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In difesa della grande mela: due precisazioni a bocce ferme

lunedì, febbraio 22nd, 2016

Tornando in America ho ripensato a quello che ho scritto nel precedente post. Due appunti, sebbene potenzialmente auto-contraddittori, sono doverosi.

Il primo riguarda il senso di sicurezza che ho percepito a Pechino. Ebbene, é impossibile non accorgersi che in tutta la città - ma proprio tutta - sono presenti enormi quantità di filo spinato. Neanche ad Auschwitz se ne era mai visto tanto.
Molte delle case periferiche si trovano infatti in development più o meno piccoli che sono quasi sempre organizzati nella forma che qui definirebbero "gated community" e cioé "comunità recintata" un concetto che in Italia non vedo ancora in giro ma, vista l'aria, penso prenderà presto piede. Funziona così: anziché fare 4 o 5 palazzine e via, il costruttore le fa e poi le circonda da un bella recinzione. Si entra e si esce soltanto da appositi varchi generalmente sorvegliati H24. Fin qui tutto bene. Il particolare in interessante però é che in Cina al posto della recinzione viene costruito un bel muro di cinta alto un paio di metri e, come se il muro non bastasse, esso viene guarnito con uno o più strati di ferro spinato. Ma non quello economico eh, parlo del barbwire moderno che trovate normalmente nelle caserme o negli aeroporti. Addirittura, all'interno di uno di questi complessi ho notato l'esistenza di una sub-station di Polizia.
Non basta: buona parte di questi palazzi é dotata di inferriate alle finestre e le si notano anche al decimo o al quindicesimo piano.
A questo punto la domanda che mi pongo a posteriori é: se davvero la sicurezza é così alta come sembra, a cosa servono queste eccezionali misure di sicurezza? Difficile dirlo. Ho provato a domandare in giro e la risposte tendono a minimizzare: basta che una famiglia metta le inferriate e le altre seguono a ruota solo per non essere da meno. Il ferro spinato, invece viene visto come una feature per la sicurezza, un lusso insomma e non come un simbolo forte, come una misura estrema ed oppressiva. Parziale conferma a questa ipotesi é data dal fatto che le guardie ai cancelli (tutte rigorosamente in divisa recante il logo della città di Pechino, lo stesso che usa la Polizia) non controllano l'identità di nessuno: a piedi o in macchina, di giorno o di notte, che si entri o che si esca tutti passano indisturbati. Boh... E' dinanzi a domande come questa che la Cina si conferma come da stereotipo incredibilmente misteriosa ed inaccessibile.  Le fonti ufficiali Americane (che non linko per ovvii motivi... tengo famiglia) citano furtarelli di portafogli, risse tra giovanotti nei bar,  truffettine dei taxi abusivi e cose di questa risma. Non c'é riferimento a gente che ti entra in casa o cose del genere. Le fonti Cinesi non sono pervenute. Esisterà un equivalente del COMPSTAT per la città Pechino? Immagino di no. Va beh... rimango col beneficio del dubbio.

