccisioni casuali, sparatorie, teste tagliate che rotolano in mezzo alla strada, carri armati che sparano sulle abitazioni... secondo voi chi sale su un barcone, supera le peripezie del mare, il sole cocente, la sete, il rischio di rimanere uccisi o depredati impunemente lungo il viaggio, secondo questa persona o questa famiglia una volta arrivati a destinazione, una volta raggiunta finalmente la libertà, la salvezza, che cosa dicono e che cosa fanno? "No grazie, la Germania non ci interessa. Vogliamo andare in Svezia". Oppure: "No Italia, noi andiamo in Francia."
Di tutta la vicenda, due interviste mi sono rimaste più impresse di tutte le altre.
La prima era la mamma di un sedicenne Tunisino annegato nel Mediterraneo che, disperata, dice al giornalista: "per convincerlo a non partire per l'Italia gli avevo comperato lo scooter, ma non é servito".
La seconda invece é quella di un padre di famiglia che cercava di passare la frontiera dall'Italia alla Francia: "Piuttosto che rimanere in Italia preferiamo tornare da dove siamo venuti" (la prima é della RAI, la seconda de Il Fatto Quotidiano TV).
E' ovvio che chi preseleziona la propria destinazione Europea non lo fa per mettersi in salvo, non lo fa per la paura di ciò che ci si lascia alle spalle. Lo fa solo ed esclusivamente per motivi economici. Si tratta quindi nella maggior parte dei casi di immigrati e non di rifugiati. Punto e basta.

Che sia chiaro: nella moltitudine alcuni rifugiati ovviamente si trovano davvero. Nessuno lo mette in dubbio! E La Merkel infatti pare averlo capito. I Tedeschi infatti (notoriamente formidabili nel separare la componente emotiva da quella razionale, come é giusto che sia) sanno perfettamente che da qui a poco arriveranno milioni di persone. Non decine di migliaia ma milioni e milioni. Di tutta questa gente, ripeto, solo una piccolissima parte potrà essere considerata avente diritto all'asilo e così cosa fanno i Tedeschi? Mettono le mani avanti fregando tutto il resto d'Europa: i Siriani li prendiamo tutti noi! E giù applausi dal resto d'Europa. Lodi a non finire: ma che bravi, che grande esempio di civiltà, "Mamma Merkel!".
Ma possibile che non capite le cose come stanno veramente? Dire "i siriani tutti in Germania" equivale anche dire "...tutti gli altri però fuori!". Ed infatti già vengono serrate ferrovie, le strade, ricominciano i controlli alle frontiere. Che non si dica poi che i Teteschi sono disumani eh... loro si sono presi già tutti i Siriani! E cioè tutti quelli che ne hanno effettivo diritto e - guardacaso - anche la popolazione più ricca e più istruita di tutto il medio-oriente. Giusti giusti per formare la prossima indispensabile classe operaia della grande Industria campione mondiale di export.

Io sono convinto - e mi ripeto - che l'unica cosa da fare sia implementare la più massiccia campagna di respingimenti forzati che si sia mai vista nella storia moderna. Non per mandare via i rifugiati ma, al contrario, per garantire a questi ultimi - e solo a questi! - i diritti che l'ordinamento internazionale gli riconosce, allo stesso modo garantendo la sopravvivenza dell'Europa stessa.
Tutto il resto sono chiacchiere buoniste e prive di contatto con la realtà.
Sono altresì convinto che l'Europa e men che meno l'Italia non abbiano la determinazione o la volontà politica necessarie per prendere la questione di petto e porvi rimedio. Oltre al generale deterioramento delle condizioni economiche, l'immigrazione clandestina rappresenta la miccia che innescherà l'inevitabile deflagrazione dell'Unione stessa. Del resto, l'Europa Unita é stata un enorme "Piano Marshall" necessario a trasferire ricchezza verso i paesi dell'Est reduci della tragedia Comunista per cui la missione é compiuta e dell'Unione non c'é più alcun bisogno.

