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La Radio ha i giorni contati. (Saluti da Dayton, Ohio)

domenica, maggio 17th, 2015

Scrivo da un Hotel a Dayton, Ohio. Sono qui da Venerdì pomeriggio e sono venuto per partecipare alla "Dayton Hamvention", la storica fiera dei Radioamatori che quest'anno visito consecutivamente per la seconda volta.

Lo dico ovviamente a malincuore ma, sebbene i numeri possano sembrare di dimostrare il contrario, é mia convinzione che il mondo dei Radioamatori sia destinato a scomparire presto, molto presto. La mia opinione é che siano rimasti - nella migliore delle ipotesi - al massimo vent'anni. Più probabilmente solo una decina.

Le motivazione principale, la più lampante se vogliamo, é che i radioamatori sono generalmente molto anziani (lo sport delle bocce, per capirci, al confronto é roba da teenagers...) per cui dubito che nel 2035 gran parte di questi siano ancora vivi o perlomeno ancora in grado di esercitare.
Questa caratteristica determina un problema per il futuro ma anche un altro (meno ovvio) per il presente:  mentre un tempo i radioamatori erano l'avanguardia, essi oggi rappresentano nella più ottimistica delle rappresentazioni semmai la tradizione. La parte più dinamica, moderna ed intraprendente dei radioamatori spesso non si identifica più neanche come tale. E non é un caso...

La seconda motivazione é meno palese della prima ma altrettanto fatale: la radio non ha più motivo pratico di esistere. Fino a metà degli anni '90 il mezzo di comunicazione era importante almeno quanto l'informazione stessa. Nell'era in cui viviamo, invece, l'informazione é trasparente ed onnipresente. Il mezzo é totalmente astratto, spesso anche sconosciuto all'utilizzatore finale. La radio ha quindi perso quel carisma, quel "drive" che ha motivato generazioni di radiotecnici nei loro studi e nei loro esperimenti. Comunicare é facile ed alla portata di tutti. Meglio concentrarsi su cosa scrivere piuttosto che su come trasmettere il testo. Non trovate?

Qualcuno a questo punto della conversazione di solito gioca la carta delle comunicazioni di emergenza. Il concetto é: si, forse é così, se però ci fosse una emergenza allora si che i radioamatori tornerebbero ad essere utili!... Ebbene vi confido un segreto: le comunicazioni radioamatoriali di emergenza sono un mito. Semplicemente esse non esistono o, se proprio vogliamo essere pignoli, esistono ma sono superflue. Potrei spiegare accuratamente le ragioni di una posizione così perentoria ma andremmo fuori tema.

Riassumendo: la radio ha i giorni contati. Certo, fino alla fine rimarranno sempre alcuni irriducibili (come me) che si ostineranno nel trasmettere in telegrafia, nel cavalcare la propagazione ionosferica, nel cercare di raggiungere distanze sempre maggiori impegando potenze sempre più basse. La differenza sostanziale é che un tempo queste pratiche avevano una utilità ed un fine mentre oggi esse sono diventate fini a se stesse. Pura nostaglia.

Il vero problema é il buonismo

lunedì, marzo 16th, 2015

E' una piccola stupidaggine però ve la voglio raccontare ugualmente. Tanto per...

Il fratello di un mio amico ed ex-collega Americano (anzi Americanissimo!) lavora a Wall Street e ha una montagna di soldi. Va in giro linto e pinto, ha una casa in una zona di ricchi che sembra di stare in un film.

Qualche mese fa decide di recarsi in Canada per il weekend e siccome ha una proprietà non troppo distante dal confine decide di andarci in macchina.
I Canadesi, a forza di stare a contatto con gli Americani, giustamente si sono imparati la lezione e così al confine controllano tutto e tutti. Non ci interessa se sei di Detroit o del Maine: Documenti Prego! Carte alla mano... tutti quanti punto e basta.

E infatti il nostro amico - che per motivi di privacy chiameremo col suo vero nome e cioè John - favorisce il suo ID alla Polizia Canadese (non ricordo se agli Americani serve il Passaporto, credo di no, ma poco importa ai fini di questa storia). Era già pronto a partire quando invece si sente dire: ALT! Lei non può entrare, ci segua in Commissariato (traduzione mia...)

John é incredulo: cazzo vogliono questi da me? Porto il cognome di un ex-presidente degli USA... mica cazzi! La questione però é presto chiarita: nel lontano 199x lei é stato arrestato per una lite domestica. Prima di farla entrare dobbiamo sapere come é andata a finire, perché dal computer non risulta.

Il promemoria Canadese funziona e John ora ricorda tutto: anni e anni prima, a Boston, era successo infatti che durante l'Università John e la sua fidanzata (ora ex) ebbero una discussione piuttosto accesa. I vicini si alterano e chiamano il 911. La polizia arriva, sia John sia la ragazza insistono sul fatto che si tratta di una semplice discussione animata e che nessun atto di violenza é stato commesso eppure non ci sono storie: tempo 5 minuti John viene portato via in manette.

