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La cassetta postale del destinatario é piena

mercoledì, aprile 20th, 2016

Dopo la bellezza di quasi otto anni nello stesso appartamento di Astoria mi sono trasferito in un altro.
Contrariamente a quanto avevo annunciato non ho (ancora) optato per la casetta in Canada (e cioè in New Jersey) bensì per un altro posto in affitto.

Sebbene di appena forse un kilometro in linea d'aria, spostarsi da un appartamento ad un altro di una grande città richiede una quantità di tempo, di energie e di denaro che quando si é abituati alla vita stanziale delle periferie Italiane si fa fatica ad immaginare.
Già la ricerca, con tutte le sue variabili, é estenuante. Il trasloco poi é una impresa titanica, soprattutto se si é praticamente soli.

Comunque,come dicevo, sono ancora ad Astoria. Tuttavia, pur essendo nello stesso quartiere, le differenze sono sostanziali. Infatti, mentre prima ero in uno dei punti focali della gentrification Newyorchese, ora sono al margini estremi del Queens da bere. Proprio al confine con quell'enorme void che sono le moderne periferie di questa città. Dove mi trovo ora ci sono gli ultimi bar fighetti, gli ultimi ristoranti scintillanti, gli ultimi negozi che a vederli ti pare di stare in America e non in un paese in via di sviluppo. Dopodiché  - a distanza di appena 4 o 5 blocchi - comincia il nulla assoluto, il vuoto, la depressione economica più totale.
A me questo chiaroscuro, questa zona salmastre, piace parecchio. A mia moglie un pò meno... ma pazienza. Si abituerà.
Ah, vi voglio dare un altro elemento per capire meglio: al contrario di tutte le altre volte, stavolta ho preso un appartamento di una casetta del Queens. Na roba familiare... tutti conoscono tutti. Ho addirittura un enorme - e ripeto enorme - giardino che contrattualmente é a mio uso esclusivo. E si, ovviamente c'é anche la fornacella per fare il barbeque!

Tra le altre cose da fare, traslocare comporta l'aggiornamento di tutti gli account di cui si dispone: banca, energia elettrica/gas, internet, immigration, tutte le carte di credito (no, non sono la stessa cosa della banca), patente di guida, trasferimento automatico della posta, abbonamenti  vari, ufficio del personale... insomma ci passi un pomeriggio intero. Ovviamente si fa tutto online eh... é ovvio. Cambio visura energia elettrica? Tac! Fatto. Cambio fornitura Interent? Taaaaac! Fatto. Cambio indirizzo di billing Visa? Martercard? Amex? Taaaaac taaaaac taaaaac! Fatto. Sostituzione patente di guida? Taaaaaaaac! fatto
Poi, nella lista che avevo redatto per evitare di dimenticare qualcosa due giorni fa mi trovo questa voce: CONSOLATO ITALIANO. Mmmmmmmmm Cerco online e trovo solo un indirizzo di posta elettronica a cui rivolgersi. Posta elettronica? Ma come? Non un siterello, una formettino da compilare, non un qualcosina di totalmente automatico? Zero... solo una email a cui dovrà rispondere una persona in carne ed ossa. Va beh... per amor patrio mi armo di pazienza e scrivo:

Gentili Sig.ra/Sig.re,

Sono un Cittadino Italiano iscritto all'AIRE presso il vostro ufficio.
Con la presente comunico che il mio nuovo indirizzo di residenza a New York City é:

[...]

Distinti Saluti

 Pensavo la cosa fosse finita li. Oggi invece la Dott.ssa [...], Cancelliere Amministrativo (!), mi risponde:
Gentile sig. De Carolis,

per procedere all’aggiornamento dei suoi dati, dovra’ cortesemente compilare il modulo allegato e rispedirlo con copia del passaporto e la bolletta di un’utenza a lei intestata riportante il nuovo indirizzo.

Cordiali saluti

A me già bolliva il sangue. Ma é possibile che l'Immigration Americana la quale ti controlla anche I PELI DEL ***O ti fa cambiare indirizzo di residenza online in 2 minuti mentre il Consolato Italiano CHE NON SERVE AD UN **** vuole che compili un modulo DI M**** e che glielo rimandi firmato con la penna? Ma poi come lo devo rimandare? Via email o via posta ordinaria? Posta ordinaria??? Per essere sicuro di non sbagliare provo a domandare:

Gentile Dott.ssa ********,

Intende via e-mail o posta cartacea?
Le mie bollette sono tutte online, va bene uno screenshot?

