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Ruby on Pairs

sabato, febbraio 16th, 2013

Questo post é per farvi annusare l'incredibile assortimento di personaggi che si incontrano a New York. Gente fuori da qualsiasi schema.

Ma andiamo con ordine: il livello del mio poker é sceso sotto terra. Non so come sia possibile ma da mesi sto giocando male male male male... Stasera come al solito dopo un'oretta di gioco già ero fuori. Pazienza, mi metto li tra i tavoli a bere una cosa e a chiacchierare col famoso Giapponese che poi é di Taiwain. Si é discusso delle relazioni tra mainland e Taiwan, di Dumplings all'oca Pechinesi, di come sei arrivato qui e di cosa fai esattamente ecc ecc.

Tra una chiacchiera e l'altra si presenta una ragazza nera (un femminone... ma sorvoliamo) simpatica, inglese forbito privo di qualsiasi accento, orecchino sul naso. E' sposata con un uomo anche lui presente ma che stava ancora giocando. Lui bianco, capelli rossicci, aspetto molto trasandato - ma molto molto -  con una panza enorme, ginocchia in dentro, peso sui 150 Kg. Mi dice che nel 2006 ha giocato per sei mesi di fila tutti i giorni a Las Vegas per 12-14 ore al giorno poi però ha capito che non era aria e ha mollato.

Non so come con un altro dei soliti giocatori, un omone grossolano e pelato di origini Slovacche, si finisce a parlare di immigration. Strano eh? Un argomento nuovo... Nella fattispecie si cercava di definire l'evoluzione storica della cosidetta "underclass", cioè di quella componente della forza lavoro Americana che mossa dalla disperazione é da sempre disposta a tutto accettando qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione. Prima gli schiavi neri, poi gli Irlandesi, poi gli Italiani e gli altri Europei, poi i latini ed infine gli illegali Messicani.

La ragazza nera (che non cito perché ha un nome di una unicità tale che verrebbe indicizzato e ritrovato al primo colpo)  interviene nella discussione con ferma decisione. Deve saperla lunga in materia perché descrive con esattezza i normali sotterfugi che si fanno per scaricare le tasse di un lavoratore illegale, sa i controlli che si fanno ed anche quelli che non si fanno. Insomma lascia intendere che deve averne assunti diversi di questi illegali in passato e si trova così in disaccordo con lo slovacco che già mezzo ubriaco alla fine demorde e se ne va lasciando me e la signora a parlare d'altro.

Mi sembra subito molto ben inserita nel mondo del poker. Infatti mi passa un volantino ben fatto di un torneo di beneficenza. Ma torneo a soldi eh, roba seria non caramelle. Ma allora lei é del giro? Altrimenti perché mai avrebbe volantini da distribuire? Poi cita una cosa di cui avevo sentito parlare anni e anni fa ma che non pensavo esistesse davvero: la mitologica bisca di Times Square. Ebbene esiste e pare che ogni sera - in piena Times Square - si giochi a carte sia tornei che cash come se fosse Atlantic City. La notizia é grossa eh... molto succosa. Non ho approfondito per evitare tentazioni irresistibili.

Poi il colpo di scena. Emergono altri particolari difficilmente contestualizzabili che assolutamente non mi aspettavo. Innanzitutto nonostante siamo quasi coetanei i due hanno già due figli di 9 e 16 anni. 16 anni?!? Madonna... precoce! Che fai che non fai... dice di essere un software engineer. Software engineer? e di che esattamente? Di Ruby!  Ma un momento, tuo marito (soggettone) gioca a poker per 6 mesi di fila a Las Vegas e tu programmi in Ruby? Mah... Dopo un pò in una pausa lui si avvicina e ribadisce che a sua volta anche lui é un programmatore! In cosa? Risponde con un nome che non riconosco (mai sentito prima) ma alla fine capisco che voleva dire "Ruby on Rails". Capo-di-cazzo!

Insomma capito? Coppia mista, lei molto colta e precisina lui un pizzico meno, stranamente affini al mondo del poker underground, troppo coinvolti per esserne solo spettatori eppure programmatori di Ruby o presunti tali. Perdipiù quasi miei coetanei ma con due figli già grandi. Questa é l'America ragazzi. I personaggi sono anche meglio di quelli che trovi nei film.

