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Poi ditemi se questa non é l’America

martedì, dicembre 16th, 2014

Vi ho detto che ho trovato lavoro no? Ma non vi ho ancora detto come. Bisogna che ve lo racconti perché secondo me merita.

Premessa: vi dovesse mai venire in mente che io sono uno di quegli scienziati con 7 lauree e 2 PHD che vengono qui a fare la scissione dell'atomo... Assolutamente no! Non sono neanche particolarmente dotato secondo me (that's what she said!) ma, a detta di alcuni, ho una certa familiarità con  una serie di argomenti nell'ambito dell'Informatica, conoscenze che - almeno per il momento - mi hanno permesso di trovare lavoro a NY non una, non due, ma già tre volte.

All'ultimo giro mi sono iscritto a uno di quei siti specializzati per le startup. Su questo tipo di siti in genere non basta mettere il proprio CV (che comunque é necessario) ma serve anche compilare un profilo più dettagliato. Le tue motivazioni, quello che ti rendono unico ecc ecc ecc. Diciamo che ci ho perso 30-45 minuti per farlo.
Successivamente il sito mi ricontatta e mi viene assegnata una addetta con la quale fisso un colloquio telefonico di mezz'ora. Intendiamoci, l'addetta é una ventenne appena laureata e - come sempre accade - il colloquio é estremamente informale, al limite delle pacche sulle spalle.

Dopo il colloquio la ragazza mi dice che "potrei interessare" e che verrò inserito nella prossima "asta". Praticamente il profilo che avevo compilato viene proposto ad una serie di aziende che se interessate si fanno avanti presentando se stesse, il loro progetto e soprattutto quanto offrono di stipendio.

A me sono arrivate in tutto 8 offerte. Due (tra cui la più alta in assoluto) le ho scartate a priori: una perché il profilo che chiedevano era secondo me troppo elevato, e l'altra (quella che pagava al top) perché era a dir poco "shady" e siccome ci sono già passato so cosa significa e ci ho messo immediatamente la croce.

Le altre 6 mi hanno cominciato a telefonare. In genere fissavo i colloqui dalle 9 alle 9.30 del mattino, cioè prima di uscire per andare a lavorare. In diversi casi mi sono stati inviati degli esercizi da svolgere, cose molto pratiche e molto inerenti alla posizione che avrei dovuto ricoprire. Fatti i colloqui  telefonici, in genere vieni invitato di persona e - se accade - diciamo che sei a metà dell'opera.

Io ne ho ricevuti 3 di questi inviti, quasi contemporaneamente. Ti presenti, ti fanno sedere, si prende il caffè o una coca cola assieme... situazioni sempre molto amichevoli. Ovviamente c'é una parte colloquiale e - nei casi come il mio - una parte alla tastiera. Diciamo che ci si studia a vicenda. Le prime impressioni che loro hanno su di te contano molto, ma contano altrettanto quelle che tu hai su di loro. Ho accettato il lavoro che ho adesso quasi immediatamente e per ora ne sono molto soddisfatto.

Poi, una volta accettato il lavoro, mi arriva una sorpresa. La ragazza dell'agenzia che mi ha aiutato mi ricontatta e chiede: "dove te li dobbiamo mandare i soldi?" Io cado dal pero: "quali soldi scusa?". E lei quasi ridendo: "ah come non lo sai? Siccome hai trovato lavoro attraverso noi ti diamo un premio di ***mila dollari!". Mei cojoni! ho pensato un quel momento... E me li hanno dati davvero! Poi ditemi se questa non é l'America...

Ma non é finita!

Oggi la tipa si rifa presente: "Come mai non riusciamo a spedirti un pacco regalo? Ci è tornato indietro". E io: "Aridajje... ma quale pacco regalo?". E lei: "Ma niente siccome hai trovato lavoro con noi ti mandiamo un pensierino per Natale... una stupidaggine". Comunque è una stupidaggine spedita via UPS e che richiede la firma per la consegna... Ora sono curioso di sapere cosa sia. Se fosse un iPad o roba del genere non mi meraviglierei.