Passata la notte in cella visto e considerato che non ci sono accuse formali, John viene rilasciato senza nessuna conseguenza. Il problema però é che nel suo file questa cosa non risulta: per via di una dimenticanza, o di un vizio di forma in esso non risulta nessuna condanna ma neppure nessun prosciogliomento. Quindi nel dubbio, niente Canada!

Ripeto: stiamo parlando di un signore di livello sociale medio-alto, ben istruito, cittadino di una nazione limitrofe che cerca di attraversare il confine verso un'altra nazione che definire amica sarebbe un eufemismo (praticamente é il 51esimo stato!). Questo signore non é pregiudicato eh... é solo che nel suo file manca qualche cosa, c'é un minimo di incertezza. E se fosse che veramente questo ha dato uno schiaffone alla ragazza? NON SIA MAI! Un rischio troppo groppo... non lo possiamo far entrare nel Canada.

Come é andata a finire? Tramite il fratello John ha dovuto chiamare le autorità Bostoniane le quali, praticamente in tempo reale, hanno ammesso l'errore e aggiornato il suo file. La cosa é immeditatamente pervenuta alle guardie di confine: nessuna condanna, anzi nessun processo. E così John é riuscito a farsi il weekend in Canada.

Vi starete chiedendo come mai vi racconto questa storia. Beh... il riferimento ad un altro paese dell'Europa medionale NON é puramente casuale.
Avete sentito la storia di Terni? Ve la riassumo io: un gentiluomo dell'Africa settentrionale approda in Italia e chiede asilo. L'asilo gli viene negato e, anziché venire espulso, questo ha la possibilità di fare ricorso. Durante il ricorso qui si attende in carcere, in Italia invece si é liberi di andare dove si vuole e così il nostro gentiluomo prende a vagare per il paese mettendo a segno diversi reati nell'area del basso marchigiano. Finalmente il ricorso viene anch'esso negato e (stranamente) questa persona viene rimpatriata con la forza.
Ma a questo signore l'Italia piace tanto e così ritorna per la seconda volta. Viene identificato correttamente e quindi a priori si scopre che oltre a non aver alcun diritto all'asilo, il nostro amico é un criminale recidivo. Eppure, miracolo Italiano, gli viene consentito di fare la domanda di asilo per la seconda volta e - udite udite - per la seconda volta viene lasciato libero di andare dove gli pare.
Indovinate come va a finire? La settimana scorsa a Terni per futili motivi il nostro amico ha ucciso un ragazzo con una bottigliata sul collo.

Il parallelo tra John ed il richiedente asilo é inevitabile. Da una parte il Canada che si rifiuta di far entrare nel suo territorio uno che forse ha dato una sberla alla ragazza (forse!). Dall'altra l'Italia che lascia libero di scorrazzare un criminale certificato perché questo deve avere la possibilità di chiedere asilo dopo che l'asilo gli é già stato negato in precedenza (tra l'altro uno che arriva su un barcone salpato dallo Stato Islamico. Tanto per gradire...)

Il problema principale dell'Italia non é la mafia. Il vero problema é il buonismo.

Ciao

Indifferenza, apatia ed anche un pizzico di cinismo

martedì, gennaio 13th, 2015

Ore 9.30 circa. Stazione di Herald Square a Manhattan.

Proprio a fianco ai tornelli dell'ingresso noto sulla sinistra una signora anziana coi capelli bianchi (una asiatica credo tra i sessanta e i settanta, ma é difficile dirlo con precisione) che per i fatti suoi piangeva a testa bassa. Era senza dubbio una persona senzatetto che dorme in metropolitana ma non chiedeva soldi a nessuno ne cercava di attirare l'attenzione. Stava li, singhiozzava... io l'ho notata per caso.

Successivamente, come ogni mattina, ho imboccato il tunnel che connette la stazione alla PATH (una della linee che connette New York City al New Jersey). A me non interessa entrare nella PATH, sfrutto quel tratto solo per velocizzare il tragitto ed evitare di dover attraversare l'affollatissimo mega incrocio sovrastante.
Il tratto che si percorre a piedi tra le due stazioni é sicuramente uno dei peggiori dell'intera rete, probabilmente anche dell'intera città.

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Prima ancora di entrarci ti assale un odore forte di urina. E' come un pugno sullo stomaco. L'origine di questi odori sono una serie di persone accampate generalmente più vicine alla parte della PATH,  ma in ogni caso all'interno di quella terra di nessuno che sta a metà tra le giurisdizioni della NYPD e della PAPD. che alla MTA, é inever volta

Mi riferisco al tratto che connette la stazioni Herald Square (MTA) e 33rd St (PATH). Vuoi perché quel tratto é a cavallo tra le giurisdizioni della NYPD e del Porth Authority Police Dept, vuoi che ultimamente immagino la Polizia non sia al massimo della motivazione, vuoi che generalmente i turisti non ci passano mai (io stesso ne ignoravo l'esistenza fino a poco fa...) sta di fatto che quel tratto é un disastro. Veramente uno spettacolo penoso.

