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Il matrimonio Gay del finto puppone Siciliano

sabato, dicembre 13th, 2014

Più di una persona oggi mi ha indicato questo video apparto sul sito del Corriere. Dura 4 minuti.

Il nostro compatriota non deve essere un genio: si fa coprire gli occhi ma non la voce. Con tutte le informazioni che ha dato stai a vedere che qualcuno starà già facendo girare una query del genere:

mysql> SELECT a.name, a.last_name, a.city
FROM weddings a
JOIN weddings b on a.partner_id = b.id
WHERE a.gender='M'
   AND b.gender='M'
   AND DAY(wedding_date) >= '2014-12-12'
   AND DAY(wedding_date) <= '2014-12-31'
   AND a.nationality='IT'
   AND b.nationality='US'
   AND a.state_province IN ('AG','CL','CT','EN','ME','PA','RG','SR','TP')
   AND b.state_province IN ('FL')
   AND YEAR(a.birthdate) >= '1989'
   AND YEAR(a.birthdate) <= '1991';
+--------+-------------+---------+
| a.name | a.last_name | a.city  +
+--------+-------------+---------+
|  Mario |    Rossi    | Catania |
+--------+-------------+---------+
1 row in set (0.01 sec)

Scherzi a parte, vediamo di spiegare come stanno le cose...

Frequently Asked Questions sulla situazione che descrive il Siciliano

- Ma come, allora anche a New York ci sono i clandestini?
Si, ci sono anche a NY ma, come ci racconta il nostro Zichichi da Catania, lavorano silenziosamente nelle cucine o nei forni senza nessun diritto: niente ospedale, niente sussidi, niente case popolari, niente di niente. Ovviamente non bevono birra per poi spaccare le bottiglie e venirti a minacciare coi cocci delle stesse. O meglio, gli sarebbe anche consentito di fare cose del genere ma soltanto la prima volta perché poi la seconda la faranno direttamente a casa loro (il viaggio di ritorno lo offre zio Barak).

- Si ma come la mettiamo con i controlli super-tecnologici? Questo qui si é fatto fare i documenti per lavorare da un Messicano pagando 120 dollari!
E' mia convinzione che in alcuni stati (come ad esempio lo stato di NY) si faccia finta di non vedere e di non sentire. Vengono presi e rimandati indietro solo i clandestini problematici... no tutti  gli altri (e cioè la stragrande maggioranza).
La dimostrazione di questa teoria si chiama "e-verify", un sistema informatico che - quando e se utilizzato - permette al datore di lavoro di stabilire istantaneamente e senza possibilità di errore se il lavoratore che si vuole assumere é in regola con l'immigration oppure no. In certi stati é obbligatorio, in altri (come qui a NY) no.
Il fatto é che i datori di lavoro sanno perfettamente di assumere degli illegali e non hanno nessun problema nel farlo... Anzi, li cercano espressamente perché questi lavorano di più e vengono pagati di meno. E' una cuccagna, perché lamentarsi? Allo stesso tempo però gli imprenditori non possono tenerli a nero perché, per fare un esempio, se qui hai un ristorante da 30 tavoli e soltanto 1 cameriere regolarmente assunto dopo 5 giorni l'IRS (l'equivalente di Agenzia delle Entrate + Guardia di Finanza + Mazinga on steroids + Godzilla on cocaine) arriva e ti fa un culo a cappello di prete. Insomma i clandestini devono per forza essere assunti e si devono anche pagargli i contributi! E come si fa allora? Facile! Tutti fanno finta di non rendersi conto che i documenti sono photoshoppati e poi si vota per chi non vuol rendere e-verify obbligatorio nel proprio stato.

- Ma secondo te il Siciliano clandestino quanto prende?
Nonostante sia clandestino, rispetto all'Italia credo tanto. Forse anche il doppio o il triplo dello stesso lavoro se fatto in Italia. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo di fare pazzie del genere e il Siciliano se ne starebbe a Londra... non credete?

- Volendo, esiste attualmente un modo legale per regolarizzare il Siciliano tramite il suo lavoro?
Attualmente non esiste nessun modo per legalizzare un lavoratore non specializzato. Vogliono solo gli scienziati...

Ciao!

L’America, i suoi visti ed il caso dei cuochi di Macerata

venerdì, gennaio 31st, 2014

Oggi é una brutta giornata e così per evitare di pensare scrivo un pezzettino...

E' vero o non é vero che nel nostro paese gli immigrati clandestini posso arrivare, studiare gratis e poi diventare anche ministri? E' una normale no? Sarà così anche in tutto il resto del mondo, giusto? Sbagliato!

