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Che la barba sia con me

giovedì, gennaio 7th, 2010

Un blog per me altamente destabilizzante:

Andate a leggerlo. Ragazzi che viaggio... La patagonia.
Pezzi del tipo:

Mi dispiace perchè non sono uno scrittore, un romanziere o un poeta, e solo uno di loro potrebbe trovare il modo di raccontarvi e farvi capire la meraviglia di questo pezzo di Eden calato sulla terra...io posso solo fare del mio meglio con poche parole e qualche foto, ripetendovi all'infinito quello che vado dicendovi da quando abbiamo messo piede sull'isola di Chiloè...il Cile è un paese maestoso, incredibile, che ti riempie il cuore con i suoi colori abbaglianti e con la sua varietà sconcertante. Seppur confinanti, Cile ed Argentina non potrebbero essere più diversi...Torres del Paine, arrivando dalla pampa, ti colpisce come un Van Gogh appeso ad una parete color ocra, ti sconcerta. E girare lungo le sue strade massacrate dal toule ondulè e sferzate dal vento sfilando in processione davanti a gruppi di guanachi dall'aria impassibile è un'esperienza da sogno...

Questi si che li invidio...

P.S.
Paolo grazie per la segnalazione

Mototurismo

domenica, ottobre 4th, 2009

Grandissimi ultimi due giorni di permanenza a Martinsicuro all'insegna del mototurismo.

Ieri ho fatto un giro tra Corropoli e Controguerra.
Il paesaggio collinare della costiera adriatica è eccezionalmente adatto alle passeggiate in moto. I paesini ci sarebbe da visitarli tutti: arrivi, ti siedi per bere un caffè, sigarette, cani che dormono all'ombra senza abbaiare, tempo immobile, vista sul mare. Al mio rientro in italia prenderò una mappa delle province di Ascoli Piceno e Teramo e visiterò una per una tutte le località riportate.

Oggi invece sono andato alla prima uscita del Motoclub di Martinsicuro. Eravamo circa venti equipaggi e siamo arrivati a Bisenti, una località tra Teramo e Pescara in cui pare sia nato Ponzio Pilato! Si proprio quel Pilato che nel film di Mel Gibson si lavò le mani anzichè giudicare quel ragazzo biondo che poi finì crocifisso assieme a due ladroni.
L'occasione era quella della festa dell'uva, o del vino... o qualcosa del genere. Bella festa popolare. Cose che in America neanche sono possibili da immaginare.

Al ritorno ultima scorribanda in autostrada prima di un periodo indefinito di astinenza dalle due ruote.
Domani mattina si parte.
Fine della toccata e fuga Italiana. Ci si rivede forse a Dicembre forse no. Nel frattempo mi trovate a New York.

Ciao!

Chiamatemi Ponciarello

giovedì, agosto 6th, 2009

Ve lo ricordate quando l'America era veramente l'America? Prima delle guerre recenti, prima del Patriot Act, prima di Bush padre e Bush figlio?
Io me lo ricordo... ero bambino e il simbolo dell'America per me erano i CHiPs: la polizia stradale della California. Il telefilm lo guardavo tutti i giorni. Il mio idolo? Ponciarello!!!
Nel risentire la sigla un pò mi sono commosso. Che mito... il vero sogno Americano. E sentite il giro di basso accompagnato dalla tromba. Anni settanta a catena... Che classe...
Per giorni interi andavo in bici su e giù per la strada fianco a fianco con gli amichetti imitando i movimenti e fischiettando questa musichetta (la frizione era il freno davanti e il cambio le pedaline della bici). Certe volte ci mettevamo anche i guanti.
Oggi sono qui in America, e i CHiPs (quelli veri!) li ho incrociati due volte sulle strade di Los Angeles. Sia io che loro a bordo dello stesso tipo di moto.

Sapete che sono infoiato con la Polizia Ausiliaria di NY no?
Bene ieri ho letto che esiste un reparto di volontari anche nella NYPD Highway Patrol!
No no no no, non potevo resistere. Anche se probabilmente non si può partecipare senza avere questa cazzo di maledetta carta verde ho fatto domanda lo stesso. Si, ho fatto domanda sul sito della Polizia e sto aspettando che mi richiamano.

Ragazzi dai è il sogno di un bambino che si realizza lo capite? E' come tornare ad avere 10 anni un'altra volta. Solo che stavolta al posto della bici ti danno la moto vera.
Fantastico. Eccezionale. Il top.

Da oggi in poi chiamatemi Ponciarello.