Grazie

A breve giro, ecco la risposta dello stato italiano. La ciliegina sulla torta:

mailboxfull

La cassetta postale é piena, capito?!? A me queste cose mi mandano ai matti. Vado fuori di testa... E io che ci devo avere a che fare per forza! Quanto ho bestemmiato... ma capite o non capite di cosa stiamo parlando? Che cosa cazzo ci vuole a fare un siterello dove ti registri e gestisci le tue cose del consolato? Pure uno studente al terzo liceo sarebbe in grado di farlo! E invece niente... questi ancora vanno avanti ad impegati che rispondono alle lettere, leccano i francobolli, protocollano i FAX. Tutto come fossimo ancora nel 1990, o nel 1890. Non si riesce più a gestire la quotidianetà delle cose. Ormai l'Italia é fuori dal suo tempo. Altro che ripresa, altro che competizione internazionale. Il prossimo che mi viene a dire "no ma l'estro Italiano, la creatività, l'Ing. Olivetti che ha inventato il Computer..." lo prendo a parole. O forse no. Tanto poi mi passa. Ormai non mi importa più niente di niente.

Saluti

Alain

Fuochi d’Artificio a Long Island City (in tutti i sensi!)

venerdì, luglio 10th, 2015

Lo scorso weekend praticamente per caso sono venuti a trovarmi l'amico Gianni Gelato e consorte Miriam. Sempre casualmente era il 4 Luglio e c'erano i fuochi ma viste le esperienze dei precedenti bagni di folla non avevo nessuna intenzione di recarmi a vederli.

La situazione é cambiata quando mi ha invitato l'amico Davide il banchiere del Piemonte (un lettore del blog che si é fatto avanti e come già successo con altri siamo diventati amici) che dispone di un bellissimo appartamento con vista Manhattan lato East River.

Le foto stavolta non le ho fatte con l'iPhone ma - per l'occasione - ho rispolverato reflex, telecomando e cavalletto. Ecco il risultato:

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La foto che vedete é scattata dalla parte alta di Long Island City. Ve lo ricordate quando vi dicevo di investire dei soldi in quella zona? Ecco, adesso é tardi. Oltre al palazzetto nuovo di pacca in cui abita Davide in zona ormai ce ne sono altri cinque o sei, e altrettanti cantieri sono pronti per essere avviati. Come se non bastasse é imminente la costruzione di un palazzo da 77 piani. Se a questo sommiamo i mega development che si stanno per realizzare ad Astoria (due tre fermate lungo la stessa linea della metro) é facile intuire come nei prossimi 10-15 anni il valore commerciale di questa zona é destinato come minimo a triplicarsi. E si é già quasi raddoppiato negli ultimi 10!

Storici nostalgici in liberia

giovedì, febbraio 13th, 2014

Avrei una voglia di fare un articolo su Renzi che neanche immaginate. Dopo tutto il bordello che si é fatto per le preferenze questo che fa? Altra legge elettorale SENZA preferenze. E poi? Va al governo senza voto. Che faccio lo scrivo? Ma lasciamo perdere... tanto é tutto finito.

Invece vi scrivo di ieri sera.

Tramite Twitter ho casualmente scoperto che Kevin Walsh, uno scrittore/blogger che seguo da diversi anni, presentava il suo ultimo libro (che avevo già comprato un mese fa) praticamente a due passi da casa mia.
La cosa particolare é che lo avrebbe fatto in una libreria di cui non avevo mai sentito parlare. Ma come, c'é una libreria sulla 31esima strada?!? Ci ero passato davanti almeno duecento volte e neanche me ne ero mai accorto...

Comunque, Google Maps alla mano mi reco sul posto e subito riconosco il signore. Walsh era lì, più anziano di quanto mi aspettassi, vestito in maniera modesta, gli occhialoni retrò, il capello da intellettuale.
Il proprietario del negozio (devo dire una bellissima libreria, assortita in maniera molto intelligente) lo presenta, spiega che fanno entrambi parte della Astoria Historical Society, e poi gli passa la parola.

Walsh esordisce domandando: quanti di voi sono fan del blog forgotten NY? Quasi tutti alziamo la mano. E poi si presenta dicendo che da quarant'anni egli va in giro osservando e fotografando particolari della città di New York che normalmente nessuno nota. Lui invece, sempre in bici, segna, studia, annota, raccoglie testimonianze.  E' una vera e propria enciclopedia vivente sulla città di New York. Sa tutto di tutto, particolari incredibili... Ma non solo di Manhattan eh, troppo facile! Questo va a vedere una per una le case vittoriane che ci sono nel Queens, l'omino di latta dello stagnino che sta li dal 1930, i pali della luce originali di un parco nel Bronx, le sirene abbandonate che servivano a dare l'allarme in caso di attacco nucleare, i cartelloni pubblicitari degli anni che furono e che ora sono ormai sbiaditi dal tempo. Curiosità di questo genere, oltre a storie di persone, di attività commerciali, di ponti,  di opere demolite o di altre mai realizzate. Molto molto interessante.

Il tutto condito da un senso di nostalgia per il passato e di diffidenza nei confronti del futuro. Passare un'ora assieme ad una congrega di storici e di appassionati di storia della città di New York ha confermato la sensazione che immediatamente e da sempre provo stando qui: quelli che una volta erano luoghi che avevano un fortissimo e caratteristico gusto proprio, una ragione di essere, un "sense of place" (come dicono loro) hanno gradualmente lasciato il posto a realtà anonime e senza nessuna anima.

