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Ruby on Pairs

sabato, febbraio 16th, 2013

Questo post é per farvi annusare l'incredibile assortimento di personaggi che si incontrano a New York. Gente fuori da qualsiasi schema.

Ma andiamo con ordine: il livello del mio poker é sceso sotto terra. Non so come sia possibile ma da mesi sto giocando male male male male... Stasera come al solito dopo un'oretta di gioco già ero fuori. Pazienza, mi metto li tra i tavoli a bere una cosa e a chiacchierare col famoso Giapponese che poi é di Taiwain. Si é discusso delle relazioni tra mainland e Taiwan, di Dumplings all'oca Pechinesi, di come sei arrivato qui e di cosa fai esattamente ecc ecc.

Tra una chiacchiera e l'altra si presenta una ragazza nera (un femminone... ma sorvoliamo) simpatica, inglese forbito privo di qualsiasi accento, orecchino sul naso. E' sposata con un uomo anche lui presente ma che stava ancora giocando. Lui bianco, capelli rossicci, aspetto molto trasandato - ma molto molto -  con una panza enorme, ginocchia in dentro, peso sui 150 Kg. Mi dice che nel 2006 ha giocato per sei mesi di fila tutti i giorni a Las Vegas per 12-14 ore al giorno poi però ha capito che non era aria e ha mollato.

Non so come con un altro dei soliti giocatori, un omone grossolano e pelato di origini Slovacche, si finisce a parlare di immigration. Strano eh? Un argomento nuovo... Nella fattispecie si cercava di definire l'evoluzione storica della cosidetta "underclass", cioè di quella componente della forza lavoro Americana che mossa dalla disperazione é da sempre disposta a tutto accettando qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione. Prima gli schiavi neri, poi gli Irlandesi, poi gli Italiani e gli altri Europei, poi i latini ed infine gli illegali Messicani.

La ragazza nera (che non cito perché ha un nome di una unicità tale che verrebbe indicizzato e ritrovato al primo colpo)  interviene nella discussione con ferma decisione. Deve saperla lunga in materia perché descrive con esattezza i normali sotterfugi che si fanno per scaricare le tasse di un lavoratore illegale, sa i controlli che si fanno ed anche quelli che non si fanno. Insomma lascia intendere che deve averne assunti diversi di questi illegali in passato e si trova così in disaccordo con lo slovacco che già mezzo ubriaco alla fine demorde e se ne va lasciando me e la signora a parlare d'altro.

Mi sembra subito molto ben inserita nel mondo del poker. Infatti mi passa un volantino ben fatto di un torneo di beneficenza. Ma torneo a soldi eh, roba seria non caramelle. Ma allora lei é del giro? Altrimenti perché mai avrebbe volantini da distribuire? Poi cita una cosa di cui avevo sentito parlare anni e anni fa ma che non pensavo esistesse davvero: la mitologica bisca di Times Square. Ebbene esiste e pare che ogni sera - in piena Times Square - si giochi a carte sia tornei che cash come se fosse Atlantic City. La notizia é grossa eh... molto succosa. Non ho approfondito per evitare tentazioni irresistibili.

Poi il colpo di scena. Emergono altri particolari difficilmente contestualizzabili che assolutamente non mi aspettavo. Innanzitutto nonostante siamo quasi coetanei i due hanno già due figli di 9 e 16 anni. 16 anni?!? Madonna... precoce! Che fai che non fai... dice di essere un software engineer. Software engineer? e di che esattamente? Di Ruby!  Ma un momento, tuo marito (soggettone) gioca a poker per 6 mesi di fila a Las Vegas e tu programmi in Ruby? Mah... Dopo un pò in una pausa lui si avvicina e ribadisce che a sua volta anche lui é un programmatore! In cosa? Risponde con un nome che non riconosco (mai sentito prima) ma alla fine capisco che voleva dire "Ruby on Rails". Capo-di-cazzo!

Insomma capito? Coppia mista, lei molto colta e precisina lui un pizzico meno, stranamente affini al mondo del poker underground, troppo coinvolti per esserne solo spettatori eppure programmatori di Ruby o presunti tali. Perdipiù quasi miei coetanei ma con due figli già grandi. Questa é l'America ragazzi. I personaggi sono anche meglio di quelli che trovi nei film.