Il Giapponese in Ascensore

venerdì, dicembre 28th, 2012

Oggi verso le 18 assieme ad un collega stavamo uscendo dall'ufficio e aspettando l'ascensore ci mettiamo a parlare del più e del meno.
L'ascensore arriva, si apre la porta e noi entriamo. Dentro c'é già un signore sui 45 più basso di me che stava leggendo qualcosa per cui non potevo vederlo bene in faccia.

Scendiamo al primo piano, noi gli facciamo largo e questo finalmente alza lo sguardo per uscire. Lo riconosco immediatamente eppure la coincidenza é tale che mi sembra impossibile e cerco di avvicinarmi meglio onde evitare brutte figure.
Lo ricorro al portone: excuse me, have I met you before? Lui si gira inizialmente incuriosito da questa domanda inusuale ed inaspettata. E' notte, io ho un cappotto nero lungo, porto il cappello e la sciarpa ed evidentemente lui non mi riconosce. Così lo aiuto: "Do you play cards?".Sbarra gli occhi e gli si forma un enorme punto interrogativo in faccia. Risulta evidente che sta domandando: ma chi cazzo é questo, come mai mi sta seguendo, come fa a sapere che gioco a Poker, e soprattutto che vuole ora da me?

In quel momento passa un'altra impiegata che si gira per guardarci entrambi. La sua faccia é tra il divertito, lo schifato ed il sorpreso come a voler dire: "ma che razza di gente ci lavora in questo palazzo?!?". Comunque il nostro tizio, un giapponese normalmente taciturno, rotondetto dallo sguardo spento e dall'accento peggiore del mio risponde: "yes I play! I play but only FREE Poker, FREE Poker..." enfatizzando quindi che non si tratta di situazioni underground bensì di una cosa perfettamente normale. Avrei potuto dargli la frustata finale dicendo: "ah si... ma se é Free come mai tre settimane fa stavi per vincere 100 dollari?"... ma mi sembrava di infierire troppo e così sollevandomi il berretto l'ho rassicurato dicendo: "I am Alain, remember me? A L A I N...". Lui riprende colore: ahhh... Alàn... Alàn (detto alla Francese) Of course I remember you!

E ci credo che si ricordava! Tre settimane fa infatti ci eravamo ritrovati al tavolo finale di un torneino da 40 persone al solito Bar di Astoria. Alla fine eravamo rimasti soli, lui tirato come le corde di un violino, ad ogni decisione che prendeva sembrava sudasse sangue. Voleva vincere a tutti i costi ma ad una certa mi propose di spartire la posta. Io ovviamente negai perché é contro la mia filosofia (meglio perdere che spartire)  ed anche perché ero convinto che heads-up non avrebbe resistito a lungo (ed infatti di li a poco cedette).

Comunque, quante sono le possibilità che una persona contro cui hai vinto un torneo di carte dall'altra parte della città lavori nello stesso tuo palazzo a Manhattan? Quante quelle che prenda lo stesso ascensore nello stesso momento della giornata? Saranno una su diecimila? Una su centomila? Non lo so... comunque é una bella coincidenza, una di quelle che mi divertono e mi fanno pensare.
Ma poi, sarà davvero una coincidenza? Non é che é lui che sta controllando me?!? Ci manca solo che stasera durante la partita arriva sfondando la porta: FBI Freeze! Show me your hands! hahaahahahahah sarebbe il top

Veni Vidi Vici

venerdì, ottobre 26th, 2012

Ragazzi,

sono le 4:17 del mattino ed in questo momento non sono carico a pallettoni, sono carico a bombe a mano perché ho appena vinto il torneo di Poker. Madonna che soddisfazione... non potrete mai capire: vengo qua da forestiero, non mi conosce nessuno, tutti che ti dicono se, come e quanto giocare .Tutti professionisti insomma, e tu invece sei il coglione di turno. Mai visto un tavolo in cui si discute tanto sul nulla, e a così alta voce. Comunque un ambiente piacevole... all'Italiana insomma.

Io li solo a testa bassa, timido, a tratti nervoso...  A na certa uno mi ha anche criticato apertamente: questo non é giocare male le carte, questo é regalare le chips! E io calma, silenzio, mantenevo a stenti l'emozione. A me interessava solo poter tornare in America e dire di aver vinto un torneo in Italia. Tutto li... il resto non importava, l'importate era l'idea.