A Manhattan - città che ormai é versione Walt Disney di se stessa - tutto ciò é spietatamente evidente ed é impossibile non accorgersene persino per chi é totalmente insensibile nei confronti di certe cose.
Nel Queens - che certo non gode delle stessa visibilità e delle stesse attenzioni - il fenomeno é stato probabilmente ancor più brutale e spietato.
Del resto io stesso sono un estraneo "mordi e fuggi" paracadutato quasi per caso nella realtà di questo quartiere e, per esempio, non mi ero neanche accorto che vicino casa ci fosse una libreria! Decine di migliaia di estranei come me, avvicendandosi e moltiplicandosi senza misura nei decenni, inevitabilmente finiscono per alterare il panorama. Laddove c'erano casette di legno e viali alberati ora ci sono palazzoni e parcheggi, dove un tempo le famiglie si ritrovavano nei weekend ora ci sono centri commerciali e fast food.

Dalla prefazione del libro: "Cities have the capability of providing something for everybody, only because, and only when, they are created by everybody... no normal person can spend his life in some artificial heaven, and this includes children. Everyone must use the streets."

La processione di San Rocco ad Astoria

sabato, agosto 17th, 2013

Il bello di New York é che vai a giocare a Tennis con un Portoricano, vinci il singolo e ti aggreghi a giocare un doppio con un Pugliese che sta qui da quarant'anni che gioca contro due "ragazze" anche loro Americane ma di chissà originariamente da dove.

Finisce il doppio ed é ora di andare a casa, ma prima di uscire dal campo passa una banda che suona da lontano. E' inconfondibilmente una processione, con tanto di scorta della Polizia e statua del santo! Salto sulla bici e li raggiungo.

Lo striscione che precede la formazione dice "Orsogna  Mutual Aid Society, Est. 1939". Orsogna é una piccola cittadina Abruzzese che in Abruzzo non avevo mai sentito nominare ma che qui ad Astoria non mi é nuova. La pizzeria da cui mi servo vicino casa, infatti, ha sulle pareti un affresco enorme raffigurante una panoramica proprio di questo paesino. Come sia possibile che gli Orsognani (Orsonesi? Orsognini? boh...) siano così tanti da avere una fondazione tutta loro e da riuscire - nel 2013! - ancora ad organizzare una processione non me lo spiego... E poi come mai tutti ad Astoria? Misteri. Ma tant'è.

Alla processione non poteva mancare la statua del santo coperta di dollari. Mi avvicino per scattare una foto e domando in Italiano ad un signore sui sessanta: "Scusi, ma che santo é?". Lui risponde come se gli avessi domandato di che colore fosse il cielo: "Ma é Santo Rocco...!".
- "Ah bene, si certo, Santo Rocco... anche io sono Abruzzese sa?".
- E il singore: "ah si? E di dove?"
- "Martinsicuro!"
- "Doooove?!?"
- "Provincia di Teramo!"
- "Ahhhh ma voi siete al Nord! Noi invece siamo a Sud..."

Comunque, mi ha fatto piacere vedere le signore con in testa la conca di rame. Questa figura della conca trasportata in quel modo era una cosa che avevo in mente fin da bambino perché me la raccontava mia nonna, ma che dal vivo non avevo mai visto prima d'oggi. Vi spiego: ai tempi in cui non c'era ancora l'acqua nelle case le donne dovevano recarsi a diversi Km di distanza per riempire alla fonte pubblica le pesantissime conche da portare a casa appoggiate sulla testa. Ovviamente bisognava essere ben allenate e concentratissime perché se la conca fosse caduta bisognava tornare indietro e rifare tutto daccapo. La cosa mi veniva descritta come una vera e propria tortura quotidiana alla quale non ci si poteva ovviamente sottrarre, pena la sete per tutta la famiglia. Parliamo del 1500? No, parliamo di mia nonna che é ancora viva. Incredibile ma vero.

Sulla via del ritorno mi sono fermato a bere una cosa fresca presso un benzinaio. Avete letto bene: la figura della pompa di benzina é ormai per me diventata una qualcosa di retró, di caratteristico. Soprattutto a New York il benzinaio assume una figura speciale, quasi protetta direi. Sorseggiavo un Nesquik al cioccolato mentre osservavo la gente fare il pieno: i fumi della benzina nell'aria, il cemento segnato dai pneumatici, i numerini che girano. Quanti ricordi...!

Riparto e torno a casa. Domani prendo il caffé con un lettore del blog che al quanto pare é finalmente riuscito a trovare un sistema per rimanere definitivamente a New York. Scommetto che siete curiosi di sapere come ha fatto... lo sono anch'io.

Ciao ciao

P.S.

Viva Santo Rocco da Montpellier!

Leggi il blog per 3 anni e vinci una cena con l’Autore (ma se sei una bella figa bastano 3 minuti)

lunedì, maggio 20th, 2013

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Ragazzi sto facendo strada eh... mi invitano alle cene anche i lettori! Incredibile...

