Posts Tagged ‘New York’

Quattro gatti

domenica, gennaio 11th, 2015

Volevo scrivere altro ma mi trovo costretto a cambiare argomento.

Stasera mi chiama inaspettatamente il Santorino, un ex collega che vive a Brooklyn, per avvisarmi del fatto che si trovava nel mio stesso palazzo, due piani sopra il mio.
Si era accorto casualmente che la persona che lo aveva invitato, un altro Italiano, mi conosceva di vista perché appunto viviamo uno sotto l'altro e così hanno invitato anche me.

Arrivo alla festa e dentro c'era un'altra Italiana di Roma, una che lavora alle Nazioni unite che a sua volta avevo conosciuto ad un'altra cena a Williamsburg, a casa di Duccio, il decano di New York City (di Duccio sono sicuro al 100% di aver già scritto a più riprese...). Ebbene, quella sera a casa di Duccio c'era casualmente anche un'altra coppia di Italiani che a loro volta incontrai ad un aperitivo ad Astoria organizzato da Paolo, un lettore di questo blog.

Intendiamoci, non sono io che esco di continuo (anzi, in realtà io non esco mai!) é proprio che qui a New York tra Italiani le coincidenze succedono quasi quotidianamente. Tutti conoscono tutti. E se non conosci nessuno di sicuro c'é qualcuno che conosce qualcuno che conosci anche tu.

Come mai? Semplice: Se contiamo solo le persone col visto, a New York ci sono circa 5000 Italiani. Su come ho ottenuto questo numero c'é tutta una storia che potete andarvi a leggere se ne avete voglia, altrimenti fidatevi. La teoria é che se togliamo gli Italiani storici (quelli che stanno qui da 40 anni) e quelli solo sulla carta (tipo De Blasio e Giuliani) rimangono in tutto poche migliaia di persone, cioè l'equivalente di un paesino di periferia.

Ruby on Pairs

sabato, febbraio 16th, 2013

Questo post é per farvi annusare l'incredibile assortimento di personaggi che si incontrano a New York. Gente fuori da qualsiasi schema.

Ma andiamo con ordine: il livello del mio poker é sceso sotto terra. Non so come sia possibile ma da mesi sto giocando male male male male... Stasera come al solito dopo un'oretta di gioco già ero fuori. Pazienza, mi metto li tra i tavoli a bere una cosa e a chiacchierare col famoso Giapponese che poi é di Taiwain. Si é discusso delle relazioni tra mainland e Taiwan, di Dumplings all'oca Pechinesi, di come sei arrivato qui e di cosa fai esattamente ecc ecc.

Tra una chiacchiera e l'altra si presenta una ragazza nera (un femminone... ma sorvoliamo) simpatica, inglese forbito privo di qualsiasi accento, orecchino sul naso. E' sposata con un uomo anche lui presente ma che stava ancora giocando. Lui bianco, capelli rossicci, aspetto molto trasandato - ma molto molto -  con una panza enorme, ginocchia in dentro, peso sui 150 Kg. Mi dice che nel 2006 ha giocato per sei mesi di fila tutti i giorni a Las Vegas per 12-14 ore al giorno poi però ha capito che non era aria e ha mollato.

Non so come con un altro dei soliti giocatori, un omone grossolano e pelato di origini Slovacche, si finisce a parlare di immigration. Strano eh? Un argomento nuovo... Nella fattispecie si cercava di definire l'evoluzione storica della cosidetta "underclass", cioè di quella componente della forza lavoro Americana che mossa dalla disperazione é da sempre disposta a tutto accettando qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione. Prima gli schiavi neri, poi gli Irlandesi, poi gli Italiani e gli altri Europei, poi i latini ed infine gli illegali Messicani.

La ragazza nera (che non cito perché ha un nome di una unicità tale che verrebbe indicizzato e ritrovato al primo colpo)  interviene nella discussione con ferma decisione. Deve saperla lunga in materia perché descrive con esattezza i normali sotterfugi che si fanno per scaricare le tasse di un lavoratore illegale, sa i controlli che si fanno ed anche quelli che non si fanno. Insomma lascia intendere che deve averne assunti diversi di questi illegali in passato e si trova così in disaccordo con lo slovacco che già mezzo ubriaco alla fine demorde e se ne va lasciando me e la signora a parlare d'altro.

