Posts Tagged ‘carta verde’

Prime riflessioni a caldo

martedì, dicembre 9th, 2014

Sono contento. Anzi di più, sono contentissimo. Quanto si sta bene rispetto a prima, veramente non ne potevo più... L'esperienza del migrante col cappello in mano - durata quasi un decennio - mi é costata uno sforzo enorme e credo debba avermi cambiato per sempre. Fino alla scorsa settima era richiesto un costante esercizio mentale, mi dovevo guadagnare ogni secondo di permanenza, era dovuta se vogliamo anche una certa prostrazione nei confronti degli altri. Dal momento in cui ho preso la famosa carta in mano la prospettiva é cambiata istantaneamente. Dall'oggi al domani la mia più grande preoccupazione é svanita nel nulla lasciandosi alle spalle un vuoto impressionante.

Mentre prima il rischio di doversi allontanare da NY era sempre in agguato e mi teneva sveglio la notte, ora questo luogo é diventato semplicemente quello in cui lavoro, in cui faccio la spesa prima di cucinare, in cui mi addormento la sera e mi risveglio la mattina. Non é più necessario "guadagnarselo" giorno per giorno. E' vero che non c'é più la preoccupazione ma é altrettanto vero che é finita la sfida, il brivido, lo stimolo di dover a tutti conquistare qualche cosa. Non c'é più la voglia di progressione che c'era una volta, quella che mi ha aiutato (forse costretto) a superare così tante difficoltà nel corso degli ultimi anni.

Tra tutti i commenti che ho ricevuto mi ha fatto riflettere più di tutti quello di Matteo Bianchini (il più grande giornalista d'inchiesta di Martinsicuro, uno prossimo al premio Pulitzer...). Bianchini mi ha detto: "Sai cosa dovresti fare? Ora che hai preso la carta verde, ridagliela indietro e poi vattene a vivere in Cina... Da uno come te ci sarebbe da aspettarselo!". La cosa é ovviamente una provocazione, un assurdo, eppure ci ho riflettuto: sarà davvero questa - un giorno - la riva del mare di piombo?

Non posso assolutamente accettare l'idea di essere finalmente arrivato a destinazione, di dovermi già fermare quindi questa fase deve essere, anzi sarà, un nuovo inizio. L'inizio di cosa, per ora, non si sa.

Ciao!

Si é vero, ora ho la Carta Verde

martedì, dicembre 2nd, 2014

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Una immagine dice più di 1000 parole per cui credo che a questo punto avrete già capito tutto.
Da quando ho smesso di scrivere (e di farmi vedere in giro) le voci più disparate si sono diffuse. Quella che mi ha fatto sorridere di più é stata: "non gli hanno rinnovato il contratto e così e ritornato in Italia". Ma come?!? Sette anni di post e ancora qualcuno non ha capito che qui i contratti non scadono??? Roba da matti... Qui se serve ti danno un calcio nel culo e via! Altro che scadenza...

Comunque, signore e signori HO LA CARTA VERDE. Che effetto che mi fa scriverlo... Più o meno fa lo stesso effetto che mi fa dire SONO SPOSATO.... Ehhh??? Non ve le aspettavate tutte queste novità tutte insieme dite la verità!

Frequently Asked Questions sulla Green Card

1) Almeno potevi sorridere, sembri un killer!...
Risposta: Non é consentito sorridere. Se mandi una foto sorridente quasi sicuramente ti rimandano indietro tutta la pratica con sopra la scritta: "Ridi mbaccio a 'sta filara di bottoni". Scherzi a parte, davvero: non puoi sorridere. Vai a capire perché...

2) E le bianchettature?
Probabilmente sono un eccesso di zelo ma erano visibili la mia data di nascita, tutti i codici dell'immigration e l'impronta digitale del pollice. La carta verde é di sicuro il documento più complesso e più anti-contraffazione che abbia mai visto!
Ci sono stampate in controluce le facce di tutti i presidenti Americani (compreso Obama!) e le bandiere di almeno 50 paesi diversi.

