Posts Tagged ‘da vedere’

Il grande Cinema Italiano degli anni che furono

lunedì, marzo 28th, 2016

Stasera ho visto "Così parlò Bellavista", un meraviglioso film di De Crescenzo che qualche tempo fa mi consigliò l'amica Marina.
Il film é una diapositiva della Napoli degli anni '80, ma soprattutto dei Napoletani, della loro simpatia, della loro filosofia di vita, dei loro grandi pregi, della dignità con cui affrontano i drammi che li affliggono. Per carità, é una commedia da ridere eh... mica un film impegnato. Ciò nonostante i film come questo dopo averli visti ti senti più ricco, come se ti lasciassero qualcosa per sempre.
Paradossalmente di essi Youtube é strapiena perché dal punto di vista commerciale sono praticamente inutili e nessuno si prende la briga di farli rimuovere.

Al contrario, reputo film nuovi come "The Martian" o "The Revenant" delle cagate megagalattiche. Non é il caso di questi due ma nella maggior parte degli altri non riesco nemmeno ad arrivare fino alla fine. Negli anni recenti Hollywood sta sfornando quasi esclusivamente tonnellate e tonnella merda. Risulta evidente che si gira solo ed esclusivamente per cercare di guadagnare dei gran soldi. Delle due l'una: o non c'è più niente da dire, o non c'é più nessuno che sia in grado di ascoltare. Non so cosa sia la causa di questo degrado, so solo che esso mi preoccupa più dei dell'economia o del global warming.

Tornando a noi, volete un altro capolavoro assoluto? Ve ne regalo due: Detenuto in attesa di GiudizioBello Onesto Emigrato Australia Sposerebbe Compaesana Illibata. Entrambi interpretati dall'Albertone Nazionale, entrambi dei primi anni settanta, entrambi legati all'emigrazione. Da rivedere assolutamente. Buona visione!

Air Crash Investigation: puntata su Ustica

domenica, marzo 30th, 2014

Air Crash Investigation é una serie interessantissima che seguo da parecchi anni.
Si tratta di veri e propri documentari sugli incidenti aerei e sulle successive indagini.

Qualche giorno fa é uscita su youtube la puntata dedicata al caso di Ustica. Guardatevela perché merita.

Secondo gli esperti intervistati la causa del disastro fu una bomba e non un missile come si é continuato ad affermare in Italia.
Il foro nella parte anteriore della carlinga sarebbe stato causato da una scorretta interpretazione dei rottami e  non dall'impatto di un missile.

Questo il giudizio finale di David Learmount, editore della rivista "Flight Global" (traduzione mia):

learmount

I'm sorry but Italy is a dreadful place to have an aviation accident. If you want the truth, you're less likely to find it there than just about anywhere else in the world.

Mi spiace ma l'Italia é un posto tremendo in cui avere un incidente aereo. Se cerchi la verità é più difficile trovarla lì che in qualsiasi altro posto al mondo.

Riflessioni su Lone Survivor

domenica, febbraio 2nd, 2014

La temperatura si é alzata improvvisamente al punto da rendere piacevole passeggiate anche lunghe. In città si festeggia la finale del Superbowl e Midtown é stata tirata a lucido. Gente ovunque, negozi aperti, polizia in ogni angolo.  Migliaia di tifosi da Seattle e da Denver con le loro sciarpette, la felpa, il cappellino della squadra del cuore. Ma assolutamente pacifici eh... nulla a che vedere col tifo del calcio in Europa: qui lo sport non ha nessun significato politico, non raccoglie orde di teppisti ne istiga alla ribellione. La gente va allo stadio come se fosse andare al Cinema.
Pur essendo quella più asettica, più dura e più fredda credo in assoluto, Midtown credo sia la parte della città in cui mi sento veramente a casa. Penso sia la zona di New York che ho vissuto in maniera più approfondita e più a lungo in assoluto. (Se solo sapeste tutte le cose che mi sono successe a Midtown ma che non ho mai potuto scrivere...!)

Tornando al Cinema, oggi ho visto Lone Survivor.

Che dire del film? Potrei dirvi che nel suo genere é un filmone assoluto. Un thriller militare come pochi (se vi é piaciuto Black Hawk down questo film qui vi piacerà ancora di più, tra l'altro sono entrambi basati su storie vere). Potrei anche dire però che ormai questo genere di film sono diventati vera e propria propaganda. Pensateci un attimo: noi andiamo a casa di questi perché ci hanno abbattuto due palazzine... va bene, ci sta... Questi però, con armi di fortuna e senza nessuna organizzazione formale, per dieci anni non si arrendono e ostinatamente combattono come forsennati perché convinti di essere loro dalla parte del giusto.

