Posts Tagged ‘emigrare’

Dubbio made in Italy

mercoledì, gennaio 8th, 2014

Non ho veramente voluto nulla di tutto questo.
Non sono qui per godermi i vantaggi dell’emigrazione
non mi godrò mai nulla fino in fondo
starò semplicemente qui, in piedi, a sudare,
a ricordarvi con la mia lontananza di avere dei rimpianti.
Per tutto quello che di bellissimo mi avete tolto.
per tutto quello che avrei potuto fare, essere, avere a casa mia.
E anche se qua andrà tutto per il meglio, non sarò mai a casa
e questa lingua non sarà mai mia, come tutte queste nuvole.
ma non ve ve fregherà nulla. Mai.
Forse un giorno.
quando le vostre città in macerie, puzzeranno di vecchio
e sentirete la mancanza di tutti i ragazzi che avete mandato via a calci.
Perchè credo sia tutta colpa vostra, di nessun altro. Nessun politico, nessun amministratore
nessun potente ha più colpa di voi. Di noi.
Perché mi sento responsabile di questa catastrofe tanto quanto lo siete voi.
È ora di ammettere che abbiamo fallito. E che il nostro mondo é crollato.
E io non sono che una scheggia andata a infrangersi da qualche altra parte.

Da una lettrice del blog

giovedì, gennaio 26th, 2012

Sono una lettrice del tuo blog da poco più di un mese ...
Ha attratto la mia cuoriosità la foto con "i tubi ed i gancetti per appendere
al muro le pentole"!
Come ci sono finita? non lo so! Sono mesi che cerco un modo per portare mai
figlia e mio marito via dall'Italia!
Una ricerca qua e una ricerca lì ... e sono finita sul tuo blog.

Mio marito è un'ingegnere ... viene da una terribile esperienza lavorativa. La
sua carriera si è interrotta. Sono mesi di inferno. E' in gamba, preparato ...
ma l'Italia non è il suo posto. Ed in certe parti d'Italia si lavora solo "per
conoscenza"!

Non sono matta, non cerco da te una soluzione! Però una luce sì.

Secondo te, che sei lì, che respiri quell'aria, che frequenti quell'ambiente
... dimmi la realtà come la vedi tu!
...è vero che lì, se vali, c'è un posto e un pò d'aria da respirare per tutti
coloro che voglio DAVVERO LAVORARE?

Complimenti per il blog.
Buona America
Ludovica

Cara Ludovica,

ogni volta che leggo e-mail come la tua è come se un mattone mi cadesse sopra al cuore. Ormai arrivano sempre più di frequente richieste del genere e sembra che in molti non vedano alternativa possibile alla fuga.
Sono convinto che il problema da noi non sia soltanto legato alla maniera in cui si può riuscire a trovare un lavoro, il problema è che ormai non ci sono più lavori da trovare! Non c'è lavoro per tutti, punto e basta.

Paradossalmente, quel che di più apprezzo del mondo del lavoro Americano è la flessibilità. Qui si è tutti precari vita natural durante ed in una condizione del genere la "selezione naturale" è fisiologica ed inevitabile. Chiunque si troverà prima o poi - per scelta o per necessità - a dover cambiare lavoro o carriera ed il sistema lo permette senza difficoltà.

Si sta meglio in America? Io sono convinto di si. Perlomeno, io mi trovo meglio qui. Certo se si è malati e non si riesce a lavorare normalmente le cose cambiano ma è un caso che per ora fortunatamente non mi riguarda.
E' difficile entrare? In genere molto, anzi moltissimo... esiste comunque la scappatoia Europea che potresti adottare senza troppi impicci anche domattina volendo. Prendi un aereo e via!
Penso alla Germania, al Regno Unito, alla Scandinavia e magari anche alla Francia. Sono posti in cui a detta di persone che hanno fatto esperienze analoghe alla mia si sta in ogni caso molto meglio che in Italia e purtroppo la cosa non è difficile da credere.