Avevo appena visto la signora che piangeva e stavo giusto pensando a chi fosse, da dove venisse, dove fossero i suoi figli o i suoi parenti quando mi sono reso conto di trovarmi nel bel mezzo della disperazione totale. Alla mia destra e alla mia sinistra, ordinatamente accomodati su delle sedioline pieghevoli raccattate fuori, stavano i soliti disperati senza dimora. Alcuni dormivano ancora, altri erano svegli e guardavano il pavimento. Uno, un ragazzo giovane dallo sguardo ancora attento, leggeva un giornale di quelli gratuiti.
Ci sarò passato già un centinaio di volte ma stamattina é stato diverso perché non ho potuto evitare di soffermarmi sui loro sguardi, sulla loro situazione umana.

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Per un attimo ho pensato: ma come é possibile che passano di qui ogni giorno migliaia - anzi centinaia di migliaia - di persone e nessuno dice niente, come mai nessuno si indigna, come mai nessuno muove un dito? Sono sicuro che nella stragrande maggior parte dei casi così non é, ma fosse anche che questa gente non volesse lavorare soltanto perché non ne ha voglia, non saremmo noi lavoratori in carriera, gente che spende cifre folli in cavolate inutili, moralmente obbligati ad aiutarli? Almeno ad interessarci, a cercare di capire come possano essere arrivati a quel punto... E' pazzesco.

Sono uscito dai sotterranei passando per il Manhattan Mall. Due passi in città e normalmente é tutto dimenticato: aria fresca, impiegate imbellettate che camminano in fretta, sirene spiegate, luci e palazzi alti verso il cielo. Oggi però non riuscivo a non pensarci... Mi ero rattristato. Mi sentivo inutile, egoista, spietato: uno che passa a 2 metri dalla disperazione totale eppure tira dritto facendo finta di non vedere niente. Perché questa é la cruda verità: a spingerci non sono certo carità e solidarietà, il nostro vero motore sono indifferenza, apatia ed anche un pizzico di cinismo. Noi che facciamo una vita normale (casa, chiesa, lavoro) siamo necessariamente intrisi di tutto questo. Gli altri - mosche bianche - sono missionari, volontari, gente che non riesce a tapparsi gli occhi ed inevitabilmente vive solo per donarsi agli altri.

Per quanto mi riguarda, domani attraverserò l'incrocio.

Ciao a tutti

L’Italia vista con la Carta Verde in tasca

giovedì, dicembre 25th, 2014

Dopo un viaggio non privo di imprevisti, eccomi qui che scrivo un post dall'Italia.

Arrivando la sensazione che provo é sempre la stessa e cioè quella di non essere mai andato via. E' come se dall'anno scorso fosse passato un solo giorno, e da 7 anni fa fosse passata soltanto una settimana. Qui il tempo mi sembra dilatato, quasi fermo. Poi però le rughe dei parenti, i capelli bianchi dei genitori mi ricordano - amaramente - che manco da tanto, da ormai quasi un decennio.

Allo stesso tempo é impossibile ignorare dettagli per voi forse insignificanti ma che io interpreto come campanello d'allarme di una situazione che purtroppo va a peggiorare. Mi riferisco a cose come i negozi di abbigliamento temporanei, al cartello vendesi che trovo dove meno me lo aspetterei e soprattutto alle onnipresenti sale slot. Ci sono sale slot dappertutto... a dozzine! Brutto segno davvero. Ne volete un altro per chiudere in bellezza? Durante il viaggio in auto dall'aereoporto di Ancona verso casa mia siamo stati costretti ad uscire dall'autostrada a causa di un incidente con relativa coda. Lungo la statale, poco prima di arrivare a Porto San Giorgio, ho visto uno spettacolo finora inedito: in pieno centro abitato, in una zona molto ben illuminata, tre signorine molto giovani facevano cenno di fermarsi alle macchine che passavano. Siccome era il 24 Dicembre (ore 22 circa) le tre indossavano un berretto da Babbo Natale. E poco altro... Per fortuna che mia moglie dormiva perché veramente mi sono vergognato. Ma non per l'esistenza delle prostitute e della prostituzione eh... sia chiaro (io sono per i casini legali sul modello Tedesco o Svizzero!). Mi sono vergognato per il livello di degrado, di abbandono, per lo sfregio fatto alla festa più sacra e più importante della tradizione di questa Nazione. A me del Natale non me ne frega nulla eh... (sono Ateo con la A maiuscola) ma a voi che vi importa, a voi che ci credete... e che cazzo non dite niente?!? Ma a che livello siamo arrivati? Mah...

Mi sforzo di non scrivere niente di negativo ma non ci riesco, é più forte di me, per cui veniamo al bello.