Ieri sono stato a farmi una pizza con Paolo Dal Gallo, un ardito che dopo essere sopravvissuto a ben 3 anni delle mie stronzate ha avuto anche il coraggio di invitarmi per ascoltare una sessione "live" delle stesse.

Devo dire che fa una certa impressione incontrare una persona che per pur essendo a te completamente sconosciuta sa già dei tuoi viaggi, dei tuoi pensieri, delle tue antenne. Ma addirittura i post sulle antenne leggete? Io rimango senza parole!
Eravamo da Basil (la meglio pizza del Queens di cui scrissi qualche tempo fa) che Paolo conobbe proprio grazie al blog. Assieme a noi c'erano anche altri due suoi amici: Andrea e la sua ragazza. Lui di Alba (in Piemonte) e lei di Milano.

Parlando del più e del meno sono venute fuori un mare di conoscenze in comune. E' assurda la facilità con cui si conoscono tra loro gli Italiani a Manhattan; lo scrissi già in passato e ne sono convinto più che mai: La New York degli Italiani-Italiani (per intenderci no fettuccini Alfredo) é un paesotto, anzi un paesino che probabilmente non arriva a contare 5000 abitanti.

Paolo ed Andrea sono due rappresentanti di vino. A New York ne ho conosciuti diversi di questi rappresentanti Italiani (in tutto 5, tra cui di vino, birra o liquori) e mi sono accorto che rispecchiano tutti un certo cliché... pensate che uno di questi (a cui vomitai dentro casa perché si beveva troppo bene) era addirittura un ex-tronista di Canale 5. Insomma, gente tosta: un conto é vendere la Peroni o il Montepulciano d'Abruzzo a Martinsicuro, un altro a Manhattan.
Ho promesso ad entrambi di citare queste due bottiglie che mi dicono essere il top del top: Prosecco ZoninBarolo Brunate Ceretto.

La serata si é conclusa al Katch, un locale fighissimo appena aperto e si sono aggregati il proprietario di Basil e la ragazza di Paolo, Italianissima pure lei.
Io quando incontro Italiani come questi, ragazzi così giovani preparati e determinati (Andrea é del 1988!) che fieramente esportano nel mondo i valori ed i sapori della nostra cultura un pò mi rincuoro.  Per un attimo penso che  non tutto é perduto, che forse qualcosa in Italia si può ancora salvare. Ma in genere dura molto poco per cui non ho fatto certo mancare i classici del mio repertorio come le invettive sul sistema Italia e sulla necessità assoluta di fuggire. Na bomba, na roba sado-maso... ma tant'é: chi mi legge conosce il genere e se vengo invitato a cena non posso certo deludere le aspettative.

Colgo l'occasione per salutare tutti i lettori che a differenza di Paolo ancora non ho avuto il piacere di conoscere e che pazientemente dopo così tanto tempo mi leggono ancora. Se vi mancano le mie stupidaggini tenete duro perché non é escluso che molto presto ricominci a scrivere tutti i giorni (non é assolutamente una promessa).

Ciao!

Life in the hood

sabato, aprile 27th, 2013

Un piccolo chiarimento per i miei lettori delusi dalla mancanza di post

Non é che mi mancano gli argomenti, o che mi sono innamorato, o che non ho tempo. E' che non ho voglia, non ho più quell'urgenza di scrivere che qualche anno fa mi spingeva a farlo continuamente.
All'inizio scrivevo per tenermi in contatto con l'Italia, successivamente per protesta nei confronti delle storture della nazione. Oggi entrambe queste ragioni hanno perso completamente la loro efficacia. Perdo contatto con la madrepatria? E sticazzi! L'Italia va a puttane? E chissenefrega! Per quanto mi riguarda può andare tutto in malora: sono ormai consapevole del fatto che qualsiasi sforzo di evitare la catastrofe é vano. Unica soluzione possibile la fuga.
E' questa l'unica cosa che mi interessa attualmente: fuggire dal gulag, ricrearmi una vita fuori dalla prigione ed é per questo che ormai quando scrivo tratto solo di immigrazione.
Mi si potrebbe obiettare il fatto che ancora scrivo in Italiano. A che pro? Giusta osservazione. Scrivo in Italiano perché é la mia lingua madre, perché ancora non sono ufficialmente un residente Americano, perché sono abituato a farlo e soprattutto perché i miei lettori (credo) siano altri Italiani animati dalla mia stessa voglia di evasione. Qualora (un beato giorno) riuscissi a prendere la cittadinanza Americana probabilmente mi imporrei di abbandonare la lingua completamente.

Veniamo al dunque: ormai si può dire che vivo in the hood. La traduzione di questo slang non é letterale. Chi dice "To live in the hood" intende invece "neighborhood", cioè borgo popolare, quartiere, strada.
Manhattan mi ha rotto il cazzo ufficialmente. C'é un solo motivo - ed uno solo al mondo - per frequentare Manhattan e questo é la figa. Si i musei, si l'architettura, si i ristoranti. Tutto vero, ma é altrettanto vero che a Manhattan si va per andare a figa. Se sei sposato o fidanzato non é il caso di stare a Manhattan perché é inutile, anzi controproducente.