Lo so, è facile pensarlo ma poi farlo è un'altra cosa. Bisogna fare un passo alla volta: un corso di lingue, un percorso di aggiornamento professionale, cominciare a capire cosa fare e dove farlo. Tutto fino al momento della partenza. Magari all'inizio si può cominciare facendo un lavoro qualsiasi per poi svivolare verso le proprie più alte aspirazioni. Non so, io la vedo così. Sono pensieri che faccio anche io perchè di tornare in Italia non mi va assolutamente.

Ti mando un abbraccio ed un in bocca al lupo.

Alain

Consiglio per chi vive già all’estero

lunedì, settembre 5th, 2011

Per vari motivi di cui ho già parlato, è diffusa la pratica di non cambiare residenza quando si vive e si lavora all'estero. Ebbene sappiate che secondo la legge Italiana chi si trova in questa condizione è a tutti gli effetti un evasore totale.

In Italia il fallimento è imminente e si prospettano scenari mai visti prima. Siccome si vocifera di misure rivolte al recupero dell'evasione fiscale e siccome come ben sapete le tasse da noi le pagano soltanto i soliti non mi meraviglierei se queste misure colpissero solo i pesci piccoli come ad esempio noi lavoratori dipendenti all'estero.

Il consiglio che vi do è di cambiare immediatamente la vostra residenza portandola nei rispettivi paesi in cui vivete, solo a quel punto potrete essere certi di non venire accusati ingiustamente di nulla.

italiansinfuga.com

venerdì, settembre 2nd, 2011

Su italiansinfuga.com trovate le testimonianze dei nuovi migranti Italiani, gente che sfinita e rassegnata lascia definitivamente l'Italia. Cose tipo: "Sono andato via dall’Italia perché convinto che non potesse offrire un futuro a mio figlio. Dopo 2 anni ne sono sempre più convinto" oppure: "il mio consiglio è di lasciare l’Italia e andare all’estero. Solo uscendo dal Paese ci si rende veramente conto dei limiti artificiali ma pesanti che ci sono in Italia. Fatelo e in pochi mesi vi renderete conto di quanto l’Italia sia lontana e relativamente poco importante".

Leggi queste cose e ti accorgi all'improvviso di essere un apolide. Il tuo paese non esiste più. Sei nel limbo, ed il peggio deve ancora arrivare.
Avrei voglia di scrivere "hanno distrutto il paese" ed invece forse è il caso di scrivere "abbiamo". Sia quel che sia ormai il danno è fatto e bisogna prepararsi alle conseguenze: nei prossimi 5-10 anni assisteremo al progressivo avvilimento delle condizioni di vita nel belpaese e l'Italia (che già è lo zimbello del mondo occidentale) gradualmente scomparirà dall'elenco dei paesi che hanno una qualsiasi rilevanza nel mondo.

Si salvi chi può.

Siamo venuti a studiare Cinema all’NYU…

sabato, luglio 2nd, 2011

Stamattina dovevamo partire in macchina ma sinceramente non mi andava di trovarmi immerso in un bagno di folla durante uno dei weekend più affollati di tutto l'anno e così ho rimandato a data da destinarsi...

Ennesima colazione al solito baretto del Queens: tutto quello che vedete nella foto costa 4.8 Euro. Non male. Da queste parti ci si potrebbe permettere tranquillamente di vivere mangiando colazione pranzo e cena sempre fuori.

Mentre ero in fila per pagare davanti a me c'era un ragazzo Messicano sui trenta. Maglietta bianca, jeans, il taglio di capelli come una volta, la pelle olivastra.
Non conosce una sola parola di inglese e i proprietari non conoscono una sola parola di spagnolo... così si intendono a gesti. Lavoro? Lavorare? Cerchi lavoro? No no... per ora niente... sorry. E lui se ne va.