Ah... se per caso mandi un amico da loro e questo trova lavoro, prende i soldi lui e li prendi anche tu. E' una catena! In questi giorni ho aderito ad una offerta speciale in cui se mandi un amico che si iscrive e questo viene ammesso ad una asta (a prescindere poi dalla eventuale assunzione) questi ti regalano una stampante 3D. In genere le offerte speciali e la pubblicità non mi interessano ma proporre una stampante 3D ad uno come me é come proporre cicciolata ad un bambino... non potevo rifiutare e così ho fatto iscrivere un paio di persone.

Capito il concetto? Queste aziende di head hunting hanno tutto l'interesse di tenertisi amico perché vogliono stare nel giro, vogliono che gli presenti il collega che si trasferisce a San Francisco, quello che vuole cambiare lavoro, tu stesso che - prima o poi - (si spera poi!) a tua volta dovrai cambiare di nuovo. E non lo fanno perché sono gentili eh... lo fanno per soldi perché i datori di lavoro ci spendono per queste cose... e spendono parecchio.

Ora so che molti  penseranno: "ecco... vedi come dovrebbero essere le cose... si... viva l'America!... parto subito..." ecc. ecc. Io vi dico: calma, state calmi. Ragioniamoci su.
E' mia convinzione che se per magia le regole ed il sistema Americano venissero miracolosamente ed improvvisamente impiantate da noi, nel giro di due anni ci sarebbe una rivoluzione armata per farle rimuovere.
Io penso che la maggior parte degli Italiani sia contrario alla competizione, alla libertà di assumere e a quella di licenziare chi si vuole, quando si vuole. Per cui prima di esaltarvi fatevi un esame di coscienza... magari siete uno di quelli a cui le cose stanno bene come stanno e se sono insoddisfatti é solo ed esclusivamente perché "il figlio del politico x ha il posto fisso mentre io (che tra l'altro sono il più bravo di tutta l'Europa) ho ancora il Cocopro".
Non vorrei che tu, oh mio affezionato e paziente lettore, fossi uno di quelli che non aspetta altro che il "tana libera tutti" del contratto a tempo intederminato, quello che cerca il rapporto di lavoro indelebile, imprescindibile.  Uno di quelli che aspira al mito irraggiungibile del posto statale,  uno di quelli che "un contratto di lavoro... é per sempre" perché se così fossi  qui sbatti male, amico mio.
E' vero che ti mandano le stampanti 3D ma é anche vero che ti possono licenziare domani mattina, anzi stasera stessa. Per cui pensaci bene: forse il gogopro non é così male come ti sembra. Poi oh... a furia di votare per quel tuo amico alla fine magari un posto fisso salta fuori anche per te.

Ciao

Il cagozzo Americano

sabato, marzo 3rd, 2012

Questa settimana ho avuto un virus intestinale e quindi per un giorno mi ono trovato nell'impossibilità di recarmi in ufficio (c'era il rischio che mi cagassi addosso...). Cosa si fa in questi casi in America?

- Si va dal medico per farsi scrivere su un pezzo di carta che si sta male?
Noooooo!!!

- Si mandano FAX?
Nooooooooooooooo!!!

- Si fa mandare un certificato dal medico per via *** telematica *** al Sitema di Accoglienza Centrale dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che lo inoltrerà tramite Posta Elettronica Certificata (si, è certificato che non serve ad un cazzo effettivamente) al datore di lavoro?
Noooooooo!!!

- Viene un medico a sorpresa - ma in fasce orarie predeterminate - per controllare che in effetti si è agli arresti domiciliari e magari già che c'è si mette anche ad odorare anche il bagno per vedere se è vera la storia del virus intestinale?
Noooooooooooooooo!

Ma allora cosa si fa?!? Semplice: non si fa niente. Basta una telefonata, una email (non certificata!) o un piccione viaggiatore in cui si dica: "oggi sto male quindi non vengo". Fine della burocrazia necessaria.
Fino a dieci episodi come questo in un anno (che a me per fortuna basterebbero per 10 anni) non è rischiesto nessun documento scritto. Basta la parola.
Adesso direte: si ma se stai male per più di 10 giorni? Allora si che serve il certificato di un medico perchè entrano in gioco assicurazioni private ed altri fattori più complessi... Casi rari comunque, da queste parti.