Credo abbiamo ormai imparato la lezione anche Jonathan Papapietro e Gloria Lattanzi, gli sventurati protagonisti di una storiella niente male segnalatami segnalatami dall'amico Micheal.

Ma veniamo ai fatti. Da un articolo de Il Resto del Carlino:

papapietro

Il resto del pezzo é interessante e, se pur amaramente, fa sorridere per diversi motivi. Questi due giovanotti, secondo la loro versione, si presentano a New York con "il visto sbagliato". Poi, senza alcun motivo, vengono "arrestati" e rispediti a casa. E si meravigliano pure...

Visto che apparentemente la confusione regna sovrana, credo sia opportuno fare un richiamino in materia di visti.

I due Maceratesi non erano provvisti di nessun visto: ne di tipo turistico tantomeno di tipo lavorativo. Avevano invece un waiver (un sostitutivo, diciamo...) che funziona così: negli anni che furono gli USA, l'Italia ed altri paesi dell'Area Atlantica si sono accorti che far fare il visto ai turisti che visitavano i paesi delle controparti era diventato controproducente. Si sono detti: "bene o male siamo tutti paesi ricchi, bene o male tutti abbiamo sto grosso giro di turisti reciproci. Che ne dite se da oggi in poi io faccio entrare da me i tuoi e tu fai entrare da te i miei senza troppe complicazioni?"
Affare fatto! Da quel momento in poi gli Italiani hanno cominciato ad entrare in America senza nessun visto, e così gli Americani in Italia.

Ma solo i turisti però! I lavoratori non c'entravano un cazzo di niente con quell'accordo. E anzi, come ricordato recentemente dal ministro Americano preposto in una commissione durante la stesura della proposta di legge sull'immigrazione, oggi non esiste nessun tipo visto lavorativo per chi voglia fare lavori a bassa specializzazione.

Mi pare opportuno aprire una piccola parentesi sull'ESTA. Si tratta forse di un visto? Ovviamente NO, non é un visto neanche quello.
Negli ultimi anni gli USA si sono accorti che alcuni dei paesi con cui avevano contratto l'accordo (leggi Italia) si ostinavano nel far arrivare in frontiera dei soggetti che poi puntualmente venivano rispediti a casa perché palesemente indesiderabili. Mi riferisco soprattutto a persone già espulse in precedenza, o ad altre che presentano problemi di sicurezza.
Che fare allora? Anziché rimandarli a casa (con tutte le spese derivanti) queste persone vengono trattenute direttamente al momento di richiedere online l'ESTA. Come a dire: inutile che spendi i soldi per il biglietto perché sappiamo già che non ti faremo entrare in nessun caso. 

Tornando a bomba (quanto mi piace questa espressione...) agli occhi delle autorità Americane i due ragazzi erano colpevoli oltre che di entrare illegalmente nel paese quantomeno anche di una mistificazione: facendo finta di essere turisti, essi volevano cominciare a lavorare ed i lavoratori - udite udite - in America non possono entrare.

La Cittadinanza é importante

mercoledì, dicembre 4th, 2013

Sempre per la serie "Cittadianza Italiana VS Cittadiana Americana", torno a raccontarvi un aneddoto secondo me particolare che riguarda il papà dei miei amici in Pennsylvania.

Immaginatevi il Sig. Primo, muratore Italo-Americano sessantenne, baffo prorompente, uno capace di costruire caminetti in pietra lavorando quotidianamente sottozero, uno che l'America l'ha costruita letteralmente e con le proprie mani.

Ebbene, il Sig. Primo é anche un Italianista convinto. Lui - a differenza di tutto il resto della famiglia - dopo quarant'anni di carta verde si sente ancora un Italiano a tutto tondo e assolutamente non vuol sentir neanche parlare di naturalizzazione. "Che cosa?!? Io Cittadino Americano? MAI E POI MAI! Io sono Italiano, e a me gli Americani non mi possono neanche fare il vento col cappello..." dice convinto.

Ora però, quasi pensionato, Primo si concede sempre più spesso dei viaggi di piacere in Italia in previsione del suo rientro definitivo. Nessuno crede che alla fine tornerà davvero in patria ma a lui piace ribadirlo con forza. Staremo a vedere... Quel che é certo però, é che tornare a casa anche soltanto per dei brevi periodi può creargli dei problemi, il primo dei quali si é già manifestato.

Durante l'ultimo suo ingresso, il Sig. Primo si é trovato infatti alle prese con un giovane addetto che gli ha freddamente fatto presente che chi ha la carta verde non può allontanarsi e basta. Non solo ma é stato anche ammonito: se continua così la carta verde la perderà definitivamente a prescindere da quanto vive in America, da quante case, quanti figli o quanti dipendenti egli abbia.
Il Sig. Primo si é incazzato ma ovviamente non ha proferito parola perché "non sia mai fai del casino é possibile che ti rimandino a casa per davvero...".