Nuova fissa: Coast to Coast in Giappone

lunedì, giugno 29th, 2009

Da quando sono tornato dal coast to coast non so più che scrivere. Non ho l'ispirazione...
E' che ci ripenso... ci ripenso... ci ripenso...
Ripenso agli spazi, ai colori, ai paesaggi, alla libertà.

Sti giorni ho visto "Long Way Round", un documentario sul viaggio intrapreso nel 2004 da Ewan McGregor (protagonista di trainspotting) che assieme ad un altro attore, a bordo di due BMW, hanno fanno Londa - New York passando per Europa, Kazakistan, Russia, Mongolia, Siberia, Alaska e Canada.
Lo potete vedere tutto su youtube... Quello si che è un viaggio!
Successivamente, nel 2007, hanno ripetuto l'impresa ma questa volta da Londra al Sud Africa.

Certo con una organizzazione del genere io credo che potrei arrivare sulla luna.
In ogni caso mi accontento dei miei viaggetti non estremi ma sempre interessanti: Capo Nord, Coast to Coast negli USA... E poi?
Inizialmente pensavo al coast to coast in Australia ma sto rapidamente cambiando idea.
Il deserto l'ho già visto qui. In Australia poi ci sono già stato due volte. Non sarebbe meglio fare tutto il Giappone?

Jaaaaaapan. Arigatò... Sayonara... Ehhhhhh si si si: Japan!

Sono in contatto con un profondo conoscitore della zona: Nicola di Nicola in Giappone. Gli sto chiedendo delle informazioni preliminari per cercare di capire quali possano essere le difficoltà di una avventura del genere.
Pare che non ci sia problema alcuno di criminalità, i cartelli stradali sono anche in lettere occidentali anche se si guida contromano come nel Regno Unito.
Il problema potrebbe essere che nessuno parla Inglese. Vuol dire che mi toccherà studiare qualcosina prima di partire ed eventualmente inventarmi qualcosa per avere un interprete da chiamare al telefono H24.

I paesaggi sono surreali. Pensate ad un Italiano che in moto passa attraverso i posti più remoti del Giappone... Dai su! Il top!

Day 12 – Fine del Coast to Coast

sabato, giugno 13th, 2009

L'avventura è veramente finita.

Oggi siamo passati per Malibu, Santa Monica e Redondo Beach lungo la mitica Pacific Coast Highway (PCH).
Ho scoperto che i famigerati CHIPS (la stradale della california) una volta usava le Harley Davidson mentre ora delle BMW uguali identiche alle nostre.
Los Angeles è bellissima ma guidare è un incubo. Code ovunque. New York al confronto è disabitata.
Le ultime 30 miglia in particolare sono state tremende. La Highway 405, come ogni giorno ed in particolare ogni venerdì, era stracolma di automobilisti e a tratti si procedeva a passo d'uomo.

Siamo arrivati al punto concordato e abbiamo trovato ad attenderci un ragazzo davanti al suo garage.
Devo ammettere che mi ero affezionato alla moto e lasciarla mi è dispiaciuto.
Sulla via dell'aeroporto (in taxi) c'era il sole al tramonto sulla skyline di Los Angeles. Questa l'ultima immagine che mi è rimasta in mente.

Oltre l'Europa, anche l'America è fatta.
Prossima volta coast to coast in Australia.

Day 11 – Siamo a Los Angeles

venerdì, giugno 12th, 2009

Da una stradina nel deserto del Nevada si è passati in poche ore al traffico vorticoso di una autostrada a sei corsie della zona metropolitana di Los Angeles.

Ho chiamato la mia amica Shira che abita a NYC ma è di Los Angeles e lei appena ha saputo che mi trovavo in zona mi ha fatto richiamare dal suo papà che hai insistito per ospitarci nella sua villetta con piscina.

Los Angeles è tutta un'altra cosa rispetto a New York. Le persone e lo stile di vita sono competamente diversi. Abbiamo ad esempio conosciuto un vicino di casa 58enne simpaticissimo con una carica e una vitalità da far invidia ad un ventenne.
Le donne nella zona di Los Angeles sono meglio vestite e credo anche più curate. Sembrano essere tutte in forma. Ovunque ti giri vedi belle donne dentro belle macchine.

Il programma per domani è semplice: giro in moto lungo la spiaggia di Malibu, riconsegna delle moto nel tardo pomeriggio e volo verso La Guardia in serata.

L'avventura volge al termine.

Day 10 – Death Valley

giovedì, giugno 11th, 2009

Giornata dura. Abbiamo fatto un giro bello lungo... senza spingere ma anche senza tregua da mattina a sera.