La donna da 60 miliardi di dollari

domenica, novembre 25th, 2012

Scrivo questo post da un treno regionale della Pennsylvania (SEPTA) e ogni volta che prendo un regionale negli USA mi viene la depressione. Non perché il treno é disastrato o il servizio scadente, piuttosto per l'esatto contrario! Ne ho scritto tante volte ma questa volta non ho intenzione di ripetermi. Stavolta voglio invece ripetermi su un altro argomento che conoscerete molto bene: la bellezza di avere una Green Card negli Stati Uniti d'America.

C'é la moglie del mio amico della Pennsylvania che é cittadina Messicana ed ha la carta verde da parecchio tempo. Una volta presa la laurea in Economia (online) ha trovato un lavoro in una ben nota azienda finanziaria che esiste anche in Italia. Dopo qualche anno - sempre con la carta verde - per guadagnare un pò di più ha cambiato lavoro ed é entrata in una banca d'affari tra le più note del mondo. Attenzione: non lavorava ad uno sportello qualsiasi (anche perché di sportelli non ce ne sono) bensì come personal Banker di personaggi con account da decine e decine di milioni di dollari.

Il suo lavoro consisteva nel contattare o essere contattata da questi clienti - molti dei quali famosi - per effettuare bonifici da milioni e milioni di dollari a botta.
Mi ha spiegato la complessità della procedura necessaria per spostare cifre a 7 zeri: tutti che lavorano in coppia, tu metti un numero e il tuo "specchio" che lo reinserisce, poi un secondo livello di controlli, poi un terzo. Mi ha anche spiegato che volendo c'era un sistema di emergenza che le avrebbe permesso di fare un bonifico "immediato" senza controlli fino a 50 milioni di dollari ovunque nel mondo. Io le ho fatto la battuta: ma non potevi farti un bonifico verso un tuo account in una Banca Panamense per poi scappare a Città del Messico? Lei l'ha presa a ridere.
Fatto sta che facendo due conti della serva questa ragazza in due anni ha trasferito approssimativamente 60 miliardi di dollari. Avete letto bene: miliardi, non milioni. Capito che razza di lavoro che aveva? Na robetta abbastanza seria insomma... e volete sapere come é andata a finire?

Dopo due anni comincia a stressarsi sempre di più. Resiste più che può ma alla fine é estenuata e capisce che é venuto il momento di cambiare aria. Lascia la banca e si prende la licenza per fare l'agente immobiliare. In pochi mesi vende 6 belle casette, quelle coi muri di legno ed il pratino intorno (valore due-treceno mila dollari l'una). Il problema é che deve lavorare dalla mattina alla sera in ufficio, poi nei weekend deve accompagnare i potenziali acquirenti a vedere gli immobili. Troppo lavoro... e oltretutto le commissioni non sono alte quanto sperava. Insomma capisce - ancora una volta - che é ora di reinventarsi, di cercare orizzonti nuovi.
In questo momento la donna da 60 miliardi di dollari sta frequentando una scuola per parrucchieri e parallelamente si sta formando come truccatrice professionale. La scuola dei parrucchieri costa 18 mila dollari, ai quali va sommato il costo delle lezioni da truccatrice da fare probabilmente a Manhattan.

Avete capito che velocità, che flessibilità, che apertura di orizzonti c'é in un mercato del lavoro come quello Americano? Lavori per una grandissima azienda assicurativa/finanziaria presente in tutto il mondo e ti licenzi, lavori per la più grande banca Americana in cui trasferisci miliardi di dollari e ti licenzi, fai l'agente immobiliare vendendo case su case e ti licenzi. Poi studi per far la parrucchiera. E tutto ciò senza neanche spostarsi da casa eh... ci sarebbero miriadi di altre opportunità dall'Alaska alla California, dal Rhode Island a Porto Rico.

Ragazzi non ci sono cazzi: l'America é l'America. Tra massimo 5 anni l'Europa non esisterà neanche più.

Ciao

Ragazzi é Manhattan mica no

sabato, novembre 17th, 2012

Nella classe di Cinese che frequento da un annetto c'é un professore universitario di Economia sui 65. Un tipo super alla mano, altro che barone a parlarci sembra il droghiere sotto casa. In questo periodo sta imbiancando casa quindi sulle braccia o sulle mani gli si vede sempre qualche macchiolina di tempera.
Prima di insegnare da giovane faceva il militare nell'aeronautica e per questo ha girato l'Europa. Come é possibile che un militare diventi professore universitario? Non lo so... comunque qui é possibile.