Il secondo punto invece é relativo alla metro.
Premesso che, come ripeto, stiamo confrontando una situazione di serie C2 (quella di NY) con una situazione di seria A anzi Champions League (quella di Pechino) e che dinanzi a tale dislivello le scuse servono a poco, c'é comunque da ribadire che mentre la metro di NY é aperta 24/7/365, quella di Pechino chiude quotidianamente dalle 22 alle 05. La differenza é sostanziale perché ogni notte a Pechino possono fare tutti i lavoretti di manutenzione e di pulizia che vogliono mentre a NY questa possibilità non esiste. Non solo: le ore notturne permettono di fermare tutto il materiale rotabile e tutto il personale viaggiante: meno treni, meno straordinari ecc. A NY, invece, col fatto che la metro va 24/7 si spende un botto e per garantire le frequenze stellari (questo si!) che MTA gestisce nelle ore di punta si arriva a costi proibitivi.
Altro particolare non insignificante é che mentre l'accesso a NY é a tariffa fissa (con $2.75 puoi andare da Coney Island a Ditmars Boulevard, da Pelham Bay a Battery Park, da JFK al World Trade ecc.) a Pechino invece si paga in base alla distanza percorsa. Se fai tratte lunghe il prezzo sale (relativamente) anche parecchio. Questo particolare rende la metropolitana Pechinese economicamente più simile ad una rete di treni piuttosto che ad una vera e propria metropolitana. Immaginatevi se a NY i pendolari pagassero tutti il doppio o il quadruplo di quello che pagano i residenti di Manhattan... il bilancio e quindi le risorse a disposizione sarebbero certamente diverse. Ed infatti, i treni extra urbani che costano 4-500 dollari al mese di abbonamento sono molto più vicini a quelli di Pechino in termini di modernità, pulizia ed anche di frequenza.

Insomma... il sindaco é buonista e pure mezzo Italiano ma nonostante ciò non ci dobbiamo mica buttare giù. Amico caro: NY é sempre NY!

Ciao

Di nuovo in Cina

sabato, febbraio 20th, 2016

Sono qui per la terza volta sono convinto più che mai: la Cina é tanta roba. Un paese eccezionale.
E' impossibile non accorgersi del fatto che si tratta di un paese in ascesa verticale, e che tra i suoi abitanti sia diffusa e generale la sensazione che domani sarà meglio di oggi, e che oggi é indiscutibilmente meglio di ieri.

Le infrastrutture della città di Pechino fanno impallidire quelle di New York. Roma, al confronto, é una città del terzo mondo (e non sto esagerando).
Parliamo di strade. Attualmente ci sono 6 "grandi raccordi anulari concentrici". Quello più esterno é lungo 220 Km. Il settimo raccordo (ancora esistente solo sulla carta) quando ultimato sarà lungo ben 940 Km. Un reticolo mostruoso di strade e autostade, gigantesco. Eppure non c'é un semaforo fuori posto, una buca, una segnaletica mancante. Traffico? Decisamente inferiore a quello che uno si potrebbe aspettare, e certamente ben lontano dai luoghi comuni occidentali alimentati da foto twittate chissà da dove.
I Cinesi hanno imparato bene Uber e si sono fatti una loro App che funziona in maniera maniacale: clicchi per chiamare una vettura e in meno di 30 secondi sei già connesso con l'autista che verrà a prenderti. E' micidiale. Fai 20-25 Km e paghi $4 senza nessuna mancia. L'automobile praticamente non serve.
Il pezzo forte però, già lo sapete, sono i treni. I treni ti lasciano senza parole. Lo avrò già scritto ma la cosa merita di essere ripetuta: sarò stato a fare le foto alle stazioni e ai vagoni della metro come uno che la metropolitana non l'ha vista mai prima, quando invece da 9 anni la prendo 2 volte al giorno. E' una roba ALLUCINANTE. Come sia possibile mantenere un network di 4 o 500 stazioni (e cresceranno ancora di molto) così pulite e così nuove é un mistero inspiegabile. Si potrebbe apparecchiare e farci cena, in ognuna di esse! Provare ad immaginare cosa penseranno i Cinesi che visitando NY si trovano in mezzo a ratti, puzza di piscio, barboni, ruggine, acqua che cola, crepe, treni vecchi e sporchi é veramente imbarazzante. (Oh, della metro di Roma non voglio parlare neanche eh... non spariamo sulla croce rossa). Ci sono addirittura I BAGNI in tutte le stazioni! I Bagniiiiii capito? Una volta c'erano anche a NY ma li hanno dovuti togliere mossi a disperazione perché se ti andava di lusso andandoci dentro a pisciare ti beccavi una coltellata, ma dovevi essere fortunato. I bagniiii nooooo! Ma come fanno a mantenerli puliti anche quelli?!?
Guardate sta cosa della metro é veramente sconvolgente eh... ha incrinato molte mie certezze. Scioccante. Ma andiamo avanti...