Da una parte i Navy Seals, preparatissimi e formidabili sotto ogni punto di vista. Quando va bene combattono e vincono, quando va male premono un bottone e scatenano letteralmente l'inferno: dal cielo arrivano elicotteri, aerei, cannoniere volanti. Tutta roba progettata durante la guerra fredda per colpire carri armati ma che ora viene normalmente utilizzata per sparare su gente armata di fucile, o anche disarmata... se mai dovesse servire.
Dall'altra contadini, pastori, gente che forse sa leggere e scrivere, forse no. Combattono - dal loro punto di vista - per difendere le loro idee e la loro terra, e come se combattono! Poi muoiono, in tantissimi, silenziosamente, senza funerali, senza pensioni per i familiari, senza nessuna gloria. E senza film come questo che ne glorificano le gesta... ovviamente.

Non dico che sono dalla parte loro eh... ci mancherebbe altro. Anzi, confesso che verso la fine del film, quando finalmente arrivano gli elicotteri e sparano sulla folla facendo strage di talebani segretamente ho goduto. Dico solo che stabilire quali siano gli eroi é molto difficile da stabilire. Tra l'altro, nel film i quattro Seal affrontano un esercito di 200 Talebani mentre in realtà i nemici furono al massimo soltanto 10. Ditemi voi se questa non é propaganda.

Ciao

Meraviglioso: ecco il radioamatore Eschimese mentre comunica con la Bullock (Gravity)

mercoledì, novembre 20th, 2013

mobile link

Qualcuno ha avuto la brillante idea di girare un corto in cui il Mayday della Bullock (Gravity) viene visto da terra.
Per quanti si chiedessero se tecnicamente un contatto del genere é possibile o meno la risposta é certamente si.

Passando dalla finzione alla realtà mi viene in mente il caso di Veronica, una amica che dal deserto della Lybia utilizzava un portatile palmare per avere contatti quotidiani con l'astronauta Francese Jean-Pierre Haigneré a bordo della stazione spaziale MIR. Oppure quello di Maryam, un'altra amica di Kuwait City che dopo aver preso appositamente la licenza la utilizzò una volta soltanto per fare gli auguri di buon compleanno a Serjei Krikalev sulla ISS. Myriam trasmetteva dal tetto di casa e si faceva reggere l'antenna dalla sorella minore. Una volta ultimato il collegamento per l'emozione si mise a piangere. Successivamente per via di questa cosa in medio oriente diventò una specie di star.

Nell'ambiente i due casi che vi ho descritto se li ricorderanno in molti ma vi posso assicurare che ne esistono dozzine di altri altrettanto incredibili. In soldoni si può dire che in una situazione come quella immaginata nel corto (cioé in sostanziale assenza di stazioni concorrenti) una radiolina ed una antennina qualsiasi bastano ed avanzano per comunicare con lo spazio. Ora in molti penserete: "ma come, dal bagno di casa mia non prende nemmeno il cellulare mentre gli Eschimesi con una radiolina da 21 Euro possono parlare con gli Astronauti?!?". Lo so sembra incredibile, eppure é proprio così.

Ho passato vent'anni dietro a queste cose e vederle immortalate in un film famoso é motivo di grande gioia. Forse é al contempo anche la chiusura di un'epoca. Del resto ormai gli Astronauti oramai li puoi raggiungere anche su Twitter ma che ci volete fare... per me la radio rimarrà sempre la radio.

Ciao a tutti

Alain

Do the right thing

mercoledì, febbraio 13th, 2013

CAPOLAVORO eccezionale di Spike Lee da vedere assolutamente.

Bed-Stuy al top: c'é il razzismo bieco nei confronti dei neri, le differenze e gli attriti tra le varie razze (Italiani, Latini, Neri) ma anche il vittimismo e le lamentele talvolta immotivate dei neri stessi che lo stesso Spike Lee affronta in maniera inequivocabilmente autocritica. Il tutto é alleggerito da una trama assolutamente non drammatica che si sviluppa attorno a personaggi pittoreschi e fondamentalmente comici come potrebbero essere soltanto nella Brooklyn degli anni 70 e 80.