Poi c'é un altro tipo sui 50 che viene da Los Angeles ma ora abita sulla ventesima strada. Ci ha invitato un giorno a pranzo da lui ed (il suo appartamento avrebbe meritato un post dedicato ma stavo partendo per l'Italia e non ho avuto tempo). Per lavoro rappresenta gli interessi di VIP che vogliono scrivere dei libri tipo biografie ecc. Insomma lui viene contattato da questi personaggi e tramite i suoi agganci gli trova un editore a condizioni vantaggiose per tutti. Ogni tanto va allo stadio con Eminem, oppure in giro con Jay-Z. Studia cinese perché la moglie (una manager di Chanel) é originaria di Taiwan.

Poi c'é una signora sui 45 di origini Sud Africane che parla un Inglese British super formale. Abita nell'Upper East Side in al centrissimo su un grattacielo. Anche lei molto simpatica. E' terrorizzata dal fatto che possano aggredirla o rapinarla soprattutto quando sta in metro. Un giorno l'ho incontrata per caso sulla quarantaduesima che aspettava la Q così di nascosto mi sono avvicinato e le ho messo la mano dietro la schiena come fosse stata una pistola. A momenti sviene... ancora ci ride.
Per lavoro vende arte ai ricchi. In pratica aiuta facoltosi collezionisti di NY ad acquistare arte per milioni di dollari. Tu pensa

Stasera ero in radio sui 40 metri (7 MHz) nella sottobanda della telegrafia quando sento uno chiamare dalla zona 2 che é quella di NY. Stiamo parlando di telegrafia eh... avete presente i vecchi film in bianco e nero in cui si vede il telegrafista che pigia sul tasto? Quello. Gli rispondo e cominciamo a conversare... giusto quattro chiacchiere veloci. Nonostante il tipo trasmetta dall'Upper East Side e cioé a 1-2 Km di distanza il segnale non é fortissimo ma va bene lo stesso. Alla fine come faccio sempre vado a vedere sul callbook il profilo del corrispondente e scopro che si tratta di un veterano della guerra del vietnam, pensionato dell'industria delle telecomunicazioni ed ora attore professionista che ha un ruolo fisso in una serie della CBS in cui é un detective oltre a varie altre collaborazioni con programmi del calibro di 30 Rock e Law and Order. Ma soprattutto - e questo ci ha fatto sorridere parecchio - é un gangster anche in Boardwalk Empire, una serie TV tra le mie preferite.

Cioè capito? A Manhattan prendi gente a caso e ognuno ha una storia da raccontare, ognuno fa o ha fatto qualcosa di speciale. Ragazzi ma é Manhattan eh... da paura

Saluti dal Queens

Il broker di serie B e l’estetista di Astoria

venerdì, marzo 23rd, 2012

L'altra sera passa in metro sta tipa. Una tosta eh...: fuseaux fucsia auauauuuuu, scarpa col tacco, vestitino plasticoso, capello arrotolato, trucco non troppo pesante ma forte abbastanza da distogliere lo sguardo degli avventori che normalmente si fisserebbero a latitudini più basse. Scia di profumo. Il Grande Oriente insomma. (Capisci a me)

Eravamo alla 59esima strada. Lei fa le scale e si ferma proprio vicino ad un tipetto ben vestito sui 35. Lui mascella quadrata, la barba fintamente incolta, sguardo attento. Alle orecchie le cuffie di un iPhone, scarpetta che testimonia un certo gusto, pantalone attillato, un impermeabile scuro dal tono misterioso.

I due sono talmente vicini che probilmente uno arrivato successivamente avrebbe pensato fossero già fidanzati. Eppure non si conoscono! Lei fa l'indifferente eppure con così tanto spazio ha scelto di fermarsi ad aspettare proprio sotto il suo naso. Lui invece è perplesso e di tanto in tanto butta l'occhio a sud dell'equatore.

Aspetta aspetta il treno tarda ad arrivare. La nostra estetista di Astoria aspetta impaziente ed è evidente che in quel momento pensa solo a due cose: 1) Ma quanto cazzo ci vuole per togliersi le cuffie ed attaccare il bottone? Che mi devo spogliare nuda? 2) Ma non è che questo è così ben vestito perchè magari gli piacciono gli uomini?!?

