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Dove mangiare a New York

sabato, maggio 10th, 2014

Dove mangiare a New York? Soprattutto quando si parla di ristoranti Italiani questa domanda me la pongono in molti. Io ho dei posti fidati, ma a rispondere questa volta sarà un ospite d'eccezione e cioè l'amico Paolo Dal Gallo, grande esperto di vini e rappresentante della nota casa Zonin. Eccolo nella foto (ovviamente il vino lo ha offerto lui!)

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Paolo gira quotidianamente i ristoranti Italiani (e non) di Manhattan. E' il suo lavoro per cui su questo argomento ha voce in capitolo. Ecco cosa consiglia:

Ristoranti

- bottega del vino per aperitivo o cena
- locanda verde e' un must per il brunch
- kittichai thialiandese
- blu ribbon sushi e orientale, ce ne sono 3
- the meatball shop quello in east side e'più carino, fantastico per tutti i piatti a base di polpette
- beauty & essex aperitivo e cena, locale particolare
- zio ristorante
- sushi samba non solo sushy, carino quello sulla park e pure quello in meatpacking district
- macelleria
- pastis (francese) un must e'andare allo standard hotel al bar all 'ultimo piano con vista mozzafiato sulla città.. andate per il tramonto!
- ai fiori
- nobu
- maialino in gramercy park (23 esima). merita! (di recente ci ha mangiato Obama, ndr)
- Marea il numero uno di italiano di pesce. garantito. ($$$)
- Paesant Ristorante Italiano a Nolita
- Bacaro yummy
- Osteria Morini
- A voce madison o columbus
- Fabbrica nuovo ristorante italiano molto bello (stile eataly)
- Dieci giapponese con contaminazioni di cucina Italia. super!

Pizza

- Kestè bleeker street
- Forcella bowery e park
- Numero 28 bleeker e upper east side
- Basil astoria
- Ovest Pizzoteca Luzzo group, sulla 27 esima and 10 ave

La diversità é consuetudine

domenica, dicembre 23rd, 2012

Ieri a pranzo siamo stato a Flushing.

Flushing é roba da matti... Pensavate di aver visto la Cina a Chinatown giusto? Sbagliato. Mentre a Canal Street Chinatown é una semplice via con una serie di negozi per turisti gestiti da Cinesi Cantonesi, Flushing é una città intera in cui vivono decine e decine di migliaia (forse centinaia?) di Cinesi perlopiù settentrionali. (E si perché voi non lo sapete ma gira e rigira tutto il mondo é paese eh... anche in Cina c'é il tormentone polentoni/terroni ecc...)

Comunque... Flushing é da vedere perché e praticamente come visitare Pechino senza recarsi in Asia. Uno che non é abituato potrebbe addirittura spaventarsi in una situazione del genere. Tipo che vai a mangiare in un mall e attorno a te ci sono solo Asiatici. Ma a migliaia! La gente parla solo Mandarino, addirittura una ragazza viene da me per chiedere se poteva prendere una sedia e me lo chiede in Cinese...  a me! Sopra il mall c'é un grosso Macy's. Anche li sia i clienti che gli impiegati sono Cinesi e parlano tra loro in Mandarino. Poi c'é un supermercato che é qualcosa di surreale: diciamo che la maggior parte dei prodotti in vendita sono per me sconosciuti, roba mai vista prima... verdure strane, pesci strani, tutto strano. Ma enorme eh! Tipo la Coop... non un buchetto. Ecco una delle sue dozzine di corsie:

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Va beh.