Mi siedo e per passare chiedo permesso ad una coppia di genitori con una bambina dai capelli biondo platino e gli occhi azzurri. Li faccio scansare perchè trasporto due bicchieri di caffè a circa 3500 gradi Kelvin e non sia mai cadono succede una tragedia.
Passo, mi siedo, non faccio in tempo a cominciare a mangiare che mi accorgo che la coppia parla Italiano.

Italiani?!? Ma che sorpresa!... Non capita spesso (anzi mai) di trovare Italiani ad Astoria.
Ma che fate ma che non fate. Siamo qui da cinque anni. Siamo venuti a studiare Cinema all'NYU...

Siamo venuti a studiare Cinema all'NYU.
Siamo venuti a studiare Cinema all'NYU.
Siamo venuti a studiare Cinema all'NYU.

Sta frase mi ha bucato la corteccia celebrale e non riesco a togliermela dalla mente. Questi due, siciliani, vengono qui a studiare C I N E M A e riescono a rimanere in città, a mettere su famiglia, a prosperare. Il marito precisa: "è dura eh... c'è stata la crisi... però alla fine stiamo bene. Poi la bambina ormai parla inglese... con quei capelli sembra proprio Americana!"

Ma come? Ma non si studia anche a Bologna Cinema?!? Ma se una coppia di Marocchini venisse a studiare al D.A.M.S. poi ci riesce a stabilirsi e a lavorare (nell'industria del Cinema) a Casalecchio?

Allora adesso mi rivolgo di nuovo a te, o mio giovane inseparabile lettore tra i venti ed i venticinque anni, a te che parli appena appena l'inglese, a te che hai ancora voglia di riscatto e speranza nel futuro.
Non aspettare più, non pensarci, non lasciare che freddi ed apparentemente sensati ragionamenti ti facciano cambiare idea. Taglia tutti i ponti (tu che ancora puoi!) e parti subito alla volta della capitale dell'Impero. New York City ha un posto anche per te.

Per me non si sa...

Sognando Miami

mercoledì, maggio 25th, 2011

E' da giorni che ti leggo, ti rispondo solo adesso perchè sono in dirittura d'arrivo. Amo l'america e leggere d'america è un piacere. Sono stato a New York, stavo per comprare una casa a Miami ma poi mi hanno detto che comprare casa non ti dà il diritto di vivere in america e allora ...
Quando penso che qui in Italia facciamo entrare zingari senza soldi e lavoro e perfino poco affidabili e invece un italiano che vuole comprare casa, ha un lavoro, dei soldi e un'istruzione viene preso a calci nel culo, un po' mi incazzo.
Stavo cercando un modo per partecipare alla Green Card Lottery, con sto annullamento della lotteria 2010 è un casino, tu sai quando si farà l'altra, quando si potrà partecipare e come?
Un abbraccio

Carissimo,

hai perfettamente ragione. Come ho tante volte scritto gli Italiani non hanno ormai più nessun concetto di cittadinanza e soprattutto nei giovani è radicata l'idea - del tutto astratta ed insensata - che basta "trovare un lavoro" per poter di punto in bianco partire e vivere in qualsiasi paese extracomunitario.

Qualche tempo fa ad Annozero mi rimase impresso un ragazzo straniero che ha studiato in Italia. Uno colto che parlava forbito. C'era andato per ribadire un concetto: "ho studiato in Italia, voglio poter lavorare in Italia". La gente appaudiva, io invece sono saltato sulla sedia.

Ma come? Qui in America gli stranieri pagano circa il doppio la retta Universitaria e alla fine del corso (dopo circa un anno di OPT) li mandano via con un "arrivederci e grazie"... Da noi invece, non solo che siamo stati così generosi da far studiare quel ragazzo praticamente GRATIS (anzi avrà pure avuto accesso ai sussidi statali) questo pretende pure di poter rimanere. E perchè mai dovrebbe poter rimanere? In base a quale diritto?
Non dico che questa facoltà gli debba essere esclusa: magari è un genio, magari qualcuno lo sponsorizza ed alla fine è giusto che rimanga... Ci mancherebbe. Io mi oppongo piuttosto alla pretesa immotivata che uno debba poter rimanere solo perchè ha studiato, o solo perchè ha trovato un lavoro qualsiasi.