Ma si sbaglia perchè al nostro stock brocker di serie B (altrimenti non vivrebbe ad Astoria) le donne piacciono eccome: ormai fa la punta come fosse un cane da caccia che fiuta una quaglia e sulla tempia destra si intravede addirittura una gocciolina di sudore. Eppure non succede niente: non una parola, non un sorriso, non un commento stupido sul treno N che è sempre in ritardo.

Ma il ritardo non può durare in eterno ed il treno alla fine arriva. Lei scatta in pole position probabilmente per farsi inseguire. Chissà che magari le si sieda vicino... Lui però neanche ci prova e sale passa oltre.

Ma dove sono i fischi, i commenti dei maschi inferociti, gli approcci funamboleschi, le battute da cabaret per farla sorridere a tutti i costi? E poi lei che fa finta di niente (o fa la scocciata) ma poi sotto sotto le piace ed il giorno dopo ne parla soddisfatta con le amiche. Nulla di tutto questo. Una ragazza Italiana una volta mi disse che nel passare dall'Italia a New York si ha la sensazione di diventare trasparenti perchè i ragazzi improvvisamente non ti assillano più (E vorrei vedere, dico io... con la concorrenza che ci sta!)

Comunque, sta di fatto che il maschio Americano medio dinanzi così tanto materiale che ci sarebbe da lavorare 24 ore al giorno e poi fare gli straordinari dimostra una calma zen ed un distacco totale. Sarà forse l'assuefazione a tanto ben di dio? Saranno i pensieri? I problemi che assillano più o meno tutti allo stesso modo? Sarà la playstation o forse la TV da 300 canali? Mistero

Ciao a tutti.

E viva la quaglia!

Pistola e macchina fotografica: la storia di Antonio Bolfo

sabato, febbraio 4th, 2012

Antonio Bolfo è un Newyorchese nato e cresciuto in città e laureato alla Rhode Island School of Design.
Ad un certo punto della vita capisce che si annoia e che ha bisogno di fare qualcosa che faccia la differenza. Vuol fare esperienza di strada, rendersi utile agli altri.
Si arruola così nella Polizia di New York e viene assegnato alla Police Service Area numero 7 che si trova nella parte Sud del Bronx, quella più violenta e pericolosa.
Passa le giornate su e giù per le scale dei Project, le pericolossime case popolari in cui spaccio e sparatorie sono all'ordine del giorno. Un lavoro faticoso e stressante che Antonio, data la sua vocazione artistica, decide di immortalare la sua fotocamera.
Crea così una collezione fotografica affasciante ed unica nel suo genere che svela momenti di quotidianetà nella vita di poliziotti alle prese con una delle zone più problematiche d'America.
Dopo un pò Bolfo si stufa della Polizia e decide di dedicarsi alla fotografia a tempo pieno. Ieri è stato recensito dal New York Times. Ha appena 30 anni.

La cosa che più invidio agli Americani è la possibilità che hanno di cambiare e di  reinventarsi continuamente. Ma ci pensate? Uno che prima fa il designer, poi basta chiude tutto e fa il poliziotto... poi si licenzia dalla polizia e fa il fotografo. Il tutto avendo la stessa età di molti che in Italia devono ancora finire di studiare!
E' il paese delle opportunità, del reinventarsi, del non è mai troppo tardi. Su questo sono imbattibili... c'è poco da fare.

L’Italia è un’altra cosa

mercoledì, dicembre 7th, 2011

Oggi - come succede raramente - ho fatto un paio di fermate di metro per raggiungere il posto in cui dovevo andare a pranzo. Al ritorno dal pranzo ero alla stazione della 59esima strada. Una stazione di quelle grosse in cui in un giorno credo transitino almeno 100.000 persone... se non di più.
Non so perchè ma stavo aspettavo il treno sbagliato (uptown) quando mi accorgo che a pochi metri da me c'era un ex collega (Americano) che non vedevo da un annetto. Questo collega qui è stato anche un amico oltre che un collega. Per capirci,  è stato lui che mi ha mostrato quella New York che non trovate nelle guide turistiche. La New York noir... quella per molti, ma non per tutti. Insomma un compagno di avventure, di merende.  L'unico con cui avessi stretto un rapporto in qualche maniera Italico.

Io l'ho visto e gli ho fatto uno scherzo: "mani in alto!" mettendogli il telefono sulla schiena come fosse una pistola. Lui ha riso... come stai come non stai... il tempo di dire quattro parole e arriva il treno che lui stava aspettando che era veramente uptown e quindi diverso dal mio.
La cosa che mi ha stupito (ma che in fondo qui è normalissima) è che nonostante non ci vedessimo da un anno e avremmo avuto 1000 cose da raccontarci lui ha preferito salire sul treno e quindi tagliare a corto piuttosto che aspettare altri 3 minuti.