Altra cosa evidente: a Pechino non ci sono in giro personaggi scomodi. Mi spiego meglio. Nonostante siamo nel 2016 e non nel 1986, a New York é abbastanza facile imbattersi in persone da cui vorresti stare il più possibile alla larga. Se poi ti avventuri in determinate zone di Brooklyn, Queens, BRONX ma anche Manhattan allora apriti cielo! Sono cazzi tuoi, della serie "butta il portafogli e scappa".
A Pechino no, no, no e poi no. Puoi andare dove cazzo ti pare che non troverai nessuno che possa vagamente apparire aggressivo, minaccioso o pericoloso. In 10 giorni NESSUNO mi é venuto a chiedere dei soldi. ZERO! Ci sono ovviamente i poveri, e sono anche tanti. C'é però un equilibrio sociale desiderabile e tutti sembrano contenti di quello che hanno e di quello che fanno, per quanto umile esso possa essere.
Sono sicuro al 200% che avrei potuto buttare per terra il portafogli 10 volte e 10 volte sarebbero venuti a ridarmelo. Magari mi sbaglio, chissà, ma anche fosse questa solo una sensazione beh... sarebbe già tanto.
Ah, ho già detto che non ho visto neanche un barbone? Ma sai che vuol dire non trovarne neanche UNO?!? Per me che ne vedo quotidianamente e ovunque é una cosa da rimanere di stucco!

Mettiamoci bene in mente un'altra cosa: un neo-laureato di Pechino guadagna il doppio di quello che guadagna un neo-laureato Italiano. Il doppio. Capisco che molti tra i miei lettori siano rimasti allo stereotipo del Cinese a Prato operaio di Canton, ma le cose non stanno esattamente così. Molti ragazzi Cinesi da New York tornano a lavorare in Cina perché così facendo si garantiscono un tenore di vita migliore. Capisci l'andazzo qual'é? La questione é seria eh... stanno prendono il volo davvero!

Little-problema con Internet. Praticamente alcuni siti é come se non esistessero. Caso eclatante Google: gmail, gmaps, motore di ricerca... tutto bloccato. E' una bella rottura di coglioni, effettivamente una cosa invadente, na roba da grande fratello. I Cinesi sono qui da 4000 anni e saranno qui tra altri 4000 per cui tendono a ragionare a lungo termine. Per un attimo mettiamoci nei loro panni: dall'Occidente si vedono arrivare questa nuova cosa chiamata Internet che, nel giro di poco, avrebbe relegato la consegna della posta, la ricerca di qualsiasi cosa, le mappe della loro città, i messaggi, le conversazioni telefoniche, le OPINIONI, le notizie che leggi e quelle che non leggi ad una potenza antagonista e straniera. Avranno pensato: E CHE SIETE MATTI? Non esiste! La posta ce la consegnamo per i cazzi nostri! E quindi hanno applicato la soluzione più ovvia: hanno rimpiazzato tutti questi servizi con servizi analoghi, ma locali. Attenzione: se veramente avessero voluto blindarsi potevano certamente farlo. Così non é: l'obiettivo non é rendere l'accesso a certi siti occidentali impossibile, l'obiettivo é renderlo solo sconveniente. Una sorta di protezionismo digitale. E non si tratta (come molti pensano) di controllare le opinioni o di censurare le notizie. Yahoo Notizie ad esempio é accessibile, CNN.com anche. Si tratta solo di mantenere l'autorità di una nazione sui servizi essenziali che utilizzano i propri cittadini, una prerogativa che potrà essere giudicata da molti come deprecabile ma che certamente non é priva di logica.