Oggi invece a pranzo siamo stati al Café Triskell, un ristorantino Francese che é un gioiellino del Queens: al muro cartine della Bretagna, pubblicità antiche in lingua, bottiglie di vino, oggetti particolari. Poi si mangia bene eh... anche il pesce non é male (noi prendiamo abitualmente cozze e salmone). La proprietaria é una quarantenne dalla voce rauca. Porta SEMPRE una maglietta con su scritto "CASH ONLY". Non ho ancora capito se é semplicemente per via del fatto che accettano solo contati o se invece si tratta anche di una battuta piccante. La settimana scorsa é successo un fatto che mi ha fatto ridere un pò. Siccome il posto é ormai famoso é venuta una coppia di amiche di Manhattan le quali complimentandosi per il ristorante carino le fanno: "ma che bel posto, e tu di dove sei?". Probabilmente si aspettavano di sentire della Corsica, della Costa Azzurra o di Parigi che ne so... ed invece con quella voce rauca da scaricatore di porto che fuma senza filtro la tipa risponde: "I'm from Washington Heights...!". E' come se uno va in un ristorante Giapponese a Roma e chiedendo al proprietario lui di dov'é quello ti risponde: "So' der Testaccio...". Eccezionale

Ogni volta che ci vado (siccome per l'appunto prendono solo contanti) mi tocca uscire e fare bancomat da un supermercato Brasiliano che sta dall'altra parte della strada. Voi vi chiederete cosa mai ci possa essere di tanto speciale in Brasile da richiedere un supermercato apposta per loro. Me lo chiedo anche io. Non é grande come quello Cinese ma comunque dentro ci sono tutti i prodotti loro, cose che magari altrove non troveresti facilmente. Del resto il Brasile quasi é un continente eh... mica parliamo del Molise! C'é sempre Samba negli altoparlanti e - soprattutto - ci sono delle cassiere iper-tirate iper-truccate che sembra di stare in un night club. Non ho fatto loro mai una foto ma potete immaginare il livello culturale...
Per finire, Triskell si trova sulla 36esima avenue che per la parte Est rispetto alla metro é una zona Musulmana di Astoria. Praticamente sei nella mecca: alcune donne col burka, altre coi capelli raccolti tipo suora,  uomini con quei berretti ricamati ed i camici bianchi lunghi fino alle caviglie, i bambini coi loro vestitini dai colori accesi, diverse moschee. Poi ci sono macellerie halal, piccoli negozietti che vendono prodotti mediorientali, gli immancabili money transfer per mandare i soldi a casa.

Insomma... capito qua com'é l'andazzo? Astoria, la zona degli Italiani, anzi no dei Greci, anzi no dei Brasiliani, anzi no degli Arabi. Qua se qui incontri uno dai tratti nord europei che parla inglese perfettamente nato e crescito a New York quasi quasi ti stupisci. La diversità é consuetudine. Che città... Poi un giorno vi racconto due cose o tre su quello che sta succedendo in Cina agli Ingegneri Cinesi.

Ciao!

Gyu-Kaku

venerdì, maggio 25th, 2012

Sapete che ultimamente ho una certa inclinazione verso l'estremo Oriente. Ebbene stasera siamo stati a cena in un posto Giapponese di quelli seri, ma seri veramente.

Si chiama Gyu-Kaku ed è uno di quei barbeque in cui oltre alle varie portate ti portano delle cose da arrostire da soli direttamente sul tavolo. Io ho preso tutto a base di pesce (presto vi spiegherò anche il perchè) mentre la mia ragazza ha preso il rinomatissimo Kobe Beef, un manzo speciale allevato secondo antiche tradizioni Giapponesi.
Dopodichè un bel piatto noodle ai frutti di mare (decentemente freschi), una zuppetta piccante di kimchi sempre al pesce accompagnata da un Tofu Giapponese particolare e per finire un dessert da urlo della "Pasticceria Boutique" Lady M di Manhattan.

Immaginatevi il tutto a Midtown: vetrate immense, luce a 360 gradi, palazzi da un centinaio di piani tutto attorno. Dentro ambiente di classe, bella gente (belle manze!... fatemelo dire). Il cameriere che ti serve con cura, il Manager tutto incravattato che viene a chiederti se è tutto apposto, se possono fare altro. Molto molto bello.