3) Quindi alla fine ti sei sposato con una Cittadina Americana? E bravo il furbo!
Mmmmm... assolutamente no! La compagna é sempre la stessa ed é tutt'ora cittadina Cinese. A onor del vero, diciamo che il matrimonio ha giocato un ruolo in questa procedura rendendola più veloce di quanto invece avrebbe dovuto essere. E viceversa! Nel senso che la green card ha reso la procedura del matrimonio più veloce di quanto invece sarebbe normalmente stata.

4) Si, bravo, ma in pratica come cazzo hai fatto? Non era quasi impossibile prendere la carta verde?
La parola chiave é quel "quasi". Nel periodo in cui smisi di scrivere (prima dell'estate) ero in una situazione talmente incasinata che la pressione ed i pensieri erano diventati insopportabili. Da quel momento in poi una serie di fortunate circostanze ha permesso di completare a tempo di record la procedura "Employment Based" di seconda classe. Diciamo che a fine Giugno eravamo ancora in altissimo mare. Ora invece siamo liberi.

5) Ma allora é stato Obama a fartela prendere?
Assolutamente no. Obama non c'entra nulla.

Frequently Asked Questions sul matrimonio

1) In chiesa?
Hahahhahahahahah

2) In municipio?
No.

3) E dove allora?
Al ponte di Brooklyn! Non un matrimonio Newyorchese... di più!. Pensate che lo ha celebrato un amico che gioca a tennis assieme a me e che ha la licenza apposta per fare i matrimoni.

4) E le foto?
Le foto non le ho pubblicate perché NON SOPPORTO quelli che ti impongono le foto del proprio matrimonio e/o le foto dei propri figli. Le foto ci sono (ovviamente) ma sono su invitation only. Se proprio ci tenete contattatemi e ve le mostro... ma me lo dovete chiedere voi. Se no amen

5) Va beh ma che cazzo... ti leggiamo da anni almeno ce lo potevi dire!
Il matrimonio é stato annunciato e trasmesso in diretta video su Twitter. Ah non usi twitter? Solo Facebook? Pazienza, io non uso Facebook per cui bona lé...

Le novità non sono finite. In ordine sparso eccovi le altre:

  • Non mi interesso più e non parlo MAI dell'Italia
    Possano pure eleggere Totò Riina alla Presidenza della Repubblica e io non batterei ciglio. Basta coi talk-show, gli approfondimenti sui quotidiani, le discussioni infervorate di una volta. Ora guardo solo 60 Minutes e CBS Evening News mentre in metro ascolto generalmente la National Public Radio. Diciamo che nell'informazione pubblica Americana raramente viene citata l'Italia... probabilmente in media una volta ogni due mesi.
    A voler essere super-onesti ogni tanto - giusto per rimanere in contatto con la dura realtà - guardo ancora Report della Gabanelli e a tempo perso ascolto anche i podcast della Zanzara, un vizio che da quando mi intervistarono non sono mai riuscito a togliermi completamente.
  • Non seguo e non voto più i 5 Stelle
    Attenzione, io annunciai (sempre su twitter) questa mia decisione già alla fine dell'Estate e non - come suppongo qualcuno di voi può aver immaginato - solo nelle ultime settimane. Motivo? Semplicissimo: il M5S doveva essere un esperimento di democrazia diretta. Ebbene tutto é stato tranne che questo... Non li seguo perché il blog di grillo é diventato una cloaca di banner e click bait infiniti. Si torna quindi all'astensionismo. Anzi, la prossima volta voterò in America alle Presidenziali di medio termine.
  • Ho preso il DXCC
    In pochissimi capiranno. Pochi ma buoni...
  • Ho cambiato di nuovo lavoro (ancora!)
    Purtroppo il vecchio lavoro non si é concretizzato. Era di sicuro l'opportunità più grande che mi sia mai capitata e quasi certamente anche la più grande che mai mi capiterà ma purtroppo non é andata in porto. Siamo arrivati vicinissimi alla vittoria ma alla fine abbiamo perso... Comunque una esperienza importante, una di quelle in cui un giorno potrò dire "io c'ero!"

Direi che per ora può bastare così. Poi, con calma e col senno del poi, cercherò di spiegarvi e di spiegarmi le ragioni di questo silenzio così prolungato. Cosa scrivo domani non lo so. Ma qualcosa credo di scrivere... Sempre che si sia ancora qualcuno disposto a leggere!