Da una lettrice del blog

giovedì, gennaio 26th, 2012

Sono una lettrice del tuo blog da poco più di un mese ...
Ha attratto la mia cuoriosità la foto con "i tubi ed i gancetti per appendere
al muro le pentole"!
Come ci sono finita? non lo so! Sono mesi che cerco un modo per portare mai
figlia e mio marito via dall'Italia!
Una ricerca qua e una ricerca lì ... e sono finita sul tuo blog.

Mio marito è un'ingegnere ... viene da una terribile esperienza lavorativa. La
sua carriera si è interrotta. Sono mesi di inferno. E' in gamba, preparato ...
ma l'Italia non è il suo posto. Ed in certe parti d'Italia si lavora solo "per
conoscenza"!

Non sono matta, non cerco da te una soluzione! Però una luce sì.

Secondo te, che sei lì, che respiri quell'aria, che frequenti quell'ambiente
... dimmi la realtà come la vedi tu!
...è vero che lì, se vali, c'è un posto e un pò d'aria da respirare per tutti
coloro che voglio DAVVERO LAVORARE?

Complimenti per il blog.
Buona America
Ludovica

Cara Ludovica,

ogni volta che leggo e-mail come la tua è come se un mattone mi cadesse sopra al cuore. Ormai arrivano sempre più di frequente richieste del genere e sembra che in molti non vedano alternativa possibile alla fuga.
Sono convinto che il problema da noi non sia soltanto legato alla maniera in cui si può riuscire a trovare un lavoro, il problema è che ormai non ci sono più lavori da trovare! Non c'è lavoro per tutti, punto e basta.

Paradossalmente, quel che di più apprezzo del mondo del lavoro Americano è la flessibilità. Qui si è tutti precari vita natural durante ed in una condizione del genere la "selezione naturale" è fisiologica ed inevitabile. Chiunque si troverà prima o poi - per scelta o per necessità - a dover cambiare lavoro o carriera ed il sistema lo permette senza difficoltà.

Si sta meglio in America? Io sono convinto di si. Perlomeno, io mi trovo meglio qui. Certo se si è malati e non si riesce a lavorare normalmente le cose cambiano ma è un caso che per ora fortunatamente non mi riguarda.
E' difficile entrare? In genere molto, anzi moltissimo... esiste comunque la scappatoia Europea che potresti adottare senza troppi impicci anche domattina volendo. Prendi un aereo e via!
Penso alla Germania, al Regno Unito, alla Scandinavia e magari anche alla Francia. Sono posti in cui a detta di persone che hanno fatto esperienze analoghe alla mia si sta in ogni caso molto meglio che in Italia e purtroppo la cosa non è difficile da credere.

Lo so, è facile pensarlo ma poi farlo è un'altra cosa. Bisogna fare un passo alla volta: un corso di lingue, un percorso di aggiornamento professionale, cominciare a capire cosa fare e dove farlo. Tutto fino al momento della partenza. Magari all'inizio si può cominciare facendo un lavoro qualsiasi per poi svivolare verso le proprie più alte aspirazioni. Non so, io la vedo così. Sono pensieri che faccio anche io perchè di tornare in Italia non mi va assolutamente.

Ti mando un abbraccio ed un in bocca al lupo.

Alain

Cambio radicale: a New York è possibile

giovedì, ottobre 27th, 2011

Sempre per quel discorso del turnover ve ne racconto un'altra degna di nota.

Ho un amico Americano che vive a Westchester e che lavora da Morgan Stanley. Fa un lavoro rispettabilissimo e guadagna anche bene. Cercate di immaginare la situazione: vivi in un posto meraviglioso, la mattina prendi il treno e dopo mezz'ora sei sotto il grattacielo di uno dei nuovi padroni del mondo, uno di quelli che decideranno le sorti nostre e della generazione successiva. Entri, ti siedi, fai il tuo lavoro dalle 9 alle 17. Ogni due settimane ti arriva un assegnino niente male, ferie pagate, se ti ammali hai degli ospedali che non ve li posso raccontare perchè in Italia non sono concepibili. Insomma hai tutto. Il sogno Americano, anzi no mi correggo: il sogno Italianissimo del "posto fisso". E che posto fisso!

