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Vittoria: a New York, Uber non si tocca!

giovedì, luglio 23rd, 2015

La crociata anti-Uber del Sindaco De Blasio non é durata neanche una settimana.

Dopo l'annuncio del Sindaco e le insistenze iniziali, Uber ha lanciato una massiccia contoffesinva nei confronti dell'amministrazione Comunale. Oltre sit-in, proteste degli autisti e testimonials di personaggi famosi, Uber ha modificato la schermata principale della propria app in modo da includere la possibilità di esprimere la propria opinione dei confronti del Sindaco. Il risultato é stato che circa quarantacinquemila Newyorchesi (compreso il sottoscritto) si sono imbufaliti e hanno sobissato di proteste la casella e-mail del First Deputy Mayor.

Dopo qualche giorno mi é arrivata anche una risposta, ovviamente preconfezionata. La cosa che mi ha colpito di più é stato l'indirizzo dal quale é arrivato: firstdeputymayor. Scritto proprio così, tutto attaccato in una parola sola, tutto minuscolo. Ma dico stiamo scherzando? Avete capito il problema qual'é? Da un lato ci sono l'innovazione ed il futuro, un servizio rivoluzionario ed amato dal pubblico. Dall'altro invece c'é gente che non é in grado di gestire correttamente il proprio nome sulla casella di posta. Questo a Manhattan, mica dentro una caverna!

Comunque, le conseguenze politiche di questa idea di De Blasio sono state tante e tali da costringerlo ad una clamorosa marcia indietro. Almeno per il momento, a New York, Uber non si tocca!

P.S.
Prossime elezioni comunali, se faccio in tempo, voterò Republican. Non importa chi saranno i candiati.

 

 

Forest Hills

giovedì, aprile 30th, 2015

Scusate se non scrivo ma ultimamente non trovo la forza di farlo.
L'inverno si prolunga più del dovuto (siamo quasi a Maggio ed ancora si accendono i riscaldamenti)  e la ricerca della casa da acquistare assorbe quasi tutte le mie energie.

Spendiamo due parole sulla casa.

La zona tutt'ora favorita è ancora Forest Hills, nel profondo Queens. I motivi di questa scelta (oculatissima) sono molteplici e possono essere riassunti come segue: meno di mezz'ora di metro (e non di treno!) da Midtown Manhattan, ottime scuole, altissima sicurezza, attività commerciali ai massimi livelli del Queens, zero Hipster.
Certo, non ci sono locali notturni e posti di figheria e questo dettaglio normalmente allontana un sacco di gente. A me invece ormai mi attrae. Tanto per dire, a Williamsburg non ci vivrei neanche gratis. Ve lo giuro! Ormai odio i posti alla moda, odio i tavolini dei ristoranti gomito a gomito coi vicini, e soprattutto odio fare la fila. E' diventata una filosofia di vita: se c'é da fare la fila la cosa non mi interessa. Io arrivo e mi devo sedere, altrimenti vado via.

In questa fase della mia vita Forrest Hills é perfetta e nei tanti giri che ci sto facendo ho scoperto delle zone incredibili. Zone che non mi immaginavo potessero esistere a poco più di 5 minuti di cammino da una stazione Express della metro. Ovviamente sto parlando di zone che assolutamente non mi posso permettere (siamo sui 1.5 Milioni a salire) tuttavia a queste zone di elite se ne affiancano altre meno prestigiose ma altrettanto fortunate. Esse brillano di luce riflessa e data la vicinanza alle prime i residenti di queste ultime godono degli stessi diritti e degli stessi servizi. Eh si perché quando i ricchi raggiungono abbastanza massa critica, se vogliono sicurezza viene fatto di tutto perché la ottengano. Se invece vogliono le scuole per i figlioli, ecco che si migliorano le scuole. Vogliono la profumeria che trovi solo a Manhattan? Zac!... aperta la profumeria. Ristorantino? Pronto il ristorante. Se escludiamo Astoria, a Forest Hills c'é gran parte di tutto quello che manca nel resto del Queens. Ovviamente poi, proprio per via di quella luce riflessa di cui sopra, nel ristorante o nella profumeria ci vado anche io che non sono ricco. Gravito nella loro orbita insomma... E quindi si può fare.