Ho giocato ininterrottamente dalle 22.45 alle 04:00. Mani da paura... ho buttato fuori giocatori tosti tra cui alcuni di quelli che parlavano più del dovuto e tra essi ovviamente - ironia del destino - c'era anche quello che mi aveva criticato in precedenza.
Verso la fine del torneo é cominciata a venire fuori una certa confidenza. Giocavo come un forsennato, come una belva... alla Stu Ungar per capirci.

Alla fine eravamo rimasti in due e l'altro - un ragazzo che giocava con la fidanzata seduta di fianco - mi chiede se avessi voluto spartire. Io rispondo che per me arrivare secondo o spartire era la stessa cosa e che stavo giocando solo per la gloria quindi preferivo andare avanti. Così é stato.
A onor del vero il mio oppositore finale non ha sbagliato neanche una mano: ha foldato tutte le mani in cui avrebbe perso e giocato forte le altre ma alla fine non c'é stata storia. Ero un fiume in piena, ho concluso con una scala A-5: stretta di mano, scambio di email, tutti a casa.

Dopo la vittoria sarei voluto andare al solito bar per festeggiare ma era già chiuso. Ho girato per tutto il paese in cerca di un posto ancora aperto per condividere con qualche altro la mia gioia ma niente da fare.
Che cazzo... va bene che sono le quattro del mattino ma é anche Venerdì dio bono... Tutti a letto?!?
Va beh....bella serata insomma. Sono al top, super contento. Domenica mattina si parte per New York.

Ciao

Italian Poker Tour

venerdì, ottobre 12th, 2012

Allora ragazzi, questo é un post di servizio rivolto ai lettori della mia zona.

Vi do una notizia: sto per tornare in Italia per una decina di giorni. Le date precise chi le deve sapere le sa... Voi direte: e chi se ne frega? E dite bene! Infatti se non giocate a Poker non vi deve fregare niente. Se invece avete un bel tavolo e vi farebbe piacere propormelo sentiamoci, io ci sarei volentieri.

In Italia voglio giocare  H24, non-stop. E se no che altro c'é da fare da quelle parti? Niente... Io poi vivo sul fuso orario di New York per cui il rischio paranoia é alle stelle. Va a finire che mi tocca comperarmi una cassetta di Amaro Averna per ammazzare il tempo come feci la volta scorsa. Eddai, e fatemi ricredere... chiamatemi! Sono carico a pallettoni

Comunque, già che siamo in tema vi voglio consigliare un film-documentario imperdibile. Sicuramente lo avrete già visto ma lo scrivo ugualmente: vedetevi All In - The Poker Movie. Bellissimo, entusiasmante, un ritratto del gioco del Poker visto come rappresentazione massima dell'essenza stessa del sogno Americano. Cosa c'è di più Americano del gioco del Poker? Pochissime cose, forse soltanto il Baseball e la torta di mele.
Nel documentario si narrano inoltre i retroscena del mitico (anzi leggendario) club Mayfair di New York City che ha ispirato lo sceneggiatore del film Rounders (in Italia "Il Giocatore") con Matt Daemon e Edward Norton.

Se solo si potesse tornare indietro nel tempo che darei per passare una serata in quel basement su Madison e 24esima prima che il Sindaco Giuliani lo fece chiudere...
La domanda a questo punto é: ma oggi esiste o non esiste un qualche altro Mayfair a Manhattan? Chissà... nel caso vi terrò informati

Ciao

Via le BR dalle Procure Americane

mercoledì, aprile 20th, 2011

Stasera mi volevo fare una partitella ma niente da fare...

Non so fino a che punto la notizia è circolata in Italia ma qui in America è scoppiato il caso del Poker online.
Un procuratore di Manhattan (che nel 1962 fu sorpreso a Canal Street a baciarsi con una ballerina Russa di troika) ha infatti scoperto delle irregolarità nel modo in cui i maggiori siti gestivano le proprie finanze e li ha fatti chiudere tutti in un colpo solo. C'è scappato addirittura qualche mandato di cattura.