Alla fine mi aspettavo una mazzata tra capo e collo. Quanto si spenderebbe per una cena simile in pieno centro a Roma o Milano? Arriva il conto e tra un deal ed un altro (ormai qui le donne passano i pomeriggi a trovare gli sconti su Internet per qualsiasi cosa... tipo anche per le pizze a domicilio) spendiamo 20 Euro tondi torni a persona. Va beh direte lo sconto. Senza sconto il prezzo pieno sarebbe stato 28 Euro a testa. Sempre niente per una situazione del genere secondo me.

Ragazzi che vi devo dire... mi tocca ripetermi: è una città speciale, tutto è al top. Vivi sensazioni ed situazioni sempre speciali, qualsiasi cosa fai. Per me New York City è il massimo (che guaio!...)

Ciao

New York, NY. Aria di casa

sabato, aprile 14th, 2012

Ieri sera cena alla Trattoria Ornella di Astoria. Il proprietario si chiama Giuseppe ed è un signore che vive negli USA da una ventina d'anni che inizialmente era venuto per fare l'Architetto ma poi per via della sua grande passione per la cucina si è messo nel business della Ristorazione diventando manager di alcuni dei ristoranti più grandi di Manhattan. Ora ha il suo posto qui ad Astoria. Si mangia molto bene e lui è una persona squisita. E' l'unico Ristorante Italiano che frequento in tutto il Queens.

Per il dopocena siamo andati a St. Mark's Place che ormai è diventato il posto a Manhattan che frequento di più in assoluto.
Prima fermata in un posto nuovo che si chiama San Matteo e che - pur essendo un locale gemellato con la Pizzeria che porta lo stesso nome ma che si trova nell'Upper East Side - al posto della Pizza fa una specialità Salernitana che si chiama Panuozzo.
Noi purtroppo avevamo già mangiato quindi il Panuozzo non abbiamo potuto assaggiarlo così Enzo (il proprietario) ci invita a provare il suo gelato fatto - come spiega orgogliosamente - con la frutta anzichè con le polverine.
Non ci potevo credere: per la prima volta in America mi trovavo davanti un gelato artigianale (o come dicono qui "from scratch") e cioè fatto partendo dagli ingrendenti grezzi piuttosto che da prodotti industriali. E che gelato!!! Ne ho mangiati due uno dietro l'altro. Ci tornerò per provare il Panuozzo ma sicuramente anche per un altro gelato.

Ultima tappa della serata l'immancabile visita a Giano, un posto di cui vi ho già parlato diverse volte in cui mi reco molto volentieri se passo dalle parti di Alphabet City.
C'era Paolo - uno dei due proprietari Milanesi - che è uno che se poco poco hai un pò di confidenza (succede in media dopo 10 minuti che lo hai incontrato) c'è da morire dal ridere. Veramente simpatico. Credo che se non avesse aperto il ristorante lo avrebbero potuto tranquillamente prendere a Zelig. Ieri per noi ha stappato una bottiglia di Prosecco e non ci ha fatto neanche pagare. Sia lui che Matteo (il socio) sono due persone veramente piacevoli. Inutile ribadire che si mangia ottimamente. Uno dei pochi Ristoranti Italiani in cui vado a Manhattan.

Usciamo da Giano e a pochi metri dall'uscio incontriamo un ragazzo che conobbi qualche anno fa. Lui è un animatore digitale ad altissimi livelli che tra gli altri ha fatto scene di film del calibro di Harry Potter o Sherlock Holmes. Mi disse che per fare animazioni di soli 5 secondi impiegano talvolta anche mesi di lavoro.
Qualche anno fa era convintissimo e determinato nel tornare a vivere in Italia. Ieri lo era un pò meno: ha infatti rifatto un nuovo visto per vivere negli USA e dal "vivere in Italia" è passato al "vivere in giro per il mondo" (avendo però in tasca un bel visto O1 per poter entrare negli USA quando gli pare e piace anzichè essere costretto a tornarsene in patria!).