Mi sembra subito molto ben inserita nel mondo del poker. Infatti mi passa un volantino ben fatto di un torneo di beneficenza. Ma torneo a soldi eh, roba seria non caramelle. Ma allora lei é del giro? Altrimenti perché mai avrebbe volantini da distribuire? Poi cita una cosa di cui avevo sentito parlare anni e anni fa ma che non pensavo esistesse davvero: la mitologica bisca di Times Square. Ebbene esiste e pare che ogni sera - in piena Times Square - si giochi a carte sia tornei che cash come se fosse Atlantic City. La notizia é grossa eh... molto succosa. Non ho approfondito per evitare tentazioni irresistibili.

Poi il colpo di scena. Emergono altri particolari difficilmente contestualizzabili che assolutamente non mi aspettavo. Innanzitutto nonostante siamo quasi coetanei i due hanno già due figli di 9 e 16 anni. 16 anni?!? Madonna... precoce! Che fai che non fai... dice di essere un software engineer. Software engineer? e di che esattamente? Di Ruby!  Ma un momento, tuo marito (soggettone) gioca a poker per 6 mesi di fila a Las Vegas e tu programmi in Ruby? Mah... Dopo un pò in una pausa lui si avvicina e ribadisce che a sua volta anche lui é un programmatore! In cosa? Risponde con un nome che non riconosco (mai sentito prima) ma alla fine capisco che voleva dire "Ruby on Rails". Capo-di-cazzo!

Insomma capito? Coppia mista, lei molto colta e precisina lui un pizzico meno, stranamente affini al mondo del poker underground, troppo coinvolti per esserne solo spettatori eppure programmatori di Ruby o presunti tali. Perdipiù quasi miei coetanei ma con due figli già grandi. Questa é l'America ragazzi. I personaggi sono anche meglio di quelli che trovi nei film.

Intervistina su Italiansinfuga.com

martedì, settembre 13th, 2011

Qualche giorno fa Aldo Mencaraglia di italiansinfuga.com mi ha scritto una mail in cui mi chiedeva una intervista per il suo interessantissimo sito e ovviamente ho acconsentito con piacere così l'intervista è uscita stamattina.

Aldo ha ritenuto opportuno enfatizzare il fatto che in Italia avessi dovuto lasciare un "posto fisso" per poter raccogliere l'opportunità di venire a lavorare in America e così ha titolato: "Addio posto di lavoro fisso, vado a New York".

Andatevela a leggere perchè è sfiziosa e già che ci siete leggetevi anche i commenti (la gente sta a pezzi...)

Alla manifestazione femminile contro Berlusconi

lunedì, febbraio 14th, 2011

Oggi sono stato alla manifestazione contro la mignottocrazia organizzata da tre ricercatrici di New York.
Prima di organizzare la cosa mi avevano contattato per sapere se io mi ero già mosso ma essendo la cosa esclusivamente femminile ho preferito tirarmente fuori. Del resto, come sapete, io in questo senso ho già dato ampiamente.

La manifestazione è riuscita benissimo. Complice una calda ed insolita giornata di sole si sono presentate circa duecento persone. Massima disponibilità della polizia che ha transennato appositamente un lato della settima avenue tra la 42 e la 41 e messo a disposizione due agenti. Ironia della sorte, proprio davanti al ristorante "Ruby".

Come sempre tanti giovani e tantissimi cervelli in fuga. La crema della gioventù Italiana costretta ad espatriare e che dall'estero manifesta la sua indignazione nei confronti della classe politica indegna che li rappresenta.

Ad un certo punto arriva un signore sui sessant'anni con un manico di scopa al quale aveva appeso un paio di mutande con sopra scritto "Italia". Tutti lo hanno fotografato perchè l'idea sembrava una originale forma di contestazione al governo ed invece, con mio grande stupore, si scopre che quel signore voleva manifestare a favore di Berlusconi... non contro!
E' rimasto lì per un'oretta a farfugliare le solite filastrocche sulla Boccassini, sui giudici politicizzati, su Berlusconi sempre assolto in tutti i processi finora intentati contro di lui ed altre fesserie del genere. Molti protestavano circa la sua presenza e ovviamente con alcuni è andata a finire a parole... ma non con me! A me piace da morire il confronto civile in queste situazioni.

In conclusione, la mia riflessione è la seguente.