Veramente un film molto piacevole. Una poesia metropolitana da godersi rigorosamente in lingua originale.

Buona visione motherfuckers!

PS
alla fine é drammatica e come

Italian Poker Tour

venerdì, ottobre 12th, 2012

Allora ragazzi, questo é un post di servizio rivolto ai lettori della mia zona.

Vi do una notizia: sto per tornare in Italia per una decina di giorni. Le date precise chi le deve sapere le sa... Voi direte: e chi se ne frega? E dite bene! Infatti se non giocate a Poker non vi deve fregare niente. Se invece avete un bel tavolo e vi farebbe piacere propormelo sentiamoci, io ci sarei volentieri.

In Italia voglio giocare  H24, non-stop. E se no che altro c'é da fare da quelle parti? Niente... Io poi vivo sul fuso orario di New York per cui il rischio paranoia é alle stelle. Va a finire che mi tocca comperarmi una cassetta di Amaro Averna per ammazzare il tempo come feci la volta scorsa. Eddai, e fatemi ricredere... chiamatemi! Sono carico a pallettoni

Comunque, già che siamo in tema vi voglio consigliare un film-documentario imperdibile. Sicuramente lo avrete già visto ma lo scrivo ugualmente: vedetevi All In - The Poker Movie. Bellissimo, entusiasmante, un ritratto del gioco del Poker visto come rappresentazione massima dell'essenza stessa del sogno Americano. Cosa c'è di più Americano del gioco del Poker? Pochissime cose, forse soltanto il Baseball e la torta di mele.
Nel documentario si narrano inoltre i retroscena del mitico (anzi leggendario) club Mayfair di New York City che ha ispirato lo sceneggiatore del film Rounders (in Italia "Il Giocatore") con Matt Daemon e Edward Norton.

Se solo si potesse tornare indietro nel tempo che darei per passare una serata in quel basement su Madison e 24esima prima che il Sindaco Giuliani lo fece chiudere...
La domanda a questo punto é: ma oggi esiste o non esiste un qualche altro Mayfair a Manhattan? Chissà... nel caso vi terrò informati

Ciao

Fareed Zakaria (CNN) sul problema dell’ immigrazione

martedì, giugno 19th, 2012

L'America sembra essersi all'improvviso svegliata rispetto al problema dell'immigrazione.

L'ultimo ad occuparsene è stato Fareed Zakaria, un ottimo giornalista della CNN che scrive anche sul Times. Egli stesso è un Americano naturalizzato che si definisce Americano "per scelta" piuttosto che per nascita e l'ultima puntata della serie speciale del suo fortunato programma "GPS" tratta appunto di immigrazione.

Vi consiglio di guardarla (la puntata integrale costa $1.99 su iTunes) perchè Zakaria è una persona razionale ed equilibrata che riesce a centrare l'essenza delle cose che tratta come pochi altri riescono a fare. In essa vengono confrontate le politiche migratorie del Giappone, dell'Europa, degli USA, ed infine quelle del Canada, il modello virtuoso da imitare.

Zakaria nella sua conclusione finale propone di concedere la carta verde agli stranieri imprenditori ed a quelli che trovandosi già nel territorio Americano hanno conseguito titoli di studio avanzati (PhD e Master) e soprattutto anche di regolarizzare una volta per tutte la posizione degli 11.5 milioni di clandestini che lavorano in nero in tutto il paese.

Non fare ciò, a detta del Sindaco di New York Michael Bloomberg, equivarrebbe a commettere un "suicidio Nazionale" che l'America non si può assolutamente permettere in quanto l'immigrazione sarebbe - sempre secondo il Sindaco - il principale problema economico del paese.

Di diverso avviso Kris Kobach, Segretario di Stato del Kansas e co-autore della famigerata legge anti-immigrati dell'Arizona. Secondo Kobach gli stranieri lavoratori illegali vanno deportati - non importa a quale prezzo - così che gli Americani possano finalmente tornare a fare quei lavori di bassa manovalanza che attualmente sono tutti relegati al sommerso.

Davvero molto interessante secondo me. Buona visione!

Cosa sono i Radioamatori. Bellissimo documentario del 1962

sabato, giugno 9th, 2012

Credo che l'impatto che Internet ha avuto sulla società moderna sia stato più forte di quello che prima di essa ebbero la stampa o l'energia elettrica. I giovani (quelli che hanno meno di 25 anni) non potranno mai capire che cosa davvero significava vivere in un mondo disconnesso dal sapere e dagli altri.