Uno per uno, sto facendo vedere gli antichi borghi del circondario a mia moglie. Lei in delirio, fa foto a raffica alle scalinate, ai dipinti di bassa lega, a case qualsiasi. Tutto la affascina, tutto la impressiona... purché sia antico. E di cose antiche l'Italia é strapiena per cui immaginatevi. Del resto io ho subito lo stesso fascino quando assieme a lei ho visitato Pechino rimanendo ammaliato dalla bellezza degli antichi quartieri Hutong. Quartieri che i Cinesi snobbano e talvolta demoliscono a favore di quelli moderni, simbolo della nuova ricchezza derivante dall'inarrestabile sviluppo industriale.
Stasera ci siamo seduti in un caffè di un piccolo paesino di Collina. In giro per il paese (3-400 abitanti) neanche un'anima, tutto chiuso tranne quel caffè. Abbiamo preso una cioccolata calda con panna ciascuno. Mia moglie esaltata dalla qualità della cioccolata e dalla bellezza dell'ambiente circostante: le fontane, i marmi, le case di pietra. Lei contentissima... dice le piacerebbe venirci a vivere, ma solo per un anno. Io invece sono convinto che lei, vissuta finora solo a centro di Pechino o a quello di New York, non riuscirebbe a resisterci neanche un mese. Sarebbe comunque un esperimento interessante da fare.
Mi rendo conto perfettamente del fatto che la qualità della vita di un posto come questo é nettamente superiore a quella di New York. Ma cento volte superiore: il mangiare, il silenzio, gli spazi immensi. Lussi senza prezzo. Penso solo all'appartamentino dal quale vi scrivo ora: 100 metri scarsi più dei grossi balconi. Sole a 360 gradi, addirittura si intravede il mare. A New York una situazione come questa se la potrebbe permettere soltanto una famiglia di miliardari, qui invece é una casa di proletari.
E dell'equilibrio sociale? Ne vogliamo discutere? E discutiamone... Da queste parti la distribuzione della ricchezza, dei servizi e delle opportunità é distribuita in maniera pressappoco uniforme tra tutta la popolazione. Non esistono ghetti! Per arrivare a questo punto sono serviti anni e anni di ingegneria sociale messa a punto da fior di pensatori. Gente il cui cognome é usato per battezzare le nostre strade. L' America invece é l'esatto contrario: i luoghi in cui molti Italiani desidererebbero andare a finire sono quelli che si trovano tra i confini di un ghetto e quelli del ghetto successivo. Da questo punto di vista noi siamo avanti non di un secolo, siamo avanti anni luce.

Insomma, non c'é poco da perdere. C'é moltissimo! Questo però non mi consola, anzi mi rammarica ancor di più perché sono sempre più convinto che nonostante le ricchezze, nonostante il potenziale, c'é ben poco da fare: le cose peggioreranno fino al punto di rottura e, in un certo senso, forse sarebbe meglio se questo punto arrivasse prima possibile. Per poter ricostruire é indispensabile prima distruggere.

Prime riflessioni a caldo

martedì, dicembre 9th, 2014

Sono contento. Anzi di più, sono contentissimo. Quanto si sta bene rispetto a prima, veramente non ne potevo più... L'esperienza del migrante col cappello in mano - durata quasi un decennio - mi é costata uno sforzo enorme e credo debba avermi cambiato per sempre. Fino alla scorsa settima era richiesto un costante esercizio mentale, mi dovevo guadagnare ogni secondo di permanenza, era dovuta se vogliamo anche una certa prostrazione nei confronti degli altri. Dal momento in cui ho preso la famosa carta in mano la prospettiva é cambiata istantaneamente. Dall'oggi al domani la mia più grande preoccupazione é svanita nel nulla lasciandosi alle spalle un vuoto impressionante.

Mentre prima il rischio di doversi allontanare da NY era sempre in agguato e mi teneva sveglio la notte, ora questo luogo é diventato semplicemente quello in cui lavoro, in cui faccio la spesa prima di cucinare, in cui mi addormento la sera e mi risveglio la mattina. Non é più necessario "guadagnarselo" giorno per giorno. E' vero che non c'é più la preoccupazione ma é altrettanto vero che é finita la sfida, il brivido, lo stimolo di dover a tutti conquistare qualche cosa. Non c'é più la voglia di progressione che c'era una volta, quella che mi ha aiutato (forse costretto) a superare così tante difficoltà nel corso degli ultimi anni.

Tra tutti i commenti che ho ricevuto mi ha fatto riflettere più di tutti quello di Matteo Bianchini (il più grande giornalista d'inchiesta di Martinsicuro, uno prossimo al premio Pulitzer...). Bianchini mi ha detto: "Sai cosa dovresti fare? Ora che hai preso la carta verde, ridagliela indietro e poi vattene a vivere in Cina... Da uno come te ci sarebbe da aspettarselo!". La cosa é ovviamente una provocazione, un assurdo, eppure ci ho riflettuto: sarà davvero questa - un giorno - la riva del mare di piombo?

Non posso assolutamente accettare l'idea di essere finalmente arrivato a destinazione, di dovermi già fermare quindi questa fase deve essere, anzi sarà, un nuovo inizio. L'inizio di cosa, per ora, non si sa.

Ciao!

Ultimamente dormo pochissimo

domenica, marzo 9th, 2014

Ma quale Bronx? Il Bronx era una volta... Ora andateci nel Bronx: magari al giardino Botanico, a City Island. Credo che ormai solo in Italia si usi "Bronx" come accezione negativa connotante degrado urbano ed alta criminalità. E' un retaggio che tra l'altro dimostra quanto antiquate e surreale siano le considerazioni che l'opinione pubblica Italiana nutre nei confronti del resto del mondo.