Berlusconi è ormai un vecchio che si addormenta continuamente. E' svenuto tre o quattro volte in pubblico ed è palesemente incapace di controllare certi suoi vizietti quantomeno rischiosi. Insomma sarà forte, intelligente, furbo e tutto quel che volete ma non è di sicuro immortale. Anzi ha già un piede nella fossa. Sono convito che 'o sistema si stia già preparando al periodo post-Berlusconi...

Sarà quello un periodo caratterizzato da decine di milioni di persone che sono figlie di questi anni. Saranno probabilmente cittadini seri, preparati, colti ma nonostante questo inclini a bersi e a ripetere come pappagalli le stronzate imposte dalla tv del capo. Gente pronta e disposta a credere a tutto, a difendere l'indifendibile, a rinnegare la propria intelligenza uniformandosi al pensiero unico che arriva dall'alto.
Se non fosse per il fatto che è ormai terzo mondo di una nazione del genere, in per cui per altro vengono coltivati su vasta scala germi ideologici che pensavamo aver sterminato mezzo secolo fa, ci sarebbe quasi da aver paura.

Quei lavori che a New York diventano speciali

sabato, gennaio 22nd, 2011

Quali sono i lavori che farei volentieri se potessi lavorare liberamente a New York? Non mi riferisco alle ipotesi ovvie tipo il miliardario a wall street, il genio da google a chelsea o il tecnico della CSU (qui non si chiama CSI!). Mi riferisco a quei lavori che altrove sarebbero ordinari ma che invece a New York assumono connotati per me speciali.

Questi sono i primi dieci che mi vengono in mente:

- Il tassista

Taxi Driver è il mio film preferito. Lo Yellow Cab è se vogliamo il simbolo stesso di questa città... Quante storie, quanti volti, quante immagini inedite di Manhattan vive in un solo giorno ogni tassista di New York? E' un lavoro duro ma che puoi fare per solo arrotondare quando sei uno studente, un artista, un sognatore. Prendi la macchina a noleggio e si parte: altra corsa altro giro.

- Il portiere di notte di un grande condominio

Certi condomini di Manhattan contano gli stessi residenti di un paesino in Italia. Il portiere è una figura importante perchè fa da guardiano, da postino, da confidente. E' la figura che rappresenta l'intero palazzo agli occhi del resto della città. Ne avete mai visto uno uscire in strada in divisa, visiera davanti agli occhi e fischietto in bocca, per dirigere il traffico? Neanche la Polizia a volte riesce ad essere così marziale ed efficace.
Di notte poi c'è tempo per guardare un bel film, per chattare o giocare a poker online, per studiare. Difficile immaginare di fare il portiere di notte senza avere almeno preso 3 lauree e persi 3 milioni di euro giocando.

- Il lavavetri dei grattacieli (magari solo a Primavera!)

Certo, per rimanere appeso ad un cavo ad altezze comprese tra 0 e 400 metri bisogna avere almeno scritta la parola "paracadutista" nel proprio curriculum. Non è da tutti. Ma volete mettere passare in rassegna piano per piano, ufficio per ufficio, scrivania per scrivania il cuore pulsante dell'America corporate? Nessuno al mondo può immaginare una visione più chiara e realistica di quello che siamo e di quello che vorremmo essere. Meglio che andare al cinema. Ed il panorama? L'isolamento dal resto del mondo sottostante? Un pò come scalare una montagna scivolando sul vetro, anzichè arrampicandosi sulla roccia.

- Il barista in un locale gay

Ecco qua. Adesso in l'Italia ci sarà già chi fa le battute o chi storce il naso. In una nazione retriva ed omofoba come l'Italia è normale. Del resto siamo qui anche per questo...
Ovvio che per un gay sarebbe il lavoro ideale, ma anche per un etero non sarebbe niente male.
Nei gay bar infatti, non tutti sono gay. (Così come nei bar etero non tutti sono etero. In Italia come in tutto il mondo il 5% di tutta la popolazione è gay! Si, avete letto bene, uno su venti dei vostri amici è gay! ta-ta-ta-taaaaa!).
Un etero che si avventura in un bar gay va a colpo sicuro perchè la donna etero che ci trovi è ingrifatissima, ed impotente, dinanzi alla moltitudine dei maschioni che non la cagano minimamente. Scatta così quel meccanismo che dice: il primo che mi rivolge parola gli salto addosso. E quel primo che capita saresti sicuramente tu! Credetemi, è il luogo in cui tutti vorreste trovarvi nel weekend, è come andare a pesca con le bombe a mano. E questo il cliente, figuratevi il barista che carneficina!
Una volta ne vidi uno in un locale a lower Manhattan: tutto palestrato, modi gentili... a detta delle amiche che ci portammo era uno piacente. Gli amici gay ci spiegarono che il barista invece NON era gay... cosa che mandava alle follie i clienti che, cercando disperatamente di convertirlo sulla retta via, spendevano un sacco di soldi in bevute. Quel barista pare fosse felicemente sposato con una donna e pare guadagnasse circa 150.000 dollari all'anno.

