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La cassetta postale del destinatario é piena

mercoledì, aprile 20th, 2016

Dopo la bellezza di quasi otto anni nello stesso appartamento di Astoria mi sono trasferito in un altro.
Contrariamente a quanto avevo annunciato non ho (ancora) optato per la casetta in Canada (e cioè in New Jersey) bensì per un altro posto in affitto.

Sebbene di appena forse un kilometro in linea d'aria, spostarsi da un appartamento ad un altro di una grande città richiede una quantità di tempo, di energie e di denaro che quando si é abituati alla vita stanziale delle periferie Italiane si fa fatica ad immaginare.
Già la ricerca, con tutte le sue variabili, é estenuante. Il trasloco poi é una impresa titanica, soprattutto se si é praticamente soli.

Comunque,come dicevo, sono ancora ad Astoria. Tuttavia, pur essendo nello stesso quartiere, le differenze sono sostanziali. Infatti, mentre prima ero in uno dei punti focali della gentrification Newyorchese, ora sono al margini estremi del Queens da bere. Proprio al confine con quell'enorme void che sono le moderne periferie di questa città. Dove mi trovo ora ci sono gli ultimi bar fighetti, gli ultimi ristoranti scintillanti, gli ultimi negozi che a vederli ti pare di stare in America e non in un paese in via di sviluppo. Dopodiché  - a distanza di appena 4 o 5 blocchi - comincia il nulla assoluto, il vuoto, la depressione economica più totale.
A me questo chiaroscuro, questa zona salmastre, piace parecchio. A mia moglie un pò meno... ma pazienza. Si abituerà.
Ah, vi voglio dare un altro elemento per capire meglio: al contrario di tutte le altre volte, stavolta ho preso un appartamento di una casetta del Queens. Na roba familiare... tutti conoscono tutti. Ho addirittura un enorme - e ripeto enorme - giardino che contrattualmente é a mio uso esclusivo. E si, ovviamente c'é anche la fornacella per fare il barbeque!

Tra le altre cose da fare, traslocare comporta l'aggiornamento di tutti gli account di cui si dispone: banca, energia elettrica/gas, internet, immigration, tutte le carte di credito (no, non sono la stessa cosa della banca), patente di guida, trasferimento automatico della posta, abbonamenti  vari, ufficio del personale... insomma ci passi un pomeriggio intero. Ovviamente si fa tutto online eh... é ovvio. Cambio visura energia elettrica? Tac! Fatto. Cambio fornitura Interent? Taaaaac! Fatto. Cambio indirizzo di billing Visa? Martercard? Amex? Taaaaac taaaaac taaaaac! Fatto. Sostituzione patente di guida? Taaaaaaaac! fatto
Poi, nella lista che avevo redatto per evitare di dimenticare qualcosa due giorni fa mi trovo questa voce: CONSOLATO ITALIANO. Mmmmmmmmm Cerco online e trovo solo un indirizzo di posta elettronica a cui rivolgersi. Posta elettronica? Ma come? Non un siterello, una formettino da compilare, non un qualcosina di totalmente automatico? Zero... solo una email a cui dovrà rispondere una persona in carne ed ossa. Va beh... per amor patrio mi armo di pazienza e scrivo:

Gentili Sig.ra/Sig.re,

Sono un Cittadino Italiano iscritto all'AIRE presso il vostro ufficio.
Con la presente comunico che il mio nuovo indirizzo di residenza a New York City é:

[...]

Distinti Saluti

 Pensavo la cosa fosse finita li. Oggi invece la Dott.ssa [...], Cancelliere Amministrativo (!), mi risponde:
Gentile sig. De Carolis,

per procedere all’aggiornamento dei suoi dati, dovra’ cortesemente compilare il modulo allegato e rispedirlo con copia del passaporto e la bolletta di un’utenza a lei intestata riportante il nuovo indirizzo.

Cordiali saluti

A me già bolliva il sangue. Ma é possibile che l'Immigration Americana la quale ti controlla anche I PELI DEL ***O ti fa cambiare indirizzo di residenza online in 2 minuti mentre il Consolato Italiano CHE NON SERVE AD UN **** vuole che compili un modulo DI M**** e che glielo rimandi firmato con la penna? Ma poi come lo devo rimandare? Via email o via posta ordinaria? Posta ordinaria??? Per essere sicuro di non sbagliare provo a domandare:

Gentile Dott.ssa ********,

Intende via e-mail o posta cartacea?
Le mie bollette sono tutte online, va bene uno screenshot?