Un caro saluto a tutti.

Alain con la carta verde in tasca

Sognando Tirana

lunedì, marzo 12th, 2012

Qualche tempo fa passò per New York un giovane lettore di questo blog e così ne approfittammo per fare una bevuta.

Il ragazzo, un romagnolo appena laureatosi in Ingegneria, aveva de poco accettato una proposta di lavoro di una azienda Italiana per fare sa rappresentante qui negli USA.
Ovviamente (non c'è neanche bisogno che lo dica) si è parlato quasi solo di immigration e soprattutto di come fare per prendere la carta verde.

Ad un certo punto, con l'atteggiamento di chi sa di avere un asso nella manica, mi sorprende e dice: "si ma tanto io vincerò sicuramente la lotteria...".
"E come fai a dirlo?" chiedo io
Lui risponde: "sai, è una cosa che sanno in pochi... ma io sono nato in Albania e quindi sono anche Cittadino Albanese, e gli Albanesi la lotteria la vincono quasi sempre".

In quel momento non diedi molto peso all'ipotesi e non sono quindi mai andato a verificarla.
Ieri invece per caso sono capitato sul Visa Bulletin del Settembre 2011 e nella voce relativa all'estrazione dei fortunati vincitori si dice che:

Applicants registered for the DV-2012 program were selected at random from 14,768,658 qualified entries (19,672,268 with derivatives) received during the 30-day application period that ran from noon on October 5, 2010, until noon, November 3, 2010. The visas have been apportioned among six geographic regions with a maximum of seven percent available to persons born in any single country.

Cosa esattamente voglia dire io non riesco a capirlo... Spiegatemelo voi. Sta di fatto comunque che l'Italia (60 milioni di abitanti) nel 2011 ha avuto 529 vincitori mentre l'Albania (3.2 milioni) la bellezza di 1508.

So che statisticamente le cose non sono così semplici eppure facendo un conticino della serva sembrerebbe che essere Albanesi garantisca una possibilità di vittoria circa venti volte superiore rispetto a quella che si ha essendo Italiani.
Ed infatti (nonostante io qui conosca solo Italiani) di Albanesi che hanno vinto ne ho incontrati già 3, mentre di Italiani uno solo! Insomma il lettore (che saluto) aveva ragione.

Beato lui!

Te lo do io il permesso di soggiorno

martedì, gennaio 10th, 2012

Allora senti,

ci sta questa mia amica che viene dal Bangladesh.
Si è laureata in Ingegneria al suo paese e ha anche lavorato presso una grossa azienda. Poi si licenzia, viene negli USA e prende un Master sempre in Ingegneria presso una prestigiosa Università di Manhattan (decine e decine di migliaia di dollari di spesa). Durante il Master viene presa per fare uno stage. Fa lo stage, dopodichè fa l'estensione del visto da studente per lavorare per un anno (si chiama OPT) e così la assumono.
Passa un anno e l'estensione finisce. Serve un visto vero e proprio. L'azienda la sponsorizza e prende il visto lavorativo. Per averlo però deve prima tornare al suo paese per sostenere un colloquio col Console Americano. Torna così in Bangladesh e dopo un paio di settimane le concordano il colloquio. Se il Console le da l'OK prende il visto, altrimenti rimane in Asia e senza poter più mettere piede in America.
Dopo qualche giorno le fanno sapere l'esito: visto approvato, ma solo per un anno.
Questo vuol dire che entro pochi mesi dovrà richiedere nuovamente all'azienda di ricominciare tutto daccapo, rinnovi, petizioni, avvocati... una via crucis che termina esattamente dopo 6 anni. Dopodichè a casa perchè badate bene: tutto questo è solo una soluzione del tutto temporanea che non comporta l'acquisizione della carta verde ne tantomeno della cittadinanza Americana.

Capito che aria tira qua in America? Il paese è tosto ed è anche ambito. E' l'America ragazzi non c'è niente da fare... l'Impero Romano dei giorni nostri. Noi che siamo nati nelle periferie facciamo di tutto per essere accolti nella capitale. Ma non è così facile. Perlomeno non per tutti.