Dulcis in fundo, prima di partire ho mandato una email ad un radioamatore del posto chiedendo se fosse stato possibile incontrare i colleghi Pechinesi. Mi hanno risposto calorosamente, e oggi sono andato a trovarli. Gente squisita, ospitale, mi hanno accolto manco fossi stato Guglielmo Marconi. Tra l'altro, sanno il fatto loro eh... C'erano un paio di pezzi da 90, ingegneri con gli attributi quadrati. Hanno un loro club, uno spazio (grande) messo a disposizione da uno degli amici nella sua proprietà. Dentro ci sono 6-7 tralicci belli alti. Chi porta una radio, chi un amplificatore, chi un computer... e così hanno questo posto dove andare a fare DX. Libero accesso, gratis per tutti. Veramente una bella sorpresa. Abbiamo acceso in 15 metri e ho contattato un amico di Martinsicuro in telegrafia. Poi si é alzato un polverone di Russi e Europei che volevano contattarci. Una delle più belle giornate di radio che ho vissuto in 20 anni di attività.

Ora vi saluto che si é fatto tardi. Domani mi aspettano 14 ore di volo per tornare a New York. A seguire si torna a lavoro. Fuso orario, appena 12 ore. Sarà una settimana interessante.

再見!

la Cina é vicina

venerdì, dicembre 19th, 2014

italiacina

Ragazzi ci siamo, tutto in regola. Visto ottenuto, biglietti pagati... dovrei arrivare poco prima di Natale.
Quest'anno non credo di andare in giro per il bel paese, con l'eccezione di una visita veloce a Firenze.
Per il resto il programma sarà questo: cene di pesce, cene di pesce, cene di pesce. Pesca a rotta di collo. Anche colazioni al bar... ma senza caffè però  perché non bevo caffè da esattamente un anno.
Tu pensa: io non prendo il caffé e non bevo vino, mia moglie invece ogni mattina si fa l'espresso con la moka e spesso di compra un Montepulciano della Provincia di Pescara. Direte voi: "Embé? Cosa c'é di strano?". Niente... tranne il piccolo dettaglio che io sono Italiano mentre lei é di Pechino.

Il fatto che ho scritto "di Pechino" anziché "Cinese" non é un caso. Dovere sapere che tutto il mondo é paese e che anche in Cina esistono fenomeni simili a quelli che esistono in Italia: c'é la diatriba Nord-Sud, gente di città ed i burini, la capitale e le città qualsiasi... e - oggi come non mai - soprattutto ci sono i ricchi e ci sono i poveri. I Cinesi a noi occidentali sembrano tutti uguali ma in realtà al loro interno hanno dozzine di etnie e lingue diverse. Del resto parliamo di 1.3 miliari di persone, un qualcosa di paragonabile alla popolazione di Europa, Nord America e Sud America messi assieme.

Sia chiaro: non sono mica un sinologo eh, lungi da me. Solo che sai com'é... negli ultimi hanno ho avuto una certa esposizione culturale nei confronti dell'impero di mezzo. Avevo fatto anche un annetto di lezioni di Mandarino. Non ho più continuato ma nonostante tutto riesco ancora a stupire un sacco di amici e colleghi articolando delle frasette semplici come "mi piace molto parlare cinese", oppure "so parlare cinese perché mia moglie é cinese", oppure "vivo negli stati uniti da otto anni ma sono italiano"... A un Cinese che non se lo aspetta gli sganci una frase del genere e te lo sei fatto amico per tutta la vita! Rimangono a bocca aperta.

Chiusa la parentesi Cinese.

Ciao!

