Posts Tagged ‘brooklyn’

Il nuovo John Lennon

venerdì, novembre 30th, 2012

Che zona Williamsburg... il top di NYC. L'ho detto e lo ripeto: se non hai visto Williamsburg, non hai visto New York City

Ciao

ecco a voi il Giglio Festival di Brooklyn (imperdibile)

giovedì, luglio 12th, 2012

Oggi ho fatto in bici la bellezza di 27 Km in bici attraverso Queens, Roosevelt Island, Manhattan e Brooklyn.  Poco sole, temperatura ideale, una città a misura di bicicletta. Fantastico, irripetibile, eccezionale.

Sono passato a Roosevelt Island perché dovevo lasciare un assegno al management del mio building (una storia lunga di cui vi racconterò presto). Che bella l'isoletta... io la trovo idilliaca. Ogni volta che ci torno ritrovo le emozioni dei primi giorni a NY. Soprattutto di mattina quando gli impiegati ed i ricercatori vanno a lavorare in funivia. Tanti bellissimi ricordi.

Manhattan è trafficatissima di mattina, soprattutto a Midtown. La bike lane della seconda avenue è praticamente una autostrada per biciclette con tanto di semafori per soli ciclisti. Lexington avenue, terza e Madison sono come la A14 nella settimana dopo Ferragosto: si potrebbe camminare sui tetti delle macchine dalla sessantesima fino trentesima senza mettere piede per terra.

Di sera invece, verso le sette, molto meno ressa e lower Manhattan è un vero piacere da fare in bici. Sono andato a Williamsburg, sicuramente il posto più cool di tutto il Nord America. Piccola parentesi su questo argomento: se non hai visto Williamsburg a bordo di una bicicletta non hai visto New York City. Chiusa parentesi.
Mi dirigevo al solito meetup di Italiani organizzato da Juan l'intellettuale Portoricano. Stavolta c'erano tre simpatici Italo-Americani di Bay Ridge (due ragazze ed un ragazzo) con cui ho fatto subito amicizia.

Dopo il meetup i tre nuovi amici mi hanno portato alla festa del Giglio di Brooklyn, una festa per soli Italiani d'America. Peculiarità dell'evento una statua di San Giglio in cima ad una struttura di 15 metri trasportata a spalla da un centinaio di persone che saltellando spostano sia la statua che tutta la banda che suona dal vivo. Pittoresco direi.
I tre mi hanno raccontato molte cose sulla Brooklyn Italiana, quella vicino a ponte di Verrazzano. Nei loro racconti ho rivisto fotogrammi situazioni di molti film, di molte letture sull'argomento. Ci siamo scambiati le e-mail per rivederci in futuro.

Vi saluto che dopo la palestra, il lavoro e quasi trenta Km di bici la stanchezza comincia a farsi sentire.

P.S.
Un lettore dice che in quanto a NY sono preso dall'entusiasmo. Altro che entusiasmo, questo è vera e propria ebrezza... forse delirio! E' un luogo fenomenale, unico al mondo. Solo chi ci ha vissuto può capire.

Made in Brooklyn

domenica, febbraio 12th, 2012

Ve lo ricordate il giorno in cui dalla terrazza dell'Hotel New Yorker trasmettemmo in onore di Nikola Tesla?
Quel giorno c'erano un sacco di ragazzi di New York, tra cui uno brizzolato molto simpatico. Un tipo accessibilissimo, alla mano...Era molto interessato ed entusiasta dell'antenna. Non immaginavo assolutamente che fosse una piccola celebrità nel giro degli hacker Americani. C'era anche suo padre, un radioamatore esperto che fece diversi collegamenti usando il mio setup. Una foto che mi ritrae alla radio assieme a lui (il padre) è uscita sul numero di Febbraio di CQ Magazine.

Tornando verso casa qualcuno mi spiegò che il brizzolato ha "una aziendina" a Brooklyn che si occupa di 3D printing. Ultimamente qui non si parla d'altro e sembra che la stampa tridimensionale sia una delle grandi novità del prossimo decennio. Pur non trattandosi di una tecnologia nuovissima ultimamente il calo dei prezzi e l'incremento della precisione hanno cominciato a rendere questi dispositivi veramente interessanti per il grande pubblico.
Oggi stavo facendo una ricerca sull'argomento quando ho riconosciuto la foto quel ragazzo, ricostruendo tutta la storia. Il brizzolato, assieme ad altri amici, è stato il primo a mettere in commercio una stampante in kit di montaggio rivolta agli hobbisti. Cominciarono producendone una sola, poi due, poi dieci. Ad oggi ne hanno vendute quattromila ed i dipendenti sono diventati una cinquantina. L'azienda si chiama Makerbot.