Verrebbe quasi da pensare che per lui è arrivato il momento di aspettare in pace la pensione. E invece no! Qui siamo a New York e quindi l'amico Americano che combina? Decide che ne ha abbastanza, che si deve reinventare, che vuole un cambio radicale e così fa il test per entrare in Polizia. Supera il test scritto, supera i controlli medici, le indagini sul suo passato e alla fine è con tutte le carte in regola: appena si libera un posto nell'arco del 2012 lo chiameranno a rapporto con un preavviso di 24 ore.
Io ho cercato di farlo riflettere: ma sei sicuro che ti piacerà fare un lavoro del genere? Ormai hai 30 anni! E come la metti col fatto che guadagnerai solo il 38% di quello che guadagni adesso? (attenzione, non il 38% in meno... intendo il 62% in meno!) Ma lui non sente storie: appena lo chiameranno andrà in ufficio saluterà tutti e il giorno stesso si presenterà in accademia. Per quanto riguarda i soldi dice che all'inizio tirerà la cinghia, poi spera di diventare ufficiale in modo da guadagnare all'incirca quanto guadagna ora. Poi mal che vada se proprio vede che non fa per lui dopo un paio d'anni si licenzia e si ributta sul mercato del lavoro di Wall Street. "...Perchè l'importante è essere soddisfatti", precisa.

Due cose sono da considerare in questa storia. La prima è la trasparenza e l'accessibilità del sistema: pur non conoscendo nessun Generale di Corpo D'Armata e pur non essendo figlio di un Brigadiere un impiegato qualsiasi riesce a farsi accettare in Polizia. A 30 anni pergiunta!. La seconda è che nonostante tutto un giovane si può sentire motivato e capace di attuare un cambio del genere: il punto di arrivo di molti Italiani come punto di partenza di altrettanti Newyorchesi.

Ciao!

Viva il turnover

martedì, ottobre 18th, 2011

Un paio di settimane fa (o forse la settimana scorsa?) ero a prendere un gelato sulla prima Avenue. Era una gelateria di quelle commerciali - anzi addirittura un franchise... (orrore!)  - in cui non mangerei mai ma la situazione era particolare e così mi sono dovuto accontentare.

Mentre mangiavamo sto gelato di plastica mi cade l'occhio su un articolo del Times appeso al muro che parlava della proprietaria del locale. Niente di spettacolare eh... solo che raccontava la storia di una signora che dopo qualche anno di lavoro a Wall Street si è stufata ed assieme ad una amica ha deciso di comperarsi una gelateria per mettersi in proprio.

Capisci la dinamicità, la flessibilità, la velocità con cui qui vive la gente? Quella se stava in Italia dentro quell'ufficio ci avrebbe piantato le radici e avrebbe sicuramente aspirato alla pensione. Anzi, adesso che c'è la crisi si sarebbe rivolta ai sindacati, poi anni di mobilità e di cassa inegrazione, proteste di piazza, interviste ad anno zero e appelli ai politici perchè ci diano il lavoro di cui abbiamo tanto bisogno e che tra l'altro è un nostro diritto. Poi in cambio magari gli votiamo.

E invece no... la signora si licenzia da una banca d'affari "boutique" e si ributta nel calderone per vendere gelati. Capito perchè l'America è l'America mentre noi siamo solo l'Italia? Abbasso il posto fisso, viva il turnover!

Ciao

I have a dream: in Italia TUTTI precari

mercoledì, giugno 15th, 2011

A parte il discorso che sto per fare, vorrei prima di tutto evidenziare il passaggio finale del Ministro Brunetta

<< Io credo che la giornata dell'innovazione sia questo: riconoscere al nostro paese questa grande capacità di parlare al resto del mondo. Se poi vogliamo chiamare questo parlare al resto del mondo innovazione, chiamiamolo pure innovazione >>

Ma no, chiamiamolo Arturo che suona meglio. Ministro Brunetta: ma che cazzo vuol dire sta stronzata solenne che ti sei inventato?!? Boh...

Per lavoratore precario io intendo un lavoratore che dopo un determinato periodo di tempo può liberamente essere licenziato dal suo datore di lavoro, anche senza un motivo preciso.
Ebbene, qui negli USA siamo tutti precari, e quel periodo di tempo è lungo circa mezzo secondo. Non tre mesi.