L'unico giornale Italiano che leggo attualmente é il fatto quotidiano. Letteralmente non accedo a repubblica.it da ormai oltre un anno perché mi fa schifo. Degli altri giornali non ne parliamo neanche...
Una roba come quella del video qui non l'ho vista mai. A New York, ci metto la mano sul fuoco, non esiste: categoricamente impossibile. Nel resto delle città che ho visitato (oltre una dozzina) non mi é mai capitata una situazione simile. Attenzione: molto spesso per lavoro ho frequentato aree non sempre turistiche o  zone del tutto raccomandabili eppure niente di tutto ciò.

Attenzione il furto é raro ma esiste anche qui eh... La rapinetta ci esce pure... la pistoletta di tanto in tanto... insomma: non capita spesso ma cose del genere purtroppo ogni tanto accadono persino a NY.  La differenza é che poi la reazione dello stato si fa sentire e che generalmente essa sarebbe micidiale. Una stazione come Valle Aurelia verrebbe sommersa dalla polizia in borghese ed  il cricchettio delle manette unito (se mai dovessero servire) al tonfo delle manganellate o (se proprio non si capisse l'antifona) allo sparo delle pistole si sentirebbe più forte del passaggio dei treni. Tempo 3 mesi, 7-8 condanne esemplari, e la stazione diverrebbe più sicura di un asilo nido Norvegese.

Ora, mi si dirà: ma come - testa di minchia disfattista esterofilo, traditore e imperialista, viva che guevara, viva la revolution - non eri tu quello che parlava sempre dalla New York violenta degli anni '70? I 3000 omicidi all'anno, i guerrieri della notte, le coltellate, l'anarchia totale... il bordello a cielo aperto di times square? Come la mettiamo?

E bravo... - cara la mia testa di cazzo catto-comunista-pentito che ha ripreso ad andare a messa (ma solo a Natale!) e che vota Renzi. Anzi non vota Renzi perché nessuno (Comunali-Provinciali-PD Condominiali escluse) ha mai votato Renzi fino ad oggi - grazie per la domanda.
Periodi di declino e squallore hanno attraversato e attraversano anche i paesi moderni e civili come questo. Quando New York era un cesso le case costavano nulla, la cinematografia immortalava la situazione reale delle cose e - consapevoli del problema - si cerva di risolverlo attuando misure drastiche e sensazionali (leggi Rudolph Giuliani). Dove cazzo sta il Rudolph Giuliani nella Roma di oggi? Quali sono le misure sensazionali? Non c'é nulla di tutto ciò. Anzi, persiste indomita la tendenza nel raffigurare città come Roma (ma lo stesso vale per le altre) in maniera completamente fasulla e surreale.  La grande bellezza sembra girato in Svizzera: giardinetti, mura immacolate, strade sgombre e perfette. Ma quando mai? Sono stato a Roma l'anno scorso sembrava la Normandia dopo lo sbarco! Puzza di piscio ovunque... Grande bellezza un paio di coglioni!...

La cosa grave non é il degrado stesso. Non é la stazione terzomondista frequentata da scippatori/spacciatori (perlopiù terzomondisti anche loro) o da tossici (nostrani) pronti a rapinarti mentre tu vai al lavoro. Quello che mi preoccupa veramente é il livello di assuefazione e di rassegnazione che la gente per bene ha maturato. Talvolta c'é una vera e propria cecità per queste cose.  Tutto é diventato normale, tutto é diventato possibile. La stazione cade a pezzi, lo stato é latitante... eppure guai a te se non paghi le tasse in anticipo per l'anno successivo, povero te se lamentandoti scrivi una frase più tagliente del dovuto: "l'Italia mi fa *****". "Napolitano é un ********". "Si stava meglio quando c'era *********". Tutte frasi - per quanto possano essere stupide -  comprensibili e e forse anche giustificabili in una situazione del genere. Eppure vietate dalla legge: si possono scopare prostitute minorenni nei palazzi del potere o per le strade di Roma... ma non si può scrivere quello che tutti pensano e dicono a casa o nei bar. Un paese al tramonto in cui é proibito fotografare o filmare le forze dell'ordine, in cui é vietato lamentarsi per iscritto, bestemmiare sonoramente, scrivere quel che si vede o quel che si sa (cioè fare il giornalista) senza prima conseguire un patentino del cazzo. Ma ci rendiamo conto?!? La risposta é no. Non ci rendiamo conto. (Prima persona plurale per solidarietà)

Togli Kim e metti Silvio, togli la stella rossa e metti il tricolore ed ecco che magicamente appare la Korea del Nord d'Occidente: paradiso dei lavoratori statali.
Ultimamente dormo pochissimo perché tornare in Korea del Nord dopo quasi un decennio di libertà é una prospettiva terrificante, paragonabile solo alla morte. Forse esagero?... va beh ho esagerato, quindi riformulo: paragonabile solo al salto che esiste tra giovinezza e vecchiaia.

Ci voleva un bel posto fiume in cui sfogarsi... Non lo scrivevo da mesi, forse anni.
Noto con rammarico mi sono astenuto anche troppo dall'utilizzo del turpiloquio, ma rimedio subito: cazzo cazzo cazzo, figa figa figa, merda merda merda, ****** ****** ******

Ciao!