Ma se davvero il Sig. Primo tornasse sui suoi passi, beh ci sarebbero almeno due o tre problemini da considerare:

1) gli Stati Uniti ti pagano la pensione da non-Cittadino se e solo se vivi negli USA. Vivendo in Italia questa verrebbe prima trasferita all'INPS e poi riscossa come fanno tutti gli altri Italiani. Poi chissà, tra 2 o 3 anni fanno un bel tetto sulle pensioni d'oro, o magari l'Italia esce dall'Euro, o magari lo stato Italiano fallisce... (good luck with that!).
2) Da qualche anno a questa parte il Cittadino Italiano residente in Italia che possiede dei beni immobili all'Estero é tenuto a pagarci le tasse anche in Italia. Si parla dello 0.7% 0.8% annui eh, non bruscolini.
3) Una volta persa la CV, se venisse voglia di rientrare in America per oltre tre mesi bisogna necessariamente richiedere un visto, cosa (credetemi) tutt'altro che facile o scontata. In alternativa, rientrare frequentemente per meno di tre mesi alla volta può portare all'espulsione o a conseguenze imprevedibili.

Morale della favola: la Cittadinanza é importante. Il giorno stesso in cui prendessi la CV metterei già sul calendario la data in cui inoltrare domanda per diventare Cittadino. In realtà a me non mi importa della carta verde, io proprio voglio diventare Cittadinoooooo. Che festa che farei: fuochi artificali, bunga-bunga, la banda coi tamburi, porchette per la strada, bottiglie di champagne a mitraglia... Mi faccio un tatuaggio in petto con su scritto "E MO SUCATEMELO"... magari oh... non mi ci fate pensare va

Ciao!

 

New Jersey New life: Damian ed il suo sogno Americano

venerdì, novembre 15th, 2013
Gli scienziati sono stati i primi a partire ma ormai vanno via (o perlomeno vorrebbero andarsene) anche tutti gli altri. Mi riferisco a tecnici, camerieri, operai, artisti...  gente comune insomma. Ultimamente mi  chiedono come fare anche persone con figli grandi che magari hanno in Italia un ristorante o un'altra attività. E' pazzesco, un fenomeno devastante di portata storica.
Rimangono in patria solo gli statali, i professionisti non riciclabili all'estero, le persone vincolate da imprescindibili legami affettivi o familiari. Parlare di "cervelli in fuga" ha secondo me perso di significato e ostinarsi a farlo vuol dire cercare di addolcire la pillola perseverando nell'ignorare la vera entità del problema.
Mi scrive Damian, un ragazzo che (buon per lui) ha subito trovato una sistemazione ed una nuova vita negli Stati Uniti.
Notate com'é stato facile per lui inserirsi e nel giro di qualche mesi ottenere tutti i documenti necessari. Ha subito trovato un lavoretto, nel frattempo fa i suoi colloqui di lavoro, poi probabilmente entrerà in Marina. Qualche anno di ferma al termine della quale magari ce lo ritroveremo arruolato presso qualche dipartimento di Polizia, all'FBI, forse alla CIA? In ogni caso dopo aver fatto il militare avrà diritto gratuitamente all'Università e quindi le possibilità saranno tante. Damian non ha che da scegliere... beato lui!
Credo sia difficile trovare un altro paese al mondo in cui chi entra legalmente possa riuscire a passare "da 0 a 100" in così poco tempo e con così poca fatica. Esiste ancora il sogno Americano? Io credo di si. Per gli altri però... non per me! (PORCACCIO ...!)
Ciao Alain, il mio nome e' Damian.. ti scrivo solo per raccontarti la mia inusuale storia. Due anni fa stavo pensando di andarmene dall'Italia come tantissimi altri. Avevo scelto l'Australia (come moltissimi altri) e stavo organizzando per prendere un visto studentesco e rimanere down under per 7 mesi. Una volta la' avrei dovuto trovare un lavoro part time e cercare uno sponsor.

Niente di questo e' successo. Il destino ha scelto diverso per me.

Ho conosciuto una ragazza del New Jersey in una discoteca di Milano.. all'inizio fra noi era soltanto una scappatella ma dopo pochi giorni, e dopo che lei se ne era tornata negli USA, abbiamo sentito che eravamo innamorati.

Ora non voglio entrare in tutti i dettagli altrimenti questa email diventa un romanzo. Dopo un paio di anni di long distance relationship e varie visite mie negli States, abbiamo deciso di sposarci.. un po' perche ci amiamo veramente e un po' perche' piu' facile per me rimanere negli USA. Ed e' cosi' che a giugno mi trasferisco qui definitivamente, entrando nel paese come turista e sposandomi a luglio in una bellissima spiaggia in Florida.