Il risultato paradossale è che oggi si gioca a Poker online praticamente in tutto il mondo tranne che negli USA, la patria mondiale di queste cose.

Immediata la reazione del Presidente Obama: "Contro i PM eversivi pronto al voto"

Il Buzzati del tavolo verde

venerdì, dicembre 10th, 2010

Erano belli i tempi in cui ti potevi permettere certi rilanci al preflop con la certezza assoluta di farla sempre franca. Ti portavi dietro una coppietta piccola e subito agganciavi il set. Se un draw non usciva trovavi sempre  un qualche altro out. Quasi mai oltre il turn per incassare piatti grossi, e che spettacoli quandi si arrivava allo showdown!

Button after button il tempo passava veloce. Si giocava spensierati... una mano sprecata stupidamente la risolvevi una con battuta ed un sorriso. Eri pur sempre il chip leader e ti potevi permettere anche di sbagliare! Tutti, ogni tanto, ti regalano una free card. In fondo, you must give action to get action!...

Poi però, poco alla volta, il vento è cambiato. Lo stack si è fatto sempre più piccolo, le mani giocate giocate sempre di meno. Che fatica arrivare fino al river e quando ci arrivi, una volta caduta l'ultima carta, al massimo ti trovi con una high card in the hole.  Quando migliori hai una coppietta piccola piccola, ma con la presenza che hai non potresti riuscire a convincere nessuno. Rischieresti anzi un all in, trovandoti costretto a scegliere tra passare senza nemmeno vedere le carte o perdere il piatto facendoti ancora più male.

Ormai la serata volge al termine e le blind, che non sono affatto incrementate, ti sembrano sempre più pesanti. Se fai un movimento di troppo ti schiacciano prima ancora del flop. La tua situazione è chiara per tutti, non ti resta quindi che giocare da short-stacker andando all in con una coppia di due o addirittura con due figure qualsiasi.

Speri nel colpo di fortuna fino alla fine, ma si sa, le probabilità sono a tuo sfavore. Noi sai ancora quando ma prima o poi avrai davanti pocket aces, o pocket kings. A quel punto ci sarà poco da fare: la partita sarà finita e tu, down to the green.

Super System

martedì, ottobre 12th, 2010

Sto leggendo un libro sul poker anzi, sto leggengo IL libro sul poker e cioè "Super System" di Doyle Brunson.

E' un libro a tutto tondo che tratta un pò tutti i tipi di poker: Draw, Seven-Card Stud, Lowball, High-Low, Hold 'em e lo hanno scritto personaggi storici del tavolo verde che negli anni settanta scorrazzavano tra le polverose distese del texas, nevada e california alla ricerca di tavoli e giocatori da spolpare.
Insomma quelli della vecchia scuola, cresciuti prima che la televisione cambiasse per sempre il gioco d'azzardo sia in America che nel resto del mondo.

Un passaggio di Mike Caro mi è rimasto impresso:

Thoureau disse, "la massa degli uomini conduce una vita di silenziosa disperazione". Alla maggior parte degli uomini non è consentito di vivere la vita come essi la vorrebbero. Da bambini sono costretti a fare cori che odiano. Crescono nell'obbligo di conformarsi a scuola. Da adulti stringono mani che non vorrebbero stringere, socializzano con persone che non gli piacciono, fanno finta di stare bene quando invece sono infelici e sembrano in grado di controllare situazioni che invece li rende spaventati ed insicuri. Questa persone - la maggior parte della gente che incontri ogni giorno - sono degli attori. Esse rappresentano se stesse per quello che in realtà non sono. Dentro di loro sanno che non sono le persone che pretendono di essere. A livello inconscio pensano: "Hey, sono così falso che se non faccio nulla per mascherare la mia mano di poker, gli altri mi vedranno per quello che veramente sono!"

E' per questo che la maggior parte di questa povera gente ti darà i propri soldi sempre comportandosi da debole quando è forte e da forte quando invece è debole.

Per diventare santi c’è sempre tempo

martedì, settembre 7th, 2010

L'America è allo sbando e i vari stati sono costretti a ripiegare sul gettito fiscale garantito dal gioco d'azzardo che sta diventando un pò ovunque un male necessario. Si sa bene infatti quali nefandezze esso comporti: delinquenza, prostituzione, famiglie che ci si rovinano ecc. ma, perdio, siamo alla canna del gas e tutto fra brodo per cui ben vengano puttane, magnacci, gente che dorme in macchina, strozzini e quant'altro.