Io non mi stancherò mai di ripeterlo: cari precari, anzichè lottare per abolire il precariato, lottate per estenderlo a tutti i lavoratori! Ve lo ricordate quel mio amico assunto al volo dalla Boeing (adesso si può dire) dopo essere stato precario e maltrattato in Italia? Ebbene, da un certo punto di vista ora è precario anche alla Boeing nonostante ricopra un posto di grande responsabilità!

Sono convinto che una delle principali cause della rovina economica e sociale dell'Italia sia proprio il cosidetto "Posto Fisso", un termine che io abolirei sia a livello linguistico che legale.
E non mi venite a dire che qui non ci sono sindacati o diritti dei lavoratori perchè è falso. I lavoratori di qui sono molto di più garantiti e tutelati di quanto non avvenga in Italia...

Condivido quindi la protesta perchè mi rendo conto che in Italia essere precari equivale ad essere lavoratori di serie B ma non condivido la filosofia che la muove. Io dico: diamo ai precari i diritti che hanno tutti gli altri ma allo stesso tempo rendiamo tutti precari.

Italia America sola andata: da lavoratore atipico e mortificato ad ispettore di un colosso dell’Aeronautica

venerdì, giugno 10th, 2011

Mi ha appena chiamato un mio ex-collega, un Ingegnere Meccanico con due palle come fossimo al Bowling, uno di quelli esperti in materiali che conoscono in pochi ed in grado di fare simulazioni e calcoli da fantascienza. Uno di quelli che potrebbero rilanciare il futuro del paese contribuendo all'espansione e allo sviluppo tecnologico. Uno di quelli che in Italia dovrebbero essere tra i leader. Uno di quelli che quasi sempre rimangono ai margini.

Ricordo quando lo bistrattavano. Ricordo, per esempio, che una volta gli chiesero di entrare in una cisterna con la fettuccia per misurarne le dimensioni (era una vasca per lavorazioni galvaniche...) Non vi sto a raccontare le peripezie, le arrabbiature, i rospi che ha inghiottito. Poi il calvario del mancato rinnovo del contratto, cosa di cui non lo informarono fino all'ultimo secondo di lavoro. Una situazione snervante per chiunque ma soprattuto per chi come lui all'epoca aveva già moglie e figlio.

Sapevo che si trovava negli USA perchè qualche mese fa mi accennò che una  nota multinazionale Americana dell'Aeronautica - che conoscete tutti, ma proprio tutti tutti - lo aveva invitato nella sede principare per una selezione. Ebbene oggi,  dopo appena 30 giorni di corsi e test tutto spesato, lo hanno assunto. Ma no uno stage eh... no un trimestrale... no un chichi-coco-cucu e cacami lu cazz... lo hanno assunto regolare e con uno stipendio adeguato alla sua responsabilità: sarà Ispettore per il controllo della qualità dell'operato di un fornitore Italiano. Insomma uno di quei "uomini del monte" che quando dicono di NO fanno tremare veramente i polsi perchè si tratta di progetti da centinaia di milioni di euro, mica di lecca lecca!

Immaginatevi la soddisfazione di uno che dopo essere stato per un decennio vittima del sistema Italia ne è diventato un controllore. Mi ha chiamato su skype e sul suo profilo aveva messo già la bandiera USA: "Qua sono seri, qua sono organizzati... mi sento già Americano... " ecc... ecc... E' carico, orgoglioso e determinato nell'eccellere come non lo avevo mai sentito prima.

Cari amici dell'Industria Aeronautica Italiana statevi accuorti perchè uno dei vostri ex-sguatteri è passato dalla parte del padrone e se non lavorate bene questo vi fa il mazzo a tarallo!

(Comunque complimenti ****, te lo sei sempre meritato)

Ciao!

L’Italia è una Repubblica basata sullo Stipendio (non sul lavoro!)

sabato, aprile 9th, 2011

Foto www.repubblica.it

Aspetto il volo a JFK e leggo dell'ennesima protesta dei precari in Italia.

Per venire a fare l'ultra-precario a New York io ho lasciato il posto fisso (diciamo quasi due) sotto casa in Italia. Oh, e basta co sta saga infinita del precariato. Qua sono tutti precari: persino poliziotti e impiegati statali. Oggi lavori, domani forse... Se perdi il lavoro è perchè sei in esubero o non sei più compatibile con la tua posizione. E che fai? Ne cerchi un altro punto e basta. Altro che mantenere milioni di persone in "cassa integrazione" per anni e anni!