Dopo solo 4 mesi ricevo il permesso di lavoro, facciamo l'intervista per l'immigration e una settimana fa ricevo anche la green card (mi odierai per questo ahaha).

Ho moltissime aspettative. Ho un diploma ITIS di elettronica e telecomunicazioni, e per 13 anni in Italia ho avuto la mia propria attivita: facevo il Technical Writer, ossia manuali di uso e manutenzioni per ogni tipo di software e macchinario.

Senza nessuna fatica ho gia trovato un lavoretto da buser in una pizzeria qui vicino, e sono stato chiamato per un'intervista per lavorare nei supermercati Target.. e questo ancora senza nessuna difficolta'. Sono lavoretti ma permettono di adattarsi e fare qualche soldo. Mi piacerebbe arruolarmi nella US Navy, infatti settimana prossima ho un'appuntamento con un recruiter.

La mia mail era solo per raccontare la mia storia, ho seguito il tuo blog da anni e di piu' da quando avevo deciso di trasferirmi qui. Ti auguro che presto riceverai anche tu il visto permanente!!!

Un salutone da N*****, ridente cittadina nel NJ.

Edward Snowden, 29 anni, ex dipendente CIA: ecco a voi il nuovo Assange

domenica, giugno 9th, 2013

Mi chiamo Ed Snowden, ho 29 anni, ho lavorato come infrastructure presso Booz Allen Hamilton per l'NSA...

Comincia così l'intervista fatta ad Edward Snowden, senza dubbio una delle più sensazionali degli ultimi anni.

Il profilo del personaggio é degno delle migliori spy story, anzi forse le supera: nonostante la giovane età Snowden ha già ricoperto i ruoli di system's engineersystems administrator, senior adviser per la CIA poi solutions consultant e telecommunications informations system officer per l'NSA.

La storia é incredibile, la situazione pazzesca ed i risvolti (quantomeno per lo stesso Snowden) tutt'ora inimmaginabili eppure il ragazzo parlando a braccio ostenta una calma disumana, una dialettica estremamente articolata ed una chiarezza nelle idee che potrebbero far invidia al più esperto degli oratori.

Questa é una di quelle volte in cui si può dire che la realtà supera di gran lunga la fantasia: già la consapevolezza che l'NSA (e cioè il braccio "tecnologico" della CIA) riesca apparentemente a mettere il naso ovunque e senza nessun limite lascia perplessi, ma poi sentirselo raccontare in certi termini da un tecnico "qualsiasi" che mosso dal rimorso di coscienza si ribella e spiffera tutto é un caso senza precedenti.
Non capita spesso di vedere un giovanotto che vivendo alle Hawaii e guadagnando un sacco di soldi si lascia persuadere dagli ideali e decide lucidamente di  buttare tutto all'aria condannandosi ad oscure quanto inevitabili ripercussioni tra cui sicuramente la tortura e probabilmente la morte.

Per giustificare la nobiltà delle sue intenzioni Snowden specifica che se avesse voluto danneggiare il paese o trarre vantaggi economici avrebbe potuto farlo senza problemi. Infatti:

...avevo accesso agli elenchi completi di tutti i dipendenti dell'NSA, dell'intelligence community e degli infiltrati in tutto il mondo. Avevamo accesso alla locazione di tutte le nostre stazioni all'estero, allo scopo delle loro rispettive missioni e cose di questo genere.

Se davvero avessi voluto arrecare danno agli Stati Uniti avrei potuto smantellare l'intero sistema di spionaggio nell'arco di un pomeriggio."

Ciliegina sulla torta il suo altisonante titolo di studio: la terza media. Edward Snowden non si é mai diplomato neanche alle superiori.

La folle vendetta di Christopher Jordan Dorner

lunedì, febbraio 11th, 2013

dorner-thumb

La realtà supera sempre e di gran lunga la fantasia. E casi come questo ne sono la conferma.

