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Immigrazione: la questione del secolo

martedì, agosto 18th, 2015

Immigration-Issue-of-the-Century-2

In vista delle elezioni presidenziali del 2016 si comincia a parlare sempre più spesso delle tematiche principali tipiche della campagna elettorale e tra le più importanti c'é ovviamente l'immigrazione.

Vi propongo la traduzione di un post molto interessante di Patrick Buchanan (noto commentatore Repubblicano, due volte candidato alla Presidenza) in cui si analizza il problema Americano partendo dalla situazione Europea.
Buchanan non ha dubbi: e l'immigrazione la vera problematica che l'Occidente dovrà affrontare in questo secolo. Prima ancora del terrorismo Islamico.

[...]

Riuscirà l'Occidente a resistere oppure scomparirà entro la fine di questo secolo diventando l'ennesima civilizzazione perduta? L'immigrazione di massa - se continuerà - sarà decisiva nel definire il destino dell'Occidente più di quanto lo sarà il terrorismo Islamico. Il mondo intero sta invadendo l'Occidente.

E' questa una assurda esagerazione? Ragioniamo.

Lunedi scorso il Washington post ha pubblicato in copertina un articolo su una "escalation nelle violenze contro i rifugiati" in Germania che include attacchi incendiari e aggressioni fisiche.

Nascosta tra le righe dell'articolo c'erano dei numeri impressionanti. La Germania, che l'anno scorso ha accolto 174,000 rifugiati, é destinata a prenderne altri 500,000 quest'anno nonostante essa sia più piccola dello stato del Montana.

Come può un paese popoloso e geograficamente limitato come la Germania, che già vive tensioni razziali durissime, accogliere mezzo milione di persone senza che questo causi un disastro e cambi i connotati della nazione stessa?

Quando arriveranno altri rifugiati, si pensa forse che le rivolte e le guerre razziali si fermeranno?

Questi rifugiati poi, richiedenti asilo e immigrati illegali, non smetteranno certo di arrivare in Europa. Essi sono spinti attraverso il Mediterraneo da guerre in Libia, Siria, Iraq, Afghanistan e Yemem, dalle orribili condizioni di vita Eritrea, Ethiopia, Somalia e Sudan piuttosto che dal terrorismo Islamico del Medio Oriente o dalla povertà del Sub-Sahara.

Secondo le Nazioni Unite in Africa vivevano 1.1 miliardi di persone nel 2013. Esse diventeranno 2.4 miliardi entro il 2050 per poi raddoppiare di nuovo arrivando a 4.2 miliardi entro il 2100.

Quanti di questi miliardi sognano di Arrivare in Europa? Quando e perché smetteranno di farlo? Quanti possono essere assorbiti in Europa senza che il continente questa vada in rovina o cambi definitivamente?

E' l'Europa in grado di sigillare i propri confini e mandare indietro gli intrusi? O forse essa é moralmente paralizzata ed é diventata quello che Jean Raspail descrive in "The Camp of the Saints"?

In Britannia ed in Francia la questione rovente sono le migliaia di richiedenti asilo Arabi ed Africani ammassati a Calais che cercano di attraversare l'Eurotunnel verso Dover. I Britannici sono furibondi: a milioni vogliono lasciare l'Unione Europea. Vogliono mantenere la propria identità.

Ogni settimana leggiamo di navi affondante nel Mediterraneo con centinaia di rifugiati annegati. Nonostante ciò, molti altri arrivano nelle isole Greche o Italiane, e da li in Germania, in Scandinavia e negli altri stati sociali dell'Europa Occidentale. Se riescono a mettere piede nel territorio dell'Unione Europea sono arrivati a destinazione.

Questa invasione senza fine ha causato la nascita di partiti anti-immigranti e anti-Europei in quasi tutti i paesi dell'Europa. Pochi di questi partiti esistevano all'inizio del secolo. Come andrà a finire?

"Il genere umano non può sopportare molta realtà", scrisse T. S. Eliot.

E' l'Occidente ancora cieco nei confronti della realtà, del futuro che inevitabilmente lo attende se le frontiere ed i confini non verranno chiusi all'immigrazione di massa?

Le popolazioni di origine Europea di ogni dove hanno livelli di natalità talmente bassi da non poter garantire il ricambio generazionale. Allo stesso tempo, esse vivono nei posti più desiderabili al mondo.

Al contrario, le grandi e crescenti popolazioni dell'umanità vivono nel terzo mondo. Milioni e milioni sono determinati a venire in Occidente: legalmente quando é possibile, illegalmente se necessario. Più ci riescono e più ne arriveranno.