La cosa che mi sconvolge di tutta la storia è che Bre (così si chiama) ha fatto il professore alle superiori per 8 anni prima ancora di diventare fondatore e amministratore delegato di una azienda così innovativa,  dopodiché si è stufato ed ha abbandonato volontariamente la scuola.
Io rimango inerme... proprio senza forze. Mi tornano in mente tutti quelli che da noi spendono una vita nel cercare di diventare Professore "di ruolo" e ci riescono solo qualche anno prima di andare in pensione.

Cambierei molto volentieri un "posto fisso" Italiano con una bella disoccupazione da Cittadino Americano.  Magari oh... ma vuoi mettere? Forse non ce la fai, forse fai una brutta fine. Chi lo sa. La differenza è che almeno qui hai sempre una speranza, una possibilità di cambiare tutto, un motivo per cominciare daccapo. Anche a quarant'anni.

Pomeriggio a Dumbo

lunedì, novembre 21st, 2011

Photo by Mike O'Dea

Oggi ero un paio di un ex-colleghi sotto il ponte di Brooklyn. Ci eravamo dati appuntamento così che avremmo potuto fare un pò di radio visto che ormai siamo veramente alle ultimissime giornate in cui è possibile restare agevolmente all'aperto senza morire congelati.

Nella parte immediatamente sottostante al ponte la Città ha creato un nuovo parco che si è aggiunto al Brooklyn Bridge Park che sta a ridosso del Manhattan Bridge. Devono aver speso diversi soldi perchè tutta l'aerea è stata rinnovata ed ulteriormente rivalutata. Tra i due ponti hanno anche messo una grandissima giostra di quelle classiche coi cavalli a dondolo coperta da un involucro a vetro.

In quella parte di Brooklyn - che si chiama Dumbo - è facile rendersi conto di quanto la città sia cambiata nel corso dei decenni. Abbondano infatti le testimonianze della gente vera e della vita reale: si vedono vecchie fabbriche, stabilimenti, case popolari. Oggi quelle cose ci sono ancora ma è diventato tutto finto: le Fabbriche sono costosissimi Loft per gente che viene dalla Luna, gli stabilimenti conservano l'aspetto originale ma vengono destinati a tutt'altri scopi. Persino i binari del tram sono stai lasciati per bellezza.

C'erano cinque o sei coppie che in altrettanti set fotografici inscenavano scene genuine di effusioni amorose, le famiglie coi bambini, i single coi cani, c'erano le barche che scorrazzavano su e giù per l'East River passando velocemente sotto i due ponti. Al ritorno ho preso una pizzetta di quelle che solo a New York riescono a fare così male e dopo una breve passeggiata me ne sono tornato a casa nel Queens

Super Bowl: hanno vinto i Comunisti

lunedì, febbraio 7th, 2011

Sono stato a casa di alcuni ragazzi Italiani a vedere il Super Bowl che qui è come dire la finale della Champions League... che è come dire che a me non me ne frega un cazzo di niente. L'ho scritto anche su twitter: guardare in TV persone pagate per fare dello sport è come guardare della pornografia senza sesso. Non ho mai capito che gusto ci sia comuqnue è sempre una buona occasione per stare insieme per cui sono andato.

Della partita mi è rimasta impressa una cosa sola e cioè che gli ultimi 45 secondi di tempo regolamentare non li hanno giocati per niente perchè tanto una delle due squadre aveva quasi certamente vinto. Ma come?!? Ma sono scemi questi? Immaginate una partita di calcio in cui il risultato a due minuti dalla fine è cinque a zero e così una volta messa la palla al centro si smette di giocare aspettando tutti insieme (giocatori e pubblico) che il cronometro arrivi alla fine. Boh... non riesco a capire la filosofia di una decisione del genere.

Particolare interessante: ha vinto l'unica squadra di comunisti di tutta la lega. Si di comunisti! Perchè a differenza di tutto il resto delle squadre di qualsiasi sport professionistico Americano quella dei Green Bay Packers è di proprietà pubblica e senza scopo di lucro. Incredibile ma vero.

Ci sarebbero altri aspetti da raccontarvi ma mi pare obbligatorio spendere due parole su un pensiero dal quale durante la partita non sono riuscito a liberarmi.
Eravamo in casa di una coppia di sposi Italiani (entrambi col visto lavorativo): 100 mq, arredata bene, bel quartierino di Brooklyn, prezzo accessibile.
Qui facendo il cameriere porti a casa anche $1300 a settimana e portando a spasso i cani alzi $15 ogni mezz'ora. Sono bei soldi con cui una coppia riuscirebbe a vivere senza nessun problema.  E questo facendo lavori qualsiasi, pensate due impiegati di medio livello cosa riuscirebbero a fare.
In Italia invece si vive coi genitori solo per ragioni economiche... BAMBOCCIONI un paio di palle! (Padoa Schioppa riposa in pace)

P.S.
Non facciamo che adesso mi arrivano 10 commenti e 200 e-mail chiedendomi come si fa ad avere il visto lavorativo per venire a portare a spasso i cani perchè purtroppo non si può, altrimenti sarebbe già qui il 50.9% dei giovani Italiani.