- Il train conductor della metropolitana

Il conductor non è il pilota del treno ma quella persona che apre la finestrella al centro dello stesso per assicurarsi che nessuno si ficchi accidentalmente nel gap tra la banchina e le porte scorrevoli.
E' anche quella persona che sentite parlare negli altoparlanti dei treni più vecchi, e che comanda l'apertura delle porte.
La responsabilità cade tutta sul pilota: occhi attenti sui binari, mano pronta per frenare se mai saltasse qualcuno sotto le ruote. Il conductor no: tra una fermata e l'altra lo vedi che legge con calma un libro, in stazione scambia un sorriso o una battuta coi colleghi. Qualche rara volta fa un apprezzamento ad una bella ragazza. Non so perchè ma mi piacerebbe provare a starmene in quella stanzetta, pigiare i bottoni, annunciare le fermate al microfono per poi mettermi da solo a leggere il mio libro.

- Il controllore di volo

Quello di NYC è uno degli scali più affolati del mondo ed il trittico di aeroporti che circonda la città genera un traffico aereo di una complessità che credo non ha uguali nel mondo. Sebbene dicano che per via delle rotte congestionate sia diventato un lavoro di merda, a me piacerebbe ugualmente lo stesso. Lo slang, la velocità e la freddezza nell'impartire le istruzioni, la responsabilità e la concentrazione, l'impossibilità di fare sbagli lo rendono un lavoro sempre affascinante. A New York deve essere il massimo.

- L'operatore della funivia di Roosevelt Island

L'operatore della funivia è un pò un caronte dei tempi moderni che traghetta senza sosta gli abitanti di Roosevelt Island da e verto Manhattan. Lo sapete, quel posto mi è sempre rimasto nel cuore e la visuale che offre la funivia è impareggiabile. I passeggeri poi sono quasi esclusivamente dipendenti dell'ONU o ricercatori ai massimi livelli mondiali. Gente interessante insomma, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare in quell'anno sull'isola e che non mi dispiacerebbe incrociare due volte al giorno tutti i giorni.

- Il dispatcher del 911

A differenza del bel paese in cui ci sono: 112 per la polizia (o sono i carabinieri... boh) - 113 per i carabinieri (ma a che serve se chè già la polizia?) - 114 per il telefono azzurro (ma come? e il 112-113 a che cazzo servono allora? eheheheheheh)- 115 Vigili del fuoco (pronto va a fuoco la casa! Si ma ci sono feriti? Si... almeno 20. Bene allora chiami anche il numero delle ambulanze perchè noi pensiamo solo a spegnere il fuoco) - 116 per il Soccorso Stradale (va beh dai... ci sta) - 117 per la Guardia di Finanza (Pronto, correte, mandate uno dei vostri elicotteri! Perchè signore? Perchè non mi hanno fatto lo scontrino...) - 118 per le Amulanze (Pronto... la casa va a fuoco, ci sono 20 feriti. Si ho già chiamato i vigili del fuoco. Come? Devo chiamare anche la polizia? Al 112 o al 113, lei lo sa?) - 119 per Telecom Italia Mobile (Pronto mi serve una ambulanza! Devo premere 7 per parlare con un operatore? La promozione dell'Estate? Oh ma qua sto morendo... tu tu tu tu tu...) per tutto questo (esclusa ovviamente la TIM!) qui c'è un numero unico e cioè il 911.
Tu chiami e parli con una sola persona che da sola gestisce qualsiasi situazione di emergenza possibile. Mentre ci parli quella mette dei dati in un computer e a raffica partono gli avvisi per la polizia, per le ambulanze, i vigili del fuoco o per chiunque altro serva in quella situazione. Rispondono anche agli SMS e agli MMS, parlano diverse lingue e sono addestrati per gestire qualsiasi situazione. Un lavoro che può fare la differenza tra la vita e la morte degli utenti: "This is 911, what's the nature of your emergency?". Figata