I ricchi di FH sono quelli storici di New York, gente che si é trasferita li da Manhattan e che ora si gode il frutto delle fortune fatte decadi fa. Molti pensionati, molti nonni. Oppure sono quei nuovi ricchi, perlopiù asiatici, che a passo di marcia ripercorrono le stesse tappe dei primi.
Tutto intorno a questa Oasi di felicità il nulla assoluto: Rego Park, Kew Gardens, Flushing, Corona... Posti di ben altra fattezza e di ben altre speranze. No, non ci sono più dubbi: o Forest Hills, o morte!

Quale sarebbe la morte? La morte qui ha un nome ben preciso: New Jersey. Intendiamoci, stiamo parlando di una morte dolce eh... indolore. Anzi piacevole.
Di recente ho visto delle case multifamiliari a un'ora di treno (e non di metro! gran bella differenza...) da Penn Station che erano qualcosa di fenomenale. Nuove, anzi immacolate in un complesso ancora in costruzione. Allo stesso prezzo di un bilocale ad Astoria da quelle parti prendi una di queste villette da sogno, credetemi non sto esagerando: case DA SOGNO. Come nei film, anzi meglio. In Italia é difficile vedere case così anche dalle mie parti, figuriamoci ad un'ora di treno da Roma o da Milano.
Ma poi servizi, pulizia assoluta, statue di arte moderna in mezzo alla strada... na roba da matti. Altro che Ostia, li se pisci contro un muro secondo mi danno l'ergastolo... Qualità della vita a 3000! E allora perché sarebbe la morte? Eh... difficile spiegarlo. Il paesino Americano é duro da sopportare eh... anzi durissimo. Diciamo che si sconta un certo isolamento. C'é quel silenzio assordante e quell'assenza di esseri umani alla quale si diventa assuefatti dopo qualche anno di permanenza in città.

Va beh, spero di averi illustrato la complessità situazione. Spendo i weekend a trattare coi broker, le serate a leggere libri, articoli di giornale e blog sull'argomento. Poche energie di scrivere sul blog. L'Italia mi sembra sempre più lontana. Da dove sono ora tornare indietro sarebbe di gran lunga più difficile e più faticoso che approdare definitivamente sull'altra sponda.

Saluti dal Queens

P.S.
Ogni tanto potrei fare delle dirette da Periscope.

Sui recenti fatti di Brooklyn

domenica, dicembre 21st, 2014

mourn

La responsabilità politica dell'attentato é da attribuire esclusivamente al Sindaco De Blasio: la sua retorica buonista ed anti-polizia sta cominciando a dare i primi frutti. Spero vivamente che si dimetta o che non venga rieletto.

Per quanto mi riguarda il discorso é molto semplice: da una parte ci sono i criminali, quelli che fanno a botte con la Polizia, quelli buoni solo a creare problemi, i violenti che trasgrediscono la legge e che si sentono in diritto di farlo. Dall'altra ci sono i poliziotti, persone che lavorano per difendere noi altri prima ancora che se stessi.

Io, ci mancherebbe altro, sto dalla parte della Polizia.

Storici nostalgici in liberia

giovedì, febbraio 13th, 2014

Avrei una voglia di fare un articolo su Renzi che neanche immaginate. Dopo tutto il bordello che si é fatto per le preferenze questo che fa? Altra legge elettorale SENZA preferenze. E poi? Va al governo senza voto. Che faccio lo scrivo? Ma lasciamo perdere... tanto é tutto finito.

Invece vi scrivo di ieri sera.

Tramite Twitter ho casualmente scoperto che Kevin Walsh, uno scrittore/blogger che seguo da diversi anni, presentava il suo ultimo libro (che avevo già comprato un mese fa) praticamente a due passi da casa mia.
La cosa particolare é che lo avrebbe fatto in una libreria di cui non avevo mai sentito parlare. Ma come, c'é una libreria sulla 31esima strada?!? Ci ero passato davanti almeno duecento volte e neanche me ne ero mai accorto...