L'altra sera (siccome l'ambiente mi piace) ero in uno di questi piccoli casinò improvvisati. Intendiamoci, il casinò è piccolo ma non si fanno mancare nulla: dalla roulette al blackjack, dai dadi al poker, dalle slot alle corse dei cavalli. C'è tutto e sembra di stare a Las Vegas anche se in realtà ti trovi in un oscuro ed anonimo paesino della Pennsylvania.

A me interessa solo il Poker ed il motivo è semplice: non capisco che gusto ci possa essere nel fare giochi basati esclusivamente sulla fortuna. Mi piace avere un opponente, creare l'atmosfera, la sfida, mi piace il ragionamento. Insomma mi piace il Poker.

Ho perso? Ho perso si!... Che palle… ma possibile che solo questo vi interessa? Quanto non ve lo voglio dire… vi basti sapere che ho fatto (e lasciato) piatti da 3, 4 o anche 500 dollari, il che vi assicuro è divertente per un dilettante come me che siede ad un 1-2 No Limits.
E ho anche dato spettacolo! Come quel giro in cui dopo aver giocato passivamente per oltre un'ora lasciando sul tavolo almeno 30-40 dollari senza nemmeno vedere mai tutte le carte mi è entrata una coppia di 2. Dalla parte opposta del tavolo un nero dal torace imponente. Uno di quelli rumorosi, plateali, di quelli che cacano il cazzo in dialetto dicendo un mare di stronzate. Diceva di fare lo spacciatore, poi si è scoperto che era un poliziotto.

Insomma avevo questa coppia in mano, nessuno rilancia e al flop entra il terzo 2, assieme ad un asso. Calma. Calma. Calma.
Su 9 giocatori è quasi sicuro che qualcun altro abbia il secondo asso, c'era solo da stabilire chi fosse. Era il nero spacciatore/poliziotto/cacacazzo.

Io che ero di mano faccio un check timidissimo, mentre lui, lo sparone, butta dentro 40 dollari di rilancio. Sapevo di averlo in pugno ma non volevo farglielo capire e così facendo la faccia da via crucis ho impiegato almeno mezzo minuto per vedere i suoi 40. Entra dentro anche un altro giocatore (uno di quelli pericolosissimi, che parlano poco e menano molto).
Al turn esce un J. Bene. Molto bene. Check (io), check (il pericoloso). Il nero sparone butta dentro altri 30 dollari. Mi asciugo la fronte, soffro visibilmente. Ci penso… ci ripenso… tutto il tavolo aspetta la mia mossa. Metto dentro i 30. Il pericoloso intuisce che qualcosa non torna e scappa via.

Siamo io, timido e bianco come la carta, e lui, la pantera nera. L'ultima carta è un 7. Impossibile una scala, impossibile un colore. Molto improbabili un altri tris o cose migliori. E' mio. Questa volta lui inspiegabilmente fa un check. Io vado ALL IN mettendo dentro gli ultimi  40 dollari che avevo sul tavolo. Lui ovviamente non aspettava altro e nello scoprire anzitempo una doppia (A7) sorridendo mi fa: "You got an ace, right?". Io: "no chief, I got pocket deuces!"
E' rimasto di sasso, poi raddrizzando a mitraglietta gli indici verso me ha sorriso amichevolmente commentando come solo un nero può saper fare. I borbottii sono andati per un'ora.

Gli altri piatti che ho perso non ve li voglio raccontare ma vi assicuro sono stati forse anche più vissuti di questo. Mettiamoci anche che ho voluto strafare, ho voluto esagerare, ho voluto l'adrenalina a tutti i costi ed è mancato quel pizzico di fortuna in più. La mia filosofia era: gioco talmente di rado che è il caso di farlo audacemente perdendo divertendosi piuttosto che giocare con calma e vincere (poco) annoiandosi. L'altra sera mi sono divertito parecchio e quindi ho raggiunto il mio scopo.