Un pomeriggio di inizio Primavera sulla 42esima strada

martedì, marzo 13th, 2012

So che molti di voi non ci crederanno ma mi è capitata una coincidenza bestiale: ho incontrato Luo Yufeng!
Ero davanti alla Biblioteca principale di Manhattan su 42esima e quinta quando mi accorgo che seduta su una sedia c'era lei che leggeva da sola un libro. Penso che neanche se al posto suo ci fosse stata Madonna o Al Pacino mi sarei emozionato così tanto.
Le sono passato a circa 3 metri di distanza. Avrei tanto voluto farmici una foto e magari anche parlarci ma non mi è stato possibile per cause di forza maggiore. Comunque l'ho osservate per una decina di minuti: lei li, sola, che legge un libro. La diva trash della rete Cinese (ora rifugiatasi a Brooklyn) si gode il suo spicchio di Manhattan in un momento di tranquillità, il tutto pochi giorni dopo che l'ho menzionata sul blog... Fantastico.

Poi, sempre per rimanere in tema Cina, poco dopo mi si è avvicinata una anziana signora Cinese che parlando Mandarino mi chiedeva indicando i numeri su un pezzo di carta dove fosse la 43esima strada.
Io le ho risposto a gesti (ma come mai ancora non so dire in Mandarino destra e sinistra?!?!?) e lei appena capita la direzione fa per andarsene ringraziando con un "xiexie" (grazie). Io prontissimo ribatto con "bu ke qi!" (prego). A quel punto la signora che già si era allontanata di due o tre passi torna indietro saltellando tutta contenta per la sorpresa. Diceva chissà che cosa... sono stato capace solo di dirle "Wo shi Yi da li ren, wo hui shuo yidianr Zhong wen..." (sono Italiano, parlo un pò di Cinese)

Comunque... ragazzi... messa un attimo da parte la Cina la città brulica eh... Stanno uscendo fuori delle cose allucinanti. Ma, roba grossa, tanta roba. Un Safari insomma. Capite a me... C'è questo odore di primavera, questa voglia di mettersi in mostra, di scroprirsi, questa smania di brezza e di sole.

Che spettacolo di città.  Ma proprio non vi ci azzardate nemmeno a fare il paragone con altri luoghi. Non c'è partita. Il mondo è qui. Tutto il resto non conta. Anzi non esiste nemmeno.

Buona notte dalla grande mela

Da regina trash Cinese ad estetista di Brooklyn: la storia incredibile di Luo Yufeng

sabato, febbraio 25th, 2012

Luo Yufeng (nota anche come Feng Luoyu, Luo Yuefeng, 羅玉鳳, 罗玉凤, luō yùfèng, Sister Feng, Feng Jie o Sister Phoenix) è una giovane ragazza Cinese fermamente convinta di essere una delle donne più belle ed intelligenti al mondo.

Nonostante - a detta di molti - non presenti tutte le caratteristiche tipiche di una Top Model la sua convinzione di essere bella ha reso questa ragazza una delle figure più note di tutta la Cina.
Nel Novembre del 2009 infatti Yufeng comincia a cercare marito e per farlo decide di ricorre ad uno stratagemma originale: dopo aver fatto stampare un pacco di volantini in cui elencava i requisiti necessari si presenta nel cuore finanziario di Shangai per distribuirli ai giovani rampolli Cinesi di passaggio. In essi scriveva che il suo uomo ideale - oltre che ricco - doveva essere alto almeno 1.80 ed aver conseguito un master in Economia presso l'Università di Pechino o di Qinghua (le più prestigiose della Cina). Nel volantino precisava di essere alta 1.47, diplomata presso una scuola superiore qualsiasi e nonostante ciò di grande cultura. La sua intelligenza, inoltre, era definita come tra le più alte degli ultimi 300 anni e dei 300 successivi. Neanche Einstein la avrebbe potuta superare.

A Shangai la sua iniziativa non passa inosservata, anzi genera un successo clamoroso. Dopo aver rifiutato dozzine di proposte, Yufeng si ritrova prima oggetto di un articolo su un giornale, poi invitata ad un talk show televisivo. E così scoppia il caso mediatico: un intero continente discute scherzosamente il suo caso ponendosi al contempo interrogativi ben più profondi relativi all'evoluzione della società Cinese ed alle aspirazioni dei suoi giovani nell'era del boom economico.