Comunque, Google Maps alla mano mi reco sul posto e subito riconosco il signore. Walsh era lì, più anziano di quanto mi aspettassi, vestito in maniera modesta, gli occhialoni retrò, il capello da intellettuale.
Il proprietario del negozio (devo dire una bellissima libreria, assortita in maniera molto intelligente) lo presenta, spiega che fanno entrambi parte della Astoria Historical Society, e poi gli passa la parola.

Walsh esordisce domandando: quanti di voi sono fan del blog forgotten NY? Quasi tutti alziamo la mano. E poi si presenta dicendo che da quarant'anni egli va in giro osservando e fotografando particolari della città di New York che normalmente nessuno nota. Lui invece, sempre in bici, segna, studia, annota, raccoglie testimonianze.  E' una vera e propria enciclopedia vivente sulla città di New York. Sa tutto di tutto, particolari incredibili... Ma non solo di Manhattan eh, troppo facile! Questo va a vedere una per una le case vittoriane che ci sono nel Queens, l'omino di latta dello stagnino che sta li dal 1930, i pali della luce originali di un parco nel Bronx, le sirene abbandonate che servivano a dare l'allarme in caso di attacco nucleare, i cartelloni pubblicitari degli anni che furono e che ora sono ormai sbiaditi dal tempo. Curiosità di questo genere, oltre a storie di persone, di attività commerciali, di ponti,  di opere demolite o di altre mai realizzate. Molto molto interessante.

Il tutto condito da un senso di nostalgia per il passato e di diffidenza nei confronti del futuro. Passare un'ora assieme ad una congrega di storici e di appassionati di storia della città di New York ha confermato la sensazione che immediatamente e da sempre provo stando qui: quelli che una volta erano luoghi che avevano un fortissimo e caratteristico gusto proprio, una ragione di essere, un "sense of place" (come dicono loro) hanno gradualmente lasciato il posto a realtà anonime e senza nessuna anima.

A Manhattan - città che ormai é versione Walt Disney di se stessa - tutto ciò é spietatamente evidente ed é impossibile non accorgersene persino per chi é totalmente insensibile nei confronti di certe cose.
Nel Queens - che certo non gode delle stessa visibilità e delle stesse attenzioni - il fenomeno é stato probabilmente ancor più brutale e spietato.
Del resto io stesso sono un estraneo "mordi e fuggi" paracadutato quasi per caso nella realtà di questo quartiere e, per esempio, non mi ero neanche accorto che vicino casa ci fosse una libreria! Decine di migliaia di estranei come me, avvicendandosi e moltiplicandosi senza misura nei decenni, inevitabilmente finiscono per alterare il panorama. Laddove c'erano casette di legno e viali alberati ora ci sono palazzoni e parcheggi, dove un tempo le famiglie si ritrovavano nei weekend ora ci sono centri commerciali e fast food.

Dalla prefazione del libro: "Cities have the capability of providing something for everybody, only because, and only when, they are created by everybody... no normal person can spend his life in some artificial heaven, and this includes children. Everyone must use the streets."

La diversità é consuetudine

domenica, dicembre 23rd, 2012

Ieri a pranzo siamo stato a Flushing.

Flushing é roba da matti... Pensavate di aver visto la Cina a Chinatown giusto? Sbagliato. Mentre a Canal Street Chinatown é una semplice via con una serie di negozi per turisti gestiti da Cinesi Cantonesi, Flushing é una città intera in cui vivono decine e decine di migliaia (forse centinaia?) di Cinesi perlopiù settentrionali. (E si perché voi non lo sapete ma gira e rigira tutto il mondo é paese eh... anche in Cina c'é il tormentone polentoni/terroni ecc...)

Comunque... Flushing é da vedere perché e praticamente come visitare Pechino senza recarsi in Asia. Uno che non é abituato potrebbe addirittura spaventarsi in una situazione del genere. Tipo che vai a mangiare in un mall e attorno a te ci sono solo Asiatici. Ma a migliaia! La gente parla solo Mandarino, addirittura una ragazza viene da me per chiedere se poteva prendere una sedia e me lo chiede in Cinese...  a me! Sopra il mall c'é un grosso Macy's. Anche li sia i clienti che gli impiegati sono Cinesi e parlano tra loro in Mandarino. Poi c'é un supermercato che é qualcosa di surreale: diciamo che la maggior parte dei prodotti in vendita sono per me sconosciuti, roba mai vista prima... verdure strane, pesci strani, tutto strano. Ma enorme eh! Tipo la Coop... non un buchetto. Ecco una delle sue dozzine di corsie:

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Va beh.