In una sitazione del genere - oggi ormai impensabile - la radio assumeva un ruolo di primissimo piano: c'era un carisma, un mistero, un senso di sfida. Essere radioamatore significava poter spalancare l'unica finestra sul mondo che la tecnologia umana metteva a disposizione fine alla prima metà degli anni '90.

Il mito di New York City: dalla quotidianetà al grande schermo

venerdì, maggio 11th, 2012

Stasera sono stato al Cinema a vedere The Avengers in IMAX 3D, un bel film che vi consiglio perchè è divertente, molto dinamico e anche perchè le scene esterne - quelle della battaglia dei supereroi che combattono contro i cattivi alieni - sono tutte ambientate a Manhattan: inquadrature dei grattacieli famosi a profusione, taxi gialli che rotolano in aria, Iron Man che sfreccia su e giù per la sesta avenue. Bel film!

Prima del film, come al solito, hanno fatto vedere dei trailers.

Si parte con The Dark Knight Raises, l'ultimo dell'interminabile serie di Batman stavolta interpretato da Christian Bale. Anch'esso ambientato a New York: ponti sull'East River che saltano in aria, angolature della skyline che hai visto e rivisto 400 volte pensando sempre le stesse cose, sparatorie con la Polizia di New York, incroci di strade ormai familiari.

Poi The Amazing Spider Man, ultimo dell'altra saga seza fine, quella dell'Uomo Ragno. Spiderman è una delle icone della città e ovviamente anche in questo caso non si poteva che girarlo a Manhattan. Un film molto New York Centrico, una città prevalentemente nottura e volutamente surreale con lo Spiderman che dondolando in quota sorvola il rossore delle automobili in coda sui grandi viali. Anche qui mitragliette della Polizia che sparano senza sosta, 500 agenti speciali a caccia del supereroe e infrastrutture che stramazzando al suolo ricordano (qualora fosse necessario) la loro maestosità inferiore soltanto alla loro fama.

Per finire si sdrammatizza un pò e si cambia genere passando a "The Dictator", l'ultimo film di Sacha Cohen (quello di Borat) che si mantiene saldo al suo genere interpretando un grottesco dittatore mediorientale in visita negli Stati Uniti. Lo avrete già intuito: indovinate un pò in che città Americana è ambientato? E bravi... anche questo è ambientato a New York City con i personaggi della città sfruttati al meglio e alcune delle scene riprese per strada di nascosto con gente comune (per esempio, col quel Poliziotto baffuto in camicia bianca seduto nella sua macchina una volta ci ho parlato anche io...).

E' il mito di una città celebrata ormai da decenni sia negativamente per il suo pauroso quanto affascinate carattere degradato e criminale di un tempo, sia positivamente per la rinascita che la consacra a capitale mondiale dell'Economia e della Cultura moderna. Il tutto, osservato standoci dentro, immerso in quelle stesse strade, circondato da quella stessa gente, avvolto da quelle stesse sensazioni.

L’Albero degli zoccoli – A Better Life

sabato, aprile 14th, 2012

Ogni epoca ha avuto la sua forma di schiavismo.

I Romani combattevano guerre in tutto il Mediterrano per procursi lavoratori da portare a Roma in catene. Passando da un impero ad un altro l'America è stata costruita sul lavoro e sulla pelle degli schiavi prelevati con la forza dall'Africa nera.

Successivamente - abolito lo schiavismo - è subentrato lo sfruttamento di classe. In fondo, a che serve procurarsi schiavi stranieri quando basta rendere schiave fasce intere del proprio popolo?
Oggi il progresso ha reso possibile il miracolo: mentre un tempo era indispensabile combattere per assoggettare l'altrui gente oggi è possibile farlo restando a distanza. Le guerre non servono; anzi dono dannose. Molto meglio imporre la Pax Americana. Se serve anche con la forza.

Vi propongo due film completamente diversi e che raccontano storie di vita disgiunte sia geograficamente che storicamente. Eppure due film in cui io mi immedesimo e mi riconosco appieno perchè raccontano l'uno da dove vengo, l'altro dove mi trovo.
Il primo è "L'Albero degli zoccoli", un film di Ermanno Olmi Palma d'oro a Cannes nel 1978. Il secondo invece è "A Better Life" di Chris Weitz.

Buona visione