A me piace la vita in the hood: etnie, razze, lingue to' ci voglio mettere anche religioni. Oggi per esempio per la prima volta dopo anni e anni sono tornato a giocare a tennis. Vi farei vedere che bel parco che abbiamo ad Astoria. Na roba incredibile: bello bello bello bello. Ci fosse una sola persona a cacare il cazzo, uno solo che fa lo stronzo, uno che fa casino. Niente. Tutto pulito, tutto funziona, tutto idilliaco. In estate c'é anche la piscina pubblica gratuita!

Comunque - come dicevo - ero andato per il Tennis col mio permessino fresco di stampa (praticamente paghi 200 dollari e giochi quanto vuoi da Aprile a Novembre in qualsiasi campo tra le centinaia a disposizione).
Il problema é che si ora ho il permit per giocare, ma giocare con chi? Mica posso fare un solitario con la racchetta in mano! Allora oggi mi sono presentato ai campi di persona. Ad Astoria ce ne sono una quindicina... erano tutti pieni. In uno di questi ho visto un maestro che faceva una lezione di gruppo e mi sono avvicinato: Maestro possiamo giocare oggi? E lui: e certo, alle 15.30 va bene? Alla grande.
Torno all'orario pattuito. Lui si presenta, che fai che non fai... E' Croato e parla un pò di Italiano perché nel 1983 assieme alla famiglia visse per 9 mesi a Pescara. Al che io faccio notate che "alcune cose sono cambiate da allora". Per il meglio o per il peggio? E io: per il peggio, molto peggio. Vai, si comincia a giocare.

Il maestro rimane subito colpito dalla forza del mio swing e dalla pulizia dello stile. Ma dove hai imparato a giocare? A Tortoreto! Ah che bravo... vai benone. Come da me richiesto mi valuta attorno al livello USTA 3.5 (gli Americani standardizzano e valutano qualsiasi cosa). Saperlo mi servirà per cercare online altri giocatori con cui confrontarmi.
La lezione dura un'oretta. Porco boia che fatica che si fa! Me l'ero quasi dimenticato... Il colpo di scena viene alla fine quando parlando dico che lavoro nell'informatica. Apriti cielo: l'istruttore Croato é un ex professionista dell'IT, un veterano degli anni 80 e 90. Attacca a raccontare, é un fiume in piena. Mi racconta degli anni del boom, dei soldi a palate, della facilità con cui si riusciva a cambiare lavoro qualora l'attuale risultasse noioso o non ben retribuito. Non fa nessuna fatica ad ammetterlo: quello si che era vero sogno americano. Oggi é uno scherzo al confronto (meicojoni!).

Saremo rimasti almeno un'altra mezz'ora a conversare dopo la lezione, poi sono tornato verso casa.
Ero in bici. Prima giornata di sole dopo tanto tempo. Per strada ragazzini, gente col cane, passeggini, chi corre, chi legge il giornale, chi fuma la pipa. The hood, gente vera, il nerbo della città New York (e poi nonostante non siamo a Manhattan ogni tanto anche certi culi! Porco zio che robba... ! Ma robba vera eh, no silicone. Carni scure, incroci improbabili. Da vedere)

Comunque, tornando a bomba, verso casa mi é venuta una fame killer e allora mi sono fermato davanti ad un ben noto supermercato sulla trentesima avenue. Problema: come faccio ad andare dentro per comprarmi pane e prosciutto se non ho la chiave del lucchetto per attaccare la bici al palo? Mi guardo attorno. La soluzione é ovvia ed immediata: davanti al supermercato c'é una protesta sindacale contro l'utilizzo di lavoratori non sindacalizzati da parte della struttura. Mi faccio largo tra i sindacalisti e mi fingo interessato alla loro causa. Leggo un paio di cartelli, faccio domande su cosa non va. Poi alla fine, "fratello mi faresti una cortesia? mi tieni la bici 5 minuti che devo andare a fare spesa AL SUPERMERCATO?" E lui (un tipo dalla faccia tutta butterata, pieno di sfregi) certo non ti preoccupare ci penso io. Il colmo!... hahaha
Prendo il prosciuttino di Parma pagato a peso d'oro ed una baguette da mezzo metro, forse 75 cm. A casa poi ho finito tutto per la fame e la stanchezza.

Prima di arrivare però un pulmino pubblico di quelli "ACCESS A RIDE" mi taglia la strada. Intendiamoci, na cosa leggera eh... in Italia non se ne sarebbe certo accorto nessuno. Per qui però la cosa era decisamente eccessiva e così dopo che si era fermato a far scendere gli anziani e gli invalidi mi affianco e gli faccio: "Sir please pay more attention to bicycles, you cut me off!". L'Autista - un nero alto forse 2 metri - fosse stato un padroncino probabilmente mi avrebbe mandato pure affanculo ma invece si trattava di un dipendente pubblico MTA a cui basta un non nulla per giocarsi patente e stipendio e così prontamente risponde: "please pardon me". Sorrido, lo saluto e me ne vado, fine della storia.