Vogliamo rilanciare l'economia in Italia? Semplice: abolizione di tutti i contratti collettivi, abolizione della cassa integrazione ed introduzione del concetto di "employment at will" in tutti i settori privati e pubblici. Oltre ovviamente ad aumento esponenziale di carceri, tribunali ed ad una razionalizzazione totale delle forze dell'ordine. Un giorno mi ci metto e scrivo un mio piano di "Rinascita Democratica". Licio Gelli a me mi fa una sega...

Il problema dell'Italia non è il precariato. Il problema è che manca il lavoro. Se non c'è abbastanza lavoro per tutti, come potete pretendere che si possa rendere stabile ed inalinabile il vostro?
La battaglia che i giovani dovrebbero combattere è quella di rendere precari tutti i lavoratori, non soltanto gli ultimi arrivati. Se così fosse poi vediamo se lavorano i neolaureati oppure i vecchi rincoglioniti.

Comunque io torno a ribadire: in Italia siamo al "si salvi chi può". La nazione è spacciata. Scappate se potete...
Un saluti a tutti i precari ed in bocca al lupo col posto fisso: quando lo troverete finamente potrete accendere il mutuo, prendere moglie e raggiungere il Nirvana.
Ciao!

Cococo, cocopro, cucucu e cacami lu cazz

martedì, marzo 1st, 2011

La notizia del giorno è il 30% dei giovani che sono disoccupati.

Vi immaginate se ci fosse libertà di licenziamento come negli USA anche da noi? Secondo voi, gli impiegati cinquantenni, quelli con l'occhiale sopra al naso, quelli che non sono capaci di spedire una mail con l'allegato, quelli che non parlano nemmeno in Inglese... Ecco, secondo voi, potrebbero quelli competere coi neolaureati che escono dalle università Italiane? E gli operai invece? Volete mettere un giovane atletico, scattante, nel pieno delle forze piuttosto di uno che va a pisciare ogni cinque minuti? Infine,  (visti gli usi e i costumi di questi anni) secondo voi i culi delle cinquantenni potrebbero mai competere con quelli delle diciassettenni? Impossibile! In politica diventerebbero tutte minorenni...

Insomma, se ci fosse un minimo di libertà, è ovvio che il 30% dei disoccupati si troverebbe in mezzo agli anziani e non in mezzo ai giovani. Non ci piove... ma tutto ciò sarebbe inaccettabile! In una nazione, finchè a dormire a casa dei genitori ci restano i figli ultratrentenni si può anche andare avanti ma se invece fossero i padri ad andare a dormire dai figli allora si che succederebbe un gran casino...  Altro che le stronzate di rai uno e rete 4, ci sarebbe già stata una rivolta!

I politici questo ovviamente lo sanno... e sanno anche che non c'è nessuna soluzione possibile. E quindi che si fa? Semplicissimo: tutte le leggi in vigore non fanno altro che istituire liberismo assoluto per i figli e diritti inossidabili per i padri. Così facendo si mantiene l'ordine della cose e si conserva una parvenza di normalità. La casta nel frattempo pensa a mantenere i diritti acquisiti, ad autoeleggersi, insomma a tirare avanti il più possibile in attesa del crack finale e del viaggio di sola andata verso Antigua.

Ma quale sarà, per noi, il prezzo da pagare alla fine? Cosa succederà quando questa generazione sarà a sua volta diventata una generazione di rincoglioniti con la prostata gonfia?
Continuate pure ad avere due pesi e due misure: da un lato contratti fissi e dall'altro cococo, cocopro, cucucu (e cacami lu cazz...) che tanto il conto alla rovescia è già cominciato. Tempo 30 anni e l'Italia diventerà un paese leader del suo continente (l'Africa)

Quei lavori che a New York diventano speciali

sabato, gennaio 22nd, 2011

Quali sono i lavori che farei volentieri se potessi lavorare liberamente a New York? Non mi riferisco alle ipotesi ovvie tipo il miliardario a wall street, il genio da google a chelsea o il tecnico della CSU (qui non si chiama CSI!). Mi riferisco a quei lavori che altrove sarebbero ordinari ma che invece a New York assumono connotati per me speciali.