Storici nostalgici in liberia

giovedì, febbraio 13th, 2014

Avrei una voglia di fare un articolo su Renzi che neanche immaginate. Dopo tutto il bordello che si é fatto per le preferenze questo che fa? Altra legge elettorale SENZA preferenze. E poi? Va al governo senza voto. Che faccio lo scrivo? Ma lasciamo perdere... tanto é tutto finito.

Invece vi scrivo di ieri sera.

Tramite Twitter ho casualmente scoperto che Kevin Walsh, uno scrittore/blogger che seguo da diversi anni, presentava il suo ultimo libro (che avevo già comprato un mese fa) praticamente a due passi da casa mia.
La cosa particolare é che lo avrebbe fatto in una libreria di cui non avevo mai sentito parlare. Ma come, c'é una libreria sulla 31esima strada?!? Ci ero passato davanti almeno duecento volte e neanche me ne ero mai accorto...

Comunque, Google Maps alla mano mi reco sul posto e subito riconosco il signore. Walsh era lì, più anziano di quanto mi aspettassi, vestito in maniera modesta, gli occhialoni retrò, il capello da intellettuale.
Il proprietario del negozio (devo dire una bellissima libreria, assortita in maniera molto intelligente) lo presenta, spiega che fanno entrambi parte della Astoria Historical Society, e poi gli passa la parola.

Walsh esordisce domandando: quanti di voi sono fan del blog forgotten NY? Quasi tutti alziamo la mano. E poi si presenta dicendo che da quarant'anni egli va in giro osservando e fotografando particolari della città di New York che normalmente nessuno nota. Lui invece, sempre in bici, segna, studia, annota, raccoglie testimonianze.  E' una vera e propria enciclopedia vivente sulla città di New York. Sa tutto di tutto, particolari incredibili... Ma non solo di Manhattan eh, troppo facile! Questo va a vedere una per una le case vittoriane che ci sono nel Queens, l'omino di latta dello stagnino che sta li dal 1930, i pali della luce originali di un parco nel Bronx, le sirene abbandonate che servivano a dare l'allarme in caso di attacco nucleare, i cartelloni pubblicitari degli anni che furono e che ora sono ormai sbiaditi dal tempo. Curiosità di questo genere, oltre a storie di persone, di attività commerciali, di ponti,  di opere demolite o di altre mai realizzate. Molto molto interessante.

Il tutto condito da un senso di nostalgia per il passato e di diffidenza nei confronti del futuro. Passare un'ora assieme ad una congrega di storici e di appassionati di storia della città di New York ha confermato la sensazione che immediatamente e da sempre provo stando qui: quelli che una volta erano luoghi che avevano un fortissimo e caratteristico gusto proprio, una ragione di essere, un "sense of place" (come dicono loro) hanno gradualmente lasciato il posto a realtà anonime e senza nessuna anima.

A Manhattan - città che ormai é versione Walt Disney di se stessa - tutto ciò é spietatamente evidente ed é impossibile non accorgersene persino per chi é totalmente insensibile nei confronti di certe cose.
Nel Queens - che certo non gode delle stessa visibilità e delle stesse attenzioni - il fenomeno é stato probabilmente ancor più brutale e spietato.
Del resto io stesso sono un estraneo "mordi e fuggi" paracadutato quasi per caso nella realtà di questo quartiere e, per esempio, non mi ero neanche accorto che vicino casa ci fosse una libreria! Decine di migliaia di estranei come me, avvicendandosi e moltiplicandosi senza misura nei decenni, inevitabilmente finiscono per alterare il panorama. Laddove c'erano casette di legno e viali alberati ora ci sono palazzoni e parcheggi, dove un tempo le famiglie si ritrovavano nei weekend ora ci sono centri commerciali e fast food.

Dalla prefazione del libro: "Cities have the capability of providing something for everybody, only because, and only when, they are created by everybody... no normal person can spend his life in some artificial heaven, and this includes children. Everyone must use the streets."

Riflessioni su Lone Survivor

domenica, febbraio 2nd, 2014

La temperatura si é alzata improvvisamente al punto da rendere piacevole passeggiate anche lunghe. In città si festeggia la finale del Superbowl e Midtown é stata tirata a lucido. Gente ovunque, negozi aperti, polizia in ogni angolo.  Migliaia di tifosi da Seattle e da Denver con le loro sciarpette, la felpa, il cappellino della squadra del cuore. Ma assolutamente pacifici eh... nulla a che vedere col tifo del calcio in Europa: qui lo sport non ha nessun significato politico, non raccoglie orde di teppisti ne istiga alla ribellione. La gente va allo stadio come se fosse andare al Cinema.
Pur essendo quella più asettica, più dura e più fredda credo in assoluto, Midtown credo sia la parte della città in cui mi sento veramente a casa. Penso sia la zona di New York che ho vissuto in maniera più approfondita e più a lungo in assoluto. (Se solo sapeste tutte le cose che mi sono successe a Midtown ma che non ho mai potuto scrivere...!)

Tornando al Cinema, oggi ho visto Lone Survivor.