O le nazioni Occidentali prenderanno misure drastiche per chiudere le frontiere, oppure esse saranno sommerse. Il carattere di questi paesi saranno cambiati per sempre. Quelli più piccoli diverranno irriconoscibili. Mentre questo accade, tensioni etniche e razziali diverranno sempre più comuni proprio come sta accadendo ora in in Europa.

"Il principio che le leggi di immigrazione Americane debbano servire l'interesse dei propri cittadini" é fondamentale, dice il Sen. Sessions.

E Session ha ragione. L'America é casa nostra. Noi decidiamo chi entra e chi no, quanto grande la famiglia Americana deve diventare, chi adottiamo e da dove arrivano. Questa é la vera questione del 2016.

Non solo, essa é la questione del ventunesimo secolo.

 

La mia opinione sui barconi

giovedì, maggio 7th, 2015

Premessa: sto parlando di migranti e non di rifugiati. I commenti di chi non capisce questa distinzione verranno censurati senza esitazione.

1) L'unica soluzione applicabile é quella dell'Australia. Chi dice il contrario non capisce di cosa si parla e (quando sarà tardi) cambierà idea.

2) La soluzione Australiana é semplice: si entra solo ed esclusivamente con un regolare visto. Non si fanno eccezioni nemmeno per famiglie, donne incinte, bambini accompagnati o soli, giovani, vecchi, biondi, mori, belli o brutti. Tutti tornano a casa senza mai mettere piede in Australia.

3) Il concetto che si vuole diffondere é che salire su un barcone per recarsi in Australia equivale a rischiare inutilmente la vita buttandoci sopra anche dei soldi. L'effetto ottenuto é quello di scoraggiare chi intraprende questi viaggi prima ancora di cimentarsi nell'impresa e questo comporta due benefici: si salvano vite umane e si regolano razionalmente (tramite i visti, appunto) i flussi migratori.

4) Le cause ultime delle tragedie che si susseguono sono esclusivamente da imputare a quelle persone e a quelle circostanze che hanno reso, che rendono e che continueranno a rendere sensati questi viaggi agli occhi di chi desidera effettuarli. Sono questi i veri colpevoli, non certo quei trafficanti che - dopo poche miglia di mare - si adoperano per consegnare il loro carico umano alla Marina di un altro paese. Non ha quindi alcun senso parlare di sfruttatori o di "trafficanti di morte". Non ci sono schiavisti e certamente non ci sono schiavi: ci sono semplicemente persone disposte a pagare per tentare la fortuna, ed altre che - in cambio di danaro - sono pronte a facilitare tale aspirazione.

5) Secondo il fondo monetario tra il 2010 ed il 2035 nell'Africa sub-sahariana la forza lavorò incrementerà di altri 450 milioni di lavoratori, un aumento quasi doppio rispetto a quello di tutto il resto del mondo messo assieme. In altre parole: non abbiamo visto ancora niente, il peggio deve ancora arrivare.

6) Nessuno vuole impedire l'immigrazione (anzi!) e non si tratta di avversione alla diversità. Il fatto é che essa deve essere una risorsa per la nazione, niente affatto un problema. Per favore mettiamocelo in mente una volta per tutte: carità, solidarietà, fratellanza ecc. ecc. non c'entrano niente. Quella dell'immigrazione é una questione di carattere solo ed esclusivamente economico e come tale essa va affrontata e risolta (rileggete la premessa)

Il vero problema é il buonismo

lunedì, marzo 16th, 2015

E' una piccola stupidaggine però ve la voglio raccontare ugualmente. Tanto per...

Il fratello di un mio amico ed ex-collega Americano (anzi Americanissimo!) lavora a Wall Street e ha una montagna di soldi. Va in giro linto e pinto, ha una casa in una zona di ricchi che sembra di stare in un film.

Qualche mese fa decide di recarsi in Canada per il weekend e siccome ha una proprietà non troppo distante dal confine decide di andarci in macchina.
I Canadesi, a forza di stare a contatto con gli Americani, giustamente si sono imparati la lezione e così al confine controllano tutto e tutti. Non ci interessa se sei di Detroit o del Maine: Documenti Prego! Carte alla mano... tutti quanti punto e basta.

E infatti il nostro amico - che per motivi di privacy chiameremo col suo vero nome e cioè John - favorisce il suo ID alla Polizia Canadese (non ricordo se agli Americani serve il Passaporto, credo di no, ma poco importa ai fini di questa storia). Era già pronto a partire quando invece si sente dire: ALT! Lei non può entrare, ci segua in Commissariato (traduzione mia...)