Ve beh dai è una esperienza. Almeno alla fine potrò dire "io c'ero".

La Cina è sempre più vicina

Ciao

a cena con Barack

mercoledì, settembre 14th, 2011

Oggi mi è arrivata un'altra email dall'amico Barack. Inizialmente pensavo fosse fishing, o qualche genere di truffa ma poi ho capito che era una cosa seria. Anzi, pare in America stia facendo scalpore.

La mia mail comincia così:

Alain --

Ti scrivo per invitarti a cena.

Se ti suona familiare è perchè come ho già fatto in precedenza ho chiesto di organizzare delle piccole cene da cinque persone con i supporters come te.

Queste cene sono importanti per me, non solo perche mi aiutano a rimanere in contatto con i supportes che si occupano del duro lavoro di organizzare la campagna, ma anche perchè ci separano da tutti gli altri.

Indipendentemente da cosa faranno i nostri oppositori nei prossimi 14 mesi noi abbiamo deciso di porre la gente al centro della campagna e siamo determinati nel realizzarla una donazione alla volta. [...]

Ti chiederei di farne una oggi stesso.

Io ho risposto:

Caro Barack,

non so se ti conviene invitarmi a cena perchè se poco poco mi capiti sullo stesso tavolo ti faccio due maroni come due zampogne sul fatto che per prendere la carta verde in questo paese bisogna farsi il mazzo a tarallo (e non sempre è possibile).
Oh Barack... e facci sto regalo. 5 dollari?!? Ma te ne do 50.000 di dollari se fai sta cazzo di legge, mannaggia Santo Barack dai su... facci sognare!

Vediamo un pò che risponde...

Ciao!

Matrimoni Gay e Carta Verde: è finita la pacchia

giovedì, agosto 11th, 2011

Quando i matrimoni Gay a New York non erano consentiti succedeva che per via di questa proibizione la categoria era molto propensa a sposarsi per fare un favore ad un amico o ad un amica in cerca di carta verde. Di casi come questi ne ho sentiti in quattro anni almeno una mezza dozzina: alcuni per fare una cortesia, altri per soldi... sposarsi con una persona gay era diciamo "common business practice" nel mondo dei matrimoni fasulli.

Del resto a loro in ogni caso non era consentito sposarsi con chi avrebbero voluto per cui cosa gli costava fare una cortesia ad una persona cara? Niente. Magari ci metti dentro un 500 dollari al mese per 2 anni per lo scomodo e siamo pari, affare fatto: oggi sposi. Avere un amico/amica Gay poteva significare fare facilmente un matrimonio di comodo per avere la carta verde.

Adesso che invece che anche ai Gay è giustamente consentito di sposarsi, la pacchia è finita. Il mercato dei matrimoni fasulli subisce una improvvisa impennata dei prezzi e trovare qualcuno disposto a farlo gratis diventa molto più difficile.
Tra l'altro i Gay continuano in questo senso ad essere discriminati: mentre le coppie etero possono sposarsi per far ottenere ad uno dei due partner la carta verde, a quelle omosessuali questa facoltà viene proibita da una specifica leggere federale.

Quelli nati con la camicia (ed il Passaporto)

mercoledì, maggio 18th, 2011

Due colleghi, due ragazzi Italiani. A prima vista sembrano uguali, eppure:

- uno ha i capelli, l'altro li aveva
- uno sta affitto nel Queens, l'altro ha una casa di proprietà a Manhattan
- uno rigioca a Luglio la lotteria della speranza, l'altro ha già il passaporto blu

Differenze non da poco... Secondo voi per il meno fortunato è più difficile sistemare i capelli, la casa oppure il passaporto?

La risposta non è così banale come sembra...

My name is Al-ain Deqar Oliz

domenica, maggio 8th, 2011

Una volta conobbi una ragazza Tibetana  rifugiata. Dopo qualche tempo - acquisita un certa confidenza - mi spiegò che in realtà lei non era Tibetana ma Nepalese e che addirittura si era cambiata il cognome per poter avere sta cazzo di carta verde.