Siccome sia io, sia il compagno di avventure "er Patrice" detto "noi je damo de ceppa" abbiamo le ragazze Cinesi va a finire che in un modo o nell'altro ruotiamo sempre attorno al mondo dell'estremo oriente. E' una sindrome meglio nota come "Febbre Gialla" di cui in qualche modo siamo rimasti inconsapevolmente contagiati e così sulla via di casa - verso ora di chiusura - ci siamo fermati presso il Ristorante Taiwanese della ragazza del Patrice che stasera era al lavoro. Mi pare che vi ho già accennato anche di questo posto qui che è famoso per il suo Bubble Tea.

Sono rientrato a casa che erano le due passate. Stamattina sveglia alle 7 per un funerale a Canarsie - nel cuore della Brooklyn nera - ed ora pomeriggio di relax a Central Park.

Ciao

New York certe volte è un paesino

sabato, aprile 23rd, 2011

Allora stasera dopo il lavoro ero con l'amico Patrice caput mundi a prendere un caffè dopo il lavoro.
Si fanno le 20 e Patrice propone una pizza. E perchè no? E' un bel pezzo che non mangio una pizzetta fatta bene e così accetto. Si ma la pizza dove? Anzichè andare in uno dei collaudatissimi posti del "circuto" di pizze iper collaudate ho gettato l'amo e proposto una avventurosa disgressione presso una pizzeria sconosciuta consigliatami qualche mese fa da un amico Italiano.

Detto fatto, dopo venti minuti eravamo nell'Upper East side da "San Matteo" su novantesima e seconda.

Davanti alla pizzeria trovo per coincidenza l'amico che me l'aveva consigliata e cioè Bonaventura da Roma, un super ingegnere dell'IBM che si occupa di intelligenza artificiale ai massimi livelli.
Ci mettiamo a parlare, e dopo poco esce fuori il proprietario che si presenta e ci stringe la mano. Di dove siete, di dove non siete... Lui è di Salerno e rompe subito il ghiaccio con un aneddoto di qualche ora prima. Una signora gli aveva detto: "ma lo sa che per venire a mangiare la pizza da lei ho dovuto prendere due metropolitane?". La sua pronta risposta: "Signò avete sbagliato proprio persona perchè per portale la pizza a voi io aggia dovuto piglià n'aereo!". Tutti a ridere.

Entriamo, ci sediamo, secondo colpo di scena: il socio del proprietario (anzi suo fratello) è un conoscente del Patrice. Si sono incontrati qualche tempo fa presso una salumeria del Bronx. Incredibile ma vero.
Saluti, abbracci... come stai come non stai. Ordiniamo un tagliere di affettati e due pizze.

Pian piano il locale si svuota, e rimaniamo fino a chiusura. Il Patrice, visto che siamo tutti italiani, viene interpellato per una consulenza professionale dai proprietari. Al bancone viene offerto il rituale limoncello. Io gentilmente rifiuto ma nel momento in cui viene versato si decide diversamente: "E pigliatillo pure tu... che cazz!...". E così lo bevo anche io.

Il locale è ormai chiuso, le sedie sopra i tavoli, i pizzaioli fanno le palline con la massa per il giorno successivo. Al bancone si discute di cose tecniche tra un limoncello ed un altro quando improvvisamente entrano senza bussare gli agenti di polizia "Fragola" e "Zucchino". Saluti affettuosi e strette di mano. I due agenti prendono il loro consueto caffè espresso e se ne vanno dopo poco, ma non prima di aver salutato dicendo qualche cosa in Italiano.

Alla fine della piacevole serata, soddisfatti e divertiti, ce ne andiamo anche noi.
Nonostante tutto, certe volte, New York è veramente un paesino.

A domani

I maghi ad Astoria e “Regalo di Natale”

lunedì, gennaio 17th, 2011

Stasera con degli amici ho passato una serata nei meandri di Astoria a Ditmars Boulevard, il capolinea della N.

Eravamo in un baretto a gestione familiare che sembrava di stare in un paesino del Teramano. E' incredibile come nel Queens le cose diventino anonime e solitarie allontanandosi anche solo di qualche blocco dalla subway...