John é incredulo: cazzo vogliono questi da me? Porto il cognome di un ex-presidente degli USA... mica cazzi! La questione però é presto chiarita: nel lontano 199x lei é stato arrestato per una lite domestica. Prima di farla entrare dobbiamo sapere come é andata a finire, perché dal computer non risulta.

Il promemoria Canadese funziona e John ora ricorda tutto: anni e anni prima, a Boston, era successo infatti che durante l'Università John e la sua fidanzata (ora ex) ebbero una discussione piuttosto accesa. I vicini si alterano e chiamano il 911. La polizia arriva, sia John sia la ragazza insistono sul fatto che si tratta di una semplice discussione animata e che nessun atto di violenza é stato commesso eppure non ci sono storie: tempo 5 minuti John viene portato via in manette.

Passata la notte in cella visto e considerato che non ci sono accuse formali, John viene rilasciato senza nessuna conseguenza. Il problema però é che nel suo file questa cosa non risulta: per via di una dimenticanza, o di un vizio di forma in esso non risulta nessuna condanna ma neppure nessun prosciogliomento. Quindi nel dubbio, niente Canada!

Ripeto: stiamo parlando di un signore di livello sociale medio-alto, ben istruito, cittadino di una nazione limitrofe che cerca di attraversare il confine verso un'altra nazione che definire amica sarebbe un eufemismo (praticamente é il 51esimo stato!). Questo signore non é pregiudicato eh... é solo che nel suo file manca qualche cosa, c'é un minimo di incertezza. E se fosse che veramente questo ha dato uno schiaffone alla ragazza? NON SIA MAI! Un rischio troppo groppo... non lo possiamo far entrare nel Canada.

Come é andata a finire? Tramite il fratello John ha dovuto chiamare le autorità Bostoniane le quali, praticamente in tempo reale, hanno ammesso l'errore e aggiornato il suo file. La cosa é immeditatamente pervenuta alle guardie di confine: nessuna condanna, anzi nessun processo. E così John é riuscito a farsi il weekend in Canada.

Vi starete chiedendo come mai vi racconto questa storia. Beh... il riferimento ad un altro paese dell'Europa medionale NON é puramente casuale.
Avete sentito la storia di Terni? Ve la riassumo io: un gentiluomo dell'Africa settentrionale approda in Italia e chiede asilo. L'asilo gli viene negato e, anziché venire espulso, questo ha la possibilità di fare ricorso. Durante il ricorso qui si attende in carcere, in Italia invece si é liberi di andare dove si vuole e così il nostro gentiluomo prende a vagare per il paese mettendo a segno diversi reati nell'area del basso marchigiano. Finalmente il ricorso viene anch'esso negato e (stranamente) questa persona viene rimpatriata con la forza.
Ma a questo signore l'Italia piace tanto e così ritorna per la seconda volta. Viene identificato correttamente e quindi a priori si scopre che oltre a non aver alcun diritto all'asilo, il nostro amico é un criminale recidivo. Eppure, miracolo Italiano, gli viene consentito di fare la domanda di asilo per la seconda volta e - udite udite - per la seconda volta viene lasciato libero di andare dove gli pare.
Indovinate come va a finire? La settimana scorsa a Terni per futili motivi il nostro amico ha ucciso un ragazzo con una bottigliata sul collo.

Il parallelo tra John ed il richiedente asilo é inevitabile. Da una parte il Canada che si rifiuta di far entrare nel suo territorio uno che forse ha dato una sberla alla ragazza (forse!). Dall'altra l'Italia che lascia libero di scorrazzare un criminale certificato perché questo deve avere la possibilità di chiedere asilo dopo che l'asilo gli é già stato negato in precedenza (tra l'altro uno che arriva su un barcone salpato dallo Stato Islamico. Tanto per gradire...)

Il problema principale dell'Italia non é la mafia. Il vero problema é il buonismo.

Ciao

Il matrimonio Gay del finto puppone Siciliano

sabato, dicembre 13th, 2014

Più di una persona oggi mi ha indicato questo video apparto sul sito del Corriere. Dura 4 minuti.

Il nostro compatriota non deve essere un genio: si fa coprire gli occhi ma non la voce. Con tutte le informazioni che ha dato stai a vedere che qualcuno starà già facendo girare una query del genere:

mysql> SELECT a.name, a.last_name, a.city
FROM weddings a
JOIN weddings b on a.partner_id = b.id
WHERE a.gender='M'
   AND b.gender='M'
   AND DAY(wedding_date) >= '2014-12-12'
   AND DAY(wedding_date) <= '2014-12-31'
   AND a.nationality='IT'
   AND b.nationality='US'
   AND a.state_province IN ('AG','CL','CT','EN','ME','PA','RG','SR','TP')
   AND b.state_province IN ('FL')
   AND YEAR(a.birthdate) >= '1989'
   AND YEAR(a.birthdate) <= '1991';
+--------+-------------+---------+
| a.name | a.last_name | a.city  +
+--------+-------------+---------+
|  Mario |    Rossi    | Catania |
+--------+-------------+---------+
1 row in set (0.01 sec)

Scherzi a parte, vediamo di spiegare come stanno le cose...