Va beh ma in fondo che ci frega: la barca sta affondando ed è inutile stare a discutere sui particolari di bordo. L'unica cosa da fare è cercare una scialuppa.
Potrai partecipare alla lottery come ogni anno ad Ottobre.  Ti auguro di vincere e di poter così finalmente scappare a Miami.

Ciao!

Aggiornamento delle 12.14 AM

Manco a farlo apposta mi ha appena telefonato un amico per dirmi di un Italiano che vive a Los Angeles, uno laureato in Economia che sta qui da diverso tempo grazie ad un visto lavorativo. Ha con se moglie e figlio. E' stato licenziato ieri e si chiede cosa deve fare perchè in teoria dovrebbe lasciare immediatamente gli Stati Uniti, altrimenti si preclude la possibilità di poterci rimanere in futuro, cosa piuttosto problematica visto che suo figlio è nato qui... Capito che aria che tira da queste parti?

Mi chiedo, ma è così difficile l’american dream?

giovedì, marzo 31st, 2011

Mi chiedo ….ma è così difficile l’american dream?
Io e la mia famiglia due piccoli cuccioli di 6 e 10 anni ci siamo rotti le scatole di vivere nel terzo mondo.Si perchè non soltanto vivo in Italia,ma nella profonda Sicilia.E poi dicono che il terzo mondo è in africa.Forse non sono venuti da noi….Mare stupendo,il vulcano più alto d’Europa , e allora ?????????
La civiltà è rimasta +/- come quella arabo-normanna e di anni ne sono passati.
Negli States ho amici , ma non il “famoso zio d’America”.Cosa fare ? E pensare che gli amici mi dicono che il mio lavoro in USA sarebbe strapagato…si proprio come in Italia che non lo riconosce neanche.Che fare ? Partire da sola e poi farmi raggiungere o cos’altro?Boh , sono straincasinata ma una cosa è chiara ::::::::voglio fuggire per far crescere i miei figli dove potranno (probabilmente)avere un’opportunità.
Mi risponderai???Fammi almeno credere nell’american dream

Daniela

Daniela,

non solo ti rispondo ma prendo spunto dal tuo intervento per un post.

Se ancora una volta scrivessi che trasferire armi e bagagli dall'Italia agli Stati Uniti è una operazione per niente banale e dall'esito mai scontato (tanto è vero che io non ci riuscirò) rischierei di essere inutilmente ripetitivo.
Soltanto un avvocato esperto in immigration potrà realisticamente mostrarti tutte le carte che hai da giocare (qualora ne dovessi avere).

Sia chiaro che l'America non è certo il paradiso e per molti Americani il sogno si è orami trasformato in un vero e proprio incubo. Nonostante ciò sono sempre di più gli Italiani come te e come me che sperano di trasferirsi. Sarebbe sicuramente molto più facile optare per l'Europa eppure l'America esercita ancora una attrattiva enorme. Mi riferisco soprattutto a New York, un luogo unico al mondo in cui ci si sente subito a casa propria.

In bocca al lupo

Alain

Emigrare in America: una analisi Dantesca

lunedì, marzo 7th, 2011

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

L'INFERNO

L'inferno degli 11 milioni di clandestini che sotto gli occhi di tutti lavorano come schiavi è composto perlopiù da gente onesta, laboriosa e silenziosa. Qualcuno vorrebbero mandarli via ma la verità è che oltre ad essere fisicamente impossibile se veramente li cacciassero via fermerebbe l'economia Americana.
Anzichè vendere CD per la camorra questa gente produce ricchezza e vive raccogliendo le briciole che gli Americani lasciano cadere dai loro tavoli imbanditi. Avranno mai diritto a qualche cosa? Potranno mai riscattarsi e diventare come tutti gli altri? Lasciate ogni speranza o voi che entrate: bisogna solo lavorare a testa bassa e senza fiatare, se no fascette ai polsi e si torna a casa.