- L'antennista

Anche dal punto di vista radiantistico NYC è una realtà credo unica ed irripetibile. Su tutte le gamme c'è infatti una quantità di segnali al limiti teorici del possibile con delle potenze da mandare fuori uso quei ricevitori economi che nel resto del mondo funzionano invece senza problemi.
L'antennista, sempre in alto, sempre solo, sempre all'erta,  è il protagonista di questo mondo invisibile fatto di MHz, di dB, di interferenze, di rumore atmosferico, di voci, di immagini o di informazioni che si incrociano nell'etere senza mai mescolarsi. L'antennista è un lavoro che ho nel cuore e che pratico, per hobby, dall'età di 12 anni. Quale luogo migliore per un antennista se non la città dei grattacieli?

L'elenco potrebbe ancora continuare a lungo... ma mi fermo qui.
Il messaggio è che New York è una città che mi da energia. Cose che altrove passerebbero inosservate, qui trovano un loro senso acquistando una qualche forma ispiegabile di magia. Il proverbio dice: "If you're leaving New York you're going nowhere". Più passa il tempo più sento che è proprio così

Something Cool

giovedì, gennaio 13th, 2011

Ve li ricordate i miei due amici (ed ex colleghi) che si erano messi in mente di fare un film?
Sono ancora convinti di riuscirci (anzi ne sono sicuri) e così per attirare investitori hanno girato il provino che vedete linkato qui sopra.

Si tratta della vera essenza di New York. Non tanto perchè  i personaggi, le storie, le musiche e gli attori ruotano tutti attorno gli ambienti hipster veri e propri, ma anche perchè solo a New York due colleghi qualsiasi (perdipiù non addetti ai lavori) potrebbero riuscire a mettere insieme una produzione del genere.

Something Cool is the story of four twenty-something strangers who've packed up and moved to Brooklyn, NY. Each transplant has a different motive for moving: Brandon left Ohio, putting his relationship under stress so that he can establish himself as a musician. Lisa, a young lesbian art student at Pratt, has to navigate a complicated love life while dealing with her grandfather's anti-gay rhetoric. Justin leaves behind a promising future in the family business for the pipedream of becoming a writer; his only obstacle is his passion for drinking. And then there's Kyle, who, devastated by the suicide of his girlfriend, arrives in New York to find his estranged cabbie father - and ultimately, himself. Through happenstance they meet, become friends, then roommates, and together, they face hurdles, find identities, patch voids, and struggle to overcome their personal demons, all while discovering the in's n' out's of New York City. Something Cool spotlights Brooklyn's hipster culture and head butts social issues: parent-child relations, sexual orientation, money, love, loss, sex, drugs, and indie rock n' roll.
Each of these characters are part of the new generation of "kids" who, over the last decade, have moved into the marginal Brooklyn neighborhoods of Bed-Stuy, Bushwick and Williamsburg, turning old factories and dilapidated brownstones into livable spaces- leaving gentrification in their wake.

Sebbene forse a New York è ormai vecchio, quello degli Hipster è un universo ancora relativamente sconosciuto al grande pubblico Europeo e forse anche al resto di quello Americano. Il film di Ari e Frank vorrebbe colmare questa lacuna.

Riusciranno davvero a girarlo? Io non lo so, ma comunque glielo auguro. In ogni caso il trailer è già per me un ricordo speciale della città e delle persone "atipiche" che in essa ho avuto modo di incontrare.

La New York da dimenticare

venerdì, novembre 5th, 2010

Ragazzi, la città si fa dura.

Stasera una amica Siciliana mi ha raccontato di essere stata rapinata assieme ad un'altra ragazza sulla centodecima east, proprio alla fine di Central Park. Erano circa le 22 quando due balordi si sono avvicinati da dietro per atterrarle e sottrarre loro le borse. Nella lotta uno dei due rapinatori (disarmati) ha messo un piede sul petto di una delle ragazze che alla fine sono rimaste lievemente ferite.
Per strada c'erano diverse persone che non sono intervenute. Tempestivo (ma infefficace) l'intervento della Polizia che inutilmente ha cercato i due malviventi dopo che questi si erano dileguati.