Oggi invece a pranzo siamo stati al Café Triskell, un ristorantino Francese che é un gioiellino del Queens: al muro cartine della Bretagna, pubblicità antiche in lingua, bottiglie di vino, oggetti particolari. Poi si mangia bene eh... anche il pesce non é male (noi prendiamo abitualmente cozze e salmone). La proprietaria é una quarantenne dalla voce rauca. Porta SEMPRE una maglietta con su scritto "CASH ONLY". Non ho ancora capito se é semplicemente per via del fatto che accettano solo contati o se invece si tratta anche di una battuta piccante. La settimana scorsa é successo un fatto che mi ha fatto ridere un pò. Siccome il posto é ormai famoso é venuta una coppia di amiche di Manhattan le quali complimentandosi per il ristorante carino le fanno: "ma che bel posto, e tu di dove sei?". Probabilmente si aspettavano di sentire della Corsica, della Costa Azzurra o di Parigi che ne so... ed invece con quella voce rauca da scaricatore di porto che fuma senza filtro la tipa risponde: "I'm from Washington Heights...!". E' come se uno va in un ristorante Giapponese a Roma e chiedendo al proprietario lui di dov'é quello ti risponde: "So' der Testaccio...". Eccezionale

Ogni volta che ci vado (siccome per l'appunto prendono solo contanti) mi tocca uscire e fare bancomat da un supermercato Brasiliano che sta dall'altra parte della strada. Voi vi chiederete cosa mai ci possa essere di tanto speciale in Brasile da richiedere un supermercato apposta per loro. Me lo chiedo anche io. Non é grande come quello Cinese ma comunque dentro ci sono tutti i prodotti loro, cose che magari altrove non troveresti facilmente. Del resto il Brasile quasi é un continente eh... mica parliamo del Molise! C'é sempre Samba negli altoparlanti e - soprattutto - ci sono delle cassiere iper-tirate iper-truccate che sembra di stare in un night club. Non ho fatto loro mai una foto ma potete immaginare il livello culturale...
Per finire, Triskell si trova sulla 36esima avenue che per la parte Est rispetto alla metro é una zona Musulmana di Astoria. Praticamente sei nella mecca: alcune donne col burka, altre coi capelli raccolti tipo suora,  uomini con quei berretti ricamati ed i camici bianchi lunghi fino alle caviglie, i bambini coi loro vestitini dai colori accesi, diverse moschee. Poi ci sono macellerie halal, piccoli negozietti che vendono prodotti mediorientali, gli immancabili money transfer per mandare i soldi a casa.

Insomma... capito qua com'é l'andazzo? Astoria, la zona degli Italiani, anzi no dei Greci, anzi no dei Brasiliani, anzi no degli Arabi. Qua se qui incontri uno dai tratti nord europei che parla inglese perfettamente nato e crescito a New York quasi quasi ti stupisci. La diversità é consuetudine. Che città... Poi un giorno vi racconto due cose o tre su quello che sta succedendo in Cina agli Ingegneri Cinesi.

Ciao!

The Nostalgia Train: “it makes New York New York”

domenica, dicembre 16th, 2012

Quella del "Nostaglia Train" é una bellissima iniziativa del museo della metropolitana di New York che consiste nel rimettere in circolazione un treno d'epoca perfettamente funzionante e restaurato. Tutt esattamente come una volta: le luci che vanno e vengono, il rumore assordante, il capotreno in divisa con tanto di orologio da taschino che ad ogni stazione esce fuori e grida come un pazzo per annunciare le fermate successive.