Greenpoint

domenica, dicembre 5th, 2010

Ieri l'amico Duccio mi ha invitato ad una esposizione (o una mostra, o come cazzo si chiama quando gli artisti mettono in una stanza le loro opere).

Non era certo a Chelsea dove queste cose sono all'ordine del giorno, eppure è stato ugualmente interessante.

Immaginate una zona post industriale, capannoni in disuso da decenni, insegne verniciate sui muri di mattone quasi completamente scolorite dal tempo, appartamenti giganteschi arredati come solo a ny capita di vedere, gente che stende i panni sul filo. Siamo a Greenpoint(Brooklyn), al confine superiore della celebratissima capitale mondiale degli Hipster (la ormai ben nota Williamsburg) e appena sotto il Newtown Creek, torrente che separa Brooklyn dal Queens.

In uno di questi capannoni, c'è la mostra.  Dal buio della strada, improvvisa una esplosione di colore, di idee, di arte. E poi, particolare non da poco, in questi ambienti dell'arte c'è sempre un figaio da paura! Io gliel'ho detto subito a Duccio: se non fosse per il fatto che sei scoppato peggio di me, col lavoro che fai potresti trombare come pochi! Io mi sarei piazzato tutto orgoglioso davanti alla scultura (di tre quarti) e se non si fossero fermate loro a fare le domande le avrei fermate io: "signorina... si sono io l'Artista... a sua disposizione:"vogliamo parlare del ruolo dell'artista nell'oltretomba? o del ruolo dell'olretomba nell'arte? oppure, del ruolo della scultura nella gastronomia?" Fai un pezzo del genere e vai a colpo sicuro: non ti serve neanche promettere loro che le fai diventare parlamentare o ministro...

Ah... prima che me lo domandate in 25: la donna dentro il cubo di plastica non è vera, è una scultura iper realista. (Mi chiedo se è proprio realista in tutti i particolari!)

Williamsburg

giovedì, dicembre 10th, 2009

Forse l'argomento non è nuovo ma vale la pena fare un reminder per i meno attenti.

L'altro giorno ho incontrato per caso un ragazzo della mia zona che viene a New York in vacanza ogni anno da diverso tempo. Gli ho chiesto che zone ha visitato e in tutte queste occasioni è rimasto sempre e solo a Manhattan.
Si tutto bello per carità,ma senza andare fuori ti perdi un bel pezzo di città.

Ti perdi Williamsburg per esempio, l'enorme laboratorio creativo e culturale di Brooklyn.
Ci sono tornato stasera per vedere un paio di amici. Ovunque ti giri trovi il negozietto interessante, il localino particolare e ben nascosto, l'artigiano, il murales fatto dall'artista famoso, lo sweatshop convertito a civile abitazione ma che sembra ancora uno sweatshop, la galleria d'arte, la libreria di libri usati e così via.

Abbiamo mangiato al Fette Sau, un posto piccolo e veramente tipico in cui si mangia carne fatta in una maniera strana su dei grossi tavoli assieme agli altri clienti.
Arredamento post industriale tutto legno con caminetto e fuoco finto che viene da una tv. La birra è locale e la servono in dei barattoli di conserva senza tappo.
Ovviamente sia la musica che il personale sono all'altezza del luogo. Bello veramente. Una densità così alta di situazioni interessanti a New York esiste solo a Williamsburg... non ci sono dubbi. Ma perchè solo New York? Probabilmente anche anche negli Stati Uniti e tò, fammi buttare sta bomba: forse anche nel mondo.

Insomma se venite a New York spendete almeno un pomeriggio ed una sera interi a Williamsburg. Non fate come gli Italiani che li trovi tutti a Time Square a farsi le foto sotto gli schermi delle pubblicità sottobraccio col Naked Cowboy.

Ciao

Queens nel passato

mercoledì, novembre 11th, 2009

Il droghiere, la lavanderia, il barbiere, il ciabattino, il tecnico delle tv. I palazzoni enormi tutti uguali coi mattoncini rossi ed i cornicioni decorati. Il look essenziale (e spesso anche povero) delle persone in strada. La metropolitana sopraelevata con i tralicci un pò arrugginiti. I capannoni industriali e i nomi delle aziende sbiaditi ma ancora leggibili. Le automobili sotto casa.
Siamo nel passato qui... non certo nel futuro.