Il fotografo va All in

settembre 10th, 2015

Oggi ero a pranzo col banchiere del Piemonte da Piccolo Cafe, un posto degno di nota, ma non é di questo che voglio parlare.
Mentre tornavo in ufficio piovigginava (l'Estate volge al termine!) e nel cuore di Midtown casualmente riconosco un ragazzo Italiano che non vedo più dai primi giorni del meetup di Beppe Grillo. Tipo 7-8 anni fa...
Lo raggiungo, gli stringo la mano, lui sorpreso più di me. Che fai qui? Gli chiedo. Lui indica un caffé ancora mezzo chiuso, l'insegna già appesa ma gli interni ancora in lavorazione. Un posto piccolo ma gradevole, molto moderno.
"E che stai a prendo un Bar? Ma non facevo il fotografo?!?" E lui: "Veramente questo é il quinto che apro". E così mi racconta la storia.

Praticamente succede che andando a bere il caffé sotto casa ha fatto amicizia con un tipo che aveva un baretto a Brooklyn e voleva aprire un altro a Manhattan. Da cosa nasce cosa e così é stato invitato a partecipare.
"Ho fatto ALL IN, e fortunatamente mi é andata bene. All'inizio é stata dura, lavoravamo anche molto, poi lasciare la creatività per me non é stato facile. Il primo mese piangevo ma ora mi diverto tantissimo, prima non ne potevo più".

Capisci il discorso? Qui é tutto dinamico, tutto in movimento. Nulla é scontato, o garantito. Lasci uno che fa il fotografo professionista... Ma ad un certo livello: servizi tosti, riviste di moda ecc. Lo ritrovi dopo qualche anno che ha una catena di baretti!

Apre ad ottobre e ovviamente lo andrò a trovare. Già che ci siamo per avviare un pochino l'attività gli indirizzerò qualche centinaio di colleghi Americani. Si perché in quanto Italiano posso millantare un giudizio da massima autorità in materia di espresso anche se (e chi mi conosce lo sa) in realtà non bevo più caffé da oltre due anni.

L’omino dei giornali

settembre 1st, 2015

New York é un luogo di passaggio, é come il corridoio di una stazione ferroviaria in cui passa una moltitudine di persone, tutte di fretta, tutte appiccicate l'una all'altra, quasi tutte sole. Tutte che sgomitano per cercare di arrivare prima delle altre a destinazione. Poi, trascorso un tratto più o meno breve in questo marasma, alcune voltano a sinistra, altre a destra, ciascuna immancabilmente monta sul proprio treno e scompare definitivamente.
Partito un treno ne arriva subito un altro treno stracarico di altre persone, tutte mosse dalla stessa passione e dallo stesso spirito che motivava quelle che le hanno precedute. E la storia si ripete. All'infinito.
Io sono l'omino che lavora nel chiosco dei giornali. Da un angolino osservo silenziosamente la folla passare. Ogni tanto capita di fare amicizia con l'omino che vende i gelati, o con quello che pulisce per terra. Si parla della stazione, dei giornali, dei gelati o della ramazza per pulire per terra. Punti fermi in mezzo ad una moltitudine che non si ferma mai. Poi capita che sul treno salgano pure loro. A vendere gelati arriva un altro la cui lingua neanche capisci. A pulire per terra arriva un tizio che neanche ti sta troppo simpatico.
E così continui a vendere i tuoi giornali ai passanti che vanno di fretta:

- "New York Times please"
- $2.50

- "A Bottle of water"
- just a dollar

- "m&m's"
- a dollar fifty

New York é una droga: Antonio e le bombe nucleari

agosto 29th, 2015

Poche cose ormai mi stupiscono. Tutto sta diventando routine, tutto é normale. Perfino le cose più bizzarre, quelle che un tempo le raccontavo agli amici premettendo: "non crederai mai cosa ho visto qui a New York!" ormai passano quasi inosservate.