Domani mattina ritorno a giocare. Spero di trovare qualcuno altrimenti farò un'altra lezioncina... Dopo tutto questo tempo fermo male non fa.
Ieri pesciolino dai Greci, stamane colazioncina dal forno, Tennis, Poker a volontà, Culi meticci... Non si sta affatto male in the Hood! A Manhattan non ci vivrei neanche se te la dessero per strada senza fare domande (Oddio... in quel caso chissà forse si)

Un grosso saluto ed un abbraccio a tutti e some sempre - Viva il turpiloquio! -

Ciao

Auto in fiamme, FDNY in azione

mercoledì, dicembre 26th, 2012

Stasera mentre giocavamo a carte entra uno e fa: "scusate é di qualcuno la macchina rossa parcheggiata proprio davanti al locale?"
Quasi nessuno ha dato peso alla domanda, ma poi lui fa: "Meglio così perché ha appena preso fuoco...". A quel punto abbiamo lasciato le carte e siamo corsi a vedere.

In effetti proprio davanti al bar una macchina nuova di pacca ardeva allegramente dalla parte del cofano. Appena siamo usciti si é fermato il primo camion della FDNY, la polizia aveva già sbarrato la strada.
Sono scesi i pompieri con le bombole in spalla e tutto, uno di loro ha preso una specie di piede di porco si é avvicinato di lato e tipo baseball ha dato una cannata al finestrini davanti e dietro fracassandoli entrambi all'istante. Nel frattempo altri srotolavano una manichetta e appena pronti nel giro di qualche secondo hanno praticamente riempito d'acqua la macchina come fosse una piscina. A quel punto il tipo col piede di porco ha cercato di aprire il cofano della macchina da dentro (!!!).
Poi é andato davanti e ha messo a leva... la manichetta é finita nel cofano. Nonostante l'acqua da tutte le parti non si é spenta subito, anzi hanno dovuto fare una ripassatina al motore che si era improvvisamente riacceso.

Comunque niente di che... Era del tutto evidente che il carburante della macchina era rimasto al sicuro dentro al serbatoio e che ad ardere erano solo parti plastiche del motore stesso. Non come quella volta a Varese in cui una BMW nuova di pacca esplose come un'autobomba mentre gli ero parcheggiata a fianco in autogrill... Roba da matti... Ma questa qui un'altra storia che viene bene solo se raccontata dal vivo.

Ciao!

La diversità é consuetudine

domenica, dicembre 23rd, 2012

Ieri a pranzo siamo stato a Flushing.

Flushing é roba da matti... Pensavate di aver visto la Cina a Chinatown giusto? Sbagliato. Mentre a Canal Street Chinatown é una semplice via con una serie di negozi per turisti gestiti da Cinesi Cantonesi, Flushing é una città intera in cui vivono decine e decine di migliaia (forse centinaia?) di Cinesi perlopiù settentrionali. (E si perché voi non lo sapete ma gira e rigira tutto il mondo é paese eh... anche in Cina c'é il tormentone polentoni/terroni ecc...)

Comunque... Flushing é da vedere perché e praticamente come visitare Pechino senza recarsi in Asia. Uno che non é abituato potrebbe addirittura spaventarsi in una situazione del genere. Tipo che vai a mangiare in un mall e attorno a te ci sono solo Asiatici. Ma a migliaia! La gente parla solo Mandarino, addirittura una ragazza viene da me per chiedere se poteva prendere una sedia e me lo chiede in Cinese...  a me! Sopra il mall c'é un grosso Macy's. Anche li sia i clienti che gli impiegati sono Cinesi e parlano tra loro in Mandarino. Poi c'é un supermercato che é qualcosa di surreale: diciamo che la maggior parte dei prodotti in vendita sono per me sconosciuti, roba mai vista prima... verdure strane, pesci strani, tutto strano. Ma enorme eh! Tipo la Coop... non un buchetto. Ecco una delle sue dozzine di corsie:

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Va beh.

Oggi invece a pranzo siamo stati al Café Triskell, un ristorantino Francese che é un gioiellino del Queens: al muro cartine della Bretagna, pubblicità antiche in lingua, bottiglie di vino, oggetti particolari. Poi si mangia bene eh... anche il pesce non é male (noi prendiamo abitualmente cozze e salmone). La proprietaria é una quarantenne dalla voce rauca. Porta SEMPRE una maglietta con su scritto "CASH ONLY". Non ho ancora capito se é semplicemente per via del fatto che accettano solo contati o se invece si tratta anche di una battuta piccante. La settimana scorsa é successo un fatto che mi ha fatto ridere un pò. Siccome il posto é ormai famoso é venuta una coppia di amiche di Manhattan le quali complimentandosi per il ristorante carino le fanno: "ma che bel posto, e tu di dove sei?". Probabilmente si aspettavano di sentire della Corsica, della Costa Azzurra o di Parigi che ne so... ed invece con quella voce rauca da scaricatore di porto che fuma senza filtro la tipa risponde: "I'm from Washington Heights...!". E' come se uno va in un ristorante Giapponese a Roma e chiedendo al proprietario lui di dov'é quello ti risponde: "So' der Testaccio...". Eccezionale