Le apparizioni televisive si sprecano, addirittura le fanno incidere una canzone un pò stupida che va a ruba su iTunes. Yufeng diventa una vera e propria star del trash riuscendo a totalizzare su Weibo (il Twitter Cinese) la cifra astronomica di 1.8 milioni di followers (Beppe Grillo ne ha 400mila). Ovviamente riesce anche a mettere da parte qualche soldino e quindi a coronare il suo sogno di sempre: visitare gli Stati Uniti d'America.

Ottenuto il visto turistico viene a New York e qui avviene il colpo di scena impensabile. Facendo leva sulla sua popolarità negativa la ragazza si presenta all'immigration e fa domanda di asilo negli USA. La mole di insulti e commenti denigratori che produce è tale che i funzionari si lasciano convincere accettando la sua application e concedendole la Carta Verde.

Ora Luo Yufeng vive a Brooklyn e lavora come estetista in un anonimo salone di bellezza. Intervistata dal New York Post dimostra che la sua autostima non è affatto diminuita:  "L'America è ancora il luogo in cui chiunque può realizzarsi. Potrei aprire una piccola attività, farla crescere, quotarla in borsa e poi espandera al mondo intero".
Nelle giornate libere dal lavoro non è raro vederla davanti alla Columbia University mentre distribuisce la versione in Inglese del volantino che la rese famosa a Shangai. Yufeng è infatti ancora single e determinata nel trovare un uomo all'altezza delle sue aspirazioni. Sostiene - ad oggi - di averne scartati oltre 300.000. Il testo dice:

I'm looking for a Husband now. I am the hottest star from China. my name is luoyufeng (罗玉凤), chinese call me fengjie (凤姐) , born 1985, I want my Husband very Interested in political and Economic, he would like to Dominate the world.

I want my Husband like this:

1. he must Between 25 to 31 years old.
2. he will Between 5.74 feet to 6.11 feet height.
3. he must never get married, no children.
4. he will graduated from a prestigious world, like Harvard, Yale, MIT, west point, Stanford, Oxon, and so so.
5. He must has a master's degree.
6. he can't been an Asian.
7. he would better have a house and a car.

I'm born in a poor family in chongqing. when 16, I come to a Inexpensive Normal school which I never liked.

I read a lot of books Between 9 to 20.

I'm Expert in Poetry and prose. in 2006 when I'm 21, I became a Language teacher.

in 2008 when I'm 23, I resigned and come to shanghai for a better future.

but I can't get a good job there.

there was no way to get more income except publicize myself.

so I became the hottest star in china in 2010 when I'm 25.

I came to the USA in the same year. Since there is over 300,000 chinese man asked marry me, but none of them suitable.

Notice:
1. I'm only 4.82 feet height, but I used to wear a High-heeled shoes. So I always looked like 5.08 feet.
2. I'm from china which Country control Family planning as their basal policy. I will Follow it, so I only want 2 children if get married.

Ho già provato a chiamarla per candidarmi ma oggi è Sabato per cui probabilmente starà lavorando.
Mentre gli Americani si limitano a sbellicarsi dalle risate senza capire la portata del suo fenomeno, i Cinesi la rincorrono per scattarle una foto o farsi firmare un autografo. Ormai le è impossibile recarsi a Chinatown (o a Flushing) per via della folle che suo malgrado inevitabilmente mobilita.

La storia quindi continua ancora... vedremo se alla fine riuscirà finalmente a sposarsi. In bocca al lupo Luo Yufeng!

P.S.
Non è che potete farmi un piacere e mandarmi un insulto, una minaccia, qualsiasi cosa di negativo. Fatemi sto favore che magari riesco a chiedere asilo e a fare l'estetista a Brooklyn pure io! (sempre meglio che tornare in Italia)

Dopo Lexington viene Mao

venerdì, dicembre 23rd, 2011

Domani sarà l'ultimo giorno di lavoro sulla quarantaduesima strada.