I Newyorchesi più attenti raccolgono queste occasioni al volo ed ecco che a bordo trovi sempre una quantità incredibile di persone in costume di tutte le età. Addirittura c'é chi si organizza per suonare musica degli anni '30 dal vivo animando i balli dei gentiluomini e delle dame in carrozza.
Poi l'eccezione, lo strappo alla regola che non mi sarei mai aspettato: la MTA consente di spostarsi tra un vagone e l'altro sia a treno fermo che in movimento. Normalmente - pur essendo le porte tutte aperte - per motivi di sicurezza questa cosa é oggi assolutamente vietata ma in questa occasione si chiude un occhio nonostante le vibrazioni siano fortissime ed il "gap" tra i due pianali non esattamente trascurabile.

Il bello é che il treno effettua il percorso di una normale linea della metro (la M) e quindi ad ogni stop c'é sempre un sacco di gente totalmente ignara che ti guarda a bocca aperta. E' come un viaggio nel tempo: tu aspetti un treno R-160B del 2010 ed invece inspiegabilmente si presenta un R-1 costruito nel 1931. I turisti vanno in delirio...

Un Newyorkese attempato, berretto in testa, capello bianco e NY Times alla mano, rimasto evidentemente sorpreso dalla gradevole trovata riassume tutto in quattro parole: "it is an undiscovered pleasure. It makes New York New York!".

Il nuovo John Lennon

venerdì, novembre 30th, 2012

Che zona Williamsburg... il top di NYC. L'ho detto e lo ripeto: se non hai visto Williamsburg, non hai visto New York City

Ciao

Ragazzi é Manhattan mica no

sabato, novembre 17th, 2012

Nella classe di Cinese che frequento da un annetto c'é un professore universitario di Economia sui 65. Un tipo super alla mano, altro che barone a parlarci sembra il droghiere sotto casa. In questo periodo sta imbiancando casa quindi sulle braccia o sulle mani gli si vede sempre qualche macchiolina di tempera.
Prima di insegnare da giovane faceva il militare nell'aeronautica e per questo ha girato l'Europa. Come é possibile che un militare diventi professore universitario? Non lo so... comunque qui é possibile.

Poi c'é un altro tipo sui 50 che viene da Los Angeles ma ora abita sulla ventesima strada. Ci ha invitato un giorno a pranzo da lui ed (il suo appartamento avrebbe meritato un post dedicato ma stavo partendo per l'Italia e non ho avuto tempo). Per lavoro rappresenta gli interessi di VIP che vogliono scrivere dei libri tipo biografie ecc. Insomma lui viene contattato da questi personaggi e tramite i suoi agganci gli trova un editore a condizioni vantaggiose per tutti. Ogni tanto va allo stadio con Eminem, oppure in giro con Jay-Z. Studia cinese perché la moglie (una manager di Chanel) é originaria di Taiwan.

Poi c'é una signora sui 45 di origini Sud Africane che parla un Inglese British super formale. Abita nell'Upper East Side in al centrissimo su un grattacielo. Anche lei molto simpatica. E' terrorizzata dal fatto che possano aggredirla o rapinarla soprattutto quando sta in metro. Un giorno l'ho incontrata per caso sulla quarantaduesima che aspettava la Q così di nascosto mi sono avvicinato e le ho messo la mano dietro la schiena come fosse stata una pistola. A momenti sviene... ancora ci ride.
Per lavoro vende arte ai ricchi. In pratica aiuta facoltosi collezionisti di NY ad acquistare arte per milioni di dollari. Tu pensa

Stasera ero in radio sui 40 metri (7 MHz) nella sottobanda della telegrafia quando sento uno chiamare dalla zona 2 che é quella di NY. Stiamo parlando di telegrafia eh... avete presente i vecchi film in bianco e nero in cui si vede il telegrafista che pigia sul tasto? Quello. Gli rispondo e cominciamo a conversare... giusto quattro chiacchiere veloci. Nonostante il tipo trasmetta dall'Upper East Side e cioé a 1-2 Km di distanza il segnale non é fortissimo ma va bene lo stesso. Alla fine come faccio sempre vado a vedere sul callbook il profilo del corrispondente e scopro che si tratta di un veterano della guerra del vietnam, pensionato dell'industria delle telecomunicazioni ed ora attore professionista che ha un ruolo fisso in una serie della CBS in cui é un detective oltre a varie altre collaborazioni con programmi del calibro di 30 Rock e Law and Order. Ma soprattutto - e questo ci ha fatto sorridere parecchio - é un gangster anche in Boardwalk Empire, una serie TV tra le mie preferite.