Ogni volta che ci vado (siccome per l'appunto prendono solo contanti) mi tocca uscire e fare bancomat da un supermercato Brasiliano che sta dall'altra parte della strada. Voi vi chiederete cosa mai ci possa essere di tanto speciale in Brasile da richiedere un supermercato apposta per loro. Me lo chiedo anche io. Non é grande come quello Cinese ma comunque dentro ci sono tutti i prodotti loro, cose che magari altrove non troveresti facilmente. Del resto il Brasile quasi é un continente eh... mica parliamo del Molise! C'é sempre Samba negli altoparlanti e - soprattutto - ci sono delle cassiere iper-tirate iper-truccate che sembra di stare in un night club. Non ho fatto loro mai una foto ma potete immaginare il livello culturale...
Per finire, Triskell si trova sulla 36esima avenue che per la parte Est rispetto alla metro é una zona Musulmana di Astoria. Praticamente sei nella mecca: alcune donne col burka, altre coi capelli raccolti tipo suora,  uomini con quei berretti ricamati ed i camici bianchi lunghi fino alle caviglie, i bambini coi loro vestitini dai colori accesi, diverse moschee. Poi ci sono macellerie halal, piccoli negozietti che vendono prodotti mediorientali, gli immancabili money transfer per mandare i soldi a casa.

Insomma... capito qua com'é l'andazzo? Astoria, la zona degli Italiani, anzi no dei Greci, anzi no dei Brasiliani, anzi no degli Arabi. Qua se qui incontri uno dai tratti nord europei che parla inglese perfettamente nato e crescito a New York quasi quasi ti stupisci. La diversità é consuetudine. Che città... Poi un giorno vi racconto due cose o tre su quello che sta succedendo in Cina agli Ingegneri Cinesi.

Ciao!

Le 10 città in cui vivere più incredibili e sottovalutate d’America (e cioè del mondo)

domenica, novembre 11th, 2012

Con questo post torniamo agli antichi splendori. Spero lo apprezzerete

Di recente BuzzFeed ha compilato una lista delle dieci città Americane meno conosciute e più sottovalutate d'America definite allo stesso tempo come luoghi incredibili in cui vivere.

Al primo posto c'é Portland Oregon, a seguire Charleston South Carolina, Providence Rhode Island, Milwaukee Wisconsin, Louisville Kentucky, Boulder Colorado, Baltimore Maryland e in ottava posizione - rullo di tamburi - Astoria Queens.

La descrizione di Astoria é questa: "Sebbene il Queens sia tecnicamente parte di NYC, con un popolazione di 2.3 milioni, esso é una città a se stante. Nel Queens, famoso per la sua incredibile diversità, si parlano più di 170 lingue diverse. Cos'altro si potrebbe desiderare oltre alla cucina così eclettica, gli stadi, un fantastico beer garden, l'influenza del jazz ed una scoppiettante vita notturna?".

(Stranamente il pezzo non cita un particolare non indifferente del Beer Garden  - che poi è il posto in cui gioco a carte il sabato sera - e cioè le due chiappe di culo della cameriera al primo piano. Una roba da resuscitare i morti)

Comunque... hai capito Ciccio? Hai capito com'é l'andazzo? E invece mi sa di no. Fammiti spiegare meglio: immaginiamo che per caso tu ti trovi in un paese che pur vantando un passato glorioso sia del tutto privo di futuro e viva un presente senza alcuna speranza. Tipo, che ne so, un paese Mediterraneo in cui si mangia bene, il clima é mite, in cui i nonni hanno la pensioncina ed i genitori il posto fisso magari statale. Supponi poi che sia un paese vecchio nel cuore oltre che nell'età, un pò razzistello a livello istituzionale ma allo stesso tempo anche buonista della seria "volemose bene facciamo entrare tutti" e paradossalmente anche un pò fascistoide di ritorno. Insomma immaginati di trovarti nel peggio del peggio che l'occidente possa offrire e che tu decida di andartene altrove. Dove sarebbe opportuno andare?

Le scelte sono molte ed ovviamente la prima da considerare per via della vicinanza e della possibilità legale é l'Europa. Domanda: esiste in Europa un luogo in cui sin dal primo giorno non solo non si verrebbe mai etichettati come "stranieri" ma nemmeno identificati come tali? Esiste in Europa un luogo aperto a tutte le culture, che utilizzi un linguaggio universale, che abbia usi e costumi a te già familiari, un luogo in cui potresti veramente sentirti a casa e verso cui - in brevissimo tempo - svilupperesti un feroce attaccamento sia utilitaristico che ideologico?