Il locale, mimetizzato in una folta schiera di casette bifamiliari, è talmente isolato che si fa fatica a credere possa essere aperto davvero. Dentro pochi tavoli, un piccolo palco con un vecchio pianoforte e dietro un soppalco il bancone di un bar poco fornito.

C'eravamo andati per assistere allo spettacolo di quattro maghi Newyorchesi. Uno spettacolino raccolto, intimo, da non sembrare nemmeno New York. Non sono un esperto del settore ma due mi sono sembrati anche molto molto bravi.

Finito lo spettacolo usciamo col solito freddo cane. Dobbiamo arrivare alla Taverna Kyclades (l'unico ristorante di pesce certificato da me in tutta New York) ma col freddo che fa non è certo il caso di arrivarci a piedi e in quel deserto non ci sono molti taxi. Provvidenziale, per quanto improbabile, l'arrivo di un autobus che si ferma proprio davanti a noi.

La Taverna era piena come ogni sera. Il pesce non è che sia fenomenale, intendiamoci... ma ci si mangia volentieri: ti fai una fritturina di calamari, un polipo bollito, una sogliola, un pò di "papalina"... (termine che ha fatto morire dal ridere la compagine femminile di origine asiatica che ha allietato la serata).

Tornato a casa ho visto un gran film. Anzi l'ho rivisto, probabilmente a distanza di vent'anni: "Regalo di Natale", di Pupi Avati. Mi è piaciuto molto soprattutto per il fatto che è incentrato su una selvaggia serata di poker. Per Diego Abatantuono che qualsiasi cosa faccia mi fa sempre sorridere. E Carlo Delle Piane poi? Ne vogliamo parlare? Che attore fenomenale! Una volta (avevo forse 10 anni) mia madre me lo fece conoscere di persona. So che lei si stupirà del fatto che ancora me lo ricordo (per il semplice fatto che ne sono stupito anch'io)

Bella serata insomma. La quiete prima della tempesta.

Ciao!

Sabato Nepalese

domenica, maggio 9th, 2010

Oh, ragazzi, non è che si può fare poesia ogni volta che mi siedo per scrivere un post.
Conoscendomi sapete che vi dovete accontentare di quello che sono: 1% poesia, 4% rotture di coglioni e 95% apologia dei vizi capitali.

Dunque, ieri sera bella situazione organizzata (come al solito) da Patrizio a.k.a. "noi je damo de ceppa".
Ci trovavamo immersi in un ristorante di classe con saletta privè, pareti a vetro, specchi enormi, menù internazionale indiano/latino e, ovviamente, predonimante presenza di ragazze asiatiche. Il tema della serata era il Nepal con la sua CULtura fenomenale, le sue bellezze esotiche, i suoi sapori da scoprire...

A rinfrancare lo spirito e la tempra del contingente Italiano avevamo al tavolo un ragazzo diciannovenne appena arrivato a NYC. Tu pensa che coraggio, che audacia, non compie ancora vent'anni e già sbarca nella grande mela da solo e senza sapere bene l'inglese. Mi immagino che non deve essere facile eh... comunque lo stiamo incoraggiando bene: sta in casa con due ragazze (una asiatica e una biondona che lavora da Victoria's Secret) e poi ieri a cena tutte curiose, tutte che che gli facevano domande, insomma tutte attorno a lui.
Eh... se solo potessi tornare indietro nel tempo e arrivare qui con la scrimetta ed i capelli gellati, lo sguardo innocente, la prospettiva di un futuro aperto a qualsiasi evoluzione. Quelli si che erano bei tempi...

Williamsburg

giovedì, dicembre 10th, 2009

Forse l'argomento non è nuovo ma vale la pena fare un reminder per i meno attenti.

L'altro giorno ho incontrato per caso un ragazzo della mia zona che viene a New York in vacanza ogni anno da diverso tempo. Gli ho chiesto che zone ha visitato e in tutte queste occasioni è rimasto sempre e solo a Manhattan.
Si tutto bello per carità,ma senza andare fuori ti perdi un bel pezzo di città.