Mercoledì però me ne é successa una che (stranamente) ancora una volta mi ha incuriosito. Un'altra della serie "only in New York".
Ero al meetup degli Italiani. Solo pochi lettori di questo blog sanno di cosa sto parlano perché ne ho già scritto ma soltanto diversi anni fa. Comunque, per capire di cosa si tratta, é un meetup organizzato dal leggendario "Juan", un intellettuale Portoricano dall'aspetto Nordico che parla perfettamente 5 lingue e avendo oltre 40 anni ne dimostra 28 o al massimo 30.
Il meetup ora si svolge in un ristorante Italiano (vero!) sulla 23esima strada. Io arrivo sempre per primo così mi siedo, prendo un vino bianco e una bruschetta e aspetto gli altri.

Il primo ad arrivare é un signore pensionato, capelli bianchi, piccolo di statura. Porta una camicia a maniche corte chiara, pantalone classico. Dall'aspetto sembra Italiano, dice di chiamarsi Antonio (non é Antonio ma facciamo finta di si). Poi però ci tiene a precisare che nonostante conosca la lingua egli é Portoricano, proprio come Juan.

Scambiamo quattro parole di circostanza. Antonio é un uomo mite, molto rispettoso delle opinioni altrui. Ascolta molto e parla poco e quando lo fa si esprime gentilmente, e a bassissima voce. Mi incuriosisce il fatto che quando lavorava si occupava di "Microsoft SQL Server" e così gli chiedo qualche cosa sul suo lavoro cercando di immaginare ambienti, luoghi e circostanze della New York tecnologica pre-startup.

Finisce il meetup (io nel frattempo ho sollevato due tre polveroni a sfondo politico con altri partecipanti... ma lasciamo stare) e verso le nove andiamo a casa. Antonio ed io prendiamo lo stesso treno per tornare a casa (Q o N): lui per un transfer vero l'Upper West Side, io diretto ad Astoria. Mentre aspettiamo il treno la conversazione continua. Antonio vive da oltre 40 anni a New York... cosa che già di per se é parecchio interessante. Mentre continua a raccontarmi dei suoi lavori accenna ad una esperienza con le forze armate, con l'Aeronautica in particolare. E si perché era il tempo del Vietnam e così si deve arruolare per forza. E che facevi in Aeronautica? Chiedo io. E lui: Eh... mmm Systems Officer sui bombardieri. Detto timidamente, quasi a mezza bocca.  E io, come un treno: Che bombardiere???  E lui: F-111, un bombardiere nucleare.

f111

Apriamo una piccola parentesi.

L'F-111 é uno dei bombardieri che per decenni hanno costituito il nerbo dell'armamento nucleare tattico degli Stati Uniti. Un'arma terribile, da impiegare negli scenari di guerra più cupi possibili da immaginare. L'equipaggio é composto da due persone sedute una di fianco all'altra: il pilota - che porta l'apparecchio - ed il systems officer che fa tutto il resto, compreso sganciare la bomba.
Avete capito l'assurdità di questa cosa? Un uomo così pacato e così calmo, dall'aspetto bonario e dai modi gentili ha avuto in mano il potere di cambiare il corso della storia, potenzialmente di distruggere l'intera civiltà. Se ci pensate non é poco: neppure Gengis Khan, Napoleone, Giulio Cesare... neppure Hitler ha mai avuto un potere del genere.
Mi ha raccontato dei controlli pre-volo in cui (tra le altre cose) era suo compito settare lo "yield" (potenza esplosiva) delle bombe termonucleari, o della procedura necessaria che il Presidente degli Stati Uniti avrebbe effettuato per ordinare (a lui in persona!) un attacco nucleare contro bersagli predeterminati. "You break the cookie to verify the launch code..." mi ha detto, riferendosi ad una contenitore sigillato simile ad un biscotto che si spezza con le mani e che contiene i codici attuali da verificare con quelli trasmessi via radio. Se i codici combaciano allora l'ordine é confermato e si sganciano le bombe atomiche.