La gente qua è così... la vita è così! Non c'è niente da fare. La velocità dei rapporti umani ricalca quella degli spostamenti e degli impegni. Ci si conosce si... ma fino ad un certo punto. L'Italia in questo è tutta un'altra cosa.

The Watchman

lunedì, settembre 5th, 2011

Il vecchio palazzo in cui vivo nel Queens ha un cortile interno con dentro una piccola fontanella.
Tutto attorno alla fontanella le finestre dei vari appartamenti tra cui quella di un signore sui sessanta che punta proprio sul portone della scala B, la mia. Sto signore passa tutto il tempo davanti a quella  finestra: 0re ed ore fisso lì a guardare. Eppure non c'è molto da vedere! Nulla oltre a quella banalissima fontana ed al portone che si apre e poi si chiude facendo sempre lo stesso rumore. Lui però è sempre lì immobile e senza una espressione con una costanza tale da essersi meritato il soprannome di "Watchman".
Ogni tanto davanti a quella finestra mangia qualche cosa oppure fuma stancamente una sigaretta. Addirittura ieri notte siamo tornati tardi e lo abbiamo trovato addormentato al suo posto con la testa appoggiata sul tavolo e per un attimo abbiamo temuto che fosse morto.
Di lui si sa solo che è sposato e che è Rumeno perché ogni tanto si vede anche la moglie e una volta l'ho sentito scambiare qualche parola col super.  Devo trovare un modo per intavolare una qualche conversazione perché la sua presenza mi fa riflettere: un uomo affacciato alla finestra che ammazza il tempo come può, lontano da quel che rimane della sua famiglia, dagli affetti e dagli amici di una volta.  Mi piacerebbe sapere come è arrivato in America, da quando vive nel palazzo, cosa ne pensa di questo (almeno per lui) noiosissimo paese.

Sal

domenica, agosto 14th, 2011

Venerdì mangiavo un panino sulla quarantaduesima.
Il marciapiede stracolmo di gente che frettolosa si intreccia in direzioni opposte. Non di rado qualcuno si sfiora accidentalmente e la cosa generalmente si conclude con un "sorry" - "sorry" detto automaticamente senza neanche girarsi.
A na certa però si toccano due signori molto distinti, si vedeva che erano sicuramente due della ivy league: uno bianco, calvo, tatuaggi sulle braccia, alto circa 1.80 x 150 Kg con addosso una bombola di ossigeno e occhialini per respirare, l'altro nero cappellino classico in testa, alto sui 1.90 muscoloso.
In tre secondi si passa dalle grida alle vie di fatto: il bianco appoggia la bombola dell'ossigeno, si toglie gli occhiani e si lancia verso il nero. Volano parole grosse, qualcuno si ferma per gustarsi la scena, io continuo a mangiare il panino a circa 5 metri di distanza.
La rissa però non parte... nonostante le insistenze del bianco "Just because I have the oxygen you think you can't take care of myself?!? Come here you motherfucker!..." il nero invece indietreggia e se ne va rinunciando alla lotta.
Allora il bianco torna indietro, si rimette l'ossigeno, e vede che io avevo assistito a tutta la scena così mi chiede: "You saw everything didn't ya? Was I right or was I wrong? Tell me the truth, was I right? Did you her what he said to me?"
Io ovviamente gli davo ragione al 100%... senza neanche il minimo concorso di colpa.

Lui si avvicina, e si mette a parlare. Dice di avere l'ossigeno per via dei tre pacchetti di sigarette al giorno che fumava, e di essere stato in galera un paio di volte.
La prima perchè a 12 anni aveva sparato ad una persona che aveva molestato sua sorella, la seconda a 21 perchè scappando dalla polizia (il motivo non si sa) si è fatto rincorrere da Staten Island fino a Manhattan (!!!) e durante la fuga ha urtato l'auto della polizia... Nessuno si era fatto male ma si dovette fare ugualmente 3 anni di carcere.
Io allora subito chiedo: ma dimmi, in galera come si sta... avevi paura? E lui: "ehhhh si eh... quando entri che sei giovane e non sai le cose come funzionano hai molta paura... poi però capisci e diventa tutto normale"