Grazie

A breve giro, ecco la risposta dello stato italiano. La ciliegina sulla torta:

mailboxfull

La cassetta postale é piena, capito?!? A me queste cose mi mandano ai matti. Vado fuori di testa... E io che ci devo avere a che fare per forza! Quanto ho bestemmiato... ma capite o non capite di cosa stiamo parlando? Che cosa cazzo ci vuole a fare un siterello dove ti registri e gestisci le tue cose del consolato? Pure uno studente al terzo liceo sarebbe in grado di farlo! E invece niente... questi ancora vanno avanti ad impegati che rispondono alle lettere, leccano i francobolli, protocollano i FAX. Tutto come fossimo ancora nel 1990, o nel 1890. Non si riesce più a gestire la quotidianetà delle cose. Ormai l'Italia é fuori dal suo tempo. Altro che ripresa, altro che competizione internazionale. Il prossimo che mi viene a dire "no ma l'estro Italiano, la creatività, l'Ing. Olivetti che ha inventato il Computer..." lo prendo a parole. O forse no. Tanto poi mi passa. Ormai non mi importa più niente di niente.

Saluti

Alain

…ma per fortuna o purtroppo lo sono

martedì, dicembre 16th, 2014

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Come sapete, stamattina mi sono recato al Consolato per il visto di mia moglie.
Cercherò di essere breve eppure - credetemi - le giornate al Consolato sono per me così ricche di spunti che potrei tenerci aperto un blog dedicato.

L'ufficio é aperto dalle 9 all 10. Noi eravamo lì alle 8.45, primi. C'erano 4 gradi e un venticello leggerlo, insomma era freddo ma non tanto quanto sarebbe potuto essere.
Alle 9.05 in punto (in perfetto orario Italiano) si apre la porta. In coda dietro di noi c'erano altre 9 persone, credo tutti Americani.

Spunta un security officer donna e comincia a chiamare i nomi che ha in lista. Subito abbiamo capito che il fatto di essere arrivati per primi non contava nulla. L'unico ordine che conta é quello della lista. Non c'é niente di particolare in questo dettaglio - fanno così anche al Consolato USA di Roma - il problema però é che noi in quella lista non c'eravamo per niente. Fatto presente che non era la prima visita bensì la seconda allora ci fanno entrare... ma non a tutti e due, solo a mia moglie. Cioè, lei che é straniera può entrare, io che sono Italiano (e suo marito) non posso. Devo rimanere fuori al freddo. Pazienza...

Voi direte: é un Consolato mia una sala giochi. Serve sicurezza! Ok... allora come mai all'ingresso principale (che sta dietro l'angolo) fanno entrare tutti, e perdipiù senza appuntamento? Ancora, se il problema fosse davvero la sicurezza perché far entrare degli stranieri sconosciuti e non un Cittadino Italiano iscritto all'anagrafe dello stesso ufficio? Questione di sicurezza? Sarà...

Comunque, già che c'ero, sono andato a lamentarmi al Consolato stesso (sono entrato saltellando) e per eventuali futuri sviluppi mi sono fatto dare l'email del Console, dopo essermi scaldato un pó sono tornato fuori all'ufficio visti. La situazione era peggiorata nettamente...

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Infatti, alcune delle persone che erano dietro di me erano visibilmente alterate e/o in preda al panico. Una signora sui sessanta si é seduta per terra e attraverso la finestra (l'ufficio é uno scantinato) seguiva visivamente la pratica che veniva svolta da sua figlia. Non era freddissimo eppure immagino che il pavimento sarà sembrato ghiaccio! Io non mi sarei seduto neanche in cambio di 1000 dollari... quella era seduta come fossimo stati ad Agosto a Central Park. Va beh... Altri due Americani (mamma e figlio) facevano la stessa cosa e attraverso il vetro gridavano al loro parente date di nascita o altre informazioni.

Alle 9.20 l'ufficio doveva essere teoricamente aperto, eppure il portone era chiuso a chiave senza nessun cartello o indicazione. Un bigliettino "SUONARE" non guastava, infatti arriva una ragazza che cerca di aprire la porta e non ci riesce. Spinge, gira la maniglia con tutte le sue forze... Niente. Sono sicuro che questa avrà pensato: é un ufficio pubblico, ho un appuntamento dalle 9 alle 10, e la porta é chiusa?  Ci deve essere un errore! E invece no... nessun errore bella mia. Questa é l'Italia baby, ed il bello deve ancora arrivare!

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Un'altra delle ragazze in fila, una biondina ventenne di bella presenza, viene rimbalzata da un ingresso all'altro: vai di qua, no vai di la, no torna di qua... Alle nove era calma come il Buddha ma ora é visibilmente alterata. Io la capisco: questi qua sono Aglo, sono abituati all'organizzazione rigorosa dei servizi pubblici... se li porti in un ufficio Italiano é normale che vanno in tilt! Agli studenti internazionali bisognerebbe fargli fare un percorso obbligatorio di apprendimento dei sistemi cronicamente inefficienti. Mica li puoi mandare così allo sbaraglio!