In Europa non lo so... mi direte voi. In America invece esiste e si chiama New York City. Questo é il punto e le chiacchiere stanno a zero: New York non é solo una città e nemmeno solo una nazione. E' un mondo, un universo, uno stato mentale. E fanculo a tutto il resto

Ciao

Parti subito per le Americhe, le disse padre Pio

sabato, ottobre 13th, 2012

Vi voglio fare un quadretto di una mattinata tipo per le coloratissime vie di Astoria.

Verso le undici vado al baretto per prendere una pasta ed un caffè Americano. Per pura coincidenza la pasta l'ho anche fotografata, eccola:

  

Mi siedo e mentre mangio entra un giocatore di Poker. Ci riconosciamo al volo e ovviamente subito attacchiamo a parlare. Indovinate di cosa? Ovviamente di Poker...
Dopo un pò il discorso si allarga e salta fuori che anche lui ha origini Italiane. E di dove? Faccio io? Lui: di Pietralcina. Conosci un certo "Padre Pio"?
Mi racconta così che la sua famiglia era in amicizia col famoso Frate che ora é diventato Santo, lo informo io. Lui continua dicendo che pur non credendo alle storie dei miracoli o delle stimmate una cosa la sapeva per certo: poco prima della guerra suo nonno venne in America passando da Ellis Island e lasciandosi alle spalle il resto della famiglia. Dopo che riuscì a sistemarsi mandò una lettera alla moglie scrivendole che avrebbero potuto a loro volta imbarcarsi. La nonna era però titubante: l'idea di lasciare l'Italia alla volta di un paese così lontano e sconosciuto la turbava profondamente così si rivolse a Padre Pio, che le disse: figlia mia, in Europa stanno per succedere cose terribili. Prendi la prima nave disponibile e parti subito senza esitare. A quel punto la nonna - rassicurata dall'opinione del Frate - non ha più dubbi e si imbarca a bordo dell'ultima nave che partì per le Americhe prima dello scoppio delle atrocità della seconda guerra mondiale.
Il mio commento é stato scontato. Gli dico: caro amico, se fossi in te andrei subito alla 46esima strada e mi farei fare un volto di Padre Pio d'oro massiccio da almeno mezzo chilo da portare sempre appeso al collo. Pensa, non fosse stato per lui ora invece che a New York saresti a Pietralcina!!! Ma Padre Pio é veramente un Santissimo !!! VIVA PADRE PIO!

Le sorprese della mattinata non erano affatto finite.

Mi ero messo in mente che dovevo andare a tagliarmi sti quattro peli che mi sono rimasti in testa da un barbiere. Ehhh si.. he cazzo! Volevo togliermi questa soddisfazione dopo anni e anni di rasoio elettrico davanti allo specchio del bagno ma anziché recarmi dal Greco sotto casa sono andato dal "Modern Barber" vicino alla Subway. Questo qui:

Entro e mi accorgo che si trattava di un barbiere Italiano. Avete presente i Barbieri di 50 anni fa? Magari ne é rimasto qualcuno nel paesino dove vivete: quel tipo di barbiere in cui si andava a fare barba e capelli vostro nonno con le poltroncine comode di una volta. Il posto è esattamente così, un vero e proprio viaggio nel tempo, un tuffo nell'Italia del dopoguerra... nell'Italia vera.
Dentro ci sono due giovani ed un signore anziano. Si libera l'anziano. La licenza sul muro lo identifica come "Domenico". Mi siedo e chiedo: "where are you from?". E lui: "I am Italian", e io: "Si lo avevo intuito, ma di dove?".
E' Calabrese, una persona squisita dai modi gentili, dal fare d'altri tempi. Sembra abbastanza sorpreso nel vedermi e mentre mi serve ci mettiamo a parlare.
Da quanto tempo sei qui? Io dico 5 anni. Lui fa, nel mio caso devi aggiungere uno zero. 50 anni sempre a New York?!? Chiedo stufettatto. Lui fa, non solo a New York, cinquanta anni sempre ad Astoria e sempre in questo stesso negozio.
Il Barbiere Domenico lavora li dentro da mezzo secolo. Ha visto tutto, anzi ha vissuto tutto! E' una fonte storica preziosa e ci tornerò sicuramente già solo per questo.
Nonostante la sua lontananza é rimasto molto ben informato sulle questioni Italiche. Infatti mi chiede cosa sta succedendo con la corruzione ed il declino economico del paese. Dice che dalle sue parti non lavora più nessuno, soprattutto i giovani. E specifica: pensa che mio nipote ha studiato a Siena "cose di computer"...  ma nonostante ciò col lavoro che ha trovato non poteva pagarsi neanche l'affitto e così é tornato giù al paesello dai genitori "porca mad....." e partono le prime sillabe di una bellissima bestemmia consolatoria trattenuta a stento in mezzo ai denti. A quel punto non c'erano più dubbi: il mio nuovo barbiere é lui