Frequently Asked Questions sulla situazione che descrive il Siciliano

- Ma come, allora anche a New York ci sono i clandestini?
Si, ci sono anche a NY ma, come ci racconta il nostro Zichichi da Catania, lavorano silenziosamente nelle cucine o nei forni senza nessun diritto: niente ospedale, niente sussidi, niente case popolari, niente di niente. Ovviamente non bevono birra per poi spaccare le bottiglie e venirti a minacciare coi cocci delle stesse. O meglio, gli sarebbe anche consentito di fare cose del genere ma soltanto la prima volta perché poi la seconda la faranno direttamente a casa loro (il viaggio di ritorno lo offre zio Barak).

- Si ma come la mettiamo con i controlli super-tecnologici? Questo qui si é fatto fare i documenti per lavorare da un Messicano pagando 120 dollari!
E' mia convinzione che in alcuni stati (come ad esempio lo stato di NY) si faccia finta di non vedere e di non sentire. Vengono presi e rimandati indietro solo i clandestini problematici... no tutti  gli altri (e cioè la stragrande maggioranza).
La dimostrazione di questa teoria si chiama "e-verify", un sistema informatico che - quando e se utilizzato - permette al datore di lavoro di stabilire istantaneamente e senza possibilità di errore se il lavoratore che si vuole assumere é in regola con l'immigration oppure no. In certi stati é obbligatorio, in altri (come qui a NY) no.
Il fatto é che i datori di lavoro sanno perfettamente di assumere degli illegali e non hanno nessun problema nel farlo... Anzi, li cercano espressamente perché questi lavorano di più e vengono pagati di meno. E' una cuccagna, perché lamentarsi? Allo stesso tempo però gli imprenditori non possono tenerli a nero perché, per fare un esempio, se qui hai un ristorante da 30 tavoli e soltanto 1 cameriere regolarmente assunto dopo 5 giorni l'IRS (l'equivalente di Agenzia delle Entrate + Guardia di Finanza + Mazinga on steroids + Godzilla on cocaine) arriva e ti fa un culo a cappello di prete. Insomma i clandestini devono per forza essere assunti e si devono anche pagargli i contributi! E come si fa allora? Facile! Tutti fanno finta di non rendersi conto che i documenti sono photoshoppati e poi si vota per chi non vuol rendere e-verify obbligatorio nel proprio stato.

- Ma secondo te il Siciliano clandestino quanto prende?
Nonostante sia clandestino, rispetto all'Italia credo tanto. Forse anche il doppio o il triplo dello stesso lavoro se fatto in Italia. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo di fare pazzie del genere e il Siciliano se ne starebbe a Londra... non credete?

- Volendo, esiste attualmente un modo legale per regolarizzare il Siciliano tramite il suo lavoro?
Attualmente non esiste nessun modo per legalizzare un lavoratore non specializzato. Vogliono solo gli scienziati...

Ciao!

L’America, i suoi visti ed il caso dei cuochi di Macerata

venerdì, gennaio 31st, 2014

Oggi é una brutta giornata e così per evitare di pensare scrivo un pezzettino...

E' vero o non é vero che nel nostro paese gli immigrati clandestini posso arrivare, studiare gratis e poi diventare anche ministri? E' una normale no? Sarà così anche in tutto il resto del mondo, giusto? Sbagliato!

Credo abbiamo ormai imparato la lezione anche Jonathan Papapietro e Gloria Lattanzi, gli sventurati protagonisti di una storiella niente male segnalatami segnalatami dall'amico Micheal.

Ma veniamo ai fatti. Da un articolo de Il Resto del Carlino:

papapietro

Il resto del pezzo é interessante e, se pur amaramente, fa sorridere per diversi motivi. Questi due giovanotti, secondo la loro versione, si presentano a New York con "il visto sbagliato". Poi, senza alcun motivo, vengono "arrestati" e rispediti a casa. E si meravigliano pure...

Visto che apparentemente la confusione regna sovrana, credo sia opportuno fare un richiamino in materia di visti.