Christopher Jordan Dorner é un veterano della Marina Americana che ha combattuto in medio oriente. Afro-Americano dal fisico possente, al suo ritorno Dorner diventa agente della polizia di Los Angeles.
Nel 2008 si trova coinvolto in un caso di "Police Brutality" in cui - secondo la sua versione dei fatti - un suo superiore avrebbe colpito una persona arrestata e ammanettata senza nessuna giustificazione o motivo. Il procedimento disciplinare che ne conseguì però trova Dorner reo di falsa testimonianza e ne causa l'allontanamento dalla polizia. Non solo, a seguito di questo evento Dorner perde il suo lavoro di riservista della marina e divorzia da sua moglie.
Il suo caso rimane dimenticato per anni, fino a quando di recente succede un fatto strano: la figlia di un capitano di polizia - una insegnante di Basket - viene brutalmente e misteriosamente uccisa assieme al suo fidanzato in circostanze inizialmente incomprensibili. Dopo poco tutto si spiega, ed il movente del delitto appare subito sconvolgente: si tratta della vendetta dell'ex agente Dorner, e questo soltanto l'inizio.
Viene fatto ritrovare un manifeso di 11 pagine in cui in termini chiari ed eleganti Dorner spiega le sue motivazioni e soprattutto le sue intenzioni. In esso, tra le tante altre cose, si legge:

Userò contro chi veste la divisa della LAPD elementi di guerriglia asimmetica ed anticonvenzionale.
[...]
Ci sarà l'elemento della sorpresa dove lavorate, dove vivete, mangiate o dormite.
[...]
Non ho mai avuto la possibilità di crearmi una famiglia e così sterminerò le vostre.

La cosa sarebbe grave anche solo se si trattasse di un criminale qualsiasi ma le minacce arrivano da un ex-combattente, ex-poliziotto iper addestrato che ha già ucciso due persone. E sono minacce del tutto credibili, infatti qualche giorno dopo una pattuglia messa a difesa di uno dei possibili bersagli viene assaltata con metodologia militare: un poliziotto muore, altri due sono gravemente feriti.  Quasi certamente é opera di Dorner.

Qualche giorno fa viene ritrovato il suo pickup truck dato alle fiamme in una zona montagnosa poco fuori Los Angeles. Nel giro di mezz'ora una forza di 400 uomini armati fino ai denti passa al setaccio tutta la zona utilizzando anche cani ed elicotteri. Nessuna traccia del fuggitivo.

Poco dopo la CNN riceve un pacco contenente un distintivo della LAPD forato da colpi di pistola ed un DVD, con preghiera di divulgarlo al grande pubblico. Assieme al materiale anche delle note scritte a penna in cui si ribadisce la propria innocenza. Il tutto firmato  Christopher Dorner.

Fonti di intelligence confermano la possibilità che oltre a svariate armi corte e d'assalto Dorner possa esseri procurato un terribile fucile da cecchino calibro .50 (in grado di colpire con precisione millimetrica bersagli nel raggio di qualche chilometro) oltre ad un lanciarazzi anticarro.

E' panico. La caccia all'uomo é forsennata e la LAPD ha già offerto 1 milione di dollari come ricompensa per la sua cattura. Nel frattempo la sezione disciplinare si é vista costretta a rivedere il procedimento che ha portò al suo licenziamento e non sono esclusi colpi di scena. Vedremo come va a finire.

in arrivo la Carta Verde per i Messicani

lunedì, gennaio 28th, 2013

Allora ragazzi,

sto uscendo matto... Oggi sono veramente avvilito. Che tristezza. Se vi volete evitare il pippone che sto per scrivere il succo della questione é il seguente: prenderanno tutti la carta verde (ma proprio tutti) tranne me. (***** ***!)

Ma andiamo col pippone.

Gli Americani sono superiori. Sono superiori come nazione non c'é niente da fare, facciamocene una ragione. Loro sanno fare le cose... riescono a trarre vantaggio da qualsiasi situazione. Mentre in Europa l'immigrazione é un problema qui é una risorsa.

Se parliamo di immigrazione "the elephant in the room" sono i Messicani. Per carità ci sono anche altre nazionalità coinvolte ma il grosso sono sicuramente loro che negli anni sono arrivati oltrepassando illegalmente il confine per poi lavorare silenziosamente, con fatica, senza creare problemi o clamori. I Messicani sono una manna dal cielo, una forza proletaria che ha contribuito all'economia Americana senza neanche un colpo di tosse: niente sanità, niente sindacati, niente contratti di lavoro, niente diritti. Dei fantasmi praticamente. Le autorità sapevano tutto fin dall'inizio ma da sempre hanno guardato dall'altra parte. Probabilmente avranno pensato: e che cazzo, se questi vogliono lavorare gratis e lasciamoli fare no?

Poi però gli anni sono diventati decenni e c'é stata l'inevitabile osmosi. Tecnicamente per due motivi:

1) i figli nati dagli illegali sono automaticamente cittadini (ius soli)
2) la maggior parte delle residenze permanenti in America viene assegnata tramite matrimonio e gli illegali come tutti gli altri quando possono si sposano (talvolta anche quando non possono. Capisci a me...)