Dall'Arizona siamo passati al Nevada attraverso la "Hoover Dam", una enorme diga su cui stanno costruendo un ponte pazzesco. Appena lasciata Las Vegas alle spalle ci siamo inoltrati nel deserto del Nevada.

Dozzine di minuti senza incontrare anima viva. Sulla nostra destra il poligono nucleare dell'aviazione americana. Dietro l'angolo la famigerata "Area 51". Sulla sinistra l'enorme parco nazionale "Death Valley", la valle della morte che è già parte della California.

Siamo rimasti impressionati. E' stato un giro faticoso ma ne è valsa la pena.
Per caso lo Zabriskie Point si è presentato lungo il nostro percorso. I colori delle badlands sono ancora nella mia testa. Mai visto nulla di simile.

Poco prima dello Zabriskie c'è una antica cava di Borax, un qualcosa che veniva estratto in condizioni di lavoro disumane verso la fine dell'ottocento. Per portare il prodotto estratto alla ferrovia e l'acqua potabile alla miniera venivano percorsi circa duecento chilometri nel deserto utilizzando un carro trainato da venti muli. Cose d'altri tempi.

Al tramonto siamo rientrati in Nevada. Difficile spiegare a parole giri in moto a questi livelli. Specie quando si è stanchi come sono io ora.

Day 6 – Route 66

domenica, giugno 7th, 2009

Siamo arrivato in Texas dopo una tirata di oltre 400 miglia.

Si fa fatica a spiegare a parole il fascino di questi luoghi. Quello di stasera è sicuramente il più bel giro in moto che ho fatto fin dai tempi dei fiordi sulla E6 in Norvegia.

La temperatura sfiora i 40 gradi, e il paesaggio è diventato surreale.

La I40 non è più quella grossa autostrada che era solo poche centinaia di miglia più indietro. Sembra di essere sul set di un enorme film Western e che da un momento all'altro stiano per sbucar fuori gli indiani.

Parallela alla I40 scorre la vecchia Route 66.
Larga non più di 5 metri è a tratti abbandonata e a tratti utilizzata come piccola strada locale.
In giro pochissime persone. Case abbandonate. Pale eoliche a centinaia. Spazi immensi. Cielo enorme.

Alloggiamo in un motel circondato da un ambiente che così decadente ho visto solo nell'Europa dell'Est.
Ho avuto paura nell'inoltrarmi per circa due miglia lungo una strada di campagna alla ricerca di un ristorante consigliatoci dal gestore del Motel (un indiano).

Forse è solo che dobbiamo farci l'abitudine a questo tipo di ambiente. Una signora che lavora nello spaccio di un benziaio si è messa a ridere quando le ho chiesto se la zona era sicura o meno. Mi ha detto "this is Route 66 ya know?". Pare che qui non voli una mosca senza prima chiedere il permesso. Sarà. Comunque mi piace. Domani non vedo l'ora di rimettermi in marcia verso Albuquerque NM.

Il Coast to Coast comincia oggi. Comincia qui.

Day 4 – ancora pioggia, Kentucky e Tennessee

giovedì, giugno 4th, 2009

Eravamo partiti bene, il tempo coperto ma stabile. Sembrava fatta... e invece puntuale è arrivata la pioggia.
Siamo entrati ed usciti abbastanza in fretta dal Kentucky. Ci siamo fermati solo per fare il webcast.
Dopo un caffè preso a Nashville siamo ripartiti per poi arrivare fin qui.
L'accento del Sud, soprattutto in Tennessee, comincia a farsi sentire. Non capisco molte delle cose che mi dicono... anche le più banali. Ci sono in giro personaggi veramente rustici. Molti allevamenti di bestiame. Bandiere e sfoggio di potenza militare un pò ovunque.
Siamo ad un terzo del viaggio e abbiamo fatto esattamente un terzo delle miglia necessarie. Abbiamo intenzione di avere un margine per la parte finale quindi ci siamo imposti di mantenere il target delle 350 miglia giornaliere. In realtà ne basterebbero solo 240.
Da qui in poi la Interstate 40 ci porta direttamente fino a Los Angeles. Questa strada da Oklaoma City in poi è meglio nota come Route 66 e si comincerà ad attraversare vero e proprio deserto.

Arrivando in questo motel immerso nel verde abbiamo notato un signore sui settanta che assieme alla moglie era alla guida di un vecchio camion militare restaurato. Sia lui sia la sua anziana signora avevano addosso indumenti verdi o mimetici. Incuriositi ci siamo avvicinati per chiedere spiegazioni e così abbiamo scoperto che  era un meccanino in pensione che per passione restaura vecchi veicoli. Stava andando a Washington DC in occasione di una sfilata di mezzi militari vintage. Il camion fa talmente tanto rumore che per starci dentro servono i tappi per le orecchie eppure I due sembavano contenti come due ragazzini.