I due Maceratesi non erano provvisti di nessun visto: ne di tipo turistico tantomeno di tipo lavorativo. Avevano invece un waiver (un sostitutivo, diciamo...) che funziona così: negli anni che furono gli USA, l'Italia ed altri paesi dell'Area Atlantica si sono accorti che far fare il visto ai turisti che visitavano i paesi delle controparti era diventato controproducente. Si sono detti: "bene o male siamo tutti paesi ricchi, bene o male tutti abbiamo sto grosso giro di turisti reciproci. Che ne dite se da oggi in poi io faccio entrare da me i tuoi e tu fai entrare da te i miei senza troppe complicazioni?"
Affare fatto! Da quel momento in poi gli Italiani hanno cominciato ad entrare in America senza nessun visto, e così gli Americani in Italia.

Ma solo i turisti però! I lavoratori non c'entravano un cazzo di niente con quell'accordo. E anzi, come ricordato recentemente dal ministro Americano preposto in una commissione durante la stesura della proposta di legge sull'immigrazione, oggi non esiste nessun tipo visto lavorativo per chi voglia fare lavori a bassa specializzazione.

Mi pare opportuno aprire una piccola parentesi sull'ESTA. Si tratta forse di un visto? Ovviamente NO, non é un visto neanche quello.
Negli ultimi anni gli USA si sono accorti che alcuni dei paesi con cui avevano contratto l'accordo (leggi Italia) si ostinavano nel far arrivare in frontiera dei soggetti che poi puntualmente venivano rispediti a casa perché palesemente indesiderabili. Mi riferisco soprattutto a persone già espulse in precedenza, o ad altre che presentano problemi di sicurezza.
Che fare allora? Anziché rimandarli a casa (con tutte le spese derivanti) queste persone vengono trattenute direttamente al momento di richiedere online l'ESTA. Come a dire: inutile che spendi i soldi per il biglietto perché sappiamo già che non ti faremo entrare in nessun caso. 

Tornando a bomba (quanto mi piace questa espressione...) agli occhi delle autorità Americane i due ragazzi erano colpevoli oltre che di entrare illegalmente nel paese quantomeno anche di una mistificazione: facendo finta di essere turisti, essi volevano cominciare a lavorare ed i lavoratori - udite udite - in America non possono entrare.

Conversazione sul tetto

martedì, gennaio 14th, 2014

Oggi, complici il fatto che in mattinata non lavoravo e che c'erano la bellezza di una decina di gradi, ho colto l'occasione per istallare un balun sull'antenna.

Mi ha aiutato, come al solito, il "super" del palazzo (per chi si fosse perso le puntate precedenti il super é una specie di addetto alla manutenzione che vive nel palazzo stesso).
Un signore alto e magro, pacato, sui sessanta. E' Rumeno, ha una passione per i cappelli tipo cowboy, e - a giudicare dalle T-Shirt - anche per l'Australia.

Dai che vi ho già parlato di lui... Venne qui come rifugiato politico ai tempi di Ceausescu assieme alla moglie, una signora distinta che ha l'aria di essere più giovane di lui di 15 anni.

Comunque, eravamo sul tetto. Lui reggeva la scala, io facevo delle misure ed armeggiavo coi cavi quando abbiamo cominciato a parlare del più e del meno.

Lui: Come hai trovato la situazione in Italia?
Io: Pessima. Peggio del peggio. (E che vi aspettavate da me...?)
[segue conversazione sui meriti dell'America, terra di opportunità per chi ha voglia di fare, poi...]
Io: si bella l'America, ma la carta verde é un problema quasi insormontabile. Tu almeno a suo tempo l'hai presa facilmente!
Lui: facilmente? Quando mai?!? Io per tutto il tempo sono dovuto rimanere qui senza poter tornare a casa neanche una volta. Ho rivisto mia madre soltanto dopo dieci anni. In quel periodo mia moglie era 
in preda alla disperazione e piangeva tutti i giorni.
Io: ah beh... in effetti facilmente mica tanto

Nel frattempo io da sopra la scala continuavo a lavorare. Faceva così caldo che mi sono tolto anche la giacca e sono rimasto col maglione.

Io: mi devi dire assolutamente una cosa a cui penso da tempo
Lui: dimmi
Io: cosa é successo alla signora dell'A10? Sua figlia é sparita all'improvviso... Che fine ha fatto? (Ero quasi certo che si fosse suicidata... mi sbagliavo di poco)
Lui: Well... She came home one night and said I dont feel very well, I don't feel very well... Next thing you know, she passed away my man! She passed away! 25 years old.
Io: Puttana di eva! Ora si spiegano tante cose...

Passa qualche altro minuto. L'antenna é quasi pronta. Faccio qualche misura prima di scendere per assicurarmi di non doverci ritornare e siccome sono proprio in vena di non farmi i cazzi miei insisto con le domande:

Io: E tu? Tu hai dei figli?
Lui (sconsolato): Eh io no... mia moglie non può avere figli e così non ne abbiamo mai avuti.
Io: Hai rimpianti? Ci torneresti di nuovo in America?
Lui: Certamente si. Certamente!