Allora mi permetto di dargli un consiglio. Per evitare di passare dalla ragione al torto, visti i precedenti e vista la sua attuale situazione, anzichè attaccare la rissa avrebbe dovuto buttarsi per terra e far chiamare un'ambulanza. Lui con quella bombola dell'ossigeno a tracolla avrebbe potuto mettere nei guai chiunque.
Lui ci pensa un attimo, arriccia le ciglia e fa: "Ma intendi che mi devo buttare a terra DOPO che gli do un pugno in faccia... giusto?" heheheheheh si può o meno

Poi sente il mio accento e mi chiede da dove venivo.  Gli dico che sono Italiano e lui: "Ohhhhhh PAISANO!....."
Di bene in meglio.

Esce fuori che lui non si chiama come dice di chiamarsi, bensì "Sal" (il cognome non lo ricordo, ma Italianissimo) e che ha cambiato nome per evitare che il suo passato burrascoso tornasse sempre alla ribalta con la polizia. Mi dice che i suoi erano di CORLEONE... (!!!) e che suo nonno dovette scappare a Napoli per evitare di essere ucciso e che da lì si imbarcò per New York City.
Il fatto che anch'io ero Italiano deve averlo riempito di gioia ed il suo racconto diventa un fiume in piena: gli anni passati a guidare il camion, le corna messe alla prima moglie, le risse in carcere.

Mi domanda da quanto sto in America. Dico quattro anni e lui risponde: ahhh ma allora sei Americano. Alla mia smorfia lui pronto ribatte: "I got it, you gotta deal with that Green Card shit... you gotta do what you gotta do man..."
Arriva a prenderlo la macchina, mi saluta stringendomi la mano e poi abbracciandomi come fossimo fratelli. Dice: "mi piacerebbe parlare di nuovo con te". Rispondo che chissà, magari ci si rivede sulla quarantaduesima a ora di pranzo.

Cinque minuti di conversazione con un uomo al tramonto della propria esistenza, un uomo solo solo, malato, nessuno con cui parlare... uno che pur di riuscire ad evadere dalla morsa dell'indifferenza che lo attanaglia è disposto a lottare fino alla morte.
Cinque minuti di racconti della New York gangster Italo/Americana che ormai sopravvive soltanto al cinema, una testimonianza diretta di quel che succede quando il sogno Americano si trasforma in un incubo.

Per me queste storie sono meglio di un film.

Holy mother of God!

giovedì, luglio 14th, 2011

Oggi mentre tornavo a casa mi sono trovato in mezzo ad un acquazzone così mi sono fermato sotto un negozio per ripararmi dal vento e dalla pioggia.
Ecco che ad un certo punto arriva un vecchietto e si mette a fianco a me. Avrà avuto più di 75 anni, capello bianco, occhiali grandi vecchio modello, pantalone classico, in testa il cappellino d'ordinanza blu "USS NIMITZ - CVN 68".

Ad un certo punto nel bel mezzo di tuoni e lampi gli cade per terra un oggetto. Io lo raccolgo e glielo rendo. Lui ringrazia. Siccome ero un pò annoiato gli faccio: "So you served on the Nimitz?". E lui (APRITI CIELO): "No No No... ci lavorava mio figlio... io invece ero progettista ho progettato tutte le navi da guerra. Ma navi che scatenano l'inferno eh... non c'è n'è per nessuno davanti alle nostre navi". Perfetto... io gli ho dato subito corda e così ho trovato un bellissimo passatempo per ammazzare quei 10-15 minuti finchè non smettesse di piovere.

La cosa fantastica è che sto signore nonostante l'età, nonostante i saldi principi militareschi, nonostante la ferrea fede religiosa mentre mi raccontava che entro cinque anni ci sarebbe stata la terza guerra mondiale lo vedevo che buttava l'occhio alle ragazze che passavano! E aveva anche un certo buon gusto... Hai capito il nonno?!?
Ad un certo punto passa una caraibica - una cosa di quelle che fanno girare la processione - e lui girandosi per vederla passare si interrompe e sbotta sottovoce: "Holy mother of god!..." heheheheheheeh A quel punto mi ha visto sorridere e così mi confessa: ehhh sono ormai vecchio... l'unica cosa che mi manca è la "concha" "goncha" o qualcosa del genere in spagnolo. Priceless veramente...