Cena in un ristorante country finalmente estraneo alle grosse catene di franchising che lentamente hanno sfregiato l'immagine di questa nazione. Per la prima volta ho la sensazione di trovarmi in un posto sperduto. Magicamente gli orologi si sono spostati un'ora indietro.
Domani Memphis, poi Arkansas. Da quel punto in poi si farà sul serio.

P.S.
se volete leggere il punto di vista del Gallo potete andare a leggere il suo blog. Scriviamo in maniera del tutto indipendente eppure alcuni post sembrano identici! hehehehe

Day 3 – Piogga Pioggia Pioggia e separazione dal Gallo

mercoledì, giugno 3rd, 2009

Siamo a Cincinnati, Ohio.
La terza giornata di viaggio comincia male, anzi malissimo.
Ci alziamo e troviamo le moto bagnate, cielo grigio, aria fredda.

Metto in campo immediatamente tutta l'attrezzatura da bagnato e gran parte di quella da freddo. Gallo fa altrettanto e così scopro i suoi ridicoli "preservativi per i piedi" (come li chiamo io) che sono scivolosissimi, scomodi e credo anche pericolosi. Lui invece di dare retta a me e comprarsi gli stivali a suo tempo si è lasciato convincere da un marioulo di Foggia che gli ha rifilato sta porcheria. C'erano anche dei copri guanti a 3 dita! Li ho visti e ho riso... praticamente te li metti e diventi un personaggio di walt disney. Ancora più scomodi secondo me.
Io avevo su i miei guanti da lavapiatti gialli messi sopra i guanti normali così come insegnatomi dai centauri di capo nord ma Gallo no... Gallo è andato via coi guanti di pelle nudi sotto la pioggia. Dopo mezz'ora erano ovviamente fradici. Avrà tempo e modo per imparare.

Va beh... le prime cento miglia scorrono lente e faticose ma senza particolari intoppi. Ad un certo momento, saranno state le 12, la visibilità era bassissima a causa delle enormi nuvole d'acqua alzate dalle auto e dai camion. Gallo era avanti ad un paio di veicoli rispetto a me quando invece di proseguire sulla I-80 come stabilito devia per la I-76.
Me ne accorgo quando sia per me che per lui era troppo tardi per rimediare e così ci siamo divisi. Momento di panico. Giusto il tempo di dare le ultime istruzioni al volo prima che gli intefoni perdano il contatto radio: "Destra! Destra! Destra! Noooooo Nooooo Pooooorco D********o Gallo ci siamo divisi! Ci vediamo sulla I-80! Fermati al primo benzinaio e accendi il telefono!"

Io mi fermo immediatamente, accendo il cellulare e comincio a chiamarlo a raffica. Lui invece dalle mie parole intende che si deve fermare al primo benzinaio SULLA I-80 e così prosegue cercando un bivio. Ricordatevi che luì e quello SENZA GPS quindi questi cambi sono complicati. Ci mette infatti circa 45 minuti prima di ritrovare il modo di tornare alla 80. P fortuna il casello del Turnpike lo insospettisce e lo induce a fermarsi per chiamare prima di entrare.
Ammetto che in quei 45 minuti, solo e sotto la pioggia battente, ero parecchio nervoso. Ho anche telefonato a due persone negli Stati Uniti per raccontare l'accaduto e chiedere consigli. Ad entrambe ricordo di aver detto: "non sai cosa darei per avere ora una sigaretta".
Ristabilito il contatto telefonico ci siamo ritrovati in fretta ed il viaggio è ripartito come se nulla fosse accaduto. Pochi minuti dopo c'è stato il webcast.

Nel pomeriggio abbiamo ripreso a camminare con decisione e sempre sotto la pioggia.
Oltre al paesaggio dell'Ohio che sembra una enorme pianura padana mi ricordo di due cose: l'harleysta impavido che ci ha sorpassati nonostante la pioggia senza casco e due enormi cartelloni uno dietro l'altro. Il primo diceva qualcosa come "WHERE WOULD YOU LIKE TO SPEND ETERNITY?" e l'altro "HELL IS REAL".

Alla fine, nonostante tutto, siamo riusciti ad arrivare a Cincinnati (Ohio) come ci eravamo prefissati.
I paesaggi sono stupendi, le fotografie da fare sarebbero centiaia. Il problema è che o fai le foto o fai i chilometri (anzi le miglia!). Tutte e due le cose non si possono fare.

Domani Memphis.