Poi mi ha raccontato di Frankie, un suo amico Italo Americano morto da poco che venne qui dopo la guerra. Frankie, a detta sua, In Italia aveva mangiato cibo che raccoglieva dai cassonetti mentre qui in quarant'anni di duro lavoro era riuscito a comperarsi una casa per lui oltre a due palazzine da otto appartamenti ciascuna.
Della storia il super non accettava assolutamente il figlio di questo Frankie, un ragazzo che non aveva voglia di lavorare e che potendoselo permettere non lavorava. Anzi faceva il comico... "il comico ti rendi conto? Questo nasce qua con passaporto, soldi e tutto e che fa? Il comico!" Il super furibondo per questo motivo.

Ora l'antenna va molto meglio. Ripenso alle storie che ho sentito. La signora dell'A10 (Americanissima che più Americana non si può) colpita da una tragedia del genere (a proposito, e il marito?!?) e circondata a trecentosessanta gradi da stranieri come me ed il super. Ripenso alla moglie del super senza figli che negli anni '80 piangeva perché non poteva tornare a casa, a Frankie ed a suo figlio il comico miliardario.

Sono tutte storie vere, storie che mi circondano e che che in qualche modo hanno a che fare con l'America, col dolore e con l'immigrazione.
Ti svegli una mattina e sono 7 anni che stai in America. Che flash eh...

Vi saluto. Ta ti ta ti, ta ta ti ta (chi deve capire capisce)

Ciao!

La Cittadinanza é importante

mercoledì, dicembre 4th, 2013

Sempre per la serie "Cittadianza Italiana VS Cittadiana Americana", torno a raccontarvi un aneddoto secondo me particolare che riguarda il papà dei miei amici in Pennsylvania.

Immaginatevi il Sig. Primo, muratore Italo-Americano sessantenne, baffo prorompente, uno capace di costruire caminetti in pietra lavorando quotidianamente sottozero, uno che l'America l'ha costruita letteralmente e con le proprie mani.

Ebbene, il Sig. Primo é anche un Italianista convinto. Lui - a differenza di tutto il resto della famiglia - dopo quarant'anni di carta verde si sente ancora un Italiano a tutto tondo e assolutamente non vuol sentir neanche parlare di naturalizzazione. "Che cosa?!? Io Cittadino Americano? MAI E POI MAI! Io sono Italiano, e a me gli Americani non mi possono neanche fare il vento col cappello..." dice convinto.

Ora però, quasi pensionato, Primo si concede sempre più spesso dei viaggi di piacere in Italia in previsione del suo rientro definitivo. Nessuno crede che alla fine tornerà davvero in patria ma a lui piace ribadirlo con forza. Staremo a vedere... Quel che é certo però, é che tornare a casa anche soltanto per dei brevi periodi può creargli dei problemi, il primo dei quali si é già manifestato.

Durante l'ultimo suo ingresso, il Sig. Primo si é trovato infatti alle prese con un giovane addetto che gli ha freddamente fatto presente che chi ha la carta verde non può allontanarsi e basta. Non solo ma é stato anche ammonito: se continua così la carta verde la perderà definitivamente a prescindere da quanto vive in America, da quante case, quanti figli o quanti dipendenti egli abbia.
Il Sig. Primo si é incazzato ma ovviamente non ha proferito parola perché "non sia mai fai del casino é possibile che ti rimandino a casa per davvero...".

Ma se davvero il Sig. Primo tornasse sui suoi passi, beh ci sarebbero almeno due o tre problemini da considerare:

1) gli Stati Uniti ti pagano la pensione da non-Cittadino se e solo se vivi negli USA. Vivendo in Italia questa verrebbe prima trasferita all'INPS e poi riscossa come fanno tutti gli altri Italiani. Poi chissà, tra 2 o 3 anni fanno un bel tetto sulle pensioni d'oro, o magari l'Italia esce dall'Euro, o magari lo stato Italiano fallisce... (good luck with that!).
2) Da qualche anno a questa parte il Cittadino Italiano residente in Italia che possiede dei beni immobili all'Estero é tenuto a pagarci le tasse anche in Italia. Si parla dello 0.7% 0.8% annui eh, non bruscolini.
3) Una volta persa la CV, se venisse voglia di rientrare in America per oltre tre mesi bisogna necessariamente richiedere un visto, cosa (credetemi) tutt'altro che facile o scontata. In alternativa, rientrare frequentemente per meno di tre mesi alla volta può portare all'espulsione o a conseguenze imprevedibili.