Un pò mi dispiace perchè ormai ero abituato alla consuetudine del "commute" lungo la N e la 7. Conosco le tempistiche, i trucchi per trovare il posto a sedere, conosco la gente che sta dentro al treno. Vi sembrerà incredibile eppure ormai tutte le settimane trovavo in carrozza facce già viste e la cosa mi faceva sentire un pò a casa.
C'e poi la fermata Court Square dove ogni tanto scendo per passare da un treno all'altro e magari approfittarne per rimanere qualche minuto in più sotto il sole primaverarile o autunnale. Va beh poi c'e il Pret a Manger per la colazione, il portiere Sudamericano, la fauna del quattordicesimo piano ma anche di tutto l'ambiente Fashion in generale. C'e Bryant Park, il palazzo di Bank of America che quando sono arrivato era finito solo a metà, il Chrysler... Che bella zona...

Non che adesso vado a finire in un leprosario eh... alla fine mi sposto solo di 1300 metri e sono sicuro che Lexington avenue avrà anch'essa i suoi pregi. E' che questi piccoli cambiamienti mi fanno immaginare quelli più grossi: che effetto farebbe se un giorno dovessi abbandonare l'intera nazione anzichè solo la quarantaduesima strada? E soprattutto, anzichè a Lexington Ave dove cavolo andrei a finire?

Sto guardando un documentario sulla storia Cinese dell'ultimo secolo e per ora sono arrivato al 1949 e alla proclamazione da parte di Mao della Repubblica Popolare Cinese. Forte Mao... sono rimasto affascianto. Che peccato non aver visitato il suo mausoleo quando mi trovavo a Pechino. Comincerò a verstirmi di verde... non si sa mai

伟大的领袖毛主席万岁

A scuola di Cinese

mercoledì, novembre 9th, 2011

Da tempo pensavo a studiare una nuova lingua e così alla fine mi sono deciso e mi sono iscritto ad un corso di Cinese (Mandarino) della durata di due mesi. Così... giusto per vedere se mi piace.

Le lezioni sono una volta alla settimana e durano 90 minuti. Per i due mesi tutto compreso spendo $325. Alla fine sono 27 dollari all'ora che non è pochissimo (si trova anche a meno) ma se considerate che in classe siamo solo in 4 il discorso cambia. Poi questo era l'unico corso che cominciava immediatamente, per gli altri invece si doveva aspettare e io invece volevo provare subito.

Il posto è un enorme centro di studi linguistici sulla trentesima strada in un palazzone tipico di quelli a Midtown. Ci sono tutte salette attrezzate in cui vedi insegnare le lingue più disparate: gente di tutte le razze, professori, lavagne con scritte incomprensibili... bello! E questo è soltanto uno dei diversi centri che ci sono a Manhattan... ce ne sono diversi altri.

Ovviamente in corsi come questo scrivere e leggere è impensabile. L'obiettivo è piuttosto acquisire un minimo di padronanza della lingua per poter intavolare una conversazione dalla grammatica strimiminzita e che ruota attorno alle argomentazioni più comuni.
La prima lezione è stata interessante: la professoressa e le altre tre alunne sono tutte donne. Ci siamo soffermati sui quattro toni del Mandarino (il Cantonese invece ne ha sette!) e sulle prime coniugazioni di frasi elementari come "Mi chiamo Alain e sono Italiano, e tu?".
Io coi toni vado molto bene eh... la professoressa si è complimentata. Diciamo che li sento spesso ultimamente... Insomma la possibilità di praticarla non mancherebbe volendo.