Al che gli ho chiesto: ma se tu fossi impazzito, avresti potuto farlo anche senza ricevere l'ordine del Presidente? Lui mi ha spiegato che l'attacco nucleare può essere effettuato se e solo se entrambi i membri dell'equipaggio sono d'accordo. Ci sono due chiavi che una persona sola non potrebbe mai riuscire a girare contemporaneamente per cui dovrebbero essere entrambi gli aviatori ad impazzire, non uno soltanto.
Chissà perché nella mia testa ho sempre pensato che senza il famoso codice le bombe non funzionassero... tipo non esplodessero neanche volendo. Ma quando mai! Esplodono e come! Basta mettersi d'accordo su dove sganciarle.

f111-pilot

E' rimasto a fare quel lavoro per qualche anno poi é andato via nonostante davanti a detta sua si prospettasse una "bella carriera". Non mi ha spiegato come mai ma credo che - da come ne parla oggi - non fosse molto entusiasta di quella esperienza. La prospettiva di dover personalmente innescare un olocausto nucleare non deve essere facile da sopportare. Lui la descrive con pochissimo slancio, con quasi nessun entusiasmo.
Alla quarantaduesima strada doveva scendere per il suo transfer e così ci siamo salutati. L'ho pregato di tornare di nuovo al meetup così da potermi raccontare qualche altra storia della guerra fredda, qualche falso allarme, qualche notte insonne passata a pensare alla bomba ed all'imminente fine del mondo.

Hai capito certi incontri che si fanno a NY? Non solo il fatto in se (uno che ha maneggiato ordigni nucleari non lo trovi tutti i giorni) ma anche il personaggio insolito, uno che non te lo immaginerei mai e poi mai a svolgere un compito del genere.
Che città... Nonostante ci si abitui a tutto una volta entrati in questo vortice micidiale di storie, di intrecci, di contraddizioni poi é difficile farne a meno. New York é una droga.

Immigrazione: la questione del secolo

agosto 18th, 2015

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In vista delle elezioni presidenziali del 2016 si comincia a parlare sempre più spesso delle tematiche principali tipiche della campagna elettorale e tra le più importanti c'é ovviamente l'immigrazione.

Vi propongo la traduzione di un post molto interessante di Patrick Buchanan (noto commentatore Repubblicano, due volte candidato alla Presidenza) in cui si analizza il problema Americano partendo dalla situazione Europea.
Buchanan non ha dubbi: e l'immigrazione la vera problematica che l'Occidente dovrà affrontare in questo secolo. Prima ancora del terrorismo Islamico.

[...]

Riuscirà l'Occidente a resistere oppure scomparirà entro la fine di questo secolo diventando l'ennesima civilizzazione perduta? L'immigrazione di massa - se continuerà - sarà decisiva nel definire il destino dell'Occidente più di quanto lo sarà il terrorismo Islamico. Il mondo intero sta invadendo l'Occidente.

E' questa una assurda esagerazione? Ragioniamo.

Lunedi scorso il Washington post ha pubblicato in copertina un articolo su una "escalation nelle violenze contro i rifugiati" in Germania che include attacchi incendiari e aggressioni fisiche.

Nascosta tra le righe dell'articolo c'erano dei numeri impressionanti. La Germania, che l'anno scorso ha accolto 174,000 rifugiati, é destinata a prenderne altri 500,000 quest'anno nonostante essa sia più piccola dello stato del Montana.

Come può un paese popoloso e geograficamente limitato come la Germania, che già vive tensioni razziali durissime, accogliere mezzo milione di persone senza che questo causi un disastro e cambi i connotati della nazione stessa?

Quando arriveranno altri rifugiati, si pensa forse che le rivolte e le guerre razziali si fermeranno?