Avrei voluto fargli una foto ma mi sembrava irrispettoso e così ho desistito. In compenso però ho fatto una foto all'arcobaleno.

Ciao

We are New York

martedì, marzo 15th, 2011

All'incrocio tra Broadway e la 42esima, incurante del marasma generale delle migliaia di persone che ogni minuto attraversano quell'incrocio, arriva una ragazza Giapponese dalla pelle di porcellana finissima.
Porta un cappottino chiaro di raffinata stoffa orientale che con un insolito cappuccio le copre la testa. Sulla schiena (proprio sotto il bacino) finisce obliquamente risultando quindi leggermente più lungo da un lato. Sui bordi inferiori, sulle maniche e sul collo una pelliccetta bianca.
Dal cappuccio si vede chiaramente il suo visetto truccato in modo da far risaltare all'interno di un contorno bianchissimo  la grandezza smodata degli occhi (ma che porta le lenti che ingrandiscono le pupille?!?) oltre ad un rossore esagerato delle gote.
Poco distante due poliziotti sono fermi, con le spalle rivolte verso la vetrina di Champs, un negozio di scarpe. Tra uno dei due e la giapponesina c'è uno sguardo di qualche secondo. Lei sorride, ma evidentemente non è lì per farsi la foto con la polizia di NY perchè ha in mano un telefono e si piazza in un punto esatto dell'incrocio, come se stesse aspettando qualcuno.
Ma chi aspetta questa bambolina del sol levante? Passano poco meno di due minuti e si scopre l'arcano.
Da dietro l'angolo sbuca fuori il cugino povero di Mike Tyson: un nero dall'altezza e dal torace imponente, che se solo avesse voluto con una testata avrebbe potuto sfondare la vetrina del negozio di scarpe.
La coppia si avvia verso uno dei tanti teatri di Times Square: lui serissimo e con lo sguardo di pietra, lei sorridente ed indiscutibilmente contentissima del suo arrivo.

Allo stesso incrocio, poco dopo, arriva uno sui cinquanta vestito da Elvis Presley.
Ha in testa una chioma inverosimile, grande almeno il doppio di quella originale di Elvis ed è vestito tutto di pelle nera. Nonostante sia notte ha un bel paio di occhiali da sole intonati col personaggio.
Sia chiaro: di fenomeni ce ne stanno tantissimi a Times Square. Ma stavolta qualcosa è diverso. Non siamo di fronte ad un altro Batman, Spiderman, Naked Cowboy o Mikael Jackson che cercano solo di alzare qualche dollaro facendo divertire i turisti. Elvis no. Elvis lo fa perchè ne è convinto, lo fa per passione. Lo fa perchè forse, è veramente convinto di essere Elvis.
Ed infatti al semaforo del passaggio pedonale si ferma di fianco ai passanti e a distanza ravvicinata canta e ci da dentro di bacino mimando alla perfezione the King of Rock and Roll. Muove le braccia in avanti, si dimena... poi scatta il verde e la gente prosegue per la sua strada. Lui rimane da solo, aspettando per poter ricominciare. Altro rosso altro giro.

In metropolitana, sulla linea N, c'è una ragazza mora. E' ancora piacente, ma alcuni particolari dimostrano in maniera spietata l'eta. Gioca col suo iPhone, legge e rilegge messaggi che le ha mandato chissà chi.
Sorride sotto i baffi, è incuriosita, soddisfatta ed è chiaro che pur non essendo più una ragazzina lei ancora ci si sente.
Non porta anelli (ed è quindi matematicamente single) ne abiti da lavoro. Torna di sera tardi da Manhattan verso casa nel Queens. E' una ragazza che vive il sogno di molte altre, è il prototipo di "Sex and the city": libera, single, sola. Alla 36esima avenue si alza e se ne va.

Di fronte alla ragazza c'è un uomo sui quaranta col capello fin sopra le spalle e un paio di lunghi baffoni.
Porta un poncho messicano dai colori cangianti che sembra un tappeto con un buco al centro per farci entrare la testa.
Legge un libro di informatica, e da come (e cosa) sottolinea risulta evidente che di informatica sappia poco o nulla. Eppure sta studiando, si sta riqualificando, sta inseguendo un progetto, sta realizzando un sogno.
A ragione o a torto il nostro amico sembra essere consapevole che qui non è mai troppo tardi per rimettersi in gioco e lui, libro in mano alle undici di sera, col poncho dentro la metro, gioca.