Ti perdi Williamsburg per esempio, l'enorme laboratorio creativo e culturale di Brooklyn.
Ci sono tornato stasera per vedere un paio di amici. Ovunque ti giri trovi il negozietto interessante, il localino particolare e ben nascosto, l'artigiano, il murales fatto dall'artista famoso, lo sweatshop convertito a civile abitazione ma che sembra ancora uno sweatshop, la galleria d'arte, la libreria di libri usati e così via.

Abbiamo mangiato al Fette Sau, un posto piccolo e veramente tipico in cui si mangia carne fatta in una maniera strana su dei grossi tavoli assieme agli altri clienti.
Arredamento post industriale tutto legno con caminetto e fuoco finto che viene da una tv. La birra è locale e la servono in dei barattoli di conserva senza tappo.
Ovviamente sia la musica che il personale sono all'altezza del luogo. Bello veramente. Una densità così alta di situazioni interessanti a New York esiste solo a Williamsburg... non ci sono dubbi. Ma perchè solo New York? Probabilmente anche anche negli Stati Uniti e tò, fammi buttare sta bomba: forse anche nel mondo.

Insomma se venite a New York spendete almeno un pomeriggio ed una sera interi a Williamsburg. Non fate come gli Italiani che li trovi tutti a Time Square a farsi le foto sotto gli schermi delle pubblicità sottobraccio col Naked Cowboy.

Ciao

Ristorantini tipici newyorchesi

martedì, novembre 10th, 2009

Oggi siamo andati a mangiare all'Indiano.
Il posto lo trovammo qualche settimana fa su google e dopo la prima volta oggi abbiamo deciso di tornarci. E' una specie di take-away sulla quarantacinquesima con anche quattro tavolini del cazzo se vuoi restare a mangiare lì dentro.
Arrivamo e le serrande sono chiuse. Sui vetri tre cartelli gialli in bellavista che spiegano ai clienti che l'attività è stata temporaneamente bloccata dalle autorità per motivi igienici.
Alè alè...
Capita, non è la prima volta che vedo succedere cose del genere e così non ci perdiamo d'animo e finiamo in un altro indiano lì vicino.
Mentre aspetto il mio piatto noto che in cucina sotto al forno a microonde uno scarafaggio scorrazza avanti e indietro!
Che pazienza che ci vuole certe volte... Poi però ci si abitua e si sopravvive. Basta stare attenti a dove vai a mangiare, ad esempio.

Ciao boyz

Brooklyn Queens

mercoledì, novembre 4th, 2009

Ho scoperto un altro ristorante degno di nota sotto casa, stavolta Giapponese.
No i soliti Cinesi di Manhattan che fanno finta di essere Giapponesi. Questi qua sono autentici.
Stasera entro alle dieci e al Sushi Bar erano sedute due coppie Giapponesi. Sul proiettore un film di Kurosawa (che ovviamente ho già visto) e per musica una specie di Carmen Consoli del sole che nasce.
Mi sono preso un sushi assortito con miso soup a portare via. Buono.
Qui nel Queens i posti interessanti ci sono ma bisogna cercarli bene.

E di Brooklyn? Ne vogliamo parlare? L'altra sera dopo la festa a casa di Duccio siamo entrati casualmente all'Alligator, un bar allucinante della zona di Graham sulla L.
Ai divanetti nella penombra diversi gruppi in stile village people. Tavolo da biliardo, saletta sul retro con spazio per ballare e videogames anni '80. Ragazze strane che ballano scatenate che non capisci se ci sono e se ci fanno. Soggetti cinquantenni coi baffi lunghi, i tatuaggi ed il gilè di pelle sul petto nudo.
Una birra grande viene cinque dollari ed in omaggio ti danno una pizzetta al piatto cotta sul momento al forno a legna.. hehehe
Questa si che è città cazzo!

Bella Brooklyn... mi sarei dovuto trasferire laggiù. E' la New York vera dei giorni nostri.