Morale della favola: la Cittadinanza é importante. Il giorno stesso in cui prendessi la CV metterei già sul calendario la data in cui inoltrare domanda per diventare Cittadino. In realtà a me non mi importa della carta verde, io proprio voglio diventare Cittadinoooooo. Che festa che farei: fuochi artificali, bunga-bunga, la banda coi tamburi, porchette per la strada, bottiglie di champagne a mitraglia... Mi faccio un tatuaggio in petto con su scritto "E MO SUCATEMELO"... magari oh... non mi ci fate pensare va

Ciao!

 

Another one bites the dust

sabato, ottobre 26th, 2013

Me ne sono andato dall'Italia in tempi non sospetti. Oggi il discorso é diverso ma nel 2007 pochi avrebbero avuto il coraggio di farlo davvero. Se poi consideriamo il lavoro fisso a 10 minuti di strada, l'auto pagata (spider!), l'appartamento di proprietà (dei genitori ovviamente, ma in Italia non fa differenza) ed il traliccio sul tetto (che nel mio caso é un particolare non da poco) é lecito supporre che non lo avrebbe fatto quasi nessuno.

All'inizio i "ma sei proprio sicuro?" ed i "pensaci bene prima di farlo" erano ancora vivi e vegeti nella mia mente e così descrivere cosa c'era di sbagliato nel bel paese ed al contempo cos'era affascinante negli USA divenne una necessità impellente. Adesso però tutto é cambiato: ormai coloro i quali hanno qualcosa da offrire stanno già pensando a come o dove fuggire ed é quindi inutile mettere il dito nella piaga. Raccontare come sono le poste, le compagnie aeree, le scuole, i mezzi di informazione e/o altro (in altre parole scrivere questo blog) é diventato un esercizio inutile e crudele perché sono cose che si sanno e che chi non sa riesce benissimo ad immaginare.

C'é però un argomento che a mio modesto parere merita ancora di essere trattato ed esso é l'immigrazione. Credo che l'Italiano medio fatichi ancora a comprendere i concetti basilari di questa materia per cui qualsiasi storiella, episodio o fatterello che qui sarebbe scontato in Italia diventa imperdibile. L'immigrazione é l'unico argomento che ancora mi attrae e che mi da la forza di cliccare su "Pubblica".

Ebbene, ci risiamo: Patrice mi ha raccontato l'incredibile (ma purtroppo vero) epilogo della storia di Charles detto Charlie, il Francese che dopo un quinquennio di permanenza modello a New York é stato rimandato a Parigi a calci nel culo e nel giro di poche ore solo perché aveva perso il lavoro. Vi ricorderete sicuramente che Charlie aveva - anzi ha - una fidanzata Giapponese. All'amore non si comanda e così a questa é venuta la pensata di fargli visita a Parigi per una settimana. Cosa c'é di meglio di una bella vacanzina per tenere acceso il rapporto? Del resto lei, forte del suo visto di tipo "O" concesso solo agli stranieri dotati di "capacità eccezionali", non ha nulla da temere giusto?

Sbagliato! Il viaggio é all'altezza delle aspettative e forse anche le supera ma al ritorno c'é un'amara sorpresa: l'Immigration officer in servizio a JFK le rivolge le domande di rito che si fanno ogni volta (e non importa se é la venticinquesima in 5 anni): "Ma che vieni a fare a New York?", "Che lavoro fai?", ecc. ecc. ecc. In questo caso però non é soddisfatto delle risposte: "ma come, hai il visto O e fai la parrucchiera?!? ". Parole che pesano come macigni. A nulla valgono le spiegazioni e le richieste di ragionevolezza: "Officer sono una stylist non una semplice parrucchiera!", "Sono qui da anni e non c'é mai stato nessun problema...". Niente da fare, l'Officer si é probabilmente espresso in altri termini ma il concetto é stato pressappoco: "Come no, Stylist dei miei coglioni... A New York le parrucchiere si sprecano bella...  Per quanto mi riguarda puoi tornare in Giappone ad impastare daifuku". E così infatti é stato:  il permesso di entrare negli USA, nonostante la straniera fosse provvista di regolarissimo visto lavorativo, viene semplicemente negato. Tutto normale, assolutamente "by the book".

Ora il Francesino é Parigi, la Giapponesina a Tokyo: entrambi sono perfettamente capaci di lavorare e produrre, entrambi hanno dimostrato di sapere essere parte attiva ed integrante nel tessuto sociale Americano. Ma non importa, non sono Cittadini Americani e per questo nulla é loro dovuto, anzi in America probabilmente non metteranno mai più piede.