Questi rifugiati poi, richiedenti asilo e immigrati illegali, non smetteranno certo di arrivare in Europa. Essi sono spinti attraverso il Mediterraneo da guerre in Libia, Siria, Iraq, Afghanistan e Yemem, dalle orribili condizioni di vita Eritrea, Ethiopia, Somalia e Sudan piuttosto che dal terrorismo Islamico del Medio Oriente o dalla povertà del Sub-Sahara.

Secondo le Nazioni Unite in Africa vivevano 1.1 miliardi di persone nel 2013. Esse diventeranno 2.4 miliardi entro il 2050 per poi raddoppiare di nuovo arrivando a 4.2 miliardi entro il 2100.

Quanti di questi miliardi sognano di Arrivare in Europa? Quando e perché smetteranno di farlo? Quanti possono essere assorbiti in Europa senza che il continente questa vada in rovina o cambi definitivamente?

E' l'Europa in grado di sigillare i propri confini e mandare indietro gli intrusi? O forse essa é moralmente paralizzata ed é diventata quello che Jean Raspail descrive in "The Camp of the Saints"?

In Britannia ed in Francia la questione rovente sono le migliaia di richiedenti asilo Arabi ed Africani ammassati a Calais che cercano di attraversare l'Eurotunnel verso Dover. I Britannici sono furibondi: a milioni vogliono lasciare l'Unione Europea. Vogliono mantenere la propria identità.

Ogni settimana leggiamo di navi affondante nel Mediterraneo con centinaia di rifugiati annegati. Nonostante ciò, molti altri arrivano nelle isole Greche o Italiane, e da li in Germania, in Scandinavia e negli altri stati sociali dell'Europa Occidentale. Se riescono a mettere piede nel territorio dell'Unione Europea sono arrivati a destinazione.

Questa invasione senza fine ha causato la nascita di partiti anti-immigranti e anti-Europei in quasi tutti i paesi dell'Europa. Pochi di questi partiti esistevano all'inizio del secolo. Come andrà a finire?

"Il genere umano non può sopportare molta realtà", scrisse T. S. Eliot.

E' l'Occidente ancora cieco nei confronti della realtà, del futuro che inevitabilmente lo attende se le frontiere ed i confini non verranno chiusi all'immigrazione di massa?

Le popolazioni di origine Europea di ogni dove hanno livelli di natalità talmente bassi da non poter garantire il ricambio generazionale. Allo stesso tempo, esse vivono nei posti più desiderabili al mondo.

Al contrario, le grandi e crescenti popolazioni dell'umanità vivono nel terzo mondo. Milioni e milioni sono determinati a venire in Occidente: legalmente quando é possibile, illegalmente se necessario. Più ci riescono e più ne arriveranno.

O le nazioni Occidentali prenderanno misure drastiche per chiudere le frontiere, oppure esse saranno sommerse. Il carattere di questi paesi saranno cambiati per sempre. Quelli più piccoli diverranno irriconoscibili. Mentre questo accade, tensioni etniche e razziali diverranno sempre più comuni proprio come sta accadendo ora in in Europa.

"Il principio che le leggi di immigrazione Americane debbano servire l'interesse dei propri cittadini" é fondamentale, dice il Sen. Sessions.

E Session ha ragione. L'America é casa nostra. Noi decidiamo chi entra e chi no, quanto grande la famiglia Americana deve diventare, chi adottiamo e da dove arrivano. Questa é la vera questione del 2016.

Non solo, essa é la questione del ventunesimo secolo.

 

Vi presento Robert Durst, l’uomo più pericoloso d’America

luglio 26th, 2015

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Vi devo raccontare di questa storia allucinante che dopo quarant'anni é tornata alla ribalta per via di un film e di un documentario (in due stagioni!) su HBO.

Si tratta della storia di Robert Durst, un calmissimo settantaduenne apparentemente innocuo nato e cresciuto a New York in una delle famiglie storiche più ricche della città.
La vita di Robert viene segnata già in tenera età quando sua madre si suicida praticamente davanti ai suoi occhi lanciandosi dal tetto di casa. Forse a causa di questa tragedia egli cresce cupo e silenzioso, sempre solo, molto poco incline a seguire gli (importanti) affari di famiglia.