Il risultato é che il numero dei discendenti (legali) degli illegali sono diventati talmente tanti da non poter essere più semplicemente ignorati. Tutti qui hanno un parente, un fidanzato, un amico, un amante Messicano. In palestra si parla Spagnolo più dell'Inglese. Al Poker stessa cosa. El pueblo é per buona parte latino e la cosa é ormai talmente palese che se né accorto anche il potere: la rielezione di Obama é infatti dovuta in larga parte al voto dei Latini e oggi chi vuol governare questo paese deve in qualche modo gratificare questa componente demografica. In pratica qui succede ora quel che tra 15 anni succederà in Italia con gli Islamici.

Comunque, tornado a i fatti, la notizia é di qualche ora fa ma i dettagli circolavano già da mesi: un gruppo bipartisan di Senatori ha stilato una proposta per il cambio radicale del sistema dell'immigrazione. Dice fondamentalmente questo:

1) Green Card per tutti i Messicani illegali (non c'é scritto proprio la parola "Messicani" ma non credo ci si possa sbagliare coi Canadesi visto che il confine da scavalcare lo hanno soltanto questi due paesi)
2) Green Card per tutti quelli già in attesa di ricevere una Green Card (e come ripeto ***** ***!!!)
3) Green Card per tutti quelli che hanno preso Phd o Master in America (dajje...)

poi per fare contenti i Repubblicani queste le misure restrittive:

1) Campi minati, uranio impoverito, bombe a grappolo, droni e SR-71 al confine col Messico
2) CIA, FBI, NSA, Aeronautica, Esercito e Marina Militare per fronteggiare i "Visa Overstay" (aleeeeé!)
3) Controllo obbligatorio di tutti nuovi assunti mediante DNA, iride, impronte digitali, analisi del sangue, delle feci e delle urine e chi si ostina ad assumere illegali viene ghigliottinato in diretta durante la pubblicità del Superbowl

Hai capito il genio?  Per anni si sono tenuti questi lavoratori facendoli lavorare come schiavi. Poi quando proprio é diventato inevitable li regolarizzano dando loro (gradualmente!)  un contentino.  Poi già che sono sul pezzo risolvono anche un altro problema permettendo a quelli bravi di lasciare Cina ed India per venire a vivere negli USA a patto però che studino - pagando il doppio del normale - nelle Università Americane. L'Europa é una barzelletta che non fa neanche più ridere.

Ma tutto questo come si applica al mio caso? Molto semplice: sono fottuto.

In pratica il ragazzo che viene la sera a portarmi la pizza sta per prendere la carta verde. Le sue impronte non risultano da nessuna parte, di lui non sappiamo neanche il nome. Sarà un serial killer? Sarà ricercato? Boh... Di sicuro sappiamo che per venire qui ha lucidamente scelto di trasgredire la legge e che le tasse non le ha pagate per niente. Eppure verrà premiato. Io invece che ne ho pagate un monte di tasse, che ho rispettato la legge, che ho speso in avvocati, che ho subito interrogatori (un delirio) prenderò una bella nerchia.

E' una ingiustizia lo so ma tant'è: gli Americani giustamente fanno quel che fa comodo a loro, non quel che fa comodo agli altri. In realtà una lucina in fondo al tunnel ci sarebbe: é molto vaga, direi quasi nulla, ma pur sempre una speranza a cui appigliarsi in questa valle di lacrime. L'ultima riga della proposta dice:

Permit workers who have succeeded in the workplace and contributed to their communities over many years to earn green cards.

Questa voce devono averla aggiunta solo per me! Ragazzi io ho contribuito per anni eh... non facciamo scherzi! Se alla fine me la daranno mi faccio il tatuaggio in petto col volto di Obama come fosse il Salvatore. E se invece non me la danno che cazzo faccio? Non rimarrebbe che il cargo battente bandiera Liberiana.

Ciao

Sulle armi da fuoco in America

sabato, dicembre 15th, 2012

I recenti eventi di Newtown Connecticut mi spingono ad una riflessione (non la prima) sull'uso delle armi in America.

Ci sono due tipi di persone negli USA: quelli che considerano le armi come la causa di un problema e quelli che invece le considerano come la soluzione dello stesso.

A differenza di noi Europei una enorme moltitudine di Americani vive nella paura, nella diffidenza reciproca, nella costante necessità di doversi sentire protetti dalla capacità di uccidere chiunque sia nei paraggi in qualsiasi momento. Essi considerano quindi le loro armi da fuoco come una necessità primaria imprescindibile, qualcosa a cui non rinuncerebbero - e a cui probabilmente non rinunceranno - neanche se le stragi nelle scuole avvenissero ogni settimana dell'anno.