Questi sono i primi dieci che mi vengono in mente:

- Il tassista

Taxi Driver è il mio film preferito. Lo Yellow Cab è se vogliamo il simbolo stesso di questa città... Quante storie, quanti volti, quante immagini inedite di Manhattan vive in un solo giorno ogni tassista di New York? E' un lavoro duro ma che puoi fare per solo arrotondare quando sei uno studente, un artista, un sognatore. Prendi la macchina a noleggio e si parte: altra corsa altro giro.

- Il portiere di notte di un grande condominio

Certi condomini di Manhattan contano gli stessi residenti di un paesino in Italia. Il portiere è una figura importante perchè fa da guardiano, da postino, da confidente. E' la figura che rappresenta l'intero palazzo agli occhi del resto della città. Ne avete mai visto uno uscire in strada in divisa, visiera davanti agli occhi e fischietto in bocca, per dirigere il traffico? Neanche la Polizia a volte riesce ad essere così marziale ed efficace.
Di notte poi c'è tempo per guardare un bel film, per chattare o giocare a poker online, per studiare. Difficile immaginare di fare il portiere di notte senza avere almeno preso 3 lauree e persi 3 milioni di euro giocando.

- Il lavavetri dei grattacieli (magari solo a Primavera!)

Certo, per rimanere appeso ad un cavo ad altezze comprese tra 0 e 400 metri bisogna avere almeno scritta la parola "paracadutista" nel proprio curriculum. Non è da tutti. Ma volete mettere passare in rassegna piano per piano, ufficio per ufficio, scrivania per scrivania il cuore pulsante dell'America corporate? Nessuno al mondo può immaginare una visione più chiara e realistica di quello che siamo e di quello che vorremmo essere. Meglio che andare al cinema. Ed il panorama? L'isolamento dal resto del mondo sottostante? Un pò come scalare una montagna scivolando sul vetro, anzichè arrampicandosi sulla roccia.

- Il barista in un locale gay

Ecco qua. Adesso in l'Italia ci sarà già chi fa le battute o chi storce il naso. In una nazione retriva ed omofoba come l'Italia è normale. Del resto siamo qui anche per questo...
Ovvio che per un gay sarebbe il lavoro ideale, ma anche per un etero non sarebbe niente male.
Nei gay bar infatti, non tutti sono gay. (Così come nei bar etero non tutti sono etero. In Italia come in tutto il mondo il 5% di tutta la popolazione è gay! Si, avete letto bene, uno su venti dei vostri amici è gay! ta-ta-ta-taaaaa!).
Un etero che si avventura in un bar gay va a colpo sicuro perchè la donna etero che ci trovi è ingrifatissima, ed impotente, dinanzi alla moltitudine dei maschioni che non la cagano minimamente. Scatta così quel meccanismo che dice: il primo che mi rivolge parola gli salto addosso. E quel primo che capita saresti sicuramente tu! Credetemi, è il luogo in cui tutti vorreste trovarvi nel weekend, è come andare a pesca con le bombe a mano. E questo il cliente, figuratevi il barista che carneficina!
Una volta ne vidi uno in un locale a lower Manhattan: tutto palestrato, modi gentili... a detta delle amiche che ci portammo era uno piacente. Gli amici gay ci spiegarono che il barista invece NON era gay... cosa che mandava alle follie i clienti che, cercando disperatamente di convertirlo sulla retta via, spendevano un sacco di soldi in bevute. Quel barista pare fosse felicemente sposato con una donna e pare guadagnasse circa 150.000 dollari all'anno.

- Il train conductor della metropolitana

Il conductor non è il pilota del treno ma quella persona che apre la finestrella al centro dello stesso per assicurarsi che nessuno si ficchi accidentalmente nel gap tra la banchina e le porte scorrevoli.
E' anche quella persona che sentite parlare negli altoparlanti dei treni più vecchi, e che comanda l'apertura delle porte.
La responsabilità cade tutta sul pilota: occhi attenti sui binari, mano pronta per frenare se mai saltasse qualcuno sotto le ruote. Il conductor no: tra una fermata e l'altra lo vedi che legge con calma un libro, in stazione scambia un sorriso o una battuta coi colleghi. Qualche rara volta fa un apprezzamento ad una bella ragazza. Non so perchè ma mi piacerebbe provare a starmene in quella stanzetta, pigiare i bottoni, annunciare le fermate al microfono per poi mettermi da solo a leggere il mio libro.