Divenuto adulto si innamora e si sposa con Kathleen McCormack, una bella ragazza di origini ben più modeste delle sue. Di comune accordo, i due vanno a vivere in Vermont e per campare aprono un piccolo negozio di generi alimentari. La cosa ha del ridicolo visto che Robert dispone di risorse finanziare quasi infinite, ma per lui l'indipendenza e la vita semplice non hanno prezzo. Per Robert Durst quello é il paradiso...

Siamo nel 1972 ed il negozietto non va poi così bene. Robert, forse mosso da necessità economiche, si lascia convincere a tornare a New York per occuparsi - nei limiti di quello che riesce a fare - degli affari di famiglia.
E' un grave errore ed infatti la situazione rapidamente precipita.  Robert torna ad essere quello di sempre, le tensioni aumentano ed il matrimonio comincia a risentirne. Volano paroloni, spintoni, addirittura qualche schiaffo. Problemi sicuramente seri, nulla però avrebbe potuto far presagire quello che sarebbe successo di lì a poco.

Nel 1982, mentre si trovava col marito presso una loro proprietà upstate, Kathie improvvisamente sparisce nel nulla. Il marito, gli amici, i familiari... tutti la cercano. Interpellata la Polizia di New York, inizialmente si pensa ad un allontanamento volontario motivato dalle recenti tensioni matrimoniali.
Passano mesi e Kathie non si trova. Vista la notorietà di famiglia, i giornali scandalistici impazziscono sulla vicenda. Qualcuno comincia a pensare che forse Robert possa averla uccisa. Anche la Polizia prende in considerazione l'ipotesi ma, in mancanza di un cadavere, le indagini svolte si limitano all'indispensabile. Del resto, Robert é un cittadino modello che non ha mai dato nessun segno di pericolosità. Come avrebbe mai potuto compiere un atto del genere?

Passano gli anni ed i giornali gradualmente si dimenticano della faccenda. Robert Durst é ormai in netto contrasto col resto della sua famiglia. Gli rimane soltanto una amica di Los Angeles che lo ha assistito nelle fasi più difficili della sparizione della moglie e che si chiama Susan Berman.
Poi Robert sparisce nel nulla. Nessuno sa che fine abbia fatto, esattamente come sua moglie.

Nel 2001 succede l'impensabile. Robert Durst riappare sui radar della cronaca nazionale quando viene arrestato a Galveston, una remota cittadina del Texas. Il capo d'imputazione é come minimo sensazionale: Robert avrebbe ucciso, fatto a pezzi e gettato nella baia di Galveston Morris Black, un suo anziano vicino di casa. Non basta: si scopre che Durst viveva in quella città travestito da donna, una donna muta, così da non dover far sentire in giro il suo vocione profondo.

Articoli di pagine e pagine sul NY Times, copertine a raffica sul NY Post. Tutti cominciano a domandarsi la stessa cosa: se é vero che Durst (in circostanze a dir poco bizarre) ha fatto a pezzi un uomo, non potrebbe essere toccata la stessa sorte a sua moglie?
Nel pieno della polemica c'é un altro colpo di scena: Durst paga la cauzione di 250.000 dollari ed esce di carcere in attesa del processo. Solo che al processo non si presenta e si mette in fuga, destinazione ignota.
La latitanza dura poco. Robert infatti, dopo essersi rasato i capelli e le sopracciglia per rendersi irriconoscibile, pur avendo addosso diverse decine di migliaia di dollari in contanti viene arrestato per il furto di un panino in un supermercato. Così finisce di nuovo in carcere, stavolta senza possibilità di cauzione.