La differenza ha radici antiche: mentre nell'Europa dell'800 si viveva già un livello di civiltà e di sicurezza di tipo moderno, i primi settler Americani si ritrovarono catapultati in una specie di medioevo in cui sopravviveva soltanto chi riusciva a sparare per primo. Poteva un agricoltore dell'Oklahoma pensare di fare a meno delle armi? Il rischio degli indiani e la relativa assenza di autorità costitute rendevano il suo fucile importante tanto e quanto l'aratro, se non addirittura di più.

Non basta: questa attitudine all'uso della violenza - dettata dalle circostanze e tramandata nei secoli di padre in figlio - é stata sfruttata dai grandi interessi del capitale e trasformata in una enorme opportunità di business. Se si considera che le industrie produttrici sono le stesse coinvolte nei teatri bellici in cui l'America combatte, o nell'esportazione verso altri paesi, si capisce come i lobbisti delle armi abbiamo potuto acquistare il potere incredibile che hanno nei confronti della politica, potere di cui i rappresentati eletti non possono ormai più evitare di tener conto.

Insomma, se davvero pensate che dopo quel che é successo l'America rinuncerà alle armi da fuoco vi sbagliate di grosso. Gli Americani non vi rinunceranno mai ed una eventuale decisione autoritaria da parte di Obama scatenerebbe conseguenze inimmaginabili, forse anche una seconda guerra civile. Al massimo le soluzioni che verranno attuate raggiungeranno la messa al bando delle armi d'assalto (gli M16 e gli AK47 per capirci) oltre che l'istituzione di maggiori controlli nei confronti di chi richiede un porto d'armi. La lobby delle armi propone invece di armare gli insegnanti nelle scuole e, dal loro punto di vista, questa sarebbe una scelta intelligente, non una provocazione.

Cancumao, mau!

mercoledì, dicembre 5th, 2012

Sergio Zavoli, senatore della repubblica italiana (nonché commendatore dell'ordine al merito della repubblica, grande ufficiale, cavaliere di gran croce) viene sequestrato in casa da quattro banditi a mano armata, viene malmenato, viene derubato, gli fanno la roulette russa. Nessuno ne parla. Si c'é un trafiletto su qualche sito, un articoletto in quinta pagina... nulla di più.
Sono andato a cercare online: negli USA non credo sia mai successa una cosa del genere. Sarebbe per loro l'impensabile: scatenerebbe una reazione delle forze dell'ordine spropositata ed una caccia all'uomo senza tregua.

Dall'altra parte dell'Oceano un collega mi ha raccontato una sua recente sventura.
Qualche giorno fa aveva comprato una televisione assieme a suo padre che é qui in visita. Nello sforzo necessario per portarla in metro il collega é entrato usando regolarmente il suo abbonamento per poi andare ad aprire la porta di emergenza a suo padre che essendosi accollato il voluminoso scatolone - nella fretta - é entrato senza pagare.
Ecco che compaiono i due immancabili poliziotti in borghese: documenti documenti... zac...! Verbalino.
Il padre visto che é un turista lo graziano mentre il figlio si becca sessanta dollari di multa per aver usato a sbafo la porta di emergenza favorendo tra l'altro l'ingresso illegale di altri. Fino a qui tutto normale. La parte che però mi ha colpito arriva dopo quando il collega va a pagare la multa.
Nel luogo stesso in cui si paga ci sono due possibilità: pillola rossa cacci i soldi e te ne vai, pillola blu ti siedi davanti ad un giudice per iniziare un ricorso. Lui dice: ma va beh lui il biglietto lo aveva... non é giusto... intanto ci provo... faccio ricorso! Lo mettono così davanti ad un giudice il quale accende sul tavolo un registratore a bobina: "dica nome, cognome e la data di oggi, alzi la mano destra e ripeta questo giuramento. Bene ora ci spieghi come mai vuole fare ricorso...". Lui si é intimorito, ha capito che non si scherza. Andrà a finire che il giudice lo riconvocherà in una udienza vera e propria alla presenza del poliziotto che ha emesso la multa.

Insomma: la dichiarazione giurata, il giudice, il registratore sul tavolo con le bobine che girano, il poliziotto che viene li apposta per te. Tutto per una multa da sessanta dollari! Capito cosa significa la parola "stato"? Non la roulette russa ai senatori che tanto é tutto normale

P.S.
Chi non capisce il titolo é un lattante

La porta è sempre aperta

giovedì, settembre 27th, 2012

Facciamo un bel refresh in materia di immigrazione per la serie "come vanno le cose nei paesi normali" da abbinare alla serie "da qualche parte nel mondo ha ancora un senso essere cittadini".