Il film che ho guardato più volte in assoluto (almeno 20 volte) è del 1976.
L'album che ho ascoltato più volte in assoluto (almeno 200 volte) è del 1973.
Ora capite come mai mi trovo a mio agio nel Queens.

Brooklyn Queens

mercoledì, novembre 4th, 2009

Ho scoperto un altro ristorante degno di nota sotto casa, stavolta Giapponese.
No i soliti Cinesi di Manhattan che fanno finta di essere Giapponesi. Questi qua sono autentici.
Stasera entro alle dieci e al Sushi Bar erano sedute due coppie Giapponesi. Sul proiettore un film di Kurosawa (che ovviamente ho già visto) e per musica una specie di Carmen Consoli del sole che nasce.
Mi sono preso un sushi assortito con miso soup a portare via. Buono.
Qui nel Queens i posti interessanti ci sono ma bisogna cercarli bene.

E di Brooklyn? Ne vogliamo parlare? L'altra sera dopo la festa a casa di Duccio siamo entrati casualmente all'Alligator, un bar allucinante della zona di Graham sulla L.
Ai divanetti nella penombra diversi gruppi in stile village people. Tavolo da biliardo, saletta sul retro con spazio per ballare e videogames anni '80. Ragazze strane che ballano scatenate che non capisci se ci sono e se ci fanno. Soggetti cinquantenni coi baffi lunghi, i tatuaggi ed il gilè di pelle sul petto nudo.
Una birra grande viene cinque dollari ed in omaggio ti danno una pizzetta al piatto cotta sul momento al forno a legna.. hehehe
Questa si che è città cazzo!

Bella Brooklyn... mi sarei dovuto trasferire laggiù. E' la New York vera dei giorni nostri.

Space Nerds

venerdì, luglio 31st, 2009

L'altro giorno ero in metro e trovo un pezzo su BoingBoing (MEI COIONI!) che parla di una ragazza di Brooklyn appassionata di radio e satelliti intitolato "Diana Eng: Catching satellites on ham radio" completo di foto di lei alle prese con antenna radio cuffia e microfono sulla sponda dell'East River.

Immaginate la mia reazione nel sapere che non solo ho trovato finalmente un altro radioamatore che fa i satelliti, non solo sta a New York City, ma è addirittura una radioamatrice... E' praticamente come fare un 13 al totocalcio!

Corro verso casa e cerco un suo contatto. Ovviamente non mi è difficile rintracciarla. E' ovunque. Addirittura ha scritto anche un libro. Sul suo blog di stilista, dopo aver curiosato sugli interessanti retroscena che l'essere contemporaneamente hacker, radioamatore, stilista e donna comporta in un posto incredibile come Brooklyn le mando una e-mail per presentarmi raccontando le mie decennali vicissitudini nel mondo della radio e dello spazio.

Ieri mi arriva la risposta. La sorpresa è stata che lei conosceva già il mio sito sulla ISS e che continuamente lo visita assieme al suo ragazzo (ecco da dove viene l'antenna autocostruita!...) perchè si sono messi entrambi in testa di contattare la stazione spaziale internazionale.
Sono poi stato invitato ad una delle prossime riunioni che gli smanettoni di Brooklyn fanno sul tetto di un palazzo a caccia di satelliti. Non vedo l'ora! Sai com'è... io non sono di Brooklyn (sono di Martinsicuro) ma in questo ambiente posso dire tranquillamente la mia.

Intanto ieri sera ero in un bar che conoscono in pochissimi, il Mè Bar con una amica. L'amica va al bagno e così io (mezzo ubriaco di un vino bianco di Staten Island) mi metto a fissare l'empire state building che incredibilmente svetta proprio sopra la mia testa (il mè bar è attaccato a all'altezza del quindicesimo piano lato sud dell'empire...).
Mentre guardo in su da dietro il palazzo sbuca un satellite. Lo seguo con lo sguardo e di li a poco ne sbuca un altro su un'orbita perfettamente parallela. Inzialmente ho pensato: vuoi vedere che è lo Shuttle STS-127 che sta facendo il docking con la ISS? Controllo la tragittografia... no non può essere la ISS. Ma allora cosa sono sti due oggetti così vicini?
La risposta alla mia curiosità è venuta da sola quando uno dei due ha fatto una flare paurosa (è diventato per un attimo luminosissimo) e quindi è diventato scontato che si trattasse di due satelliti telefonici Iridium. Per la precisione Iridium 36 seguito da Iridium 61.

E' bello sapere di non essere'unico Space Nerd di New York City.