 

IL PURGATORIO

Il purgatorio dei non-migrant visa (di cui fa parte il sottoscritto) è una realtà sicuramente più accogliente della precedente, ma altrettanto spietata. Come sia concepibile che una persona possa rimanere qui 5 o 10 anni (qualcuno anche 20!) e che non non venga considerato un immigrato io non lo so, eppure succede proprio così. Il messaggio è: "ah belli... ve piace l'america eh... fate quello che dovete fare ma tenete le valigie pronte che prima o poi è ora di tornare da dove venite. Non ce ne frega un cazzo se nel frattempo avete preso casa, macchina, moglie e figli. Quando sarà ora andate fuori dai coglioni senza passare dal via. (E salutateci Silvio!)"
Questi visti sono relativamente semplici da ottenere, ma sono visti solo a metà: ogni volta che entri all'aeroporto ti guardano in cagnesco, ti fanno le stesse domande inquisitorie, ti trattano come se fosse la prima volta che arrivi quando invece magari è la trentesima.
Nel purgatorio moltissime persone lavorano in nero fingendo di essere studenti, altre ancora sono coniugi non autorizzati a lavorare. Situazioni spesso scomode insomma, tutte caratterizzate da un "precariato esistenziale" difficile da capire per chi non l'ha mai vissuto in prima persona.

 

IL PARADISO

Infine ci sono i fortunati, il popolo eletto, quelli a cui si aprono definitivamente le porte del paradiso e che a tutti gli effetti vengono autorizzati a prosperare nel regno dei cieli. Sto ovviamente parlando dei residenti permanenti, quelli con in tasca la famosa carta verde.
Ma come si fa per entrare in questo giro di paraculi? Ci sono diversi modi. Tutti conoscono la lotteria (se vinco mi vedrete sui giornali), la tiritera del matrimonio (sposati una vecchia ecc...) o del  ricongiungimento familiare (ho uno zio a Long Island...) e tutti sanno anche che volendo è possibile ottenerla semplicemente lavorando.
Siccome io gli zii ce li ho tutti nelle Marche, e siccome sposandomi al massimo la card me la danno rossa anzichè verde, bisogna che vi parli del lavoro.
Essendo il governo incapace di mettersi a spulciare le richieste verificando se il richiedente è davvero indispensabile o se piuttosto bleffa, succede che in pratica tutti vengono accontentati. Avete letto bene: la carta verde la danno a tutti. Il problema non è quindi "se" bensì "quando" te la daranno... E qui casca l'asino!
Per rendere breve una storia lunga evitando quindi tutti i dettagli, casi particolari o eccezioni, le autorità dividono i lavoratori in tre categorie: la prima scelta (EB1) che la ottiene in circa 6 mesi, la seconda scelta (EB2) che ci riesce in un tempo che dipende dalla nazionalità (Cina e India 5 anni, tutti gli altri un annetto), e terza scelta (EB3) che ci metterà non meno di 6 anni.
E' indispensabile capire che questi tempi sono indicativi, cioè il governo può allungarli (o azzerarli!) a suo piacimento e che il processo è valido solo se il richiedente mantiene lo stesso posto di lavoro per tutto il periodo di attesa. In altre parole, nel caso in cui si cambi o si perda la propria occupazione si deve ricominciare daccapo.

Avrete già intuito che io sono un EB3 e che quindi, detto con il massimo della moderazione ed in termini strettamente legali: ce l'ho praticamente nel culo.
Servirebbe un miracolo... Solo un intervento divino potrebbe infatti permettemi di lasciare i fumi del purgatorio elevandomi alla gloria della luce eterna. Pregate per me!

Ciao

La Sindrome di New York

domenica, marzo 6th, 2011

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Allora, questo è un bell'articolo per farvi capire che aria tira nei paesi civilizzati.
Succede che nella Silicon Valley, ragazzi a cui fumicano i coglioni che si sono laureati nella Università più prestigiose se ne stanno andando via.