C'é questa ragazza di Taiwan che una volta ottenuto il visto da studentessa é venuta qui a New York per studiare l'Inglese.
Il visto da studente te lo danno solo se dimostri di avere in banca i soldi necessari per mantenerti durante tutto il periodo degli studi. Perdipiú se vieni all'Università la retta (che già è esorbitante) ti costa quasi il doppio. Ovviamente ti controllano la frequenza e se non ti presenti alle lezioni ti cacciano via e perdi il visto. Insomma... non é affatto una passeggiata.

Comunque, mentre lei era in questa situazione é entrata in contatto con della gente che stava per rilevare la licenza di un ristorantino nell'East Village. Questi le hanno proposto di partecipare in società in quell'impresa e lei dopo aver trovato i soldi ha accettato e così è diventata proprietaria di un Ristorante a Manhattan.

Ovviamente col visto da studentessa non poteva lavorare. Poteva si possedere qualsiasi cosa (compreso un Ristorante!) ma poteva però lavorare in nessun modo. Col visto da studente ci stai molto stretto... non ti puoi muovere liberamente fuori dal paese poi ci sono le lezioni e la retta... insomma un bel problema. Trova quindi un avvocato e comincia la pratica per ottenere un visto di tipo"E2", quello riservato ad investitori stranieri che creano ricchezza e occupazione in America.
La procedura si avvia e tramite l'avvocato vengono prodotti dozzine di documenti come fatture, bollette, estratti conto, contratti di affitto... di tutto. La parcella del legale ammonta a 8000 dollari.
Il visto viene in un primo momento approvato ma il secondo passo, quello risolutivo, sarebbe stato un colloquio finale da fare di persona nell'Ambasciata del proprio paese di residenza. Ma perché non lo si potrebbe fare qui negli USA? Pensateci...Sono certo che qualcuno ci sarà già arrivato perché è molto semplice: se passi il colloquio torni in America mentre se lo fallisci resti a casa tua perché non ti fanno rientrare. E' geniale...

La ragazza - armata di determinazione e coraggio - torna a Taiwan per affrontare il suo colloquio. Con se porta una valigetta piena di carte in c'è addirittura una specie di libretto preparatole dall'avvocato con tanto di indice all'inizio e segnalibri colorati lungo le pagine. Tutto perfetto, tutto immacolato. Il ristorante sempre pieno di gente, i dipendenti che ci lavorano dalla mattina alla sera. Pieno centro a Manhattan...non si può non passare il colloquio, giusto?

Sbagliato! In ambasciata le fanno le pulci su tutto il malloppo che si è portata dietro. Praticamente si tratta di un interrogatorio più che un colloquio... roba da urlo. L'esito è sconcertante: non solo il visto E2 le viene negato ma le annullano anche l'altro, quello da studente! Insomma è fuori... ora non può rientrare. E' il ristorante? Cazzi suoi, al sistema non interessa.

Io al posto sui non so cosa avrei fatto... ma lei invece non demorde e richiama il suo avvocato. Non le resta che fare un tentativo estremo presentando una seconda domanda identica alla prima se non per una piccolissima ma pesantissima crocettina: "Hai mai avuto un visto negato dalle autorità Americane?" *** SI ***.
Si ripresenta al secondo colloquio e le fanno altre tre ore di domande serratissime. Viene bocciata per la seconda volta ma le chiedono in via del tutto eccezionale di presentare un altro documento mancante tra tutti quelli che si era portata. Casomai ci ripensano. Lei sconsolata se lo procura e si ripresenta per la terza volta in ambasciata. Nel consegnarlo chiede: entro quanto tempo posso sapere la risposta definitiva? Risposta: non si sa... la richiameremo noi. E lei di nuovo: ma posso sapere quanto tempo più o meno? Risposta: la legge prevede fino ad un anno di tempo per espletare questo tipo di procedure.

Ora la ragazza  - trent'anni compiuti - si trova nel limbo: in America possiede un ristorante ed ha una bella casa in affitto nel Queens. Tanti amici, il ragazzo, diversi dipendenti... eppure in questo momento é a casa dei suoi genitori a Taiwan. Potrà tornare in America? Lo saprà entro un anno. Così dice la legge.

Morale della favola: l'America é un paese che ha a che fare coi migranti sin da quando la nazione stessa esiste. Chi viene in cerca di fortuna deve sapere che essere qui è un privilegio. Me lo gridò in faccia una guardia aeroportuale nel lontano 2003: "qui non sei a casa tua, qui non hai nessun diritto!". In realtà quella guardia si sbagliava perché un diritto in realtà ci sarebbe, ma uno soltanto: quello di andarcene quando vogliamo senza che nessuno ci trattenga. La porta (per chi vuol uscire) è sempre aperta.

Saluti

Alain

UPDATE DEL 12 OTTOBRE: Alla fine il visto le é stato accordato. Tutto é bene quel che finisce bene