Il suo racconto è tornato (aimè) di grande attualità in questi mesi e così mi sono chiesto quante possibilità avrei io di passare per Tibetano. Purtroppo non credo molte, per via più che altro dell'accento...

E di passare per Libico invece? Certo che oggi come oggi un passaporto Libico varrebbe a peso d'oro... Con l'immigration USA si andrebbe a colpo sicuro. Meglio anche di un matrimonio!

Se ci fosse qualcuno disposto a vendermi un passaporto originale di Tripoli io potrei chiamarmi Al-ain Deqar Oliz.  Pagherei in dollari Americani (originali) ed in omaggio ci metterei anche un bel passaporto Italiano (che ancora non si è rotto) così che l'acquirente si potrebbe togliere anche lo sfizio di venire nel bel paese comodamente in aereo anzichè col barcone.

Emigrare in America: una analisi Dantesca

lunedì, marzo 7th, 2011

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

L'INFERNO

L'inferno degli 11 milioni di clandestini che sotto gli occhi di tutti lavorano come schiavi è composto perlopiù da gente onesta, laboriosa e silenziosa. Qualcuno vorrebbero mandarli via ma la verità è che oltre ad essere fisicamente impossibile se veramente li cacciassero via fermerebbe l'economia Americana.
Anzichè vendere CD per la camorra questa gente produce ricchezza e vive raccogliendo le briciole che gli Americani lasciano cadere dai loro tavoli imbanditi. Avranno mai diritto a qualche cosa? Potranno mai riscattarsi e diventare come tutti gli altri? Lasciate ogni speranza o voi che entrate: bisogna solo lavorare a testa bassa e senza fiatare, se no fascette ai polsi e si torna a casa.

 

IL PURGATORIO

Il purgatorio dei non-migrant visa (di cui fa parte il sottoscritto) è una realtà sicuramente più accogliente della precedente, ma altrettanto spietata. Come sia concepibile che una persona possa rimanere qui 5 o 10 anni (qualcuno anche 20!) e che non non venga considerato un immigrato io non lo so, eppure succede proprio così. Il messaggio è: "ah belli... ve piace l'america eh... fate quello che dovete fare ma tenete le valigie pronte che prima o poi è ora di tornare da dove venite. Non ce ne frega un cazzo se nel frattempo avete preso casa, macchina, moglie e figli. Quando sarà ora andate fuori dai coglioni senza passare dal via. (E salutateci Silvio!)"
Questi visti sono relativamente semplici da ottenere, ma sono visti solo a metà: ogni volta che entri all'aeroporto ti guardano in cagnesco, ti fanno le stesse domande inquisitorie, ti trattano come se fosse la prima volta che arrivi quando invece magari è la trentesima.
Nel purgatorio moltissime persone lavorano in nero fingendo di essere studenti, altre ancora sono coniugi non autorizzati a lavorare. Situazioni spesso scomode insomma, tutte caratterizzate da un "precariato esistenziale" difficile da capire per chi non l'ha mai vissuto in prima persona.

 

IL PARADISO

Infine ci sono i fortunati, il popolo eletto, quelli a cui si aprono definitivamente le porte del paradiso e che a tutti gli effetti vengono autorizzati a prosperare nel regno dei cieli. Sto ovviamente parlando dei residenti permanenti, quelli con in tasca la famosa carta verde.
Ma come si fa per entrare in questo giro di paraculi? Ci sono diversi modi. Tutti conoscono la lotteria (se vinco mi vedrete sui giornali), la tiritera del matrimonio (sposati una vecchia ecc...) o del  ricongiungimento familiare (ho uno zio a Long Island...) e tutti sanno anche che volendo è possibile ottenerla semplicemente lavorando.
Siccome io gli zii ce li ho tutti nelle Marche, e siccome sposandomi al massimo la card me la danno rossa anzichè verde, bisogna che vi parli del lavoro.
Essendo il governo incapace di mettersi a spulciare le richieste verificando se il richiedente è davvero indispensabile o se piuttosto bleffa, succede che in pratica tutti vengono accontentati. Avete letto bene: la carta verde la danno a tutti. Il problema non è quindi "se" bensì "quando" te la daranno... E qui casca l'asino!
Per rendere breve una storia lunga evitando quindi tutti i dettagli, casi particolari o eccezioni, le autorità dividono i lavoratori in tre categorie: la prima scelta (EB1) che la ottiene in circa 6 mesi, la seconda scelta (EB2) che ci riesce in un tempo che dipende dalla nazionalità (Cina e India 5 anni, tutti gli altri un annetto), e terza scelta (EB3) che ci metterà non meno di 6 anni.
E' indispensabile capire che questi tempi sono indicativi, cioè il governo può allungarli (o azzerarli!) a suo piacimento e che il processo è valido solo se il richiedente mantiene lo stesso posto di lavoro per tutto il periodo di attesa. In altre parole, nel caso in cui si cambi o si perda la propria occupazione si deve ricominciare daccapo.