Arriva il processo. Durst forma il team legale più formidabile che si sia mai visto in Texas. Tra essi le due superstar del penale Texano, professionisti che sarebbe stato arduo assumerne uno solo... lui per non sbagliare li prende entrambi.
La strategia difensiva é molto semplice: Durst ha si ucciso un uomo, lo ha si fatto a pezzi e gettato in mare, ma é stata legittima difesa. Robert avrebbe sparato a quell'uomo ma soltanto per difendersi, durante una accesa colluttazione in casa sua. Poi, per via di sua moglie sparita, é stato preso dal panico perché pensava che nessuno gli avrebbe creduto e così si é sbarazzato del corpo, o perlomeno ha cercato di farlo.
La giuria popolare Texana, ammaliata dalla strategia difensiva, gli da ragione e lo assolve. Robert, incredibilmente, torna ad essere un uomo libero.

Si potrebbe pensare che per la seconda volta Robert l'ha fatta franca. In realtà però, é probabilmente la terza. Infatti, proprio nei giorni antecedenti il primo arresto, la sua amica di Los Angeles (quella che più di chiunque altro avrebbe potuto sapere cosa fosse capitato alla povera Kathie e che stava per venire interrogata da un nuovo procuratore distrettuale interessato a riaprire il caso) viene trovata morta con un colpo di pistola alla nuca. Nessun segno di effrazione, nessun furto in casa. Una esecuzione praticamente immotivata.

Secondo il mio parere Durst é colpevole di tutti e tre gli omicidi di cui é sospettato e da cui si é miracolosamente salvato. La sua é una storia ricca di una miriade di particolari che non potevo raccontare tutti in questo post, ma che vi invito comunque a scoprire da soli magari vedendo il bellissimo film con Ryan Gosling. Uno di quei casi in cui si può tranquillamente ribadire che la realtà supera sempre - e di gran lunga - la fantasia.

Aggiornamento:

Ho appena finito di vedere il documentario (mi mancava l'ultima puntata della prima serie). L'ultimo colpo di scena, in ordine cronologico, c'é stato a Marzo e sinceramente mi era sfuggito. Grazie al documentario stesso é stato possibile trovare delle prove con cui riaprire il caso Berman e così Durst é stato arrestato! Ora é in galera, e chissà che non venga condannato davvero questa volta. Meglio tardi che mai...!
Comunque un caso pazzesco: se avete possibilità di vederlo fatelo perché é sensazionale. Uno dei migliori esempi di giornalismo investigativo che abbia mai visto.

Vittoria: a New York, Uber non si tocca!

luglio 23rd, 2015

La crociata anti-Uber del Sindaco De Blasio non é durata neanche una settimana.

Dopo l'annuncio del Sindaco e le insistenze iniziali, Uber ha lanciato una massiccia contoffesinva nei confronti dell'amministrazione Comunale. Oltre sit-in, proteste degli autisti e testimonials di personaggi famosi, Uber ha modificato la schermata principale della propria app in modo da includere la possibilità di esprimere la propria opinione dei confronti del Sindaco. Il risultato é stato che circa quarantacinquemila Newyorchesi (compreso il sottoscritto) si sono imbufaliti e hanno sobissato di proteste la casella e-mail del First Deputy Mayor.

Dopo qualche giorno mi é arrivata anche una risposta, ovviamente preconfezionata. La cosa che mi ha colpito di più é stato l'indirizzo dal quale é arrivato: firstdeputymayor. Scritto proprio così, tutto attaccato in una parola sola, tutto minuscolo. Ma dico stiamo scherzando? Avete capito il problema qual'é? Da un lato ci sono l'innovazione ed il futuro, un servizio rivoluzionario ed amato dal pubblico. Dall'altro invece c'é gente che non é in grado di gestire correttamente il proprio nome sulla casella di posta. Questo a Manhattan, mica dentro una caverna!

Comunque, le conseguenze politiche di questa idea di De Blasio sono state tante e tali da costringerlo ad una clamorosa marcia indietro. Almeno per il momento, a New York, Uber non si tocca!