- Il controllore di volo

Quello di NYC è uno degli scali più affolati del mondo ed il trittico di aeroporti che circonda la città genera un traffico aereo di una complessità che credo non ha uguali nel mondo. Sebbene dicano che per via delle rotte congestionate sia diventato un lavoro di merda, a me piacerebbe ugualmente lo stesso. Lo slang, la velocità e la freddezza nell'impartire le istruzioni, la responsabilità e la concentrazione, l'impossibilità di fare sbagli lo rendono un lavoro sempre affascinante. A New York deve essere il massimo.

- L'operatore della funivia di Roosevelt Island

L'operatore della funivia è un pò un caronte dei tempi moderni che traghetta senza sosta gli abitanti di Roosevelt Island da e verto Manhattan. Lo sapete, quel posto mi è sempre rimasto nel cuore e la visuale che offre la funivia è impareggiabile. I passeggeri poi sono quasi esclusivamente dipendenti dell'ONU o ricercatori ai massimi livelli mondiali. Gente interessante insomma, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare in quell'anno sull'isola e che non mi dispiacerebbe incrociare due volte al giorno tutti i giorni.

- Il dispatcher del 911

A differenza del bel paese in cui ci sono: 112 per la polizia (o sono i carabinieri... boh) - 113 per i carabinieri (ma a che serve se chè già la polizia?) - 114 per il telefono azzurro (ma come? e il 112-113 a che cazzo servono allora? eheheheheheh)- 115 Vigili del fuoco (pronto va a fuoco la casa! Si ma ci sono feriti? Si... almeno 20. Bene allora chiami anche il numero delle ambulanze perchè noi pensiamo solo a spegnere il fuoco) - 116 per il Soccorso Stradale (va beh dai... ci sta) - 117 per la Guardia di Finanza (Pronto, correte, mandate uno dei vostri elicotteri! Perchè signore? Perchè non mi hanno fatto lo scontrino...) - 118 per le Amulanze (Pronto... la casa va a fuoco, ci sono 20 feriti. Si ho già chiamato i vigili del fuoco. Come? Devo chiamare anche la polizia? Al 112 o al 113, lei lo sa?) - 119 per Telecom Italia Mobile (Pronto mi serve una ambulanza! Devo premere 7 per parlare con un operatore? La promozione dell'Estate? Oh ma qua sto morendo... tu tu tu tu tu...) per tutto questo (esclusa ovviamente la TIM!) qui c'è un numero unico e cioè il 911.
Tu chiami e parli con una sola persona che da sola gestisce qualsiasi situazione di emergenza possibile. Mentre ci parli quella mette dei dati in un computer e a raffica partono gli avvisi per la polizia, per le ambulanze, i vigili del fuoco o per chiunque altro serva in quella situazione. Rispondono anche agli SMS e agli MMS, parlano diverse lingue e sono addestrati per gestire qualsiasi situazione. Un lavoro che può fare la differenza tra la vita e la morte degli utenti: "This is 911, what's the nature of your emergency?". Figata

- L'antennista

Anche dal punto di vista radiantistico NYC è una realtà credo unica ed irripetibile. Su tutte le gamme c'è infatti una quantità di segnali al limiti teorici del possibile con delle potenze da mandare fuori uso quei ricevitori economi che nel resto del mondo funzionano invece senza problemi.
L'antennista, sempre in alto, sempre solo, sempre all'erta,  è il protagonista di questo mondo invisibile fatto di MHz, di dB, di interferenze, di rumore atmosferico, di voci, di immagini o di informazioni che si incrociano nell'etere senza mai mescolarsi. L'antennista è un lavoro che ho nel cuore e che pratico, per hobby, dall'età di 12 anni. Quale luogo migliore per un antennista se non la città dei grattacieli?

L'elenco potrebbe ancora continuare a lungo... ma mi fermo qui.
Il messaggio è che New York è una città che mi da energia. Cose che altrove passerebbero inosservate, qui trovano un loro senso acquistando una qualche forma ispiegabile di magia. Il proverbio dice: "If you're leaving New York you're going nowhere". Più passa il tempo più sento che è proprio così