Avrete già intuito che io sono un EB3 e che quindi, detto con il massimo della moderazione ed in termini strettamente legali: ce l'ho praticamente nel culo.
Servirebbe un miracolo... Solo un intervento divino potrebbe infatti permettemi di lasciare i fumi del purgatorio elevandomi alla gloria della luce eterna. Pregate per me!

Ciao

La Sindrome di New York

domenica, marzo 6th, 2011

Visit msnbc.com for breaking news, world news, and news about the economy

Allora, questo è un bell'articolo per farvi capire che aria tira nei paesi civilizzati.
Succede che nella Silicon Valley, ragazzi a cui fumicano i coglioni che si sono laureati nella Università più prestigiose se ne stanno andando via.

E perchè mai?!?
- Per l'economia che è in crisi? Noooooooo!
- Perchè si mangia male? Nooooooo!
- Perchè non ci sono abbastanza belle fighe? Noooooooooo!

mmmmmmmm e allora perchè???
il motivo è semplicissimo: PERCHE' NON HANNO LA CARTA VERDE!

Mannaggia tutti i sabbati... porco dinna....  che tragedia esistenziale. Americani e fate una cazzo di legge no? Per 5 anni ci fate pagare il triplo delle tasse, ci fare fare i volontari in Afghanistan senza fucile, ci fate spalare la merda con le mani... ma a frustate perdio! Noi ci facciamo, io ci farei perlomeno! E invece niente da fare porco zio...  ci toccherà la sorte peggiore che possa capitare a chi riesce ad allontanarsi da un paese di ***** (1) come l'Italia: quella di dover tornare indietro.

Per farvi capire come mi sento, e a che livello di considerazione tengo l'America e le sue Istituzioni, vi voglio spiegare un fenomeno del tutto nuovo e tutt'ora credo sconosciuto che ho ribattezzando "Sindrome di New York".
Così come nella "Sindrome di Stoccolma" la vittima di un rapimento tende a difendere o addirittura ad innamorarsi del proprio rapitore, in quella di New York la persona oggetto di un rifiuto o di una delusione da parte delle Istituzioni tende a diventare un cultore delle stesse.

Io potrei stare qui a dirvi che nonostante ho pagato le tasse per quasi 4 anni, nonostante sono stato un cittadino modello, nonostante mi sono impegnato nel "sociale", nonostante sarei disposto anche a pagare... niente da fare! questi qua mi manderanno via. Potrei sostenere di essere vittima di una ingiustizia, potrei accusarli di essere degli sfruttatori, ed invece no: più passa il tempo e più la sindrome di New York mi porta a pensare che non sono all'altezza, che se non mi ci vogliono la colpa è solo e soltanto mia, che sono talmente superiori da non aver nessun bisogno di me e che anzi mi hanno fatto un grosso favore nel farmi assaporare la civiltà ed il progresso.

Ed è proprio così! Forse tra 50 anni l'America sarà solo un ricordo ma oggi, che vi piaccia o no (o voi col calendario di Che Guevara in camera da letto) questo è il posto più auspicabile in vi possa capitare di vivere: New York City, il centro della civiltà moderna, il cuore dell'impero economico e culturale, la Roma dei giorni nostri.

(1) La censura, in un paese di ***** come l'Italia è obbligatoria a causa di una serie di leggi in vigore fin dai tempi del fascismo