C'è il fratello di una delle ragazze (una nera) che è stato tre estati di fila in Cina ad insegnare l'Inglese e ne ha approfittato per imparare il Mandarino. Adesso è bravissimo e pare che sia anche in grado di leggere e scrivere.
A Pechino vidi qualche occidentale parlare il Cinese. Per i locali era come essere in presenza di un cavallo parlante, una cosa per loro evidentemente sbalorditiva. Poi li vedi che sono orgogliosi... glielo leggi negli occhi che sono contenti quando gli stranieri si sforzano di parlare la loro lingua.

Comunque... vediamo un pò che succede. Certo che oh... se veramente riuscissi ad imparare un minimo di Cinese sarebbe una bazza incredibile eh. Si aprono nuovi orizzonti. Il grande oriente... con tutto quello che ne consegue. Roba che mi tocca di scrivere in alto "Si è vero sto a Pechino"

What is China?

lunedì, ottobre 31st, 2011

Ragazzi mi sa che in futuro dovremo fare in conti con la Cina. Guardate il filmato perchè è interessante

La vacanza è finita. La grande Cina mi mancherà.

lunedì, aprile 18th, 2011
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Due modelli al 798 Art Center durante un photoshoot

E così eccomi qui con le valigie pronte, solo nel cuore dell'ultima notte Cinese.
Che peccato... proprio ora che iniziavo ad ambientarmi è ora di ripartire. La Cina merita sicuramente di essere visitata e per quanto mi riguarda credo anche che non sarebbe male farci anche una esperienza più singnificativa.
Non mi riferisco solo alle enormi potenzialità economiche che essa offre (sarebbe il caso di parlare del sogno Cinese piuttosto che di quello Americano) ma anche e soprattutto a tutto quello che questa terra è in grado di insegnare e trasmettere.
Sinceramente mi dispiace andar via perchè nonostante le difficoltà e gli aspetti meno facili da digerire (non sono pochi) questo paese esercita un fascino immenso.
Ora sono qui che scrivo le ultime righe prima della partenza, intento a rimanere sveglio così da crollare facilmente durante il volo. Nei prossimi giorni pubblicherò altro materiale e forse sarò in grado di fare una analisi più distaccata ed attenta degli input ricevuti in questi giorni. Per ora vi propongo le foto del "798 Art Center", il bellissimo centro artistico e culturale di Pechino.

La famosa cappa di Pechino

domenica, aprile 17th, 2011

La vacanza volge al termine, domani ultimo giorno e ci sono tre curiosità di cui oggi mi va di parlare.

La prima sono i bagni pubblici che sono ovunque, su alcune strade anche ogni duecento metri. Il motivo pare sia dovuto al fatto che le vecchie case degli Hutong non avevano (e molte non hanno ancora) il bagno. Mai vista una cosa del genere altrove: in dieci giorni avrò incontrato almeno duecento bagni per strada.

La seconda sono gli striscioni rossi con i messaggi del governo. Cose tipo "non allargare abusivamente la tua abitazione", oppure "non usare targhe false, rischi una multa enorme" o ancora "non usare i pedicab perchè sono illegali".
Sti banner sono in tutta la città e tutti scritti in bianco su sfondo rosso. Fanno molto 1984.

La terza sono le mascherine che si mettono in faccia i Pechinesi.
Mi sono sempre chiesto a cosa fosse dovuta questa abitudine delle mascherine e inizialmente pensavo fosse per evitare il contagio di malattie virali. Eppure non ci sono epidemie... ma allora a che cosa servono? L'ho scoperto oggi andando in bicicletta.
Pechino è coperta da una polvere giallognola trasportata dal vento che soffia sui deserti del nord. Non so se si nota nelle foto o nei video, ma questa polvere sta dappertutto e basta una folata per ritrovarsela anche in bocca. Siccome la cosa non è piacevolissima oggi mi sono comperato anche io la mia bella mascherina.
E' proprio questa polvere che crea la famosa cappa di pechino e non (come molti pensano) lo smog delle industrie. Ovviamente lo smog non manca ma non è tale da creare quei vistosi aloni che forse avete visto in qualche reportage giornalistico.