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C'erano poi le due persone che vedete nella foto qui sopra: mamma e figlia, due signore di altissima classe, ben vestite, pellicce, borse leopardate di Fendi ecc ecc. Upper East Side diciamo. La mamma in grandissima apprensione cercava di farsi accogliere nell'ufficio. Invano. La figlia invece piangeva a dirotto... piangeva piangeva piangeva. Il trucco le colava sulle guance e per questo di nascondeva sotto il cappello.
Persino il Sergente Hartman di servizio al Consolato (ripeto, una donna) si é impietosito e, anziché farle entrare, ha preso a rassicurarle:
- "Ma si, vedrai che anche se non ti hanno chiamato il visto te lo faranno in tempo". "Quando parti? Ah allora, c'é  Giovedì, poi Venerdì chiuso, poi c'é il ponte di polacca, poi lo sciopero generale dei metalmeccanici, poi il santo patrono di Manhattan, poi cade un asteroide... si diciamo che per il Natale 2018 dovremmo farcela... non piangere dai".
- "Ma io veramente parto il 24 di quest'anno...".
- "Ah si?!? Aspetta un attimo che ho il sugo sul fuoco!"
Bammm. La porta si chiude di nuovo.

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Scherzi a parte, ci sono stati anche momenti di vera tensione quando ad un certo punto, improvvisamente, é dovuta intervenire la Benemerita. A Manhattan!... Che perle.

Allora succede così: si apre la solita porta e anziché Hartman esce fuori un brigadiere. Il Carabiniere esce e si avvicina alla signora seduta per terra. Con un accento inglese tipico di Oxford dice qualcosa tipo: "Signora... qui seduta... non va bene... sa com'é...". La signora sessantenne si é vista arrivare uno con la barba vestito di nero, bande rosse al pantaloni, la spilla da paracadutista... avrà pensato: "orco zio ma chi **** é questo, Rambo?!?". Così tutta intimorita si é alzata di scatto e ha pure preso a giustificarsi! "Sa com'é ho un'anca artificiale e il medico mi ha detto che non devo assolutamente rimanere troppo tempo in piedi". Al che il Carabiniere, le fa "Ma scusi, venga dentro al consolato no?... Non c'é bisogno di stare seduti per terra".
Capito l'assurdità delle regole del Consolato? All'ufficio visti dove servirebbe la presenza di questa gente non si entra manco fosse un sito nucleare mentre al Consolato vero e proprio si può bivaccare senza apparente motivo. Ma gli utenti (persino quelli invalidi) non lo sanno e così aspettano al freddo e al gelo seduti per terra. Che dire... Welcome to Italy!

Altra nota interessante: questa foto in Italia sarebbe stata una foto illegale. Eh si perché in Italia la legge dice che é vietato fotografare un addetto delle forze dell'ordine nell'esercizio delle sue funzioni. Ma qui siamo in America, e l'addetto non é nell'esercizio di nulla perché qui é un normale cittadino. Anzi é un ospite, e quindi la foto va bene.
E un'altra regola assurda che ha senso solo in Italia: i cittadini dovrebbero essere incoraggiati a fotografare e filmare le forze dell'ordine. Altro che proibizione...

Ma veniamo alla ciliegina finale.

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Il consolato ha una bacheca che da su Park Avenue. Penso sia l'unica bacheca nel raggio di 15 Km... e non scherzo. E' una cosa talmente insolita che gli Americani si fermano tutti a guardare: sbirciano un secondo e poi ripartono con un enorme "?" stampato sulla fronte.
Attualmente buona parte della Bacheca - sto parlando di una bacheca a Manhattan... faccio fatica a crederci - é dedicata alle elezioni dei Comites. Non sapete cosa sono i Comites? Non vi preoccupate perché non lo sa praticamente nessuno. E' un qualcosa di politico... Ci sono dei fondicini da gestire? Non lo so, ma non mi meraviglierei se ci fossero. Roba molto Italiana, e molto molto inutile.
Guardate chi sono i candidati: lista unica di venti nomi, quasi tutti Italo-Americani ultra-settantenni. Per il rinnovamento, per le riforme, io consiglio di votare e far votare Luigi detto Gino, casse 1942, nato in Provincia di Agrigento.  Oppure Antonino della Provincia di Palermo, classe 1939.

Comunque... il visto ancora niente. Forse arriverà Giovedì, o forse no e ci toccherà metterci a piangere come la figlia della signora pitonata. Di sicuro, in tutto ci costerà 80 dollari e tre giornate di lavoro. Fingers crossed!

Ciao