P.S.
Prossime elezioni comunali, se faccio in tempo, voterò Republican. Non importa chi saranno i candiati.

 

 

Il Sindaco di NYC contro Uber

luglio 20th, 2015

Ho parlato troppo presto.

Il Sindado di New York ha proposto una ordinanza che limita il numero di mezzi che le aziende con più di 500 automobili (leggi "Uber")possono mettere in circolazione.
La scusa scelta é l'inquinamento e la domanda che ci si vuol porre é se le auto private a noleggio peggiorano la qualità dell'aria ed il traffico nelle strade. Per saperlo é necessario fare uno studio che dura un anno ed in via precauzionale durante quel periodo il numero delle automobili di Uber verrebbe praticamente congelato.
Uber dispone di circa 14.000 macchine a New York. Se consideriamo il fatto che solo a Manhattan ce ne sono generalmente 750.000 in totale, é facile capire che si tratta di un puerile pretesto per limitare la concorrenza ed obbligare i cittadini a servirsi dei Taxi gialli.
Di positivo c'é che l'unico Consigliere Comunale che ha appoggiato la proposta,uno del Bronx, ha capito l'antifona e quindi ha cambiato idea. Staremo a vedere se alla fine passerà o meno.

Non so se nella classifica é sopra o sotto l'uragano Sandy, ma la realtà é che questo Sindaco é sicuramente una delle catastrofi più grandi che siano capitate a queste città. E' un demagogo, un buonista, uno che starebbe bene nel PD Italiano magari a fare il Sindaco di Roma o il Governatore della Sicilia. Il paragone coi suoi predecessori (sua Maestà Michael Bloomberg e sua Santità Rudolph Giuliani) sarebbe fuori luogo, quasi un insulto. Spero solo che i danni che quest'uomo sta facendo alla città siano facilmente riparabili dal Repubblicano che verrà dopo.

Ve ne dico solo una che mi é successa in questi giorni. Camminavo in pieno giorno su Broadway e 29esima strada (metà strada tra Empire e Eataly) e mi hanno offerto di comprare fumo o cocaina. In mezzo alla strada! Qualche anno fa sarebbe stato impensabile, ora invece succede questo ed altro. Tutto merito del nostro amato Sindaco.

Manettari? Ma quando mai!…

luglio 19th, 2015

 

omicidio-pratisuicidio-milano

Riporto due screenshot presi dal ilfattoquotidiano.it e che si riferiscono ad episodi di cronaca odierni. Avendo l'occhio allenato a certi particolari vi assicuro che sono la consuetudine e non casi isolati.

Nel primo, una persona che potenzialmente potrebbe essere pericolosissimo omicida viene catturata e spostata senza manette (in compenso però la tengono per le spalle... oibò!).

Nel secondo un'altra persona (in evidente stato confusionale dopo una nottata passata a picchiare i propri genitori) mentre viene trasportata in ospedale per motivi psichiatrici si lancia dalla questura dopo essersi divincolata grazie ad uno "scatto repentino".

Vogliamo scommettere che il povero ragazzo non era stato ammanettato con le braccia dietro la schiena? Altrimenti come avrebbe potuto improvvisamente liberarsi, fare tre rampe di scale e buttarsi al volo da una finestra mentre si trovava scortato da tre poliziotti e quattro barellieri? Infine, possibile che in tutto questo il giudice non riscontri nessuna anomalia?

Ho grande affetto per le forze dell'ordine Italiane, ma mi pare innegabile che certe procedure vadano riviste. La persona in custodia deve essera ammanettata o incarcerata dall'inizio alla fine, qualunque sia la ragione. Ne va della sicurezza degli operatori e del cittadino stesso. Punto e basta...

Altro che manettari... In Italia non si ammanetta mai nessuno!

Update di Lunedi Mattina:
Si é suicidato anche il presunto rapinatore di Prati: Nessuna anomalia.