Che dire del film? Potrei dirvi che nel suo genere é un filmone assoluto. Un thriller militare come pochi (se vi é piaciuto Black Hawk down questo film qui vi piacerà ancora di più, tra l'altro sono entrambi basati su storie vere). Potrei anche dire però che ormai questo genere di film sono diventati vera e propria propaganda. Pensateci un attimo: noi andiamo a casa di questi perché ci hanno abbattuto due palazzine... va bene, ci sta... Questi però, con armi di fortuna e senza nessuna organizzazione formale, per dieci anni non si arrendono e ostinatamente combattono come forsennati perché convinti di essere loro dalla parte del giusto.

Da una parte i Navy Seals, preparatissimi e formidabili sotto ogni punto di vista. Quando va bene combattono e vincono, quando va male premono un bottone e scatenano letteralmente l'inferno: dal cielo arrivano elicotteri, aerei, cannoniere volanti. Tutta roba progettata durante la guerra fredda per colpire carri armati ma che ora viene normalmente utilizzata per sparare su gente armata di fucile, o anche disarmata... se mai dovesse servire.
Dall'altra contadini, pastori, gente che forse sa leggere e scrivere, forse no. Combattono - dal loro punto di vista - per difendere le loro idee e la loro terra, e come se combattono! Poi muoiono, in tantissimi, silenziosamente, senza funerali, senza pensioni per i familiari, senza nessuna gloria. E senza film come questo che ne glorificano le gesta... ovviamente.

Non dico che sono dalla parte loro eh... ci mancherebbe altro. Anzi, confesso che verso la fine del film, quando finalmente arrivano gli elicotteri e sparano sulla folla facendo strage di talebani segretamente ho goduto. Dico solo che stabilire quali siano gli eroi é molto difficile da stabilire. Tra l'altro, nel film i quattro Seal affrontano un esercito di 200 Talebani mentre in realtà i nemici furono al massimo soltanto 10. Ditemi voi se questa non é propaganda.

Ciao

Il mio Sabato pomeriggio

sabato, gennaio 25th, 2014

Allora,

fuori nevica. Freddo a catena. Stamattina sono andato in banca a contare gli spicci (ormai l'unico motivo per cui vado in banca), poi sono stato alle poste, da UPS, in lavanderia  per le camicie, al baretto per un bel the ed una pasta (di merda).

Ora sono qui a casa, in venti metri c'é un filo di propagazione e ogni tanto in JT65 con cinquanta Watt esce fuori uno spot dal Giappone, dall'Australia, dal Sud Africa. In sottofondo le colonne sonore di tutti i cartoni animati degli anni '80 (a furia di sentirle oramai le ha imparate a memoria anche la mia ragazza, che é di Pechino!).

Ecco il Venezuela. Gli rispondiamo al Venezuela? Ma si va... baaam! Beccati sta frustata. Secondo me sul tetto sto sciogliendo la neve in questo momento.

Una delle cose che mi piace della radio - tra le tante - é che almeno in quell'ambito legalmente parlando sono Americano a tutti gli affetti.  Uno di loro, soggetto agli stessi diritti ed alle stesse regole.   Sulla licenza non c'é scritto mica "TEMP VISITOR" e nessuno può, in nessun modo, accorgersi di alcuna differenza. Bellissima sensazione!

Io questo voglio, sono contento così. Se avessi risorse illimitate non comprerei mica una Lamborghini. Non farei cose da pazzi. Mi basta poco. Questo é il mio sogno Americano.
Grande paese ragazzi... grandissimo. Non é il paradiso eh... sia chiaro. Eppure per chi come il sottoscritto si sente un cane sciolto penso sia il top.

Comunque vada a finire per me - e potrebbe finire molto male molto presto - non potrei mai nutrire sentimenti di ostilità nei confronti degli USA. Solo ammirazione.

Il Venezuela alla fine ha risposto, avanti un altro...

Ciao (e 73!)

Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa

lunedì, dicembre 23rd, 2013

Eravamo in un noto (e storico) caffé Sanbenedettese noto per le frequentazioni intellettuali e sinistroide della zona. Sette amici trentenni oltre a me: qualcuno studia, altri sono impiegati, altri ancora hanno piccole attività agricole, io che svolgo il ruolo ormai immancabile dell'Italiano emigrante.

Come c'era da immaginarsi la conversazione finisce in politica. Tiriamo avanti a parlare per un bel pezzetto del più e del meno, i soliti argomenti, le solite lamentele Italiche. Io tiro fuori il mio mantra più recente (del resto ribadito anche nel post precedente) e cioè che la colpa dei mali di un popolo é del popolo stesso, non di altri. Vista la natura filo-clericale dei miei interlocutori, per ribadire meglio il concetto ho preso in prestito uno slogan secondo me efficace: "mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa", inteso ovviamente ovviamente come responsabilità collettiva di una classe sociale, di una generazione, di un popolo piuttosto che di un singolo individuo.