La Cittadinanza da queste parti vale ancora qualche cosa. Altrove non lo so.

Un caro saluto dal limbo,

Alain detto Alan

Charles – detto Charlie – se ne torna a Parigi

domenica, settembre 22nd, 2013

Immaginatevi un tipo sui trent'anni, un Francese di Parigi che da cinque anni vive a New York. Si chiama Charles, detto Charlie. Charles, anzi Charlie, di tornare a Parigi non ne vuol sentire neanche parlare: "ogni volta che ci torno mi sento come fossi uno straniero" - ripete continuamente - eppure ci tornerà Martedì 24 Settembre con un biglietto di sola andata.

Cosa é successo? Semplicissimo: Charlie ha perso improvvisamente e senza alcun preavviso il lavoro che in tutti questi anni gli aveva permesso di rimanere tramite un variopinto  mosaico  di visti lavorativi. Cinque anni di permanenza modello, di tasse pagate, di rispetto assoluto di tutte le leggi - in primis quelle legate all'immigrazione - dopodiché Charlie se ne torna a casa ed amici come prima. Tutto come se non fosse mai successo nulla.

Ovviamente la tentazione di restare é forte... del resto di Parigi Charles - che ormai é diventato Charlie - non sa proprio cosa farsene eppure tornerà indietro perché consapevole del fatto che fare ora uno "sgarro" alle autorità pregiudicherebbe in modo irreparabile la possibilità di tornare indietro se mai - un bel giorno - essa si dovesse magicamente presentare.

Venerdì sera a Charlie hanno organizzato una festa d'addio a sorpresa. Erano presenti gli amici ed anche la sua fidanzatina Giapponese, una ragazza con cui aveva recentemente iniziato una relazione dagli esiti ormai incerti.
A ravvivare la serata tra un karaoke e l'altro una bella torta tipo compleanno con su scritto "We Will Miss You!".

Dell'Italia a me importa praticamente quanto a Charlie di Parigi e probabilmente anche meno. Non posso però fare a meno di notare quanto macroscopica sia la distorsione del concetto di cittadinanza che si é verificata nella mente dell'Italiano medio. Io arrivo da clandestino e ho diritto allo studio. Poi pretendo anche di lavorare dove e come voglio, e se lavoro per qualche anno - ma anche no - ho diritto alla cittadinanza. Alla fine forse mi faranno anche ministro... Giusto no?
Su certi argomenti sono ormai diventato poco propenso al confronto e forse anche intollerante. Sono ad esempio convinto che l'immigrazione sia uno dei problemi principali che affliggono la repubblica delle banane. Non dico sia il numero uno in assoluto ma per me è sicuramente tra i primi tre (...e se lo trovate oltraggioso me ne batto il cazzo).

Saluti,
Alain detto Alan

La festa di James

giovedì, agosto 22nd, 2013

Allora,

innanzitutto guardate lo screenshot qui sotto:

James-Australia

é un invito vero eh, non una cazzata. Lo ha ricevuto er Patrice (che ormai é inserito in tutto il Sud-Est Asiatico Newyorchese...)

La festa é in onore di James, un ragazzo Australiano che nelle prossime due settimane si recherà in Australia per cercare di rinnovare il suo visto lavorativo. Ha due possibilità: glielo rinnoveranno e quindi potrà tornare per altri due anni (al termine dei quali calci nel culo) oppure non glielo rinnoveranno e così rimarrà per sempre in Australia (tecnicamente potrebbe un giorno forse tornare ma dopo che ti negano un visto... beh... adios!).

James ha un lavoro regolare (che non può cambiare), é stato selezionato in base a criteri precisi e stringenti ed é pagato con uno stipendio che rispetta dei minimi imposti dal Governo. Forse ha una fidanzata? Forse ha comperato una automobile ed una casa? Forse ha anche un figlio?... chissà... sono comunque dettagli irrilevanti perché a prescindere da tutto il resto quella che sta organizzando sarà (si spera) la festa del suo arrivederci, ma potrebbe benissimo essere anche quella del suo addio. Tra due settimane lo sapremo.

Ogni tanto al Patrice gli chiedo: "o Patrice, ma secondo te in Italia la gente capisce quanto é dura l'immigration Americana se confrontata con quella del bel paese? No perché tutti lì pensano che se hai un lavoro allora nessuno ti può mandare via, se hai un lavoro (qualunque esso sia) hai il diritto di rimanere! Ovvio no?"

Col cazzo che é ovvio invece! Qui la cittadinanza (o la residenza permanente) ancora ha un valore: niente cittadinanza niente lavoro, niente cittadinanza niente sussidi di nessun tipo e - ovviamente - niente cittadinanza niente voto.