E perchè mai?!?
- Per l'economia che è in crisi? Noooooooo!
- Perchè si mangia male? Nooooooo!
- Perchè non ci sono abbastanza belle fighe? Noooooooooo!

mmmmmmmm e allora perchè???
il motivo è semplicissimo: PERCHE' NON HANNO LA CARTA VERDE!

Mannaggia tutti i sabbati... porco dinna....  che tragedia esistenziale. Americani e fate una cazzo di legge no? Per 5 anni ci fate pagare il triplo delle tasse, ci fare fare i volontari in Afghanistan senza fucile, ci fate spalare la merda con le mani... ma a frustate perdio! Noi ci facciamo, io ci farei perlomeno! E invece niente da fare porco zio...  ci toccherà la sorte peggiore che possa capitare a chi riesce ad allontanarsi da un paese di ***** (1) come l'Italia: quella di dover tornare indietro.

Per farvi capire come mi sento, e a che livello di considerazione tengo l'America e le sue Istituzioni, vi voglio spiegare un fenomeno del tutto nuovo e tutt'ora credo sconosciuto che ho ribattezzando "Sindrome di New York".
Così come nella "Sindrome di Stoccolma" la vittima di un rapimento tende a difendere o addirittura ad innamorarsi del proprio rapitore, in quella di New York la persona oggetto di un rifiuto o di una delusione da parte delle Istituzioni tende a diventare un cultore delle stesse.

Io potrei stare qui a dirvi che nonostante ho pagato le tasse per quasi 4 anni, nonostante sono stato un cittadino modello, nonostante mi sono impegnato nel "sociale", nonostante sarei disposto anche a pagare... niente da fare! questi qua mi manderanno via. Potrei sostenere di essere vittima di una ingiustizia, potrei accusarli di essere degli sfruttatori, ed invece no: più passa il tempo e più la sindrome di New York mi porta a pensare che non sono all'altezza, che se non mi ci vogliono la colpa è solo e soltanto mia, che sono talmente superiori da non aver nessun bisogno di me e che anzi mi hanno fatto un grosso favore nel farmi assaporare la civiltà ed il progresso.

Ed è proprio così! Forse tra 50 anni l'America sarà solo un ricordo ma oggi, che vi piaccia o no (o voi col calendario di Che Guevara in camera da letto) questo è il posto più auspicabile in vi possa capitare di vivere: New York City, il centro della civiltà moderna, il cuore dell'impero economico e culturale, la Roma dei giorni nostri.

(1) La censura, in un paese di ***** come l'Italia è obbligatoria a causa di una serie di leggi in vigore fin dai tempi del fascismo

La lotteria per la carta verde è GRATIS. Non pagate mai nessuno!

martedì, febbraio 15th, 2011

L'amico Giovanni Sagripanti, er mejo avvocato del centro Italia, mi ricorda un fatto che merita di essere ribadito ancora una volta: la lotteria per prendere la carta verde che fa il governo Americano è GRATIS, ed il link ufficiale è questo:

http://www.dvlottery.state.gov/

Le iscrizioni aprono a Ottobre e durano circa un mese.

Se per caso vi imbattete in altri siti che finiscono per ".gov" lasciate perdere immediatamente. Attenzione perchè se mettete dentro la vostra email o il vostro numero di telefono alcuni di questi siti vi contatteranno anche prima che voi abbiate finalizzato l'iscrizione. Vi arriverà una telefonata di qualcuno che vi prometterà la vincita chiedendovi ovviamente di pagare un corrispettivo. Rispondete NO GRAZIE ed andate sul sito ufficiale del governo.

Nessuno, ripeto nessuno, può garantirvi di farvi vincerete la lotteria. (Questa qui è l'America e non una nazione in cui si ottengono posti nell'amministrazione pubblica facendo pompini...)

Ciao