Ero nel bel mezzo del mio comizietto e s tavo parlando giusto di evasione fiscale quando vengo interrotto dal proprietario ultra-sessantacinquenne del locale, il quale esordisce dicendo testuali parole: "non vorrei essere frainteso dicendo quel che sto per dire, ma io vengo da una cultura di estrema sinistra. Il mio amico del cuore - col quale feci anche il chirichetto - si é fatto 19 anni di carcere perché apparteneva alla brigate rosse".

Bene così. Noi lo ascoltiamo da seduti col rispettoso silenzio che si deve a chi ha il doppio della tua età ma soprattutto con quello che si deve chi ti ha appena fatto capire (neanche tanto velatamente) di essere uno culo e camicia coi terroristi.
E così l'oste si sfoga. Dice di non poter più andare in pensione per colpa di quelli che non pagano le tasse, che non fanno gli scontrini, dei furbi ecc. ecc. La solita roba trita e ritrita. Porta come esempio la "parrucchera a nero" di sua moglie, una che esercita da casa sua senza alcuna licenza e senza pagare nessuna tassa.
Poi ci racconta di essere stato consigliere comunale ed anche assessore una decina d'anni. Durante la sua esperienza cita il caso emblematico della volta in cui denunciò al 117 un suo elettore che pretendeva un posto di lavoro per il figlio ed in cambio offriva una non ben specificata ricompensa. "Questa é concussione!", disse al brutto ceffo che aveva dinanzi,  "un reato gravissimo!" (che poi in realtà sarebbe stata corruzione e non concussione se mai, ma fa niente...).

Butta dentro anche l'America perché la figlia ha studiato a New York (apriti cielo). Ci racconta di come la stessa abbia ricevuto una lezione morale dagli altri studenti quando venne sorpresa da questi nel prepararsi i fogliettini per copiare agli esami: "Non si fa", le dissero in coro, "questo proprio non si fa". Addirittura "degli Spagnoli" per lo stesso motivo vennero cacciati dall'Università  (ma la figlia no! un concetto di giustizia che verrebbe da giustificare Berlusconi, ma sorvoliamo). Ci riassume la sua morale: "se noi Italiani potessimo capire che certe cose non si fanno allora potremmo risolvere il problema, altrimenti non ci sarà mai soluzione".
Poi arriva alle "multinazionali" che - come é ovvio - fanno sempre e solo il peggio del peggio, che "la politica si cambia dal basso", che i trasporti pubblici possono essere finanziati "tassando di 50 Euro quelli che hanno il Cayenne" e poi tanto per finire in bellezza che "secondo me é meglio NON abolire le province".

Insomma tutto l'escursus classico del Comunista nostalgico pronto a definirsi amico delle Brigate Rosse. Nonostante le ovvie distanze che ci separano (che definirei siderali) l'ho ascoltato con piacere, quasi riverente. Non gli ho neanche detto che vivo a New York. Del resto avevo come l'impressione di trovarmi dinanzi ad un Comunista duro e puro,  un intellettuale vecchio stampo che nonostante il mio quasi totale disaccordo meritava un certo rispetto.

Poi il dramma. Lo shock. Quello che mai vorresti accadesse ma che inevitabilmente accade.

Una delle amiche, profetica, butta li la battuta: ve lo immaginate se dopo tutto questo sermone andiamo via e questo non ci fa lo scontrino? Noi lo prendiamo a ridere come un assurdo irrealizzabile. Come a dire: "ti immagini se beccassero Papa Francesco a rubare in una chiesa?" E' Impossibile, inimmaginabile, non si può neanche concepire una cosa del genere...
Ci alziamo, andiamo alla cassa dove c'era la moglie (tra l'altro con una messa in piega impeccabile) che ci fa pagare. Tu che hai preso? Tu? Tu? Tocca a me e pago. Usciamo fuori ed io mi accorgo di non avere lo scontrino. Ci deve essere un malinteso, un errore dovuto alla confusione dei conti separati. Ma gli altri sono già sbalorditi e per lo stesso motivo: inequivocabilmente, volutamente su quattro conti la signora ha emesso un solo scontrino. 10 Euro, contro un totale di 28,5.

Io divento furente. Tiro anche qualche bestemmione  (in mezzo ai denti però, vista la congrega). Ci consultiamo sul da farsi. Che facciamo rientriamo e gliene diciamo quattro? Sono già le due di notte ed io (stranamente) non ho voglia di fare discussioni, tantomeno di litigare. E così ridendo amaro andiamo via.

Del resto, é stata solo l'ennesima conferma di quel che stavo per dire prima di essere interrotto dal Che Guevara Sanbenedettese: Mea Culpa, Mea Culpa, Mea Maxima Culpa. Colpa sua che si lamenta degli altri e poi non fa gli scontrini, colpa mia che me ne vado senza neanche pretenderlo. Colpa nostra che ce la prendiamo a ridere senza neanche seriamente indignarci. L'elenco delle colpe che quotidianamente ci accolliamo sarebbe sconfinato.

Il primo passo per risolvere "la crisi" (qualunque essa sia) é acquisire la consapevolezza della nostra colpa. Vano é qualsiasi tentativo di cambiamento se prima non riusciremo a capire che i colpevoli siamo noi. Siamo noi, non altri, gli unici artefici del nostro meritato ed inevitabile destino.

Buona notte