Cioè capito? A Manhattan prendi gente a caso e ognuno ha una storia da raccontare, ognuno fa o ha fatto qualcosa di speciale. Ragazzi ma é Manhattan eh... da paura

Saluti dal Queens

Le 10 città in cui vivere più incredibili e sottovalutate d’America (e cioè del mondo)

domenica, novembre 11th, 2012

Con questo post torniamo agli antichi splendori. Spero lo apprezzerete

Di recente BuzzFeed ha compilato una lista delle dieci città Americane meno conosciute e più sottovalutate d'America definite allo stesso tempo come luoghi incredibili in cui vivere.

Al primo posto c'é Portland Oregon, a seguire Charleston South Carolina, Providence Rhode Island, Milwaukee Wisconsin, Louisville Kentucky, Boulder Colorado, Baltimore Maryland e in ottava posizione - rullo di tamburi - Astoria Queens.

La descrizione di Astoria é questa: "Sebbene il Queens sia tecnicamente parte di NYC, con un popolazione di 2.3 milioni, esso é una città a se stante. Nel Queens, famoso per la sua incredibile diversità, si parlano più di 170 lingue diverse. Cos'altro si potrebbe desiderare oltre alla cucina così eclettica, gli stadi, un fantastico beer garden, l'influenza del jazz ed una scoppiettante vita notturna?".

(Stranamente il pezzo non cita un particolare non indifferente del Beer Garden  - che poi è il posto in cui gioco a carte il sabato sera - e cioè le due chiappe di culo della cameriera al primo piano. Una roba da resuscitare i morti)

Comunque... hai capito Ciccio? Hai capito com'é l'andazzo? E invece mi sa di no. Fammiti spiegare meglio: immaginiamo che per caso tu ti trovi in un paese che pur vantando un passato glorioso sia del tutto privo di futuro e viva un presente senza alcuna speranza. Tipo, che ne so, un paese Mediterraneo in cui si mangia bene, il clima é mite, in cui i nonni hanno la pensioncina ed i genitori il posto fisso magari statale. Supponi poi che sia un paese vecchio nel cuore oltre che nell'età, un pò razzistello a livello istituzionale ma allo stesso tempo anche buonista della seria "volemose bene facciamo entrare tutti" e paradossalmente anche un pò fascistoide di ritorno. Insomma immaginati di trovarti nel peggio del peggio che l'occidente possa offrire e che tu decida di andartene altrove. Dove sarebbe opportuno andare?

Le scelte sono molte ed ovviamente la prima da considerare per via della vicinanza e della possibilità legale é l'Europa. Domanda: esiste in Europa un luogo in cui sin dal primo giorno non solo non si verrebbe mai etichettati come "stranieri" ma nemmeno identificati come tali? Esiste in Europa un luogo aperto a tutte le culture, che utilizzi un linguaggio universale, che abbia usi e costumi a te già familiari, un luogo in cui potresti veramente sentirti a casa e verso cui - in brevissimo tempo - svilupperesti un feroce attaccamento sia utilitaristico che ideologico?

In Europa non lo so... mi direte voi. In America invece esiste e si chiama New York City. Questo é il punto e le chiacchiere stanno a zero: New York non é solo una città e nemmeno solo una nazione. E' un mondo, un universo, uno stato mentale. E fanculo a tutto il resto

Ciao

Parti subito per le Americhe, le disse padre Pio

sabato, ottobre 13th, 2012

Vi voglio fare un quadretto di una mattinata tipo per le coloratissime vie di Astoria.