Nessuno tra i miei amici o conoscenti, in tre anni ha mai avuto un problema del genere. Sono cose che prima non si sentivano... Ora si sentono.
La crisi economica, lentamente ma inesorabilmente, sta facendo riemergere la realtà degli anni '80: la New York degli stupri, della pistola in tasca, delle scritte sui muri, la New York di Taxi Driver... quella che faticosamente avevano finito di farvi dimenticare ma che presto tornerete purtroppo a riconoscere.

il grande Pachanga sotto casa

venerdì, agosto 6th, 2010

Stamattina esco e praticamente sotto casa c'erano una dozzina di camion enormi che impegnavano quasi tutta la strada. Erano inconfondibilmente i camion di un set cinematografico (ormai ne so qualcosa).

Mi sono chiesto che film potessero mai venire a girare nel Queens ed ero quasi tentato di fermare qualcuno dello staff per chiederlo ma andavo di fretta verso l'ufficio ed ho evitato.

Ora scopro che il film non è un gran che ma nel cast c'è Luis Guzman, il mitico Pachanga, lo scagnozzo traditore di Carlito's Way. E' un attore che fa sempre e solo ruoli minori ma che mi piace un casino... Sarebbe stato bello avere una foto per il blog.

Che peccato...

Bomba o non bomba

lunedì, aprile 12th, 2010

Aridaiie..... insomma devono mettere a tutti i costi sta cazzo di bomba dentro la metropolitana di New York: ci hanno provaro prima a Herald Square, poi a Bryant Park, infine l'ultimo piano che salta fuori è quello di Time Square e Grand Central.

Pare che sti tipi di Flushing nel Queens (tu pensa!) volessero prendere di mira la linea 1, 2, 3 e anche la 6 mettendosi al centro dei vagoni più affollati in modo da creare il massimo numero di vittime possibile.
Sono posti e linee che frequento quotidianamente (oggi sono stato passato 2 volte a Grand Central e sono stato 2 ore fermo sopra la stazione di Time Square) ma nonostante ciò non ho paura.

Ogni giorno entrano in metro 4.5 milioni di persone. Quante ne rimarrebbero coinvolte in un attentato? Mettiamo anche fossero 500 (improbabile) sarebbe circa una possibilità su 10.000. Si può rischiare dai... La verità è che ste bombe hanno più un effetto psicologico che altro.

Il pericolo che mi fa paura è piuttosto il caos: il panico che ne deriverebbe, la gente che assalta i supermercati o l'acqua che non esce più dai rubinetti. Mi fa paura pensare di dover rimanere anche solo 3 o 4 giorni in una situazione a corto di viveri, senza nessuna legalità, senza energia elettrica, notizie o possibilità di evacuare la zona.

Pozza i bbè!

Negozi di elettronica per turisti: state alla larga

martedì, ottobre 20th, 2009

Un pò in tutta la città - ma soprattutto a Midtown - ci sono questi negozietti di elettronica che sfoggiano vetrine colorate da qualsiasi tipo di oggetto elettronico: dai cellulari ai pc passando, dalle macchine fotografiche agli accessori.
Date retta a me: evitate di entrare, anzi evitate anche di fermarvi a guardare perchè se vi lasciate convincere dal venditore a comprare QUALSIASI COSA l'inculata è garantita al 100%.

Trattasi di negozi che campano esclusivamente con i turisti che a tutti i costi devono riportare a casa qualche cazzatina elettronica convinti di fare l'affare e di trovare cose che in Italia non si trovano. Le cose non stanno ovviamente così perchè le stesse cose che si vendono in quei negozi le puoi trovare ovunque al mondo a prezzi nettamente inferiori.

Vi faccio un esempio. Prima di partire per il viaggio in moto mi serviva un caricatore generico, quelli a voltaggio variabile con le varie prese prese jack intercambiabili. In Italia ne comprai uno alla GBC per credo 10 euro (prezzo già alto). Qui questi ladri mi hanno chiesto 80 dollari. Io ovviamente gli ho riso in faccia e così è cominciata la trattativa stile Mercato di Marrakech passando da 80 dollari a 35. Ovviamente non ho comprato nulla e ho risolto su.

Non vedrete mai uno di qui che si serve in quei negozi. I locali (ed i turisti bene informati) vanno da B&H, un negozio sulla trentaquattresima talmente incredibile che meriterebbe un post interamente dedicato.