Ciao carissimi

p.s.
Siate clementi, io sono un cittadino modello: pratico solo vizi ai sensi di legge, pagandoci anche le tasse. Per diventare santi c'è sempre tempo

Tasse e poker online

lunedì, febbraio 15th, 2010

Fare la dichiarazione dei redditi qui è talmente facile che ci riuscirebbe anche un babbuino.
Ti arriva per posta dal tuo datore di lavoro il modulo W-2, un resoconto del tuo reddito e delle trattenute che hai già pagato.
Col W-2 hai tutto quello che serve per compilare un modulo 1040, cosa che però richiede un minimo di accortezza e di conoscenza della materia e così ci si rivolge al commercialista, al costo di circa 50-100 dollari.
Nel caso di dichiarazioni semplici come la mia conviene fare tutto direttamente e completamente online su siti come turbotax.com: ti registri, e nel giro di pochi minuti fai tutto da solo.
Il bello è che in genere le trattenute sono calcolate in modo da garantire un rimborso per il contribuente e quindi tutti (compreso il sottoscritto) non vedono l'ora di fare la dichiarazione.
I soldi arrivano nel giro di pochissimo e si ha la possibilità di farseli versare direttamente sul conto corrente, su una carta di credito prepagata oppure tramite assegno.
Nel mio caso avrei preferito di farli accreditare direttamente su pokerstars.com che tanto è lì che andranno a finire in ogni caso!

Giochi perniciosi

domenica, gennaio 17th, 2010

Lo sapete già, a me il vizio piace.
Ormai è ufficiale: gioco a Poker. Ci mancava solo questo.

Ieri sera ore 19.30 ho organizzato tutto e sono andato in autobus ad Atlantic City, la Las Vegas dell'Est.
Il biglietto costa $35 andata e ritorno e ci sono corse ogni 30 minuti (a volte anche ogni 15) per tutta la notte. Non ci sono orari, puoi tornare indietro quando vuoi e in omaggio ti regalano venticinque dollari di chips per le slot machine.

Dei Casinò non mi impressionano le luci o lo sfarzo cafonesco piuttosto l'angosciante rumore di sottofondo che le macchinette producono e le facce imbambolate degli anziani giocatori che le utilizzano.
Per la verità non mi sono indifferenti neanche le ragazze asiatiche vestite con cura che vagano per il Casinò senza giocare (che siano maledette le lettere accentante!).

La sala del Texas hold 'em era piena a scoppiare. Ero un pò nervoso perchè mai prima di ieri mi ero seduto al tavolo per giocare seriamente.
Dopo una ventina di minuti di attenta osservazione ho capito che ce la potevo fare e mi sono seduto ad un tavolo 2/4 LIMIT (il Poker dei morti di fame).
A fianco a me Russi, Giapponesi, Europei, poliziotti in pensione, vecchie sdentate. C'è di tutto: chi urla, chi fabattute simpatiche ("you're just jack-off!" hehehe), chi impreca, chi suda, chi si ubriaca coi drink gratuiti che continuano ad arrivare ininterrottamente. Una bionda mi ha anche attaccato il bottone ma poi si è alzata in piedi e pesava 300 kg.
Avrò giocato per circa tre ore e ovviamente ho perso ma nonostante ciò ci tornerò di sicuro perchè mi sono divertito di brutto.

Oggi per tenermi caldo mi sono fatto un account al poker online ma nel momento di metterci dentro i soldi entrambe le mie carte di credito Americane hanno declinato la transazione. Come mai?  Semplice: l' ex procuratore generale di New York Eliot Spitzer ha convinto nel 2002 le compagnie finanziare a negare le transazioni del gambling online:

Attorney General Spitzer today announced that the nation’s leading financial services company has agreed to block online gambling transactions with its credit cards. The move by Citibank, the nation’s largest credit card issuer, is expected to significantly reduce illegal internet gambling.

"Americans now waste $4 billion a year on this pernicious form of gambling," Spitzer said. "With this agreement, we will cut off an enormous line of credit that was a jackpot for illegal offshore casinos."

Successivamente Spitzer fu eletto Governatore e da vero esperto di situazioni perniciose fu beccato e fatto fuori perchè si portava in camera delle ragazze al costo di 4000 dollari all'ora. Forse giocavano a Poker? Chissà... certo che una bella partitella online gli sarebbe costata di meno.