Verso le undici vado al baretto per prendere una pasta ed un caffè Americano. Per pura coincidenza la pasta l'ho anche fotografata, eccola:

  

Mi siedo e mentre mangio entra un giocatore di Poker. Ci riconosciamo al volo e ovviamente subito attacchiamo a parlare. Indovinate di cosa? Ovviamente di Poker...
Dopo un pò il discorso si allarga e salta fuori che anche lui ha origini Italiane. E di dove? Faccio io? Lui: di Pietralcina. Conosci un certo "Padre Pio"?
Mi racconta così che la sua famiglia era in amicizia col famoso Frate che ora é diventato Santo, lo informo io. Lui continua dicendo che pur non credendo alle storie dei miracoli o delle stimmate una cosa la sapeva per certo: poco prima della guerra suo nonno venne in America passando da Ellis Island e lasciandosi alle spalle il resto della famiglia. Dopo che riuscì a sistemarsi mandò una lettera alla moglie scrivendole che avrebbero potuto a loro volta imbarcarsi. La nonna era però titubante: l'idea di lasciare l'Italia alla volta di un paese così lontano e sconosciuto la turbava profondamente così si rivolse a Padre Pio, che le disse: figlia mia, in Europa stanno per succedere cose terribili. Prendi la prima nave disponibile e parti subito senza esitare. A quel punto la nonna - rassicurata dall'opinione del Frate - non ha più dubbi e si imbarca a bordo dell'ultima nave che partì per le Americhe prima dello scoppio delle atrocità della seconda guerra mondiale.
Il mio commento é stato scontato. Gli dico: caro amico, se fossi in te andrei subito alla 46esima strada e mi farei fare un volto di Padre Pio d'oro massiccio da almeno mezzo chilo da portare sempre appeso al collo. Pensa, non fosse stato per lui ora invece che a New York saresti a Pietralcina!!! Ma Padre Pio é veramente un Santissimo !!! VIVA PADRE PIO!

Le sorprese della mattinata non erano affatto finite.

Mi ero messo in mente che dovevo andare a tagliarmi sti quattro peli che mi sono rimasti in testa da un barbiere. Ehhh si.. he cazzo! Volevo togliermi questa soddisfazione dopo anni e anni di rasoio elettrico davanti allo specchio del bagno ma anziché recarmi dal Greco sotto casa sono andato dal "Modern Barber" vicino alla Subway. Questo qui:

Entro e mi accorgo che si trattava di un barbiere Italiano. Avete presente i Barbieri di 50 anni fa? Magari ne é rimasto qualcuno nel paesino dove vivete: quel tipo di barbiere in cui si andava a fare barba e capelli vostro nonno con le poltroncine comode di una volta. Il posto è esattamente così, un vero e proprio viaggio nel tempo, un tuffo nell'Italia del dopoguerra... nell'Italia vera.
Dentro ci sono due giovani ed un signore anziano. Si libera l'anziano. La licenza sul muro lo identifica come "Domenico". Mi siedo e chiedo: "where are you from?". E lui: "I am Italian", e io: "Si lo avevo intuito, ma di dove?".
E' Calabrese, una persona squisita dai modi gentili, dal fare d'altri tempi. Sembra abbastanza sorpreso nel vedermi e mentre mi serve ci mettiamo a parlare.
Da quanto tempo sei qui? Io dico 5 anni. Lui fa, nel mio caso devi aggiungere uno zero. 50 anni sempre a New York?!? Chiedo stufettatto. Lui fa, non solo a New York, cinquanta anni sempre ad Astoria e sempre in questo stesso negozio.
Il Barbiere Domenico lavora li dentro da mezzo secolo. Ha visto tutto, anzi ha vissuto tutto! E' una fonte storica preziosa e ci tornerò sicuramente già solo per questo.
Nonostante la sua lontananza é rimasto molto ben informato sulle questioni Italiche. Infatti mi chiede cosa sta succedendo con la corruzione ed il declino economico del paese. Dice che dalle sue parti non lavora più nessuno, soprattutto i giovani. E specifica: pensa che mio nipote ha studiato a Siena "cose di computer"...  ma nonostante ciò col lavoro che ha trovato non poteva pagarsi neanche l'affitto e così é tornato giù al paesello dai genitori "porca mad....." e partono le prime sillabe di una bellissima bestemmia consolatoria trattenuta a stento in mezzo ai denti. A quel punto non c'erano più dubbi: il mio nuovo barbiere é lui